Don Camillo (film 1952)

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Don Camillo
Cervi Fernandel.jpg
Peppone (Gino Cervi) e don Camillo (Fernandel)
pronti a scazzottarsi
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1952
Durata 107 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 4:3
Genere commedia
Regia Julien Duvivier
Soggetto Giovannino Guareschi
Sceneggiatura Julien Duvivier, René Barjavel
Produttore Giuseppe Amato
Fotografia Nicolas Hayer
Montaggio Maria Rosada
Musiche Alessandro Cicognini
Scenografia Virgilio Marchi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Don Camillo è un film italo-francese del 1952, diretto dal regista Julien Duvivier e liberamente ispirato ai personaggi creati da Giovannino Guareschi in una serie di racconti (1946-47), poi riuniti in volume nel marzo 1948 dall'editore Rizzoli.

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[1].

Trama[modifica | modifica sorgente]

Don Camillo (Fernandel) in una scena
Peppone (Gino Cervi) in una scena
Gina Filotti (Vera Talchi) in una scena

Un piccolo paese della Bassa emiliana, giugno 1946. Don Camillo, parroco del paese, è un bravo presbitero che non incarna certo lo stereotipo del mite pretino di provincia: egli è infatti impulsivo ed esuberante, nonché dotato di una grande forza.

Don Camillo rimane molto irritato e deluso, come la signora Cristina, la vecchia maestra del paese, e l'avvocato Spiletti, l'unico consigliere dell'opposizione eletto, per la vittoria alle elezioni amministrative locali di Giuseppe Bottazzi, detto Peppone, capo della sezione locale del PCI, nonché vecchio amico di don Camillo, sebbene i litigi tra i due siano all'ordine del giorno.

Il nuovo sindaco è infatti un suo rivale politico, perché don Camillo, convinto delle sue buone intenzioni, non rinuncia a immischiarsi in faccende politiche. Don Camillo appoggia i proprietari terrieri del paese per evitare espropri; Peppone invece difende la causa di contadini e operai, anche se, armandosi di buon senso, i due si ritrovano quasi sempre d'accordo.

Mentre Peppone dirige un comizio, accompagnato dai suoi collaboratori, il Brusco e lo Smilzo, per proclamare la sua linea politica, dopo essere stato eletto, don Camillo suona le campane della chiesa per impedire la manifestazione. I comunisti allora sembra che assaltino la Chiesa, nello sconcerto della signora Cristina: don Camillo si arma di fucile per intimidirli, ma in realtà essi vanno ad acclamare Peppone che dal balcone della sua casa mostra il suo ultimo figlio appena nato. Ma perfino il neonato è fonte di un ennesimo bisticcio e compromesso tra i due: Peppone lo vuole battezzare Libero Antonio Lenin; don Camillo non ne vuole sapere; alla fine i due si accordano, sbrigando la faccenda a modo loro, per Libero Antonio Camillo Lenin.

La rivalità tra i due prosegue: don Camillo incendia una casa di campagna diroccata, dove aveva scoperto che Peppone nascondeva un'ingente quantità di armi da guerra da usare per la rivoluzione proletaria, e si impossessa di una mitragliatrice. Peppone proclama nei suoi comizi il progetto della costruzione di una casa del popolo; don Camillo, non comprendendo dove il Sindaco possa trovare i fondi, lo accusa di essersi appropriato di dieci milioni di lire, che egli aveva dichiarato sequestrate dai fascisti durante la Guerra. Il Sindaco allora presenta al Parroco un attestato, in cui dichiara di adoperare il denaro ancora in suo possesso per la costruzione della casa del popolo, ma don Camillo lo costringe, minacciandolo col mitra, a far costruire anche una città giardino per i bambini del paese e Peppone cede.

Montano intanto le proteste dei disoccupati. Peppone e la giunta comunale, a corto di fondi, stabiliscono di tassare i terreni dei possidenti a 1.000 lire alla biolca: Filotti, il maggior possidente della zona, si oppone e i comunisti reagiscono con uno sciopero. Lo sciopero delle maestranze agricole, che si rifiutano di coltivare i campi e di mungere le vacche dei possidenti a rischio di provocarne la morte (saranno salvate in segreto da don Camillo e Peppone) si incrocia con la vicenda di Gina Filotti e Mariolino Della Bruciata, due giovani innamorati, che non possono sposarsi, perché non riescono a ottenere il consenso delle famiglie, tra cui scorre rivalità politica: il padre di Mariolino è un collaboratore di Peppone, mentre il nonno di Gina è un fidato amico di don Camillo.

