Junio Valerio Borghese

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Junio Valerio Borghese
Junio Valerio Borghese anni 40.jpg
6 giugno 1906 - 26 agosto 1974
Soprannome Il Principe nero
Nato a Roma
Morto a Cadice
Luogo di sepoltura Basilica di Santa Maria Maggiore, Roma
Religione Cattolica Romana
Dati militari
Paese servito Flag of Italy (1861-1946).svg Regno d'Italia
War flag of the Italian Social Republic.svg Repubblica Sociale Italiana
Forza armata Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia marina
War flag of the Italian Social Republic.svg Marina Nazionale Repubblicana
Specialità sommergibilista
Anni di servizio 1928 - 1945
Grado Rank insignia of capitano di fregata of the Italian Navy.svg Capitano di fregata
Campagne Mediterraneo
Battaglie Impresa di Alessandria
Comandante di Xª Flottiglia MAS e Xª Flottiglia MAS (RSI)
Decorazioni Medaglia d'oro al valor militare
Altro lavoro politico

[senza fonte]

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Junio Valerio Scipione Ghezzo Marcantonio Maria dei principi Borghese, noto semplicemente come Junio Valerio Borghese (Roma, 6 giugno 1906Cadice, 26 agosto 1974) è stato un militare e politico italiano, membro della principesca famiglia Borghese.

Ufficiale della Regia Marina, durante la seconda guerra mondiale, avendo iniziato la carriera militare giovanissimo all'Accademia Navale di Livorno, specialista dei sommergibilisti, entrò a far parte della Xª Flottiglia MAS di cui divenne poi comandante e divenne noto per alcune audaci imprese nel Mediterraneo. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 proseguì la guerra combattendo al fianco dei tedeschi contro l'esercito anglo-americano sempre al comando del troncone della Xª Flottiglia MAS rimasto al nord. Aderì alla Repubblica Sociale Italiana svolgendo altresì la funzione di sottocapo di Stato Maggiore della Marina Nazionale Repubblicana.

Nel dopoguerra si fece promotore di un fallito colpo di stato, passato alla storia come "Golpe Borghese".

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'inizio della carriera militare[modifica | modifica sorgente]

« Sembrava un leader nato, un condottiero, un capitano di ventura, come nella tradizione delle antiche repubbliche. »
(Ammiraglio Franco Maugeri[1])

Attratto dalla vita militare, nel 1922 venne ammesso ai corsi della Regia Accademia Navale, dalla quale uscì nel 1928 con il grado di guardiamarina; dovette comunque attendere quasi un anno per avere il suo primo imbarco, sull'incrociatore Trento. Nel 1930 venne promosso sottotenente di vascello e imbarcato su una delle torpediniere operanti in Adriatico; l'anno successivo frequentò il corso superiore dell'Accademia Navale, e nel 1932 venne trasferito ai sommergibili.

Dopo aver frequentato il corso di armi subacquee, nel 1933, promosso tenente di vascello, venne imbarcato dapprima sulla Colombo, quindi sulla Titano. Nonostante avesse nel frattempo conseguito i brevetti di palombaro normale e di grande profondità, fu solo nel 1935 che ricevette il primo incarico di sommergibilista, partecipando alla guerra d'Etiopia, dapprima imbarcato a bordo del sommergibile Tricheco e successivamente del Finzi.

La guerra civile spagnola[modifica | modifica sorgente]

Nel 1937 assunse, infine, il primo comando: con il sommergibile Iride prese parte alla guerra civile spagnola[2]. Il 30 agosto fu attaccata una cacciatorpediniere identificata erroneamente con una della flotta repubblicana della classe Sanchez Barzcaitegui. In realtà si trattava del cacciatorpediniere inglese Havock. La scia del siluro fu però notata da bordo e il cacciatorpediniere britannico fece in tempo a manovrare per evitare di essere colpito. Subito dopo iniziò la caccia al sommergibile. Il fatto provocò una piccola crisi internazionale con accuse alla Regia Marina di "pirateria"[3]. Ciononostante la Royal Navy, dopo aver informato l'Italia di essere a conoscenza della nazionalità del sommergibile e minacciando reazioni di più vasta portata in caso di reiterato attacco, lasciò cadere la questione[4].

In seguito l'Iride fu incorporato ufficialmente dalla flotta nazionalista spagnola e il suo nome venne cambiato da Iride in Gonzalez Lopez e poi L.3.

In seguito all'esperienza della guerra civile spagnola venne decorato l'8 aprile 1939 della medaglia di bronzo al Valor militare.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Trasferito successivamente presso la base di Lero, nel Dodecaneso, vi rimase fino all'entrata in guerra dell'Italia, il 10 giugno 1940 dove era comandante del sommergibile Vettor Pisani e prese parte alla battaglia di Punta Stilo del 9 luglio. Ma il "Vettor Pisani" si dimostrò estremamente obsoleto e non fu più utilizzato in azioni belliche. Nell'agosto fu inviato a Memel, allora territorio tedesco, ad un corso per sommergibilisti atlantici dove si addestrò a bordo di un U-Boot. Qui, probabilmente conobbe l'ammiraglio tedesco Karl Dönitz.

Comandante dello Scirè[modifica | modifica sorgente]

Il sommergibile Scirè
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Xª Flottiglia MAS (Regno d'Italia).

Promosso capitano di corvetta, nel 1940 fu designato al reparto incursori della 1ª Flottiglia MAS, dove divenne comandante del sommergibile Scirè.

Gli attacchi a Gibilterra[modifica | modifica sorgente]

Il 24 settembre 1940 Borghese iniziò la sua prima operazione contro la piazzaforte di Gibilterra (BG1) trasportando dei Siluri a Lenta Corsa con le relative squadre. Giunto a destinazione il 29 settembre l'intera operazione fu annullata poiché la squadra britannica aveva nel frattempo lasciato il porto e non rimase altro da fare che rientrare a La Spezia.

Il 21 ottobre, avuta informazione della presenza in Gibilterra della corazzata HMS Barham e di un'altra non identificata, si ritentò nuovamente (BG2) con le medesime squadre di SLC. Durante le manovre di avvicinamento, giunto nello stretto di Gibilterra, lo Scirè fu intercettato da una cacciatorpediniere britannica fu costretto ad immergersi per sfuggire alla caccia[5]. Giunto in posizione Borghese fece adagiare il sommergibile sul fondo ma le forti correnti trascinarono il mezzo lontano obbligandolo ad emergere e a riattraversare lo stretto. Riposizionatosi lo "Scirè" fu nuovamente trascinato dalle correnti. Borghese si diresse quindi nella baia di Algeciras in acque territoriali spagnole dove furono sganciati i SLC. La missione cominciò ad apparire compromessa per il fatto che i sommozzatori del Gruppo Gamma contrastati dalle forti correnti non sarebbero riusciti a giungere in posizione. Borghese iniziò a pensare che fosse più opportuno annullarla ma Gino Birindelli notando il movimento delle alghe comprese che le correnti avrebbero trascinato il sommergibile e quindi anche gli SLC in posizione prossima alla baia di Gibilterra[6]. Informato da Birindelli Borghese assegnò gli obiettivi: Gino Birindelli avrebbe minato la prima corazzata, Teseo Tesei la seconda e Luigi Durand de la Penne avrebbe ripiegato su una grande unità a sua scelta[7], poi avviò la missione scaricardo gli assaltatori dopo aver informato il comando italiano si diresse verso La Spezia. La missione fallì gli obiettivi a causa di guasti alle apparecchiature e Birindelli fu preso prigioniero mentre gli altri incursori riuscirono a guadagnare la costa spagnola e poi a rimpatriare ma per la prima volta si era riusciti a forzare la munita base navale di Gibilterra. Per questa azione il 2 gennaio 1941 fu decorato con la Medaglia d'oro al Valor Militare.

