Papa Clemente VII

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Papa Clemente VII
Clemente VII
Clemente VII ritratto da Sebastiano del Piombo
219º papa della Chiesa cattolica
Medici popes.svg
Elezione 19 novembre 1523
Incoronazione 26 novembre 1523
Fine pontificato 25 settembre 1534
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Adriano VI
Successore papa Paolo III
Nome Giulio di Giuliano de' Medici
Nascita Firenze, 26 maggio 1478
Morte Roma, 25 settembre 1534
Sepoltura Basilica di Santa Maria sopra Minerva

Clemente VII, nato Giulio Zanobi di Giuliano de' Medici (Firenze, 26 maggio 1478Roma, 25 settembre 1534), esponente della famiglia fiorentina dei Medici, fu il 219º papa della Chiesa cattolica dal 1523 alla morte.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Una targa in un edificio di Borgo Pinti a Firenze che ricorda la nascita di Giulio (la data di nascita è inesatta)

Giulio era figlio naturale, poi legittimato di Giuliano de' Medici, ucciso nella Congiura dei Pazzi un mese prima della sua nascita, e di una certa Fioretta, forse figlia di Antonio Gorini. Da giovane fu affidato, dallo zio Lorenzo il Magnifico, alle cure di Antonio da Sangallo. Dopo poco tempo, però, lo zio lo prese direttamente sotto la sua protezione. Nel 1488 riuscì a convincere[ma se aveva dieci anni...] Ferdinando II d'Aragona a concedergli il priorato di Capua dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, beneficio prestigioso e molto remunerativo.

Nel 1495, a causa delle sollevazioni popolari contro il cugino Piero, Giulio de' Medici scappò da Firenze per rifugiarsi prima a Bologna, poi a Pitigliano, Città di Castello e Roma, dove visse per molto tempo ospite del cugino cardinale Giovanni, il futuro papa Leone X.

Arcivescovo di Firenze[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 maggio 1513 fu nominato arcivescovo di Firenze dal cugino papa Leone X, che aveva ripreso la città sconfiggendo le truppe francesi alleate dei repubblicani fiorentini. Il 14 agosto dello stesso anno Giulio fece il suo ingresso a Firenze. Alla morte del cugino Lorenzo de' Medici divenne anche signore della città. Sia come arcivescovo che come governatore[È il termine giusto?] si dimostrò un abile uomo di governo. Pur ricevendo spesso incarichi e missioni diplomatiche per conto del Papa non trascurò mai la sua arcidiocesi e con la collaborazione del suo vicario generale Pietro Andrea Gammaro volle conoscere, attraverso i singoli inventari, la situazione di tutte le chiese sotto la sua giurisdizione. Nel 1517 tenne un sinodo di tutto il clero diocesano.

Sventò una congiura tramata contro di lui e fu inflessibile contro i suoi nemici (1522).

Al servizio di Leone X e di Adriano VI[modifica | modifica wikitesto]

Il cardinale Giulio de' Medici (a sinistra) con Leone X (al centro) e il cardinale Luigi de' Rossi (a destra).

Nel 1513, con l'elezione di Leone X, Giulio ebbe la concessione dell'arcidiocesi di Firenze. Il 29 settembre dello stesso anno, dopo una serie di procedure e l'ottenimento delle dispense necessarie a superare lo scoglio della sua nascita illegittima, Giulio fu creato cardinale diacono del titolo di Santa Maria in Domnica.

Dopo questa nomina iniziò la sua ascesa, caratterizzata da una grande ricchezza di benefici ecclesiastici e da un ruolo molto delicato all'interno della politica pontificia. Tra le sue azioni è da ricordare il tentativo di costituire un'alleanza con l'Inghilterra per aiutare Leone X a contrastare le mire egemoniche di Francia e Spagna; per questo motivo fu nominato cardinale protettore d'Inghilterra. La caratteristica principale della politica di questo periodo fu la ricerca di un equilibrio tra i principi cristiani e l'indizione del Concilio Lateranense V (1512-1517), durante il quale Giulio si interessò di lotta contro le eresie. Da cardinale diacono nel frattempo fu dichiarato cardinale prete con il titolo di San Clemente (26 giugno 1517) e poi di San Lorenzo in Damaso.

