Gruppi di Azione Patriottica

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Bandiera partigiana delle Brigate Garibaldi (1943 - 1945)

I Gruppi di Azione Patriottica (GAP), formati dal comando generale delle Brigate Garibaldi alla fine del settembre 1943, erano piccoli gruppi di partigiani che nacquero su iniziativa del Partito Comunista Italiano, sulla base dell'esperienza della Resistenza francese[1].

Anche il Partito d'Azione disponeva di unità analoghe anch'esse denominate GAP.

Organizzazione e obiettivi[modifica | modifica sorgente]

Erano piccoli nuclei di quattro o cinque uomini, un caposquadra, un vice caposquadra e due o tre gappisti. Tre squadre di quattro uomini costituivano un distaccamento, con alla testa un comandante e un commissario politico. Circa la loro composizione, Pietro Secchia scrisse: «A differenza delle unità partigiane, dove venivano liberamente accolti dai garibaldini i senza partito e gli aderenti ad altri partiti antifascisti, nei G.A.P. del P.C.I. venivano reclutati esclusivamente i comunisti, così come i G.A.P. di "Giustizia e Libertà" erano composti soltanto da aderenti al Partito d'Azione. La scelta era poi determinata dalla fede politica, dall'onestà morale, dall'intelligenza e dal coraggio del militante»[2]. Secondo Paolo Spriano, «A differenza del partigiano garibaldino, il gappista è quasi sempre un membro del partito, un suo quadro»[3].

Solo i componenti di una stessa squadra dovevano essere a contatto fra loro. Bene addestrati, i singoli elementi, a differenza dei partigiani di montagna, se possibile conducevano un'esistenza alla luce del sole, spesso con un normale impiego dietro al quale camuffavano l'attività di guerriglia. In altri casi erano costretti alla clandestinità assoluta.

La loro azione, fondata sulla convinzione della necessità di incalzare il nemico senza tregua, aveva compiti di sabotaggio e di azioni armate, tra cui l'eliminazione dei nazifascisti in ambito cittadino, soprattutto delatori, o noti torturatori.

La loro azione minava così i gangli vitali della macchina da guerra hitleriana. Nelle azioni più importanti doveva sempre essere presente il comandante o il commissario del distaccamento. I comandanti GAP di solito avevano esperienza militare, in quanto reduci della guerra civile spagnola, ex-militari dell'esercito italiano o con esperienze precedenti in terra di Francia.

SAP Squadre Azione Patriottica[modifica | modifica sorgente]

Analoghe alle formazioni GAP erano le SAP, ovvero Squadre di azione patriottica. Formate nell'estate 1944 a Milano su suggerimento del comandante Italo Busetto (nome di battaglia 'Franco')[4] come formazioni di circa quindici-venti uomini ciascuna, nacquero per espandere la partecipazione popolare alla lotta; lo dimostra, fra l'altro, la composizione numerica maggiore delle squadre in rapporto ai GAP. Il numero di componenti del gruppo SAP non poteva garantire una struttura coesa come quella dei GAP, rendendo più carenti le garanzie di clandestinità ed esponendo quindi maggiormente il fianco a delazioni. All'inizio svolsero azioni di sabotaggio, fiancheggiando GAP e Brigate partigiane; divennero quindi formazioni di alto profilo militare fino alla quasi indistinguibilità dai GAP (in relazione anche all'evolversi sotto il profilo strettamente militare della lotta partigiana).

Notizie localistiche sui GAP[modifica | modifica sorgente]

Emilia[modifica | modifica sorgente]

I sette fratelli Cervi si suddividono nella loro partecipazione alla Resistenza, il fratello Aldo va con i partigiani in montagna mentre gli altri fratelli collaborano con i Gap di pianura[5].

Nella città di Bologna è passata alla Storia la 'Battaglia delle Lame': le Lame, quartiere del centro storico bolognese, fu teatro di un'azione dei GAP locali.