Dopo gli insuccessi iniziali il comando dell'intero reparto incursori fu affidato al capitano di fregata Vittorio Moccagatta e il 15 marzo 1941 fu costituita la Xª Flottiglia MAS dotata di un comando centrale e da due reparti d'assalto, uno costituito dai mezzi di superficie affidato a Giorgio Giobbe e l'altro affidato a Borghese costituito dai mezzi subacquei[8]: anche con il suo contributo furono pianificati e realizzati tutti i progetti per il forzamento della rada di Gibilterra, di Alessandria d'Egitto e il non realizzato forzamento del porto di New York.

Il 15 aprile 1941 Borghese, alla guida dello Scirè, partì per una nuova missione a Gibilterra (BG3). Questa volta gli operatori furono trasferiti in aereo a Cadice e non più a bordo del sommergibile. Lo "Scirè" giunse nel porto di Cadice il 25 maggio, dopo aver accumulato molto ritardo a causa delle correnti marine avverse. Nel porto spagnolo si rifornì presso la nave cisterna italiana "Fulgor" che era stata internata e fungeva segretamente da nave appoggio. Nel frattempo però la flotta inglese aveva abbandonato il porto per una missione e si decise di cambiare obiettivi andando a colpire le navi in rada. Fu scelta in particolare una nave cisterna che agli occhi degli incursori apparve essere una petroliera ma ancora una volta furono traditi dall'equipaggiamento e l'operazione saltò. Gli inglesi non si accorsero di essere stati sotto attacco.

Nella notte tra il 25 e 26 luglio 1941 avvenne l'attacco contro la base britannica di Malta che si concluse in un disastro. Gli incursori furono tutti intercettati e Vittorio Moccagatta e Giorgio Giobbe che si trovavano a bordo di un battello di appoggio che raggiunto dai caccia britannici furono colpiti ed uccisi. La Xª MAS si trovò improvvisamente senza comandante, incarico che fu momentaneamente affidato a Borghese fino alla nomina di Ernesto Forza.

Il 10 settembre 1941 Borghese, alla guida dello Scirè, partì per la quarta missione a Gibilterra (BG4) seguendo lo stesso schema della precedente. Così il 19 settembre lo "Scirè" entrò in Cadice e raccolti gli incursori li scaricò la sera stessa presso la rada di Gibilterra. Gli obiettivi assegnati da Borghese riguardavano una corazzata classe Nelson per la squadra Amedeo Vesco e Antonio Zozzoli. Un mercantile per Decio Catalano e Giuseppe Giannoni e la portaerei Ark Royal per Licio Visintini e Giovanni Magro. Le prime due squadre non riuscirono a forzare il porto e ripiegarono su due navi presenti in rada raggiungendo poi la costa spagnola a nuoto. Visintini e Magro invece riuscirono a penetrare all'interno ma raggiungere la portaerei si rivelò troppo difficile e ripiegarono su una nave cisterna. Le navi affondate furono le navi cisterna Fiona Shell e Denbydale mentre fu gravemente danneggiata la motonave armata Durham. I sei operatori furono insigniti per questa operazione della Medaglia d'Argento al Valor Militare.

L'impresa di Alessandria[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impresa di Alessandria.

Borghese dopo l'attacco a Gibilterra iniziò a studiare un nuovo attacco, questa volta contro la base navale di Alessandria d'Egitto. Anche questa volta gli incursori scelti per la missione furono trasferiti per aereo all'isola di Lero dove furono poi raccolti da Borghese arrivato con lo "Scirè". Giunsero nella rada di Alessandria la sera tra il 18 e il 19 dicembre 1941 dove rilasciò gli uomini. Due erano stati imbarcati come riserva. Poi Borghese rientrò a Lero. L'attacco condusse al grave danneggiamento delle navi da battaglia inglesi Queen Elizabeth e Valiant). Borghese, al termine della missione fu nominato Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia.

Il progetto d’attacco a New York[modifica | modifica sorgente]

Dopo il successo dell'Impresa di Alessandria Borghese dovette lasciare il comando del sommergibile "Scirè" per potersi dedicare completamente al reparto subacqueo della Xª. Nel 1942 viaggiò in Europa per raccogliere informazioni che potessero aiutare a compiere altre azioni belliche. A Parigi incontrò Karl Doenitz con il quale intendeva pianificare delle operazioni. In seguito incontrò anche gli uomini della X MAS ad Algeciras[9]. Nell'estate ritornò a Parigi dove ebbe un nuovo colloquio con Doenitz ma non ottenne risultati, pertanto decise che eventuali azioni sarebbero portate a termine solo da mezzi italiani. Iniziò a prendere in considerazione l'idea di un attacco contro New York, non tanto per un possibile successo militare quanto per una vittoria morale[10].

Il Classe CA imbarcato sul sommergibile "Leonardo Da Vinci" durante le prove, si nota una delle morse che assicurano il CA all'avvicinatore

Nel luglio 1942 Borghese studiò un progetto molto ambizioso, un attacco della Xª Flottiglia MAS al porto di New York. Fu scelto il sommergibile atlantico "Leonardo da Vinci") della base BETASOM di Bordeaux come mezzo avvicinatore. Il sommergibile avrebbe dovuto trasportare fino alla foce dell’Hudson un piccolo sommergibile tascabile tipo CA (fu inviato via treno a Bordeaux, per l’operazione, il CA 2) in un apposito “pozzo” ricavato al posto del cannone prodiero[11]. Il tenente di vascello Eugenio Massano fu inviato anch'esso a Bordeaux dal comandante della Xª Flottiglia MAS Borghese[12] avrebbe dovuto guidare il piccolo Classe CA con a bordo alcuni «uomini gamma» (sommozzatori d’assalto) e 28 cariche esplosive da 20 a 100 kg, si sarebbe portato nel porto per minare delle navi[13]. I lavori furono effettuati nell’agosto 1942 e in settembre furono svolte le prove di rilascio del CA 2 dal Da Vinci sotto la supervisione del tenente di vascello Eugenio Massano. Le prove ottennero risultati apprezzabili[12] nel corso delle quali il "Da Vinci", in immersione a circa 12 metri riusciva a rilasciare il piccolo CA e a recuperarlo. In realtà il recupero era un'ipotesi molto remota e si era già previsto che i membri del Gruppo Gamma avrebbero dovuto distruggere il mezzo al termine dell'operazione per poi raggiungere la terraferma[14].

