Michele Sanmicheli

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Ritratto di Michele Sanmicheli presente nel Le Vite di Giorgio Vasari

Michele Sanmicheli, a volte trascritto anche come Sammicheli, Sanmichele o Sammichele (San Michele Extra, 1484[1]Verona, 1559), è stato un architetto e urbanista italiano di stampo manierista, tra i maggiori della sua epoca.

Dopo aver soggiornato a Roma per compiere la sua formazione studiando l'arte di Bramante, Raffaello, Sansovino e Sangallo, rientrò a Verona dove riceverà, nel corso della vita, numerose e prestigiose commissioni.

Ingaggiato dalla Serenissima come architetto militare, disegnò numerose fortificazioni nel vasta repubblica veneziana, assicurandosi così una grande fama. Infatti, si possono trovare le sue opere a Venezia, Verona, Bergamo e Brescia, lavorò molto in Dalmazia, a Zara, Sebenico, Creta e Corfù. Grazie ai soggiorni in queste ultime località fu probabilmente l'unico architetto italiano del sedicesimo secolo ad aver avuto l'opportunità di vedere e studiare l'architettura greca, possibile fonte di ispirazione per l'uso di colonne doriche senza basi.

Instancabile lavoratore, oltre alle costruzioni di carattere militare, si occupò anche della progettazione di palazzi e architetture religiose di grande pregio.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Albero genealogico della famiglia Sanmicheli

Molte delle notizie riguardo alla vita di Michele Sanmicheli sono note grazie al suo primo biografo, Giorgio Vasari, che scrive dell'architetto veronese nella sua celebre opera Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, fornendo però scarne notizie per tutto il periodo della formazione tra Verona e Roma.

Sanmicheli nacque nel quartiere di San Michele Extra, a Verona, a quel tempo parte della Repubblica di Venezia. Imparò le basi della sua professione, insieme al fratello Jacopo (che morì però giovane) e al cugino Matteo Sanmicheli, da suo padre Giovanni e da suo zio Bartolomeo, entrambi scalpellini a Verona[2], anche se originari da Porlezza sul lago di Como.[3][4] La bottega di famiglia era un semplice laboratorio artigianale, anche se in contatto con diversi atelier di elevata qualità. Michele ebbe modo in giovane età, probabilmente, di acquisire stimoli intellettuali anche dalla frequentazione della sua famiglia con Bernardino e Matteo Mazzola, scalpellini e umanisti, con cui collaborarono alla realizzazione della Loggia del Consiglio[5].

Verso il finire del 1505 il giovane Sanmicheli era già orfano di entrambi i genitori mentre un fratello, Jacopo, era prossimo alla morte, e un altro fratello, Alessandro, era chiuso in un convento a Bologna. Questa situazione gli dava ben pochi motivi per trattenersi nella città natale ed allora, vendute alcune proprietà familiari ad Azzano, decise di trasferirsi a Roma[6].

A Roma e a Orvieto[modifica | modifica wikitesto]

Donato Bramante fu un architetto che ispirò notevolmente Sanmicheli

Sanmicheli si recò in giovane età (intorno ai venti anni[7]) a Roma, probabilmente per lavorare come assistente di Antonio da Sangallo, dove ebbe l'opportunità di studiare la scultura e l'architettura classica. Sanimcheli ebbe la possibilità di spostarsi, probabilmente, grazie anche all'appoggio di due dei suoi fratelli che occupavano posizioni di rilievo nella congregazione dei canonici regolari di Sant'Antonio[2]. Nell'Urbe frequentò l'architetto e intarsiatore Fra Giovanni da Verona, attivo presso la corte papale, e la cerchia dei Bramanteschi. Ben presto ottenne apprezzamenti, tanto che il Vasari scrisse: «in poco tempo divenne, non pure in Roma, ma per tutti i luoghi che sono all'intorno, nominato e famoso».

Nel 1509 si recò ad Orvieto[8] dove rimase per i successivi due decenni. Nel 1512 gli si presentò una grande occasione: gli venne proposto di assumere il ruolo di capomastro presso il cantiere del Duomo di Orvieto[9], incarico che gli permise non solo di seguire i lavori di una delle opere maggiori dell'Italia centrale, ma anche di essere il successore di una fitta schiera di grandi architetti che avevano preso precedentemente parte al progetto[10]. Questo incarico gli recò un grande prestigio e l'esperienza che ne ricavò, soprattutto nella gestione delle maestranze, gli si rivelerà utilissima quando, in futuro, verrà incaricato della rifortificazione dello stato veneziano[11].

Sempre nel 1512, con la qualifica di "marmoraio", si recò a Rieti come garante in una controversia per un pagamento ad uno scultore, mentre nel 1516 si spostò a Spello per una stima del ciborio conservato nella collegiata di Santa Maria Maggiore[12].

