Randolfo Pacciardi

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Randolfo Pacciardi
Randolfo Pacciardi 1945.jpg

Vicepresidente del Consiglio
Durata mandato 1 giugno 1947 –
12 maggio 1948
Presidente Alcide De Gasperi
Predecessore Paolo Cappa
Vincenzo Moscatelli
Successore Attilio Piccioni
Giovanni Porzio
Giuseppe Saragat

Ministro della Difesa
Durata mandato 1948 –
1953
Predecessore Cipriano Facchinetti
Successore Giuseppe Codacci Pisanelli

Dati generali
Partito politico PRI (1915-1964/1974-1991)
UDNR (1964-1974)
on. Randolfo Pacciardi
Bandiera italiana
Assemblea costituente
Randolfo Pacciardi
Luogo nascita Giuncarico (frazione di Gavorrano)
Data nascita 1º gennaio 1899
Luogo morte Roma
Data morte 14 aprile 1991
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Avvocato
Partito Partito Repubblicano Italiano
Gruppo Repubblicano
Collegio XVI (Pisa)
Incarichi parlamentari
  • Capogruppo del gruppo parlamentare Repubblicano
  • Componente della Commissione per i Trattati internazionali
  • Vicepresidente del Consiglio dei ministri (De Gasperi IV)
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Legislatura I, II, III, IV
Gruppo Repubblicano (I legislatura), Misto (II, III e IV legislatura)
Collegio Pisa (I, III e IV legislatura), Unico nazionale (II legislatura)
Incarichi parlamentari

I Legislatura

  • Componente della V Commissione (Difesa)
  • Componente della VI Commissione (Istruzione e Belle arti)
  • Componente della XI Commissione (Lavoro e Previdenza sociale)
  • Vicepresidente del Consiglio dei ministri (De Gasperi IV)
  • Ministro della Difesa (De Gasperi V, VI e VII)

II Legislatura

  • Vicepresidente della II Commissione (Affari esteri)
  • Ministro della Difesa (De Gasperi VII)

III Legislatura

  • Presidente della VII Commissione (Difesa)
  • Componente della III Commissione (Esteri)

IV Legislatura

  • Componente della III Commissione (Esteri)
  • Componente della VII Commissione (Difesa)
  • Componente della Commissione speciale per l'esame del disegno di legge n. 2017 "Disciplina degli interventi per lo sviluppo del Mezzogiorno"

Randolfo Pacciardi (Giuncarico, 1º gennaio 1899Roma, 14 aprile 1991) è stato un politico e antifascista italiano, esponente del Partito Repubblicano Italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli anni giovanili e la prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Nato il 1º gennaio 1899 a Giuncarico, da Giovanni, ferroviere originario di Castagneto Carducci ed Elvira Guidoni, Pacciardi studiò prima a Grosseto, poi prese la licenza tecnica a Montepulciano. Nel 1915 aderì al Partito Repubblicano Italiano, schierandosi tra le file degli interventisti e, nel maggio 1915, pur non avendo l'età prescritta, andò ad arruolarsi come volontario a Roma sotto falso nome, utilizzando i documenti di un compagno di scuola più grande; il padre, però, andò da Giovanni Conti, uno dei capi del Partito Repubblicano Italiano, al quale raccontò che la madre del ragazzo stava molto male e riuscì a farlo tornare a casa.

Chiamato alle armi nel febbraio del 1917 frequentò il corso accelerato allievi ufficiali a Caserta e a Parma; in luglio venne inviato al fronte prima nell'11º reggimento bersaglieri, poi nell'8º. Dopo Caporetto fu decorato con due medaglie d'argento, una medaglia di bronzo e con la Military Cross dell'esercito britannico; conseguì anche una proposta di medaglia d'oro.

L'antifascismo in Italia[modifica | modifica sorgente]

Congedato nel 1919, Pacciardi si iscrisse all'Università e, in soli due anni, conseguì la laurea in giurisprudenza; successivamente collaborò con “L'Etruria nuova”, denunciando ripetutamente le violenze squadriste. Il 6 aprile 1923, alla Pescaia, affrontò, per motivi politici, un duello alla sciabola con il segretario del fascio di Grosseto, Umberto Pallini. A Roma, ove si era trasferito nel 1922, fondò, insieme a Giovanni Conti, Raffaele Rossetti, Fernando Schiavetti e Cino Macrelli, il movimento antifascista “l'Italia libera”, rivestendone la carica di segretario fino alla sua soppressione (gennaio 1925).

