Delta del Po

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Coordinate: 44°57′39.32″N 12°27′42.89″E / 44.960922°N 12.461914°E44.960922; 12.461914

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UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Ferrara, città del Rinascimento e il suo Delta del Po
(EN) Ferrara, City of the Renaissance, and its Po Delta
Delta des Po.png
Tipo naturale
Criterio C (iii)(v)
Pericolo No
Riconosciuto dal 1999
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Per delta del Po si intende il sistema idraulico di diramazioni fluviali attraverso cui il fiume Po sfocia nel Mare Adriatico. La sua formazione attuale deriva dalla grande opera idraulica attuata dalla Repubblica di Venezia nel 1604. Questa è conosciuta come Taglio di Porto Viro. Esso è costituito quindi, in primis, dall'insieme di detti rami fluviali e, per estensione, dal territorio tra essi compreso. Secondo questa definizione il delta del Po ricade interamente nella Provincia di Rovigo o Polesine e ne occupa quasi interamente la porzione orientale (a partire dall'incile del Po di Goro sino al mare). Esso si definisce anche come "delta attivo".

In un'accezione più ampia, esso comprende la più vasta area del delta storico, vale a dire quella compresa tra gli antichi rami deltizi del fiume Po: esistendo un tempo importanti diramazioni meridionali del corso d'acqua, tra cui citiamo il Po di Volano e il Po di Ferrara o Po di Primaro, esso includerebbe la parte della Provincia di Ferrara a forma di cuspide compresa tra i vertici di Stellata, Sacca di Goro e Valli di Comacchio. L'assetto idraulico contemporaneo del delta del Po avvalora la definizione più restrittiva sopra enunciata, anche se la parte litoranea della Provincia di Ferrara, in particolare quella compresa tra la bocca del Po di Goro e il Lido di Volano e quella comprendente le Valli di Comacchio, conserva un aspetto paesaggistico di carattere tipicamente delitizio - paludoso.

Il delta del Po è stato inserito, dal 1999, nella lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall'UNESCO come estensione del riconoscimento conferito alla città di Ferrara nel 1995.[1]

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

La superficie dell'area deltizia è interessata da una progressiva espansione (pari a circa 60 ha l'anno) dovuta dall'avanzamento verso est delle foci dei vari rami del delta. Tale spostamento avviene per il progressivo deposito del considerevole trasporto solido del fiume Po sul basso fondale dell'Adriatico che ne determina l'innalzamento e quindi il costante prolungamento a mare del letto delle diverse diramazioni. La Provincia di Rovigo è pertanto l'unico territorio italiano soggetto ad espansione, con la conseguente necessità di aggiornare periodicamente i dati statistici relativi alla sua superficie.

Le diramazioni deltizie del fiume Po attualmente attive e che nel loro complesso costituiscono il delta sono, da nord a sud: il Po di Maistra, il Po di Venezia - Po della Pila che sbocca in mare attraverso tre distinte bocche (Busa di Tramontana, Busa Dritta e Busa di Scirocco), il Po delle Tolle (con le diramazioni di Busa Bastimento e Bocca del Po delle Tolle), Po di Gnocca o della Donzella (anch'esso con una biforcazione terminale) e Po di Goro.

Discorso a parte deve essere fatto per il Po di Levante il quale, pur essendo collegato al corso principale del fiume Po attraverso la conca di navigazione di Volta Grimana, ne è idraulicamente separato e non ne recepisce le acque. Infatti, in seguito alle imponenti opere di sistemazione idraulica del fiume Fissero-Tartaro-Canalbianco, avvenute negli anni trenta del secolo scorso, questa antica diramazione settentrionale del fiume venne separata dal corso principale per divenire unicamente collettore terminale del Canalbianco. Attualmente il sistema Fissero-Tartaro-Canalbianco-Po di Levante costituisce un'importante via navigabile che consente il collegamento tra il mare Adriatico, i laghi di Mantova, il Lago di Garda ed i porti fluviali della conca di Canda e di Torretta di Legnago.

