Brescello

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Brescello
comune
Brescello – Stemma Brescello – Bandiera
Brescello – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Reggio Emilia-Stemma.png Reggio Emilia
Sindaco Giuseppe Vezzani (PD) dall'08/06/2009 (2º mandato)
Territorio
Coordinate 44°54′00″N 10°31′00″E / 44.9°N 10.516667°E44.9; 10.516667 (Brescello)Coordinate: 44°54′00″N 10°31′00″E / 44.9°N 10.516667°E44.9; 10.516667 (Brescello)
Altitudine 24 m s.l.m.
Superficie 24 km²
Abitanti 5 604[1] (31-12-2010)
Densità 233,5 ab./km²
Frazioni Coenzo a Mane, Ghiarole, Lentigione, Sorbolo a Mane
Comuni confinanti Boretto, Gattatico, Mezzani (PR), Poviglio, Sorbolo (PR), Viadana (MN)
Altre informazioni
Cod. postale 42041
Prefisso 0522
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 035006
Cod. catastale B156
Targa RE
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 436 GG[2]
Nome abitanti brescellesi
Patrono san Genesio
Giorno festivo 25 agosto
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Brescello
Posizione del comune di Brescello nella provincia di Reggio Emilia
Posizione del comune di Brescello nella provincia di Reggio Emilia
Sito istituzionale

Brescello (Barsèl nel dialetto locale, Bersèl in dialetto reggiano[3]) è un comune italiano di 5.504 abitanti della provincia di Reggio Emilia, in Emilia-Romagna. È famoso per i film di don Camillo girati appunto a Brescello (ovviamente riferiti ai racconti di Giovannino Guareschi).

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Brescello si trova nella pianura Padana, sulla riva destra del Po, a 27 km a nord-ovest di Reggio nell'Emilia. Confina a nord con il comune mantovano di Viadana, ad est con Boretto e con Poviglio, a sud con Gattatico e ad ovest con i comuni parmensi di Sorbolo e Mezzani.

Il nucleo urbano è situato alla destra del torrente Enza che qui sfocia nel Po. Il territorio comunale, oltre che dal capoluogo, è formato dalle frazioni di Coenzo a Mane, Ghiarole, Lentigione, Sorbolo a Mane per un totale di 24 chilometri quadrati.

Il territorio di Brescello fa parte dell'area geografica denominata Bassa padana.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Brixellum.

Fondata dai Galli Cenomani attorno al VII secolo a.C., Brescello fu, cinque secoli dopo, raggiunta dai Romani che la ribattezzarono Brixellum. Divenuta uno dei più importanti centri della pianura Padana, data la sua importante posizione strategica lungo il corso del Po, fu teatro, nel 69, del suicidio dell'imperatore Marco Salvio Otone. Decaduta sul finire del IV secolo, tanto da essere definita da Sant'Ambrogio cadavere di città, ciò nonostante Brescello venne proclamata sede vescovile nel 389; il primo vescovo fu San Genesio, il patrono del paese.

Il Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Attorno al 584 Brescello, tenuta dai Bizantini guidati dal generale longobardo Droctulfo, venne assediata dalle truppe del re Autari. Gli assedianti riuscirono a sfuggire al massacro con un'improvvisa sortita, ma la città venne rasa al suolo. In seguito venne di nuovo riconquistata dai Bizantini che distrussero quel che rimaneva. Furono poi anni di oblio, soggetta alle devastanti piene del Po, circondata da paludi malsane, Brescello venne conquistata dal Comune di Parma nel XII secolo. Nel 1247 venne saccheggiata dalle truppe di Re Enzo. Dal 1409 al 1422 soggiacque alla Repubblica di Venezia, mentre nel 1479, Ludovico il Moro signore di Milano, la cedette al duca di Ferrara Ercole I d'Este in cambio di Castelnuovo di Tortona. Iniziò così la lunga dominazione estense, durata fino al 1859. v

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Su volontà del duca Alfonso II d'Este, nel 1555 Brescello venne fortificata con una munitissima cinta pentagona. L'importanza della piazzaforte era dovuta al fatto che essa era posta esattamente al confine tra alcuni dei più importanti stati del nord Italia, ossia il Ducato di Ferrara, il Ducato di Parma e Piacenza e il Ducato di Mantova. Nel 1702 venne saccheggiata dalle truppe franco-spagnole nel corso della guerra di successione spagnola. L'anno successivo le possenti fortificazioni vennero smantellate. Nel 1847, con la firma del trattato di Firenze alcune frazioni del Ducato di Parma e Piacenza, poste sulla sponda destra dell'Enza, come Coenzo a Mane, San Giorgio e Sorbolo a Mane, passarono al Ducato di Modena e Reggio, di cui Brescello faceva parte.

Età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Nel 1951 Brescello subì la pesante alluvione del Po che, in seguito, distrusse il Polesine.