La missione fu rinviata in seguito alla perdita del Da Vinci il 23 maggio 1943 e poi annullata a seguito dell'armistizio di due mesi dopo.[15] (cui sarebbero dovute seguire analoghe incursioni contro Città del Capo e Freetown[16]).

Comandante della Xª MAS[modifica | modifica sorgente]

Il 1º maggio 1943 Borghese fu promosso capitano di fregata e assunse il comando della Xª Flottiglia MAS. Uno dei primi incarichi che impartì fu quello di inviare il tenente di vascello Luigi Ferraro in missione ad Alessandretta dove, nei mesi di giugno e luglio, ottenne risultati incredibili riuscendo da solo ad affondare tre navi Alleate.

La caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 fermò buona parte delle operazioni.

In totale, sono stati affondati o gravemente danneggiati dai mezzi d'assalto italiani, nelle azioni compiute nel Mediterraneo dal 10 giugno 1940 all'8 settembre 1943, 77.380 tonnellate di naviglio da guerra e 187.412 tonnellate di naviglio mercantile, per un totale di 264.792 tonnellate.[17]

La Repubblica Sociale Italiana[modifica | modifica sorgente]

Febbraio 1944, Junio Valerio Borghese passa in rassegna il battaglione Barbarigo
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Xª Flottiglia MAS (RSI).
« In ogni guerra, la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire; ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore. Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà. La resa ed il tradimento bollano per secoli un popolo davanti al mondo. »
(Junio Valerio Borghese[18])

Immediatamente dopo l'armistizio dell'8 settembre molti marò della Xª Flottiglia Mas tornarono a casa[19] o si rifugiano sulle colline in attesa degli eventi[20], mentre il comando di stanza nella caserma di La Spezia non si sbandò e messo in allarme attese ordini disciplinatamente[21] evitando però di distruggere i piccoli mezzi navali all'ancora fuori della caserma di cui parte poi cadde momentaneamente in mani tedesche[22]. La serata stessa Borghese raggiunse l'ammiraglio Aimone d'Aosta e inutilmente cercarono insieme di contattare Roma per avere conferma dell'armistizio e ricevere ordini[21]. Tuttavia la mattina seguente Aimone ricevette l'ordine di trasferirsi al sud presso il Re[23]. La Xª MAS, continuando a rimanere priva di ordini[24], mantenne l'attività nella caserma immutata e per tutto il tempo la bandiera italiana rimase sul pennone[25]. Borghese inoltre dispose di aprire il fuoco contro chiunque avesse tentato di attaccare la caserma[25] riuscendo a respingere alcuni tentativi tedeschi di disarmare i marò[26].

Junio Valerio Borghese

Il 9 settembre gli ufficiali si riunirono per decidere la strada da intraprendere e Borghese ribadì la lealtà all'alleato tedesco. L'11 settembre radunò invece i marinai di La Spezia spiegando la situazione e dando il permesso di congedarsi a coloro che non se la fossero sentita[27]. La maggioranza si congedò[27]. In questo periodo la Decima si dotò di un proprio regolamento che costituisce un unicum nella storia militare italiana: prevedeva la totale uguaglianza fra ufficiali e truppa (panno della giubba uguale per tutti, pasti in comune), promozioni guadagnate solo sul campo, pena di morte per i marò colpevoli di furto, saccheggio, diserzione o vigliaccheria in faccia al nemico. La Decima adottò inoltre il proprio saluto: "Decima, comandante" cui veniva risposto "Decima, marinai"[28].

Il 14 settembre stipulò un accordo con il Korvettenkapitän Max Berninghaus, comandante navale delle forze del Terzo Reich in Liguria, con il quale la Xª Flottiglia MAS venne riconosciuta quale unità combattente con piena autonomia in campo logistico, organico, della giustizia, disciplinare e amministrativo e battente bandiera italiana. Dopo l'accordo molti marò che in precedenza si erano sbandati fecero ritorno in caserma[20] e da circa trecento che erano restati dopo l'armistizio divennero tremila in pochi giorni[29]. Il 18 settembre un primo importante nucleo proveniente da Pola di circa trecentocinquanta uomini guidati da Umberto Bardelli raggiunse la Spezia[30].

Dopo la nascita della Repubblica Sociale Italiana, l'ammiraglio Antonio Legnani, nuovo sottosegretario alla Marina, inserì la Decima Mas nell'organico della Marina Nazionale Repubblicana[31], sebbene essa agisse di fatto in maniera del tutto autonoma. Contrasti invece nacquero nel novembre 1943 con il capitano di vascello Ferruccio Ferrini successore di Legnani nel frattempo deceduto in un incidente automobilistico. I contrasti con i vertici politici e militare della Repubblica Sociale (contrasti che condussero al suo arresto con l'accusa di essere a capo di una congiura tesa a rovesciare Mussolini), le sue forze furono impegnate su tutti i fronti più importanti, a partire da quello di Anzio e Nettuno.

I militari della Decima furono tutti volontari (che ritenevano di sottrarsi all'onta di quello che avevano inteso come un tradimento nei confronti dell'alleato germanico), provenienti dalle più diverse armi delle Forze Armate Repubblicane.[32] Non si registrò mai un calo del numero di volontari e infatti si costituirono numerosi corpi di "fanteria di marina", il tutto anche in virtù della popolarità che Borghese riscuoteva fra le masse; in contrapposizione la GNR per aumentare il numero degli uomini fu costretta ad arruolamenti forzati a seguito di azioni di coscrizione degli abili.

Negli ultimi mesi del conflitto, al fine di difendere l'italianità dell'Istria, Borghese avviò contatti con la Regia Marina al sud (ammiraglio De Courten) per favorire uno sbarco italo-alleato in Istria e salvare le terre orientali dall'avanzata delle forze iugoslave[33]. Lo sbarco studiato dalla marina italiana del Sud si sarebbe avvalso dell'appoggio delle formazioni fasciste e della Decima, con o senza l'intervento Alleato[34]. L'opposizione inglese fece fallire questo piano[35], non potendo inimicare Stalin dopo l'accordo di Yalta[36] e favorendo così l'avanzata degli iugoslavi, che ebbero peraltro anche l'attivo sostegno della Royal Navy britannica.

