Villa Minozzo

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Villa Minozzo
comune
Villa Minozzo – Stemma Villa Minozzo – Bandiera
Villa Minozzo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Reggio Emilia-Stemma.png Reggio Emilia
Amministrazione
Sindaco Luigi Fiocchi (lista civica:"SI UNITI" Fiocchi Sindaco) dal 09/06/2009
Territorio
Coordinate 44°22′00″N 10°27′00″E / 44.366667°N 10.45°E44.366667; 10.45 (Villa Minozzo)Coordinate: 44°22′00″N 10°27′00″E / 44.366667°N 10.45°E44.366667; 10.45 (Villa Minozzo)
Altitudine 684 m s.l.m.
Superficie 168,08 km²
Abitanti 3 988[1] (31-12-2010)
Densità 23,73 ab./km²
Frazioni Asta, Carniana, Carù, Case Zobbi, Cerrè Sologno, Cervarolo, Civago, Coriano, Costabona, Febbio, Gazzano, Gova, La Rocca, Lusignana, Minozzo, Morsiano, Monteorsaro, Novellano, Poiano, Primaore, Razzolo, Riparotonda, Roncopianigi, Santonio, Secchio, Sologno, Tizzola
Comuni confinanti Busana, Carpineti, Castelnovo ne' Monti, Castiglione di Garfagnana (LU), Frassinoro (MO), Ligonchio, Montefiorino (MO), Sillano (LU), Toano, Villa Collemandina (LU)
Altre informazioni
Cod. postale 42030
Prefisso 0522
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 035045
Cod. catastale L969
Targa RE
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti villaminozzesi
Patrono santi Giuditta e Quirico
Giorno festivo 15 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Villa Minozzo
Posizione del comune di Villa Minozzo nella provincia di Reggio Emilia
Posizione del comune di Villa Minozzo nella provincia di Reggio Emilia
Sito istituzionale

Villa Minozzo (la Vìla da Mnòcc in dialetto locale[2]) è un comune di 4.020 abitanti della provincia di Reggio Emilia in Emilia-Romagna. Per la sua estensione amministrativa, è il secondo territorio comunale più grande della provincia dopo Reggio Emilia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Situato nell'Appennino reggiano, il territorio comunale di Villa Minozzo è il più esteso della provincia di Reggio Emilia, dopo quello del capoluogo Reggio Emilia. L'abitato di Villa Minozzo sorge su colle, a cavallo delle valli dei torrenti Secchiello e Prampola, a 54 km a sud di Reggio Emilia. Il comune confina a nord con Busana e Castelnovo ne' Monti, ad est con Toano e con il comune modenese di Frassinoro, a sud con i comuni lucchesi di Villa Collemandina, Castiglione di Garfagnana e Sillano e ad ovest con Ligonchio.

Il territorio è quasi del tutto compreso nel Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il racconto popolare la nascita del centro abitato risalirebbe a fuggiaschi e deportati romani. Il nome “Villa” deriva dal termine latino villa, indicante una casa padronale o un insediamento rurale, mentre "Minozzo" sarebbe da collegarsi a un Minucium, identificato con il padrone di un latifondo incentrato sulla villa stessa. Il nome “Minozzo” è probabilmente piuttosto collegato alla rocca chiamata del Melocio esistente nel paese (in dialetto locale pronunciato M’no-c).

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Fra le prime tracce della presenza umana nel territorio comunale ci sono i reperti mesolitici raccolti in localitàLama Lite, situata ad oltre 1700 m s.l.m. Presso l’abitato di San Bartolomeo, lungo il fiume Secchia, è stata rinvenuta una necropoli di epoca romana. Nei pressi del capoluogo di comune, si segnala il ritrovamento di una fibula gallica,

Tito Livio nel 187 a.C. ci segnala che il console "Marco Emilio Lepido" depredando e distruggendo, nella guerra condotta contro i Liguri Friniates e Apuani che abitavano questi territori, potrebbe avere attraversato gli Appennini passando per il territorio del comune di Villa Minozzo, "da o per" la Garfagnana (Vedi Passo della Pradarena o passo delle "Forbici/Radici").

