Fortificazione alla moderna

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La fortificazione alla moderna (o fortificazione all'italiana) è un tipo di fortificazione che venne elaborato a partire dal XV secolo, per ovviare al problema posto dallo sviluppo dell'artiglieria. Lo sviluppo di queste nuove tecniche, che modificava radicalmente il rapporto fra città e contado, influenzò per secoli l'urbanistica e fornì nuovi stimoli ad architetti ed ingegneri. Anche le tecniche ossidionali subirono un cambiamento altrettanto drastico.

Nomenclatura della fortificazione alla moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nomenclatura Fortificazione alla moderna.jpg
1. Fianco del bastione
2. Cortina
3. Gola del bastione
4. Faccia del bastione
5. Linee di difesa
6. Capitale del bastione
7. Spalto
8. Strada coperta
9. Controscarpa
10. Fossato
11. Gora o cunetta
12. Scarpa
13. Cammino di ronda
14. Muro esterno
15. Parapetto
16. Banchetta
17. Camminata
18. Muro interno
19. Spalto[1]
20. Tanaglia[2]
21. Mezzaluna
22. Opera a corno
23. Fossato
24. Bastione[3]
25. Rivellino
26. Bastione[4]
27. Doppia tanaglia[5]
28. Piazzole
29. Strada coperta
30. Controguardia
31. Cortina
32. Tanaglia[6]
33. Doppia tanaglia
34. Opera a Corona
35. Rivestimento esterno

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Fino al XV secolo l'efficacia delle fortificazioni era legata soprattutto alla loro altezza, limitata solo dai costi e dalle possibilità strutturali, in quanto più una muraglia era alta più difficile sarebbe stato scalarla e migliore sarebbe stato il dominio visuale della zona circostante. Le azioni difensive più efficaci attuate dalla sommità di tali mura, denominate "difesa piombante", erano costituite principalmente dal getto dall'alto di oggetti offendenti e liquidi bollenti. Le tecniche di assedio prevedevano invece la scalata o comunque il raggiungimento della sommità delle mura.

L'artiglieria del XV secolo rivoluzionerà tale situazione. Nonostante la polvere da sparo e l'artiglieria fossero state inventate da tempo, solo lo sviluppo di artiglierie portatili poteva mettere in discussione le tradizionali fortificazioni basate sulla difesa piombante, costituite da muraglie perpendicolari al suolo, relativamente sottili e spesso molto alte e con coronamento sporgente. Tali strutture, quanto più alte erano, tanto più risultavano esposte ai proiettili dell'artiglieria.

Tradizionalmente, sulla scorta di Machiavelli (Storia d'Italia), si indica nella spedizione guidata da Carlo VIII di Francia contro il regno di Napoli (1494-1497) la causa scatenante delle innovazioni in materia di fortificazione. Questo rapporto di causa-effetto è stato messo in discussione dalla critica in anni recenti, stante il fatto che i cannoni erano una minaccia reale già intorno agli anni cinquanta del XV secolo. È comunque innegabile che molti castelli di vecchia concezione caddero di fronte alle moderne artiglierie francesi, favorendo il sorgere di fortificazioni aggiornate.

Per ovviare allea novità tecnologica delle artiglierie, si iniziò a seguire due diverse pratiche, che nel corso del tempo si influenzarono a vicenda:

  • L'adattamento delle esistenti murature (abbassamento e ispessimento delle muraglie, sostituzione delle torri a pianta quadrata o comunque con spigoli facilmente danneggiabili con torri rotonde, creazione di terrapieni e addossamento di opere in terra dal lato interno delle muraglie). Questa tecnica viene descritta dai trattatisti dell'epoca come "star sul cerchio vecchio".
  • L'elaborazione di modelli di fortificazione completamente nuovi, a partire non più dalle condizioni del terreno e dalle necessità interne del luogo da fortificare, ma dalle linee di tiro e dai principi di copertura e tiro d'infilata.

