Arrigo Boldrini
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| Parlamento Italiano Assemblea costituente |
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| On. Arrigo Boldrini | |
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| Luogo nascita | Ravenna |
| Data nascita | 6 settembre 1915 |
| Luogo morte | Ravenna |
| Data morte | 22 gennaio 2008 |
| Professione | Perito agrario |
| Partito | Partito Comunista Italiano |
| Gruppo | Comunista |
| Collegio | XIII (BO-RA-FE-FO), eletto a Ravenna |
| Parlamento Italiano Camera dei deputati |
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| On. Arrigo Boldrini | |
| Partito | Partito Comunista Italiano |
| Legislatura | I, II, III, IV, V, VI legislatura |
| Gruppo | Comunista |
| Incarichi parlamentari | |
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| Pagina istituzionale | |
| Parlamento Italiano Senato della Repubblica |
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| Partito | Partito Comunista Italiano, |
| Legislatura | VII, VIII, IX, X, XI legislatura |
| « Abbiamo combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c'era, per chi non c'era e anche per chi era contro... » | |
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(Arrigo Boldrini[1])
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Arrigo Boldrini (Ravenna, 6 settembre 1915 – Ravenna, 22 gennaio 2008) è stato un partigiano e politico italiano.
Indice |
[modifica] Biografia
Figlio di una popolare figura di internazionalista romagnolo, spirito inquieto (viene espulso per turbolenza e sobillazione dal collegio della Scuola Agraria di Cesena), dopo il diploma di Perito agrario fu chiamato alle armi nel 1935, frequentando la scuola allievi ufficiali.
Successivamente lavorò come impiegato a Cesena fino al suo primo richiamo alle armi nel 1939, ove egli si arruolò volontario per circa un mese nella MVSN, la Milizia fascista, con il grado di "capomanipolo" (corrispondente a Tenente nell'Esercito Regio)[2].
Nel 1940-1941 lavorò a Napoli, ove conobbe il poeta Libero Bovio, entrando in contatto con ambienti antifascisti[3]. A seguito dell'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania venne richiamato nuovamente alle armi con il grado di tenente di complemento del 120° reggimento fanteria della divisione "Emilia" di stanza alle Bocche di Cattaro in Jugoslavia[4] (dove, tra l'altro, conobbe il futuro primo comandante della Brigata Garibaldi Romagnola Riccardo Fedel).
[modifica] La Resistenza
[modifica] La lotta clandestina
Rientrato in Italia per una licenza di convalescenza nell'estate del 1943, nell'agosto dello stesso anno aderì al clandestino Partito Comunista Italiano e, dopo l'8 settembre, fu tra i principali organizzatori della Resistenza in Romagna. Pur operando come dirigente partigiano si mosse liberamente nel territorio ravennate fino all'8 gennaio 1944, data dalla quale entrò nella clandestinità a seguito di un attentato in cui, durante il ritorno a casa dalla consueta cena col padre, fu fatto segno da alcuni colpi d'arma da fuoco da parte di ignoti fascisti, che gli bucarono la manica del cappotto e una falda del cappello.
Ufficiale di collegamento del CUMER (Comando Unico Militare Emilia Romagna) e responsabile militare per il C.L.N. della zona di Ravenna, partecipò di persona a numerose azioni di guerriglia rimanendo ferito durante una di esse. Le spiccate capacità di stratega e la sua teorizzazione della "pianurizzazione" della guerra partigiana (fino ad allora immaginata possibile solo sulle colline o sulle montagne) gli valsero il soprannome di Bulow, in ricordo del famoso conte Friedrich Wilhelm von Bülow.
[modifica] La guerra sul fronte
Dopo mesi di intensa guerriglia condotti nelle zone della Romagna alle spalle della Linea Gotica ed i successivi combattimenti per la liberazione di Ravenna, svoltisi secondo il piano proposto da Boldrini durante incontri segreti con presso il comando dalle forze alleate, il 4 febbraio del 1945 il generale Richard McCreery comandante dell'VIII Armata appuntò al petto del comandante "Bulow", nella gremitissima Piazza Garibaldi della città liberata due mesi prima, la Medaglia d'oro al valor militare quale riconoscimento dello status di comandante di unità combattente riconosciuta dal Comando alleato e per il contributo dato alla liberazione dal comune nemico nazi-fascista (a cui farà seguito, significativamente, la consegna di una antica medaglia garibaldina da parte dei suoi partigiani).[5]
Nominato comandante della 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini" in sostituzione di Falco, partecipò in concorso con le forze alleate e con il ricostituito Esercito Italiano ai combattimenti lungo il fronte del Fiume Senio ed alla conquista delle zone attorno al Delta del Po, fino alla definitiva capitolazione delle forze nazifasciste.
[modifica] Il dopoguerra
Arrigo Boldrini ha impersonificato i motivi etici e politici alla base della lotta della Resistenza italiana, costituendone uno dei più autorevoli e credibili rappresentanti a livello istituzionale: in questa veste, a partire dal 1947, rappresentò l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, di cui fu Segretario nazionale per alcuni decenni e successivamente Presidente Onorario fino alla morte.
Membro della Consulta Nazionale prima e dell'Assemblea Costituente poi, venne eletto alla Camera dei Deputati nella I, II, III, IV, V, VI legislatura, nella XII Circoscrizione (Bo-Fe-Fo-Ra), nonché Senatore nella VII, VIII, IX, X, XI legislatura, in Emilia-Romagna nel Collegio di Ravenna.