Il passaggio non è chiaro visto che Tito Livio non ci dice né dove è avvenuto il passaggio e neppure se questo sia avvenuto tra la Toscana e l’Emilia o viceversa. La logica ci suggerisce che il passaggio sia avvenuto tra Emilia e poi in Toscana visto che nel racconto prima vengono indicati i monti Ballistam (Valestra) e Suismontium (Bismantova) e poi viene riportato che è avvenuto il passaggio degli appennini. Inoltre, sempre la logica, ci porta ad escludere che il passaggio sia avvenuto verso la “Lunigiana”, visto che sempre lo stesso Tito Livio dice che l’anno seguente, nel 186 a.C., i Romani subirono nella valle del fiume Magra, zona che non conoscevano bene, una disastrosa sconfitta a opera dei Liguri Apuani nella battaglia ricordata con il nome di Saltus Marcius,

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Un diploma dell'imperatore Ottone I, del 963[3] e un altro di Ottone II nel 980, confermano il possesso della cortem de’ Melocio cum plebe alla Chiesa di Reggio Emilia. Intorno all'anno 1000 è attestato un archpresbyter Melocii e successivamente un parroco chiamato Antonio de Menotio.

Nel 1070 ritroviamo Minozzo menzionato in un documento in cui il vescovo Gandolfo di Reggio Emilia che riconferma tutte una serie beni a Beatrice e Matilde di Canossa[4], ma contrariamente a quanto si può pensare il vescovo Gandolfo mantiene propri soldati a presidio di Minozzo, il che ci fa pensare che il vescovo Gandolfo attribuisse a questa località qualche particolare importanza strategica. Va inoltre ricordato che negli anni successivi il Vescovo Gandolfo si dimostrò uno dei più acerrimi nemici della contessa Matilde schierandosi apertamente con l’Imperatore Enrico V contro il Papa Gregorio VII, il Vescovo Gandolfo insieme con altri vescovi del nord Italia partecipo al elezione dell'antipapa Guiberto di Ravenna con il nome di Clemente III in carica dal 1080 fino a 1110, e fu sconfitto dalla stessa Matilde di Canossa nella battaglia di Sorbara nel 1084. Come ci racconta il monaco Donizone di Canossa nella Vita Mathildis. Il che fa ipotizzare che Minozzo sotto il vescovo Gandolfo sia stata una roccaforte isolata e ostile alla potentissima Contessa Matilde, nel cuore dei suoi domini e soprattutto alle spalle del poderoso sistema difensivo costituito dai castelli di Canossa e Carpineti il che spiegherebbe anche il motivo per cui la Contessa Matilde per motivi strategici si è ripresa Poiano (dotandolo di castello) e che in precedenza aveva donato al Monastero di Frassinoro dandovi in cambio il territorio di Ligonchio e altri territori in Garfagnana nel 1076. A conferma che Minozzo non orbitasse fra i territori controllati dalla potentissima Contessa Matilde vi è anche il fatto che Minozzo compare anche in un documento nel 1092 dell'antipapa Clemente III e che questo ha esercitato la sua giurisdizione solo su territori di provata fede Imperiale. Questo spiega anche la merlatura ghibellina che è riportata sullo stemma comunale raffigurante la Rocca di Minozzo, conservate in antiche carte della corte Estense di Modena. E probabilmente in ricordo di queste vicende che gli uomini del comune di Minozzo nello “Statuta Castellantiae ac totius Praetoria Minotii” vollero fieramente che nello statuto fosse ricordato che in primo luogo “gli uomini della Castellanza di Minozzo sono del vescovo di Reggio” (Homines Castellantiae Minotii sunt Episcupatus Regii). Nel 1092 l'abitato è citato in una bolla dell'antipapa Clemente III. La contessa Matilde nel 1102 cita un ricovero per poveri sito in Campo Camelasio e nel 1106, fa riferimento ad un eremo situato in San Veneri nell'attuale frazione di Carù.

Nel 1240 il Comune di Reggio ingrandì il suo contado sottomettendo diverse località della Montagna, nel territorio di Villa Minozzo fecero atto di sottomissione tra le altre Coriano, Costabona e Febbio. Nel 1268 i reggiani completarono le conquiste sottomettendo Minozzo. Tra le famiglie che esercitarono autorità nella zona vanno ricordati i Dalli, provenienti dalla Garfagnana e filo-estensi, i Fogliani, i Malvasia, oltre a casate fiorentine, gli Arnaldi, e modenesi, i Rocchi.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel XV secolo si ebbero dispute coi pastori garfagnini di Soraggio per l’uso di pascoli nei dintorni di Civago[5] della questione fu investito il duca, che, dopo ricorsi e controricorsi, diede ragione ai toscani, i quali ottennero i pascoli in cambio di un orso vivo all’anno da portare al duca stesso[6], dopo qualche anno mutato in un cinghiale.