Grazie alla fama ottenuta per esser stato capomastro al duomo, Sanmicheli riuscì ad ottenere alcuni importanti incarichi privati, ad esempio il 19 aprile del 1516, sempre ad Orvieto, gli venne commissionata dal mercante senese Girolamo Petrucci la cappella familiare nella chiesa di San Domenico, a cui lavorò fino al 1524 e che divenne una delle sue opere più importanti[13].

Tra il 1525 e il 1526[14] lavorò per approntare, su incarico del cardinale Alessandro Farnese, il primo disegno del duomo di Montefiascone, un edificio ottagonale sormontato da una cupola in stile bramantesca, che richiama quello della chiesa di Santa Maria di Loreto a Roma[15]. Di questo edificio rimane traccia solamente del colonnato con trabeazione, a causa dell'incendio del 1670 e della conseguente radicale ristrutturazione ad opera di Carlo Fontana. Durante il tempo trascorso a Montefiascone visse una storia d'amore di cui non parlò molto ma che lo portò ad avere una figlia[12].

Nei primi mesi del 1526 effettuò, per volere di Clemente VII, una perlustrazione delle fortificazioni dei confini settentrionali dello Stato Pontificio[16], minacciati da Carlo I di Borbone, a cui seguì una dettagliata relazione sottoscritta con Antonio da Sangallo il Giovane. Dalle fonti esistenti non è immediato capire per quale motivo il papa si rivolse a Sanmicheli piuttosto che ad un'altra persona per un incarico così delicato[17], anche se molto probabilmente gli venne attribuito grazie a delle raccomandazioni del cardinale Alessandro Farnese o, più probabilmente, per volere dello stesso Antonio da Sangallo[18]. Questo incarico rappresentò una svolta nella sua carriera in quanto ebbe così occasione di visitare le più avanzate architetture militari e di frequentare i più illuminati architetti e ingegneri dell'epoca, che lo influenzarono in maniera determinante nel suo modo di progettare.

Architetto della Serenissima[modifica | modifica wikitesto]

Parte del progetto per Porta Nuova

Terminato il servizio per Clemente VII Sanmicheli decise di fare ritorno, nel 1527, a Verona: Vasari scrisse che venne il «desiderio a Michele, dopo tanti anni, di rivedere la patria ed i parenti e gli amici, ma molto più le fortezze de' viniziani». Dopo aver trascorso nella città natale alcuni giorni, si recò a Treviso e a Padova per studiarne le architetture militari. Della sua permanenza nella città patavina esiste una leggenda che vuole che sia stato posto agli arresti in quanto sospettato di attività spionistica, visto il suo grande interesse per le strutture difensive[19]. In una sua successiva permanenza a Legnago per il rinnovamento della fortezza incontrò il capitano generale della Repubblica Veneta, Francesco Maria della Rovere, grazie alla cui conoscenza, oltre che alla fama che ormai aveva acquisto, gli venne offerta la carica di ingegnere militare per la Repubblica di Venezia. In questo modo, alla stregua di Jacopo Sansovino, egli divenne un ufficiale salariato della Serenissima: fu così che l'apprezzamento presso i veneziani e la tragedia rappresentata dal sacco di Roma convinceranno Sanmicheli a non fare più ritorno nel Lazio.

Porta Palio a Verona, lato esterno; realizzata su disegno di Sanmicheli

Il suo primo incarico in questo ruolo è a Verona (tra il 1526 e il 1528), dove venne chiamato da Giovanni Emo, podestà della città, ad occuparsi del restauro del Ponte Nuovo sull'Adige. Però, intorno alla fine del 1527, la nobildonna Margherita Pellegrini gli offrì di progettare una cappella in memoria del figlio Nicolò presso la chiesa di San Bernardino di Verona: a questo lavoro il Sanmicheli si applicò con notevole entusiasmo, realizzando un'opera molto apprezzata dalla committente[20]. La cappella fu poi oggetto di successivi ritocchi da parte di Bartolomeo Giuliari nel 1793. Il 28 ottobre 1530, quando l'opera privata era ormai completata, venne ufficialmente nominato soprintendente alle fabbriche militari di Verona (carica che manterrà fino alla morte[20]). Con questo ruolo progettò le monumentali porte della città: Porta Nuova[21] (1532), Porta San Zeno (1541) e Porta Palio (1547); inoltre iniziò a trasformare le fortificazioni di Verona usando il sistema a bastioni[22]. Contemporaneamente (tra il 1531 e il 1532) si occupò di studiare e disegnare il riassetto della Cittadella viscontea veronese, in collaborazione con il nipote Giangirolamo Sanmicheli che fu suo fedele collaboratore e continuatore.

Grazie ai lavori compiuti a Verona le capacità di Sanmicheli come architetto militare vennero conosciute e apprezzate anche al di fuori dei confini della Repubblica, fu così che Francesco II Sforza, nel 1531, ottenne il consenso di poterlo avere per una consulenza sulle piazzeforti di Vigevano, Pavia, Alessandria, Lodi e Como per il ducato lombardo. Nel 1539 anche Carlo V fece richiesta alla Serenissima, però respinta, di poter usufruire dei suoi servizi per fortificare Anversa[23].