Individuati dai fascisti, i partigiani urbani riuscirono ad ingaggiare, seppur inferiori enormemente in numero, una durissima battaglia per le vie del centro, infilandosi nei sotterranei della città, entrando dai tombini, nelle cloache, e riuscendo a sorprendere anche alle spalle e gettare ancor più nel caos e panico i fascisti.

Dopo una giornata di scontri a "singhiozzo", la leggendaria 7ª GAP bolognese riuscì a 'sganciarsi' infliggendo dure perdite ed uno smacco storico al nemico.

Roma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Resistenza romana.
Antonello Trombadori, organizzatore dei GAP Centrali a Roma

A Roma i Gap Centrali vennero organizzati da Antonello Trombadori (nome di battaglia: "Giacomo"), poi sostituito da Alfio Marchini comandante militare della città. L'organizzazione dipendeva direttamente da Giorgio Amendola[6][7], membro del Comando generale delle Brigate Garibaldi.

I Gap Centrali erano suddivisi in due reti:

Franco Calamandrei, comandante dei GAP Gastone Sozzi e Giuseppe Garibaldi

L'organizzazione del movimento clandestino aveva diviso la città in otto zone operative:

  • I zona: i quartieri Prati, Trionfale e Monte Mario;
  • II zona: Trastevere, Monteverde;
  • III zona: Flaminio, Parioli, Salario;
  • IV zona: Centro città, nel perimetro della linea tramviaria circolare interna;
  • V zona: Macao, Monte Sacro, San Lorenzo, Tiburtino;
  • VI zona: Appio, Monti, Esquilino;
  • VII zona: Ostiense, Portuense, Testaccio, San Saba;
  • VIII zona: Prenestino, Torpignattara, Quadraro, Centocelle, Quarticciolo.

In occasione delle celebrazioni fasciste per l'anniversario della Marcia su Roma (28 ottobre 1943), i partigiani dei GAP attaccarono con bombe a mano e colpi d'arma da fuoco un corteo fascista in pieno centro, ferendo dodici partecipanti. Analoga tecnica venne impiegata contro i militi di guardia alla caserma di via Brenta, contro una pattuglia della R.S.I. di fronte alla scuola Gelasio Caetani, in viale Mazzini, in Trastevere e al quartiere Flaminio, dove restò ucciso un fascista. Il 5 dicembre successivo, di fronte al Teatro dell'Opera i GAP attaccarono una pattuglia tedesca, dando alle fiamme due loro automezzi. Imprecisato il numero delle vittime.

Rosario Bentivegna, Comandante del GAP Pisacane

Il 17 dicembre, in via Veneto, i GAP uccisero un ufficiale tedesco, mentre due militanti della R.S.I. subirono la stessa sorte in via Donizetti e in via Cola di Rienzo. Un'altra azione partigiana fu attuata il 18 dicembre 1943 contro la trattoria "Antonelli" in via Fabio Massimo 101, affollata di militari tedeschi e fascisti: il bilancio fu di 10 morti e numerosi feriti. Contemporaneamente, otto militari tedeschi furono uccisi e numerosi altri rimasero feriti all'uscita dal cinema "Barberini", in piazza del Tritone, in conseguenza di una bomba lanciata dai GAP. Il giorno dopo, in via Veneto Maria Teresa Regard, Ernesto Borghesi e Franco Calamandrei, coadiuvati da Antonello Trombadori, deposero tre ordigni sui davanzali delle finestre dell'Albergo Flora, sede del Tribunale Militare tedesco. Due gli ordigni che esplosero, causando notevoli danni al pianterreno dello stabile e almeno sei morti tra i tedeschi[8].

Il 20 dicembre 1943, ci fu un nuovo attacco dei GAP al comando militare tedesco in Corso d'Italia. Numero delle vittime: imprecisato. Il 26 dicembre, Mario Fiorentini, in bicicletta, dal lungotevere sovrastante via della Lungara, lanciò un ordigno esplosivo contro l'ingresso del carcere di Regina Coeli, mentre 28 militari tedeschi erano impegnati nel cambio della guardia. Contemporaneamente, nei paraggi, parteciparono all’azione Carla Capponi, Lucia Ottobrini, Franco di Lernia e Rosario Bentivegna. Rimasero uccisi otto militari tedeschi e molti altri feriti. Fiorentini, riuscì a sfuggire al fuoco cui fu fatto segno da altri militari affacciatisi alle finestre. Il 24 gennaio 1944 una bomba deposta da Maria Teresa Regard e Guglielmo Blasi nel posto di ristoro tedesco alla stazione Termini causò tre vittime nemiche e circa diciannove feriti[9].