Lo sciopero finisce, ma giungono in Paese, ormai in ritardo, alcuni comunisti dalla città, che Peppone aveva chiamato come rinforzi. Si fermano comunque in Paese, ma commettono la leggerezza di prendere in giro don Camillo. Il Prete, indispettito, gli scaraventa addosso un tavolo: ne segue una scazzottata a dir poco epica e don Camillo ne manda 15 all'ospedale, guadagnandosi l'ammonizione del Vescovo, avvertito da Peppone della bravata del Parroco.

I Filotti e i Della Bruciata dovrebbero venire riconciliati dalla signora Cristina, cui i due giovani chiedono di tentare una mediazione. Quando però la signora muore in seguito a una caduta dopo poco, l'opportunità sfuma. L'anziana maestra, fervente monarchica, aveva fatto promettere a Peppone di usare la bandiera reale durante il suo funerale e, malgrado l'opposizione dei suoi collaboratori, Peppone rispetta le ultime volontà della defunta. I Filotti e i Della Bruciata vietano dunque il matrimonio a Mariolino e Gina, che vengono fermati da Peppone e don Camillo mentre tentano di suicidarsi, buttandosi nel Po. Il Parroco promette ai due che verranno sposati dal vescovo, in visita al paese per l'inaugurazione della casa del popolo e della città giardino.

Peppone simpatizza subito con il Vescovo, accompagnandolo in paese: il Quale assiste all'inagurazione della casa del popolo prima di celebrare il matrimonio tra i due, deludendo don Camillo. La sera delle nozze tra Mariolino e Gina, don Camillo partecipa a una rissa tra i proprietari terrieri e gli uomini di Peppone: il Vescovo, che lo aveva già ammonito per la precedente rissa con i comunisti di città, lo invia a Montenara, un paesino di montagna.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Fonti letterarie[modifica | modifica sorgente]

Il film è ispirato (spesso molto liberamente) ad alcuni racconti di Guareschi della serie dedicata a Don Camillo e Peppone. Per la precisione, sono stati utilizzati i racconti Peccato confessato (1946), Il battesimo (1947), Rivalità (1947), Incendio doloso (1947), Inseguimento (1947), Giulietta e Romeo (1947), Scuola serale (1947), Il proclama (1947), Finto funerale (1947), Uomini e bestie (1947), Quelli di città (1947), Passa il "giro" (1947), Football (1947), Democrazia (1947), La maestra vecchia (1947), I bruti (1947), La festa (1947), Delitto e castigo (1947), Giallo e rosa (1947).

Esterne[modifica | modifica sorgente]

La stazione di Brescello-Viadana usata nel film più i quattro sequel
  • Le esterne sono state girate principalmente nei paesi di Brescello e Boretto, entrambi in provincia di Reggio Emilia.
  • La panoramica aerea iniziale è quella di Brescello: la piazza del comizio è piazza Matteotti, filmatissima è via Giglioli, la chiesa di don Camillo è Santa Maria Nascente, la casa di Peppone è in via Carducci, il Centro Culturale San Benedetto è un ex convento usato per simulare la Casa del Popolo di Peppone, la stazione ferroviaria è la stazione di Brescello-Viadana, e così via.
  • Per la celebre sequenza della processione, invece, serviva al regista una strada che conducesse direttamente agli argini del Po: si preferì allora spezzare la scena in due, con una prima parte girata a Brescello, che mostra don Camillo che s'avvia reggendo il crocefisso, lasciandosi alle spalle Santa Maria Nascente; e una seconda dove il parroco incontra Peppone con i suoi e insieme si avviano verso il grande fiume, realizzata in realtà in via Pietro Saccani a Boretto.
  • La proprietà detta "la Bruciata" è in realtà Tenuta SAIT, situata a Lentigione, frazione di Brescello.
  • Per quanto riguarda le stazioni che si vedono nel finale, esse si trovano sulla ferrovia Parma-Suzzara che ai tempi delle riprese era una linea in concessione gestita dalla Società Veneta (SV). Don Camillo prende il treno alla stazione del paese, che ha il nome composito di Brescello-Viadana. Nella realtà, le stazioni successive dovrebbero essere Sorbolo, in direzione Parma, oppure Boretto, in direzione Suzzara, ma nella finzione filmica don Camillo trova i suoi sostenitori presso una stazione il cui esterno è ancora quello di Brescello-Viadana. Le riprese della seconda stazione, dove il protagonista incontra Peppone e i comunisti, è quella di Gualtieri che rispetto a Brescello-Viadana si trova in direzione Suzzara (la stazione successiva a Gualtieri è Guastalla), contraria a quella dove avrebbe dovuto dirigersi, ovvero le montagne del parmense[2][3][4].

