Antifascismo

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Simbolo tedesco dell'Antifa, una delle organizzazioni internazionali di sigle antifasciste di orientamento comunista e libertario, attive a cavallo del XX e XXI secolo
Graffito di propaganda antinazista, forografato in Atene nel 2013

Il termine antifascismo, dal punto di vista storico e sociologico, designa un movimento eterogeneo che, a partire dal termine della prima guerra mondiale ad oggi, sia avverso, osteggi e/o combatta il fascismo e le sue manifestazioni e declinazioni, sia a livello di governo sia come movimenti politici.

Nell'ambito storiografico italiano il termine "fascismo" è usato soprattutto in riferimento al regime di governo e all'ideologia promossi e attuati da Benito Mussolini tra il 23 marzo 1919 e il 28 aprile 1945. In riferimento ad altri regimi para-fascisti, come il nazismo e il franchismo, sono usati anche i termini antinazismo (nato in Germania e poi usato a livello globale) e, in Spagna, antifranchismo.

Panoramica[modifica | modifica sorgente]

Il termine, nella sua accezione originaria, identifica i movimenti popolari spontanei sorti in Italia a partire dagli anni successivi al termine della prima guerra mondiale, in opposizione all'allora nascente fascismo, e tesi a impedire l'affermarsi sulla scena politica prima dei Fasci Italiani di Combattimento (1919) e poi del Partito Nazionale Fascista (1921), fondati da Benito Mussolini. Questo avvenne in concomitanza con la repressione violenta di circoli e cooperative socialiste, delle leghe bracciantili e operaie rosse, delle camere del lavoro e delle sedi dell'Avanti!. Infatti il fascismo assunse presto una connotazione reazionaria caratterizzata dalla saldatura degli interessi dei ceti agrari e industriali, nonché di molti apparati statali, i quali temevano che agli scioperi e alla forte avanzata del partito socialista durante il Biennio rosso (1919-1920) sarebbe seguita anche in Italia una rivoluzione comunista sul modello di quella avvenuta in Russia.

Successivamente il termine si diffuse al di fuori dei confini italiani con la nascita e l'espansione dei movimenti fascisti in Europa e nel mondo, che negli anni venti e trenta conquistarono il potere realizzando regimi totalitari tramite elezioni in altre nazioni del continente, come in Germania o in Austria, o durante la Seconda guerra mondiale, come nel caso di Francia, paesi scandinavi e paesi dell'Europa orientale.

L'antifascismo non aderisce in sé a una particolare ideologia politica. Comunque tra le principali forze politiche e sociali antifasciste di questo periodo si possono indicare:

Dopo la fine della guerra il termine antifascismo è stato (e viene ancora) utilizzato da tutti quei partiti e movimenti che si pongono l'obiettivo di contrastare le attività degli avversi partiti, movimenti e associazioni fasciste, neofasciste e di estrema destra.

Antifascismo in Italia[modifica | modifica sorgente]

Primo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Al termine della prima guerra mondiale il movimento antifascista è costituito da una parte dai componenti delle organizzazioni organizzazioni operaie, dai militanti socialiste, comuniste e anarchiche, la cui presenza è nettamente maggioritaria; e,infine,dai rappresentati delle organizzazioni liberali. Accanto ad essi erano presenti frange militari, associazioni di reduci della prima guerra mondiale, cattolici e liberali, che poi in parte confluiranno nel Partito d'Azione (seguendo i dettami di Piero Gobetti).

Non trascurabile è l'apporto dei repubblicani e dei popolari. Negli anni venti questi ultimi dettero all'antifascismo capi militari come Vincenzo Baldazzi, poi capo della Resistenza romana per Giustizia e Libertà e il consigliere Ulisse Corazza, che partecipò con una squadra di popolari alla difesa di Parma del 1922. Malgrado comunque inizialmente il partito popolare facesse parte della coalizione di governo di Mussolini, sin dal 1920 realizzò un progressivo allontanamento dal fascismo che, all'indomani del delitto Matteotti, diventò opposizione politica con l'uscita dei popolari (attaccati sempre più spesso dalle squadre fasciste) dalla coalizione di governo.