Il 9 marzo 1517 fu nominato Vicecancelliere di Santa Romana Chiesa, incarico che gli diede modo di mettere alla prova le sue qualità diplomatiche. Nel delicato incarico mostrò un contegno serio in confronto a quello mondano e dissoluto del cugino. Mentre cercava di organizzare una crociata contro i turchi, che Leone X reputava assolutamente necessaria, dovette risolvere due problemi: la protesta luterana, e la successione dell'Impero che, dopo Massimiliano I, toccò al nipote Carlo, già re di Napoli. Nel corso del 1521 la situazione di Firenze (di cui era Governatore cittadino) lo tenne lontano per lungo tempo da Roma, ma l'improvvisa morte del papa, avvenuta nello stesso anno, lo costrinse a tornare a Roma per partecipare al conclave. Fu eletto Adriano VI, di cui aveva sostenuto la candidatura per ottenere l'appoggio di Carlo V. L'anno successivo fu vittima di una congiura, senza conseguenze, ordita dai repubblicani.

Il 3 agosto 1523 l'opera diplomatica di Giulio giunse alla conclusione: venne ratificata l'alleanza tra il papato e Carlo V. Poco dopo, nel settembre 1523 morì Adriano VI e Giulio, con l'appoggio dell'imperatore, dopo un difficile conclave che si protrasse per 50 giorni, fu eletto al soglio di Pietro.
Il 19 novembre Giulio de' Medici assunse il nome di Clemente VII.

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Governo della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Relazioni con la chiesa tedesca[modifica | modifica wikitesto]

Clemente VII ritratto da Sebastiano del Piombo intorno al 1526, Museo di Capodimonte.
Composizione del Conclave

Al conclave tenutosi dal 1º ottobre al 19 novembre 1523 parteciparono 45 cardinali. Presero parte alla votazione finale 39 cardinali su 45:

I seguenti cardinali non parteciparono al conclave:

Nonostante la scomunica comminata a Martin Lutero da papa Leone X nel 1521, la Riforma si andava espandendo sempre più in Germania. Nella seconda dieta di Norimberga, del febbraio 1524, gli stati tedeschi ratificarono l'editto di Worms come legge dell'Impero, promettendo, però, al legato pontificio, cardinale Lorenzo Campeggio, di mandarlo in esecuzione soltanto "nei limiti del possibile" e chiedendo un concilio nazionale che avrebbe dovuto aver luogo a Spira nello stesso anno. Sia il papa che l'imperatore negarono tale eventualità.

Lo scisma anglicano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Scisma anglicano.

Clemente VII fu talmente attento alla politica italiana ed europea che trascurò e sottovalutò il movimento protestante, in special modo quello inglese. Enrico VIII non aveva un erede maschio e di questo incolpava la moglie Caterina d'Aragona, la cui unica figlia era la principessa Maria. Dopo numerose relazioni con altrettante dame di corte, si innamorò di Anna Bolena, una delle più belle signore del tempo, ma protestante. Dal 1527 Enrico iniziò a cercare un modo per far annullare il suo matrimonio con Caterina, prendendo come scusa che il matrimonio con la vedova del fratello non poteva essere valido.

Per perorare la sua causa Enrico mandò a Roma Tommaso Moro, grande umanista e abile giurista. Nonostante le motivazioni addotte, il papa riteneva impossibile l'annullamento del matrimonio, soprattutto perché l’imperatore Carlo V era nipote di Caterina ed il papa non voleva renderselo nemico. Allora Enrico cominciò ad esercitare pressioni sul papa, arrivando, nel 1529 alla soppressione dell'indipendenza degli ecclesiastici inglesi e ad arrogarsi il diritto di nominare i vescovi.

Nel gennaio del 1533 Enrico VIII sposò Anna Bolena e, nel maggio dello stesso anno, il precedente matrimonio con Caterina d'Aragona fu dichiarato ufficialmente nullo dall’Arcivescovo di Canterbury. Dopo alcuni mesi, il 7 settembre 1533 nacque la futura regina Elisabetta, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena. Enrico venne scomunicato ed il papa continuava a ritenere legittimo il solo matrimonio con Caterina. Il re rispose allora con l'Atto di Supremazia, votato dal Parlamento il 3 novembre 1534, che lo dichiarava Re supremo e unico Capo della Chiesa d'Inghilterra, attribuendosi quel potere spirituale che fino a quella data era stato appannaggio esclusivo del pontefice. Chi (come lo stesso Thomas More) rifiutò di accettare con giuramento il provvedimento e di riconoscere il nuovo matrimonio del re con il relativo ordine di successione al trono, fu considerato reo di alto tradimento e punito con morte.