A sud del delta il mare forma un'insenatura che, pur non prendendo il nome di golfo, ne ha tutte le caratteristiche.

Il delta del Po comprende le aree naturali protette istituite nel territorio geografico di riferimento:

  • Parco Regionale Delta del Po dell'Emilia-Romagna [1] - istituito nel 1988, ma funzionante solo dal 1996, comprende anche territori che fanno parte del bacino idrico di altri fiumi (tra cui il Reno). Comprende la parte sud del delta storico del Po, ma solo una minima parte del delta attuale;
  • Parco Regionale Veneto del Delta del Po [2] - funzionante dal 1997, comprende praticamente tutto il delta geografico del Po, come sopra definito;
  • Parco interregionale Delta del Po è il nome del parco che le Regioni del Veneto e dell'Emilia-Romagna avrebbero dovuto costituire congiuntamente entro il 1993, ai sensi dalla Legge Quadro sulle Aree Protette (Legge n. 394 del 1991, art. 35). Non essendo stato trovato un accordo tra le parti, sono stati costituiti i due distinti parchi regionali.

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

L'intera Pianura Padana ha subìto, nel corso delle ere geologiche, profonde modificazioni che hanno portato a ripetuti avanzamenti e arretramenti della linea di costa. La foce del Po, di conseguenza, si è spostata anche di centinaia di chilometri e ha modificato innumerevoli volte la sua forma e la sua estensione.

Tra i fattori che hanno causato questi fenomeni si possono citare lo scontro tra le piattaforme continentali europea e africana (che determina da milioni di anni un lento innalzamento delle Alpi e Appennini correlato a fenomeni di subsidenza dei territori pianeggianti circostanti, variamente compensata dai depositi alluvionali), la variazione del livello del mare (correlata alle fasi di glaciazione), l'erosione delle catene montuose (con conseguente deposito sul fondale marino del materiale asportato) e in generale il fenomeno del trasporto solido.

Il maggior apporto di sedimenti trasportati dagli affluenti appenninici del Po rispetto agli affluenti alpini (che scaricano parte dei sedimenti nei laghi attraversati) ha comportato nei secoli il progressivo spostamento verso nord del delta del Po con interramenti o separazione dei vecchi alvei a sud. Questi spostamenti sono avvenuti a seguito di alluvioni.

Era glaciale[modifica | modifica wikitesto]

Variazioni geologiche tra il terziario ed il quaternario

La pianura Padana, fino a circa un milione di anni addietro, non esisteva ed al suo posto vi era un grande golfo che giungeva quasi alle Alpi Occidentali e all'Appennino Ligure. In seguito, durante le grandi glaciazioni dell'era quaternaria, il fondo marino di tale golfo divenne più volte terra emersa, sia a causa dell'incremento dei ghiacci sulle aree emerse e del conseguente abbassamento del livello del mare sia per l'ingente accumulo dei sedimenti erosi dai monti circostanti. Addirittura, al termine dell'ultima glaciazione, la linea di costa congiungeva direttamente l'attuale regione delle Marche con la zona centrale della Dalmazia.

Successivamente, con l'attuale ritiro dei ghiacciai, il mare tornò ad incrementare il suo livello. A quest'ultimo periodo risale la sedimentazione dei terreni limitrofi della bassa pianura che presentano un grande interesse par la notevole produttività agricola. A testimonianza della giovinezza del territorio, i terreni sono torbosi, argillosi e diventano più sabbiosi man mano che ci si avvicina al mare.

Valle Padusa[modifica | modifica wikitesto]

La valle Padusa era una vastissima area paludosa, che nell'antichità si estendeva a nord e a sud del Po, da Nonantola (10 km da Modena) fino a Ravenna per una lunghezza di oltre 100 km. Essa costituisce il prodromo del delta antico e di quello attuale.

La mano dell'uomo e l'evoluzione storica[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione del delta del Po dal 1604, data della chiusura dell'imbocco del fiume Reno nel Po, fino al 1985

La presenza dell'uomo nell'antico delta del Po risale già ad epoche preistoriche, come testimoniano i resti di alcuni villaggi di palafitte, ad esempio quello di Canàr nei pressi di San Pietro Polesine, in Comune di Castelnovo Bariano (Alto Polesine).

