San Vito dei Normanni

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San Vito dei Normanni
comune
San Vito dei Normanni – Stemma San Vito dei Normanni – Bandiera
San Vito dei Normanni – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Brindisi-Stemma.png Brindisi
Amministrazione
Sindaco Alberto Magli (centrodestra) dal 12/04/2010
Territorio
Coordinate 40°39′20″N 17°42′13″E / 40.655556°N 17.703611°E40.655556; 17.703611 (San Vito dei Normanni)Coordinate: 40°39′20″N 17°42′13″E / 40.655556°N 17.703611°E40.655556; 17.703611 (San Vito dei Normanni)
Altitudine 108 m s.l.m.
Superficie 66 km²
Abitanti 19 501[1] (30-09-2012)
Densità 295,47 ab./km²
Frazioni Conforto, Favorita, San Giacomo, San Vito Scalo
Comuni confinanti Brindisi, Carovigno, Ceglie Messapica, Francavilla Fontana, Latiano, Mesagne, Ostuni, San Michele Salentino
Altre informazioni
Cod. postale 72019
Prefisso 0831
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 074017
Cod. catastale I396
Targa BR
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti sanvitesi
Patrono San Vito e san Vincenzo Ferreri
Giorno festivo 15 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Vito dei Normanni
Posizione del comune di San Vito dei Normanni nella provincia di Brindisi
Posizione del comune di San Vito dei Normanni nella provincia di Brindisi
Sito istituzionale

San Vito dei Normanni (Santu Vitu in dialetto brindisino) è un comune italiano di 19.501 abitanti[2] della provincia di Brindisi in Puglia.

Si trova nel Salento settentrionale, a 9 km dalla costa adriatica. Gli abitanti si chiamano sanvitesi (santuvitisi in dialetto).

Con un valore aggiunto procapite di 11.482 di euro nel 2009 San Vito è al 150º posto tra i comuni della Puglia e 9º nella provincia[3].

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Puglia.

Il comune sorge nella parte nord-orientale della pianura salentina, non distante dalla valle d'Itria. La morfologia del territorio è pianeggiante, solo leggermente ondulata al confine con i comuni di Carovigno e Ostuni.

È situato a 9 km dalla costa adriatica, l'approdo più vicino è lido Specchiolla[4], storica residenza marina dei sanvitesi. Inoltre San Vito dista 5 km dal centro visite del parco di terra e di mare di Torre Guaceto, sito in Serranova, 9 km dalla spiaggia della riserva naturale, raggiungibile a piedi o in bicicletta, (punta Pennagrossa), e a 12 km dalla torre sul mare che dà il nome all'area protetta. Il mar Ionio si trova invece a circa 45 km.

La sua altitudine è intorno ai 100 m s.l.m. precisamente tra 57 e 146 metri. Il punto più alto del centro urbano si trova nella contrada Castello d'Alceste, 119 m s.l.m.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

La pianura salentina per zone podologiche

Il terreno sanvitese presenta natura calcarea, è caratterizzato da campi a coltura intensiva, ricchissimo di querce e olivi secolari e suddiviso con muretti a secco utilizzati per separare i poderi.

Le distanze dalle principali città pugliesi sono:

Clima[modifica | modifica sorgente]

La stazione meteorologica più vicina è quella di Brindisi. In base alle medie di riferimento trentennale (1961-1990), la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9,5 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25 °C. Le precipitazioni medie annue, inferiori ai 600 mm, presentano un minimo in primavera-estate ed un picco in autunno-inverno[5][6][7].

BRINDISI Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,7 13,2 15,0 18,0 22,0 25,8 28,5 28,6 25,9 21,6 17,4 14,1 13,3 18,3 27,6 21,6 20,2
T. min. mediaC) 6,3 6,6 7,9 10,1 13,7 17,6 20,4 20,6 18,2 14,7 10,5 7,6 6,8 10,6 19,5 14,5 12,9
Precipitazioni (mm) 60,2 63,1 73,4 35,0 28,7 19,4 10,3 25,3 45,6 71,0 74,2 68,1 191,4 137,1 55,0 190,8 574,3
Giorni di pioggia 9 8 8 6 4 3 2 3 4 6 7 9 26 18 8 17 69
Umidità relativa media (%) 78 75 74 72 70 71 70 72 74 76 77 77 76,7 72 71 75,7 73,8
Eliofania assoluta (ore al giorno) 3,9 4,4 5,3 6,7 8,6 9,9 10,8 9,8 8,0 6,2 4,4 3,6 4,0 6,9 10,2 6,2 6,8

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di San Vito dei Normanni, Storia del Salento e Storia della Puglia.
Ceramica Messapica, Centro documentazione messapica della vicina Oria
Origini del toponimo
Lo stemma della famiglia Altavilla

L'origine del nome della città dovrebbe essere attribuito al fatto che gli Schiavoni o Slavoni[9], per scampare alle persecuzioni dei Saraceni, cercarono fortuna sull'opposta costa dell'Adriatico, decidendo di stanziarsi sul finire del 963 nei fertili territori pugliesi, fondando così col nome "Castri Sancti Viti" la città in onore di San Vito martire il quale, probabilmente, ebbe anch'egli origine slave. Da allora la città venne chiamata semplicemente Santo Vito, San Vito degli Schiavoni (poi abbreviato in degli Schiavi), o anche San Vito in Terra d'Otranto. Dopo l'Unità d'Italia, per voto municipale del 27 ottobre 1862, seguito e approvato dal R. D. del 13 dicembre 1863, San Vito degli Schiavi assunse l'attuale denominazione: San Vito dei Normanni in onore di colui che viene considerato il fondatore del borgo medioevale, Boemondo d'Altavilla (1050-1111), figlio di Roberto il Guiscardo[10].

L'origine di San Vito è controversa. Reperti archeologici con i resti di trenta sepolture e varie ceramiche datate 1800 a.C. - 1700 a.C. in località Mondescine, attesterebbero che la zona era abitata già durante l'età del bronzo. Inoltre, recentemente sono stati ritrovati insediamenti preistorici (XVIII- IV secolo a.C.) nelle contrade Castello e Paretone[11].

Il borgo del centro invece risale al Medioevo (fine del X secolo) presumibilmente ad opera di una colonia di Schiavoni o Slavoni (emigrati dalla Slavonia, regione orientale della Croazia) scampata alle persecuzioni dei Saraceni, i quali decisero di stanziarsi nei fertili territori di San Vito fondando “Castri Sancti Viti”.

Altri studiosi ritengono che la città sia stata fondata dal normanno Boemondo d'Altavilla (1050 - 1111 d.c.), figlio di Roberto il Guiscardo, il quale, per assecondare il suo amore per la caccia, ordinò la costruzione della torre quadrata, ancora oggi esistente.

Il piccolo borgo originario si accrebbe sul finire del Medioevo quando la torre normanna garantiva la sicurezza e molti coloni da casali vicini si trasferirono a San Vito per sottrarsi ai continui attacchi dei Saraceni. Questa relativa tranquillità diede anche l'opportunità ai Sanvitesi di sviluppare i traffici commerciali e dominare sul territorio circostante. Fu solo nel XV secolo che l'antico casale venne organizzato a Comune, anche se continuò l'organizzazione feudale e l'asservimento regio. Il comune appartenne agli Altavilla, successivamente ai Sambiase, poi a Raimondo Orsini Del Balzo e quindi ai Dentice di Frasso.

Dal XV secolo in poi il paese cominciò ad ingrandirsi, occupando man mano le zone circostanti, estendendosi verso nord e verso est. Nel 1484 fu saccheggiata dai Veneziani. Nel 1571, durante le Crociate, un manipolo di Sanvitesi prese parte alla battaglia di Lepanto contro l'Impero ottomano; al ritorno in patria in onore della vittoria conquistata, venne costruita la chiesa Matrice, per poi dedicarla quindi alla Madonna della Vittoria. Nel 1799 la popolazione aderì agli ideali della Repubblica Napoletana; nel corso dell'Ottocento la città fu sede di vari circoli aderenti alla carboneria.

