Antonio da Sangallo il Giovane

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Portale di Palazzo Baldassini, Roma, 1517 ca.

Antonio da Sangallo il Giovane, vero nome Antonio Cordini (Firenze, 12 aprile 1484Terni, 3 agosto 1546), è stato un architetto italiano, attivo durante il Rinascimento e il Manierismo.

Il suo Palazzo Baldassini a Roma, le cui forme verranno riproposte dal Sangallo in Palazzo Farnese, è considerato il modello per la tipologia del palazzo signorile fino alle soglie del Settecento[1].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Roma: il Bastione del Sangallo a Porta Ardeatina

Il nonno Francesco Giamberti lavorava il legno e gli zii Giuliano da Sangallo ed Antonio da Sangallo il Vecchio erano celebri architetti del tempo. Suoi cugini furono lo scultore Francesco da Sangallo e lo scenografo Bastiano da Sangallo.

Nel 1503, molto giovane, si recò a Roma con lo zio Giuliano e dopo un breve periodo di apprendistato divenne aiuto di Bramante, architetto del cantiere di san Pietro, del cui stile fu in seguito uno stretto seguace. Il suo primo lavoro autonomo fu quello per il palazzo Baldassini.

Visse e lavorò a Roma durante la maggior parte della vita e lavorò quasi esclusivamente al servizio di diversi papi. Infatti alla morte del Bramante, succedendo allo zio Giuliano, dal 1516 fu coadiutore di Raffaello al cantiere della Basilica di San Pietro e nel 1520, alla morte di questi, fu nominato primo architetto della fabbrica, con coadiutore Baldassarre Peruzzi: fu l'inizio di un lungo predominio culturale a Roma.[2] Fu nominato da papa Paolo III architetto di tutte le fabbriche pontificie nel 1536. Quindi alla fine degli anni trenta, morti Bramante, Raffaello e Peruzzi, allontanati da Roma molti artisti come Serlio, Sansovino, Sanmicheli, Giulio Romano, anche a seguito del sacco del 1527, Sangallo si ritrovò protagonista assoluto dell'architettura romana, a capo di una bottega o addirittura di una "setta" come i contemporanei definirono gli artisti del suo seguito[3], capofila di una generazione in cui si assopirono le sperimentazioni e si impose un classicismo ormai collaudato.

Morì a Terni mentre dirigeva i lavori di ristrutturazione del taglio del lago del Velino con la Cascata delle Marmore nel 1546. Fra le opere più interessanti va annoverata la chiesa, in mattone e travertino, di Santa Maria di Loreto, nei pressi della Colonna Traiana: costruzione notevole per l'effetto monumentale della composizione accentrata, completata sopra il basamento cubizzante da un imponente tamburo a pianta ottagonale su cui si leva una cupola nervata coronata da un'elaboratissima lanterna, singolare opera tardomanieristica del siciliano Giacomo Del Duca, allievo del rivale Michelangelo.

Antonio inoltre completò la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini alta e ben progettata, che era stata iniziata da Jacopo Sansovino. L'estremità orientale di questa chiesa si innalza maestosa dalla riva del Tevere, vicino a Ponte Sant'Angelo; l'estremità occidentale è stata alterata con l'aggiunta di una facciata successiva, ma l'interno è un bell'esempio di stile nobilmente austero in qualche modo semplice. La costruzione di questa chiesa rivelava grande abilità, in quanto l'edificio poggia in parte sulla solida terra della riva ed in parte sulla sabbia più instabile delle rive del fiume.

Antonio inoltre edificò la Cappella Paolina, la Sala Regia dei Palazzi Vaticani ed altre costruzioni in Vaticano.

Come architetto di tutte le fabbriche pontificie nel 1536, ampliò e riorganizzò le fortificazioni della Città Leonina e provvide alla modernizzazione delle Mura aureliane; è ancora visibile, sopra Porta Cavalleggeri, un "Bastione Sangallo", mentre un altro esempio di questa architettura militare - più fruibile perché meno assediato dal traffico e isolato da altre costruzioni - è il Bastione Ardeatino, detto anch'esso "Bastione Sangallo", recentemente restaurato.

Dopo il sacco di Roma, Antonio lavorò come architetto militare anche fuori Roma, operando con genialità sul paesaggio urbano italiano. Sue sono infatti tre poderosi esempi di fortificazioni "alla moderna", ossia con fronte bastionato: la Cittadella di Ancona, con cinque bastioni, la Rocca Paolina di Perugia, la Fortezza da Basso di Firenze. Queste opere ancor oggi sono fulcri urbanistici fondamentali delle città in cui sorgono. Nelle tre fortezze Antonio elabora un'importante innovazione al fronte bastionato: contrariamente al disegno tradizionale, i fianchi del bastione sono perpendicolari alle linee di tiro.