Durante il periodo immediatamente successivo all'affermarsi del fascismo gli scontri continuarono in molte città, come ad esempio Genova, nelle quali erano attive formazioni di difesa proletaria. La classe operaia espresse personalità di livello sia sotto il profilo intellettuale che militare come Umberto Marzocchi, Lorenzo Parodi, Giuseppe Di Vittorio, Ilio Barontini ed Emilio Canzi. Il Partito Liberale Italiano (PLI), anche se non svolse quasi mai una funzione di grande rilevanza nel panorama politico italiano, non raggiungendo mai un ragguardevole consenso di voti, ebbe, invece, sempre grande prestigio intellettuale e i primi due Presidenti della Repubblica Italiana: Enrico De Nicola e Luigi Einaudi.

A causa dell'eterogeneità politica di chi concepisce l'antifascismo tra i propri principi, nella storia si sono verificati tensioni o scontri tra le diverse anime del movimento.

Nell'immediato primo dopoguerra non compaiono divisioni di rilievo tra gli antifascisti.[senza fonte] Avviene invece una divisione fra gruppi di matrice comunista e libertaria a livelli di impostazione teorica ma, se a livello strategico questo portò a una disorganizzazione militare delle formazioni antifasciste[senza fonte], a livello tattico la collaborazione permaneva al di là dei dissidi ideologici. Da parte sua l'Internazionale, in contrasto con la linea del PCdI, spingeva per un ingresso della squadre militarizzate comuniste nel fronte unito Arditi del Popolo, con lo scopo di conquistare la direzione del movimento.[senza fonte]

Lo spirito collaborativo tattico fra le varie frange delle formazioni di difesa proletaria, nel periodo, traspare dall'intervista a Francesco Leone, comunista e uno dei principali capi degli Arditi del Popolo di Vercelli, comandante partigiano di importanza nazionale, dichiarato Padre Costituente[2], sindacalista e organizzatore delle lotte di emancipazione nel settore risiero. In tale intervista egli racconta che una squadra di anarchici operai coprì i suoi movimenti dopo la partecipazione a un'azione durissima contro i fascisti e a sua insaputa era stato identificato. La squadra anarchica lo seguiva di notte quando rincasava per proteggergli le spalle[3], per cui la situazione espressa precedentemente è collegabile all'ascesa e all'instaurarsi dello stalinismo.[senza fonte]

L'avvento al potere: il ventennio fascista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'Italia fascista.

Conflitti intestini all'antifascismo durante gli anni trenta[modifica | modifica sorgente]

Con la completa presa del potere da parte di Stalin e, soprattutto, con la guerra di Spagna si verificò una frattura cruenta all'interno del movimento antifascista italiano e internazionale tra la frangia stalinista e quella libertaria degli anarco-comunisti e degli azionisti di Giustizia e Libertà.

Personaggi simbolo di questa frattura furono Camillo Berneri, Andreu Nin e Pietro Tresso. In tale situazione forti personalità quali Vittorio Vidali, combattente di osservanza moscovita e forse legato ai servizi segreti di Stalin, e Pietro Tresso, contrario invece alla linea stalinista, si trovarono su due sponde opposte della comune lotta antifascista.

La frattura, che si ricomponeva contro i fascisti, perdurò durante la Resistenza. La vicenda che rese più evidente la situazione fu quella di Emilio Canzi, nome di battaglia "Ezio Franchi", comandante unico della XIII zona operativa dell'Appennino Tosco Emiliano e soprannominato il "colonnello anarchico", che subì anche un breve arresto da parte della frangia stalinista, nettamente maggioritaria fra i comunisti della Resistenza italiana (eccezion fatta per alcune brigate come Bandiera Rossa Roma o anarchiche come la Errico Malatesta-Bruzzi[4] di Milano, radicate sul territorio ma non a valenza nazionale). Emilio Canzi poté ritornare al suo posto di comando proprio grazie all'appoggio dell'ala azionista.