Durante il Ventennio fascista conobbe un notevole sviluppo urbanistico: furono edificati molti importanti edifici come la scuola elementare I Circolo con la pineta cittadina, la sede del Municipio, e il palazzo delle Poste italiane. Nel 1927 venne istituita la provincia di Brindisi nella quale rientra San Vito. Nel 1943 ospitò re Vittorio Emanuele III il quale cercava di sfuggire agli eventi di Liberazione, ripiegando a Brindisi con il governo del maresciallo Pietro Badoglio. Nei primi anni sessanta L'industria petrolchimica che si aggiungeva alle imprese meccaniche e aeronavali di Brindisi hanno assorbito molti lavoratori sanvitesi, trasferendoli dal lavoro nei campi alla catena di montaggio.

L'apertura della San Vito Air Station in un punto strategicamente nevralgico durante la Guerra Fredda, poi ridimensionata e chiusa con la caduta del muro di Berlino, ha contemporaneamente creato lavoro tra i locali e accolto migliaia di lavoratori americani.

Oggi San Vito conosce un processo di terziarizzazione dell'economia e punta sullo sviluppo e la commercializzazione di prodotti locali di qualità, nonché usare le risorse del territorio per sviluppare il turismo.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Lo statuto comunale[12] descrive lo stemma della città in questo modo:

« D'azzurro, al cane d'argento, tenente in bocca un ramo di olivo, passante innanzi ad una torre merlata di argento, terrazzata di verde, aperta, finestrata di nero. Ornamenti esterni da Città »

Lo stemma cittadino raffigura un cane che porta in bocca un ramoscello di olivo, simbolo di pace. Il ramoscello d'ulivo allude non soltanto al fatto che San Vito è stata dichiarata "città della pace", ma rappresenta anche quella risorsa più preziosa e importante per l'economia brindisina: l'olio. Sullo sfondo, una torre, che rappresenta la prima struttura costruita nel borgo medioevale.

Il gonfalone ha la seguente descrizione:

« Drappo rettangolare di stoffa di colore rosso terminato nella parte inferiore a tre bandoni a forma di vajo irregolare, il centrale più lungo, riccamente ornato con ricami d'oro e caricato dello stemma sopradescritto, sormontato dalla iscrizione in oro "CITTÀ DI SAN VITO DEI NORMANNI".

La stoffa sarà inchiodata per il lato corto superiore ad un'asta orizzontale con pomi artisticamente dorati alle due estremità e sospesa mediante lacci dello stesso, con fiocchi simili pendenti dai due lati del gonfalone ad un'asta verticale ricoperta di velluto rosso con bullette di metallo dorato a spirale e cimata da una freccia con gambo dello stesso, con lo stemma del Comune. Sul gambo della freccia sarà inciso il nome del Comune stesso. Cravatta e nastri tricolori dai colori nazionali, frangiati d'oro »

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di Santa Maria della Vittoria[modifica | modifica sorgente]

Facciata della Chiesa Madre
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Basilica di Santa Maria della Vittoria.

Santa Maria della Vittoria, chiamata in città semplicemente la "Chiesa Madre", è l'edificio sacro più rilevante della città. Presenta un impianto a croce latina con tre navate, transetto e un profondo presbiterio. All'interno vi si possono trovare pregevoli tele come l'icona della Nikopeia, raffigurante la Vergine che annunzia al Papa Pio V la vittoria sui Turchi, e una statua d'argento che rappresenta San Vito.

Sul lato destro della Basilica vi è la Porta Santa, aperta nell'ottobre 1995 in occasione delle celebrazioni per il quarto centenario della chiesa, dando inizio all'Anno Santo Giubilare della Chiesa, occasione per presentare anche il nuovo altare in legno, opera, insieme a tutto l'arredo del presbiterio, di Flavio Pancheri.

Il 26 ottobre 1996, papa Giovanni Paolo II, nel corso di un'udienza speciale alla Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, ha incoronato solennemente l'icona della Madonna Nicopeia. Lo stesso pontefice ha proclamato la chiesa Basilica Pontificia il 30 dicembre 1998.

La Basilica annovera, tra il suo ricco patrimoni di statue e tele, tre statue del Santo Patrono Vito Martire, rispettivamente in argento, in cartapesta e in legno. La prima è possibile vederla solo nella ricorrenza del 15 giugno, quando ha luogo una solenne processione cittadina per le vie del centro storico. Quella lignea è la più utilizzata e la si espone in varie occasioni dell'anno.

Chiesa di San Giovanni Evangelista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Giovanni (San Vito dei Normanni).
Esempio di Barocco: la chiesa di San Giovanni

San Giovanni presenta tutta la prorompenza del barocco. La facciata, movimentata da quattro lesene con capitelli corinzi, è in pietra leccese, molto morbida che permette suggestive decorazioni. Nella chiesa vi sono sei tele pregevoli di cui due inserite in una struttura lignea comprendente cornice e baldacchino, le altre quattro sulle pareti laterali, sono del leccese Serafino Elmo. La chiesa, ormai sconsacrata, fu "venduta" dalla famiglia Dentice di Frasso alla cifra simbolica di 10.000 lire al Comune di San Vito. Oggi è perfettamente ristrutturata e ospita mostre e incontri culturali.

Chiesa Santa Maria degli Angeli[modifica | modifica sorgente]

La "Chiesa vecchia", fu costruita intorno al XV secolo. Successivi interventi sono avvenuti nel 1696 e nel 1763. Presenta una semplice facciata, contrassegnata da sei lesene con un'elegante portale ed una finestra ovale con cornici aggettanti. Nei suoi interni degni di nota sono gli altari laterali in pietra, l'altare maggiore in marmo policromo, un Crocifisso in legno del XVI secolo e una tela del 1809 realizzata da Domenico Carella.

Chiesa di Santa Maria della Mercede[modifica | modifica sorgente]

"La chiesa di san Francesco" risalirebbe al 1735 e fu voluta dal principe Fabio Marchese Belprato. Sul finire dell'Ottocento, con la venuta dei Padri Mercedari, fu ingrandita notevolmente con una cupola, il presbiterio e un annesso convento. La facciata presenta quattro lesene con capitelli ionici, due nicchie in cui sono collocate le statue della Madonna della Mercede e di San Francesco da Paola. All'interno si può ammirare un coro in legno di gran pregio, i candelabri in ferro battuto e la statua, sempre in legno, di San Francesco.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie[modifica | modifica sorgente]

Il "Convento" è così chiamato dai sanvitesi perché, sino al 1868, confinante con il convento dei Frati Minori Francescani. Fu costruita nel 1586 per volere del principe Lucio II Palagano, con un'unica navata. Poi, con un successivo intervento nel 1700, ne fu aggiunta una seconda, e nel 1898 una terza. La facciata è molto sobria, presenta solo il portale e due finestre centrali. Negli interni, si possono ammirare nove altari laterali in pietra e delle tele raffiguranti la Crocifissione e l'Immacolata. Inoltre, nelle navate laterali, vi è la Pietà, di un autore ignoto, la Provvidenza e San Salvatore da Orte[non chiaro], dell'artista francescano locale Fra' Giacomo da San Vito.

Chiesa dell'Annunziata[modifica | modifica sorgente]

Detta anche chiesa di San Domenico a causa della presenza del vicino convento dei Domenicani fino al 1809. La chiesa fu edificata intorno al 1584 su un suolo donato da un devoto, presenta una facciata cuspidata con due lesene laterali, una finestra centrale e un prezioso portale opera di qualche scultore locale. Nel 1984 il crollo di due navate causò la chiusura per restauro che durò un decennio. Oggi, ricostruita grazie all'aiuto dei fedeli, è riaperta al culto ed è possibile ammirare i sei altari laterali, in pietra, del Settecento e l'importante tela del 1769 che ritrae l'Annunciazione, realizzata dall'artista Domenico Carella. Tra le varie statue presenti nell'edificio si segnalano due trespoli settecenteschi della Madonna: un'Addolorata, molto espressiva, ed una Madonna del Rosario, titolare di un'omonima confraternita che da secoli opera in questa chiesa. Degno di nota è poi un Sacro Cuore in cartapesta dell'artista leccese Manzo, autore di alcuni Cristi dei "Misteri di Taranto" e soprattutto due opere settecentesche, una lignea ed una in cartapesta, che raffigurano San Vincenzo Ferreri, compatrono della città.