Nel XVI secolo la montagna reggiana conobbe una recrudescenza del banditismo; tra i briganti più famosi Domenico Amorotto, protetto dalla curia romana e ricercato da Francesco Guicciardini, il quale aveva una sua dimora anche in questa parte di Appennino, tra Gazzano e Civago, nella località di Torre dell’Amorotto, che da lui prese il nome.

Alla Repubblica reggiana aderirono, nel 1796, i centri di Asta, Febbio e Secchio. Nell’età napoleonica venne creato il "Distretto 22 di Minozzo", appartenente al Dipartimento del Crostolo. Dopo la restaurazione estense, Villa Minozzo continuò a raccogliere 36 "comunelli". Dal 1815 fu definitivamente sede comunale e lo rimase anche dopo l’Unità d'Italia. Da segnalare che, tra il 1859 ed il 1870 Gazzano fu sede di comune e, dopo il suo scioglimento, nessun altro comune della provincia reggiana venne abolito.

Il '900[modifica | modifica wikitesto]

L'aia dove si consumò la strage di Cervarolo.

Durante la prima guerra mondiale si istituì in val d'Asta un campo di lavoro per prigionieri dell’esercito austro-ungarico, unico esempio nella provincia di Reggio Emilia.[7] I prigionieri lavorarono alla costruzione di una ferrovia a scartamento ridotto, istituita nel 1918 fra Riparotonda, non lontano da Febbio, e Quara (16 km di lunghezza con pendenza massima del 3%). La ferrovia sorse per portare a valle il legname ricavato sulle pendici del Cusna, di cui in quei tempi c’era grande necessità; presso Gova lungo un piano inclinato i tronchi finivano nel torrente Dolo, da qui nel fiume Secchia, e venivano raccolti a San Michele dei Mucchietti presso Sassuolo. Purtroppo già nel 1920 la ferrovia venne smantellata. Il 6 settembre dello stesso anno un disastroso terremoto, originatosi tra la Garfagnana e la Lunigiana, distrusse molte case e fece molte vittime. Particolarmente colpite furono la Val d'Asta e l'alta valle del Dolo.

Durante la seconda guerra mondiale, il 20 marzo 1944 la frazione di Cervarolo fu distrutta per rappresaglia dai tedeschi, che uccisero nell'aia del paese 24 persone e la frazione fu decorata al valor militare per la Guerra di Liberazione, e insignita della medaglia di bronzo al valor militare. Tutto il territorio comunale fece successivamente parte della Repubblica partigiana di Montefiorino ed il comune venne insignito della medaglia d'argento al valor militare[8].Alla fine della seconda guerra mondiale, il criminale nazista Adolf Eichmann, uno degli ideatori e maggior responsabile della "soluzione finale" nella Germania nazista, si rifugiò per quasi un anno a Villa Minnozzo prima di fuggire qualche anno dopo in Argentina.

La "rocca del Melocio"[modifica | modifica wikitesto]

Gli studiosi hanno in passato formulato diverse ipotesi sulle origini di questa struttura difensiva: secondo il Milani[9], per le tipologie costruttive utilizzate sarebbe un'opera tardo-imperiale; la datazione romana sembra tuttavia poco probabile.

Secondo lo storico Andreotti[10] l'origine della "Rocca di Minozzo" deriverebbe dal passaggio di un'antica strada per la Garfagnana, che utilizzava il passo di Pradarena, probabilmente ricalcata sulla strada romana tra Parma e Lucca[11] Lungo questa strada si trovano numerose rocche e castelli, che indicano la sua importanza in epoca medioevale e vi sono state rinvenute, nella località "Gatta"-"San Bartolomeo", tombe romane interpretate come indizio dell'esistenza di un piccolo insediamento; qui esisteva inoltre un "ospitale", posto lungo la Secchia, tra le valli dei torrenti Secchiello e Luccola[12].

Un secondo tracciato che si staccava da questo, saliva sul monte Prampa e scendeva quindi fino a Montecagno, Casalino e Piolo, dove si ricongiungeva con la strada per Ligonchio[13].