Palazzo Canossa a Verona

La sua fama di architetto è legata non solo a opere a carattere militare, ma anche ad architetture civili di tipo rinascimentale. Infatti, nel 1530, Ludovico di Canossa gli commissionò il progetto di un palazzo nei pressi di Castelvecchio, tra Porta Borsari e l'Arco dei Gavi[24]. Dopo due anni di lavori Sanmicheli completò Palazzo Canossa, a cui seguì poco dopo Palazzo Bevilacqua (non interamente completato), posto dall'altra parte della via. Queste opere servirono anche per la riqualificazione del corso in cui vennero realizzate (l'attuale corso Cavour), tanto che si realizzò la sua pavimentazione nel 1532.

Nel 1531 iniziò degli interventi (che si prolungheranno fino al 1537) sulla cinta muraria di Orzinuovi, mentre nell'anno successivo compì degli studi per le fortificazioni di Treviso e di Brescia, e per la ristrutturazione di piazza Contarena ad Udine. L'anno successivo fu a Padova per degli approfonditi studi che porteranno alla realizzazione dei bastioni Cornaro[23].

Nel 1533 fu molto attivo a Verona, dove costruì i portali dei palazzi del Capitanio e del Podestà e ristrutturò la sua abitazione famigliare; si recò, inoltre, a Pesaro e a Senigallia per delle consulenze riguardo al porto.

Fortificazioni di Venezia e dei confini orientali[modifica | modifica wikitesto]

Porta Terraferma a Zara

Nell'ottobre 1534 Sanmicheli partì per Zara su richiesta del Senato della Repubblica, non prima, però, di aver dettato testamento al notaio veneziano Giovanni Cavani. Tornato a Venezia il Consiglio dei Dieci lo incaricò di redigere un rapporto segreto sulle difese della laguna, un documento che dimostra l'ottima metodologia utilizzata dal Sanmicheli, un metodo ancora attuale; con tale documento l'architetto riuscì a mettere in luce le complesse problematiche del territorio e a formalizzare una riprogettazione in un'ottica di efficienza non soltanto militare, ma anche civile[25]. A questo incarico seguì immediatamente, il 27 gennaio, la commissione per la progettazione del Forte di Sant'Andrea, sull'omonima isola di fronte al Lido di Venezia, e di altre fortificazioni lagunari. Questi lavori gli frutteranno la nomina, avvenuta il 14 aprile, a ingegnere capo della Repubblica: «si per la cavacion et bisogno di queste nostre lagune, si etiam per la fortificazione de li lochi [...] da terra et da mar».

L'intensa attività di architetto militare non gli impedì, comunque, di occuparsi anche di opere civili, in questi anni infatti progettò per la famiglia Cornaro una villa a Piombino Dese (da non confondersi con Villa Cornaro, realizzata dal Palladio), demolita poi nel 1795[26], e Cà Cornaro nel sestiere di San Polo[27].

Tra il 1537 e il 1540 il Sanmicheli visse un periodo di intenso lavoro, durante il quale viaggiò quasi ininterrottamente per verificare le fortificazioni orientali insieme con il nipote, con il quale aumentarono i legami personali e professionali; visitò la Dalmazia, Zara, Sebenico, Corfù, Creta e altri luoghi[28]. Al ritorno dal lungo viaggio continuò ad occuparsi delle fortificazioni della terraferma (in particolare Orzinuovi e Chioggia), ma non mancò di recarsi anche a Vicenza per delle consulenze sul costruendo Palazzo della Ragione, occasione durante la quale, molto probabilmente, incontrò l'architetto Andrea Palladio.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Facciata di palazzo Pompei

Negli anni seguenti Sanmicheli viaggiò ancora molto nei vari territori della terraferma per svolgere perizie e rilievi circa le varie strutture difensive, anche se dovette rinunciare ad una nuova missione nei territori orientali a causa di precarie condizioni fisiche[29]. Si occupò molto anche di perlustrazioni di controllo dell reti idrauliche, e non mancò di seguire e aprire numerosi cantieri a Verona e Venezia.

Trasferitosi stabilmente a Verona, si dedicò ai progetti di numerose sontuose residenze patrizie del luogo, oltre che della realizzazione della cupola della chiesa di San Giorgio in Braida e della facciata (rimasta incompiuta) di Santa Maria in Organo. Nel 1540 finì i lavori per il palazzo Pompei, commissionatogli dalla ricca famiglia Lavezzola[30], una delle opere più riuscite del maestro veronese[31].

Monumento funebre di Sanmicheli presso la chiesa di San Tomaso Cantuariense

Nel 1548 realizzò, a Venezia, il palazzo Corner Mocenigo, che si affaccia sul campo San Polo nel sestiere di Santa Croce[29], i quali medesimi elementi innovativi si ritrovano nei suoi lavori successivi: Palazzo Roncale a Rovigo[32], Palazzo Honorij a Verona (1553-54) e Palazzo Grimani di San Luca a Venezia (dal 1556 circa), che è anche il suo ultimo capolavoro.