Chiesa di San Michele Arcangelo[modifica | modifica sorgente]

Costruita nel 1928 per volontà di Concetta Carlucci in seguito ad una visione in cui veniva invitata a risvegliare il culto del Santo nella città. La struttura, molto semplice, è stata arricchita recentemente da un portale bronzeo sovrastato da una lunetta con un bassorilievo raffigurante san Michele Arcangelo, opera dello scultore Cosimo Giuliano da Latiano e da una statua che raffigura Concetta Carlucci.

Altre chiese[modifica | modifica sorgente]

Insediamenti rupestri[modifica | modifica sorgente]

Numerosi sono gli insediamenti rupestri nel territorio sanvitese realizzati da monaci bizantini fuggiti da Oriente perché perseguitati a causa del loro culto. Trovarono rifugio nel territorio sanvitese, risalendo il canale Reale e stabilendosi in armonia con i contadini del luogo:

Grotta di San Biagio[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa rupestre di San Biagio.

San Biagio[13][14][15], che si trova nei pressi dalla masseria Jannuzzo, è un santuario monastico bizantino collocato in un vero e proprio villaggio rupestre. La chiesa, di rito ortodosso, è stata ricavata all'interno di una grotta. Presenta anche le celle destinate ai monaci, tuttavia nel tempo ha subito notevoli trasformazioni. Come tutte le chiese scavate lungo l'ultimo tratto della via Francigena, il santuario di San Biagio presenta al suo interno affreschi votivi dedicati a santi tipici del culto orientale come san Biagio, san Nicola e sant'Andrea ma anche santi latini, come san Giorgio, san Giacomo e san Giovanni. Le iscrizioni poste sulle iconografie, sono tutte in greco tranne una: quella di san Nicola, la quale presenta anche l'iscrizione in latino in segno di unità religiosa tra la chiesa ortodossa e quella latina.

Altri insediamenti[modifica | modifica sorgente]
Cripta di San Nicola
San Nicola[16], in contrada San Nicola-Malpasso, si trova a metà strada tra San Vito e Serranova. La cripta e le quattro grotte annesse sono situate in una piccola vallata, in parte scavata nella roccia, in parte costruita in tufo. All'interno si trova l'immagine di San Nicola e sulle pareti in tufo si notano tracce di affreschi.
Cripta di San Giovanni
San Giovanni[17] è un insediamento rupestre composto da diverse grotte, di cui alcune parzialmente crollate, nelle quali sono state ritrovate due piccole celle con tracce di graffiti. Un'altra, quasi completamente interrata, è divisa in sette bracci laterali che confluiscono in un corridoio centrale. La cripta presenta, inoltre, un pilastro centrale su cui poggiano tre archi a tutto sesto. La parte affrescata, risalente presumibilmente al XIII secolo, si trova nell'abside centrale.
Cripta di Santa Maria di San Giacomo al casale
Santa Maria[18] si trova nell'omonimo antico casale che fu abbandonato già nel XV secolo. Scoperta in seguito al recente ripopolamento del casale sotto l'antica chiesa, all'interno presenta un affresco della Vergine col Bambino.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Reperti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo diffuso Castello d'Alceste.

Negli anni novanta, appena fuori il centro abitato, precisamente in contrada Castello d'Alceste, sono state ritrovate tracce di costruzioni risalenti all'età del ferro e, successivamente alla terza campagna di scavi, un ampio insediamento messapico presumibilmente risalente al periodo tra il VII e IV secolo a.C.[19] tale sito potrebbe diventare il primo archeodromo d'Italia.

La zona archeologica è stata oggetto di alcune campagne di scavi realizzate dall'Amministrazione Comunale di San Vito dei Normanni, la Soprintendenza Archeologica di Taranto e il Dipartimento di Beni Culturali dell'Università del Salento.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Castello[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello Dentice di Frasso di San Vito dei Normanni.
La torre quadrata del Castello di San Vito

Il Castello Dentice di Frasso, di fattura medievale[20], con la sua antichissima torre quadrata, si affaccia sulla piazza principale del paese, proprio di fronte al Municipio.

L'accesso originario avveniva attraverso un ponte levatoio che si abbassava dalla finestra situata sulla porta della cappella. La prima costruzione fu senz'altro la torre, ritenuta di età normanna e risalente al XII secolo. Costruita da Boemondo d'Altavilla nell'XI secolo, si trovava in una posizione strategica sulla via consolare che da Carovigno passava per il casale di San Vito e giungeva per la via Vecchia per Oria. Essa, perfettamente integra, ancora oggi domina il territorio di San Vito. La torre presenta merli di tipo guelfo e aperture strette che consentono l'illuminazione dei tre ambienti interni posti l'uno sopra l'altro.

Intorno alla torre vi è un ampio cortile in cui si affaccia la costruzione cinquecentesca della residenza, caratterizzata da una serie di beccatelli ed eleganti finestre rettangolari. Il castello fu probabilmente costruito in origine come residenza di caccia, essendo una volta il territorio di San Vito completamente ricoperto da boschi. L'ingresso al palazzo è costituito da un arco a sesto acuto, sulla cui sommità è collocato lo stemma della famiglia Dentice. Notevole la scalinata in pietra che conduce ad una veranda colonnata, su cui poggiano tre archi a tutto sesto.

Nel suo interno conserva sale decorate, tele, trofei di caccia e l'Archivio Storico, recentemente restaurato. Ancora oggi il castello è di proprietà privata e abitato dai discendenti della famiglia Dentice di Frasso.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Piazze principali[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo del Municipio
Scorcio della Villa Comunale
Una veduta del Corso Leonardo Leo
Inizio delle stratodde - Centro Storico
Una spiaggia di Specchiolla
Campagna di San Vito dei Normanni, contrada Ammazzaciucci
Piazza Leonardo Leo
Piazze nel centro storico
  • piazza Papa Giovanni Paolo II[21];
  • piazza Leonardo Leo;
  • piazza Giosuè Carducci.
Piazze della parte moderna
  • piazza J. e R. Kennedy;
  • piazza Lanza del Vasto;
  • piazza Sandro Pertini;
  • piazza Aldo Moro;
  • piazza Arturo Toscanini.

Luoghi naturali[modifica | modifica sorgente]

La Villa comunale[modifica | modifica sorgente]

L'unico polmone verde della città è la Villa Comunale, chiamata dai Sanvitesi la Pineta a causa della presenza di grandi pini marini, vi si possono trovare anche numerose palme. Il parco è al centro della città e circonda la scuola primaria I circolo.

Natura e ambiente circostante[modifica | modifica sorgente]

La città è immersa nelle campagne con le sue tinte forti: la terra rossa, il bianco dei muretti a secco, il verde delle distese enormi di alberi di ulivo rotte solo da vigneti e mandorleti e l'azzurro del mare. A pochi chilometri dalla città si trova Torre Guaceto, una Riserva Naturale WWF dello Stato la cui estensione è di circa 1.200 metri quadrati e un fronte marino che si sviluppa per circa 8.000 m L'area marina è rappresentata da un rettangolo ideale, con una profondità media di 3.000 metri, attraversata e divisa dalla Strada statale 379. La riserva presenta una natura incontaminata, infatti non sono ammessi mezzi a motori: è visitabile solo a piedi o in bicicletta.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[22]

Per dare un'idea della composizione della popolazione, nel bilancio demografico del 1º gennaio 2009[23], il comune conta 19.947 abitanti così ripartiti: 10.417 femmine e 9.530 maschi. Le famiglie sono 7.274, le convivenze registrate 4 e la media di componenti per famiglia è 2,7 (superiore alla media nazionale che è di 2,5, ma inferiore all'analogo valore della regione che è invece di 2,8).