Boldrini, a partire dall'immediato dopoguerra sino agli anni '90, fu personalmente accusato di essere stato mandante come comandante di Brigata di episodi criminosi avvenuti nelle settimane immediatamente successive alla resa di Caserta (3 maggio 1945), quali l'eccidio di Codevigo e di Schio[6], ma nei processi che ne seguirono verrà sempre assolto.
Nel luglio 1960 un gruppo di neofascisti incendiò la sua abitazione a Ravenna, ma Boldrini ne uscì illeso[7].
Dirigente regionale e nazionale del Partito Comunista Italiano, è stato membro del Comitato Centrale e della Direzione Nazionale del Partito. Nel 1989 ha aderito al Partito Democratico della Sinistra (PDS) e successivamente al Partito Democratico.
Boldrini si è spento all'età di 92 anni nell'ospedale della sua città natale.
[modifica] Opere
- Arrigo Boldrini ed Aldo D’Alessio, Esercito e politica in Italia, Editori Riuniti, Roma, 1974.
- Arrigo Boldrini (con la collaborazione di Fernando Etnasi e di Renato Bertolini), Enciclopedia della Resistenza, Teti editore, Milano, 1980.
- Arrigo Boldrini, Diario di Bulow. Pagine di lotta partigiana 1943-1945, Vangelista, Milano, 1985 (riedito da Odradek, Roma, 2008. ISBN 9788886973953).
[modifica] Onorificenze
Medaglia d'oro al valor militare
[modifica] Note
- ^ "[...] respingiamo l'interpretazione che considera la Guerra di Liberazione come una guerra civile per la conquista di centri di potere. La Lotta di Liberazione fu un movimento popolare di partigiani e partigiane sostenuto da una grande solidarietà popolare, con i militari delle tre Forze Armate, che hanno combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c'era, per chi non c'era e anche per chi era contro, con una generosità non sempre conosciuta in altre epoche storiche. Questo è il grande dato storico, che va sottolineato anche per rendere omaggio a tutti i Caduti e a quanti della nostra generazione sono scomparsi, e che ci hanno lasciato un nobilissimo testamento che non può essere dimenticato. [...]" (Arrigo Boldrini al Teatro Lirico di Milano il 24 giugno 1994 in occasione del 50° anniversario della costituzione del C.V.L..
- ^ "L'8 settembre del 1939 venni richiamato alle armi in un battaglione della milizia, la 121ª Legione della Mvsn, e questa fu una mia scelta sbagliata, sai, a suo tempo come tanti altri avevamo fatto la domanda sperando che in caso di guerra non ci mandassero al fronte. Però brigai per farmi congedare, e pochi giorni dopo, il 29 settembre, già venivo congedato per motivi di salute, mi aiutò fraternamente il dottore Andrea Zoli, che era il medico del battaglione fascista e che poi parteciperà alla Resistenza." A. Bodrini in C. De Simone, Gli anni di Bulow, Mursia, Milano, 1996, p.18.
- ^ Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, voce "Arrigo Boldrini", La Pietra, Milano, 1968
- ^ A. Boldrini, Diario di Bulow, Vangelista, Milano, 1985
- ^ Arrigo Boldrini, op. cit.
- ^ Su "Il Resto del Carlino" del 30 marzo 1995 fu pubblicata questa inserzione, pagata da Francesco Cossiga e Paolo Guzzanti su sentenza del Tribunale: "A seguito dello sconcerto del sen. Boldrini e dell'azione giudiziaria intentata anche dai partigiani della formazione da lui comandata per la dichiarazione del sen. Cossiga riportata nel libro di Guzzanti Cossiga uomo solo in merito ad un presunto coinvolgimento della 28ª Brigata Garibaldi nell'eccidio di Schio del 1945, il sen. Cossiga ha tenuto a precisare che tale dichiarazione era fondata sulle sue conoscenze storiche del momento, mentre a una successiva verifica sono emerse fonti storiche e giudiziarie che escludono in modo inoppugnabile tale coinvolgimento. (...) Il sen. Boldrini ha preso atto con piacere della precisazione del sen. Cossiga." cit. in C. De Simone, op. cit., p. 217.
- ^ AA.VV., Storia d'Italia, De Agostini, 1991, p. 603.
- ^ Quirinale - Scheda 15017 - visto 7 dicembre 2008
- ^ Quirinale - Scheda 11943 - Visto 7 dicembre 2008
[modifica] Bibliografia
- Guido Nozzoli, Quelli di Bulow. Cronache della 28° Brigata Garibaldi, Editori Riuniti, 1957 (terza edizione: 2005).
- Cesare De Simone, Gli anni di Bulow. Nel 50° della Repubblica la testimonianza di Arrigo Boldrini, Mursia, Milano, 1996.
- Luciano Casali, Zona 6. La Resistenza a Cervia e nelle Ville Unite, Comitato permanente antifascista, Cervia, 1971.
- Gianni Giadresco, Guerra in Romagna 1943-1945, Il Monogramma, Ravenna, 2004.
- Guglielmo Marconi, Vita e ricordi sull’8ª brigata romagnola, Maggioli, 1985 (con introduzione critica di Lorenzo Bedeschi).
- Arrigo Boldrini BULOW. Un ricordo, Istituto Storico delle Resistenza e dell'Età Contemporanea in Ravenna e provincia, Ravenna, 2008.
[modifica] Videografia
- Bulow, VHS, regia di Fausto Pullano e Silvia Savorelli, Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Roma, 1999 (e in DVD, Valter Casini Editore, 2005).
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- Dati personali e incarichi nella Costituente. Camera dei Deputati. URL consultato il 22-1-2008.


