Otone

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Otone
Busto di Otone.
Busto di Otone.
Imperatore romano
In carica 15 gennaio - 16 aprile 69
Predecessore Galba
Successore Vitellio
Nome completo Marco Salvio Otone
Nascita Ferentium, 28 aprile 32
Morte Brixellum, 16 aprile 69

Marco Salvio Otone (Ferento, 28 aprile 32Brescello, 16 aprile 69) è stato un imperatore romano, in carica dal 15 gennaio al 16 aprile 69, l'anno dei quattro imperatori.

Ascesa al potere[modifica | modifica sorgente]

Otone dipinto nella Camera degli Sposi, a Mantova.

Otone apparteneva ad una antica e nobile famiglia etrusca residente a Ferentium in Etruria, (od. Ferento) interessante sito archeologico nei pressi di Viterbo. Sembrava inizialmente essere uno dei più incauti e stravaganti giovani che circondavano Nerone. Questa amicizia fu interrotta bruscamente nel 58 a causa di una donna.

Poppea era stata presa al marito da Nerone per farne la sua amante. La decenza richiedeva che lei fosse maritata e così l'imperatore la diede in moglie al suo favorito Otone convinto che non avrebbe avuto problemi da questi. Ma Otone si innamorò di lei e, quando venne il momento, rifiutò di mandarla a Nerone.

Dopo minacce e appelli dell'imperatore, il matrimonio fu annullato ed Otone mandato come governatore nella remota provincia di Lusitania.[1] Otone rimase in Lusitania per i successivi dieci anni, amministrando la provincia con moderazione non comune a quel tempo.[1] Quando, nel 68, il suo "vicino" Galba, governatore della Spagna Tarraconese, si rivoltò contro Nerone, Otone lo accompagnò a Roma appoggiandolo per primo ed apparendo come il miglior generale nel suo seguito.[1]

Il risentimento per il trattamento che aveva ricevuto da Nerone può averlo spinto a questo, ma a tale motivazione certamente si aggiunge l'ambizione personale. Galba non aveva figli ed era avanti negli anni ed Otone, essendo appoggiato dai soldati e dalla corte di Nerone,[1] ed incoraggiato anche dalle predizioni degli astrologi, aspirava a succedergli. Ma nel gennaio del 69 le sue speranze furono raffreddate dall'adozione formale da parte di Galba di Lucio Calpurnio Pisone Liciniano, uomo scelto casualmente una mattina in un'udienza.

Busto di Otone.

Non rimaneva ad Otone che incassare il colpo. Disperato per lo stato delle sue finanze, a causa delle sue precedenti stravaganze, trovò il danaro per pagare i servizi di ventitré pretoriani. La mattina del 15 gennaio, solo cinque giorni dopo l'adozione di Pisone, presentò i suoi omaggi all'imperatore, e si scusò frettolosamente per certi suoi affari che lo richiamavano d'urgenza al Palatino. Egli quindi fu scortato al campo dei pretoriani, dove, dopo pochi momenti di sorpresa e indecisione, fu acclamato imperatore.

Con un'imponente scorta tornò verso il Foro, ed ai piedi del Campidoglio incontrò Galba, che, allarmato da vaghi "rumori" di rivolta, si dirigeva verso un assembramento di cittadini stupefatti verso gli alloggiamenti della truppa. La coorte di stanza al Palatino, che scortava l'imperatore, immediatamente lo abbandonò. Galba, suo figlio appena adottato Pisone ed altri furono brutalmente uccisi dai pretoriani. La scaramuccia finì, Otone tornò in trionfo all'accampamento, e lo stesso giorno ricevette l'investitura dai senatori con il nome di "Augusto", il potere tribunizio ed altre dignità appartenenti all'imperatore.

Otone dovette il suo successo al risentimento covato dai pretoriani e dal resto dell'esercito per il rifiuto di Galba di pagare le somme promesse a chi aveva supportato la sua ascesa al trono. La popolazione della città non gradiva Galba e rimpiangeva la memoria di Nerone. Il primo atto di Otone come imperatore mostrò che egli teneva bene in conto questo fatto. Otone accettò, o finse di accettare, il soprannome di "Nerone" datogli per acclamazione dal popolo, che a lui lo assimilava per il suo aspetto femmineo.

