28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini"
| « Quanto la 28ª ha fatto ormai è Storia. Ma a noi che seguimmo le sue azioni durante la campagna d’Italia, sembra molto di più che una serie di brillanti successi militari. È il simbolo di una nuova Italia e del risveglio degli Italiani dopo tanti anni d’inganno. La base per un movimento di Resistenza d’una nuova Italia democratica. » | |
La 28ª Brigata Garibaldi “Mario Gordini" è stata una brigata partigiana che ha operato dall'estate del 1944 a maggio del 1945 in Romagna, nella provincia di Ravenna, e nel Veneto meridionale (RO, PD).
Fu, assieme alla Brigata Maiella ed alla Divisione Modena-Armando, tra le pochissime formazioni partigiane riconosciute ed aggregate alle forze armate alleate durante la guerra di Liberazione[2].
Essa prendeva il nome da Mario Gordini, importante esponente politico e militare della Resistenza ravennate, fucilato a Forlì il 4 gennaio 1944.
Collegata militarmente come tutte le altre Brigate Partigiane al Corpo Volontario della Libertà, connesso al Comitato di Liberazione Nazionale, in essa erano presenti Comunisti, Socialisti, Repubblicani, Azionisti, Cattolici, Indipendenti. Essa quindi mantenne larga apertura alle componenti politiche che si riconoscevano nel C.L.N. di Ravenna[3]. Adottò al suo interno una forma di democrazia che prevedeva una formazione politica affidata ai commissari politici, un ampio dibattito collettivo e l'elezione dei comandanti e dei commissari politici da parte dei partigiani stessi.
Indice |
[modifica] Storia della Brigata
La Resistenza nella provincia di Ravenna iniziò sin dai giorni successivi all'armistizio, organizzandosi operativamente in GAP, SAO e SAC[4] coordinati dal Comitato Militare provinciale, formato nei primi mesi di vita esclusivamente da esponenti comunisti, tra cui i quali avrà ruolo preminente Arrigo Boldrini (Bulow). Le azioni militari furono avviate secondo le tecniche della "pianurizzazione" della lotta partigiana teorizzata da Bulow stesso, con frequenti colpi di mano ed operazioni di sabotaggio, adottando originali tecniche di lotta (i "GAP volanti", le cosiddette "giornate GAP", la "battaglia del grano", i rifugi sotterranei nei campi, gli scioperi nelle fabbriche), trovando sempre largo appoggio nella popolazione delle campagne romagnole.
All'inizio dell'estate del 1944, con l'istituzione del CUMER (Comitato Militare Unico Emilia-Romagna), diramazione militare del C.L.N. regionale, rappresentato per le province di Ravenna e Ferrara da Boldrini, il movimento partigiano ravennate assunse una nuova organizzazione.
[modifica] La 28ª Brigata GAP
Fu ufficialmente costituita il 19 luglio 1944 assumendo la denominazione di 28ª Brigata GAP “Mario Gordini": al suo comando venne nominato Alberto Bardi (Falco), già vice-comandante della Brigata Garibaldi Romagnola; Genunzio Guerrini (Gianô) commissario politico.
La Brigata fu organizzata in vari Distaccamenti, ognuno intitolato a partigiani ravennati vittime dei nazifascisti, sul modello della preesistente organizzazione:
- Sauro Babini (partigiano della Brigata Garibaldi Romagnola caduto in combattimento) - operante nelle zone di Fusignano, Bagnacavallo, Russi e Ville Disunite;
- Aurelio Tarroni - operante nella zona di Alfonsine;
- Umberto Ricci - operante a Conselice (anche nella frazione Lavezzola) ed a Massa Lombarda;
- Celso Strocchi - operante a Cotignola, Faenza, Lugo e fino ai confini sudoccidentali della provincia di Ravenna;
- Settimio Garavini - operante a Cervia e Ville Unite;
- Terzo Lori - operante inizialmente nella zona delle valli a sud del fiume Reno, tra Porto Corsini e Casal Borsetti, e poi nell'Isola degli Spinaroni.
