Ilio Barontini
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| Parlamento Italiano Assemblea costituente |
|
| On. Ilio Barontini | |
| Luogo nascita | Cecina |
| Data nascita | 28 settembre 1890 |
| Data morte | 22 gennaio 1951 |
| Professione | ferroviere |
| Partito | Partito Comunista Italiano |
| Gruppo | Comunista |
| Collegio | Pisa |
| Incarichi parlamentari | |
|
|
| Parlamento Italiano Senato della Repubblica |
|
| Legislatura | I |
| Gruppo | Comunista |
Ilio Barontini (Cecina, 28 settembre 1890 – 22 gennaio 1951) è stato un partigiano e politico italiano.
Anarchico [1], nel proseguio socialista e , dopo , comunista, combattente nella Guerra di Spagna, nella resistenza in Francia e in Emilia-Romagna, senatore del PCI, fu decorato con la Bronze Star Medal, e nominato cittadino onorario di Bologna. Anche dall'Unione Sovietica gli venne un riconoscimento: l'Ordine della Stella Rossa.
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] La gioventù
Barontini fu, fin dall'età di 13 anni, un militante anarchico di Livorno. A 15 anni lavorava già come operaio tornitore presso il Cantiere Orlando quando si iscrisse al Partito Socialista. Negli anni che precedettero la prima guerra mondiale si dichiarò "non interventista". Dopo la guerra, nel 1919, partecipò ai lavori del gruppo politico di Ordine Nuovo, fondato da Antonio Gramsci. Nel 1921, fu fra i fondatori del Partito Comunista d'Italia nel Congresso di Livorno. Successivamente fu eletto sia come Consigliere Comunale che responsabile della Camera del Lavoro della CGIL della città di Livorno. Con l'avvento del fascismo subì arresti, denunce ed aggressioni, ma non si arrese mai è tornò sempre alla militanza politica. Fra i dirigenti del Partito Comunista d'Italia fa parte della minoranza che è favorevole all'ingresso delle formazioni antifasciste di difesa del partito nel Fronte Unito Arditi del Popolo.
| Per approfondire, vedi le voci L'Internazionale e gli Arditi del Popolo e Partito Comunista d'Italia e Arditi del Popolo. |
[modifica] Espatrio in Francia
Nel 1931 espatriò avventurosamente in Francia con una pericolosa attraversata in barca che lo lasciò in Corsica per sfuggire ad una condanna a tre anni inflittagli dal Tribunale Speciale fascista. Il suo lavoro di militante rivoluzionario ed antifascista proseguì nella clandestinità con numerose missioni di agitazione ed organizzazione in varie parti di Europa ed Africa. Barontini aveva ottime capacità di organizzatore. Durante la Resistenza fu il perno dell'organizzazione antifascista in diverse città e zone d'Italia. In Francia si rifugiò a Marsiglia, da dove tenne le fila del lavoro clandestino tra gli esuli italiani antifascisti.
[modifica] Il periodo in URSS
In URSS Barontini perfezionò le sue capacità militari presso i centri di addestramento dell'Armata Rossa, in particolare frequenta l'Accademia Frunze a Mosca, uscendone con il grado di Maggiore.
Il suo primo incarico con quel grado è in Cina, in appoggio al Partito comunista cinese di Mao. Sarà questa esperienza a metterlo per la prima volta in contatto con le tecniche della guerriglia ampiamente usate e sperimentate dai comunisti cinesi.
[modifica] Le Brigate internazionali
Nel 1936 Barontini si trovava in Spagna all'inizio della Guerra civile. Sostituì Randolfo Pacciardi, ferito nella battaglia di Guadalajara, dimostrando, a detta di Giovanni Pesce, altro capo storico delle Brigate Internazionali, capacità eccezionali di trascinatore militare. Barontini fu mandato dall'Internazionale, nel 1938, alla guerra di Etiopiain appoggio alla resistenza locale.
