Resa di Caserta

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La Resa di Caserta fu l'atto formale conclusivo che sancì la definitiva sconfitta delle forze armate nazifasciste in Italia durante la Seconda guerra mondiale.

L'atto, intitolato Strumento di resa locale delle forze tedesche e delle altre forze poste sotto il comando o il controllo del Comando Tedesco Sud-ovest[1] e relativi allegati, fu firmato a Caserta il 29 aprile 1945 alla presenza di ufficiali delegati inglesi, americani, tedeschi e di un osservatore russo: esso prevedeva una resa incondizionata che doveva diventare operativa a partire dal 2 maggio.

Nel documento stilato le forze armate tedesche erano associate a quelle della Repubblica Sociale Italiana in quanto essa, essendo considerato un Stato fantoccio e pertanto non riconosciuto dalle forze alleate, non era in grado di stipulare accordi diretti con queste ultime: per tale motivo il rappresentante tedesco era dotato di una delega scritta rilasciata dal Ministro della Difesa della RSI Rodolfo Graziani.

La conclusione della guerra in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Gli angloamericani, dopo aver iniziato il 5 aprile 1945 lungo la costa tirrenica un attacco diversivo su La Spezia, avevano sferrato quelli decisivi sul Senio e verso Comacchio dal 9 aprile e lungo la Statale Futa e poi la Statale Porrettana dal 14 aprile. Sfondate le estreme difese sulla linea gotica bolognese e sui fiumi romagnoli, l'obiettivo Bologna fu raggiunto il 21 aprile.

La United States Army North (la 5ª armata) e l'Eighth Army (l'8ª armata britannica) si congiunsero a Sud di Ferrara il 23 aprile e la stessa sera i primi carri americani si attestavano sulla riva sud del Po, a San Benedetto Po. La grande disfatta tedesca tra Panaro-Reno e Po fu causata anche dall'abbandono del posto di Comando a Riolo, frazione di Castelfranco Emilia, da parte di Senger und Etterlin, Comandante del XIV PzKorps.
Abbandono che lasciò due Divisioni tedesche sulle colline bolognesi prive di ordini (ripiegando con armi pesanti rimasero imbottigliate a Finale Emilia).
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Il 25 aprile del 1945 si arrese tra Copparo e il Po il LXXVI PzKorps, mentre più a Est il LXXIII A.K. si stava logorando sull'Isola di Ariano.
Ripiegarono verso il Brennero, in parte, il LI GebKorps della 14ª Armata e il I reggimento paracadutisti FjKorps della 10ª Armata.

La capitolazione[modifica | modifica wikitesto]

Il quartier generale degli alleati a Caserta per superare l'opposizione sovietica all'Operazione Sunrise del febbraio-marzo 1945 appoggiata dal Vaticano e dal CLN, pretese dai negoziatori tedeschi una capitolazione incondizionata e di tutti i combattenti in Italia, nessuno escluso. Dopodiché l'URSS nominò il suo osservatore all'atto conclusivo, inserito negli Archivi militari come local surrender.

Per ottenere il coinvolgimento di tutti i reparti in armi RSI, gli agenti del servizio segreto statunitense Office of Strategic Services operanti in Svizzera il 26 aprile imposero a Karl Wolff, plenipotenziario della Wehrmacht e comandante delle SS in Italia, primo fautore della resa separata, di rientrare nella sua residenza di Cernobbio e di indurre Graziani a firmare una delega per la capitolazione equivalente a quelle tedesche del 22 e del 25 aprile. Siccome la frontiera elvetica era da un giorno bloccata per i transiti da e per la RSI, furono fatte pressioni sul governo di Berna per consentire l'uscita e il rientro di Wolff, che a Lucerna il 27 aprile girò a Wenner, in calce alla traduzione in tedesco, la delega di Graziani.

L'emissario SS Wenner poté partire con le dovute credenziali per Caserta, in aereo da Annecy in Savoia, assieme a Schweinitz. Quest'ultimo il 22 aprile aveva avuto la delega per l'incontro di Caserta dal comandante del Sud Ovest e del Heeresgruppe C (il cosiddetto Gruppo d'armate C) comandato dal generale Heinrich von Vietinghoff.

Le procedure di resa[modifica | modifica wikitesto]

Nel salone di palazzo Borbone, Caserta, a sinistra i delegati tedeschi, di fronte l'estensore del verbale delle tre firme e l'interprete tedesco, a destra il Generale Morgan e alle sue spalle anche il Generale Kislenko (con gli stivali).