A differenza degli altri che operavano secondo la tecnica dei GAP, quest'ultimo Distaccamento era l'unico strutturato come una unità militare, dotata di una base stabile ben mimetizzata nelle paludi Ravennati e suddiviso in cinque Compagnie, intitolate a Aldo Centolani, Walter Suzzi, Menotti Miserocchi, Michele Pascoli e Mario Montanari.
Alla fine del 1944, la 28ª Brigata ebbe occasione di distinguersi nel corso di una vera e propria battaglia frontale.
Successivamente allo sfondamento della Linea Gotica da parte degli Alleati, avvenuta nel settembre 1944, Bulow stabilì un contatto con essi - attraversando personalmente la nuova linea del fronte via mare - proponendo un piano strategico sostenuto dal comando partigiano, e concordando un'azione comune per la liberazione dell'intera provincia ravennate. Il piano fu accettato, adottando come parola d'ordine di riconoscimento "Teodora"[5].
. Il 4 dicembre 1944 Ravenna fu liberata e i partigiani entrarono per primi seguiti dai Canadesi. Per questo importante evento Bulow fu decorato M.O.V.M. su proposta britannica. Subito dopo scattò l'attacco alle postazioni tedesche, denominata da parte dei partigiani "Battaglia delle Valli": a nord ed a est di Ravenna i partigiani ed a sud e ad ovest gli alleati avviarono una operazione che, sgomberando il litorale dai tedeschi, nel corso della stessa giornata portò alla liberazione di Ravenna da parte dei partigiani, che anticiparono di qualche ora le truppe canadesi. In questa fase della lotta il Distaccamento "Garavini" ebbe al fianco una originale unità di commando aggregata alla 8ª armata, la Popski's Private Army, assieme alla quale i partigiani furono artefici del salvataggio della Basilica di Sant'Apollinare in Classe.
Nei giorni successivi le unità partigiane e in particolare la numerosa "colonna Wladimiro" (così denominata dal nome del suo comandante Mario Verlicchi), dopo aver liberato numerosi territori a sud del Delta padano, dovettero fronteggiare, prive di armi pesanti, la controffensiva tedesca, che fu contrastata con grande difficoltà e durante la quale Bulow stesso fu ferito. Le truppe alleate, infatti, erano state bloccate dai tedeschi nel corso di quella che i canadesi avevano ottimisticamente chiamato "Operation Chuckle"[6], impedendo loro di giungere all'appuntamento necessario al consolidamento dei vittoriosi attacchi portati dai partigiani.
La "battaglia delle valli", pur portando come esito la conquista di larga parte dei territori ravennati, non conseguì tuttavia il successo sperato: l'Operazione Olive, che prevedeva lo sfondamento britannico della Linea Gotica sul versante adriatico e l'avanzamento lungo la Via Emilia fino a Bologna, fu bloccata e il fronte si stabilizzò per alcuni mesi lungo gli argini del Fiume Senio.
[modifica] La 28ª Brigata Garibaldi
Successivamente alla liberazione Ravenna ottenuta assieme agli Alleati, anziché essere smobilitata (procedura normalmente imposta sino ad allora dalle forze alleate una volta congiunte con le forze partigiane), dal 16 dicembre 1944 la Brigata fu inquadrata all'interno della 8ª Armata (5ª Brigata Corazzata) come unità autonoma alle dipendenze del Gruppo di Combattimento "Cremona", mantenendo il nome di 28ª Brigata Garibaldi “Mario Gordini". Nuovo comandante venne eletto Arrigo Boldrini (Bulow), Ateo Minghelli (Règan) e Mario Verlicchi (Wladimiro) vicecomandanti, Gino Gatta (Zalèt) commissario, Cervellati Vice Commissario mentre la Brigata adottò una nuova struttura, suddividendosi in 17 compagnie di 33 uomini ciascuna, più alcune altre ausiliarie, per un totale di 600 uomini.