Furono di nuovo installate statue di Nerone, i suoi liberti e la sua servitù furono richiamati, e fu annunciata l'intenzione di completare la Domus Aurea. Allo stesso tempo i timori dei più sobri e rispettabili cittadini furono dissipati dalle dichiarazioni liberali di Otone sulle sue intenzioni di governare con giustizia, e dal suo clemente giudizio nei riguardi di Mario Celso, console designato e devoto seguace di Galba.

Declino e caduta[modifica | modifica sorgente]

Denario di Otone

Ma ogni ulteriore sviluppo della politica di Otone, fu messo alla prova dalla notizia che raggiunse Roma subito dopo la sua ascesa al trono. L'esercito in Germania aveva acclamato imperatore Vitellio, comandante delle legioni del basso Reno, il quale già stava avanzando verso l'Italia. Dopo un vano tentativo di accordo con Vitellio con l'offerta di dividere l'impero, Otone, con vigore inaspettato, si preparò alla guerra. C'era da aspettarsi poco aiuto dalle province lontane che pure avevano accettato il suo regno; ma le legioni di Dalmazia, Pannonia e Mesia erano affidabili per la sua causa, le coorti dei pretoriani erano di per sé una forza formidabile ed una flotta efficiente gli dava il dominio dei mari italiani.

La flotta fu disposta a protezione della Liguria e, il 14 marzo Otone, spaventato da prodigi e presagi, partì verso il Nord alla testa delle sue truppe, nella speranza di impedire l'ingresso in Italia degli eserciti di Vitellio. Ma per questo era troppo tardi, e tutto ciò che poté fare fu di mandare le truppe a Piacenza e tenere la linea del Po. Le avanguardie di Otone difesero con successo Piacenza contro Cecina Alieno, e costrinsero quest'ultimo a ripiegare su Cremona. Ma l'arrivo di Fabio Valente alterò gli equilibri.

Busto di Otone nella Reggia di Versailles.

A questo punto i generali di Vitellio si risolsero a dare la battaglia decisiva, ed i loro piani furono facilitati dalle opinioni divise e incerte che prevalevano nel campo di Otone. Gli ufficiali più esperti sostenevano l'importanza di evitare una battaglia, almeno fino all'arrivo delle legioni dalla Dalmazia. Ma l'avventatezza di Tiziano, fratello dell'imperatore e di Proculo, prefetto della Guardia pretoriana, aggiunte all'impazienza di Otone, sopraffecero ogni opposizione, e fu decisa un'avanzata immediata ed Otone rimase indietro con notevoli forze di riserva a Brescello sulla riva meridionale del Po.

Quando fu presa questa decisione, l'esercito di Otone aveva già traversato il Po ed era accampato a Bedriaco, piccolo villaggio sulla Via Postumia, posto sul percorso da cui dovevano arrivare le legioni dalla Dalmazia. Le forze di Otone vennero sconfitte nella prima battaglia di Bedriaco. Otone era ancora al comando di una forza formidabile: le legioni della Dalmazia avevano già raggiunto Aquileia e lo spirito dei soldati e dei loro ufficiali era intatto.

Ma egli si risolse ad accettare il verdetto della battaglia che la sua stessa impazienza aveva affrettato. Con un solenne discorso si accomiatò da chi gli era intorno e ritiratosi per riposare, dormì profondamente qualche ora. La mattina presto si trafisse il cuore con una spada che aveva nascosto sotto il cuscino, e morì mentre il suo attendente entrava. Il suo funerale fu celebrato subito, secondo il suo desiderio, e non pochi dei suoi soldati seguirono il suo esempio uccidendosi sulla sua pira.

A Brescello fu eretta in suo onore una modesta tomba con la semplice iscrizione: Diis manibus Marci Otonis. Otone aveva trentasette anni ed aveva regnato per tre mesi. Tacito ne lodò l'eroicità nel morire: con la sua morte, Otone avrebbe desiderato porre fine alla guerra civile che fin troppe vittime romane aveva mietuto. Ma il suo sacrificio si rivelò vano, dato che di lì a poco un generale in servizio in Giudea, Vespasiano, avrebbe insidiato il fresco vincitore di Bedriaco, Vitellio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Tacito, Historiae I, 13

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]


Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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Galba 69 Vitellio

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