Progetto di vasto respiro fu quello per la dimora principesca per la famiglia del pontefice regnante Paolo III: Palazzo Farnese. Di quest'opera, completata da Michelangelo nella parte superiore, è un'ammirevole ripresa di motivi imperiali romani il sistema compositivo del vasto cortile interno, ispirato al motivo delle arcate su pilastri inquadrate dall'ordine architettonico del Colosseo. I prospetti esterni a tre livelli (conclusi dal sontuoso cornicione michelangiolesco) sono elaborati con nobile austerità dalle membrature in travertino sui piani levigati delle cortine murarie alla romana (sulle quali sono riemersi di recente convenzionali geometrismi ornamentali di losanghe disegnate semplicemente da mattoni di tono differente da quello di fondo): catene di bugne con lesene sui due ordini superiori, fascioni lapidei marcapiano-marcadavanzali con lastre dei parapetti in risalto, finestre ferrate inginocchiate al pianterreno, a edicola le altre. È un'opera nello stesso tempo sobria, elegante e serena. Esiste ancora, inoltre il palazzo in via Giulia che l'architetto costruì per sé stesso, oggi noto come Palazzo Sacchetti, molto alterato, tuttavia, in epoche successive, particolarmente severo nell'immagine esteriore.

Antonio inoltre costruì il pozzo di San Patrizio a Orvieto, molto profondo ed ingegnosamente scavato nella roccia, con una doppia scala a spirale, come il Pozzo del Saladino nella cittadella de Il Cairo.

Opere principali[modifica | modifica sorgente]

Progetto per la Basilica di San Pietro in Vaticano
Palazzo Crispo-Marsciano in Orvieto

Le opere sono riportate in ordine cronologico.

Si ricorda inoltre che Antonio da Sangallo il giovane fu architetto capo della Basilica di San Pietro in Vaticano dal 1520 in poi, subentrando a Raffaello. Nell'ambito di tale incarico eseguì nel 1536 un noto plastico ligneo, di proporzioni grandiose, per illustrare il suo progetto per la basilica vaticana; ancor oggi il plastico è conservato nei locali sovrastanti la basilica.

Altre opere[modifica | modifica sorgente]

Il Sangallo e la famiglia Farnese[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Farnese a Roma

Il cardinale Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III, gli commissionò i lavori a Palazzo Farnese, che portò avanti dal 1517 al 1541, il palazzo di Gradoli (1520?), che avrebbe dovuto essere il nido d'amore del figlio Pier Luigi e della nuora Gerolama Orsini, la ristrutturazione della Rocca di Montefiascone (1519), la costruzione della fortezza di Caprarola (1521-1525, poi trasformata nel Palazzo Farnese ad opera di Jacopo Barozzi da Vignola), la realizzazione di due tempietti sull'Isola Bisentina, i lavori per la fortezza di Nepi, dal 1540 e tutti i lavori per la città di Castro. Questi ultimi presero avvio nel 1537 e proseguirono per il resto della sua vita. Furono suoi collaboratori nella realizzazione delle opere della capitale del ducato il fratello (Francesco) Battista detto Gobbo ed il cugino Bastiano detto Aristotele. Il Sangallo progettò per Castro la piazza maggiore ammattonata, il Palazzo Ducale, il Palazzo di Giacomo Caronio, il cosiddetto Palazzo A, la Zecca, il Palazzo di Antonio Scaramuccia e l'Osteria a tredici arcate, la chiesa ed il convento di San Francesco e varie case private, destinate a personaggi legati alla corte papale, desiderosi o obbligati a costruire casa a Castro per compiacere Paolo III o il Duca suo figlio. Antonio da Sangallo il Giovane servì casa Farnese per quasi trent'anni, dal 1517 fino alla morte.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ S. BENEDETTI, Fuori dal classicismo
  2. ^ Gianfranco Spagnesi, Roma: la Basilica di San Pietro, il borgo e la città, 2003.
  3. ^ Arnaldo Bruschi, Oltre il Rinascimento: architettura, città, territorio nel secondo Cinquecento, 2000.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giorgio Vasari, Vita d'Antonio da Sangallo Architettore Fiorentino, in Delle vite de' più eccellenti Pittori Scultori et Architettori scritte da M. Giorgio Vasari Pittore et Architetto Aretino. Primo Volume della Terza Parte, In Fiorenza, Appresso i Giunti, 1568 (I ed. ivi 1550), pp. 313–323 (ritratto a p. 312). Testo dall'originale su books.google.it
  • Gustave Clausse, Les San Gallo: architectes, peintres, sculpteurs, medailleurs XVe et XVIe siècles, vol. 2, Antonio da san Gallo le Jeune, Paris, E. Leroux, 1901.
  • Gustavo Giovannoni, Antonio da sangallo il Giovane, a cura del Centro Studi di Storia dell'Architettura e della Facoltà di Architettura dell'Università di Roma, Roma, Tipografia Regionale, s.a. [1959], 2 voll.
  • Antonio da Sangallo il Giovane: la vita e l'opera, Atti del XXII Congresso di Storia dell'Architettura, Roma, 19-21 febbraio 1986, a cura di Gianfranco Spagnesi, Roma, Centro Studi per la Storia dell'Architettura, 1986.
  • The architectural drawings of Antonio da Sangallo the Younger and his circle, a cura di Christoph L. Frommel e Nicholas Adams, New York, The Architectural History Foundation, Cambridge (Mass.), The MIT Press, 1994, 2 voll.
  • Roberto Marta, Antonio da Sangallo il Giovane: architetto, urbanista, archeologo, ingegnere, Roma, Edizioni Kappa, 2007.
  • Giulio Zavatta, 1526 : Antonio da Sangallo il Giovane in Romagna; rilievi di fortificazioni e monumenti antichi romagnoli di Antonio da Sangallo il Giovane e della sua cerchia al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Imola, Angelini Editore, 2008.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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