Il Quattrocento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rocche di transizione.
Un caso paradigmatico: Rodi
Rodi, Il Baluardo del Carretto e, in primo piano, la cortina angolata

Rodi, Il Baluardo del Carretto e, in primo piano, la cortina angolata

La città fortificata di Rodi era stata costruita dai Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni sulle preesistenze bizantine all'atto dell'acquisizione dell'Isola nel 1309. La ricchezza dell'Ordine, la continua minaccia Ottomana sempre in vista (le coste della Turchia sono ben in vista da Rodi) imponevano di mantenere sempre aggiornate le fortificazioni, costruite secondo il modello delle fortificazioni teodosiane di Costantinopoli, invitte nel corso di innumerevoli assedi. Nel penultimo assedio (1480), il valore degli assediati e le formidabili mura respinsero il soverchiante esercito di Mehmet II, conquistatore di Costantinopoli che, vuole la leggenda, morì (pochi mesi dopo la cocente umiliazione) a causa di un accesso di rabbia alla notizia; ma le fortificazioni erano gravemente danneggiate così com'era provata l'intera isola e un nuovo assedio sarebbe stato chiaramente insostenibile. Nonostante ciò le grandi risorse degli Ospitalieri si mobilitarono, ricostruendo in breve tempo una linea difensiva solidissima, pur rispecchiando l'antico tracciato e adattando il più possibile le vecchie mura. L'ingegnere militare vicentino Basilio della Scola venne chiamato a Rodi dal Gran Maestro per collaborare col capo ingegnere dei Cavalieri, il maestro Zuenio e applicare le tecniche più evolute al vecchio tracciato. Il Baluardo d'Italia, duramente contestato e semidistrutto, fu completamente ricostruito (e ribattezzato, dal nome del Gran Maestro, Baluardo del Carretto) secondo i dettami martiniani, con una grandiosa rondella per il fuoco di rovescio, e una cortina angolata; all'altra estremità delle mura fu costruito un bastione pentagonale (San Giorgio) a copertura della Porta d'Amboise. Solo per i rimborsi ai proprietari delle abitazioni demolite i Cavalieri erogarono 4104 fiorini.

L'ovvio passo iniziale fu quello di adattare le vecchie fortificazioni: questo fu fatto soprattutto per ammodernare le cinte urbane, spesso molto estese e che sarebbe stato economicamente troppo impegnativo rimpiazzare. Fu però presto evidente che il continuo progresso tecnico delle artiglierie richiedeva un totale ripensamento del tracciato delle mura. Presto emersero personalità di rilievo, che cominciarono a teorizzare e costruire nuovi tipi di fortificazione; spiccano sia come costruttori che come sperimentatori intorno agli anni ottanta del Quattrocento i fratelli da Sangallo, che idearono il bastione pentagonale e Francesco di Giorgio Martini che, nonostante abbia seguito una linea di sviluppo che i successivi progressi tecnologici resero inefficace, è spesso considerato il vero padre della fortificazione alla moderna, soprattutto grazie alla schiera dei suoi seguaci e alla sua attività di trattatista.

Le principali preoccupazioni degli architetti di quegli anni erano rivolte alla protezione delle cortine (tratti rettilinei fra torre e torre, o fra bastione e bastione), il principale bersaglio delle artiglierie d'assedio, che potevano facilmente battere in breccia un semplice muro diritto, non importa quanto robusto. Una volta praticato un varco il passo successivo era di sferrare un attacco di fanteria per introdursi nella città. Per controbattere questa tattica si sperimentò il cosiddetto fuoco di rovescio: una struttura sporgente dalle cortine, appositamente irrobustita e provvista di postazioni d'artiglieria che poteva colpire le fanterie che cercassero alla disperata di lanciarsi all'assalto della breccia.

Si comprende come questa opera fosse a sua volta esposta al tiro delle artiglierie nemiche; infatti attorno agli anni venti del Cinquecento il tiro delle batterie da breccia si spostò sulle opere avanzate. La protezione delle cortine poteva essere affidata a pochi cannoni di piccolo calibro, mentre l'attenzione di cannonieri e fortificatori si puntava, è il caso di dire, sui bastioni. Le forme fantasiose teorizzate da Francesco di Giorgio e dai suoi seguaci (ma anche i Sangallo non le avevano disdegnate) che sinora avevano servito egregiamente allo scopo non rispondevano più all'esigenza di evitare gli angoli morti, dove il tiro dei difensori non poteva giungere.

I Sangallo e il fronte bastionato all'italiana[modifica | modifica wikitesto]

I fratelli Antonio e Giuliano da Sangallo furono tra i numerosi architetti del Rinascimento a dedicarsi alle fortificazioni, ma a differenza di tanti teorici riuscirono a concretizzare i loro progetti in una serie di opere impressionanti per omogeneità e coerenza.