Presenza della 'Ndrangheta calabrese[modifica | modifica sorgente]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesa di Santa Maria Nascente, l’attuale chiesa venne ricostruita tra il 1829 e il 1837 al posto dell’antica chiesa medioevale. L’interno a tre navate con sei altari laterali, tre per ogni lato, è caratterizzato dai grandi archi che separano la navata maggiore da quelle minori e dal Crocifisso in legno di Bruno Avesani. Al lato dell’altar maggiore è posto una statua in gesso dello scultore locale Carlo Pisi raffigurante Padre Pio e, nella conca dell’abside, si trovano gli stalli intagliati del coro, sovrastati dalla pala di Carlo Zatti. Ai lati del presbiterio hanno luogo le piccole cantorie con l'organo. L'antico altare maggiore ora si trova, invece, nella cappella centrale della navata sinistra. Vicino ad esse è il pergamo scolpito dorato in foglio, pregevole scultura in legno. La facciata, dominata dal campanile del 1896, è adorna da due statue della Vergine e del santo patrono Genesio, opere di Innocente Franceschini, collocate nel 1899 ai lati del corpo centrale della facciata. Il campanile ospita un concerto di 5 campane. La notte del 5 aprile 2010 un incendio contenuto ha distrutto un altare in stile moderno e annerito alcuni arredi[4][5].
  • L'Ex monastero di San Benedetto fu costruito nel XV sec. per le monache di clausura dell’ordine di San Benedetto che rimasero lì sino all’avvento della Repubblica Cisalpina. Oggi, completamente ristrutturato, è adibito a Centro Culturale, ospita il “Museo di Peppone e don Camillo”, la Ludoteca, la Biblioteca, le Sale civiche “Prampolini e Zatti”, la Sala del Consiglio Comunale, la donazione del liutaio “Raffaele Vaccari”, il Centro Auser e la Polizia Municipale.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Specialità di Brescello è la spongata, un dolce natalizio che si presenta come una torta non lievitata ripiena di confettura di pere, mele, pinoli, mandorle e frutta candita.

Persone legate a Brescello[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Brescello Festival Mondo Piccolo Cinematografico. Nato nel 2003, il Festival è dedicato a documentari e opere di fiction che raccontino la provincia italiana: i luoghi, gli ambienti, le tradizioni, i valori e la cultura.

L'evento è promosso dal Comune di Brescello insieme all'Associazione Pro Loco e il Videoclub di Brescello, con il Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L'undicesima edizione del Festival si è svolta dal 22 al 26 giugno 2011. Primo classificato e vincitore del Don Camillo d'oro è il cortometraggio "Habibi", di Davide del Degan.[7]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Brescello è anche il paese dove vennero girati i film di Don Camillo. Oltre al museo dedicato ai protagonisti, si possono ammirare anche vari luoghi e oggetti che erano presenti nei film: ad esempio la chiesa o la piazza adiacente ad essa, in cui sono state collocate due statue in bronzo ritraenti Don Camillo intento a chiamare qualcuno con un cenno e Giuseppe Bottazzi (Peppone) che alza il cappello in segno di saluto. A Brescello si girarono cinque film della serie:

Il sesto film, che si sarebbe dovuto intitolare Don Camillo e i giovani d'oggi del 1970, non venne terminato a causa della malattia di Fernandel, che morì il 26 febbraio 1971 di tumore. Il film è stato poi realizzato nel 1972, con Gastone Moschin nella parte di Don Camillo e Lionel Stander in quella di Peppone a San Secondo Parmense (PR).

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[8]


Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Brescello è attraversata dalla strada statale 62 della Cisa che gli permette il collegamento stradale con Boretto, ad est, e con Sorbolo, ad ovest.

Dall'abitato diparte la strada provinciale 1 che collega Brescello a Poviglio, dove si unisce alla Strada statale 358 di Castelnovo.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Brescello-Viadana.

Brescello è dotata di una stazione ferroviaria lungo la linea locale Parma – Suzzara.

La stazione di Parma è la fermata ferroviaria più vicina lungo la linea Milano-Bologna.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Sindaco Giuseppe Vezzani (Partito Democratico) dal 08/06/2009 (2º mandato)

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l' Unione Sportiva Brescello. Disputò, tra il 1995 ed il 2001, ben sei campionati di Serie C1. Gioca le sue partite interne allo stadio Morelli.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 99.
  4. ^ Incendio in chiesa don Camillo e Peppone - Cronaca - ANSA.it
  5. ^ http://www.ilpadano.com/padano.php?newsID=2540
  6. ^ Sito ufficiale del Comune di Brescello, cenni storici [1]
  7. ^ Festival del Cinema di Brescello, edizione 2011
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Guglielmo Piccinini, Guida di Reggio nell'Emilia e provincia, Reggio Emilia, 1931

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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