Il 12 gennaio 1945 la Brigata entrò in linea sul fronte alle dipendenze dell'VIII Armata britannica, attestata come una regolare formazione nel tratto di fronte assegnatole dal comando alleato, sulla destra del Fiume Reno ai margini delle Valli di Comacchio, dall'abitato di S. Alberto a Casa Balladora[7], e sette giorni dopo, il 19 gennaio, venne riconosciuta ufficialmente come unità autonoma di combattimento.
Il 4 febbraio del 1945 il generale Richard McCreery, comandante dell'8ª Armata, appuntò al petto del comandante "Bulow", nella gremitissima Piazza Garibaldi della Ravenna liberata due mesi prima, la Medaglia d'oro al valor militare quale riconoscimento per lo status di comandante di unità combattente riconosciuta dal Comando alleato e per il significativo contributo dato alla liberazione di Ravenna dal comune nemico nazifascista.
A partire dal 19 febbraio la Brigata passò alle dipendenze del Gruppo di combattimento "Cremona" del ricostituito Esercito Italiano comandato del generale Clemente Primieri[8], con cui continuerà la lotta fino alla Liberazione, giungendo nelle Valli di Comacchio e nel Padovano.
Il 20 maggio 1945, con una imponente manifestazione popolare a Ravenna, la 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini" veniva definitivamente smobilitata dopo aver liberato 53 paesi e catturato 5000 prigionieri subendo in combattimento 187 perdite.
Fu una delle uniche due formazioni partigiane (insieme alla Brigata Maiella) ad essere decorata dopo la guerra di Liberazione di Medaglia d'Argento(13 settembre 1945).
Tutti i partigiani della Brigata sono stati insigniti della cittadinanza onoraria dei Comuni di Comacchio e Donada.
[modifica] Codevigo
Il nome della località di Codevigo è associato al cosiddetto "eccidio di Codevigo", in cui alcune schegge impazzite appartenennti al "Cremona" e a gruppi differenti di partigiani, avvenuti nel mese di maggio e forse oltre e durante e dopo la resa di Caserta (3 maggio 1945), trucidarono un numero variabile tra le 114 e le 136 persone, per lo più militi della RSI della G.N.R. e alcuni civili[9]. Lo stesso Bulow, nel suo noto "Diario" accenna all'esistenza di "rastrellamenti di fascisti operati spontaneamente dai patrioti. Così come si registrano autonome iniziative di gruppi contro le ultime resistenze nazifasciste. Non è possibile avere un quadro preciso; si sono mobilitati un po' tutti, diversi militari del Cremona, esponenti del C.L.N., partigiani di altre zone, i nostri " ed episodi di violenza incontrollabile: "Gli animi sono esasperati, si apprendono terribili notizie sui misfatti compiuti dai nazifascisti."[10] Nel dopoguerra a seguito di queste accuse si ebbero alcuni processi che si conclusero con l'assoluzione di Arrigo Boldrini, così come altri appartenenti alla sua Brigata verranno assolti con sentenza del 21 maggio 1954. In verità Bulow e il Comando della 28ª non furono mai soggetti ndi procedimenti giudiziari e così pure non lo furono il Comando del Cremona perché i fatti si svolsero al di fuori e contro le direttive e gli ordini da loro impartiti (lo si ricava dal rapporto dei Carabinieri di Padova del 21/11/'90 e dal "Corriere della Sera" del 23/09/1990)[11]. Nei primi anni '90, a seguito della pubblicazione di 1945. Ravennati contro. La strage di Codevigo, 12 ex partigiani della 28ª querelarono il suo autore, Gianfranco Stella e Bulow fu chiamato come testimone[12]. Nel processo che seguì, Tristano Mazzavillani, presidente dell'ANPI di Ravenna e già comandante dell'11ª Compagnia della 28ª Brigata, affermò: «Boldrini non ne sapeva niente, perché questi non sono certo ordini di un Comando [...]. In quel periodo c'erano cani sciolti che andavano per conto loro.»[13]. Il 27 settembre 1994 l'ex partigiano Jules Minguzzi, già comandante della 14ª Compagnia, scriverà al Procuratore della Repubblica di Ravenna affermando che il comando di Brigata era a conoscenza di illegittime persecuzioni e di aver a suo tempo protestato in merito con i superiori[14]. Che Bulow e molti altri non ne sapessero nulla se non a fatti avvenuti e scoperti risulta anche da altre dichiarazioni di Comandanti e Commissari Politici della 28ª (così dagli atti processuali citati) nonché risulta che le decisioni del Comando furono prese senza discussioni[15] nelle due riunioni del 6 e del 10 maggio 1945.