L'attività della Xª MAS non si limitò alle incursioni navali contro le forze nemiche, ma si estese alla costituzione di reparti di terra che assunsero al termine del conflitto le dimensioni di una vera e propria divisione di fanteria leggera. Tuttavia a causa dell'opposizione tedesca (che mal vedeva la ricostituzione di grandi unità italiane) la Divisione Decima (composta da due gruppi di combattimento) non poté mai entrare in azione come unità organica, ma fu frazionata in battaglioni usati dai comandi tedeschi sul fronte della Linea Gotica e poi del Senio. Una parte della Divisione (il Secondo Gruppo) era pronto per muovere sul confine orientale, per difendere Trieste e Fiume dall'avanzata degli iugoslavi, ma fu bloccato prima dai tedeschi e poi dalla svolta rappresentata dalla Liberazione nell'aprile 1945. A partire dal 1944 la Decima fu impiegata anche in attività antipartigiane e rastrellamenti di civili nelle zone dove agivano i partigiani, al fianco dei tedeschi; in queste azioni si registrarono rappresaglie, saccheggi, sevizie ed esecuzioni sommarie.[37] Negli ultimi mesi del 1944 le azioni di alcuni gruppi degli appartenenti al corpo crearono preoccupazione anche nelle stesse autorità dell'RSI: il prefetto di Milano, Mario Bassi, si lamentò con il Duce per i "furti, rapine, provocazioni gravi, fermi, perquisizioni, contegni scorretti in pubblico" commessi da appartenenti alla Decima, evidenziando come questi causassero preoccupazione nella popolazione, anche per l'apparente impunità che li caratterizzava, chiedendo che la formazione venisse allontanata dalla città[38].

La smobilitazione della Xª Mas e il salvataggio di Borghese[modifica | modifica sorgente]

Piazzale Fiume Milano 26 aprile 1945, Borghese ordina l'ammainabandiera e smobilita la Xª MAS
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce CIA - Arruolamento di ex nazisti e fascisti.

Il 25 aprile 1945 la Xª MAS con Borghese rimase acquartierata nella caserma di piazzale Fiume in Milano. Si svolsero nel frattempo febbrili trattative tra il capitano Gennaro Riccio, comandante del "Distaccamento Milano" della Xª MAS e un maggiore in rappresentanza del generale Raffaele Cadorna presentatosi come "Mario Angleton". In base agli accordi, poi sottoscritti anche da Cadorna, si organizzò il trapasso con la nuova autorità cittadina rappresentata dal Corpo Volontari della Libertà.

La cerimonia in piazzale Fiume[39] si concluse il 26 aprile 1945 alle 17.00 con lo scioglimento formale della Xª MAS a Milano. Borghese consegnò a tutti i marò cinque mesi di stipendio e, quando tutti ebbero lasciato la caserma[40], fu preso in consegna dalla polizia partigiana.[41] Il 9 maggio fu contattato da un agente dei Servizi segreti italiani Carlo Resio e dall'agente dell'OSS James Angleton che lo informarono che l'ammiraglio Raffaele de Courten intendeva incontrarlo a Roma.[42] In seguito, l'11 maggio, con l'aiuto dei servizi segreti americani, scortato da Resio e Angleton, fu trasferito a Roma, dove trascorse un breve periodo prima di essere ufficialmente arrestato dalle autorità americane il 19 maggio per essere trasferito nel campo di concentramento di Cinecittà.[43] Secondo Renzo De Felice: "Gli americani erano interessati alla Xª Mas perché pensavano di utilizzare i suoi famosi maiali per la guerra contro i giapponesi. Gli inglesi fecero di più: una nave (ma forse le navi furono due) che, a operazioni belliche finite, trasportava dalla Iugoslavia armi per gli ebrei in Palestina, fu fatta saltare dai maiali della Xª".[44]

Il processo[modifica | modifica sorgente]

Rilasciato in ottobre, venne nuovamente arrestato dalle autorità italiane e trasferito da un luogo di detenzione all'altro, in attesa dell'inizio del processo. Grazie alla protezione accordatagli dai Servizi segreti statunitensi, con i quali era già in contatto da diversi mesi prima della fine della guerra, Borghese ottenne di essere giudicato di fronte ad una Corte d'Assise a lui tutt'altro che sfavorevole, pertanto la Corte di Cassazione dispose il trasferimento del processo alla corte di Roma, presieduta dal dottor Caccavale, ex vicepresidente dell'"Unione fascista per le famiglie numerose" ed amico del principe Gian Giacomo Borghese, ex gerarca fascista ed ex governatore fascista di Roma, parente stretto dell'imputato.[45] Il suo avvocato Italo Formichella aveva infatti inoltrato istanza di ricusazione della Corte d'Assise di Milano per legittima suspicione.

La Corte di Assise lo prosciolse già in istruttoria dall'accusa di crimini di guerra mentre il 17 febbraio 1949 lo ritenne colpevole di collaborazionismo con i tedeschi e fu condannato a due ergastoli per aver fatto eseguire ai suoi uomini «continue e feroci azioni di rastrellamento» ai danni dei partigiani che, di solito, si concludevano con «la cattura, le sevizie particolarmente efferate, la deportazione e l'uccisione degli arrestati», allo scopo di rendere tranquille le retrovie dell'esercito invasore, e per la fucilazione di otto partigiani a Valmozzola. A Valmozzola il 12 marzo 1944 un treno fu assaltato dai partigiani, furono uccisi due ufficiali del battaglione Lupo della Xª Flottiglia MAS Gastone Carlotti e Domenico Pieropan[46] che si stavano recando in licenza e prelevati altri sei militari di cui due carabinieri[47] che furono fucilati poco dopo[48]. L'azione causò un imponente rastrellamento che portò all'arresto di nove partigiani che ad eccezione di uno furono fucilati per rappresaglia il 17[47].

« L'epilogo di questo tragico episodio costituì uno dei capi d'imputazione al processo intentato contro di me dopo la fine del conflitto. Il colonnello Luigi Carallo, comandante del reggimento del quale facevano parte i due guardiamarina uccisi, dopo l'eccidio ebbe pronta reazione: ricercò i responsabili e li catturò. Su otto, sette, rei confessi, il 17 marzo furono passati per le armi. Che cosa si può dire a un comandante di reparto che viene a conoscenza del fatto che alcuni suoi uomini sono stati massacrati, non durante il combattimento ma in una vile imboscata? Si era in guerra e Carallo seguì le spietate leggi di guerra. Venni messo al corrente dei fatti a fucilazione avvenuta. Richiamaì Carallo perché, pur ritenendo legittimo il suo comportamento secondo il codice di guerra, egli aveva commesso una grave scorrettezza firmando "Principe Valerio Borghese" un manifesto che venne affisso nella zona. Ho sempre apposto il mio nome dopo il titolo del quale mi onoro, quello di "Comandante". »
(Deposizione di Junio Valerio Borghese l'8 novembre 1948[49][50])