Vi furono inoltre alcuni tradimenti, omicidi e spaccature provocate dai servizi segreti fascisti o da personaggi, per amore o per forza cooptati dai servizi stessi, come nel caso di Vittorio Ambrosini e analoghi.[senza fonte]

Gli omicidi su commissione assegnati dai servizi fascisti all'estero non erano una novità.[senza fonte] Ben conosciuto è quello di Carlo Rosselli, assassinato con il fratello Nello dal gruppo di estrema destra della Cagoule (è invece una leggenda infondata che del gruppo facesse parte anche François Mitterrand prima di passare all'antifascismo militante).[5] Probabilmente l'omicidio venne ordinato dai servizi segreti fascisti o da Galeazzo Ciano, potente gerarca nonché genero di Mussolini.[6]

Recentemente alcuni storici, come Mauro Canali e Mimmo Franzinelli (accreditati di veridicità delle loro ricostruzioni storiche presso il SISDE[senza fonte]), hanno approfondito il periodo in questione. Franzinelli in particolare segue il filone che afferma l'incapacità della dirigenza antifascista postresistenziale di perseguire mandanti ed esecutori di delitti, del "fuoriuscitismo" e dei crimini di guerra, presentando come esempio principale quello dell'omicidio dei fratelli Rosselli, attraversato secondo lo storico da intrecci di magistratura e politica che non portano a condanne.

Altra vicenda è quella di Carlo Tresca, editore del Martello e assassinato sia in quanto avversario del fascismo e della mafia sia per aver tentato di spaccare il fronte antifascista negli USA, ripresa in un libro di Mauro Canali.[7]. La colpa venne addebitata a Vittorio Vidali e stalinista, mentre il mandante presumibilmente dagli ultimi atti desecretati e citati dall'autore fu Vito Genovese, boss mafioso, su incarico del regime fascista. Vito Genovese, a metà degli anni '30, si rifugiò in Italia a causa di un mandato di cattura per omicidio: da opportunista, prima appoggiò il fascismo (costruendo a proprie spese la casa del fascio di Nola, cosa che traspare anche in un interrogatorio della moglie ma la vicenda giudiziaria è stata riaperta) poi (1943) divenne interprete ufficiale del colonnello americano Charles Poletti durante lo sbarco degli alleati in Sicilia.

Corpi di polizia e repressione della lotta antifascista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repressione del dissenso nell'Italia fascista.

Ottenuto il controllo dell'apparato statale, il Partito Nazionale Fascista iniziò a usare le forze di polizia per reprimere l'antifascismo, inserito nel frattempo come reato nel codice penale di Alfredo Rocco. La repressione dell'antifascismo veniva operata da più apparati: da un lato l'OVRA e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, corpi creati dal fascismo, dall'altro la polizia e i carabinieri. Secondo quanto affermato da Luigi Federzoni in un discorso alla camera il numero di uomini nelle forze di polizia ascese rapidamente a 100.000 uomini.[senza fonte]

La repressione dell'antifascismo raggiunse l'apice della sua ferocia durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana, in concomitanza con la durezza dell'occupazione militare tedesca.

Antifascismo ed ebrei[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fascismo e questione ebraica.

I rapporti del fascismo con gli ebrei non furono sempre di persecuzione: fino a metà degli anni trenta, infatti, furono diverse le personalità di origine ebraica che ebbero ruoli di primo piano nel regime.[8] L'adesione al fascismo, tuttavia, interessò soprattutto i ceti ebrei abbienti, tanto che gli iscritti al PNF furono meno del 10% degli ebrei italiani.[senza fonte]

Viceversa, il contributo all'antifascismo da parte degli ebrei, specialmente a sinistra, fu numericamente rilevante e contò esponenti quali Umberto Terracini, Carlo Rosselli, Pio Donati. Durante la resistenza ebrei italiani combatterono nelle brigate partigiane, soprattutto garibaldine e di Giustizia e Libertà (azioniste), senza costituire formazioni autonome: la Brigata Ebraica, attiva in Emilia-Romagna, era una formazione regolare dell'esercito inglese e raccoglieva principalmente militi non italiani. Fra comandanti partigiani ricordiamo Eugenio Calò, Isacco Nahoum, detto Milan[9] e Isacco Levi.[10]

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Resistenza italiana.

Anche durante la Resistenza vi furono antifascisti non di sinistra. Ad esempio il capo partigiano genovese Aldo Gastaldi, popolare con tendenze monarchiche, legato a Paolo Emilio Taviani o formazioni sostanzialmente apolitiche, come la Brigata Partigiana Stella Rossa del comandante Mario Musolesi e la Piccola Banda di Ariano di Gianluca Spinola, che si distinsero anche per efficienza militare. Caso molto singolare poiché al tempo era anche "avanguardia" e "ariete" della brigata partigiana comunista di Spartaco Lavagnini.