La fondamentale innovazione dei Sangallo non riguarda tanto la pianta, quanto il profilo del sistema (vedi illustrazione; da sinistra a destra: spalto, strada coperta, controscarpa, fossato (con o senza roggia), opera esterna (F-G), cammino di ronda, scarpa, terrapieno): si nota chiaramente che un'arma da fuoco piazzata da un assediante sullo spalto (il piano inclinato a sinistra) non può colpire alcuna parte della fortificazione con un tiro diretto, a meno di esporsi in pieno al tiro dei difensori.

Questo schema continuerà a dominare la fortificazione alla moderna anche molto tempo dopo il superamento del fronte bastionato. Il sistema così concepito era anche un complesso unitario in cui forma e dimensioni di ciascun elemento dovevano essere in preciso rapporto geometrico con tutti gli altri componenti, pena la vulnerabilità dell'intero complesso.

Profilo di una fortificazione

Sempre dall'illustrazione è possibile comprendere che alterare l'altezza o il profilo di uno qualsiasi degli elementi fa sì che per mantenere la copertura tutti gli altri elementi dovranno essere modificati di conseguenza. Un simile profilo impediva di fatto il tiro diretto dei cannoni assedianti sulle murature. Si rendevano così necessari lunghi lavori di scavo e protezione per impiantare un assedio scientifico.

Ne conseguiva la trasformazione dell'architettura militare (offensiva e difensiva) in una vera e propria branca della geometria, tenuto conto che le piante disegnate dovevano essere trasferite sul terreno con la massima esattezza (un angolo sbagliato di pochi gradi sarebbe stato fatale), il che costrinse gli architetti ad ideare complessi sistemi di tracciamento e ingrandimento dei disegni. Le semplici fortezze di minuscole dimensioni (in confronto alle successive realizzazioni) realizzate dai Sangallo possiedono in nuce molti degli elementi che careatterizzano l'architettura militare per secoli.

  • Muratura in mattoni, più economici e facili da usare rispetto alla pietra, ma anche più elastici per meglio resistere all'artiglieria. Caratteristiche dei Sangallo sono le "cuciture" verticali, realizzate in pietra, per decorare e irrigidire le lunghe cortine di laterizio.
  • Bastioni pentagonali bassi e spesso con gli spigoli arrotondati per evitare di essere scantonati e indeboliti facilmente.
  • Batterie situate negli angoli rientranti fra il bastione e la cortina, invisibili dallo spalto.

Altre fortezze costruite dai Sangallo della prima generazione sono: la fortezza di Poggio Imperiale, sulla collina che domina Poggibonsi, il forte di Sansepolcro, quello di Arezzo, la cittadella di Civita Castellana la Fortezza Vecchia di Livorno, la fortezza dei Fiorentini a Pisa. Il più compiuto esempio viene spesso indicato nel forte di Nettuno eretto per Alessandro VI, Papa dal 1492 al 1503.

Siano le fortezze poche e buone, situate alle frontiere …[modifica | modifica wikitesto]

« Siano le fortezze poche e buone, situate alle frontiere …

Siano capaci di contenere tanta guarnigione che vaglia a sostenere un assedio, o che il nemico sia obbligato d'averci rispetto qualunque volta. Siano comode pel commercio, per ricevere soccorsi, per goder buon aere, acqua pura e campi fertili. Siano proporzionate al sito, al fine e alle forze, così ostili da sostenersi, come proprie da fornirle di gente, di munizioni e d'altri requisiti. Le cittadelle si fanno (…) ai luoghi di frontiera per raddoppiare la difesa … Si edificano nella parte più eminente del luogo e superiore del fiume; o si abbraccia con due baloardi di dentro, e con gli altri di fuori della piazza per comandare in un medesimo tempo al fiume, alla campagna e alla piazza … »

(Raimondo Montecuccoli, Aforismi dell'arte bellica)

A cavallo fra il Quattrocento ed il Cinquecento le difese del nuovo tipo si diffondono in tutta Italia; ognuna delle numerose entità politiche in cui l'Italia è suddivisa sviluppa un sistema di fortificazione e spesso un proprio nucleo di ingegneri militari con conoscenze condivise in cui le due scuole delle origini non sono più distinguibili.

