Battaglione Garibaldi

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Il Battaglione Garibaldi era fu una formazione militare, costituita da volontari italiani nel 1936, per combattere le forze nazionaliste comandate dal generale Francisco Franco nella Guerra civile spagnola, a supporto dell'esercito della Repubblica di Spagna.

Il 30 aprile 1937, fu elevato a rango di Brigata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Brigate internazionali.

La formazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 ottobre 1936, il primo ministro Francisco Largo Caballero, autorizzò la formazione di “brigate internazionali”, costituite da gruppi di volontari stranieri, per difendere la repubblica spagnola dalla sollevazione armata delle truppe di stanza nel Marocco spagnolo, che stavano rapidamente prendendo il controllo di gran parte del territorio. Le prime organizzazioni che, in tutto il mondo, si attivarono per reclutare volontari, furono i partiti dell'Internazionale Comunista e i sindacati dei lavoratori.

Già in precedenza, peraltro, gli esuli antifascisti italiani avevano costituito delle colonne che si erano spontaneamente affiancate all'esercito repubblicano spagnolo, come la Colonna Italiana di ispirazione prevalentemente libertaria e giellista (Giustizia e Libertà) creata Carlo Rosselli, Mario Angeloni e Camillo Berneri o come la colonna di Guido Picelli e la Centuria Gastone Sozzi, formate da comunisti.

Nell'estate del 1936, Rosselli propose a Randolfo Pacciardi, ex-segretario del Partito Repubblicano Italiano ed esule a Lugano, l'eventuale concorso alla formazione di una legione italiana nelle brigate repubblicane spagnole. Lo scopo fondamentale, dichiarato da Carlo Rosselli stesso in Oggi in Spagna, domani in Italia, era l'abbattimento del fascismo, il cui definitivo annientamento era preso come presupposto per l'instaurazione di una società organizzata su basi più libere ed egualitarie.

Già noto come capo militare per l'audacia dimostrata combattendo nella prima guerra mondiale, Pacciardi aveva già avuto l'idea di un corpo di volontari che accorresse a dar man forte alla repubblica democratica minacciata; pensava però a una «legione italiana» assolutamente apartitica, organizzata secondo il modello dei garibaldini che nel 1897-1898 avevano combattuto in Grecia contro i turchi o di quelli accorsi in Francia nel 1914 prima dell'entrata in guerra dell'Italia[1].

Considerato 'super-partes' sia dai socialisti che dai comunisti, il 26 ottobre 1936 Pacciardi firmò a Parigi l'accordo per la formazione di una Legione antifascista italiana sotto il patronato politico dei partiti socialista, comunista e repubblicano e con il concorso delle organizzazioni aderenti al comitato italiano pro Spagna[2].

Il comando di Randolfo Pacciardi[modifica | modifica wikitesto]

Randolfo Pacciardi

A Pacciardi fu affidato il comando del battaglione Garibaldi, con il grado di maggiore; con la carica di "Commissario politico" gli furono affiancati i comunisti Antonio Roasio e Luigi Longo e il socialista Amedeo Azzi. Il battaglione faceva parte della XII brigata internazionale insieme al battaglione franco-belga André Marty e al tedesco Thälmann. Era composto da quattro compagnie, oltre allo stato maggiore[3]: la 1ª compagnia Gastone Sozzi, comandata da Luigi Luperini, ove erano confluite le truppe della preesistente centuria[4]; la 2ª compagnia Fernando De Rosa, comandata da Umberto Raspi; la 3ª compagnia Mario Angeloni, comandata da Erasmo Ferrari; la 4ª compagnia Lauro De Bosis, comandata da Silvio Bianchi e la 5ª compagnia Madrid (composta da elementi spagnoli del Battaglione Madrid e dai membri del la soppressa "colonna Picelli"), comandata da Mariano Fulmini. Le compagnie erano affiancate da un plotone d’assalto, comandato dall'ungherese Nemech e da un Gruppo Arditi, comandato da Giorgio Braccialarghe; nel dicembre 1936 il Gruppo Arditi assorbirà anche il plotone d’assalto.

Pacciardi guidò il battaglione alla difesa di Madrid, prima al Cerro de los Angeles - ove il battaglione ebbe il battesimo del sangue - poi alla Puerta de Hierro e nella città universitaria. In seguito, a Pozuelo, venne promosso tenente colonnello. Fu alla testa del battaglione anche a Boadilla del Monte, Mirabueno e Majadahonda. Nella Battaglia del Jarama venne ferito a una guancia e a un orecchio. Trasferitosi a Parigi per sottoporsi alle necessarie medicazioni, Pacciardi partecipò solo alle ultime fasi della Battaglia di Guadalajara (il comando del battaglione era stato temporaneamente affidato al Vice Commissario Ilio Barontini)[5]; ripreso il comando, combatté anche sul fronte di Morata de Tajuna e Casa de Campo, nell'aprile 1937.