Assegnato al confino per cinque anni, a dicembre del 1926, riuscì a sfuggire all'arresto scappando attraverso i tetti dalla sua casa romana di via Gregoriana. Ricevuta una lettera con una frase in codice ("qui l'aria è pura e le montagne salubri") dalla vedova di Cesare Battisti, raggiunse Trento in treno, partendo da Orte, con l'amico repubblicano Egidio Reale. Ernesta Battisti affidò i due fuggiaschi ad alcuni contrabbandieri che li aiutarono ad espatriare in Svizzera attraverso il valico austriaco di Buchs: il 1º gennaio 1927 festeggiarono il capodanno in un'osteria di Zurigo.[1].

L'attività politica in esilio[modifica | modifica sorgente]

Nel frattempo, il 1º gennaio 1927, il Partito repubblicano comunicò il suo avvenuto trasferimento all'estero, e precisamente a Parigi[2]. Nello stesso anno, Pacciardi stabilì la sua residenza a Lugano, dando un contributo decisivo per fare della locale sezione del PRI il principale collegamento tra l'organizzazione estera del partito e i militanti ancora attivi in Patria.

Da Lugano, Pacciardi diede il suo appoggio all'adesione del PRI alla Concentrazione d'azione antifascista, un organismo in esilio costituitosi in quegli anni, di cui fanno parte il Partito Socialista Italiano e il Movimento Giustizia e Libertà. Tale adesione fu votata e approvata nel congresso del PRI di Lione del 29-30 giugno 1929[3]. Fu inoltre uno degli organizzatori del volo di Giovanni Bassanesi e Gioacchino Dolci su Milano (11 luglio 1930) per gettare manifestini antifascisti, e rimase in contatto anche con il gruppo milanese di Giustizia e Libertà[4].

Nel maggio del 1932, Pacciardi diede inizio, a Lugano, alle pubblicazioni del quindicinale “Italia Libera”. Nel 1933, accusato di aver investigato sulle spie fasciste infiltrate fra gli esuli, Pacciardi fu espulso dalla Svizzera. Nello stesso anno, accusato dalle spie dell'Ovra di preparare un attentato contro Mussolini, la Prefettura di Grosseto lo incluse nella prima categoria dei nemici del fascismo, con la dicitura “attentatore”[5]. Si rifugiò dunque in Francia, e risiedé a Parigi insieme con la moglie Luigia Civinini.

Al quinto Congresso in esilio (Parigi, 22-23 aprile 1933), Pacciardi fu eletto segretario politico del Partito Repubblicano Italiano. In tale veste rinegoziò l'adesione del partito alla Concentrazione antifascista, riuscendo a ottenere la costituzione di un triunvirato (di cui fece parte, insieme al socialista Giuseppe Saragat e ad Alberto Cianca di Giustizia e Libertà) per la gestione collegiale dell'organizzazione. Nell'ambito del contrasto che successivamente si aprì, tra le componenti socialista e di Giustizia e Libertà (movimento liberal-socialista fondato in Francia nel 1929, principalmente guidato da Carlo Rosselli), Pacciardi supportò le posizioni gielline[6], ma il dissidio condusse allo scioglimento della "Concentrazione", ufficialmente sancito nel maggio 1934. Nel frattempo, al Congresso di Lione del 24-25 marzo 1934, Pacciardi lasciò la Segreteria del partito in favore di Giuseppe Chiostergi.

La Guerra civile spagnola[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Brigate internazionali.