Nel 1555 produsse dei disegni per il rifacimento del deposito del Bucintoro presso l'arsenale di Venezia, mentre l'anno successivo si occupò della realizzazione di un arco trionfale per l'entrata di Bona Sforza a Padova.

Provato duramente dalla perdita dell'amato nipote Giangirolamo, in cui vedeva il suo valido successore, terminò la carriera con il disegno della chiesa circolare di Madonna di Campagna, terminata da Bernardino Brugnoli vicino a Verona. Il 29 aprile 1559 dettò testamento indicando come erede universale suo cugino Paolo[33], e verso la fine di agosto dello stesso anno si spense nella città natale a causa di una violenta febbre[34]. Le sue spoglie sono custodite nella chiesa di San Tomaso Cantuariense.

Influenze e stili[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Madonna di Campagna, ultima opera dell'architetto. Si può notare il suo stile sobrio e monumentale, differente da quello adottato nelle sue opere più giovanili.

Sanmicheli è stato più volte definito un architetto dallo stampo manierista, definizione questa però inadeguata, infatti se nelle realizzazioni architettoniche di Michelangelo o Giulio Romano troviamo le deliberate trasgressioni tipiche di questo stile, in Sanmicheli la deliberata violazione delle regole classiche appare assente: le sue trasgressioni non erano finalizzate alla voglia di stupire l'osservatore, ma si trattavano di una necessità per poter mischiare elementi antichi con le esigenze dei progetti moderni[35].

Lo stile di Sanmicheli, che appare sicuramente riconoscibile e inconfondibile[36], si manifesta come risultato di influenze alto rinascimentali (in particolare di Bramante e Raffaello) apprese durante il suo soggiorno in Italia centrale e delle predilezioni di architetti che già lavoravano a Verona e Venezia. Sanmicheli apprese le regole canoniche dell'architettura dall'opera di Vitruvio, tanto che l'Arentino lo nominò in un ristretto gruppo di architetti definiti come "Vitruvii in li edifici belli"[37]. In alcune opere, però, Sanmicheli non si limitò ad applicare semplicemente le prescrizioni dell'architettura vitruviana, ma le applicò in modi nuovi.

Anche se nel corso della sua vita Sanmicheli ci appare piuttosto coerente con un'idea di architettura, possiamo comunque trovare nelle sue opere un mutamento dello stile. Nel periodo giovanile risultò essere più incline a realizzare progetti dotati di maggior complessità e lavorazioni più fini (come palazzo Bevilaqua e cappella Pellegrini), mentre al termine della vita privilegiò uno stile più sobrio ma più monumentale (come nella chiesa di Madonna di Campagna)[35].

Sanmicheli committente di artisti[modifica | modifica wikitesto]

All'apice della carriera Sanmicheli apparteneva all'élite del panorama artistico veneziano, al pari di Tiziano e Sansovino, permettendogli di essere a contatto con gran parte della nobiltà locale, inoltre la sua attività di architetto lo poneva nella situazione di poter consigliare il committente circa le decorazioni dell'opera in costruzione. A fronte di tutto ciò, l'architetto, ebbe la possibilità di raccomandare molti pittori e scultori a lui graditi, diventando una sorte di mecenate[38].

Tra i pittori che più beneficiarono del rapporto con Sanmicheli vi furono Francesco Torbido, Battista del Moro, Giovanni Battista Zelotti e Paolo Veronese[39], quest'ultimo uno dei più importanti esponenti della pittura veneziana di quel tempo, ma anche Vasari fu raccomandato per alcuni lavori, in particolare per la realizzazione di nove pannelli per uno dei soffitti di palazzo Corner Spinelli[40][41]. Nonostante molte opere scultoree necessarie per i suoi progetti fossero realizzare dallo stesso Sanmicheli, egli ne commissionò alcune ad altri scultori, specialmente ad Alessandro Vittoria, Pietro da Salò e Danese Cattaneo[42].

A seguito di queste considerazioni, l'influenza di Sanmicheli sull'arte veneziana non può essere relegata solamente all'architettura, bensì estesa anche alla pratica della pittura e della scultura.

Eredità artistica[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine del XVI secolo l'arte del Sanmicheli influenzava fortemente i lavori degli architetti contemporanei, anche se dopo la sua morte, col passare del tempo, la sua influenza andò diminuendo fino a scomparire del tutto[43]. Uno degli architetti che più di ogni altro trasse ispirazione dall'opera del maestro veronese, fu certamente Jacopo Sansovino, come si può vedere da alcune sue opere, come la biblioteca Marciana[44] e Palazzo Corner[45][46]. Anche Sanmicheli prese spunto dai lavori di Sansovino, questo fa pensare che tra i due rivali ci fossero comunque buoni rapporti e che condividessero talvolta alcune idee.