In generale la condanna dell'ideologia nazista da parte del mondo cattolico è netta, come si evince dall'enciclica Mit brennender Sorge (peraltro critica che si appunta, più che sulla natura totalitaria del nazismo, sulla sua irreligiosità e sulle politiche razziali, laddove gli ambienti cattolici tedeschi propendevano storicamente per un razzismo basato sulla limitazione delle libertà civili piuttosto che su una precisa politica persecutoria). Per quanto concerne la posizione nei confronti del fascismo italiano, la posizione non può dirsi altrettanto definita (si ricordi il sostegno dato dai religiosi al nascente fascismo in chiave anti comunista). Solamente in seguito, con il progressivo scalzamento operato dal fascismo nell'educazione dei giovani ai danni del mondo cattolico (nonostante le garanzie presenti nei patti lateranensi) cominciarono a formarsi gruppi di dissenso ad esso. Importante fu la presenza di partigiani di ispirazione cattolica nella resistenza italiana, come ad esempio nelle Brigata Osoppo e Fiamme Verdi, oltre numerosi combattenti non comunisti delle Brigate Garibaldi, nate su specifica indicazione del PCI. A questo proposito si ricorda il legame fra Paolo Emilio Taviani e Aldo Gastaldi. Furono moltissimi anche i preti partigiani. Questi erano impegnati come cappellani di Brigata, in appoggio logistico nelle retrovie e anche come combattenti. Numerosi di essi vennero barbaramente uccisi dai nazifascisti.[11] Perlopiù gli esponenti religiosi erano incaricati di mediare tra partigiani e repubblicani di Salò. Figure emblematiche furono Giovanni Minzoni, precursore ideale di molti preti partigiani, ucciso nella prima fase dell'ascesa al potere del fascismo; Bartolomeo Ferrari, detto "don Berto" a Genova, cappellano-combattente e biografo della Divisione Mingo); Pietro Pappagallo, prete e partigiano, amico della gente ebraica, trucidato dai nazi-fascisti in una rappresaglia (ricordato nel film Roma città aperta, impersonato da Aldo Fabrizi).

Differenze sociopolitiche tra il primo antifascismo e la Resistenza[modifica | modifica sorgente]

L'antifascismo degli anni venti voleva una società più egualitaria, più avanzata socialmente di quella nata dalla Resistenza e i tentativi di strutturazione di Soviet e/o governi libertari locali.[senza fonte]

La Resistenza nacque come moto antifascista spontaneo, spesso su posizioni di classe e con nucleo portante le formazioni della sinistra (le Brigate Garibaldi furono una "filiazione" del Partito Comunista, le Giustizia e Libertà del Partito d'Azione). In questa fase l'antifascismo fu tuttavia gestito strategicamente dalla classi dirigenti che, prefigurando la sconfitta bellica e la fine del fascismo, agirono in vista della strutturazione della società del dopoguerra, quando vi fu un'ampia convergenza dei movimenti antifascisti con il neonato Partito Comunista Italiano (PCI). Il suo vincolo agli equilibri geopolitici nati dalla suddivisione del mondo nei due blocchi filoamericano e sovietico, entrò in contrasto con la formazione di una struttura sociale più progressista di quella italiana.[senza fonte]

Oppositori non collegati a partiti e ideologie politiche[modifica | modifica sorgente]

Vi furono gruppi sociali e religiosi che, seppur non antifascisti militanti in generale, erano considerati in Italia intrinsecamente nemici dai fascisti o avevano regole di vita del tutto incompatibili col fascismo e quindi, per quest'ultimo, si trovarono oggettivamente nella stessa (o peggiore) posizione degli antifascisti, come gli Ebrei. Sono inoltre testimoniati episodi in cui zingari aiutarono i partigiani:

« Ma mio padre arrivato a Domegliara è riuscito a scendere e a portare con sé mia madre e i miei fratelli ed è rimasto sulle montagne assieme ai partigiani fino alla fine della guerra. Assisteva i partigiani e le mie sorelle più grandi medicavano i partigiani. »
(Testimonianza curate da Riccarda Turrina, sul quotidiano L'Adige[12])

Tra gli oppositori non per motivi politici vanno considerati anche i Testimoni di Geova e gli omosessuali. Sul caso di questi ultimi la situazione è ben illustrata anche se in modo romanzato nel film Una giornata particolare con Marcello Mastroianni e Sofia Loren.