Nell'estate del 1936, Pacciardi ricevette una lettera di Carlo Rosselli per l'eventuale concorso alla formazione di una legione italiana nelle brigate repubblicane spagnole. Era stato l'esponente del Partito repubblicano ad aver avuto per primo l'idea di un corpo di volontari che accorresse in Spagna a dar man forte alla repubblica democratica minacciata dalla rivolta dei militari ribelli. Egli pensava a una «legione italiana» assolutamente apartitica, organizzata secondo il modello dei garibaldini che nel 1897-1898 avevano combattuto in Grecia contro i Turchi o di quelli accorsi in Francia nel 1914 prima dell'entrata in guerra dell'Italia[7]. Già noto come capo militare per la sua audacia e considerato 'super-partes' sia dai socialisti che dai comunisti, il 26 ottobre 1936 firmò a Parigi l'accordo per la formazione di una Legione antifascista italiana sotto il patronato politico dei partiti socialista, comunista e repubblicano e con il concorso delle organizzazioni aderenti al comitato italiano pro Spagna[8].

In Spagna, con il grado di maggiore, guidò il Battaglione italiano Garibaldi alla difesa di Madrid, prima al Cerro de los Angeles, poi alla Puerta de Hierro e nella città universitaria. In seguito, a Pozuelo, venne promosso tenente colonnello. Fu alla testa del Battaglione anche a Boadilla del Monte, Mirabueno e Majadahonda. Nella Battaglia del Jarama venne ferito a una guancia e a un orecchio. Trasferitosi a Parigi per sottoporsi alle necessarie medicazioni, Pacciardi partecipò solo alle ultime fasi della Battaglia di Guadalajara (il comando del battaglione era stato temporaneamente affidato al Vice Commissario Ilio Barontini)[9]; ripreso il comando, combatté anche sul fronte di Morata de Tajuna e Casa de Campo, nell'aprile 1937. Restò alla guida dei volontari fino al giugno del 1937, dopo che il Battaglione Garibaldi si era trasformato nella Brigata omonima, e diresse i combattimenti a Huesca e Villanueva del Pardillo. In dissenso con i comunisti per la mancata realizzazione di una brigata completamente italiana e contrario all'uso della Brigata Garibaldi contro gli anarchici, lasciò la Spagna nell'estate del 1937 dopo aver assistito alla commemorazione di Carlo Rosselli a Barcellona.

Gli anni a cavallo della seconda guerra mondiale e il soggiorno negli Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

Il 4 dicembre 1937, a Parigi, Pacciardi fondò il settimanale “La Giovine Italia”, al quale si affiancò nella conduzione politica e giornalistica l'ex dirigente di G.L. e giornalista Alberto Tarchiani; al settimanale collaborò con numerosi articoli anche l'ex Ministro degli Esteri Carlo Sforza, parimenti esule in Francia. Il 19 dicembre successivo, Pacciardi, già iniziato alla massoneria nel 1919 in una loggia di Grosseto[10], fu affiliato alla loggia parigina Eugenio Chiesa, che lo elevò al grado di Maestro (3º grado del Rito scozzese antico ed accettato); nel giugno 1938 gli fu conferito il 30º grado[11]. Nei mesi di marzo-maggio 1938, invitato dalle organizzazioni antifasciste italo-americane nella sua qualità di ex comandante del battaglione Garibaldi, Pacciardi compì una tournée propagandistica negli Stati Uniti, tenendo decine di conferenze a New York, Chicago, Detroit, Filadelfia, Los Angeles e incontrando esponenti politici quali il Sindaco di New York Fiorello La Guardia. All'indomani dell'ottavo congresso del PRI in esilio (Parigi, 11-12 giugno 1938), Pacciardi fu rieletto segretario politico, sia pur affiancato collegialmente da Cipriano Facchinetti.

L'invasione tedesca del 1940 e il contemporaneo ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale colsero Pacciardi di sorpresa a Parigi. Con la moglie e l'amico Tarchiani, riuscì a raggiungere la cittadina di Vendôme, e poi il porto di Marsiglia. Di lì, con due lasciapassare falsi, i coniugi Pacciardi raggiunsero Algeri; successivamente, nel 1941, da Casablanca, si imbarcarono su una nave portoghese, grazie alla complicità di un colonnello del servizio segreto francese, e riuscirono a raggiungere gli Stati Uniti[12]. Negli Stati Uniti, Pacciardi aderì alla Mazzini Society, un'associazione di matrice democratico-repubblicana, che mirava ad ottenere l'appoggio del governo americano per la creazione di un Comitato nazionale italiano, cioè una forma di governo in esilio con a capo Carlo Sforza (che aveva già raggiunto gli Stati Uniti nell'estate del 1940). Con l'arrivo di Pacciardi, Sforza propose anche la costituzione di una “legione italiana” al comando del leader repubblicano[13].