Lo scisma era ormai compiuto. Tutti i pagamenti che prima erano versati al papa ora venivano versati alla corona; il Parlamento escluse la principessa Maria dalla successione al trono in favore della figlia di Anna Bolena, nella speranza di un futuro erede maschio. La Bibbia venne tradotta in inglese, ai preti fu permesso sposarsi e le reliquie dei santi vennero distrutte.

Relazioni con i monarchi cristiani[modifica | modifica wikitesto]

La Seconda Lega Santa[modifica | modifica wikitesto]

Una delle prime iniziative del nuovo papa fu quella di portare la pace tra i regnanti cristiani. Lo scopo ultimo di Clemente VII era fare in modo che i re cristiani si alleassero tra loro in una vasta coalizione contro il sultano turco Solimano, che stava invadendo l'Europa balcanica. Cercò così di concordare una tregua tra il re di Francia, Francesco I di Valois, e l'imperatore Carlo V d'Asburgo, in guerra tra loro dal 1521. Questa mossa fu causata anche dalla sua preoccupazione per Firenze.

Dopo la conquista del Ducato di Milano (ottobre 1524) da parte di Francesco I, il pontefice costituì un'alleanza con il re di Francia e la Repubblica di Venezia (tra la fine del 1524 e il 1525) contro Carlo V. Ma quando la Francia fu sconfitta nella battaglia di Pavia, il papa di nuovo si rivolse a Carlo V, indotto a questa scelta dall'arcivescovo di Capua, il tedesco Niccolò Schomberg.

Clemente effettuò un altro cambiamento di fronte politico nel maggio 1526, quando creò una Lega Santa contro l'imperatore (Lega di Cognac o Seconda Lega Santa[1]). Gli incontri preparatori con il re francese furono gestiti dal datario apostolico, Gian Matteo Giberti.

Benvenuto Cellini, medaglia di Clemente VII.

Il patto fu stretto il 22 maggio 1526 a Cognac sur la Charente. Vi presero parte: Clemente VII, Francesco I, Firenze, Venezia e Francesco Maria Sforza. Scopo della lega era scacciare gli imperiali dall'Italia. I confederati si obbligavano a mettere insieme 2.500 cavalieri, 3.000 cavalli e 30.000 fanti; Francesco I avrebbe dovuto mandare un esercito in Lombardia e un altro in Spagna, mentre i veneziani e il pontefice avrebbero dovuto invadere il regno di Napoli con una flotta di ventotto navi. Cacciati gli spagnoli, il papa avrebbe dovuto mettere sul trono napoletano un principe italiano, che avrebbe dovuto pagare al re di Francia un canone annuo di 75.000 fiorini. Francesco I non tenne mai fede ai patti e, per tutto il 1526 non partecipò alle operazioni, preferendo trattare con Carlo V il riscatto dei suoi due figli, catturati dai tedeschi a Pavia e presi in ostaggio.

Il papa, vedendo che gli alleati non onoravano i patti, concluse una tregua di otto mesi con l'imperatore. Scaduti gli otto mesi, l'imperatore si mosse con il suo esercito verso Roma. Il 31 marzo 1527 passò il Reno, nei pressi di Bologna, e si diresse verso la Toscana. Le truppe della Lega Santa, comandate da Francesco Maria I della Rovere e dal marchese di Saluzzo, si accamparono vicino a Firenze per proteggerla dall'esercito invasore, ma questo effettuò una manovra aggiratrice: attraversò il territorio di Arezzo, quello di Siena, poi si diresse verso Roma. Lungo il tragitto gli imperiali, guidati da Carlo III di Borbone, devastarono Acquapendente e San Lorenzo alle Grotte, occuparono Viterbo e Ronciglione. Il 5 maggio gli invasori giunsero sotto le mura di Roma, difesa da una milizia piuttosto ridotta comandata da Renzo da Ceri (Lorenzo Orsini). Scopo dell'imperatore non era invadere la città: egli voleva forzare la mano al pontefice con un'azione dimostratrice.

Ma la soldataglia germanica che si era mossa al seguito dell'esercito imperiale si pose al di fuori del suo controllo. All'arrivo a Roma i "Lanzichenecchi" erano allo stremo, male armati e devastati dalla peste, che iniziava a diffondersi anche tra i romani. Per evitare il contagio, l'imperatore ritornò in Germania. Mancando la massima autorità, ogni gruppo di combattimento gestì in maniera autonoma le operazioni. Dopo un assedio reso vano dalla mancanza di bocche da fuoco, per una situazione fortuita, gli imperiali riuscirono a penetrare dalla sponda nord del Tevere.