Il dispositivo della sentenza, tuttavia, ridusse gli ergastoli a 12 anni di reclusione, dei quali 9 furono immediatamente condonati in virtù dei gesti di valore compiuti da Borghese - decorato di medaglia d'oro e croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - durante il servizio con la Regia Marina, per l'attività svolta alla salvaguardia delle industrie del Nord dalle distruzioni minacciate dai tedeschi e per la volontà di difesa della Venezia Giulia, nonché per l'opera assistenziale compiuta presso i campi di deportazione tedeschi. Tenendo inoltre conto dell'amnistia emanata da Palmiro Togliatti, la Corte dispose l'immediata scarcerazione del condannato, che aveva già scontato per intero, in regime di carcerazione preventiva, la pena residua.[51][52][53][54][55][56][57]

Il dopoguerra e il tentato golpe[modifica | modifica sorgente]

Comizio di Borghese al Colosseo il 5 giugno 1953

Nel dopoguerra Borghese aderì al Movimento Sociale Italiano, di cui fu nominato presidente onorario nel 1951; inizialmente appoggiò Almirante, poi abbandonò il partito, che giudicava troppo debole e si avvicinò alla destra extraparlamentare.

Il Fronte Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Golpe Borghese e Rosa dei venti (storia).

Nel settembre 1968 fondò il Fronte Nazionale, allo scopo - secondo i servizi segreti - "di sovvertire le istituzioni dello Stato con disegni eversivi".[58]

Costituì gruppi clandestini armati, in stretto collegamento con Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, due organizzazioni di estrema destra[59]. Intanto nel 1963 la moglie, la principessa Daria Olsoufiev, era morta in un incidente stradale e Borghese aveva ottenuto l'incarico puramente onorario di presidente del Banco di Credito Commerciale e Industriale, che fu in seguito acquisito da Michele Sindona.[60]

Il comandante Borghese l'anno del tentato golpe

Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 promosse un colpo di stato, avviato e poi interrotto, con la collaborazione di altri dirigenti del Fronte Nazionale, paramilitari appartenenti a formazioni dell'estrema destra e di numerosi alti ufficiali delle forze armate e funzionari ministeriali[61]

« Italiani, l'auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di stato ha avuto luogo. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, e ha portato l'Italia sull'orlo dello sfacelo economico e morale ha cessato di esistere. Nelle prossime ore, con successivi bollettini, si saranno indicati i provvedimenti più importanti ed idonei a fronteggiare gli attuali squilibri della Nazione. Le forze armate, le forze dell'ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi; mentre, d'altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli che per intendersi, volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi. Italiani, lo stato che creeremo sarà un'Italia senza aggettivi né colori politici. Essa avrà una sola bandiera. Il nostro glorioso tricolore. Soldati di terra, di mare e dell'aria, Forze dell'Ordine, a voi affidiamo la difesa della Patria e il ristabilimento dell'ordine interno. Non saranno promulgate leggi speciali né verranno istituiti tribunali speciali, vi chiediamo solo di far rispettare le leggi vigenti. Da questo momento nessuno potrà impunemente deridervi, offendervi, ferirvi nello spirito e nel corpo, uccidervi. Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso tricolore, vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno d'amore: Italia, Italia, Viva Italia! »
(Con queste parole - peraltro mai pronunziate - Junio Valerio Borghese avrebbe dovuto proclamare il buon esito del Golpe[62])

Le circostanze del fallimento di quello che è rimasto noto come il "Golpe Borghese" (o "Golpe dei Forestali") sono tuttora oscure e controverse. Fu Borghese in persona a impartire il contrordine, ma si rifiutò di spiegarne le ragioni persino ai suoi più fidati collaboratori. Il magistrato Claudio Vitalone ha ipotizzato che l'intervento armato sarebbe servito unicamente come premessa a una svolta autoritaria.[63] In seguito alla desecretazione di documenti statunitensi, è stato reso noto che quantomeno i servizi segreti USA erano a conoscenza del Golpe.[63][64]

Non mancò comunque chi difese Borghese anche per questo drammatico episodio storico. Riguardo alla dinamica del Golpe si espresse anche l'ammiraglio Gino Birindelli (suo commilitone[65] e Medaglia d'oro al valor militare) affermando che "Borghese fosse una persona troppo intelligente e patriota da fare queste fesserie". Secondo lui, infatti, l'idea del "Golpe" era frutto solo dell'entusiasmo dei giovani sostenitori del Principe Borghese.

In seguito al fallimento del golpe, Borghese si rifugiò in Spagna dove, non fidandosi della giustizia italiana che nel 1973 revocò l'ordine di cattura, rimase fino alla morte, avvenuta in circostanze sospette a Cadice, il 26 agosto 1974. Lo stesso anno Borghese era stato in Cile con Stefano Delle Chiaie, per incontrare il generale Augusto Pinochet e il capo della polizia segreta cilena, Jorge Carrasco. È sepolto nella cappella di famiglia, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Junio Valerio Borghese durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana. Sull'uniforme spiccano la Croce di Ferro tedesca, la Medaglia d'Oro al Valor Militare e l'Ordine Militare di Savoia.

Onorificenze italiane[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia
«Comandante di sommergibile assegnato alla X Flottiglia Mas per operazioni con mezzi speciali d'assalto, dopo aver compiuto con successo tre audaci e difficili imprese, studiava e preparava con tecnica perfetta e sagacia una quarta operazione per il forzamento di altra base nemica. Con il suo sommergibile si avvicinava al munitissimo porto affrontando con fredda determinazione i rischi frapposti dalla difesa e dalla vigilanza del nemico per mettere i mezzi d'assalto nelle condizioni migliori per il forzamento della base nemica. Lanciava quindi i mezzi d'assalto nell'azione che era coronata da brillante successo avendo portato al grave danneggiamento di due corazzate nemiche. Mediterraneo orientale, dicembre 1941»
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Comandante di sommergibile, aveva già dimostrato in precedenti circostanze di possedere delle doti di ardimento e di slancio. Incaricato di riportare nelle immediate vicinanze di una munitissima base navale nemica alcuni volontari, destinati a tentarne il forzamento con mezzi micidiali, incontrava, nel corso dei reiterati tentativi di raggiungere lo scopo prefisso, le più aspre difficoltà create dalla violenta reazione nemica e dalle condizioni del mare e delle correnti. Dopo aver superato con il più assoluto sprezzo del pericolo e con vero sangue freddo gli ostacoli opposti dall’uomo e dalla natura, riusciva ad assolvere in maniera completa il compito affidatogli, emergendo a brevissima distanza dall’ingresso della base nemica ed effettuando con calma e con serenità le operazioni di fuoruscita del personale. Durante la navigazione di ritorno sventava la rinnovata caccia del nemico e, nonostante le dìfficilissime condizioni di assetto in cui era venuto a trovarsi il sommergibile, padroneggiava la situazione, per porre in salvo l’unità e il suo equipaggio. Mirabile esempio di cosciente coraggio, spinto agli estremi limiti di perfetto dominio d’ogni avverso evento. Mediterraneo Occidentale, 21 ottobre -3 novembre 1940.»
— 2 gennaio 1941[66]
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Comandante di sommergibile legionario ha compiuto numerose missioni di guerra sulle coste spagnole operando contro navi da guerra rosse e contro il traffico di contrabbando, dimostrando elevato spirito offensivo e le solide qualità professionali. Con il sommergibile Iride attaccava risolutamente di notte, stando in superficie, un cacciatorpediniere e riusciva successivamente con calma e abilità ad eludere la ricerca e l'offesa di varie unità avversarie che cercavano ripetutamente di colpire il sommergibile con bombe di profondità. Mediterraneo occidentale, settembre 1937-febbraio 1938»
Medaglia commemorativa della guerra di Spagna (1936-38) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra di Spagna (1936-38)