Epoca greco-etrusca e romana[modifica | modifica wikitesto]

Le bonifiche delle paludi nei dintorni di Comacchio, soprattutto quella di Trebba (Valle Trebba) nel 1922 permisero la scoperta della necropoli di Spina, che data attorno al VI secolo a.C., e che testimonia la presenza degli etruschi che vi avevano fondato un porto commerciale situato tra le vie di comunicazione fluviale, marittima e terrestre (Reno, Po e Adriatico). Nel corso dei risanamenti delle paludi di Pega nel 1954-60 (Valle Pega) e del Mezzano nel 1960 (Valle del Mezzano), altre importanti scoperte furono portate alla luce e poi esposte al Museo Archeologico Nazionale di Ferrara[2].

La penetrazione dei Romani più a sud del delta, comincia con la fondazione di Senigallia (Sena Gallica 290 a.C.) e di Rimini (Ariminum 268 a.C.) sull'Adriatico, quindi si dirige più a nord ma senza creare colonie al passaggio, eccetto le stazioni di posta, come risulta dalla mappa Peutingeriana. È soltanto a partire dal I secolo che i fabbisogni di legno e di attrezzature da costruzione (piastrelle e mattoni in terracotta), che i Romani si stabilirono in questa regione ricca in foreste ed in suolo argilloso. La scoperta di necropoli a Voghenza (Vicus Habentia), a 10 km da Ferrara, permette di attestare, grazie al materiale numismatico ritrovato risalente all'epoca di Claudio (anni 41-54) e Massimino Trace (235-238), che i Romani si erano insediati in questa zona tra la fine del I secolo d.C. e gli inizi del III d.C.

Nel I secolo d.C. esistevano le fosse Augusta, Clodia, Filistina, Flavia, Messanicia e Neronia che permettevano di navigare da Ravenna ad Aquileia rimanendo sempre all'interno di lagune e percorrendo canali artificiali e tratti di fiumi. In epoca romana i porti più importanti sul Po sono: Cremona, Pavia (sul tratto terminale del Ticino), Piacenza, Brescello, Ostiglia, Vicus Varianus (l'attuale Vigarano) e Vicus Hobentia (l'attuale Voghenza) (Ferrara non esisteva ancora).

Il taglio o centuriazione romana delle terre a sud del delta mostra il lavoro dei Romani che si sono occupati di bonificare le terre con lo scavo di canali di scarico lungo le strade. Del resto i molti monumenti della città di Ravenna dimostrano il loro passaggio e il lavoro colossale compiuto: il drenaggio delle paludi e lo sfruttamento delle saline tra Cervia e Cesenatico, la piantagione di pinete in direzione di Ravenna per trattenere la sabbia al bordo delle coste.

Il declino progressivo di Ravenna favorì lo sviluppo di Ferrara che faceva parte dell'Esarcato di Ravenna ed il cui nome appare nel 754.

Epoca medioevale e rinascimentale[modifica | modifica wikitesto]

Le paludi e le isole formate dalle alluvioni del Po secondo una carta del 1570)

In epoca medievale il Po di Volano, che attraversava Ferrara, era il corso principale: questa situazione si protrasse fino al 1152, quando il fiume ruppe la diga del nord presso i "giunti delle braccia" (Rotta di Ficarolo), a Ficarolo in provincia di Rovigo, e il suo corso si modificò assumendo, per quel tratto, la conformazione attuale.

Restano scarse testimonianze del periodo sulla situazione a seguito della drammatica alluvione e sulle difficoltà incontrate nel risanamento del delta. È lecito immaginare una situazione molto grave, visti gli scarsi mezzi esistenti all'epoca per lottare contro fenomeni naturali come inondazioni e mutamenti rapidi del livello delle acque.