A Venezia, in piena espansione nella terraferma e occupatissima a difendere i propri possessi nel Levante dalla marea turca, le novità sono accolte prestissimo, e città del veneto come Padova, Verona e altre minori sono presto dotate di potenti fortificazioni, fino al celebre exploit di Palmanova. Anche i possessi nell'Egeo sono presto fortificati con le nuove tecniche e si riveleranno un ostacolo durissimo alle preponderanti forze ottomane (basterà ricordare i dieci anni di resistenza di Candia). A Ferrara alla fine del Quattrocento viene costruita la celebre Addizione Erculea che include nel progetto un'espansione e ammodernamento delle mura cittadine con nuovi baluardi e la costruzione di fossati colmi d'acqua.

Nella Milano ormai saldamente in mano agli spagnoli si sperimenta una cinta muraria bastionata a sporgenti e rientranti, secondo una generica indicazione di Leon Battista Alberti messa in pratica dagli ingegneri militari al servizio di Carlo V quasi un secolo dopo la sua morte.

Nello Stato della Chiesa sono di fondamentale importanza per l'architettura militare e per lo sviluppo del fronte bastionato i lavori affidati da Clemente VI ad Antonio da Sangallo il Giovane dopo il Sacco di Roma del 1527: si tratta dei bastioni ardeatini della capitale, della Rocca Paolina a Perugia e della Cittadella di Ancona. A queste opere si affianca la Fortezza da Basso a Firenze, dello stesso architetto e degli stessi anni. Sullo studio di tutte queste fortificazioni sangallesche si formarono generazioni di architetti militari in tutta Europa[7]. A Roma è di questi anni anche il pentagono fortificato attorno a Castel Sant'Angelo.

Nel Regno di Napoli ottimi esempi di questo genere di fortificazioni si possono ammirare a Capua.

A partire dal 1543, dopo avere riscattato le ultime fortezze ancora in mano all'imperatore, Cosimo I ormai duca, poi Granduca di Toscana, secondo un disegno sistematico commisurato alle particolari condizioni dello Stato Toscano esposto ai frequenti passaggi di truppe e, minacciato "di dentro" dal banditismo e dai "fuoriusciti" fiorentini, avvia una sorprendente attività edilizio-militare: intraprende la realizzazione di nuovi presidi costruendo fortezze a Siena, e a Pistoia, rafforza le difese di origine medioevale o le fortezze sangallesche a Pisa, ad Arezzo, a Sansepolcro a Volterra e a Castrocaro, erige una nuova cinta muraria a Fivizzano a sbarramento dei passi appenninici della Cisa e del Cerreto, fortifica il poggio di San Martino sopra San Piero a Sieve, Empoli, Cortona e Montecarlo, quest'ultimo ai confini della Repubblica di Lucca; infine, avvalendosi del suo miglior ingegnere, Bernardo Buontalenti costruisce ex novo Forte Belvedere e le città-fortezze di Livorno e Portoferraio (Cosmopoli) nell'Isola d'Elba sul Tirreno. Quest'ultima spicca per grandezza e arditezza di soluzioni, che la resero fortezza temuta e le permisero di resistere a lungo anche in epoca tarda[8]. Per difendere i confini meno battuti fonda piazze d'armi quali Sasso di Simone nel Montefeltro e Terra del Sole (Eliopoli) nella Romagna Toscana ai confini con lo Stato della Chiesa.

Le rocche e i castelli costruiti ex novo, restaurati o rinnovati, formarono, nei territori «periferici» della Romagna toscana, una fitta rete di postazioni di avvistamento o di controllo delle strade e dei confini. Dalla rocca di Montepoggiolo si scopriva “la pianura della Romagna papale da Faenza fino a Ravenna, e l'Adriatico, di modo che non è possibile far passare fra queste mura e la Terra del Sole di giorno alcun corpo considerabile senza esserne avvisati”

La scuola italiana all'estero[modifica | modifica wikitesto]

Mentre il teatro delle guerre fra i grandi stati nazionali si spostava nelle Fiandre e nell'Artois, che diverrà il Pré carré di Sébastien le Prestre de Vauban e dove si svolgeranno innumerevoli assedi e operazioni di soccorso, la costruzione della cittadella di Anversa ad opera di Francesco Paciotto e Galeazzo Alghisi creava un modello di architettura militare che avrebbe influenzato tutta Europa.