Il comune, da almeno dieci anni conosce, come molti comuni pugliesi, una lieve decrescita di popolazione dovuta da una parte alla diminuzione del tasso di natalità al quale si unisce il fatto che molti giovani decidono di perfezionare gli studi universitari in città del centro-nord, soprattutto Milano, Bologna e Roma[24]. Una volta laureati costoro difficilmente possono trovare un mercato del lavoro capace di assorbire figure professionali specializzate.

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

San Vito è stato oggetto di un'ampia emigrazione durante il Novecento, prima verso le Americhe, successivamente verso l'Europa settentrionale (soprattutto in Germania) e l'Italia nord-occidentale, oggi invece è diventato una destinazione per immigrati extracomunitari, sebbene i valori sono lontani dalla media italiana.

Gli stranieri regolari sono 262 (110 maschi e 152 femmine) pari allo 0,77% della popolazione sanvitese. Le comunità più rappresentate sono[25]:

L'immigrazione dal Nord Europa[modifica | modifica sorgente]

Un fenomeno che, da almeno un decennio a questa parte, sembra consolidarsi nel territorio è quello di un'immigrazione da parte di famiglie del Nord Europa, soprattutto britannici e irlandesi[26]. Queste famiglie, di solito composte da pensionati, decidono di comprare le ville nella campagna sanvitese e godere tutto l'anno delle gradevoli temperature salentine. Tale fenomeno, relativamente recente in Puglia, è conosciuto come "Salentoshire", neologismo scherzoso sulla falsariga del "Chiantishire", relativo al consolidato turismo britannico in Toscana[27].

Dialetto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dialetto brindisino e dialetto salentino.

Il Sanvitese è il dialetto brindisino appartenente alla famiglia salentina, e quindi al meridionale estremo. La particolarità è che San Vito si trova non distante da comuni il cui dialetto comincia a essere influenzato dal barese o tarantino (ostunese e cegliese), tanto che rende difficile la comprensione di espressioni dialettali tra comuni limitrofi.

Detti sanvitesi[modifica | modifica sorgente]

Naturalmente il significato va ben oltre la mera traduzione italiana:

Nno 'eti cipodda ca ushca" (non è mica cipolla, quella sì che brucia!)
Quannu no ani cu ci ti cuerchi, corchiti cu mammata (Quando non hai nessuno con cui andare a dormire, fallo con tua madre)
Quannu atru nottieni, cu mammata ti querchi (quando non hai o non riesci a trovare una compagna, tua madre è sempre disponibile ad "aiutarti"....) (Ovviamente è solo una metafora per significare che la famiglia aiuta sempre)
Ccugghi l'acqua quannu chiove (Raccogli l'acqua quando piove - praticamente carpe diem)
Lu cavaddu mazzu si sonna la biava la notti (Il cavallo magro può solo desiderare la biada)
E mugghierama bona bona, spara li pipiti e dici ca trona (Mia moglie facendo buon viso a cattivo gioco, emette peti e dice che fuori tuona)
Lu 'nfami 'vvicina lu fuecu sulamente alla pignata sova (Il disonesto avvicina al fuoco solo alla sua pignata - specie di contenitore di terracotta caratteristica)
Shtava na vota nu sorgi e na 'mmalota ca facevunu gira e vota. Cce te lu contu n'atra vota? (C'era una volta un topo e uno scarafaggio che si inseguivano di seguito. Te lo racconto un'altra volta?)
Figghiu mutu la mamma lu ntendi. (Il figlio silenzioso può comprenderlo solo sua madre)
Ccugghimu li fierri. (Raccogliamo i ferri del mestiere - Prendiamo ciò che ci appartiene e andiamo via)
La morte ti lu purpu è la cipodda (la cipolla è la morte del polpo)
Acqua alli papiri e mieru alli uemmi (l'acqua si dà solo alle papere, mentre ai veri uomini spetta il vino)
Quann' eti tiempu ti raccolta, no ssi pensa a mamma morta (quando è tempo di raccogliere i frutti del proprio lavoro, non c'è pensiero alcuno che dovrebbe distogliere da tale obiettivo, neanche la morte di un proprio caro)
Ci eti veru ca lu munnu gira, casa mea prima o ppoi avà passai ti quai (se è vero che il mondo gira, la mia casa prima o poi, dovrà pur passar da qui)
Fani tuni e fani chioviri (letteralmente: fai ciò che ritieni più opportuno, purché piova; in senso figurato: mi affido a te, fai ciò che ritieni più giusto se ne sei capace)
Lu siggiaru faci li seggi e ci cumanna faci la leggi, ci si pecara lu lupu ti mancia e ci e fessa cu ss'arrancia (il sediaro fa le sedie e chi comanda fa le leggi, se sei pecora il lupo ti mangia e colui che è fesso che si arrangi!)
Megghiu nu muertu intra casa, cce nu carvignulu cretu la porta (meglio avere a che fare con un lutto in casa, che con un carovignese, magari proprio dietro al tuo uscio - detto tipicamente vessatorio nei confronti degli storici rivali di Carovigno, comune confinante con San Vito)
Ci unu nasci cu la capu tunna, no ppo murì cu la capu quatrata (letteralmente: se una persona nasce con la testa rotonda, di certo non morirà con la testa quadrata; in senso figurato: se una persona è fatta in un certo modo, resterà tale fino alla morte)
Pani e pummitoro, ognunu alli casi loru!(letteralmente: pane e pomodoro, ognuno a casa propria; in senso figurato: il padrone di casa invita scherzosamente i suoi ospiti a lasciare il luogo ed a tornare alle proprie abitazioni)
Ca na vota capu di pacciu m'a mbrughhiatu e mu ti sacciu! (letteralmente: una volta, pazzo, mi hai imbrogliato, ma oramai ti conosco; in senso figurato: ci sei riuscito una volta a prendermi in giro ma non ci riuscirai più! ormai ti conosco!!!)
ca quantu chiu nanti sciamu, chiu pechiri truvamu![non chiaro]
A 'ddo a 'rrivatu mu chianta lu zippu c 'a perdutu panaru e filippu! (letteralmente: dove sei arrivato pianta il bastone, visto che ormai hai perso il cesto e tutto il suo contenuto! in senso figurato: fermati ora prima di peggiorare ulteriormente la tua situazione, visto che i danni sono già tanti!!!)
Lu figghiu beddu lu cresci la mamma[non chiaro]
Lu cchiu riccu ni teni assai e lu cchiu fessa la va cacciai (letteralmente: il più ricco ne ha tanti, e il più fesso ne darà ancora!; in senso figurato: il più ricco ha già tanti soldi e il più fesso dovrà darne sempre di più!)
ca quantu chiu nanti sciamu, chiu pechiri truvamu! (letteralmente: più andiamo avanti è più pecore troviamo; in senso figurato: più si và avanti coi tempi e peggio è!)
La Matonna cu ci penza cu la santa pinitenza, ci no cu tanta vuai sapi a do a ma sci spiccià!(letteralmente: la Madonna che ci pensi con una santa penitenza, sennò con tanti guai chissà dove andremo a finire!)

Tradizioni e folklore[modifica | modifica sorgente]

Feste e sagre[modifica | modifica sorgente]

  • Sagra di Ferragosto: assaggio ed esposizione di prodotti locali e concerto e danze in piazza con la pizzica.
  • Festa patronale (civile e religiosa): il secondo week-end di luglio tutta la città è in festa in onore dei Santi Patroni Vito Martire e Vincenzo Ferreri. Nel centro storico sono organizzati concerti, luminarie, sfilate delle bande musicali, fuochi pirotecnici, sagre; nella zona del campo sportivo oltre a numerosi stand e gazebo, vi sono le giostre.
  • La "Sagra del Maiale": ha luogo generalmente nella terza domenica di ottobre quando, per tradizione, si festeggia il patrocinio di San Vincenzo sulla città. In onore di questo Santo, infatti, si uccideva il maiale allevato nei mesi estivi al ritorno dalla campagna. La festa di san Vincenzo segnava, infatti, la fine ufficiale dell'estate e il ritorno alla vita cittadina consueta.