Su tali basi si pronunciò il Congresso italo-americano, che si tenne a Montevideo, dal 14 al 17 agosto 1942, ed al quale, tuttavia, Pacciardi non poté partecipare per mancanza di un passaporto valido[14]. In precedenza, peraltro, Pacciardi aveva lasciato la “Mazzini”, essendo stato messo in forte minoranza sulla linea di unità di azione con i comunisti, da lui propugnata in funzione antifascista[15]. Poté rientrare in Italia solo dopo la liberazione di Roma, il 29 giugno 1944.

Randolfo Pacciardi in visita David Ben-Gurion a Sde Boker, 1958

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Nel Convegno Nazionale del PRI, che si tenne il 26-27 maggio 1945, Pacciardi fu riconfermato Segretario politico del partito, per acclamazione. La linea politica che impresse al P.R.I. (in contrasto con la corrente facente capo a Giovanni Conti), fu quella dell'unità d'azione con le altre forze politiche favorevoli alla Repubblica, in particolare il Partito d'Azione, erede del movimento Giustizia e Libertà. Il 2 giugno 1946, Pacciardi fu eletto deputato all'Assemblea Costituente. Nello stesso anno, la sua linea d'intesa con le altre forze di sinistra segnò un punto favorevole con l'ingresso nel PRI di Carlo Sforza e di altri uomini politici provenienti dal disciolto Partito d'Azione, quali l'ex Presidente del Consiglio Ferruccio Parri, Ugo La Malfa, Oronzo Reale e Alberto Tarchiani. Dopo un intervallo di alcuni mesi (ottobre 1946-gennaio 1947), Pacciardi fu eletto per la quarta volta Segretario politico del Partito Repubblicano Italiano, e mantenne la carica sino al dicembre del 1947.

Nel maggio 1947, il PRI entrò nel Governo De Gasperi IV e Pacciardi, dopo essersi dimesso dalla segreteria politica, assunse la carica di Vicepresidente del Consiglio. Dal 1948 al 1953 fu Ministro della Difesa, nei successivi tre governi De Gasperi; in questa veste favorì l'ingresso dell'Italia nella NATO, in coerenza con l'azione politico-diplomatica dei suoi vecchi amici della “Mazzini Society”, e cioè Carlo Sforza e Alberto Tarchiani, nel frattempo divenuti, rispettivamente, Ministro degli Esteri e Ambasciatore a Washington. Successivamente fu eletto deputato anche nella II, III e IV legislatura repubblicana.

Nel frattempo la componente degli ex-azionisti era divenuta maggioritaria all'interno del P.R.I. (Oronzo Reale mantenne ininterrottamente la Segreteria politica dal 1949 al 1963), indirizzando il partito sulla linea sostenuta da Ugo La Malfa, favorevole all'intervento pubblico nell'economia[16] e contraria alla partecipazione ai governi centristi della II e III legislatura (1953-62). Tale politica si collegò progressivamente a favore della formula del Centrosinistra, verso la quale Pacciardi, assertore del liberismo economico, dichiarò apertamente la propria opposizione. Nel XXVII Congresso del P.R.I. del marzo 1960, la corrente facente capo a Pacciardi (40% dei voti) fu sconfitta da quella più aperta all'alleanza con il PSI guidata da Ugo La Malfa (58%). A rendere più difficile la posizione di Pacciardi, fu il clamore derivante dal cosiddetto “scandalo di Fiumicino”, nel quale egli venne coinvolto nell'aprile 1961, quale ex Ministro della Difesa. La vicenda coinvolse solo marginalmente l'uomo politico repubblicano, ma ne intaccò la figura, in quanto la moglie aveva acquistato (con soldi propri) un appartamento da una delle imprese costruttrici dell'aeroporto[17]. Indebolito da tale vicenda, pur essendo stato completamente scagionato, Pacciardi ruppe comunque la disciplina di partito e, il 4 dicembre 1963, votò contro il primo governo di centrosinistra (Governo Moro I), al quale il P.R.I. partecipava, e fu immediatamente espulso dal partito. Si iscrisse quindi al Gruppo Misto della Camera dei Deputati.