A Caserta, nel palazzo che era stata la Reggia dei Borbone, era stato insediato il quartier generale delle forze alleate in Italia (guidato all'epoca da Harold Alexander).
Il 28 aprile i rappresentanti dello stato maggiore del comando supremo alleato nel Mediterraneo gen. William Duthie Morgan, capo di stato maggiore, con il suo vicecapo gen. Lyman Louis Lemnitzer, gen. Terence Sydney Airey, responsabile dei servizi d'informazione, amm. H. A. Packer, capo di stato maggiore per la Marina, gen. C. F. Cabell, capo di stato maggiore per l'Aeronautica, ricevettero alle ore 18:00 i plenipotenziari tedeschi col. Viktor von Schweinitz e magg. Eugen Wenner.
Ad essi fu chiesto di presentare le credenziali: il primo affermò di agire in rappresentanza di Vietinghoff, comandante dell'Armata 'C', comandante in capo della zona europea Sudovest e della Wehrmacht in Italia, ed il secondo in rappresentanza di Wolff, ambedue con pieni poteri seppur entro i limiti degli ordini da loro ricevuti; Wenner aggiunse di avere la delega con pieni poteri da parte di Graziani. Fu successivamente mostrato loro il dispositivo di resa, che doveva essere esaminato ed accettato o meno entro le ore 21:00.

I due tedeschi, in abito civile, avendo accettato nel successivo incontro delle ore 21:00 le condizioni ultimative consegnate da Morgan nel pomeriggio, l'indomani 29 aprile alle ore 14:00 firmarono ufficialmente l'atto di resa. Il documento, controfirmato da Morgan e redatto in inglese e in tedesco, fissava alle ore 12:00 (in Italia alle ore 14:00) del 2 maggio 1945 il cessate il fuoco.

All'incontro delle ore 21:00 e alla successiva sottoscrizione di resa, sempre nello stesso salone degli incontri del 28 aprile, assistette come osservatore il generale sovietico Aleksei Kislenko, espressamente incaricato dal Comando Militare URSS e da tempo dislocato a Roma.

L'effettivo cessate il fuoco[modifica | modifica wikitesto]

Il giorno precedente la sottoscrizione dell'atto di resa, il 28 aprile, Hitler aveva ampliato i poteri di Albert Kesselring, già responsabile del comando tedesco delle armate tedesche dell'Ovest, nominandolo comandante anche delle armate del Sud Ovest in sostituzione di Vietinghoff. L'inaspettato cambio dei vertici aveva comportato anche una diversa visione rispetto alla resa in Italia, in quanto Kesselring (unitamente a pochissimi altri alti ufficiali) era assolutamente contrario ad arrendersi, oltre ad essere ignaro delle trattative segrete condotte su mandato di Vietinghoff. Nel frattempo gli eventi precipitavano, con l'esecuzione di Mussolini in Italia (28 aprile), la consegna di Graziani agli americani (29 aprile) e il suicidio di Hitler nel suo bunker berlinese (30 aprile). A seguito di ciò, e dopo alcuni drammatici contrasti, Wolff riuscì a convincere in extremis Kesselring, che solo la mattina del 2 maggio, alle ore 4:30, acconsentì a rispettare il cessate il fuoco previsto per le ore 14:00 della stessa giornata.
L'accordo fu rispettato in tutto il territorio italiano, con l'effettivo disarmo ed imprigionamento di tutte le forze armate nazifasciste, anche se localmente si ebbero alcuni casi di reparti che rifiutarono di cedere le armi, almeno sino al giorno successivo.

L'applicazione delle condizioni di resa[modifica | modifica wikitesto]

Il dispositivo di resa incondizionata Instrument of local surrender of German and other forces under the command or control of the German Commander-in-Chief Southwest prevedeva norme di applicazione con una Appendice "A" per l'Esercito (tre pagine), con una Appendice "B" per la Marina (sei pagine) e con una Appendice "C" per l'Aeronautica (tre pagine). Tra dette norme, significative quella sulla non distruzione di armi ed impianti e quella sul trattamento dei prigionieri.

La sottoscrizione dell'accordo di resa tra forze alleate e nazifasciste, pur politicamente condiviso, non aveva formalmente e direttamente coinvolto i rappresentanti del Governo italiano e del CL.N.A.I.: quest'ultimo, in particolare, dieci giorni prima della firma della resa a Caserta aveva emanato unilateralmente l'ordine denominato "Arrendersi o perire". Per evitare il rischio di essere immediatamente giustiziati dai partigiani, in alcuni casi le forze armate tedesche, rimaste in Italia e costrette alla resa, accettarono di consegnarsi solo alle forze armate angloamericane; lo stesso fecero alcuni alti rappresentanti della R.S.I., come Rodolfo Graziani e Junio Valerio Borghese, tramite emissari dell'OSS.

Oltre sessantamila tedeschi, e tra essi alcune decine di militari della RSI, rimasero a lungo nell'insieme dei campi contrassegnati 370 PW Camp Rimini e smobilitati a dicembre 1947. I prigionieri altoatesini non furono considerati militari tedeschi e vennero ristretti, insieme a quelli della RSI, nei campi della Toscana: tornarono in libertà nel settembre 1946.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Instrument of local surrender of German and other forces under the command or control of the German Commander-in-Chief Southwest.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elena Aga-Rossi, Bradley F. Smith, Operation Sunrise. La resa tedesca in Italia, 2 maggio 1945 , Milano, Mondadori, 2005. ISBN 88-04-53726-4.

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