Cittadella torinese, sotto attacco per quattro mesi
Cittadella di Torino

La Cittadella di Torino - teatro durante la Guerra di successione spagnola dell'assedio del 1706 da parte dell'esercito franco-spagnolo di Luigi XIV - è un tipico esempio di cittadella fortificata.
A volere la sua realizzazione, opera di Francesco Paciotto, che si renderà celebre disegnando la cittadella di Anversa, fu nel XVI secolo il duca Emanuele Filiberto "Testa di Ferro" che intendeva dotare la città di un bastione di difesa urbana dopo lo spostamento della capitale del ducato da Chambery a Torino.
La cittadella resse per quasi quattro mesi, in pratica ben oltre l'intera l'estate del 1706, fino all'arrivo dell'esercito di soccorso comandato da Eugenio di Savoia, cugino del Duca: il 7 settembre le forze austro-piemontesi si disposero sull'intero fronte e respinto ogni tentativo di controffensiva dei franco-ispanici li costrinsero a ritirarsi in disordine. La ritirata di questi verso Pinerolo, e quindi in direzione della Francia, iniziò nelle prime ore dello stesso pomeriggio.
L'assedio della cittadella torinese diede origine al celebre episodio che vide protagonista Pietro Micca.

Le innovazioni tecniche furono meditate, imitate, portate avanti da una serie di architetti militari che daranno vita alle due maggiori scuole nordeuropee, che rapidamente eclisseranno la fama degli italiani, la scuola fiamminga capeggiata da Menno van Coehoorn e quella francese, che raggiungerà il suo apice con Vauban alla corte di Luigi XIV di Francia.

Dato il carattere principalmente pianeggiante delle regioni contese, i tracciati simmetrici avranno presto il sopravvento su quelli che seguono le asperità del suolo, forzosamente preferiti sull'accidentato suolo della penisola.

La scuola fiamminga[modifica | modifica wikitesto]

Nelle basse terre delle Fiandre la pietra è costosa, il terreno è sabbioso e quindi anche i mattoni d'argilla sono meno economici che altrove; la conformazione del terreno è quasi ovunque pianeggiante e dovunque l'acqua è abbondante, con una fitta rete di fiumi e canali, o comunque la falda acquifera giace ovunque a pochi centimetri sotto il piano del suolo.

Questi gli elementi che portarono gli ingegneri fiamminghi ad elaborare un gran numero di sistemi fortificatori caratterizzati da piante stellari molto regolari, con fossati multipli quasi sempre allagati, e opere in terra battuta, o solo rivestite con una sottile camicia di mattoni rivolta verso l'attaccante. L'assenza di costruzioni elaborate in muratura fa sì che anche le piazze di artiglieria debbano essere sempre e comunque scoperte. Fortificazioni dunque meno durevoli, ma più facili da costruire e da riparare (era pratica normale tentare di riparare nottetempo i danni alle muraglie causati dalle artiglierie durante il giorno).

Il personaggio più importante della scuola è il Barone Menno van Coehoorn (1641 1704) il quale, pur non rinunciando mai alle innovazioni dettate dal terreno o dalle necessità elaborò almeno due distinti sistemi di tracciamento, contraddistinti da salienti molto sporgenti. In base ai suoi sistemi furono costruite numerose fortezze, come Nimega, Breda e Bergen op Zoom. Mannheim in Germania fu fortificata secondo i suoi principi, mentre Belgrado e Temesvar, nell'Europa dell'Est seguono il suo secondo sistema.

La scuola francese e l'École de Mézieres[modifica | modifica wikitesto]

Saarlouis, tipico tracciato di Vauban

In Francia, specialmente nel XVII secolo, sotto Luigi XIV, la guerra era intesa quasi esclusivamente come una serie di assedî e controassedî: non è un caso che le poche battaglie campali furono combattute quasi sempre attorno ad una fortezza da assediare o da soccorrere. La grande personalità che offuscò tutti gli altri ingegneri militari francesi del periodo - addirittura generò il "mito" dell'invenzione francese della fortificazione alla moderna - fu Sébastien Le Prestre de Vauban (1633-1707), che divenne anche Maresciallo di Francia e Capo Ingegnere Militare di Luigi XIV nel corso di 53 anni. Per il Re Sole egli costruì o progettò numerosissime piazzeforti. Celebre la sua cavalleresca rivalità col Barone Van Coehoorn, che culminerà nei due assedi di Namur: nel 1692 Vauban prese la cittadella costruita e difesa dal Coehoorn, per poi fortificarla con i proprî sistemi, che non poterono impedire al condottiero fiammingo di vendicarsi riconquistandola nel 1695.