Dal XVII al XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Taglio di Porto Viro.
Progressione e limiti delle terra nel XVII secolo

Nell'anno 1604, con l'apertura del Taglio di Porto Viro da parte dei Veneziani, l'assetto idraulico del delta mutò radicalmente. L'imponente opera di deviazione del corso principale del fiume fu realizzata al fine di contrastare il graduale ma progressivo processo di traslazione verso nord dell'idrografia fluviale causata dalle ragioni geologiche di cui si fa cenno nel soprastante relativo capitolo. Tale migrazione determinava un apporto sempre crescente di sedimenti verso la laguna di Venezia (ricordiamo l'esistenza del considerevole ramo settentrionale denominato Po di Tramontana, di cui è ancor oggi visibile il paleoalveo tra le valli a sud della foce dell'Adige) che ne minacciava l'interramento. Ciò avrebbe determinato l'occlusione del porto e la morte della città commerciale. Per questa fondamentale ragione Venezia decise di intraprendere una così colossale opera che, per l'epoca della sua realizzazione e per la sua entità complessiva, non ha eguali al mondo. Solo una città fondata sull'acqua e sulla sua profonda conoscenza poté concepire e ritenere attuabile una simile impresa.

Per quanto riguarda l'area del delta storico ferrarese, essa fu sottoposta dal 22 dicembre 1605 al controllo del "Consortium di San Giorgio", che ne ha idraulicamente salvaguardato e progressivamente bonificato il territorio.

Attraverso drenaggi e accordi di intervento successivi, la suddivisione è stata estesa a 120.000 ettari compresi tra il fiume Po di Volano a nord, il mare Adriatico a est, il fiume Reno ed il Po di Primaro a sud e ancora il Po a ovest.

Contrariamente alla parte settentrionale della provincia ferrarese, le terre che formavano un'unica grande depressione in corrispondenza del territorio di Polesine di San Giorgio non si prestavano ad un agevole drenaggio: gli interventi di risanamento avvenivano principalmente "per colmata", ovvero derivando le torbide dovute alle piene del Po e sfruttando la decantazione dei materiali in sospensione. Una più efficace gestione idraulica arriverà con il convogliamento delle acque effluenti dai terreni più elevati nel letto delle grandi linee idrauliche di bonifica che percorrevano la zona (Fosse di Porto, dei Masi, di Voghenza), fino allo sbocco finale costituito dalle paludi di Comacchio.[3]

Mappa delle paludi del delta del Po nel 1568
Mappa del 1787 che mostra il bosco nel delta
Bonifica di Argenta

Era industriale[modifica | modifica wikitesto]

Il sollevamento meccanico delle acque dei terreni più bassi fu possibile a partire dal 1872, anno di costruzione del più vecchio stabilimento idrovoro di Marozzo a Lagosanto, al servizio del drenaggio di un bacino costituito da Valle Gallare, Valle Tassoni ed altre minori.

Fino al 1930, e con frequenza minore sino a tutt'oggi, altri impianti sono entrati in servizio per il drenaggio dei bacini del comprensorio, con lo scavo di canali profondi, come si faceva ai tempi dei Romani. Di là, pompe azionate principalmente da energia elettrica, fanno risalire l'acqua dalle zone basse in canali emissari che si versano in seguito nel mare.

Così, oggi il Po di Goro e Primaro, i fiumi Reno e Lemone sono collegati tra loro da canali che giungono al mare. Questo permette il drenaggio di tutte le terre del delta ad eccezione delle paludi di Comacchio (le più grandi) e due o tre altre piccole paludi. I terreni bonificati sono stati dedicati all'agricoltura.

Con gli ultimi interventi imponenti di risanamento delle paludi di Mezzano e di Pega, effettuati dall'ente per la colonizzazione del delta della pianura del Po, 20.000 nuovi ettari di terre coltivabili sono passati nel 1989 in gestione al consorzio di bonifica II circondario - Polesine di San Giorgio.