Un altro grande architetto che venne fortemente influenzato dall'opera di Sanmicheli fu Andrea Palladio, tanto che potrebbe averlo inizialmente considerato il suo mentore[47], tuttavia l'influenza sull'architetto padovano andò scemando man mano che egli maturò, finendo per esaurirsi quasi del tutto. Altri architetti ispirati dal Sanmicheli furono Bartolomeo Ammannati[48] e Michelangelo che, come ricorda il Vasari, nutriva simpatia e rispetto verso il collega veronese. I seguaci più stretti del Sanmicheli però furono i membri della sua famiglia: i nipoti Giangirolamo e Domenico Curtoni, il giovane Bernardino Brugnoli, furono tra quelli che più di ogni altri ricevettero l'eredità artistica del loro celebre parente. Grazie a loro, lo stile Sanmicheliano visse fino alla metà del XVII secolo, quando la notorietà dell'approccio all'architettura del Palladio lo offuscò.

Bisognerà aspettare ben oltre l'inizio del settecento con Bartolomeo dal Pozzo grazie alla sua opera Le vite de' pittori, de gli scultori et architetti veronesi e soprattutto con Scipione Maffei e la sua Verona illustrata, perché venga riscoperto l'interesse verso l'opera del Sanmicheli[49]. Il ritrovato interesse verso Sanmicheli si trova, in seguito, anche negli studi e nei lavori di Alessandro Pompei[50], nonché in Adriano Cristofali e in Luigi Trezza[49]. Nell'Ottocento ci furono ulteriori architetti e studiosi veronesi che si occuparono dei lavori dell'architetto, come Michelangelo Castellazzi che disegnò palazzo Ottolini (in piazza Bra) modellandolo sulla struttura di palazzo Canossa, e Bartolomeo Giuliari che nel 1816 realizzò una monografia su Cappella Pellegrini[51]. Nel 1823, Francesco Ronzani e Girolamo Luciolli, produssero una meticolosa raccolta delle opere di Sanmicheli[52].

A dimostrazione di questo ritrovato apprezzamento verso i lavori di Sanmicheli, la città di Verona gli dedicò una statua, realizzata da Gianbattista Troiani, che si trova tuttora in Corso Porta Nuova[53].

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

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Luoghi, in Italia settentrionale e nel mediterraneo orientale, dove Sanmicheli ha lavorato

Nel culmine della sua carriera Sanmicheli godette di ampia considerazione presso la classe dirigente veneziana e occupò una posizione di rilievo sugli altri architetti a servizio della Serenissima. La sua carica di "Architetto presso l'illustrissimo impero ducale veneziano" lo portò a soprintendere a numerosi progetti nei vasti territori della Serenissima, sia nei Domini di Terraferma, ovvero nell'Italia nord-orientale, che nei lontani possedimenti di Corfù, Creta e Croazia[54].

All'inizio del XVI secolo il governo veneziano era molto preoccupato riguardo alla difesa dei suoi confini, timori che si erano generati in seguito alla guerra della Lega di Cambrai, avvenuta tra il 1509 e il 1516. Per la salvaguardia della Repubblica si decise di intraprendere un progetto di miglioramento delle strutture difensive, così i veneziani trovarono in Sanmicheli l'uomo adatto per compiere questo delicato compito. Per lui, nel 1935, crearono ad hoc la carica di ingegnere soprintendente a tutte fortificazioni dell'impero.

Nonostante la sua fama fosse soprattutto legata alle opere militari, Sanmicheli si prodigò anche nella realizzazione di opere civili, quali edifici ecclesiastici e residenziali di grande pregio, tanto da suscitare gli apprezzamenti anche di altri architetti contemporanei, come Sebastiano Serlio[55] e Jacopo Sansovino.

Anche se nella prima parte della carriera fu impegnato nelle città del centro Italia, il luogo a cui più di ogni altro legò il suo nome fu comunque Verona. Oltre alla città natale, in cui fu attore principale della scena architettonica, fu chiamato spesso per consulti o per progetti anche al di fuori dei territori della Serenissima.

Opere militari[modifica | modifica wikitesto]

Vasari, che lo conobbe a Venezia, attribuisce a Sanmicheli fondamentali innovazioni nel campo delle fortificazioni in un momento di generale rinnovamento nel campo delle opere militari per il quale si parla di "fortificazione alla moderna". Tuttavia almeno per la prima di tali innovazioni, l'invenzione del bastione angolato, occorre ricordare che la storiografia moderna l'attribuisce a Giuliano da Sangallo e a Antonio da Sangallo. In effetti Sanmicheli compie la sua formazione a contatto con l'attività dei due fratelli e del loro erede Antonio da Sangallo il Giovane con il quale collabora a lungo.