La sua opera, continuata per tanti anni, comprende le modifiche alle fortificazioni di Antibes (Fort Carré), Arras, Auxonne, Barraux, Bayonne, Belfort, Bergues, Besançon, Bitche, Blaye, Briançon, Bouillon, Calais, Cambrai, Colmars-les-Alpes, Entrevaux, Gravelines, Huningue, Joux, Kehl, Landau, Le Quesnoy, Lilla, Lusignan, Le Perthus (Fort de Bellegarde), Lussemburgo, Maastricht, Maubeuge, Metz, Mont-Dauphin, Mont-Louis, Montmédy, Namur, Neuf-Brisach, Perpignan, Plouezoc'h (Château du Taureau), Rocroi, Saarlouis, Saint-Jean-Pied-de-Port, Saint-Omer, Sedan, Toul, Villefranche-de-Conflent (la città e il Forte Liberia), Ypres.

Costruì ex novo 37 nuove fortezze o porti fortificati, tra cui Ambleteuse, Brest, Dunkerque, Québec (Cittadella), Rochefort, Saint-Jean-de-Luz (Fort Socoa), Saint-Martin-de-Ré, Tolone, Wimereux, Le Portel, Petervaradino.

Buon condottiero, si guadagnò il bastone di Maresciallo vincendo numerosi assedî, sia come assediante sia come difensore. Diede prova di una grande flessibilità, inventando diversi sistemi fortificati che portano il suo nome e che risultarono ugualmente efficaci nelle piazzeforti di pianura (Alt-Brisach, in Alsazia) ed in quelle di montagna (Briançon). Egli, tuttavia, non abbandonò mai il sistema a bastioni tipico dell'iniziale intuizione sangallesca: la vera vocazione di Vauban fu infatti l'attacco, ed i trattati che dedicò all'argomento costituiscono la sua maggior gloria, tanto che è possibile considerarlo come la personalità più rilevante fra i fondatori dell'"assedio scientifico". Per mantenere un alto profilo nell'ingegneria militare Luigi XIV fonderà l'École de Mézieres che sfornerà innumerevoli capaci ufficiali del Genio, anche se alla lunga sarà d'ostacolo alla capacità di innovazione a fronte delle nuove sfide. Ancora una volta non è un caso che l'altro grande nome del Genio francese sia stato un ufficiale di... Cavalleria: Marc René de Montalembert, che presentò, in polemica con l'"onnipotente" École de Mézieres (che gli impedì di pubblicare i suoi lavori fino al 1778), il suo sistema, detto fortificazione poligonale. Nella sua concezione, egli rinunciò sostanzialmente a tracciati complessi per sviluppare invece la potenza di fuoco delle artiglierie disposte in casematte, affinché potessero far convergere una grande quantità di fuoco trovandosi al contempo riparate dagli attacchi avversarî.

La sua opera finalmente pubblicata gli valse l'attenzione del Governo rivoluzionario, che lo chiamò ad alte cariche e per il quale preparò un cours complet de fortification in 92 modelli lignei. Con la sua opera si chiuse il ciclo del fronte bastionato inventato dai Sangallo più di trecento anni prima.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Rocchi Le origini della fortificazione moderna. Studi storico-critici, Roma, Voghera Enrico, 1894.
  • Montecuccoli Raimondo, Aforismi dell'Arte Bellica, Milano, F.lli Fabbri, 1973.
  • Pietro C. Marani (a cura di), Disegni di fortificazioni da Leonardo a Michelangelo, Firenze, Cantini Edizioni d'Arte, 1984.
  • Amelio Fara, Il sistema e la città - Architettura fortificata dell'Europa moderna, dai trattati alle realizzazioni, 1464-1794, Genova, Ed. Sagep, 1989.
  • Amelio Fara, La città da guerra, Torino, Einaudi, 1993.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ visto dall'alto
  2. ^ opera esterna
  3. ^ con fianchi arrotondati ed orecchioni
  4. ^ a fianchi rettilinei e senza orecchioni
  5. ^ opera esterna
  6. ^ a protezione della cortina
  7. ^ Dell'Architettura militare: l'epoca dei Sangallo e la Cittadella di Ancona; edizioni Errebi 1984
  8. ^ in particolare l'assedio napoleonico durato dal 3 maggio 1801 al 13 giugno 1802.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]