Il secondo dopoguerra e l'antifascismo in Italia[modifica | modifica sorgente]

Manifestazione antifascista nell'Italia del secondo dopoguerra

Nei giorni che precedettero la fine della seconda guerra mondiale il numero di partigiani o comunque di uomini che presero le armi crebbe molto rapidamente, si passò infatti da circa 70 000 uomini a 300 000.[13] Finita la guerra in molti chiesero l'integrazione di tutti i reparti partigiani (o di quelli militarmente più validi) nell'esercito regolare,[senza fonte] prevalse invece la linea del disarmo eseguito fra molti contrasti sotto la direzione del ministro dell'interno Mario Scelba.

Nel frattempo l'Italia, soprattutto al nord, divenne teatro di violenze generalizzate: da un lato ebbero luogo vendette sia politiche che personali che portarono all'omicidio di decine di migliaia di fascisti e non[senza fonte], dall'altro la liquidazione e il disarmo del movimento partigiano attuata dal governo. Le stime delle vittime delle violenze del periodo si stimano, secondo uno studio di Giorgio Bocca, in 3000 persone a Milano e fra le 12 e le 15 000 in tutta l'Italia del Nord, altre stime fanno ascendere questa cifra fino a 50-70 000 persone o addirittura 300.000 uomini, stima quest'ultima, definita come "una fantasiosa esagerazione" in un domcumento dell'Amministrazione alleata in Italia.[14]

L'amnistia Togliatti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Amnistia Togliatti.

L'amnistia Togliatti fu un provvedimento di condono delle pene proposto dall'allora Ministro di Grazia e Giustizia Palmiro Togliatti, comprende i reati comuni e politici, compresi quelli di collaborazionismo con il nemico e reati annessi. Lo scopo era la pacificazione nazionale dopo gli anni della guerra civile. Vi furono comunque polemiche sulla sua estensione, e il 2 luglio 1946 Togliatti con l'emanazione della circolare n. 9796/110, raccomandò interpretazioni restrittive nella concessione del beneficio.

Dopo l'Assemblea Costituente della Repubblica Italiana[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1948 e il 1954 si contano 148.269 fra arresti e fermi per motivi politici, di cui l'80% vicini ad ambienti comunisti con 61.243 condanne a complessivi 20.426 anni di carcere (18 ergastoli). Gli arresti di ex-partigiani nello stesso periodo sono 1.697, mentre si contano almeno 5.104 feriti di cui 350 da armi da fuoco, un numero imprecisato di contusi e 145 morti in scontri in piazza, cui si aggiungono 19 vittime fra le forze dell'ordine[15].

Una situazione particolarmente tesa venne raggiunta all'indomani del ferimento dello stesso Palmiro Togliatti per mano di uno studente siciliano, Antonio Pallante: il Paese si trovò sull'orlo della guerra civile[16], con scontri in piazza e assalti contro la polizia. Si contarono 9 morti e 120 feriti fra le forze dell'ordine e 7 morti e 186 feriti fra i civili, secondo cifre fornite dal ministro dell'interno Mario Scelba.[senza fonte]

Parlando di questo periodo storico lo stesso Scelba disse:

« Nel dopoguerra i pericoli per la sicurezza dello stato venivano dalle organizzazioni paramilitari comuniste che non avevano accettato l'ordine emanato dai governi dei Comitati di Liberazione Nazionale per la consegna delle armi, e anzi le custodivano ben oliate e pronte per l'uso.[senza fonte] »

Nello stesso periodo il ministero dell'interno elaborò dei piani per sventare un eventuale tentativo insurrezionale da parte del partito comunista. Il Paese venne diviso in una serie di grosse "circoscrizioni" formate da più province, con alla testa una specie di prefetto regionale, prosegue Scelba dicendo: ”I superprefetti da me designati avrebbero assunto gli interi poteri dello Stato sapendo esattamente, in base a un piano prestabilito, che cosa fare”[17].

L'intera storia recente italiana è stata dominata dal timore che il Partito Comunista Italiano (il più forte come elettorato a ovest della cortina di ferro) potesse andare al potere, negli anni l'Italia fu quindi teatro di uno scontro sotterraneo fra varie forze, in primo luogo i servizi segreti statunitensi e lo stesso KGB sovietico, contrari alla rottura degli equilibri di Jalta che avevano assegnato l'Italia al blocco occidentale[18].