Carla Capponi, medaglia d'oro al valor militare; partecipò a numerosi azioni dei G.A.P., compreso l'attacco di Via Rasella

Il 1º febbraio 1944, fu scoperto dalla Gestapo il deposito d'armi ed esplosivi dei GAP Centrali in Via Giulia; vennero arrestati e detenuti in Via Tasso gli artificieri Giorgio Labò che sarà fucilato a Forte Bravetta e Gianfranco Mattei, ventisettenne docente universitario di fisica, che s'impiccherà in una cella nella notte tra il 6 e il 7 febbraio. Il 2 febbraio successivo fu arrestato in Via Giulia il comandante dei GAP centrali Antonello Trombadori, che si salvò dalla fucilazione perché i compagni arrestati o trattenuti a Via Tasso non ne rivelarono l'identità.

Il 10 marzo 1944 Rosario Bentivegna, Lucia Ottobrini, Mario Fiorentini e Franco Ferri spuntarono improvvisamente da dietro ai chioschi del mercato di Piazza Monte d’Oro e lanciarono alcune bombe su un corteo di fascisti che sfilavano in Via Tomacelli. I partigiani si dileguarono, dopo aver causato tre morti e numerosi feriti, in un’azione che, per la sua perfezione, già prefigura il successivo Attentato di via Rasella[10].

Nessuna delle suddette azioni, che causarono complessivamente a tedeschi e fascisti un numero di morti superiore ai cinquanta, aveva determinato ancora alcuna rappresaglia.

Il 23 marzo, i GAP Centrali al comando di Carlo Salinari (Spartaco) e Franco Calamandrei (Cola) compirono il loro più importante attacco in Via Rasella, durante il transito di una compagnia in assetto di guerra del I battaglione del Polizeiregiment Bozen delle SS, composto da 156 uomini[11]. All'azione, iniziata con lo scoppio di una bomba al tritolo deposta da Rosario Bentivegna, parteciparono altri 11 gappisti[12], che effettuarono anche un fuoco di copertura con bombe da mortaio brixia[13]. L’attacco si concluse con l’annientamento della compagnia nemica, e provocò la morte immediata di 32 SS e il ferimento di altre 110 circa (un’altra vittima sarebbe morta in ospedale il giorno dopo ed altri nei giorni successivi). I gappisti non subirono perdite mentre furono uccisi casualmente almeno un ragazzo e un civile.

Per rappresaglia le truppe occupanti naziste uccisero 335 prigionieri o rastrellati italiani, quasi tutti civili, nel massacro noto come Eccidio delle Fosse Ardeatine; tra i trucidati, anche i "gappisti" Gioacchino Gesmundo, Valerio Fiorentini e Umberto Scattoni, arrestati nei mesi precedenti. Antonello Trombadori, ancora prigioniero in Via Tasso, si salvò dal rastrellamento perché temporaneamente ricoverato nell'infermeria del carcere.

La rappresaglia delle Fosse Ardeatine non fermò le azioni dei GAP, che il 3 aprile condussero un attacco al Circo Massimo dove furono distrutti alcuni automezzi, e persero la vita tre paracadutisti tedeschi; contemporaneamente, al Quarto Miglio, fu bloccata e distrutta un'autocolonna tedesca. Imprecisato il numero delle vittime.