Onorificenze della R.S.I.[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di sommergibile di elevatissime capacità professionali, partecipava fin dai primi giorni del conflitto, con ardimento ed indomito spirito aggressivo, a numerose missioni di guerra in Mediterraneo, durante le quali conduceva le unità e l'equipaggio al suo comando a fortunato contatto col nemico. Desideroso di condurre l'offesa sempre più a fondo, chiedeva ed otteneva il comando di sommergibile assegnato ai reparti d'assalto della Marina, dedicandosi con grande entusiasmo e rara perizia tecnica al rapido approntamento e messa a punto della nuova unità e delle attrezzature speciali, nonché al delicato addestramento dell'equipaggio per il particolare impiego. Per ben cinque volte trasportò quindi con grande successo, nelle immediate vicinanze delle più munite basi nemiche del Mediterraneo, i mezzi d'assalto della Marina destinati a tentarne il forzamento incontrando, nel corso dei reiterati tentativi di raggiungere lo scopo prefisso, le più aspre difficoltà create dalla intensa vigilanza, dalla violenta reazione nemica e spesso dalle sfavorevoli condizioni idrografiche»
— Mare Mediterraneo, giugno 1940-giugno 1942

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Croce di ferro di 1ª classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di ferro di 1ª classe
Croce di ferro di 2ª classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di ferro di 2ª classe

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Borghese (famiglia).

Nacque come Junio Valerio Scipione Ghezzo Marcantonio Maria dei principi Borghese a (Roma), in una delle famiglie più importanti della nobiltà romana. Di antiche origini senesi, con 4 cardinali, un papa e la sorella di Napoleone Bonaparte (Paolina) fra i suoi antenati. È il figlio secondogenito del principe Livio Borghese di Sulmona (1874-1939), principe di Rossano, principe di Vivaro Romano, principe di Monte Compatri, duca di Palombara, duca di Poggio Nativo e Castelchiodato; la madre era la principessa Valeria Maria Alessandra Keun (Smirne, 1880-Catania, 1956), figlia di Alfred August Keun e Virgina Amirà. i suoi genitori si separarono a Roma il 31 maggio 1911. Come conseguenza del fatto che il padre era un diplomatico(con il grado di ministro plenipotenziario), Junio Valerio visse i primi anni di vita in viaggio fra l'Italia e le principali capitali estere, soggiornando in Cina, Egitto, Spagna, Francia e Gran Bretagna. In Italia trascorse per lo più il suo tempo a Roma e nelle vicinanze. Sposò a Firenze, il 30 settembre 1931, la contessa russa Daria Vasilievna Olsoufieva Schouvalova (Mosca, 1909-Roma, 1963), da cui ebbe quattro figli:

  • Elena Maria Nives (nata a Roma nel 1932)
  • Paolo Valerio Livio Vasilj Michele Scipione Romano Maria (Roma, 1933-Roma, 1999), sposa Nikè Arrighi, da cui Flavia.
  • Livio Giuseppe Maria della Neve (Roma, 1940-Sperlonga, 1989), sposa Piera Loreta Rita Vallone (1941), da cui:
    • Daria (1968), sposa Carmelo Tibor Salleo dei Baroni di San Filippo
    • Livia
    • Marcantonio (Roma, 1970), sposa Francesca d'Amore
    • Niccolò
  • Andrea Scirè Maria della Neve[67] (Roma, 1942), sposa Marisa Canti, da cui:
    • Luca
    • Alessio (gemello di Luca)
    • Karen
    • Valerio