Nel 1964 Pacciardi fondò un nuovo gruppo politico, l'Unione Democratica per la Nuova Repubblica, ed un quotidiano, La Folla. Entrambi si caratterizzavano per la propaganda di un'evoluzione dell'istituzione repubblicana dell'Italia in senso presidenzialista (sul modello gollista della V repubblica francese). Le elezioni politiche del 1968 si rivelarono, peraltro, un fallimento per il nuovo movimento, che riuscì a conseguire solo 63.402 voti alla Camera dei deputati[18], e lo stesso Pacciardi non fu rieletto. In seguito egli fu anche accusato di simpatie neofasciste e golpiste. Al partito di Pacciardi si richiamava in effetti il gruppo universitario Primula Goliardica, nato da una costola del FUAN romano, e poi confluito nel movimento Lotta di Popolo. Lo stesso Pacciardi fu indagato e sospettato nel 1974 di aver appoggiato il cosiddetto Golpe bianco di Edgardo Sogno e Luigi Cavallo[19][20].

Randolfo Pacciardi e Luigi Cavallo smentirono che vi fosse un programma di un "Colpo di Stato". Infine, nel 1979, Pacciardi chiederà la riammissione al Partito Repubblicano, con l'appoggio dei repubblicani forlivesi e marchigiani. La ottenne due anni dopo, e, sempre nel 1981, fondò un nuovo periodico, L'Italia del popolo, di cui fu direttore per dieci anni, fino alla morte. Si spense a Roma il 14 aprile 1991 e venne tumulato nel cimitero comunale di Grosseto del quartiere Sterpeto sulla via Scansanese, accanto alla moglie. La sua tomba è corredata da una fioriera donata dall'Associazione Mazziniana Italiana.

Massoneria[modifica | modifica sorgente]

Pacciardi fu iniziato massone nell'agosto 1919 presso la Loggia "Ombrone" di Grosseto, e poi promosso compagno l'anno dopo[10]. Il 19 dicembre 1937 fu affiliato alla loggia parigina "Eugenio Chiesa", che lo elevò al grado di Maestro, mentre nel giugno 1938 gli fu conferito il 30º grado del Rito scozzese antico ed accettato[11]. La sua orazione funebre fu tenuta da Gustavo Raffi, poi divenuto Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • In un libro autobiografico, Pacciardi ha narrato il suo incontro con lo scrittore statunitense Ernest Hemingway, all'epoca corrispondente per la Guerra civile spagnola, e con la sua compagna Martha Gellhorn[21]: "In una serata di riposo della brigata avevamo invitato i giornalisti e gli scrittori stranieri presenti a Madrid. Faceva gli onori di casa il poeta Alberti che ci rallegrava con le sue improvvisazioni poetiche facilmente orecchiabili, come una parodia della ‘Cucaracha'; ed erano presenti molti scrittori spagnoli e stranieri. Hemingway si presentò con una giornalista di rara bellezza, Martha Gellhorn, anch'essa corrispondente di altri giornali americani". In una lettera del suo epistolario, datata "Cuernavaca 1950", la Gellhorn così scrive: "La volta che amai Ernest - e lo amai davvero - fu a causa di Pacciardi: lo incontrammo a Valencia in abiti civili; il governo aveva sciolto le Brigate internazionali, lasciandolo senza soldi e documenti, senza un futuro. Pacciardi ritornava in Francia, apolide e spiantato; gli si spezzava il cuore ma non si lamentò, non pronunciò parola. All'improvviso sentii Ernest piangere, appoggiato al muro - prima non lo avevo mai visto piangere - piangeva per Pacciardi, pur avendolo odiato come rivale in amore". Successivamente, la Gellhorn si ispirò a Pacciardi per il protagonista del romanzo “The heart of another” e lo rivide spesso, anche nelle vesti di Ministro della Difesa a Roma, nel dopoguerra[22].
  • Giunto da pochi mesi a New York (1942), Pacciardi ricevette una telefonata dal regista Michael Curtiz, in procinto di girare il film Casablanca, con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, con l'invito a vedere le scene e per una consulenza sulle atmosfere e i personaggi. Pacciardi accettò[23]. La rassomiglianza della vicenda del personaggio di Victor Laszlo e di sua moglie (Ingrid Bergman nel film), con quella realmente vissuta da Pacciardi nel 1941[24], autorizzò – anni più tardi – il Secolo d'Italia a ipotizzare che il film fosse interamente ispirato alla figura dell'antifascista italiano. Tuttavia, Giuseppe Loteta, che aveva raccolto le memorie di Pacciardi, comprendenti anche la “consulenza” di quest'ultimo alle riprese hollywoodiane, smentì recisamente tale ipotesi[25].
  • Nel 1962 Pacciardi fu scelto dal cantautore Fabrizio de André come testimone al suo primo matrimonio con Enrichetta Rignon (madre di Cristiano De André). L'uomo politico repubblicano, infatti, era amico da lunga data di Giuseppe De André, padre dello sposo[26].