Retata tedesca dopo l'Attentato di via Rasella

Il 16 aprile, durante una manifestazione di studenti presso la basilica di Santa Maria Maggiore un gappista uccise un paracadutista della Nembo intento ad arrestare uno degli studenti. Il 29, il gappista Guglielmo Blasi fu arrestato per furto e possesso di documenti tedeschi falsificati. Blasi, sotto tortura della banda Koch, denunciò quasi tutti i partigiani che conosceva. Furono così arrestati Carlo Salinari, Franco Calamandrei, Raul Falcioni,Franco Ferri,Duilio Grigioni, Luigi Pintor, Silvio Serra. Calamandrei riuscì poi a fuggire in modo rocambolesco dalla "Pensione Jaccarino", sede della banda Koch. Per gli altri la liberazione di Roma (4 giugno 1944) rappresentò la salvezza.

Alcuni dei responsabili dell'attacco di via Rasella, Rosario Bentivegna, Carla Capponi, furono citati parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine per risarcimento danni, ma la Corte di Cassazione, l'11 maggio 1957, confermò le precedenti sentenze del Tribunale e della Corte d'Appello civili di Roma, e sentenziò definitivamente che ogni attacco contro i tedeschi costituiva un “atto di guerra".

Successivamente attaccati dal direttore del Il Giornale, Vittorio Feltri, quali "responsabili" dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, i GAP romani, nella persona del partigiano Rosario Bentivegna, sono stati ancora una volta riconosciuti quali combattenti per la libertà ed "Il Giornale" condannato a risarcire i gappisti con decine di migliaia di euro[14][15].

Genova[modifica | modifica sorgente]

Bandiera del comando GAP, esposta all'interno della cripta al Sacrario dei Martiri del Turchino

A Genova il membro dei GAP (gappista) più noto e ricordato è probabilmente Giacomo Buranello, studente di ingegneria, cui è stata intitolata una strada e l'aula magna della facoltà di ingegneria. Fra l'altro la Casa dello studente, luogo tristemente noto come casa di tortura al tempo dell'occupazione nazifascista stessa, è stato trasformato negli anni settanta, grazie all'opera di gruppi di studenti di ingegneria, con l'apporto di capi partigiani, in museo della Resistenza, tuttora molto visitato da scolaresche all'approssimarsi del 25 aprile.

A Genova, così come in provincia di Savona, agirono anche Brigate Gap anarchiche, di cui si hanno poche ma specifiche notizie; una di esse portava il nome di Errico Malatesta.

È da rimarcare come un gran numero di strade a Genova sono intitolate a Gappisti e Sappisti.

Altri noti gappisti genovesi furono Balilla Grillotti,[16] fucilato dai nazifascisti, Germano Jori, morto in uno scontro con le Brigate Nere a Sampierdarena, ed Angelo Scala detto Battista, cui Genova ha dedicato una strada, poi divenuto carismatico comandante della Brigata Volante Garibaldi Balilla (intitolata a Grillotti). La Brigata "Balilla" agiva nell'appennino genovese. Scala sopravvisse alla Resistenza circondato sino alla sua morte avvenuta negli anni settanta da un alone quasi di leggenda. Battista era riuscito, cosa rara per come si sviluppava la guerriglia partigiana con i successivi feroci rastrellamenti, a guidare la Brigata Balilla nei quasi 20 mesi di guerriglia infliggendo enormi perdite al nemico e subendo solo due caduti. In particolare, si ricorda la Battaglia del Monte Sella, del 14 aprile 1945[17].

Alpi Giulie e Carniche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eccidio di Porzûs.

L'intendenza Montes, creata da Montes ovvero Silvio Marcuzzi, nome di battaglia Montes, era una rete chiamata di intendenze con lo scopo di assicurare armi e viveri alle Brigate Partigiane operanti sulle Alpi Giulie e Alpi Carniche. Era strutturata con decine di comitati di villaggio e zona e si formarono squadre di gappisti, che visti la struttura di una formazione GAP era suscettibili di intervento repentino, che scortavano i convogli e si occupavano della raccolta fondi atti alla sopravvivenza dell'Intendenza. Facevano capo a quest'ultima per rifornimenti e supporto le Brigate Garibaldi e il IX Korpus sloveno. Per contrastare tale attività i nazifascisti istituirono a Palmanova il Centro di repressione preposto alla distruzione della Intendenza Montes, che non raggiunse lo scopo ma conseguì la cattura di Silvio Marcuzzi tramite un traditore, Montes fu torturato per tre giorni e poi trucidato senza che gli fosse uscita dalla bocca una sola informazione utile alla distruzione della Intendenza.[18] I gappisti friulani ebbero diretta responsabilità nell'episodio passato alla storia come eccidio di Porzûs.