Realtà culturali[modifica | modifica sorgente]

  • Di notevole rilevanza è nella città il circolo mandolinistico, in pieno centro, che insegna ancora la tecnica tutta sanvitese di suonare la pizzica "alla barbiere".
  • Nel 2005 è nata la Polisportiva San Vito Dragons: la prima società di football americano della provincia e una delle poche nel sud Italia.
  • Per incentivare l'uso della bicicletta al posto dell'auto negli spostamenti cittadini è nata l'Associazione "DateciStrada" Amici della bicicletta. Il progetto a breve termine è quello di individuare le vie cittadine più adatte alla ciclabilità.

Le rezze[modifica | modifica sorgente]

La tipica rezza sanvitese

Il turista che visita San Vito per la prima volta, viene sicuramente incuriosito e colpito dalle Rezze (da Rètia in latino, rete), sorta di tenda posizionata davanti all'uscio di quasi tutte le case per proteggere lo stesso dai forti raggi del sole, ma anche dalle intemperie invernali. La "rezza" è composta da targhette sottili di legno poste orizzontalmente e parallele l'una all'altra, lasciando solo pochi millimetri di spazio.

Le rezze, possono essere di diversi colori: viola, verde, giallo, marrone e beige.

La tradizione sanvitese usa l'espressione "Vecchia cretu la rezza" (donna anziana dietro la rezza) per esprimere la volontà di vedere, anzi spiare, senza essere visti.

La 'nciuria[modifica | modifica sorgente]

La 'nciuria è quel soprannome che ha una valenza di scherno e che viene dato agli abitanti di una qualsiasi cittadina salentina dagli abitanti dei comuni vicini.

Il soprannome dei sanvitesi è "mulacchiuni", cioè "grandi muli". Il motivo della 'nciuria dipenderebbe dal fatto che i sanvitesi hanno un atteggiamento poco aperto alle differenze, alle novità e alle idee del prossimo. Essi tendono, quindi, a rimanere sulle proprie idee anche negando l'evidenza. Come i muli, infatti, il sanvitese avrebbe i paraocchi che fanno guardare solo avanti, senza altre sfumature o punti di vista.

Scorcio del centro storico, le stratodde
I grandi pini marini della villa comunale

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

La Biblioteca Comunale
Biblioteca Comunale "Giovanni XXIII"
La biblioteca comunale[28] è la prima biblioteca cittadina, fondata dai frati Domenicani nel loro convento. Essi possedevano un patrimonio di migliaia di libri rilegati in pelle e ordinati in nove grandi armadi. Dal 1809 i frati abbandonarono il convento e molte opere andarono perdute. Nel 1946, il sindaco Vincenzo Trizza nominò una commissione di intellettuali per creare una nuova biblioteca. Costoro donarono 750 volumi e venne ordinato l'acquisto di 450 libri di classici, due enciclopedie e raccolte di libri di autori conterranei. Nel 1962 fu costituita l'attuale biblioteca grazie all'impegno del prof. Angelo Pagliara, che inviò lettere alle più alte cariche dello Stato e della Chiesa per chiedere l'invio di materiale librario. Papa Giovanni XXIII fu il primo a rispondere e donò tre volumi dei suoi discorsi con firma autografa e, quindi, la biblioteca prese il suo nome. Dal 2001 la Biblioteca Comunale ha una sede definitiva: l'ex Convento dei Domenicani, edificio del Seicento.
Biblioteca Pubblica "San Benedetto"
Questa blbioteca[29], fondata nel 1940, si trova nel convento delle Oblate benedettine di Santa Scolastica ma è aperta al pubblico. Presenta circa 26.000 volumi e opuscoli ed è specializzata in Bibbia, Teologia, Patristica, Ecumenismo nella storia della Chiesa.

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Oltre a quattro scuole primarie, due scuole secondarie di I grado, hanno sede a San Vito dei Normanni il Liceo Scientifico Leonardo Leo[30] e, dall'anno scolastico 2008/2009, l'Istituto Professionale Femminile.

Museo della Civiltà Rurale[modifica | modifica sorgente]

Il Museo della Civiltà Rurale[31], realizzato dal gruppo di azione locale Altosalento[32], è stato inaugurato il 21 luglio 2001 ed è attualmente gestito dall'Associazione Culturale “AXAS Onlus”. Il museo, come la biblioteca comunale, è situato all'interno del Chiostro dei Domenicani. Il Museo ospita una notevole raccolta di oggetti d'uso quotidiano ed attrezzi che testimoniano la quotidianità della vita rurale tra il XVIII secolo ed i primi anni cinquanta del XX secolo. Gli utensili riguardano tutte le classi lavoratrici: artigiani, fabbri, falegnami, sellai, arrotini, calzolai e, naturalmente, contadini. La ricerca è frutto dell'impegno profuso dal sanvitese Vitantonio Vasta.

Museo diffuso Castello d'Alceste[modifica | modifica sorgente]

Nella contrada Castello d'Alceste sono state ritrovate tracce di un villaggio a capanne della seconda metà del VIII secolo a.C. e abitazioni a pianta ovale con copertura di materiale deperibile. Ad esse si sovrappongono nel VI secolo a.C. costruzioni con un impianto completamente diverso, che riflettono l'avvento di nuove tecniche costruttive e di un nuovo modo di concepire lo spazio abitativo. Le case di questo periodo sono articolate in più ambienti e presentano complessi sistemi di copertura che fanno uso di tegole.

Il 29 luglio 2009, nell'ambito della Giornata del Paesaggio, è stato inaugurato nella zona il Museo diffuso Castello d'Alceste. Il Museo diffuso, secondo ecomuseo del territorio pugliese, dopo quello di Cavallino è stato realizzato anche grazie al supporto della Fondazione Cariplo-Acri Sviluppo Sud.

Media[modifica | modifica sorgente]

  • Web TV: Puntonet web TV[33]
  • Radio: L'unica emittente radio storica presente in San Vito è Teleradio Sanvito che irradia i suoi programmi nella provincia di Brindisi.[34]
  • Stampa
    • Il Punto (mensile),
    • L'arcobaleno (bimestrale),
    • Occhio Magazine (mensile).
  • Cinema: il Cineteatro Melacca è un punto di riferimento per la cultura sanvitese. Nato come cinema, in concorrenza allo storico Cinema Pignatelli (demolito negli anni novanta), è stato adattato agli inizi del 2000 anche a teatro, con un ammodernamento delle platee e rinnovamenti scenici.

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Alcuni film hanno per sfondo ed ambientazione San Vito dei Normanni[35]:

Musica[modifica | modifica sorgente]

Il tarantismo a San Vito[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tarantismo.
Mandolino

Il culto del tarantismo mescola tradizioni pagane e cristiane in passato si credeva, infatti, che le donne che mostravano forme di isteria, fossero contaminate dalle punture di tarantola. L'unico rimedio conosciuto era quello di ballare ininterrottamente per giorni, in modo che il veleno non facesse effetto.

Attraverso la musica e la danza era, quindi, possibile dare guarigione ai tarantati, realizzando un vero e proprio esorcismo a carattere musicale. Ogni volta che un tarantato esibiva i sintomi associati al tarantismo, i suonatori di tamburello, violino, mandolino, chitarra e organetto si recavano nell'abitazione del tarantato e cominciavano a suonare la pizzica, musica dal ritmo sfrenato. A questo punto il tarantato cominciava a danzare e cantare per lunghe ore sino allo sfinimento. La credenza voleva, infatti, che mentre si consumavano le proprie energie nella danza, anche la taranta si consumasse e soffrisse sino ad essere annientata. La particolarità sanvitese è che si credeva che il tarantato o la tarantata riuscisse a guarire dalla crisi se il ballo si poteva svolgere in acqua (taranta d'acqua)[36].

Alla leggenda popolare può essere in realtà legata anche una spiegazione strettamente scientifica: il ballo convulso, accelerando il battito cardiaco, favorisce l'eliminazione del veleno e contribuisce ad alleviare il dolore provocato dal morso del ragno e di simili insetti. Non è quindi da escludere che il ballo venisse utilizzato originariamente come vero e proprio rimedio medico, a cui solo in seguito sono stati aggiunti connotati religiosi ed esoterici.