Genova 1960[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fatti di Genova del 30 giugno 1960.

A maggio del 1960 il Movimento Sociale Italiano decise di convocare il suo quinto congresso a Genova, la decisione fu giudicata da più parti provocatoria in quanto dalla città, decorata medaglia d'oro della Resistenza, era partita l'insurrezione del 25 aprile. A peggiorare la situazione intervenne la notizia che ai lavori del congresso avrebbe partecipato anche Carlo Emanuele Basile, prefetto della città durante la RSI[19].

Il 6 giugno dello stesso anno i rappresentanti locali del PCI, Partito Radicale, PSDI, PSI e PRI fecero stampare un manifesto dove esprimevano il disprezzo del popolo genovese nei confronti degli eredi del fascismo[20].

Il 25 giugno durante un corteo di protesta vi furono alcuni incidenti. Il 28 giugno il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini manifestò la propria opposizione al congresso, mentre per il 30 giugno la camera del lavoro cittadina indisse uno sciopero generale dalle 14 alle 20. Verso le 17:30 il corteo che accompagnava lo sciopero cominciò a sciogliersi, mentre in piazza De Ferrari iniziò una vera e propria battaglia che si estese rapidamente in via XX settembre. Il giorno dopo, quando i gestori del teatro Margherita, dove si sarebbe dovuto tenere il congresso, annunciarono che il teatro non era più disponibile, il comitato centrale missino annunciò l'annullamento del congresso.

Nel frattempo vi erano stati scontri anche a Roma e soprattutto a Reggio Emilia, dove si contarono cinque vittime fra i manifestanti antifascisti.

Golpe Borghese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Golpe Borghese.

Reggio Calabria 1970[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fatti di Reggio.

Quando nel 1970 venne istituita la regione Calabria, si aprì il dibattito su quale città dovesse divenirne capoluogo. Malgrado Reggio Calabria venisse considerata da molti capoluogo "storico" della regione e fosse la città più popolata, venne scelta Catanzaro perché sede della Corte d'appello. Tutta la classe politica reggina, ad eccezione del Partito comunista, si schierò contro la decisione del governo. All'interno del direttivo, composto da forze trasversali, era presente anche l'esponente del MSI Ciccio Franco.

Nei mesi successivi gli scioperi e le proteste si fecero sempre più violente, mentre il governo Colombo rifiutò qualunque negoziato e inviò forti contingenti militari verso la città. A Reggio Calabria si viveva un clima semi-insurrezionale, con la creazione di "Repubbliche" formate da vie o quartieri che proclamavano la secessione, si susseguivano attentati dinamitardi, culminati nella bomba che il 22 luglio 1970 a Gioia Tauro fece deragliare il treno "Treno del Sole", Palermo-Torino, provocando 6 morti e 54 feriti.

Secondo le rivelazioni di Giacomo Lauro un pentito della 'ndrangheta, avvenute nel novembre 1993, alcuni esponenti del Comitato d'azione per Reggio Capitale guidato da Franco, avrebbero commissionato[21] alla 'ndrangheta alcune azioni eversive tra cui il deragliamento del treno di Gioia Tauro, avendo ottenuto finanziamenti da alcuni industriali[22]. Le dichiarazioni del pentito provocarono il coinvolgimento di Fortunato Aloi e del senatore Renato Meduri di Alleanza Nazionale[23] ipotizzando un piano preciso per destabilizzare il paese a partire dal sud, dopo l'inizio da nord della Strategia della tensione. Tutti i personaggi coinvolti nell'inchiesta furono però prosciolti in fase istruttoria[24] ad eccezione di Lauro stesso che dopo essere stato inizialmente assolto il 27 febbraio 2001 per mancanza di dolo, nel gennaio 2006, fu condannato per concorso anomalo in omicidio plurimo, reato ormai prescritto[25].

Alcuni mesi dopo 5 giovani anarchici morirono in un misterioso incidente stradale che, secondo dichiarazioni di pentiti[26], avrebbe impedito la consegna di dossier riguardanti i rapporti fra neofascisti e rivoltosi.

