Tarquinia

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Tarquinia
comune
Tarquinia – Stemma Tarquinia – Bandiera
Tarquinia – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Viterbo-Stemma.png Viterbo
Amministrazione
Sindaco Mauro Mazzola (centrosinistra) dal 07/05/2012 (2º mandato)
Territorio
Coordinate 42°14′57″N 11°45′22″E / 42.249167°N 11.756111°E42.249167; 11.756111 (Tarquinia)Coordinate: 42°14′57″N 11°45′22″E / 42.249167°N 11.756111°E42.249167; 11.756111 (Tarquinia)
Altitudine 133 m s.l.m.
Superficie 279,65 km²
Abitanti 16 240[1] (30-11-2013)
Densità 58,07 ab./km²
Frazioni Tarquinia Lido, Marina Velca, Saline, Sant' Agostino
Comuni confinanti Allumiere (RM), Civitavecchia (RM), Montalto di Castro, Monte Romano, Tolfa (RM), Tuscania
Altre informazioni
Cod. postale 01016
Prefisso 0766
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 056050
Cod. catastale D024
Targa VT
Cl. sismica zona 3B (sismicità bassa)
Nome abitanti tarquiniesi
Patrono Maria santissima di Valverde
Giorno festivo 8 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Tarquinia
Posizione del comune di Tarquinia nella provincia di Viterbo
Posizione del comune di Tarquinia nella provincia di Viterbo
Sito istituzionale
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia
(EN) Etruscan Necropoleis of Cerveteri and Tarquinia
Banditaccia Tomba Dei Capitelli.jpg
Tipo Culturali
Criterio (i) (iii) (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 2004
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Tarquinia è un comune italiano di oltre 16.240 abitanti della provincia di Viterbo; dista dal capoluogo circa 45 chilometri.

Suonatore, affresco della Tomba del Triclinio
La necropoli di Tarquinia.
Scala d'ingresso ad una tomba.
Tomba della Fustigazione.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Tarquinia si trova a 132 m d'altitudine su un colle dominante da sinistra il basso corso del fiume Marta, presso la Via Aurelia, nella Maremma laziale.

Nel territorio comunale scorre anche il torrente Arrone.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Classificazione climatica: zona D, 1658 GR/G

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Etruria e Conquista romana dell'Etruria.

La città di Tarquinia (Tarquinii in latino e Tarch(u)na in etrusco, derivante da quello del mitico Tarconte[2]) fu uno dei più antichi ed importanti insediamenti della dodecapoli etrusca[3]. In rapporto con Roma fin da epoca molto antica, diede a questa città la dinastia dei re Etruschi[4] (Tarquinio Prisco,[4] Servio Tullio e Tarquinio il Superbo) che svolse un ruolo di primaria importanza nella storia della città latina (fine del VII e VI secolo a.C.).

Tarquinia entrò più volte in guerra con Roma e da questa fu infine sottomessa dopo la battaglia di Sentino, all'inizio del III secolo a.C. nel 295 a.C. Da allora Tarquinia fece parte dei territori romani nella regio VII Etruria. Sul suo litorale si sviluppò la colonia marittima di Gravisca, che fino alla fondazione di Centumcellae (oggi Civitavecchia) da parte dell'imperatore Traiano nel II secolo dopo Cristo, rappresentò il principale porto dell'Etruria meridionale, abbandonato in seguito alle scorrerie dei pirati saraceni in epoca altomedievale.

Nel V secolo passò sotto il regno romano-gotico di Teodorico. Nella prima metà del VI secolo si trovò coinvolta nella guerra gotica e nella seconda metà del secolo entrò a far parte del longobardo ducato di Tuscia. Nella seconda metà dell'VIII secolo la Tuscia fu prima acquisita ai domini carolingi e poi donata al pontefice come parte del neo-costituito Stato della Chiesa.