Storicamente Codevigo è legato all'episodio ivi avvenuto il 16 maggio 1945 in cui alcuni reparti dell'Esercito italiano furono passati per la prima volta dopo la Liberazione in rivista del Principe d'Italia Umberto di Savoia e da alti ufficiali italiani ed alleati: durante la cerimonia quello che sarà il "re di maggio" fu inaspettatamente sonoramente contestato da numerosi militari del Gruppo di combattimento "Cremona" (che per tale motivo vennero puniti) mentre Boldrini con i partigiani garibaldini della 28ª Brigata rimasero disciplinatamente sul presentat'arm[16]. L'episodio rappresentò un forte segnale democratico del mutato clima politico e della prossima vittoria della Repubblica, in quanto dimostrò che mentre i Savoia venivano contestati addirittura dalle Forze Armate del nuovo esercito italiano erano proprio i più fervidi oppositori della monarchia - i "comunisti" di Bulow - a mostrare rispetto verso le Istituzioni dello Stato[17].
[modifica] Onorificenze
| Medaglia d'argento al valor militare | |
| «Da prima nella lotta clandestina, alle dipendenze di unità alleate poi, ed infine a fianco ed in stretta collaborazione con una Grande Unità del nostro rinnovato esercito, ispirandosi alle più pure tradizioni del Risorgimento e del volontarismo garibaldino, ha lottato contro il tedesco nemico tradizionale, ed ha vinto per la libertà e la ricostruzione dell'Italia.» — Ravenna - Paludi di Comacchio - Fiume Brenta, 15 settembre 1943 - 30 aprile 1945. |
[modifica] 28ª Brigata
- Arrigo Boldrini (Bulow)
- Primo Bandini (Noco)
- Maria Bartolotti (Piera)
- Cristoforo Bendazzi (Rino)
- Aldo Centolani
- Ennio Cervellati (Silvio)
- Renato Dradi (Zirèla)
- Gino Gatta (Zalèt)
- Genunzio Guerrini (Gianò)
- Primo Lacchini (Spada)
- Sesto Liverani (Palì)[18]
- Armando Montanari (E'Desch)
- Dario Negrini (Picètt)
- Silvio Pasi (Elic)[19]
- Leonardo Pavirani (Leandro)
- Vasco Presentati (Arra)
- Umberto Ricci (Napoleone)
- Norina Trombini (Ortensia)
- Natalina Vacchi (Lina)
[modifica] GAP ravennati
- Marx Emiliani (Max)
- Walter Suzzi (Sputafuoco)
[modifica] Note
- ^ Cit. in Peter Tompkins, L'altra Resistenza. Servizi segreti, partigiani e guerra di liberazione nel racconto di un protagonista, Il Saggiatore, Milano, 2004, p. 308.
- ^ Si veda anche la pubblicazione "Maiella" "Ravenna" "Modena" edita nel 1945 dal Ministero Italia Occupata.
- ^ Una delle sue Compagnie, la 14ª, sarà chiamata "dei repubblicani" per essere formata esclusivamente da essi.