Gli anni dell'antifascismo militante e gli anni di piombo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Anni di piombo, Strategia della tensione e Terrorismo di Stato.

Il fenomeno del neofascismo[modifica | modifica sorgente]

In Italia, il più importante partito politico di destra fu il Movimento sociale italiano. Sebbene costituito principalmente da ex reduci della Repubblica Sociale Italiana e da ex membri del disciolto Partito Nazionale Fascista, il MSI anche se a più riprese accusato di ricostituzione del Partito Nazionale Fascista non fu mai disciolto. Infatti anche non rientrando nel cosiddetto Arco costituzionale fu costantemente presente sulla scena politica italiana, già dalle elezioni politiche italiane del 1948 elesse sei deputati e un senatore.

Alla destra del MSI, a partire dagli anni '60 si formarono diversi movimenti extraparlamentari, alcuni dei quali passarono al terrorismo nero, come Avanguardia Nazionale, i Nuclei Armati Rivoluzionari, e il gruppo Ordine Nuovo (che si rifaceva al disciolto movimento politico Ordine Nuovo), i quali stimolarono una nuova fase dei movimenti antifascisti.

Antifascismo nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Antifascismo in Spagna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Brigate internazionali e Guerriglia antifranchista.
« ¡No pasarán! »
(Motto antifascista spagnolo)

L'antifascismo in Spagna si espresse principalmente nella guerra civile spagnola, nella lotta contro Francisco Franco e contro il suo regime, il franchismo.

Antifascismo in Germania[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Resistenza tedesca.

L'antifascismo tedesco rappresentò una forza minoritaria di opposizione al nazionalsocialismo di Adolf Hitler, tra il 1933 e il 1945. Il punto massimo della resistenza ebbe come protagonista alcuni militari come Claus von Stauffenberg, che riuscirono quasi a uccidere il dittatore nell'attentato del 20 luglio 1944, obiettivo tentato da altri nel corso degli anni. Dopo questi fatti la resistenza venne quasi annientata dalla repressione del regime. Nella Repubblica Democratica Tedesca o Germania Est, il muro di Berlino era chiamato eufemisticamente "Barriera di protezione antifascista".

Antifascismo in Francia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Resistenza francese.

L'antifascismo comparve come opposizione al nazismo e al governo di Vichy e nel dopoguerra, nel movimento democratico avverso a partiti di estrema destra (come il Fronte Nazionale).

Antifascismo in Grecia[modifica | modifica sorgente]

In Grecia vi furono fenomeni di resistenza all'invasione nazista e fascista, e, dall'altro canto, al regime del 4 agosto di Ioannis Metaxas. Sentimenti antifascisti animavano anche gli oppositori alla dittatura dei colonnelli, come l'eroe nazionale della Grecia moderna, Alexandros Panagulis. L'antifascismo è riapparso come un forte movimento negli anni 2000, localizzato soprattutto tra i partiti di sinistra come SYRIZA, in contrasto con l'esplosione elettorale del movimento nazionalista e neonazista di Alba Dorata.

Antifascismo in America latina[modifica | modifica sorgente]