Probabilmente già a partire dal VI secolo si ebbe l'iniziale graduale spopolamento dell'abitato etrusco-romano, che andò accentuandosi in età medievale, per poi completarsi nel tardo medioevo, quando la città antica si era ridotta a poco più di un castello fortificato. Le cause vanno rintracciate nelle devastazioni compiute dagli invasori germanici prima e nelle incursioni dei Saraceni poi, che oltre a decimare la popolazione causarono una progressiva involuzione economica del territorio.

A partire dall'VIII secolo d.C., su di un colle[5] contiguo alla città antica, ma in vista del mare, è attestata la presenza di una rocca detta Corgnetum o Cornietum. Tra la fine del X e gli inizi dell'XI secolo, nei documenti troviamo nominato un Corgitus (dal 1004) o Torre di Corgnitu (dal 939). Da questo piccolo primo nucleo si svilupperà, nei secoli XI e XII, il centro medievale di Corneto.

Nel 1144 Corneto divenne libero comune italiano stipulando patti commerciali con Genova (nel 1165) e con Pisa (nel 1177). Nel XIII secolo resistette validamente all'assedio dell'imperatore Federico II. In questo periodo il territorio cornetano diventa uno dei maggiori produttori ed esportatori di frumento in Italia. Inoltre, in seguito alla distruzione di Centumcellae da parte dei pirati barbareschi, a partire dal IX secolo riprende vita e importanza l'antico porto abbandonato secoli prima, che diviene uno scalo di collegamento fra l'entrotera umbrolaziale e il Mediterraneo.

In questo contesto si inquadra lo scontro nel XIII e XIV secolo fra Corneto e Comuni maggiori, come Viterbo e Roma, che intendono imporre la loro legge approfittando della debolezza del potere pontificio specie durante la Cattività Avignonese. Si oppose anche alle mire della Chiesa, ma la città fu infine ridotta all'obbedienza dal cardinale Egidio Albornoz (1355) e da quel momento, anche se con brevi interruzioni, rimase stabilmente allo Stato Pontificio condividendone le vicende.

Nel 1435 papa Eugenio IV elevò Corneto al rango di civitas e di sede vescovile, come premio ai meriti del Cardinal Vitelleschi, nativo di Corneto, nel ristabilire il dominio papale sullo Stato della Chiesa. Nel 1854 la diocesi di Corneto fu unita aeque principaliter alla diocesi di Civitavecchia. Nel 1986 le diocesi furono pienamente unite nella diocesi di Civitavecchia-Tarquinia.

In seguito alla costruzione del nuovo porto di Civitavecchia, erede dell'antica Centumcellae, con fortificazioni progettate da architetti del calibro di Michelangelo Buonarroti e Antonio da Sangallo, nel XV secolo Corneto perse nuovamente e definitivamente la sua funzione di porto dell'alto Lazio, il che determinò una progressiva decadenza economica e demografica del territorio, interessato sempre più dalla malaria a causa delle paludi costiere.

Nel periodo precedente la seconda guerra mondiale divenne sede della scuola di paracadutismo. Fu inoltre interessata ad un massiccio programma di bonifiche da parte del regime fascista, seguito dalla riforma agraria del 1950: i due provvedimenti contribuirono al rilancio del settore agricolo (e di un effimero sviluppo industriale collegato), attirando un'ingente immigrazione interna soprattutto dalle Marche.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

L'antico centro etrusco e romano sorgeva sull'altura detta "La Civita", alle spalle del "colle dei Monterozzi" dove sorge l'abitato odierno e dove si trova la necropoli antica (necropoli dei Monterozzi).