Porta Nuova a Verona

A Verona[modifica | modifica wikitesto]

  • Porta Nuova. Costruita fra il 1535 e il 1540, fu largamente rimaneggiata dagli austriaci nel 1854. Sulla facciata posteriore è presente una scritta che attribuisce all'architetto la paternità dell'opera[56].
  • Porta San Zeno. Costruita fra il 1540 e il 1541, presenta diversi elementi originali rispetto alle altre due porte cittadine, a partire dalla facciata realizzata, non interamente in pietra, ma con l'alternanza di mattoni. Questo è probabilmente dovuto al bisogno di realizzarla in tempi brevi e con una spesa relativamente modesta[57].
  • Porta Palio. Costruita fra il 1542 e il 1557, è considerata come il capolavoro di Sanmicheli per quello che riguarda la sua attività di architetto militare.

A Venezia[modifica | modifica wikitesto]

In altri luoghi[modifica | modifica wikitesto]

  • Porta "di sotto" a Legnago. Iniziata nel 1529 risulta essere oggi stata demolita. Si trovava nel lato opposto della città rispetto alla porta di San Martino, rivolta in direzione del Polesine. Non esistono testimonianze del suo aspetto[58].
  • Porta San Martino "di sopra" a Legnago. Progettata intorno al 1529-30 e terminata nel 1535. Opposta alla porta di sotto, anch'essa demolita[58] nel 1887; la sua architettura è nota da rilievi settecenteschi.
  • Porta di Terraferma a Zara (1537)[59].

Fortificazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Sanmicheli fu chiamato in molti luoghi per progettare o consigliare circa le fortificazioni a difesa di varie città:

Palazzi e architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Nella progettazione di palazzi il Sanmicheli fu uno degli architetti più innovativi del XVI secolo: caratteristica delle sue opere è il mescolare elementi classici, frequenti nelle opere di Bramante e Raffaello, ad altri elementi appartenenti alla tradizione architettonica locale. Se è a Orvieto che Sanmicheli iniziò la sua carriera di costruttore di palazzi (grazie all'amicizia con Girolamo Petrucci), è però a Verona che ebbe modo di dimostrare le sue vere capacità.

A Orvieto[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Petrucci, commissionata da Girolamo Petrucci nel 1517.
  • Opere per il palazzo Comunale, realizzazione di una nuova volta per la sala inferiore, ricostruzione di quattro botteghe e altri interventi minori[61].

A Venezia[modifica | modifica wikitesto]

A Verona[modifica | modifica wikitesto]

  • Ponte Nuovo, (1526-28) a sostituzione di un precedente ponte andato distrutto durante una inondazione nel 1512. Di struttura semplice con quattro archi, di larghezza sempre maggiore, separati da pilastri. È andato anch'esso distrutto durante l'inondazione di Verona del 1882[62].
  • Palazzo Canossa, in corso Cavour (progetto 1526-28, inizio lavori 1531 circa). Commissionato da Lodovico Canossa. Nella corte sono presenti delle metope che richiamano alcuni simboli della famiglia[63]. È oggi utilizzato come residenza signorile.
  • Palazzo Bevilacqua, situato in corso Cavour (1532 circa)[62]. Oggi ospita la scuola superiore "Lorgna Pindemonte".
  • Portale di ingresso del palazzo del Podestà. Fu realizzato in sostituzione di un precedente ingresso dotato di un semplice arco rotondo. È caratterizzato per la presenza del leone di San Marco in cima alla trabeazione.
  • Palazzo Pompei, (1535 circa). Oggi ospita il Museo civico di Storia naturale[64].
  • Rifacimento della sala dei giudici e dell'udienza del Podestà nel Palazzo della Ragione (1535)
  • Palazzo Honorij, situato in piazza Bra (1555 circa) - oggi ospita un celebre ristorante.
  • Casa Sanmicheli (1540 circa). Era un edificio a tre piani ornato da un portale di grande pregio e con finestre dotate di cornici rettangolari e disposte in modo asimmetrico. Fu demolita nel 1890 e il portale trasferito in un altro edificio in vicolo cieco Pozza[65].

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Corte Spinosa, nei dintorni di Mantova (progetto del 1527 circa). Viene attribuita al Sanmicheli grazie al muro posteriore della loggia, molto simile ad altre opere dell'architetto[63].
  • Villa La Soranza (progetto del 1540) a Castelfranco Veneto, costruita per il patrizio veneziano Alvise Soranzo. Distrutta nel 1818. Era decorata da affreschi di Paolo Veronese e Giovan Battista Zelotti[66].
  • Palazzo Roncale a Rovigo (1550). Molte caratteristiche di quest'opera sono riscontrabili in altri edifici di Sanmicheli e ciò ne ha potuto conferire la paternità.

Opere religiose[modifica | modifica wikitesto]

Facciata del Duomo di Orvieto a cui Sanmicheli collaborò, da giovane, alla realizzazione in qualità di capomastro
Particolare della cappella Pellegrini

Nonostante Sanmicheli sia conosciuto soprattutto come architetto militare e per alcuni suoi palazzi, non mancano nella sua produzione edifici a scopo religioso, progettati in particolare all'inizio della sua carriera nei dintorni di Roma. Il suo primo incarico in completa autonomia fu quello relativo alla soprintendenza dei lavori sul duomo di Orvieto.