Torino[modifica | modifica sorgente]

A Torino a costituire i GAP fu Giovanni Pesce, detto "Ivaldi" nella clandestintà torinese, con la supervisione di Ilio Barontini, ambedue già miliziani antifascisti nella guerra di Spagna, 12ª Brigata Internazionale 'Garibaldi'. I GAP effettuarono attentati e sabotaggi a linee ferroviarie e tranviarie, colpirono delatori, torturatori ed esponenti della RSI, di cui il più illustre fu Ather Capelli direttore della Gazzetta del Popolo, nonché militari tedeschi ed ufficiali nazisti. L'azione più importante fu la distruzione di una stazione radio che disturbava le trasmissioni di Radio Londra che trasmetteva messaggi alle forze partigiane. Ma l'operazione ebbe pesanti conseguente sul gruppo dei quattro gappisti, due feriti furono catturati, torturati ed impiccati. Dante Di Nanni[19], Medaglia d'Oro al V.M. della Resistenza, gravemente ferito, fu individuato dai nazifascisti e si difese fino all'ultima cartuccia, poi per non cadere vivo nelle mani del nemico si uccise gettandosi dal balcone di casa. Solo Giovanni Pesce, anche se ferito, riuscì a salvarsi. Il sacrificio di Di Nanni, la lunga battaglia che da solo e ferito ingaggiò contro i nazi-fascisti, ai quali inflisse gravi perdite, tra cui la distruzione di un blindato lanciando pacchi esplosivi dal suo rifugio, è una delle pagine più intense della Resistenza italiana. Altri importanti membri dei GAP di Torino furono Giuseppe Bravin, Francesco Valentino e Piero "Gagnu" Cordone, di zona San Donato. Nei primi mesi del 1944 le azioni gappiste furono talmente numerose ed efficaci che il federale fascista Solaro telegrafò allarmato a Mussolini affinché gli mandasse ingenti rinforzi dato che in città si trovavano concentrati almeno 5.000 gappisti. In realtà in città vi erano poche decine di gappisti, tra i quali i sopra citati, ma le azioni furono organizzate in modo tale da far credere al nemico di essere costantemente sotto attacco di diversi gruppi partigiani.[20][21][22][23]

Milano[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda Milano, il 20-9-1943 il Pci posizionò il comando generale delle brigate Garibaldi in un appartamento di un palazzo (al numero 30) appartenente al gruppo delle case popolari di via Lulli (per appoggiarsi poi anche in viale Monza, civico 23, presso famiglia Mazzola[24]) e mise in campo le scarse risorse del momento per la costituzione dei Gap. Il primo nucleo si formò fra gli operai delle fabbriche di Sesto San Giovanni e venne denominato 17º distaccamento, dopo si strutturarono i distaccamenti Antonio Gramsci a Sesto San Giovanni e Niguarda, il 5 Giornate a Porta Romana e Porta Vittoria, il Giacomo Matteotti a Porta Ticinese ed il Carlo Rosselli. Questi distaccamenti, con le nascenti Bande Partigiane del Lecchese e del Comasco, costituirono la 3ª brigata Garibaldi Lombardia. Il comitato militare dirigente proveniente dal PCI era composto da Vittorio Bardini, Cesare Roda e Egisto Rubini con Francesco Scotti supervisore ed Ilio Barontini nelle vesti di esperto in tecniche militari, tutti con un passato di miliziani antifascisti nella guerra di Spagna, avendo fatto parte in Francia meridionale dei Francs tireurs partisans. La brigata così organizzata mise in opera 56 azioni di attacco militare ai nazifascisti tra l'ottobre 1943 e il gennaio 1944: di queste azioni 33 furono compiute in ambito cittadino e inflissero dure perdite ai nazifascisti. Ricordiamo alcune fra le azioni che ebbero maggior risonanza: distruzione del deposito di benzina dell'aeroporto di Taliedo il 2-10-1943, attacco dinamitardo nell'ufficio informazioni tedesco allocato nella Stazione Centrale il 7-11-1943, l'uccisione del federale fascista Aldo Resega il 18-12-1943, giustiziato in pien giorno, attentato contro il questore di Milano Camillo Santamaria Nicolini il 3-2-1944, attacco diretto alla casa del fascio di Sesto San Giovanni il 10-2-1944. Nel periodo compreso fra il 18 e il 24-2-1944 caddero e/o vennero catturati la gran parte del comitato militari e dei gappisti. Egisto Rubini, che era al comando della 3ª brigata Lombardia, essendo stato sottoposto a perdurante tortura per non parlare riuscì a suicidarsi nel carcere di San Vittore il 25-2-1944.