San Vito conserva una notevole tradizione di pizzica che, a differenza di quella leccese, si presenta scevra da riferimenti cristiani[37] e con un repertorio terapeutico-musicale riscontrabile solo in questo comune. Si pensi che negli anni cinquanta si potevano contare almeno una trentina di suonatori coinvolti nella cura, di cui una decina costantemente coinvolti nel periodo "epidemico", mentre altri vi si aggiungevano in caso particolari, o se i tarantati erano particolarmente numerosi.

Alcuni gruppi di pizzica sanvitesi[modifica | modifica sorgente]

Istantanea di due ballerini di pizzica durante il concerto dei Taricata
I Taricata
gruppo storico da ormai più di trent'anni, scopre, crea e propone musiche della terra del Salento. Gli strumenti tipici sono il mandolino, organetto, chitarra, fisarmonica, flauto, da ascoltare e ballare al ritmo delle travolgenti pizziche tarantate, le allegre pizziche pizziche, le tarantelle, i canti d'amore e di rabbia, gli stornelli.
L'Eco di San Vito
condotto dai coniugi ottantenni Titina e Lino Sabatelli, quest'ultimo unico musico-terapeuta ancora vivente del tarantismo. Dei coniugi è stata curata una raccolta dei più antichi canti tradizionali locali nel volume "Voci", con allegato CD. L'anziana coppia porta avanti la tradizione popolare della pizzica, dei canti e degli stornelli. Da segnalare anche la collaborazione del gruppo con le scuole locali e con l'Università della terza età e le numerose partecipazioni ad eventi e manifestazioni in tutta la provincia di Brindisi.
Mimmo Epifani degli Epifani Barbers
è considerato dalla critica uno tra i migliori musicisti e conoscitori di musica etnica a livello internazionale anche per le notevoli capacità tecniche e per la dote dell'improvvisazione applicate al mandolino. Famoso per la tecnica utilizzata nel suonare la mandola detta "alla barbiere", così chiamata perché insegnata in un salone da barbiere a San Vito dal Maestro Costantino Vita, barbiere e musicista, e dal Maestro "Peppu D'Augusta", i quali suonavano la danza terapeutica del Salento detta anche "Ballo di San Vito".
Il circolo mandolinistico
nato per la volontà e l'impegno di Federico Di Viesto ha sede nella Piazza centrale nei locali sottostanti alla palazzo dell'orologio. Rappresenta un esempio di associazione tra musicisti tradizionali, quindi non si tratta di musica mandolinistica colta, basata su partiture, ma piuttosto di suonatori che hanno appreso e trasmettono la musica tradizionale in forma diretta, "ad orecchio". Fra le musiche locali eseguono le pizziche sanvitesi nel modo più aderente alla tradizione. Nelle sere estive si riuniscono a suonare spesso fuori dal circolo, nella piazza antistante.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi cucina pugliese, cucina salentina e Vini della Puglia.
Ricetta tipica: Li maranciani chini

Occorrono: 4 melanzane, 2 uova, 2 cucchiai di formaggio pecorino grattugiato, 20 g di capperi, olive snocciolate, pane grattugiato, olio extravergine d'oliva, sugo di pomodoro.

Dividere le melanzane a metà in senso longitudinale, privarle della polpa e fare soffriggere le "coppe". Preparazione del ripieno: tagliare a dadini la polpa, unirla alla cipolla e cuocerla in l'olio extravergine d'oliva. A metà cottura, aggiungere le olive tagliuzzate e i capperi, e fare insaporire. Aggiungere il sugo di pomodoro, olio e fare cuocere bene. A cottura ultimata aggiungere il formaggio, il pane grattugiato, le uova e lavorare l'impasto. Riempire le "coppe" con il composto, ricoprirle con sugo e mettere in forno già caldo fino a quando sulle melanzane non si sarà formata una leggera crosta dorata.

I dolcetti tipici sanvitesi: li mustazzueli
Forme di cacioricotta
I comuni membri dell'Appia dei vini

La cucina sanvitese[38] è caratterizzata dalla tradizione agricola che regala prodotti di grande prelibatezza. Vale la pena assaggiare le melanzane ripiene (dette maranciani chini), un'altra appetitosa specialità tradizionale sono le fave con le verdure (dette anche favi e fogghi). Inoltre si possono assaporare le "frise" con i pomodorini locali, olio e origano, tipico piatto estivo. Da non dimenticare anche "li gnummarieddi" o "turcinieddi", gustosi spiedini di carne. Tra i dolci si possono menzionare i mustazzueli, dolcetti al cioccolato, le Carteddàte dolci natalizi a forma di roselline di pasta sfoglia sottile fritte nell'olio bollente, la cupeta dolce con le mandorle, le pettole pallottole di pasta lievitata molto morbida e poi fritte nell'olio bollente. Il vino e l'olio locali sono ottimi e celebri: il comune è membro della strada dell'olio Collina di Brindisi e della strada del vino denominata Appia dei vini, di cui fanno parte anche i comuni di Brindisi, Ostuni, Latiano e Mesagne.

Bevande alcoliche, distillati, liquori[modifica | modifica sorgente]

Latte di mandorla
realizzato mettendo in infusione in acqua le mandorle finemente tritate e spremendo poi le stesse per farne uscire tutto il succo. La regione Puglia ha inserito il latte di mandorla nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani.
Limoncello
è un liquore dolce ottenuto dalla buccia del limone e arricchita da acqua, zucchero e alcool da gustare sia come aperitivo che come digestivo dopo i pasti.

Formaggi[modifica | modifica sorgente]

Burrata, Cacioricotta salentino, Caciocavallo, Giuncata, Manteca, Mozzarella o Fiordilatte, Pecorino, Ricotta, Ricotta forte, Scamorza, Vaccino, Ricotta Salata o Ricotta marzotica.

Prodotti Vegetali allo stato naturale o trasformati[modifica | modifica sorgente]

Asparagi sott'olio, Capperi sott'aceto, Carciofini sott'olio, Cotognata, Cotto di Fico, Fichi Secchi, Funghi spontanei secchi al sole, Funghi spontanei sott'olio, Lampascioni sott'olio, Marmellata di arancio e limone, Marmellata di fichi, Melanzane secche al sole, Melanzane sott'olio, Olive schiacciate o cazzate, Olive in salamoia, Olive verdi, Peperoni secchi al Sole, Peperoni sott'olio, Pomodori secchi al sole, Pomodori verdi e maturi secchi sott'olio, Salsa di pomodoro, Vincotto, Zucchine secche al sole, Zucchine sott'olio.

Paste fresche e prodotti della panetteria, pasticceria, confetteria[modifica | modifica sorgente]

Cartellate, Cavatelli, Dolci di pasta di mandorle (pasta reale), Lagane, Orecchiette, Pane di grano duro, Ravioli con ricotta, Taralli, Pucce, Uliate, Pane di semola, Pane di orzo.

Vino[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio di San Vito è possibile produrre Aleatico di Puglia Doc, Ostuni Doc, Puglia Igt.

Lungo la Strada Appia dei vini, di cui il comune è membro, esistono varietà indigene di vitigni: le robuste coltivazioni a frutto nero che consentono la preparazione di Negroamaro, Primitivo e Malvasia, alle quali si sono affiancate nel corso degli anni, le coltivazioni dei vitigni a uva bianca.

Malvasia nera di Brindisi
Si tratta di un vitigno d'origine greca e delle isole egee, diffuso oggi nella maggior parte dei paesi mediterranei. Il suo vino, chiamato in inglese Malmsey, è dolce con una stupenda tinta dorata. In Italia la sua coltivazione è diffusa dal Piemonte alla Puglia. Vinificato opportunamente, può anche dare un vino bianco secco di grande carattere e, affiancato in uvaggio ad altri vitigni, contribuisce ad arrotondare le caratteristiche del vino stemperandone la spigolosità.
Sangiovese
Vitigno a frutto rosso, tra i più diffusi in Italia, dove concorre, da solo o in uvaggio, a determinare qualità e caratteristiche di decine di vini DOC.
Negroamaro
Vitigno che a Novoli era chiamato anche “lacrima”, ha una particolare attitudine a produrre rosati per le sue caratteristiche chimiche oltre che per la sua buccia fragile e per la polpa succosa che facilmente lascia gemere il mosto fiore.
Ottavianello
Vitigno con discreta vigoria vegetativa ed una buona produttività. La foglia è pentagonale, quienquielobata, con la pagina superiore verde bottiglia, glabra, opaca e la pagina inferiore verde chiaro.