La struttura difensiva si trovava al confine naturale, costituito dal fiume Secchia, tra i territori bizantini, dell'esarcato di Ravenna, e quelli longobardi: parte del territorio dell'alto e medio Appennino Reggiano, con la caduta del Castrum Bismanto nella prima metà del VII secolo era passato in mano ai Longobardi, mentre il resto rimaneva in mano bizantina tra cui i territori dei comuni di Toano, Villa Minozzo e Ligonchio, che vi restarono fino al 728. Il territorio, insieme all'antica via romana detta Bibulca o "via Imperiale", che metteva in comunicazione i territori bizantini nel modenese con la Garfagnana, era difesa da un Castrum Verabulum, identificato con San Vitale dei Carpineti, oppure con una località presso Bologna nei pressi dell'odierna Crespellano.

Si trattava di un'opera importante, con muri alti tra i 20 e 30 metri e protetta alle spalle dal “monte Prampa”. Alle difese si aggiungevano due torri di guardia tuttora esistenti in direzione di Bismantova (nelle località di “Castellino” e di “Triglia”), altri due torrioni o rocche (nelle località "Sorogno" e "Carniana"), traccia di antichi castelli di datazione incerta nelle località di Piolo, di Toano, che conserva inoltre una chiesa romanica di epoca successiva, e di un altro, di epoca longobarda, sul torrente Dolo, presso la località di Quara.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Villa Minozzo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Storia amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 1815 la sede comunale di questo territorio era ubicata nella frazione di "Minozzo", nella Rocca del Melocio. Durante il periodo napoleonico, nel 1805, nell'ambito del riordino del dipartimento del Crostolo (Reggio Emilia), questo fu suddiviso in cantoni di cui il n.8 era quello di Minozzo, composto di sette comuni o comunelli, con la separazione dei centri di Villa e Minozzo[14]. In seguito alla separazione tra Villa e Minozzo, si originò la concorrenza tra i due centri per la sede del comune. Nel 1810 il governo stabilì che la sede comunale fosse Minozzo (con Sonareto, Razzolo, Valbucciana, Motefelecchio, Garfagno), mentre comune aggregato fu considerata Villa di Minozzo. Nell'anno successivo seguì un'ulteriore rettifica: il cantone di Minozzo comprendeva 5 comuni (Villa Minozzo con Minozzo, Toano, Gazzano, Ligonchio, Febbio). Nel 1812 i comuni del cantone divennero quattro (Minozzo, con 2074 abitanti, Toano, con 2193 abitanti, Gazzano o Asta, con 2548 abitanti e Ligonchio, con 1458 abitanti).

Con la caduta di Napoleone I fu ristabilita la situazione precedente: la sede del comune venne riportata a Minozzo, nella Rocca del Melocio: il sindaco scrisse tuttavia a Reggio Emilia che la sede non era più idonea ad ospitare la sede dell'amministrazione e con il permesso del duca di Modena, la sede venne nuovamente trasferita a Villa Minozzo il 15 marzo del 1815[15].

Il 6 ottobre 2013 si è svolto un referendum consultivo sulla proposta di fondere o meno i due comuni di Toano e Villa Minozzo, i cittadini dei due comuni hanno votato a maggioranza per il no alla fusione.