L'ufficio politico investigativo della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) nei mesi successivi fra aprile e maggio riuscì a far catturare i gappisti rimasti ma già a giugno l'attività gappista riprendeva essendo stato inviato a Milano il comandante Giovanni Pesce, che aveva già comandato con ottimi risultati i GAP di Torino e che rigettò, forse con ancor peggior furia, i nazi-fascisti nel terrore; Giovanni Pesce, nome di battaglia "Visone", veterano di Spagna anch'esso, comandò la 3ª GAP di Milano ed ebbe come ufficiale di collegamento l'eroica partigiana Onorina Brambilla, nome di battaglia "Sandra", (gappista, catturata, torturata, deportata dai nazisti ma sopravvissuta al lager di Bolzano) che, dopo la guerra, il 14 luglio 1945, divenne sua moglie.

Azione entrata nelle leggenda fu l'eliminazione (dopo tre tentativi andati a vuoto da parte di altri partigiani) di Cesare Cesarini, direttore del personale dell'Aeroplani Caproni a Milano, tenente colonnello onorario della Muti. Cesarini era responsabile della schedatura degli antifascisti e della deportazione dei dipendenti dello stabilimento nei campi di concentramento del Terzo Reich: furono in tutto 63 i lavoratori della Caproni deportati nel campo di concentramento di Mauthausen, e relativi sottocampi riservati ai detenuti politici. La mattina del 16 marzo 1945, in via Mugello angolo corso XXII Marzo, Giovanni Pesce affrontò frontalmente il Cesarini e le due guardie del corpo armate di mitra: con due pistole uccise Cesarini e ferì le due guardie.[25] Poi gridò frasi di rivolta ai milanesi presenti in pieno centro città che applaudirono l'azione (vedi 'Senza Tregua', Feltrinelli, G.Pesce). Il gappista, privo di altra copertura, si allontanò in bicicletta mettendosi in salvo.

Su tale fatto, negli anni sessanta, Dario Fo compose una ballata di stile popolare dedicata anche a Pesce: "LA G.A.P.".

Nelle sue conversazioni, Pesce ha sempre sottolineato, come altri veterani, che il suo successo militare e sangue freddo dimostrato in azione nonostante la paura pur da lui umanamente ammessa, era dovuto a quella che lui chiamava la 'Scuola Spagnola', ovvero l'imprescindibile esperienza vissuta nelle Brigate Internazionali in Spagna nel 1936/39.

Giovanni Pesce morì a 89 anni il 27 luglio 2007, medaglia d'Oro al V.M. della Resistenza.