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

La colonna sonora fu composta dal maestro Alessandro Cicognini. Il leitmotiv del Don Camillo, erroneamente considerato semplicistico, persino un lavoro minore se paragonato alle composizioni del maestro abruzzese per pellicole più impegnate (Quattro passi fra le nuvole, Ladri di biciclette, Sciuscià, Umberto D, ecc.) ha come refrain un tema da canzoncina religiosa, ritmato sul suono delle campane; nel finale, viene addirittura intonato dalle voci bianche che accompagnano i fedeli recatisi a salutare don Camillo alla stazione («la rondine vuol partir, a Primavera ritornerà... torna torna al nostro cuor, torna torna al nostro amor»). Se il film viene ricordato, è anche indubbiamente merito di questo motivetto, che resta impresso nella memoria. Sfortunatamente, però, la partitura originale era andata perduta e solo nel 2009 è stata ricostruita, partendo dalle registrazioni delle scene del film. Le musiche, eseguite dall'Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Alessandria, sono state registrate e pubblicate su un CD, prodotto da Cinevox Record.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Data di uscita[modifica | modifica sorgente]

In Italia il film fu proiettato in pubblico per la prima volta il 15 marzo 1952[5].

Di seguito sono riportati i titoli e le date di distribuzione del film all'estero:

  • Francia: Le petit monde de Don Camillo, 4 giugno 1952
  • Germania Ovest: Don Camillo und Peppone, 31 ottobre 1952
  • Giappone: Don Camilo (traslitterazione dal katakana), 8 giugno 1954
  • Austria: Don Camillo und Peppone, dicembre 1952
  • Belgio: De kleine wereld van Don Camillo (titolo Fiammingo), data non disponibile
  • Svezia: Don Camillo och hans lilla värld, 8 dicembre 1952
  • Danimarca: Don Camillos lille verden, data non disponibile
  • U.S.A.: The Little World of Don Camillo, 13 gennaio 1953
  • Regno Unito: The Little World of Don Camillo, 1953
  • Finlandia: Isä Camillon kylä, 9 aprile 1954
  • Portogallo: Dom Camilo, 27 aprile 1953
  • Argentina: El pequeño mundo de Don Camilo, data non disponibile
  • Grecia: Don Camillo, data non disponibile
  • Spagna: Don Camilo, data non disponibile
  • Brasile: Dom Camilo, data non disponibile
  • Ungheria: Don Camillo kis világa, data non disponibile
  • Repubblica Ceca: Maly svet dona Camilla, data non disponibile
  • Polonia: Maly swiatek Don Camilla, data non disponibile

Doppiaggio[modifica | modifica sorgente]

Giovannino Guareschi e Fernandel sul set a Brescello

In tutte le cinque pellicole che compongono la serie, Fernandel (all'epoca doppiato solitamente dal genovese Lauro Gazzolo), è doppiato invece da Carlo Romano, noto anche come voce italiana di Jerry Lewis. Il motivo pare risiedesse nel fatto che, a parte Lewis, Romano era solito doppiare attori corpulenti e robusti (aveva infatti una voce da persona "di un certo peso", come del resto era Romano fisicamente) e se si considerano le polemiche sorte sul fatto che Fernandel fosse troppo magro ed esile per incarnare l'imponente pretone creato da Guareschi, il "vocione" di Romano contribuiva (quanto le inquadrature studiate da Duvivier) a "far dimenticare" un pochino la magrezza dell'attore. Sembra inoltre che la cadenza dialettale emiliana non riuscisse troppo bene a Gazzolo.

Per donare invece una voce sufficientemente carismatica al crocifisso, si decise di affidarne il doppiaggio a Ruggero Ruggeri, uno dei più prestigiosi attori teatrali italiani dell'epoca (Ruggeri sarà la voce del crocifisso anche nel film successivo, Il ritorno di don Camillo, mentre verrà sostituito da Renzo Ricci negli ultimi tre episodi della saga). Nella versione francese, invece, la voce del crocifisso fu, nei primi tre film, quella di Jean Debucourt (18941958), raffinato attore e regista teatrale della Comédie-Française, sostituito nel quarto da Paul-Emile Deiber (classe 1925).

