Certosa di San Lorenzo (Padula)

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Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum Velia, e la Certosa di Padula
(EN) Cilento and Vallo di Diano National Park with the Archaeological sites of Paestum and Velia, and the Certosa di Padula
Certosa di Padula - la facciata sulla corte esterna (XVI secolo - 1723).jpg
Tipo Culturali
Criterio (iii) (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1998
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

La Certosa di San Lorenzo, conosciuta anche come Certosa di Padula, è la più grande certosa in Italia,[1] nonché tra le più famose, ed è situata a Padula, nel Vallo di Diano, in Provincia di Salerno. Nel 1998 è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La certosa fu fondata da Tommaso Sanseverino conte di Marsico nel 1306 sul sito di un esistente cenobio. La sua struttura richiama l'immagine della graticola sulla quale il santo fu bruciato vivo. La storia dell'edificio copre un periodo di circa 450 anni.

La parte principale della Certosa è in stile Barocco ed occupa una superficie di 51.500 m² sulla quale sono edificate oltre 320 stanze. Il monastero ha il più grande chiostro del mondo (circa 12.000 m²) ed è contornato da 84 colonne. Una grande scala a chiocciola, in marmo bianco, porta alla grande biblioteca del convento.

Secondo la regola certosina che predica il lavoro e la contemplazione, nella Certosa esistono posti diversi per la loro attuazione: il tranquillo chiostro, la biblioteca con il pavimento ricoperto da mattonelle in ceramica di Vietri sul Mare, la Cappella decorata con preziosi marmi, la grande cucina dove, la leggenda narra, fu preparata una frittata di 1.000 uova[2] per Carlo V, le grandi cantine con le enormi botti, le lavanderie ed i campi limitrofi dove venivano coltivati i frutti della terra per il sostentamento dei monaci oltre che per la commercializzazione con l'esterno. I monaci producevano vino, olio di oliva, frutta ed ortaggi.

Oggi la Certosa ospita il museo archeologico provinciale della Lucania occidentale, che raccoglie una collezione di reperti provenienti dagli scavi delle necropoli di Sala Consilina e di Padula. Questo museo copre un periodo che va dalla preistoria all'età ellenistica.

Galleria immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=94421
  2. ^ Informazioni storiche sulla Frittata dalle Mille uova.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • La Certosa di Padula disegnata, descritta e narrata su documenti inediti dal prof. sac. Antonio Sacco, 4 voll., Roma, Tipografia dell’Unione Editrice, 1916. (ristampa anastatica, sotto il patrocinio del Comune di Sant’Arsenio, a cura di Vittorio e Angelina Bracco, Arti grafiche Boccia, Salerno 1982).
  • Mario De Cunzo, Vega De Martini. La Certosa di Padula, Firenze: Centro Di, 1985. ISBN 8870381129
  • La Certosa ritrovata: Catalogo della mostra tenuta a Padula, Certosa di San Lorenzo. Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici di Salerno e Avellino. Roma: De Luca Edizioni d'Arte, 1988. ISBN 8878131490
  • La Certosa di San Lorenzo a Padula a cura di Vega de Martini. Ministero per i beni e le attività culturali, Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici di Salerno e Avellino. Napoli: Electa Napoli, 2000. ISBN 8843586246

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