Persone legate a San Vito[modifica | modifica sorgente]

Lanza del Vasto

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Trullo sanvitese

Durante l'anno, il comune organizza alcune importanti manifestazioni culturali:

  • "Focara" dell'Epifania: il 6 gennaio nella piazza antistante la Basilica, viene realizzato un grande fuoco e contemporaneamente sono organizzati concerti dal vivo.
  • Carnevale: "Farfugghji", sfilata dei carri allegorici organizzata dall'associazione culturale Arcobaleno che, con una sfilata, parte dal Campo Sportivo e, dopo aver percorso le principali vie cittadine, giunge in piazza Leonardo Leo. Farfugghji è un nome eccentrico e ammiccante, intraducibile sul piano letterario e deriva da un'espressione dialettale che richiama oggetti di poco conto, messi insieme quasi alla rinfusa.
  • Settimana Santa: i riti sono celebrati presso la Basilica di Santa Maria della Vittoria.
    • Venerdì: "La Desolata", processione al termine della quale avviene il rito della sepoltura.
    • Sabato: veglia pasquale aspettando il suggestivo ingresso, al momento del Gloria (la Culòria in termine dialettale), delle statue di molti Santi secondo un ordine dettato dalla tradizione, che sono prelevate dalle diverse chiese della città e giungono fino alla basilica.
    • Domenica di Pasqua: processione del Cristo risorto e dei Santi.
  • Festa patronale (sacra): il 15 giugno, festa liturgica di San Vito Martire, messa solenne e processione con la statua d'argento del Santo.
  • Il palio: agli inizi dell'estate prende il via la competizione tra le squadre dei vari rioni cittadini che si sfidano con partite di calcio, pallavolo, corsa con i sacchi, tiro alla fune ed anche una corsa su strada.
  • Il Salento finibus terrae festival[39]: rassegna cinematografica di cortometraggi organizzata durante l'estate. Il Festival, di levatura internazionale e originale nel suo genere, è suddiviso in sezioni: cortometraggi locali, nazionali e internazionali.
Leonardo Leo e la musica barocca
Leonardo Leo, musicista barocco

Il termine musica barocca indica la musica composta durante il periodo di diffusione del barocco nell'arte che, convenzionalmente, fa riferimento al periodo 1600-1750. Questa musica era votata al desiderio di stupire e divertire lo spettatore: cambi repentini di tempo, passaggi di grande virtuosismo strumentale o vocale e l'uso del contrappunto e della fuga. Il sanvitese Leo condivise col suo predecessore Alessandro Scarlatti e i contemporanei Francesco Durante e Francesco Feo, la gloria e il merito di aver fondato la scuola di Napoli, importantissimi scuola di musica barocca che incise profondamente sullo stile del genere. Dalla Scuola musicale napoletana sono usciti, durante tutto un secolo, una moltitudine di compositori drammatici di prim'ordine. Egli si distinse per essere un grande professore ma anche un artista dei più dotati. La sua musica sacra tocca il cuore e fa nascere degli slanci di tenera devozione.

  • Il Barocco Festival[40]: concerti e incontri inerenti alla musica barocca in onore del compositore Leonardo Leo con l'obiettivo di recuperare la memoria del Maestro compositore.
  • Estate Sanvitese: organizzato dal Comune insieme con le associazioni culturali e cittadini privati, prevede numerosi concerti, mostre, proiezioni di film, spettacoli musicali, spettacoli di cabaret, teatro.
  • Il "Ballo di San Vito": manifestazione musicale che ripercorre la tradizione della Taranta sanvitese.
  • Natale: il presepe vivente presso le grotte di San Biagio inscena la Natività nel suggestivo scenario del santuario bizantino, in serata vengono gustate le pettole, ed altre tipiche leccornie.
  • Rezzica: a metà agosto, nel centro storico di San Vito, stornelli, balli, sketches, immagini, prodotti tipici. Tutto il repertorio della tradizione celebra la rezza sanvitese.
  • Rockinday: è una rassegna musicale organizzata nel mese di agosto che promuove la musica indipendente in Puglia, soprattutto della scena Rock.

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

Il Comune si sviluppa originariamente intorno al Castello Dentice di Frasso, il centro storico che ancora oggi mantiene la struttura urbanistica antica: case molto basse e viuzze molto piccole.

Durante gli anni settanta, San Vito conobbe un secondo notevole sviluppo urbanistico con la creazione della zona 167 nella parte nord della città. Questo quartiere ospita numerosi condomini popolari, ma anche residence e villette.

Quartieri[modifica | modifica sorgente]

  • Centro/Li stratoddi
  • Piantata/Chiantata
  • Gallo/Iaddu
  • San Francesco/San Franciscu
  • Palombaio/Palummaru
  • Giardino/Sciardinu
  • Casolare/Casieri
  • Furchi
  • La bella Napoli
  • Santa Rita
  • Zona San Vincenzo Ferreri (già 167)
  • Zona P.I.P.
  • Zona Castello

Economia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Puglia.

San Vito dei Normanni è principalmente un centro agricolo e commerciale. Interessante il fatto che il ricambio aziendale mostra un rilevante dinamismo. Il livello dell'occupazione è al di sopra della media provinciale[41].

Il valore aggiunto del comune proviene per il 4,56% dall'agricoltura, il 9,36% dall'industria in senso stretto, il 12,29% dalle costruzioni e il 73,76 dai servizi[42].

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Mandorla

Per quanto concerne il settore primario, la zootecnica non è molto sviluppata e opera con allevamenti di bovini e ovini, l'agricoltura invece conta su un migliaio di piccoli e medi imprenditori che praticano coltivazione intensive di frutta, verdura, mandorle e soprattutto dell'olivo (olea europea) presente sul territorio con diverse coltivazioni da olio.

Artigianato e industria[modifica | modifica sorgente]

Anche il settore secondario è molto importante: l'industria nel territorio è presente con 250 attività industriali e 725 addetti pari al 17,96% della forza lavoro occupata. I settori manifatturieri più importanti sono la trasformazione dei prodotti agricoli (come i carciofi), ma anche la meccanica, il tessile, confezionamento e lavorazione del legno, seguono poi le costruzioni che contano 50 imprese.
L'artigianato è fiorente: si possono contare 300 laboratori e botteghe dove lavorano quasi 700 persone.

Servizi e turismo[modifica | modifica sorgente]

Scorcio del Castello Dentice di Frasso di notte
Il corso Leonardo Leo in estate

Interessante, negli ultimi anni, la crescita del settore terziario: il commercio è presente con numerose aziende, circa 550, e contano quasi 1.000 addetti.

L'attività dei servizi, quella che cresce più rapidamente, è presente con 419 attività e 695 addetti pari al 17,22% della forza lavoro occupata, altre 350 attività di servizio con 965 addetti pari al 23,91% della forza lavoro e 61 attività amministrative con 1.651 addetti pari al 40,91% della forza lavoro. Nel terziario troviamo soprattutto aziende di trasporto e magazzinaggio, nonché agenzie immobiliari.

L'occupazione nella pubblica amministrazione, in passato forte a causa della base militare americana, si è ridotta oggi a poche centinaia di unità.