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Franco Maugeri, From the Ashes of disgrace, New York, Reynal and Hitchcock, 1948, pag. 240"
  2. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 23
  3. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 198
  4. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 199
  5. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 72
  6. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 73
  7. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 74
  8. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 80
  9. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 152
  10. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 153
  11. ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. 374-375
  12. ^ a b Giulio Raiola e Carlo de Risio, Obiettivo America, su Storia Illustrata n° 136 del marzo 1969, pag. 32
  13. ^ Giorgio Giorgerini, Attacco dal mare. Storia dei mezzi d’assalto della Marina italiana, p. 107, 114 e 288-289
  14. ^ Giulio Raiola e Carlo de Risio, Obiettivo America, su Storia Illustrata n° 136 del marzo 1969, pag. 32-33
  15. ^ Attacco a New York (dal Corriere della Sera del 23/09/2001)
  16. ^ Giorgio Giorgerini, Attacco dal mare. Storia dei mezzi d’assalto della Marina italiana, p. 114
  17. ^ Junio Valerio Borghese, Decima Flottiglia MAS. Milano, Garzanti, 1950.
  18. ^ citato in: Arrigo Petacco e vari, Storia del fascismo, in 6 volumi, ed. Curcio, 1981, pag. 1733; citato anche in: Ruggero Zangrandi, 1943: 25 luglio-8 settembre, Feltrinelli, 1964, cfr. Associazione combattenti X MAS, memoriale per il centenario della nascita di Borghese
  19. ^ Silvio Bertoldi, Salò vita e morte della Repubblica Sociale Italiana, BUR, 2005, pag 151
  20. ^ a b Silvio Bertoldi, Salò vita e morte della Repubblica Sociale Italiana, BUR, 2005, pag 158
  21. ^ a b Giampaolo Pansa, Il gladio e l'alloro, Le Scie, Mondadori editore, Milano, 1991, pag 186
  22. ^ Silvio Bertoldi, Salò vita e morte della Repubblica Sociale Italiana, BUR, 2005, pag 153-157
  23. ^ Giampaolo Pansa, Il gladio e l'alloro, Le Scie, Mondadori editore, Milano, 1991, pag 187
  24. ^ Sole De Felice, "La Decima Flottiglia Mas e la Venezia Giulia 1943-1945", Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 2003, pag.53, Relazione giurata del capitano di vascello Agostino Calosi responsabile dell´Ufficio Informazioni della Regia Marina del Sud nel corso del processo tenuto contro Borghese il 24 novembre 1948 "nel caso specifico della X Flottiglia Mas debbo dire che a questo comando non arrivarono mai ordini precisi, benché dallo stesso sollecitati anche telefonicamente"
  25. ^ a b Silvio Bertoldi, Salò vita e morte della Repubblica Sociale Italiana, BUR, 2005, pag 156
  26. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 160: "I tedeschi fecero numerosi tentativi di penetrare nella caserma della Xª Mas, ma, come scrisse Borghese, Li respingemmo tutti malgrado l'enorme sproporzione di forze. Nessuno ne ha mai dubitato e, anzi la fermezza dimostrata dalla flottiglia nella circostanza è stata spesso presa a esempio di ciò che sarebbe stato possibile fare in quei giorni difficili se si fosse potuto contare su unità altrettanto motivate"
  27. ^ a b Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 161
  28. ^ Luigi Ganapini, La repubblica delle camicie nere, Garzanti, Milano, 2010, pag. 61
  29. ^ Silvio Bertoldi, Salò vita e morte della Repubblica Sociale Italiana, BUR, 2005, pag 158-159
  30. ^ Luigi Ganapini, La repubblica delle camicie nere, Garzanti, Milano, 2010, pag. 62
  31. ^ Silvio Bertoldi, Salò vita e morte della Repubblica Sociale Italiana, BUR, 2005, pag 159
  32. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 165 "Al suo appello risposero migliaia di marò (come venivano chiamati gli uomini della Xª Mas), i quali accorsero ovunque vi fosse un punto di raccolta lungo la costa. Molti erano volontari, richiamati alle armi dalle gesta compiute dalla flottiglia e, soprattutto, dalla fama di colui che la comandava"."
  33. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 180"La graduale avanzata dei comunisti di Tito in Istria spiega perché, a un certo punto, Borghese fece delle aperture agli Alleati, in particolare alla marina italiana del Sud...."
  34. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 182-183:"Il SIS, guidato dal capitano di vascelo Agostino Calosi, aveva ricevuto istruzioni precise dall'ammiraglio De Courten, divenuto capo di stato maggiore della marina. L'idea era quella di sbarcare in Istria senza avvalersi dell'aiuto degli Alleati, in modo da non turbare i rapporti con Tito."
  35. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 180"In ogni caso, gli Alleati respinsero queste avance, forse con una certa avventatezza"."
  36. ^ Sergio Nesi, Junio Valerio Borghese. Un principe, un comandante, un italiano, p.403, Lo Scarabeo, Bologna, 2004 "Roosvelt e Eisenhower non volevano rompere assolutamente con "l'amico Stalin" di cui avevano massima stima e inoltre non si potevano buttare all'aria gli accordi di Yalta".
  37. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 192 "L'estate del 1944 fu il periodo in cui le azioni antipartigiane si fecero più intense, non solo perché i partigiani erano diventati tanto numerosi da minacciare le linee di comunicazione dell'esercito tedesco, ma anche perché i tedeschi avevano bisogno di rastrellare le alture vicino alla valle del Po per potervisi trincerare qualora la linea gotica sugli Appennini fosse stata sfondata"."
  38. ^ Le "imprese" della Decima MAS - Una carriera di furti e rapine, dal sito dell'ANPI
  39. ^ Rinominata dopo la guerra in Piazzale della Repubblica
  40. ^ Sergio Nesi, Decima flottoglia nostra, Mursia, 1986-87. Milano, pag. 302
  41. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 198 "In seguito agli accordi raggiunti, il 26 aprile 1945 la Xª Mas si arrese davanti a Riccio e al maggiore Argenton del CLN nel cortile della caserma milanese di piazzale Fiume. La cerimonia si concluse alle 17.00 con l'ammainabandiera, dopodiché Borghese si allontanò con Pulejo e Faini.... Il 26 aprile, Borghese lasciò l'appartamento di piazza Principessa Clotilde e si trasferì a casa del capitano Del Giudice, in viale Beatrice d'Este. Vi arrivò di notte, a bordo di un'auto. Lì sorvegliato dalla polizia partigiana, attese gli ufficiali del servizio segreto della marina che dovevano trarlo in salvo. Stando al suo diario, trascorse sereno quei momenti"."
  42. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 199 "L'8 maggio si presentò in casa il capitano dei carabinieri Giuseppe Polosa, dicendo che Carlo Resio e l'agente dell'Oss James Jesus Angleton erano a Milano e cercavano Borghese per dargli un messaggio dell'ammiraglio De Courten. L'incontro ebbe luogo il 9 maggio. Resio e Angleton informarono il principe che De Courten lo voleva a Roma per parlargli, ma questi, non del tutto convinto da quel messaggio che gli era stato riferito solo oralmente, rispose che si sarebbe riservato di decidere."
  43. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 200 "Il principe decise di partire con i due e giunse a Roma il giorno successivo....Borghese fu portato in un appartamento in via Archimede e arrestato il 19 maggio dagli americani. Il principe e la moglie furono gli unici due fascisti italiani del periodo dell'RSI a essere tratti in salvo dagli Stati Uniti, che sostanzialmente desideravano avvalersi di Borghese per la sua competenza nelle operazioni segrete e l'abilità nel combattere i comunisti. Alcune persone furono salvate dagli inglesi."
  44. ^ Renzo De Felice, Rosso e Nero, Baldini&Castoldi, 1995, p. 133.