La voce del narratore, infine, è quella di Emilio Cigoli (e resterà la sua anche nei successivi due seguiti, mentre diverrà quella di Sergio Fantoni nel quarto film e di Riccardo Cucciolla nel quinto).[6]

Differenze di versione[modifica | modifica sorgente]

La versione francese presenta scene che non compaiono in quella italiana. Per esempio: quando i due amici-nemici mungono le mucche nella stalla "occupata", oltre a mungerle, don Camillo fa nascere pure un vitellino; la sequenza finale del tentato suicidio è più lunga e drammatico-realistica (Gina e Mariolino vengono mostrati meglio quando s'immergono nel fiume per uccidersi). Quando don Camillo si picchia con i comunisti venuti dalla città per lo sciopero, la scena è più lunga; dopo la confessione di Peppone, il calcio, che nella versione italiana si intuisce più che vedersi, oltralpe si vede molto chiaramente; il funerale della sig.ra Cristina è più lungo e accuratamente filmato; oltre che con il crocifisso, c'è un brevissimo dialogo fra il parroco e la statua della Madonna[7].

Nella versione in inglese la voce narrante è quella di Orson Welles.

Sequel[modifica | modifica sorgente]

Il film ebbe quattro seguiti, per un totale quindi di cinque pellicole più uno incompiuto:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rete degli Spettatori.
  2. ^ Ivana Rossi, Nei dintorni di Don Camillo. Guida al "Mondo Piccolo" di Guareschi, Milano, BUR Rizzoli, 1994.
  3. ^ Ezio Aldoni, Gianfranco Miro Gori, Andrea Setti, Amici Nemici. Brescello, piccolo mondo di celluloide, Comune di Brescello, Brescello, 2007.
  4. ^ Riccardo F. Esposito, Cinecittà sul Po, in Don Camillo e Peppone. Cronache cinematografiche dalla Bassa Padana 1951-1965, Recco, Le Mani, 2008, pp. 17-38.
  5. ^ Dati Archivio ANICA
  6. ^ Riccardo F. Esposito, Voci e carisma, in Don Camillo e Peppone. Cronache cinematografiche dalla Bassa Padana 1951-1965, op. cit., pp. 33-35.
  7. ^ Egidio Bandini, Giorgio Casamatti, Guido Conti (a cura di), Il Don Camillo mai visto, MUP, Parma, 2007.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Raymond Castans, Fernandel m'a raconté, Paris, Edition de la Table Ronde, 1976
  • Jean Jacques Jelot Blanc, Fernandel. L'accent du soleil, Paris, Éditions Stock, 1991
  • Alberto & Carlotta Guareschi, Chi sogna nuovi gerani? Giovannino Guareschi: Autobiografia (dalle sue carte, riordinate dai figli), Milano, RCS Libri, Rizzoli, 1993
  • Ivana Rossi, Nei dintorni di Don Camillo. Guida al "Mondo Piccolo" di Guareschi, Milano, BUR, Rizzoli, 1994, ISBN 88-17-11190-2.
  • Vincent Fernandel, Fernandel, mon grand-père, Paris, Midi Pile Editions, 2003
  • Ezio Aldoni, Gianfranco Miro Gori, Andrea Setti, Amici Nemici. Brescello, piccolo mondo di celluloide, Brescello, Studio Digit Brescello, 2007
  • Egidio Bandini, Giorgio Casamatti, Guido Conti (a cura di), Il Don Camillo mai visto, Parma, MUP, 2007, ISBN 978-88-7847-022-4
  • Egidio Bandini, Giorgio Casamatti, Guido Conti (a cura di), Le burrascose avventure di Giovannino Guareschi nel mondo del cinema, Parma, MUP, 2008, ISBN 978-88-7847-195-5
  • Guido Conti, Giovannino Guareschi. Biografia di uno scrittore, Milano, Rizzoli, 2008, ISBN 9788817019491
  • Riccardo F. Esposito, Don Camillo e Peppone. Cronache cinematografiche dalla Bassa Padana 1951-1965, Recco, Le Mani, 2008, ISBN 978-88-8012-455-9
  • Elisa Soncini, I rossi e il nero. Peppone, don Camillo e il ricordo del dopoguerra italiano, Milano, Lupetti, 2009, ISBN 88-8391-199-7
  • Mario Bussoni, A spasso con Don Camillo. Guida al mondo piccolo di Giovannino Guareschi, Fidenza, Mattioli 1885, 2010, ISBN 978-88-6261-127-5

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

  • Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni da Don Camillo
  • Ezio Aldoni, Andrea Setti, Amici Nemici. Brescello e i film di Peppone e Don Camillo raccontati dai protagonisti, Brescello, Studio Digit Brescello, 2008 (film documentario)

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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