Persone legate a Villa Minozzo[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 706.
  3. ^ (Se si potesse con sicurezza identificarla con una Villa in Montani in un territorio dove tutti i più piccoli centri erano preceduti dal pronome Villa)
  4. ^ "Documento di riconferma" di tutta una serie di beni nel reggiano in favore di Matilde di Canossa, trovato da "Ludovico Antonio Muratori" e riportato nelle "Antiquitates Ital. III pag. 184", riprodotto pure dal "Tacoli" in "Memorie I pag.405", dal "Tiraboschi" nel "Cod, Dip. II pag. 51" e segnalato anche da "Ludovico Ricci" nella "Corografia fisica storica e statistica degli Stati Estensi Pag. 408"
  5. ^ Il passo appenninico che metteva in comunicazione il territorio del comune con la Garfagnana prese il nome di Passo di Lama Lite
  6. ^ Da questo episodio nacque il detto mnèer l’ors a Modna (condurre l'orso a Modena), per rappresentare un’impresa difficoltosa ma priva di risultati pratici
  7. ^ Cervarolo paese di Poeti
  8. ^ la cui motivazione è visionabile all'url http://www.istitutonastroazzurro.it/comunedivillaminozzo.html
  9. ^ Francesco Milani, Minozzo negli sviluppi storici della pieve e della podesteria, Reggio Emilia 1980, p. 151
  10. ^ R. Andreotti, Le comunicazioni di Parma col Tirreno, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale, LV, 1928, pp.241-242.
  11. ^ L'Itinerarium Antonini", ricorda una via che attraversava l'Appennino emiliano occidentale (item a Perme Laca M.P.C I). Secondo Andreotti la Parma-Lucca usciva dalla porta orientale di Parma e, tagliando obliquamente le maglie centuriali, puntava verso la valle dell'Enza, che risaliva per passare poi in quella del Secchia. Valicato così l'Appennino per il passo di Pradarena, la strada scendeva in Garfagnana e, correndo sulla destra del Serchio, arrivava finalmente a Lucca. La strada è ancora citata da Lodovico Ricci nella Corografia dei Territori di Modena, Reggio e degli altri Stati appartenenti alla Casa d'Este, 1788, dove, descrivendo il percorso della strada ducale per la Lunigiana, riporta che "giunge a Fellina. Qui vi trova un ramo di strada al Mezzodì, che passando la Secchia alla Gatta corre per Menozzo e Ligonchio a Sillano, e cala in Garfagnana. Da questo stretto ramo se ne stacca un altro, che volgendosi anche più a mattina stendesi per Quara, Gova, Romanoro, Pietravolta, S. Pellegrino, e scende pure a Castelnuovo di Garfagnana".
  12. ^ Francesco Milani, Minozzo negli sviluppi storici della pieve e della podesteria, Reggio Emilia 1980.
  13. ^ Tale tracciato, tradizionalmente conosciuto per essere utilizzato per la transumanza viene anche descritto nella donazione della "livella di Nasseta" al vescovo di Reggio Emilia, attribuita a Carlo Magno[senza fonte], dove si cita una strada che dal fiume Serchia sale sul monte "Palaredo" e raggiunge quindi il confine con la Toscana al passo di Pradarena.
  14. ^ L'aggregazione comprese i seguenti comuni: Minozzo (2815 abitanti), Villaminozzo con Bedogno, Cadegobbi (forse l'attuale "Case Zobbi"), Carniana, Poiano, Carù, Sologno, Cerrè Castellaro(?), Primavore (2033 abitanti), Toano con Cerrè Marabino (915 abitanti), Ligonchio con Piolo, Vaglie, Cinquecerri, Campo e Caprile (1654 abitanti), Febbio con Coriano, Asta, Deusi e Riparotonda (1418 abitanti), Guera ( probabilmente Quara) con Gova, Secchio e Costabona (circa 1000 abitanti) e Gazzano con Civago, Cervarolo, Morsiano e Novellano (1762 abitanti)
  15. ^ Il procuratore di Reggio Emila scrisse alla sede del ducato, a Modena, la seguente lettera: "Sua Altezza Reale, benché in passato la residenza della Comunità di Minozzo sia sempre stata a Villa di Minozzo, nulla di meno si è sempre annunziato come capoluogo del comune Minozzo. Ora che, stando alla lettera del sovrano decreto 12 gennaio 1815 scorso, si è realmente stabilito la residenza in Minozzo, mi viene esposto esser ciò molto incomodo e pregiudizievole alla comunità perché non avendo fabbricati comunali soffre di uno stipendio di fiorini 140 annuali per affitto della residenza. Manca una Locanda ove in tempi rigidi riconversarsi e non avvi concorrenza di popolo. Il contrario, in Villa Minozzo avvi una casa comunale ove collocare la residenza, avvi mercato ogni giovedì e avvi stabilmente una Locanda, [...]". La risposta del duca di Modena Francesco IV, del 4 marzo 1815 ("Considerate le circostanze esposteci dal primo consultore e vice Governatore nostra città e provincia Conte Antonio Re mediante del primo corrente e ritenuto che da lui si riconosca utile il proposto cambiamento, concediamo che venga la traslocazione della comune di Minozzo in Villa Minozzo. [...]") concesse il trasferimento della sede comunale a Villa Minozzo.
  16. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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