La promozione a brigata[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Pesce (1918-2007)

Il 30 aprile 1937, con la confluenza del Battaglione Matteotti, proveniente da una secessione della Colonna Italiana, il Battaglione Garibaldi si costituì in brigata e le sue compagnie furono elevate al rango di battaglione: il 1º battaglione era comandato da Libero Battistelli (commissario politico Carlo Pozzi); il 2º battaglione era comandato da Albino Marvin (commissario politico Elio Cagnoni); il 3º battaglione era comandato da Carlo Penchienati (commissario politico Anilo Giorgi); il 4º battaglione, era composto e comandato da elementi spagnoli.

Pacciardi restò al comando della brigata e la guidò nei combattimenti a Huesca e Villanueva del Pardillo. In dissenso con i comunisti per la mancata realizzazione di una brigata completamente italiana e contrario all'uso della Brigata Garibaldi contro gli anarchici, Pacciardi lasciò la formazione ad agosto del 1937 e lasciò la Spagna dopo aver assistito, a Barcellona, alla commemorazione di Carlo Rosselli, che era stato ucciso il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-l'Orne da una formazione della destra francese filo fascista.

Dopo l'addio di Pacciardi, al comando della brigata subentrarono cinque successivi comandanti in tredici mesi: Carlo Penchienati, Agostino Casati, Luciano Zannoni, Eloj Paradinas e Alessandro Vaia. La brigata combatterà ancora al Farlete (sul fronte di Saragozza), dal 24 al 30 agosto 1937, alle Fuentes de Ebro, dal 10 al 18 ottobre 1937, alla Sierra de Gredos, il 15-16 febbraio 1938, al fronte di Ginestra, dal 4 aprile al 2 settembre 1938, e sull'Ebro, dal 3 al 23 settembre 1938, sino allo scioglimento del 24 settembre 1938. Il 21 settembre precedente, infatti, il nuovo primo ministro spagnolo, Juan Negrín, su pressione delle democrazie occidentali impegnate nella politica di non intervento, aveva disposto il ritiro dal fronte di tutti i combattenti non spagnoli, stimati in 13.000 unità ad ottobre 1938. Il 29 ottobre 1938, a Barcellona, tutte le Brigate internazionali tennero una sentita e commossa parata di addio.

Gli ultimi veterani della Garibaldi, Giovanni Pesce e Vincenzo Tonelli, sono deceduti nel luglio 2007 e nel luglio 2009.

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico Andreu Castell segnala come nel battaglione, e poi nella Brigata Garibaldi, vi fosse la maggior tolleranza e senso di fraternità fra comunisti filo-sovietici, trotskisti e anarchici.

Diversi anarchici, sciolta la brigata italiana, infatti, non vollero entrare nel ricostituito esercito popolare e lasciarono la Spagna.

Lo storico Pietro Ramella ha analizzato l'appartenenza politica di un campione di circa 4000 italiani aderenti alle Brigate, secondo i dati dall'Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna,[6] ottenendo i seguenti dati (i dati sono in costante aggiornamento grazie alle costanti ricerche di storici come il valente friulano M.Puppini):

  • Anarchici: 328 (9,7%)
  • Comunisti: 1301 (38,3%)
  • Giustizia e Libertà: 39 (1,2%)
  • Repubblicani: 56 (1,6%)
  • Socialisti: 224 (6,6%)
  • Appartenenza sconosciuta: 1449 (42,6%)

Militanti[modifica | modifica wikitesto]