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

  • Duomo di Tarquinia;
  • Santa Maria di Castello (1121-1208), in cui si notano influssi lombardi e cosmateschi;
  • Santissima Annunziata, dove si notano influssi arabi e bizantini;
  • San Giacomo;
  • Chiesa del Suffragio, esempio di edificio barocco;
  • Chiesa di San Pancrazio, dove forme gotiche si innestano su quelle romaniche;
  • Chiesa di San Francesco;
  • Chiesa di San Giovanni;

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

  • Mura medievali; la città attuale conserva, soprattutto nei quartieri settentrionali, uno spiccato carattere medievale, accentuato dalle numerose torri dalle mura e da parecchie chiese.
  • Compongono il più caratteristico scenario medievale della città i resti del palazzo dei Priori e di alcune torri.
  • Il grandioso palazzo Vitelleschi, iniziato nel 1436 e completato in eleganti forme rinascimentali verso il 1480-1490, è sede del Museo nazionale tarquiniese.

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Città etrusca[modifica | modifica sorgente]

Le testimonianze più antiche di abitato sul colle de "La Civita" risalgono a un grande centro proto-urbano del periodo villanoviano (IX-VIII secolo a.C.) che grazie alle ricerche topografiche si è potuto calcolare attorno ai 150 ettari di estensione; non sono numerosi i resti dell'abitato, di cui sono visibili in particolare gli imponenti avanzi di un tempio, oggi detto Ara della Regina (44 × 25 m), datato intorno al IV - III secolo a.C.; l'edificio, con unica cella e colonnato, era costruito in tufo con sovrastrutture in legno e decorazioni fittili. È identificabile il tracciato della cinta urbana, adattato all'altura per un percorso di 8 km circa (IV - V secolo a.C.).

Necropoli[modifica | modifica sorgente]

Un elemento di eccezionale interesse archeologico è costituito dalle vaste necropoli, in particolare la necropoli dei Monterozzi, che racchiudono un gran numero di tombe a tumulo con camere scavate nella roccia, nelle quali è conservata una straordinaria serie di dipinti, che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico a noi giunto di arte etrusca e al tempo stesso il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell'età imperiale romana. Le camere funerarie, modellate sugli interni delle abitazioni, presentano le pareti decorate a fresco su un leggero strato di intonaco, con scene di carattere magico-religioso raffiguranti banchetti funebri, danzatori, suonatori di aulós, giocoleria, paesaggi, in cui è impresso un movimento animato e armonioso, ritratto con colori intensi e vivaci. Dopo il V secolo a.C. figure di demoni e divinità si affiancano agli episodi di commiato, nell'accentuarsi del mostruoso e del patetico.

Tra i sepolcri più interessanti si annoverano le tombe che vengono denominate del Guerriero, della Caccia e della Pesca, delle Leonesse, degli Auguri, dei Giocolieri, dei Leopardi, dei Festoni, del Barone, dell'Orco e degli Scudi. Parte dei dipinti, staccati da alcune tombe allo scopo di preservarli (tomba delle Bighe, del Triclinio, del Letto Funebre e della Nave), sono custoditi nel Museo nazionale Tarquiniense; altri sono visibili direttamente sulla parete su cui furono realizzati, restituendoci la conoscenza della scomparsa pittura greca, cui sono legati da vincoli di affinità e dipendenza.

Di minor livello artistico appare la scultura in pietra, presente in rilievi su lastre o nella figura del defunto giacente sul sarcofago; notevole tra gli altri il sarcofago calcareo della tomba dei Partunu, opera di pregevole fattura, databile a età ellenistica; tra le decorazioni fittili, un frammento ad alto rilievo, proveniente dal frontone dell'Ara della Regina, è conservato nel Museo nazionale tarquiniense, ove è raccolta tra l'altro un'importante serie di reperti ceramici, bronzi laminati, rilievi e terrecotte provenienti dalla zona, databili dal periodo geometrico al tardo-etrusco.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[6]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Musei[modifica | modifica sorgente]

  • Museo archeologico nazionale tarquiniense.

Arte[modifica | modifica sorgente]

Al Rinascimento appartengono anche gli eleganti affreschi di Antonio del Massaro da Viterbo (detto "il Pastura") nel coro del duomo e quelli di autore ignoto nel palazzo Vitelleschi.