Tutte le chiese e le cappelle realizzate dal Sanmicheli hanno la caratteristica di presentare una pianta centrale o comunque facenti parte di strutture con lo spazio centralizzato[67]. Questa predilezione dell'architetto si rifà, probabilmente, al suo studio di edifici religiosi del XV secolo, i quali presentavano le medesime caratteristiche.

Ecco alcune delle sue opere religiose più importanti:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Non si ha certezza sulla data di nascita. Il Vasari riporta 1484. Recentemente lo storico dell'architettura Giulio Sancassani grazie ad uno studio sul testamento del padre (studio riportato in Sancassani, pp. 76-90) è arrivato a fissare la data di nascita in un tempo successivo al 1486 e non posteriore al 1488.
  2. ^ a b Sandrini e Brugnoli, p. 163.
  3. ^ raffaello brenzoni, I Sanmicheli, maestri architetti e scultori del XV e XVI sec. oriundi di Porlezza di Valsolda, in "Arte Lombarda: rivista di storia dell'arte", n. 135, 2002, pag. 56-65
  4. ^ Lionello Puppi, Michele Sanmicheli architetto di Verona Autore, 1971, pag.11
  5. ^ Davis, p. 16.
  6. ^ Davis, p. 19.
  7. ^ Il Vasari stima il trasferimento a Roma nel 1500, ma secondo le nuove notizie appurate che spostano a posteriori la data di nascita, si può supporre che la data corretta sia intorno al 1505.
  8. ^ Vasari a proposito scrive: «dalla sua fama mossi lo condussero gli orvietani con onorati stipendi per architettore di quel loro tanto nominato tempio».
  9. ^ Davis, p. 20.
  10. ^ Ad esempio: Lorenzo Maitani, Andrea Pisano, Orcagna.
  11. ^ Davis, p. 23.
  12. ^ a b Sandrini e Brugnoli, p. 164.
  13. ^ Davis, p. 24.
  14. ^ Ma forse già a partire dal 1521.
  15. ^ Davis, p. 25.
  16. ^ I due si spinsero fino in veneto:Puppi, Lionello: Un viaggio per il Veneto di Antonio da Sangallo e di Michele Sanmicheli nella primavera del 1526, in "Antonio da Sangallo il Giovane: la vita e l'opera" atti del XXII Congresso di Storia dell'Architettura, 1986, pag.p. 101-107
  17. ^ Davis, p. 28.
  18. ^ Davis, p. 29.
  19. ^ Non si ha comunque nessuna notizia certa, Sandrini e Brugnoli, p. 164.
  20. ^ a b Sandrini e Brugnoli, p. 165.
  21. ^ Sul muro di Porta Nuova la Serenissima lo autorizzò a porre il proprio nome accanto a quello del doge e dei governatori di Verona.
  22. ^ Realizzò i bastioni Barbariga (1531), Faliere San Bernardino (1535), San Zeno (1541) e, ancora esistenti, San Francesco (1546) e di Spagna (1547).
  23. ^ a b Sandrini e Brugnoli, p. 166.
  24. ^ All'epoca l'Arco dei Gavi era posto sull'attuale via Cavour all'altezza di Castelvecchio e frontalmente a Portoni Borsari. A seguito dello smantellamento effettuato dalle truppe Napoleoniche fu ricostruito nel 1932 nella attuale posizione di fianco al castello.
  25. ^ Sandrini e Brugnoli, p. 168.
  26. ^ (EN) Villa Cronaro del Sanmicheli. URL consultato il 16 agosto 2010.
  27. ^ (EN) Cà Cornaro del Sanmicheli. URL consultato il 16 agosto 2010.
  28. ^ Sandrini e Brugnoli, p. 169.
  29. ^ a b Sandrini e Brugnoli, p. 170.
  30. ^ Notiziario della Banca Popolare di Verona, numero 1, 1997.
  31. ^ Giovambattista Da Persico nel libro Descrizione di Verona e della sua provincia, 1820. in proposito ebbe da dire: «II palazzo che fu dei Lavezzola, or de' Pompei, disegno fra i più lodati del Sanmicheli, campeggia su questa riva. Se ad esso più dal sito ne venga ornamento, o viceversa, non si affermerebbe sì di leggieri. Varia e vaga si mostra la sua facciata nella dignità e semplicità di soli due piani, di rustico, il primo, d'ordine dorico il secondo. <...> Tra i due pilastri agli angoli essa è partita da otto colonne, quelle e queste tutte d'un pezzo e scanalate. S'apron fra loro sette finestroni, ognuno con la sua balaustrata, sì che ne forma quasi solo una loggia. A sostegno del cornicione, ai cui triglifi manca la cimasa, coi capitelli delle colonne corrono sette belle teste. È poi mirabile, ad onta della materia, ch'è la pietra di Quinzano, la sua conservazione, e principalmente il lavoro delle commettiture, sommo pregio di quell'età, da desiderarsi ancor nella nostra».