- ^ A partire dal luglio 1944 queste due ultime si fonderanno nelle SAP.
- ^ A. Boldrini, Diario di Bulow, Vangelista, Ravenna, 1985.
- ^ Trad.: Operazione Risatina.
- ^ Cfr. E. Musco, il 21º Reggimento fanteria "Cremona" nella guerra di liberazione, Roma, 1962, pp.28 e segg.
- ^ G. F. Casadio - R. Cantarelli, La Resistenza nel ravennate, Ravenna, 1980, pp. 80-81.
- ^ http://togetherourmemories.files.wordpress.com/2011/10/codevigo-aprile-maggio-1945-1.pdf e Giampaolo Pansa, Il sangue dei vinti.
- ^ A. Boldrini, op. cit., 9-10 maggio 1944.
- ^ Rapporto dei Carabinieri di Padova del 21/11/'90 e "Corrire della Sera del 23/09/'90
- ^ Atti giudiziari Tribunale di Rimini Febbraio-Giugno 1998
- ^ [1] Google book: 1994-1945 a nord di Ravenna, chi sa parli pag. 196
- ^ [2] Google book: 1994-1945 a nord di Ravenna, chi sa parli pag. 197
- ^ Atti giudiziari del Tribunale di Rimini Febbraio-Giugno 1998
- ^ Gianni Giadresco, Guerra in Romagna 1943-1945 e numerose altre fonti.
- ^ "Il nostro silenzio deve avergli fatto più paura di quei fischi" commentò in quell'occasione Ateo Minghelli (Règan), cit. in G. Nozzoli, Quelli di Bulow, Editori Riuniti, 1957, p. 386
- ^ Medaglia concessa a seguito di una azione con la 36ª Brigata Garibaldi "Alessandro Bianconcini", presso cui era stato successivamente aggregato.
- ^ Medaglia revocata a seguito della sentenza di condanna per la partecipazione all'eccidio dei conti Manzoni.
[modifica] Bibliografia
- Antonio Meluschi, Epopea partigiana, S.P.E.R., Bologna, 1947.
- Vladimir Peniakoff, Corsari in jeep, Garzanti, Milano, 1951 (ristampa: Danilo Montanari Ed., Ravenna, 2005).
- Arrigo Boldrini, Diario di Bulow. Pagine di lotta partigiana 1943-1945, Vangelista, Milano, 1985 (seconda edizione: 2008).
- Guido Nozzoli, Quelli di Bulow. Cronache della 28ª Brigata Garibaldi, Editori Riuniti, 1957 (terza edizione: 2005).
- Luciano Casali, Diario dell'attività partigiana nel ravennate dal luglio 1943 alla liberazione del capoluogo, in "La Resistenza in Emilia-Romagna", n. u., Galeati, Imola, 1966.
- Luciano Casali, Zona 6. La Resistenza a Cervia e nelle Ville Unite, Comitato permanente antifascista, Cervia, 1971.
- G. F. Casadio - R. Cantarelli, La Resistenza nel ravennate, Edizioni del Girasole, Ravenna, 1980.
- Gianfranco Stella, 1945, Ravennati contro : la strage di Codevigo, Off. graf. Nanni, Rimini, 1991
- Cesare De Simone, Gli anni di Bulow. Nel 50° della Repubblica la testimonianza di Arrigo Boldrini, Mursia, Milano, 1996.
- Gianni Giadresco, Guerra in Romagna 1943-1945, Il Monogramma, Ravenna, 2004.
- Antonio Fogli - Angelo Pasi, 1944-1945 a nord di Ravenna: chi sa, parli!, Greco&Greco, Milano, 2004, ISBN 88-7980-340-9.
- Giuseppe Masetti - Antonio Panaino (a cura di), Operazione Teodora, Longo, Ravenna, 2005.
- Enio Iezzi, 18 Resistenze per 1 Libertà, Walberti, Lugo, 2005.