Giovanni Pesce è ritenuto da molti forse il più 'grande partigiano italiano'.[26]

Firenze[modifica | modifica sorgente]

A Firenze i Gap, a comando di Alessandro Sinigaglia, sono organizzati alla nascita in quattro gruppi di quattro uomini; Cesare Massai è il comandante operativo ovvero militare comandante mentre Alvo Fontani è commissario politico. Bruno Fanciullacci (nome di battaglia "Maurizio") comanda il gruppo "B", formato da compagni già con lui a Marciola: Tebaldo Cambi, Luciano Suisola, ed Aldo Fagioli[27] che è quindicenne e in seguito prenderà parte alle vicende del Gruppo di Combattimento "Cremona". Il periodo in cui l'azione dei GAP è più intensa e redditizia per la Resistenza è dal gennaio all'aprile del '44: praticamente tutti i giorni vi sono sabotaggi e scontri con i nazifascisti e l'uomo di punta per capacità tattico-militare è Bruno Fanciullacci. Le azioni che organizza ed a cui partecipa in prima persona sono moltissime. In una, dopo essersi travestito da ufficiale fascista entra tranquillamente nella sede del PFR posizionato in via dei Servi e vi "scorda " uscendone un pacco bomba che esplode nell'immediato devastando completamente i locali della sede[28].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ da Istituto Storico Modena.
  2. ^ Pietro Secchia, Enzo Nizza, Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, vol. II, La Pietra, 1968, voce "G.A.P.", p. 476.
  3. ^ Paolo Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano, vol. V, La Resistenza. Togliatti e il partito nuovo, Torino, Einaudi, 1975, p. 184.
  4. ^ Italo Busetto, Brigate Garibaldi - Cronaca milanese di lotta partigiana, Milano, 1951.
  5. ^ da ANPI Rimini.
  6. ^ Lettera di Giorgio Amendola a Leone Cattani.
  7. ^ Intervista a Rosario Bentivegna.
  8. ^ Cesare De Simone, Roma città prigioniera: i 271 giorni dell'occupazione nazista, 8 settembre '43-4 giugno '44, Mursia, Milano, 1994, pag. 45.
  9. ^ Anthony Majanlahti,Amedeo Osti Guerrazzi, Roma occupata 1943-1944. Itinerari, storia, immagini, Il Saggiatore, Milano, 2010, pag. 120.
  10. ^ Anthony Majanlahti, Amedeo Osti Guerrazzi, Roma occupata 1943-1944. Itinerari, storia, immagini, Il Saggiatore, Milano, 2010, pag. 111 e succ.ve.
  11. ^ Le modalità dell'attacco di Via Rasella.
  12. ^ Oltre a Bentivegna: Franco Calamandrei all’ angolo di via del Boccaccio, Carlo Salinari nei pressi del Traforo, poco distante Silvio Serra; in Via Rasella: Carla Capponi, Raul Falcioni, Fernando Vitagliano, Pasquale Balsamo, Francesco Curreli, Guglielmo Blasi, Mario Fiorentini e Marisa Musu. Non parteciparono Lucia Ottobrini, malata, e Maria Teresa Regard, perché contraria alla scelta del luogo dell'attentato.
  13. ^ Parla Mario Fiorentini/
  14. ^ Cassazione: "Via Rasella fu atto di guerra" Il Giornale condannato per diffamazione - cronaca - Repubblica.it.
  15. ^ EIUS - Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 6 agosto 2007, n. 17172.
  16. ^ Medaglia d'Argento al Valor Militare.
  17. ^ Campomorone e la Resistenza con rara foto di Battista con la Brigata Balilla.
  18. ^ ANPI Udine.
  19. ^ ANPI - Dante di Nanni.
  20. ^ Giovanni Pesce, Senza tregua. La Guerra dei GAP.
  21. ^ Francesco Valentino, ANPI..
  22. ^ Dante Di Nanni, ANPI..
  23. ^ Giuseppe Bravin, ANPI..
  24. ^ Francesco Scotti 1910-1973. Politica per amore, pagina 124
  25. ^ Claudio De Biaggi – Storie Resistenti. La memoria dei caduti per la Patria e per la Libertà nelle lapidi e nei monumenti della Zona Quattro di Milano.
  26. ^ Luigi Borgomaneri – La Resistenza a Milano.
  27. ^ Biografia di Aldo Fagioli.
  28. ^ da biografia di Bruno Fanciullacci.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]