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Mazzini. La vita e le opere, Roma, Libreria Politica Moderna, 1922.
  • Il battaglione Garibaldi. Volontari italiani nella Spagna repubblicana, Lugano, Nuove edizioni di Capolago, 1938.
  • Mario Angeloni, Roma, Libreria Politica Moderna, 1944.
  • Protagonisti grandi e piccoli. Studi, incontri, ricordi, Roma, Barulli, 1972.
  • Da Madrid a Madrid. Riflessioni, discorsi, scritti dal 1936 al 1974, Roma, Barulli, 1975.
  • Dall'antifascismo alla Repubblica, Roma, Archivio Trimestrale, 1986; 1988.
  • Cuore da battaglia. Pacciardi racconta a Loteta, Roma, Nuova edizioni del Gallo, 1990.
  • Mazzini. La vita e le opere. Lineamenti di una repubblica mazziniana, Roma, Archivio Trimestrale, 1991.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Randolfo Pacciardi, Verso l'esilio, in: AA.VV. Egidio Reale e il suo tempo, Firenze, 1961.
  2. ^ Santi Fedele, I Repubblicani in esilio nella lotta contro il fascismo (1926-1940), Firenze, Le Monnier, 1989, p. 9.
  3. ^ L'adesione del PRI fu temporaneamente revocata nel successivo congresso di Saint Louis del 19-20 marzo 1932. In tale occasione, Pacciardi faceva parte della minoranza del partito, e uscì dalla Direzione Nazionale.
  4. ^ Un'ampia documentazione sull'attività antifascista di Pacciardi a Lugano è consultabile in: Archivio Centrale dello Stato, Min. Interno, Dir. Gen. P.S., Casellario politico centrale, f. “Pacciardi Randolfo”.
  5. ^ Archivio Centrale dello Stato, Min. Interno, Dir. Gen. P.S., Casellario politico centrale, f. “Pacciardi Randolfo”; il suo nome, con fotografia, figura anche nella Rubrica di frontiera e sul Bollettino delle ricerche, Supplemento dei sovversivi.
  6. ^ Santi Fedele, I Repubblicani in esilio nella lotta contro il fascismo (1926-1940), Firenze, Le Monnier, 1989, pag. 81.
  7. ^ Liberal. Fondazione di Alberto Indelicato, Anno II n. 14 - ottobre-novembre 2002
  8. ^ Randolfo Pacciardi, Il Battaglione Garibaldi. Volontari italiani nella Spagna Repubblicana, La Lanterna, Roma, 1945, pp. 41-42
  9. ^ da LA RISVEGLIA. (archiviato dall'url originale il ).
  10. ^ a b Aldo A. Mola, Pacciardi massone: iniziazione all'antitotalitarismo, in: Annali del Centro Pannunzio, Torino, 2001, pagg. 139-150
  11. ^ a b Santi Fedele, La massoneria italiana nell'esilio e nella clandestinità. 1927-1939, Franco Angeli, Milano, 2005, pagg. 162-63 e 183
  12. ^ Randolfo Pacciardi, Cuore da battaglia: Pacciardi racconta a Loteta , Roma, 1990.
  13. ^ Antonio Varsori, Gli alleati e l'emigrazione democratica antifascista (1940-1943), Sansoni, Firenze, 1982, pagg. 126-27.
  14. ^ Antonio Varsori, Gli alleati e l'emigrazione democratica antifascista (1940-1943), Sansoni, Firenze, 1982, pag. 172, n.
  15. ^ Antonio Varsori, Gli alleati e l'emigrazione democratica antifascista (1940-1943), Sansoni, Firenze, 1982, pagg. 150 n.-151.
  16. ^ Alessandro Spinelli, I repubblicani nel secondo dopoguerra (1943-1953), Longo, Ravenna, 1998, pagg. 236 e succ.ve.
  17. ^ Giorgio Galli, Affari di Stato, Kaos edizioni, Milano, 1991, pp. 82-85.
  18. ^ Risultati delle elezioni politiche del 1968
  19. ^ Panorama, A. XII, n. 140, 26 settembre 1974, pagg. 44-46 e A. XIII, n. 461, 20 febbraio 1975, pag. 39.
  20. ^ Italia '74, a un passo dal tintinnar di sciabole in la Repubblica, 15 marzo 1997. URL consultato il 10 gennaio 2010.
  21. ^ Randolfo Pacciardi, Protagonisti grandi e piccoli: studi, incontri, ricordi , Barulli, Roma, 1972, p. 644.
  22. ^ Ennio Caretto, Corriere della Sera, 4 ottobre 2006.
  23. ^ Randolfo Pacciardi, Cuore da battaglia: Pacciardi racconta a Loteta, Roma, Nuova edizioni del Gallo, 1990.
  24. ^ Anche nel film i due riescono a partire per gli Stati Uniti grazie a documenti falsi e all'appoggio di un funzionario francese.
  25. ^ Il Messaggero, 28 agosto 1995.
  26. ^ fabrizio andrè randolfo - Articoli e post su fabrizio andrè randolfo trovati nei migliori blog

