Operazione Corkscrew
| Operazione Corkscrew Parte della campagna d'Italia della seconda guerra mondiale
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Soldati inglesi avanzano nell'isola di Pantelleria
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| Data | 9 maggio - 13 giugno 1943 | ||
| Luogo | isole del canale di Sicilia | ||
| Esito | Occupazione alleata delle isole | ||
| Schieramenti | |||
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fase preliminare dell'Operazione Husky
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L'operazione Corkscrew (in italiano "cavatappi") fu il nome in codice utilizzato dagli Alleati per indicare le azioni preliminari, compiute dalle forze inglesi nell'ambito della più vasta operazione Husky, che avrebbero permesso all'esercito alleato la conquista delle isole di Pantelleria, Lampedusa, Linosa e Lampione da usare in seguito come punti d'appoggio avanzati in occasione delle operazioni di sbarco in Sicilia. L'operazione ebbe inizio il 9 maggio 1943 con un violento bombardamento alleato sull'isola di Pantelleria, la più fortificata e presidiata delle quattro[1].
Indice |
[modifica] Premesse
Dopo la resa delle forze dell'Asse in Africa settentrionale tra il 11 e l'12 maggio 1943, gli Alleati iniziarono i preparativi di invasione dell'Italia come venne deciso durante la Conferenza di Casablanca tenutasi ad inizio 1943[2], dove la prevedibile sconfitta italo-tedesca in nord-africa avrebbe aperto le porte alle coste italiane meridionali.
Dopo la conferenza Trident (13-25 maggio), venne approvata l'ultima elaborazione del piano di massima per l'invasione della Sicilia (denominata "operazione Husky"), ivi compresa la data (10 luglio), e la zona di sbarco.[1] Ma in previsione dello sbarco, venne anche decisa l'attuazione di alcune operazioni preliminari per eliminare i presidi sulle isole a sud a largo della Sicilia, denominate sotto il nome di operazione Corkscrew. Gli anglo-americani già da alcuni mesi precedenti, intensificarono le azioni di bombardamento sulle penisola e soprattutto nel sud Italia, e il 9 maggio iniziarono anche le operazioni verso Pantelleria, la più importante e difesa delle isole, che possedeva un porto utilizzabile dagli alleati, ma soprattutto una pista di atterraggio che avrebbe dato agli alleati una base aerea vicina alle future zone di sbarco in Sicilia.
Ma anche un altro motivo strategico portò gli alleati ad attaccare le isole, ossia la loro posizione strategica in un quadrilatero che collega in meno di 250 km Agrigento, Pantelleria, Malta e Ras Kaboudia sulla costa tunisina, che rappresentava per gli alleati un importante fulcro per il controllo del Mar Mediterraneo.[3]
[modifica] Operazione Corkscrew
Il primo, è più importante obiettivo fu l'isola di Pantelleria, che dal 9 maggio al 6 giugno venne bombardata continuamente dagli aerei della RAF e praticamente isolata anche da un blocco navale.[4] Quindi sull'isola di Pantelleria dopo quasi un mese, venne ulteriormente intensificato l'attacco alleato contro le batterie costiere dell'isola, anche con l'utilizzo di mezzi navali inglesi dove tre torpediniere l'8 giugno bombardano per la prima volta via mare, i porti e le batterie costiere dell'isola.[5] A partire dall'8 maggio, furono scaricate sull'isola oltre 5000 tonnellate di bombe.[6]
Intanto il 5 giugno anche la seconda isola più importante, Lampedusa, subì il suo primo bombardamento e nella notte tra 6 e 7 giugno alcune unità navali inglesi si avvicinarono per saggiare la reazione delle batterie costiere.
| Per approfondire, vedi la voce presa di Lampedusa. |
L'11 giugno, dopo dieci giorni di massiccio bombardamento aereo navale, durante i quali furono abbatturi 45 aerei alleati,[6] la difesa di Pantelleria cassò il suo presidio e firmò la resa e sull'isola sbarcò la 1a Divisione inglese.[6]
Nella notte dello stesso giorno Lampedusa venne sottoposta ad un intenso fuoco aeronavale, che portò il giorno seguente la guarnigione ad accettare la resa incondizionata alle forze alleate che occuparono l'isola, mentre sulla Sicilia continuarono senza sosta le azioni dei bombardieri alleati sulle città di Catania e Palermo in previsione dello sbarco.
La caduta di Pantelleria e Lampedusa consentì quindi agli alleati di eliminare delle possibili minacce al naviglio inglese in transito nella zona, e soprattutto di consentire alle forze aeree di possedere due basi per il controllo del Mediterraneo, e di poter quindi concentrare più tranquillamente gli sforzi verso lo sbarco in Sicilia.[6]
Il 13 giugno, si arrese senza condizioni anche il presidio sull'isola di Linosa, e il giorno seguente alcune unità della marina inglese conquistarono Lampione, mettendo in condizione gli alleati di controllare tutte le isole del canale di Sicilia.
[modifica] Resoconto
Pantelleria cadde l'11 giugno, Lampedusa cadde il 12 giugno, mentre Linosa cadde il 13 giugno. Le prime due caddero dopo aver subito dei bombardamenti pesantissimi (a Lampedusa ci furono anche degli scontri terrestri nei giorni precedenti lo sbarco, e terrestro-navali sia pure di breve durata prima che durante l'attacco finale), Linosa invece si arrese senza colpo ferire (anche se in verità precedentemente la resa aveva subito qualche bombardamento anch'essa).
Queste tre isole godevano della presenza di guarnigioni militari italiane. L'isolotto di Lampione a differenza delle altre isole era invece completamente sprovvisto di qualsiasi difesa almeno in quel momento, probabilmente perché ritenuto, a torto, di nessuna importanza militare e strategica; forse anche in considerazione della sua estrema limitatezza territoriale (1,2 km quadrati). Stando così le cose fu facilissimo a dei reparti britannici impadronirsene il 13 giugno, nello stesso giorno in cui cadde Linosa. L'operazione Corkscrew era terminata.
[modifica] Note
- ^ a b Salmaggi-Pallavisini, op. cit., p. 374
- ^ Già nel 1940 gli inglesi avevano progettato di invadere l'isola (operazione Workshop) ma il progetto non venne portato avanti a causa della massiccia presenza della Luftwaffe nella zona.
- ^ C.A. Clerici-S. Tasselli, "La Presa di Lampedusa", Storia militare, aprile 1998
- ^ Salmaggi-Pallavisini, op. cit., p. 378
- ^ Salmaggi-Pallavisini, op. cit., p. 380
- ^ a b c d Salmaggi-Pallavisini, op. cit., p. 381
[modifica] Bibliografia
- Sandro Attanasio, Sicilia senza Italia, luglio-agosto 1943, Mursia, Milano, 1976.
- Cesare Salmaggi; Alfredo Pallavisini, Continenti in fiamme - 2194 giorni di guerra, cronologia della seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1977.
- Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia a Calabria (luglio-settembre '43), USSME, Roma, 1989.