Ultimamente le risorse per il turismo sono al centro dell'attenzione e sono notevoli gli esperimenti che vanno in questa direzione, permettendo al settore di crescere di anno in anno.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Il centro di San Vito dei Normanni è attraversato dalla strada statale 16 Adriatica, che tuttavia risponde alle esigenze del traffico locale, essendo stata soppiantata, per l'intera tratta a nord di Brindisi, dalla più moderna strada statale 379. La SS 16, in particolare, collega San Vito con Carovigno, a nord-ovest, e il capoluogo provinciale, a sud-est. Dal comune si diparte anche l'ex strada statale 605 di Mesagne, ora classificata come SP 98 nel tratto che interessa il comune di San Vito dei Normanni.

San Vito è servita inoltre dalle strade provinciali SP 30 per San Michele Salentino, SP 46 per Latiano, SP 48 per Francavilla Fontana, SP 35 e 36 per le località balneari di Specchiolla e Torre Guaceto. La SP 31 collega il centro cittadino alla SP 29 Ostuni-San Michele Salentino.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La stazione di San Vito dei Normanni, lungo il tratto Bari-Brindisi-Lecce della linea Adriatica, sorge a 10 km dal centro abitato, in direzione sud-est, ed è servita da pochi treni regionali. La diceria vuole che[senza fonte] all'epoca della costruzione della strada ferrata, il principe[quale?] non volesse che la "nuova macchina infernale" passasse sui suoi territori.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

  • La pallavolo è lo sport cittadino più praticato. La Volley San Vito, fondata nel 1989 dall'attuale Presidente Luigi Sabatelli e vanto della città, milita nella serie A del Campionato italiano di pallavolo femminile. La Cogeir è una squadra di volley maschile e milita in serie C del Campionato Regionale di pallavolo maschile. L'Idea Sposa è la squadra di volley femminile e milita nel campionato Regionale di serie D.
  • La squadra di Basket è in Serie C regionale è fa capo alla Polisportiva San Vito. A livello giovanile è anche praticato dalla società "Pallacanestro San Vito".[senza fonte]
  • Per quanto concerne il calcio la principale squadra fondata nel 1923 US San Vito Calcio milita nel campionato di Promozione (calcio), mentre una nuova società fondata nel 2008 USD Atletico San Vito milita nel campionato di Seconda Categoria.[senza fonte]
  • L'atletica leggera è rappresentata dall'associazione dilettantistica Atalas che ha ottenuto buoni risultati nelle gare regionali e nazionali.[senza fonte]
  • Il nuoto è rappresentato dalla società Polisportiva Delfinia che, con i suoi atleti, ha ottenuto ottimi risultati anche a livello nazionale.[senza fonte]
  • Ben sviluppate a livello giovanile sono anche la società di Jūdō A.S.Judo San Vito, l'ASD Maran Sport di ginnastica presente da oltre 25 anni sul territorio con attività di base e agonistica fino all'alta specializzazione,[43] la società A.S.D. Ginnastica Normanna[44].

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

  • Palazzetto dello Sport "F. Macchitella" presenta all'esterno un campo di calcetto, un campo di pallacanestro e due campi da tennis aperti al pubblico; mentre all'interno presenta un campo da basket e di pallavolo. Realizzato negli anni settanta, è stato oggetto di un recente allargamento dovuto alla crescita delle realtà sportive, soprattutto nel caso della pallavolo.
  • Campo sportivo "E.M. Citiolo", presenta due tribune di cui una coperta.
  • Campo sportivo "A. Vasta". Realizzato negli anni novanta nel quartiere 167.
  • Circolo Tennis posto fuori città, presenta due campi da tennis.
  • Karting club dei Saraceni SS.605 San Vito-Mesagne (BR)

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2012.
  2. ^ Dato Istat all'06/09/2012.
  3. ^ Puglia in cifre 2009, IPRES - Istituto Pugliese di Ricerche Economiche e Sociali, p. 195. URL consultato l'11 gennaio 2010.
  4. ^ Località raggiungibile tramite la SP 35
  5. ^ Medie climatiche 1961-1990
  6. ^ Dati climatologici medi
  7. ^ Tabelle e grafici climatici
  8. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani
  9. ^ Popolo emigrato dalla Slavonia, regione orientale dell'attuale Croazia.
  10. ^ G. Arditi, Corografia fisica e storica della Provincia di Terra d'Otranto, voce San Vito dei Normanni, Tipografia Scipione Ammirato (Lecce), 1879-85.
  11. ^ San Vito dei Normanni scoperta zona messapica - Repubblica — 18 dicembre 2003
  12. ^ Statuto comunale (DOC).
  13. ^ Le Grotte di San Biagio sul sito ufficiale del Comune
  14. ^ Le Grotte di San Biagio sul sito Brindisiweb
  15. ^ Le Grotte di San Biagio sul sito Mondi medioevali
  16. ^ Le Grotte di San Nicola sul sito ufficiale del Comune
  17. ^ Le Grotte di San Giovanni sul sito ufficiale del Comune
  18. ^ Le Grotte di Santa Maria di San Giacomo al casale sul sito ufficiale del Comune
  19. ^ I Messapi
  20. ^ Il Castello Dentice di Frasso
  21. ^ Già piazza Vittoria.
  22. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  23. ^ Dati bilancio demografico ISTAT 01/01/2009.
  24. ^ Dove esistono nutrite comunità di studenti sanvitesi.
  25. ^ Statistiche ISTAT - 31 dicembre 2007. La presenza straniera a San Vito dei Normanni
  26. ^ Demo-Geodemo. - Mappe, Popolazione, Statistiche Demografiche dell'ISTAT
  27. ^ Il Giornale 13 agosto 2006 "I fan del Salentoshire"
  28. ^ La biblioteca comunale
  29. ^ La Biblioteca Pubblica San Benedetto
  30. ^ Il sito del liceo scientifico
  31. ^ Il museo della Civlità rurale
  32. ^ Il sito del GAL Alto Salento
  33. ^ Il sito di Puntonet
  34. ^ il sito di Teleradio
  35. ^ Per approfondire, consulta il sito www.apuliafilmcommission.it.
  36. ^ Per approfondimenti si rimanda a "Tre Violini" di Fernando Giannini (visionabile nella biblioteca comunale) nel cui allegato CD sono riportate le pizziche terapeutiche suonate dagli ultimi musici-guaritori sanvitesi.
  37. ^ Fernando Giannini in "Tre Violini"
  38. ^ Il sito che elenca i prodotti tipici della Puglia, comune per comune
  39. ^ Il sito ufficiale del Salento finibus terrae festival
  40. ^ Il sito ufficiale del Barocco Festival
  41. ^ Economia - Città e Paesi - Gazzetta del Mezzogiorno
  42. ^ Puglia in cifre 2009, IPRES - Istituto Pugliese di Ricerche Economiche e Sociali, p. 183, http://www.ipres.it/index.php?option=com_content&task=view&id=184&Itemid=177.
  43. ^ [www.asdmaransport.it]
  44. ^ Gınnastıca Normanna

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G. Arditi, Corografia fisica e storica della Provincia di terra d'Otranto, Arnaldo Forni, Bologna, 1979
  • V. Cazzato - S. Politano, Topografia di Puglia: Atlante dei “monumenti“ trigonometrici; chiese, castelli, torri, fari, architetture rurali, Congedo editore, Galatina, 2001
  • AAVV, Città e Paesi di Puglia e Basilicata, Gazzetta Del Mezzogiorno,
  • A. Chionna, Beni Culturali di San Vito dei Normanni, Fasano 1988
  • F. Dell'Aquila - A. Messina A, Le chiese rupestri di Puglia e Basilicata, Bari 1998
  • R. De Vita (a cura di), Castelli, torri ed opere fortificate di Puglia, Editoriale Adda, Bari, 1974
  • A. Marinazzo, Viaggio in Terra di Brindisi
  • L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto, Istituto Araldico salentino, Lecce, 1994
  • M. R. Muratore, Guida del Salento 2, Congedo Editore, Galatina, 1997
  • C. D. Poso, Il Salento normanno. Territorio, istituzioni, società, Itinerari di ricerca storica, Galatina, 1988
  • A. Sanasi, Antiche vie del Salento, Congedo editore, Galatina, 1971
  • A. Spagnolo, Nuovo annuario di terra d'Otranto, Congedo editore, Galatina, 1957

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