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alessandra Baldini; Paolo Palma, Gli antifascisti italiani in America, 1942-1944: la Legione nel carteggio di Pacciardi con Borgese, Salvemini, Sforza e Sturzo, Le Monnier, Firenze, 1990.
  • Alessandra Baldini; Paolo Palma, Nuovi documenti sulla “Mazzini Society” : i rapporti con i comunisti nell'antifascismo Usa, in Nuova Antologia, diretta da Giovanni Spadolini, gennaio-marzo 1990
  • Santi Fedele, I repubblicani in esilio nella lotta contro il fascismo (1926-1940), Firenze, Le Monnier, 1989.
  • Alessandro Spinelli, I repubblicani nel secondo dopoguerra (1943-1953), Ravenna, Longo, 1998.
  • Antonio Varsori, Gli alleati e l'emigrazione democratica antifascista (1940-1943), Firenze, Sansoni, 1982.
  • Paolo Palma, Una bomba per il duce: La centrale antifascista di Pacciardi a Lugano (1927-1933), Rubbettino, Soveria Mannelli, 2003
  • Renato Traquandi, Randolfo Pacciardi, Albatros, Roma, 2011.
  • Paolo Palma, Randolfo Pacciardi. Profilo politico dell'ultimo mazziniano, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2012.
  • Randolfo Pacciardi: un protagonista del Novecento, interventi di G. Fini, O. L. Scalfaro, A. de Martini, F. Angioni, P. Palma. G. Rebuffa, al convegno tenutosi il 19 aprile 2011 nella Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio, Roma, Camera dei Deputati, 2012.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
Military Cross - nastrino per uniforme ordinaria Military Cross

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Ministro della Difesa della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Cipriano Facchinetti 23 maggio 1948-16 luglio 1953
governo De Gasperi V
governo De Gasperi VI
governo De Gasperi VII
Giuseppe Codacci Pisanelli
Predecessore Segretario del PRI Successore
Raffaele Rossetti aprile 1933 - marzo 1934 Giuseppe Chiostergi I
Ottavio Abbati luglio 1938 - gennaio 1942
(con Cipriano Facchinetti)
Mario Carrara II
Giovanni Conti maggio 1945 - settembre 1946 Giulio Andrea Belloni III
Giulio Andrea Belloni gennaio 1947 - dicembre 1947 Giulio Andrea Belloni
(con Ugo La Malfa e Oronzo Reale )
IV

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