  45. ^ Pier Giuseppe Murgia, Il vento del Nord: storia e cronaca del fascismo dopo la Resistenza, 1945-50, Kaos, Milano, 2004, ISBN 88-7953-137-9, p. 170.
  46. ^ Decima Mas Network - Eroi dimenticati
  47. ^ a b Eventi - I fatti di Valmozzola del marzo 1944
  48. ^ Il 1944 in Lunigiana
  49. ^ Valmozzola-Junio Valerio Borghese e la Decima Flottiglia M.A.S
  50. ^ Junio Valerio Borghese e la Xª Flottiglia MAS, Mursia, 1995, Milano, pag.109
  51. ^ Romano Canosa, Storia dell'epurazione in Italia: le sanzioni contro il fascismo, 1943-1948, Baldini&Castoldi, Milano, 1999, ISBN 88-8089-522-2, pp. 366-367
  52. ^ Sergio Nesi, Il processo, in Junio Valerio Borghese. Un principe, un comandante, un italiano. Bologna, Lo Scarabeo, 2004, pp. 555-556.
  53. ^ RAI - La Storia siamo noi: Il Golpe Borghese, storia di un'inchiesta cfr. sezione "Approfondisci": "La formazione, che gode di una singolare autonomia e di un regolamento particolare, collabora con l'occupante tedesco nella guerra agli Alleati e nella spietata repressione della Resistenza partigiana, ma ancora prima della fine del conflitto allaccia rapporti con i servizi segreti americani (l'OSS, da cui nascerà nel 1947 la CIA) in funzione anticomunista ed antislava. [...] Terminata la guerra, dopo un concitato periodo di latitanza e ripetuti arresti, Borghese è condannato il 17 febbraio 1949 per collaborazionismo riuscendo però, grazie alla protezione americana (in particolare dal responsabile del controspionaggio dell'OSS, James Jesus Angleton), ad essere in breve tempo scarcerato."
  54. ^ R.J.B. Bosworth, The Oxford Handbook of Fascism, Oxford University Press, New York, Apr. 2009, ISBN 978-0-19-929131-1, p. 593
  55. ^ Eredità del fascismo e legittimazione atlantica: l'anticomunismo antidemocratico di Nicola Tranfaglia: "E poi si scopre che il capo dei servizi segreti americani in Sicilia è James Jesus Simon Angleton, destinato a divenire uno dei più importanti dirigenti della CIA nel secondo dopoguerra. Questo personaggio stabilì uno dei patti fondamentali legati alla nascita della nostra democrazia. Fu Angleton infatti a salvare sul Lago di Garda Junio Valerio Borghese, a portarlo a Milano e a nasconderlo a casa di un partigiano, attraverso l'intercessione di uno degli esponenti principali del Partito d'Azione; quindi a condurre Borghese, travestito da ufficiale, a Roma e a premere affinché il suo processo si concludesse con una lieve condanna. Come puntualmente avvenne. In seguito fu sempre Angleton a reclutare dieci ufficiali della Decima Mas nei servizi segreti americani per le azioni anticomuniste."
  56. ^ Golpe Borghese. Ipotesi di un piano eversivo "Nel 1947 e per due anni, in seguito alla liberazione del paese, Borghese è chiamato a pagare per i crimini commessi ai danni dei civili e contro il governo di Badoglio: il processo per collaborazionismo con il nemico si chiuderà con una condanna mitigata da attenuanti ottenute con la mediazione dei servizi segreti statunitensi, pochi anni di carcere e poi la libertà."
  57. ^ Dizionario del fascismo , volume primo, a cura di Victoria de Grazia e Sergio Luzzatto, Einaudi editore, 2002.: "Come d'altronde hanno poi confermato i numerosi documenti declassificati dell'OSS oggi reperibili, Wolff e Dulles collaborarono insieme per il "riciclaggio" delle forze militari fasciste nei servizi segreti in funzione anti-comunista. Americani e inglesi nutrivano infatti un vivo interesse per l'Unità italiana della Decima MAS, soprattutto per la sua attività di contrasto delle forze partigiane comuniste attuata anche con il metodo dell'infiltrazione a scopi di provocazione e spionaggio. Il loro obiettivo era di "ripulire" il comandante fascista dei suoi crimini di guerra… «il governo italiano, tuttavia, nel '45 chiese agli alleati che egli gli venisse consegnato, per poterlo processare a Milano. I suoi amici intervennero, e il processo fu trasferito a Roma, dove Dulles e Angleton sapevano che molti altri burocrati fascisti erano ancora attivi e la magistratura nutriva idee più conservatrici». Il 17 febbraio 1949 fu scarcerato con l'applicazione di 9 anni di condono, dopo il processo per "collaborazionismo" che si era concluso con la condanna a 12 anni di reclusione."
  58. ^ Panorama, Mondadori, 1975, p. 384.
  59. ^ Anna Cento Bull, Italian neofascism: the strategy of tension and the politics of Nonreconciliation, Berghahn Books, Oxford - New York, 2007, ISBN 978-1-84545-335-0, pp. 112-113 "According to various sources, including ex-member of Ordine Nuovo Vincenzo Vinciguerra, ex-OSS officer Peter Tompkins (1995; 2005), and an official American history of couterintelligence (Rafalko 1998), Prince Junio Valerio Borghese, the Commander of the X MAS for the Republic of Salò, was one of the fascists who agreed to collaborate with the Americans and for this reason was saved from reprisal by the partisans. On the basis of the testimony of Carlo Digilio, Vinciguerra and others, as we saw, it was alleged that many members of Ordine Nuovo were in the pay of America intelligence structures. Among these were Carlo Digilio himself, Delfo Zorzi and Marcello Soffiati. Further substantial evidence, already examined in Part I, points to close links between Ordine Nuovo and the Italian military intelligence structures, as well as between Avanguardia Nazionale and the Office of Classified Affairs within the Ministry of the Interior."
  60. ^ Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008, pag. 229 "Borghese era uscito dalla sua condizione di semipensionamento più o meno all'epoca della morte della moglie, la principessa Daria Olsoufiev, in un incidente d'auto il 4 febbraio 1963. Per motivi finanziari era stato nominato presidente del Credito commerciale, la prima banca di proprietà di Sindona. Era una carica ampiamente onoraria, che però gli permetteva di guadagnare bene e di seguire da vicino lo svolgersi degli avvenimenti politici."
  61. ^ Golpe Borghese
  62. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer editori, 2010 ISBN 88-6061-642-5, pag 151/152
  63. ^ a b La Storia siamo noi - Il golpe Borghese
  64. ^ Paolo Cucchiarelli, Il segreto di piazza Fontana: finalmente la verità sulla strage : le doppie bombe e le bombe nascoste, Pinelli, Calabresi, Feltrinelli, i servizi deviati e quelli paralleli, la DC, il PCI, la NATO e gli Stati Uniti : il racconto tragico e sconvolgente del pasticciaccio che ha ammalato l'Italia, Ponte alle Grazie, 2009, p. 547, ISBN 978-88-6220-006-6.
  65. ^ SOPRA E SOTTO I MARI Gino Birindelli e la costituzione del gruppo operativo incursori della M. M. - YouTube
  66. ^ Sito web del quirinale
  67. ^ Con il nome d'arte di Andrea Scirè, è noto anche come uno dei due protagonisti adolescenti del film Amici per la pelle (1955), diretto dal regista Franco Rossi. Cfr. Massimo Bertarelli, Il cinema italiano in 100 film: i 100 film da salvare, Gremese Editore, 2004, p. 46, ISBN 88-8440-340-5.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Junio Valerio Borghese, Decima Flottiglia MAS, Milano, Garzanti, 1950.
  • Silvio Lanaro, Storia dell'Italia repubblicana. L'economia, la politica, la cultura, la società dal dopoguerra agli anni '90, Venezia, Marsilio, 1992, pp. 381 – 382, ISBN 978-88-317-6396-7
  • Sergio Nesi, Junio Valerio Borghese. Un principe, un comandante, un italiano, Bologna, Lo Scarabeo, 2005.
  • Sergio Nesi, Scirè, storia di un sommergibile e degli uomini che lo resero famoso, Bologna, Lo Scarabeo, 2007.
  • Mario Bordogna, Junio Valerio Borghese e la Xª Flottiglia MAS, Mursia, 2003, ISBN 978-88-425-3877-6.
  • Jack Greene e Alessandro Massignani, Il principe nero, Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Oscar Mondadori, 2008.

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