Estrazioni gas naturale e subsidenza[modifica | modifica wikitesto]

Una relazione del Consorzio di Bonifica Delta Po Adige fornisce alcuni dati per comprendere meglio la portata dell'intervento dell'uomo su un territorio che era per la sua natura alluvionale già soggetto a fenomeni di subsidenza naturali.[4] Dagli anni trenta e soprattutto negli anni quaranta e cinquanta, fino alla sospensione decisa dal Governo nel 1961, furono estratti anche nel territorio del Delta del Po miliardi di m³ di metano e gas naturali. L'estrazione avveniva da centinaia di pozzi (una trentina nel Delta) che non raggiungevano i 1000 metri di profondità. Tramite dei manufatti in calcestruzzo, in parte ancora visibili su territorio, il gas veniva inviato alle centrali di compressione, mentre l'acqua salata (1 m³ di acqua per ogni m³ di gas estratto) veniva scaricata nei fossi e negli scoli.

Dal 1954 al 1958 furono estratti 230 milioni di m³ di gas per anno; nel 1959 si salì a 300 milioni.
Dal 1951 al 1960 furono misurati abbassamenti medi del suolo di un metro con punte di due metri; nonostante la sospensione delle estrazioni del 1961 il territorio continuò a calare molto nei 15 anni successivi; dall'inizio degli anni cinquanta a metà degli anni settanta il territorio è calato mediamente di oltre 2 metri sino a punte di 3,5 metri. Rilievi recenti dell'Istituto di Topografia della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Padova hanno stabilito che i territori deltizi dell'Isola di Ariano e dell'Isola della Donzella si sono ulteriormente abbassati di 0,5 metri che vanno ad aggiungersi ai 2 - 3 metri sotto il livello del mare del territorio.

Le conseguenze della subsidenza, anche sotto il profilo economico, sono facilmente immaginabili:

  • effetti sulle arginature: il terreno che si abbassa trascina con sé anche gli argini. Questo causa minor spessore delle fiancate di sicurezza degli stessi, maggiori spinte dell'acqua, maggiore possibilità di formazione di fontanazzi e tracimazioni, maggiori possibilità di cedimenti degli argini. Le infiltrazioni sono calcolate in 70 litri al secondo per Km di argine. Le rotte del Po: l'Alluvione del Polesine del novembre 1951, le due rotte del Po di Goro nell'Isola di Ariano, la rottura dell'argine a mare in Comune di Porto Tolle, altre rotte di altri rami, avvennero negli anni in cui si estraeva il metano. Fu necessario rialzare e allargare gli argini dei fiumi (480 km) e gli argini a mare (80 km), con una spesa stimata di 3.300 milioni per gli argini di tutto il Polesine.
  • maggiori spese per la bonifica: fu necessario ricostruire tutto il sistema di scolo con ricalibrazione delle sezioni e delle pendenze necessarie, demolire e ricostruire manufatti, chiaviche, ponti sui canali e sugli scoli, ricostruire o adeguare ai nuovi livelli dell'acqua le idrovore, con una spesa stimata di 700 milioni di Euro.

Il Delta e gli altri territori del comprensorio del Consorzio di Bonifica Delta Po Adige (Comuni del Delta più Rosolina e un piccolissima parte di Chioggia) vengono mantenuti asciutti da 38 idrovore e 117 pompe, con una capacità di sollevamento di 200 000 litri al secondo, con una spesa di 1.600.000 Euro per anno di sola energia elettrica, per un'altezza media di sollevamento acque maggiore di 4 metri.[5]

I parchi regionali[modifica | modifica wikitesto]

I crescenti problemi ecologici e ambientali hanno spinto, sul finire degli anni ottanta, verso una maggiore presa di coscienza dell'importanza della salvaguardia della natura. Si è quindi provveduto ad individuare le aree di maggior pregio ambientale, definendo le misure atte a tutelarle.

Parco regionale del Delta del Po dell'Emilia-Romagna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parco regionale del Delta del Po (Emilia-Romagna).

È una superficie protetta che copre 52.000 ettari della regione Emilia-Romagna. Copre tutto il delta storico del Po e include anche le bocche dei fiumi Reno, Lamone, Bevano.