  32. ^ Rovigobox.it - Palazzo Roncale. URL consultato il 16 agosto 2010.
  33. ^ Che in un atto dettato simultaneamente lo nominava a sua volta erede.
  34. ^ Il Vasari riporta «da una maligna febre ucciso».
  35. ^ a b Davis, p. 278.
  36. ^ Davis, p. 275.
  37. ^ Davis, pp. 302-312.
  38. ^ Davis, p. 60.
  39. ^ Secondo il Vasari Sanmicheli "amava come figliuoli" Veronese e Zelotti e questa amicizia gli permise di ottenere le giuste raccomandazioni per alcuni importanti lavori, come le pitture di Villa Soranza e le decorazioni della sala del consiglio dei X.
  40. ^ Davis, p. 61.
  41. ^ Per ringraziarlo Vasari gli donò un disegno: San Michele che scaccia i demoni.
  42. ^ Davis, p. 63.
  43. ^ Davis, p. 336.
  44. ^ Alcuni particolari ricordano Porta Nuova e palazzo Pompei.
  45. ^ Molto simile a palazzo Canossa sia in pianta che in prospetto.
  46. ^ Davis, p. 337.
  47. ^ Davis, p. 339.
  48. ^ Che utilizzò il disegno di Porta Palio come modello compositivo principale.
  49. ^ a b Davis, p. 343.
  50. ^ Troviamo nell'edificio della Dogana di Verona un esempio della contaminazione dello stile Sanmicheliano in Pompei.
  51. ^ Giuliari
  52. ^ Ronzani
  53. ^ Davis, p. 344.
  54. ^ Davis, p. 14.
  55. ^ Che ne lodò le capacità di costruire "fabriche si per la commodità et per l'ornamento de la pace".
  56. ^ Davis, p. 359.
  57. ^ Davis, p. 258.
  58. ^ a b Davis, p. 358.
  59. ^ Davis, p. 366.
  60. ^ Vedi anche Sistema difensivo di Verona.
  61. ^ a b c Davis, p. 353
  62. ^ a b c d Davis, p. 355.
  63. ^ a b Davis, p. 356.
  64. ^ Davis, p. 363.
  65. ^ Davis, p. 369.
  66. ^ Regione Veneto - Il Presidente Galan presenta l'affresco di Veronese acquistato dalla regione. URL consultato il 2 ottobre 2010.
  67. ^ Davis & Hemsoll, p. 75.
  68. ^ Davis, p. 352.
  69. ^ Davis, p. 354.
  70. ^ Informazioni turistiche su Viterbo. URL consultato il 25 settembre 2010.
  71. ^ Davis, p. 361.
  72. ^ Davis, p. 373.
  73. ^ Davis, p. 375.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, 1550.
  • Scipione Maffei, Verona illustrata, Milano, 1732.
  • Alessandro Pompei, Li cinque ordini d'architettura civile di Michel Sanmicheli non più veduti in luce, ora pubblicati ed esposti con quelli di Vitruvio e d'altri cinque, Verona, Jacopo Vallarsi Libraio a San Sebastiano, 1735.
  • Giovanni Battista Giuseppe Biancolini, Notizie storiche delle chiese di Verona, Verona, 1749.
  • Bartolomeo Giuliari, Cappella della famiglia Pellegrini esistente nella Chiesa di San Bernardino di Verona architettura di Michele Sanmichele, Verona, Dalla Tipografia Giuliari, 1816.
  • Giovambattista Da Persico, Descrizione di Verona e della sua provincia, Verona, 1820.
  • Francesco Ronzani, Girolamo Luciolli, Le fabbriche civili ecclesiastiche e militari di Michele Sanmicheli - disegnate e incise da Ronzani Francesco e Luciolli Gerolamo, Venezia, Giuseppe Antonelli, 1831.

Fonti moderne[modifica | modifica wikitesto]

  • Guido Barbetta, Le mura e le fortificazioni di Verona, Verona, Vita veronese, 1970. ISBN non esistente
  • Giulio Sancassani, Il testamento di Giovanni Sanmicheli Lapicida, padre di Michele architetto, Verona, Linotipia Veronese Fiorini, 1975. ISBN non esistente
  • Arturo Sandrini e Pierpaolo Brugnoli, Architettura a Verona nell'età della Serenissima, Verona, Banca Popolare di Verona, 1988. ISBN non esistente
  • Peter Murray, L'architettura del Rinascimento italiano, Roma, Laterza, 1989, ISBN 88-420-2724-3.
  • Paul Davis, David Hemsoll, Michele Sanmicheli, Mondadori Electa, 2004, ISBN 88-370-2804-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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