[modifica] In Etiopia
Barontini nel 1938 si trasferisce, su ordine di Giuseppe Di Vittorio, in Etiopia. Con lui c'erano anche altri esponenti dell'Internazionale Comunista: i cosiddetti "tre apostoli": Barontini era Paulus, Bruno Rolla, della Spezia, era Petrus, e il triestino Anton Ukmar era Johannes. Il gruppo degli "apostoli" fondò il foglio La Voce degli Abissini, addestrò ed organizzò i ribelli etiopici fino al punto che il Negus "appioppò" a Barontini il titolo di "vice-imperatore". Rodolfo Graziani mise una taglia su di lui, ma il Barontini riuscì a fuggire, ben accolto dal generale inglese Harold Alexander a Khartoum, che gli diede una decorazione per i meriti acquisiti nell'organizzazione della ribellione all'invasione fascista in Etiopia.
[modifica] In Francia e le bombe "Giobbe" Barontini
Nel momento in cui la Francia cadde sotto il controllo dei nazisti con l'inizio del governo Petain, Barontini è lì ad organizzare i nuclei di partigiani francesi della FTP, fidando sull'appoggio anche della classe operaia francese che mal sopportava gli occupanti tedeschi. I partigiani francesi del Maquis utilizzarono nei combattimenti delle bombe soprannominate "Giobbe", così chiamate dal nome di battaglia utilizzato in Francia da Ilio Barontini.
[modifica] La Resistenza in Italia
Quando Barontini tornò in Italia per partecipare alla lotta partigiana, assunse il nome di battaglia di "Dario". Organizzò le Sap e i Gap a Torino, a Milano, in Emilia, a Roma. Di lui parla con grande ammirazione Giorgio Amendola in Comunismo, antifascismo, resistenza. Anche Antonio Roasio, nel suo libro Figlio della classe operaia descrive le peregrinazioni fatte nel centro-nord della penisola da Ilio Barontini e del come insegnasse a gappisti e sappisti le sue tecniche militari apprese in tanti anni di battaglie, sui svariati fronti di crisi, (e forse anche dagli esperti istruttori dell'Armata Rossa): dall'uso di una bomba a mano al metodo più spiccio per far deragliare un convoglio. Roasio lo ricorda come un uomo che aveva sempre appresso una vecchia borsa di pelle sgualcita con dentro panini, cose di uso normale e... candelotti di dinamite.
| « scrive sempre Antonio Roasio ("Figlio della classe operaia", Vangelista editore ) .....cioe' a visitare le città dell’Italia centro-settentrionale per organizzare e far funzionare i gruppi gappisti. Studiava gli uomini, le loro caratteristiche, insegnava i primi elementi sulla costruzione di bombe a mano, bombe a scoppio ritardato, come far deragliare un treno, ecc... Aveva sempre con se' una vecchia borsa sgualcita, che certa non poteva passare per quella di un avvocato. Un giorno gli chiesi che cosa custodisse tanto gelosamente: l’aprì, c’erano dei panini, alcuni oggetti personali e dei candelotti di dinamite. » |
In Emilia diresse la lotta di Resistenza, in particolare a Bologna che era già praticamente liberata all'arrivo delle truppe alleate. Per la sua attività fu decorato con la Bronze Star ancora da Harold Alexander[3], mentre Giuseppe Dozza gli conferì il titolo di cittadino onorario della città di Bologna. L'Unione Sovietica gli conferì il prestigioso Ordine della Stella Rossa.
Morì in un incidente automobilistico appena fuori Firenze nel 1951[4]. La sua morte fu non del tutto chiara: con lui morirono anche Leonardo Leonardi e Otello Frangioni.
[modifica] Onorificenze
[modifica] Note
[modifica] Voci correlate
[modifica] Bibliografia
- "Comunismo, antifascismo, resistenza",Giorgio Amendola, Editori Riuniti [3]
- "Figlio della classe operaia" Antonio Roasio1977 editore Vangelista[4]
- "Ilio Barontini un garibaldino nel '900" Fabio Baldassarri, Teti, 2001