Vi fanno parte pure le zone umide e salmastre della costa adriatica e dell'immediato entroterra: la sacca di Goro, le paludi di Comacchio, le terre di Ravenna, le saline di Cervia, le foreste di Argenta e le pinete del Lido di Classe alla bocca del Savio, a nord di Cervia.

Monumenti di rilievo all'interno del parco sono l'abbazia di Pomposa, la Pieve di San Giorgio, Sant'Apollinare in Classe, i canali di regolazione idraulica ed i centri storici di Mesola, Comacchio, Ravenna e Cervia.

Parco regionale del Delta del Po Veneto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parco regionale del Delta del Po (Veneto).

Si estende per 786 km² dal Po di Goro fino al fiume Adige e comprende 9 comuni della provincia di Rovigo con una popolazione, all'interno dei limiti del parco, di circa 73.000 abitanti. La zona protetta ha una superficie di 120 km² .

La formazione del territorio del delta, su cui oggi sorge il parco, è dovuta al progressivo deposito di sedimenti che, sul lungo periodo, ha determinato all'avanzamento progressivo della linea di costa. Si tratta quindi di terreni geologicamente "nuovi".

Il parco del delta del Po possiede la più vasta estensione di zona umida protetta d'Italia. La flora e la fauna sono varie al punto di contare circa un migliaio di specie diverse. In particolare, è notevole la fauna, con più di 400 specie diverse, tra mammiferi, rettili, anfibi e pesci.

Province di Rovigo (sopra) e di Ferrara (sotto).
Province di Rovigo (sopra) e di Ferrara (sotto).
Province di Rovigo (sopra) e di Ferrara (sotto).

La presenza di uccelli è tanto rilevante, con più di 300 specie (nidificazione ed ibernazione), da rendere il delta del Po la più importante zona ornitologica italiana ed una fra le più conosciute zone d'Europa per gli osservatori di uccelli.

Parco naturale interregionale del Delta del Po[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parco interregionale Delta del Po.

La denominazione è quella fissata dalla legge quadro (N°334 del 1991). Questa legge ha indicato come enti interessati dalla costituzione del parco le regioni del Veneto e dell'Emilia-Romagna: il testo stabilisce che il parco sia realizzato in accordo con il Ministero dell'Ambiente nel territorio che si estende nelle provincie di Rovigo e Ferrara, in corrispondenza delle bocche del Po.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che area di interesse paesaggistico e turistico, il delta del Po è anche un territorio di interesse economico, con presenza di zone dedicate alla pesca, alla piscicoltura e acquacoltura, all'agricoltura e alla caccia. La produzione ortofrutticola è orientata soprattutto sui cereali quali mais e riso; è presente un sito di produzione energetica, la centrale termoelettrica di Porto Tolle.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Accanto alle tradizionali vie d'acqua, nel corso dei secoli sono state realizzate nel delta del Po opere stradali e ferrotranviarie.

Oltre al fitto reticolo di strade provinciali, l'area è attraversata dal raccordo autostradale 8 Ferrara-Porto Garibaldi. Le linee ferroviarie presenti in zona sono la Rovigo-Adria-Chioggia, e la Ferrara-Codigoro e il raccordo ferroviario Portomaggiore-Dogato. In passato erano presenti ulteriori relazioni su ferro quali la ferrovia Adria-Ariano Polesine, la ferrovia Ferrara-Copparo e le tranvie Ferrara-Codigoro e Ostellato-Comacchio-Porto Garibaldi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ferrara, City of the Renaissance, and its Po Delta, UNESCO. URL consultato il 26 gennaio 2014.
  2. ^ Museo Nazionale di Ferrara - La realtà archeologica
  3. ^ Confronta L'epopea della bonifica nel Polesine di San Giorgio
  4. ^ Convegno 14/9/2011 Taglio di Po - "Celebrazioni 407 anni del Taglio di Porto Viro" - Inserto della rivista periodica "El Liston" ottobre 2011 -pp. 10 - 11.
  5. ^ Unione Veneta Bonifiche, La Bonifica in cifre. URL consultato il 17 novembre 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]