Persone legate a Tarquinia[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Per il settore agricolo si producono nel territorio cereali e ortaggi e viene praticato l'allevamento. Sviluppato è anche il settore turistico, grazie i cospicui resti della città etrusca. Sulla costa si trova inoltre la stazione balneare del Lido di Tarquinia.

Proseguendo lungo la costa ci si ritrova nello splendido paesaggio dell'alto Lazio caratterizzato da grandi pianure e zone con coltivazione di arachidi e pompelmi. Al confine si trova il bosco Lomoriello citato anche nel Decameron di Boccaccio.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

È servita dall'autostrada A12 Roma-Civitavecchia, che termina a pochi chilometri, dalla SS1 Aurelia e dalla in parte in costruzione Strada statale 675 Umbro-Laziale.

Inoltre è collegata tramite la Strada Provinciale 3 Tuscanese a Tuscania, e tramite la strada provinciale 97 Valle del Mignone a Monte Romano.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Capolinea autolinee Parcheggio di scambio Sottopassaggio WC

La città è servita da una stazione ferroviaria sulla linea Tirrenica, anche se questa non è ubicata nel centro cittadino. Essa comprende una biglietteria ormai chiusa da tempo.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1922 Corneto Tarquinia, allora nella provincia di Roma, cambiò denominazione in Tarquinia.

Nel 1928, a seguito del riordino delle Circoscrizioni Provinciali stabilito dal regio decreto N°1 del 2 gennaio 1927, per volontà del governo fascista, un anno dopo che era stata istituita la provincia di Viterbo, Tarquinia passò dalla provincia di Roma a quella di Viterbo.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2002 2007 Alessandro Giulivi Sindaco
2007 2012 Mauro Mazzola centrosinistra Sindaco
2012 in carica Mauro Mazzola centrosinistra Sindaco

Città gemellate[modifica | modifica sorgente]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Classificazione sismica: zona 3 (sismicità bassa), Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Tarquinia è la prima città patrimonio dell'Unesco ad avere una cartellonistica Qr. Dal 31 marzo 2011 infatti la città è stata dotata di una segnaletica Qr Code che consente di ottenere informazioni sulle attrazioni e i servizi indicati direttamente sul proprio smartphone.

In fase di sviluppo[quando?] anche la guida in LIS, la lingua dei segni italiana. Sul proprio cellulare, sempre attraverso i codici Qr, sarà possibile vedere video-guide eseguite in lingua dei segni. Il progetto è realizzato in collaborazione con la Silis e l'Ente Nazionale Sordi.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ [1] - Popolazione residente al 30 novembre 2013.
  2. ^ Strabone, Geografia, V, 2,2.
  3. ^ Nell'Eneide, Virgilio (III, 170; CI, 209; IX, 10; X, 719) cita la città di Corythus, patria del mitico Dardano, che è stata da alcuni identificata con la Tarquinia etrusca (N. Horsfall, "Corythus: the return of Aeneas in Virgil and his sources", in Journal of Roman Studies, 63, 1973, p.68 ss.; recensione critica di E.L. Harrison e risposta di Horsfall, in The Classical Quaterly, 26, 1976, 293-295 e 296-297; N. Horsfall, "Corythus re-examined", in J.N. Bremmer e N. Horsfall Roman Mith and Mythografy, Groningen 1987), anziché con Cortona, come tradizionalmente ritenuto (G. Dennis, The Cities and Cemeteries of Etruria, London 1848). Esistono anche ipotesi di identificazione della mitica Corythus virgiliana con Tuscania
  4. ^ a b Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.36.
  5. ^ Sul medesimo colle, tra l'altro, abbiamo tracce archeologiche di un insediamento villanoviano, di una necropoli utilizzata anche in epoca etrusca, e di fortificazioni etrusco-romane.
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ Dear Jack

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]