Ilio Barontini (1890-1951), fu al comando del Battaglione nella Battaglia di Guadalajara
  • Vittorio Bardini, tenente della Batteria "Antonio Gramsci", internato al Vernet, poi trasferito a Ventotene
  • Ilio Barontini, comunista, sostituì brillantemente Pacciardi al comando del Battaglione Garibaldi, nella Battaglia di Guadalajara
  • Alessandro Bianconcini, musicista, sergente della 2ª Compagnia
  • Giovanni Battista Canepa, ufficiale di Stato Maggiore, ferito a Guadalajara
  • Antonio Carini, tre volte ferito, internato al Vernet, dal 1941 a Ventotene
  • Giorgio Braccialarghe, repubblicano, comandante del plotone d'assalto
  • Giandante X, pseudonimo di Dante Pescò, scultore, internato al Vernet nel 1939, poi confinato ad Ustica
  • Luigi Longo, nome di battaglia Gallo, commissario politico (dal 1937 Commissario ispettore generale delle Brigate Internazionali)
  • Aristodemo Maniera, ufficiale, ferito sull'Jarama, internato al Vernet
  • Alfredo Mordini, comunista, ferito a Farlete, futuro comandante partigiano nella Resistenza italiana
  • Randolfo Pacciardi, repubblicano, comandante del Battaglione, poi trasformato in Brigata
  • Pietro Pajetta, comunista, caduto della Resistenza italiana
  • Giovanni Pesce, comunista, più volte ferito in combattimento
  • Guido Picelli, comandante di plotone inglobato nel "Garibaldi" il 13 dicembre 1936, caduto il 5 gennaio 1937 sul fronte di Guadalajara
  • Mario Ricci, ferito in combattimento ad Arganda, internato al Vernet, poi trasferito a Ventotene
  • Egisto Rubini, ferito nella battaglia del Brunete, sarà arrestato e torturato durante la Resistenza
  • Ilario Tabarri, repubblicano, confinato a Ventotene, sarà comandante dell' 8ª Brigata Garibaldi "Romagna" durante la Resistenza
  • Mario Traverso, anarchico, capitano nel battaglione Garibaldi, due volte ferito, caduto il 16 febbraio 1938 in Estremadura
  • Giuseppe Verginella, ferito sull'Ebro, internato al Vernet, poi al Gurs
  • Asim Vokshi, ufficiale kosovaro di etnia albanese, comunista, caduto sull'Ebro.
  • Adriano Bertella, assegnato al I Battaglione Garibaldi II compagnia il 13 giugno 1937, in forza poi alla 96 Brigata spagnola

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Liberal. Fondazione di Alberto Indelicato, Anno II n. 14 - Ottobre-Novembre 2002
  2. ^ Randolfo Pacciardi, Il Battaglione Garibaldi. Volontari italiani nella Spagna Repubblicana, La Lanterna, Roma, 1945, pp. 41-42
  3. ^ Istituto storico grossetano della Resistenza: il Battaglione Garibaldi
  4. ^ Esiste una pubblicazione dell'A.I.C.V.A.S, il Quaderno 4, in cui è scritto: «22 ottobre 1936 viene formalmente sciolta la Centuria Gastone Sozzi (giovane comunista di Cesena ucciso nelle carceri italiane). I suoi combattenti entrano a far parte del Battaglione Garibaldi.
  5. ^ da LA RISVEGLIA. (archiviato dall'url originale il ).
  6. ^ Saggio di Pietro Ramella

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Arbizzani, P. Mondini Garibaldini in Spagna e nella Resistenza bolognese, Quaderni de "La Lotta", 1966
  • Luigi Arbizzani, C. Volta, A. Zambonelli, Antifascisti emiliani e romagnoli in Spagna e nella Resistenza. I volontari della Repubblica di San Marino, Milano, Vangelista, 1980
  • Sandro Attanasio, Gli italiani e la guerra di Spagna, Ugo Mursia Editore
  • Giacomo Calandrone, La Spagna brucia: cronache garibaldine, Editori Riuniti
  • Giulia Canali, L'antifascismo italiano e la guerra civile spagnola, Manni
  • Giuseppe Cordedda, Guerra di Spagna: 100/17 alzo zero Chiarella 1996
  • Aldo Garosci, Gli intellettuali e la guerra di Spagna pubblicato 1959 Einaudi
  • Aldo Garosci, Umberto Marzocchi, Carlo Rosselli, Giustizia e libertà nella lotta antifascista e nella storia d'Italia, La Nuova Italia, 1978
  • Dolores Ibárruri, La guerra di Spagna, E.GI.TI 1938
  • Luigi Longo, Dal social-fascismo alla guerra di Spagna, Teti, 1976
  • Luigi Longo, Le brigate internazionali in Spagna, Roma, Editori Riuniti, 1956
  • Nanda Torcellan, Enzo Collotti, Gli italiani in Spagna: bibliografia della guerra civile spagnola, FrancoAngeli, 1988
  • Pietro Nenni, Spagna, Milano, Edizioni Avanti, 1958
  • Randolfo Pacciardi, Il battaglione Garibaldi, Lugano 1938.
  • Giovanni Pesce, Senza tregua, Milano, Feltrinelli, 1973
  • Carlo Rosselli, Oggi in Spagna domani in Italia, Einaudi, 1967
  • Gabriele Ranzato, Rivoluzione e guerra civile in Spagna 1931-1939, Torino, Loescher, 1975
  • Gabriele Ranzato, La guerra di Spagna, Giunti
  • Gabriele Ranzato, L'eclissi della democrazia. La guerra civile spagnola e le sue origini, Bollati Boringhieri, 2004
  • Gabriele Ranzato, Guerriglia e operazioni militari dell'esercito repubblica durante la guerra civile spagnola, La guerra partigiana in Italia e in Europa, Brescia, Fondazione Micheletti, 1997
  • Giovanni Villella, Rivoluzione e guerra di Spagna: (1931-1939), Gesualdi, 1971

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]