Molti oppositori alle dittature militari (come quella di Jorge Rafael Videla in Argentina, o di Augusto Pinochet in Cile), o del governo di Juan Domingo Perón in Argentina, si dichiaravano antifascisti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A tale proposito Piero Gobetti: La borghesia ha perso ogni funzione propositiva, è una classe parassita che si è adagiata e aspetta tutto dallo Stato; si blocca così ogni istanza di rinnovamento: la funzione liberale e libertaria è assunta dal proletariato.
  2. ^ Elenco riportato dal segretario generale della camera Grisolia: la Costituzione della Repubblica nei lavori preparativi dell'assemblea costituente, Roma 1970, Vol I-VIII
  3. ^ "Vedi, c'era un gruppo di anarchici. Qui c'era stato Luigi Galleani, che era stato in America e per un certo periodo poi era stato anche qui. Anzi, io credo che questo gruppo di anarchici si chiamasse il gruppo Galleani. E questo gruppo era composto da elementi molto decisi, molto decisi. Ricordo, per esempio, dopo quella lotta lì con i fascisti, io son sempre uscito tutte le sere, nonostante che ci fossero sempre scontri, una volta mi hanno anche sparato da un viale: a pochi metri di distanza non m'hanno preso. Ebbene, questi anarchici, a mia insaputa, dopo questo atto, si distribuivano la notte nei giardini proprio a mia difesa, senza che io neanche lo sapessi", intervista rilasciata a Cesare Birmani storico e studioso antifascismo
  4. ^ Anarchici e Resistenza: testimonianze su cd commentate da uno storico - Breve sintesi scritta su anarchici e Resistenza
  5. ^ Pierre Péan, Une jeunesse française, François Mitterrand 1934-1947, Fayard 1998, pp. 537-554
  6. ^ Giuseppe Fiori, Casa Rosselli, Einaudi, 1999, pp. 202 e segg.
  7. ^ sintesi biografica autore
  8. ^ Per un inquadramento del ruolo degli ebrei durante il regime, si veda: Michele Sarfatti, Gli ebrei nell'Italia fascista, Feltrinelli, 2007.
  9. ^ Nahoum Milan, Esperienze di un comandante partigiano, Edizioni La Pietra, Segrate, 1981.
  10. ^ Alessandro Ghisolfi e Isacco Levi, I Levi di via Spielberg, Clavilux editore, 2005. nel testo si fa riferimento anche alle vicende della Valvaraita, dove furono perpetrati numerosi crimini dal battaglione Bassano comandato da Adriano Adami della Divisione Alpina Monterosa battaglione Bassano, che collaborava con i rastrellamenti nazifascisti.
  11. ^ Dino Messina, Preti morti per la libertà in Corriere.it, 3 luglio 2008. URL consultato il 14 dicembre 2010.
  12. ^ Fonte: Nonluoghi.info
  13. ^ Indro Montanelli Storia d'Italia - L'Italia del '900, Edizione Fabbri Editori, 2001, pag. 285
  14. ^ Indro Montanelli, Storia d'Italia - L'Italia del Novecento, pagine 290 e 291 ed. Fabbri Editori 2001
  15. ^ Articolo di Gianni Viola disponibile a questo link
  16. ^ Indro Montanelli (cit.) pagina 353
  17. ^ Antonio Gambino, Storia dell'Italia nel dopoguerra, Laterza, 1975, pp. 473-474.
  18. ^ Giovanni Fasanella, Claudio Sestrieri e Giovanni Pellegrino Segreto di Stato
  19. ^ Nicola Tranfaglia, L'Italia repubblicana in La storia, Mondadori, pag. 307
  20. ^ Indro Montanelli, op. cit., pag. 416
  21. ^ Osservatorio Democratico"Giacomo Lauro indicò negli ambienti di Avanguardia Nazionale e del “Comitato d’azione per Reggio capoluogo” gli ispiratori della strage. Accusò Renato Marino, Carmine Dominici, Vito Silverini, Vincenzo Caracciolo e Giovanni Moro, di essere stati “il braccio armato che metteva le bombe e faceva azioni di guerriglia” per conto del “Comitato”, diretto da Ciccio Franco,”".
  22. ^ Osservatorio Democratico"Tra i finanziatori indicò il “commendatore Mauro”, “quello del caffè”, e l’imprenditore “Amedeo Matacena”, “quello dei traghetti”. “Davano i soldi” – testimoniò – “per le azioni criminali, per la ricerca delle armi e dell’esplosivo”".
  23. ^ Osservatorio Democratico"Nel luglio 1995, per concorso nella strage di Gioia Tauro, furono indagati dalla procura distrettuale di Reggio Calabria, l’armatore Amedeo Matacena, Angelo Calafiore, ex-consigliere provinciale di Reggio Calabria per il Msi- Destra nazionale, l’On. Fortunato Aloi e il senatore Renato Meduri, entrambi di Alleanza nazionale".
  24. ^ Osservatorio Democratico"Furono prosciolti tutti in istruttoria".
  25. ^ Osservatorio Democratico"Stabilì che il reato di Giacomo Lauro fu di concorso anomalo in omicidio plurimo, ormai estinto per prescrizione".
  26. ^ Cuzzola, F. Cinque Anarchici del sud. Una storia negata, Città del sole edizioni, 2005

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Partiti e movimenti coinvolti[modifica | modifica sorgente]

L'antifascismo nel primo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

L'antifascismo durante la guerra civile spagnola[modifica | modifica sorgente]

L'antifascismo durante la seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

L'antifascismo nel secondo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

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