L'assalto alle mura del Borgo iniziò la mattina del 6 maggio 1527 e si concentrò tra il Gianicolo e il Vaticano. Per essere di esempio ai suoi, Carlo III di Borbone fu tra i primi ad attaccare, ma mentre saliva su una scala fu colpito a morte da una palla d'archibugio. La sua morte[2] accrebbe l'impeto degli assalitori che, a prezzo di gravi perdite, riuscirono ad entrare in città. Caduto il Borbone, salì in posizione di comando Filiberto di Chalons, principe d'Orange.

Le soldataglie germaniche devastarono e saccheggiarono completamente la città, distruggendo tutto ciò che era possibile distruggere. Durante l'assalto Clemente VII, che non si era arreso al loro arrivo, si ritirò in preghiera nella cappella privata. Quando capì che la città era perduta, si rifugiò a Castel Sant'Angelo insieme ai cardinali e agli altri prelati grazie al sacrificio della guardia nobile, che lo protesse a prezzo della vita[3]. Questa vicenda è tristemente nota come il "sacco di Roma". Il saccheggio, feroce ed efferato, fu reso più crudele dall'appartenenza degli assalitori alla religione luterana, tanto che lo stesso imperatore ne rimase addolorato (forse per questo motivo la sua incoronazione, qualche anno dopo, venne celebrata a Bologna, temendo la reazione dei romani).

Il 5 giugno il pontefice fu fatto prigioniero. In dicembre fu liberato dietro la promessa del pagamento di un pesante indennizzo. Dovette versare al principe d'Orange 400.000 ducati, di cui 100.000 immediatamente e il resto entro tre mesi; era inoltre pattuita la consegna di Parma, Piacenza e Modena. Clemente VII, per evitare di ottemperare alle condizioni imposte dall'imperatore, abbandonò Roma e, il 16 dicembre 1527, si ritirò ad Orvieto e successivamente a Viterbo.

La pace con Carlo V[modifica | modifica wikitesto]

Clemente VII incorona Carlo V, Baccio Bandinelli, Salone dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze.

Carlo inviò un'ambasciata presso il papa per fare ammenda dell'episodio. E Clemente alla fine, non ritenendolo direttamente responsabile, lo perdonò. Dopo questi accordi, intorno alla fine del 1529, fu stipulata la Pace di Barcellona, secondo i termini della quale, il papa, il 24 febbraio 1530, incoronò a Bologna Carlo V imperatore, come segno di riconciliazione tra papato e impero. Carlo si impegnò a ristabilire a Firenze la signoria della famiglia Medici (di cui lo stesso Papa era membro), abbattendo la repubblica fiorentina[3] e a concedere la Borgogna a Francesco I, che in cambio prometteva di disinteressarsi degli affari italiani. Firenze fu consegnata ad Alessandro de' Medici (figlio illegittimo di Lorenzo), che sposò Margherita, figlia naturale di Carlo V.

Con i problemi della riforma che infuocavano la Germania, l'imperatore non si mosse dalla sua capitale e, con i turchi che imperversavano persino sul litorale laziale, il papa si riavvicinò alla Francia. Carlo V allora, con l'intenzione di rompere la nuova amicizia, propose al papa una lega di tutti gli stati italiani contro i turchi e gli propose di convocare un concilio generale per pacificare la Germania. Clemente VII accolse di buon animo la proposta della lega, ma non accettò la proposta del concilio, temendo di procurare un'arma per i suoi avversari. L’unica cosa che fu disposto a concedere fu un accordo segreto, consacrato con la bolla del 24 febbraio 1533, in cui il papa si impegnava a convocare il concilio a data da destinarsi.

Nell'autunno del 1533, il papa celebrò le nozze tra la nipote Caterina de' Medici, figlia di Lorenzo II de' Medici, ed Enrico di Valois, secondogenito di Francesco I di Francia.

Governo dello Stato pontificio[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 gennaio 1525, concesse un indulto ai Domenicani del Convento di Forlì per celebrare la messa del Beato Giacomo Salomoni ogni volta che, durante l'anno, la loro devozione li spingesse a farlo. Questo indulto è considerato importante nella storia delle celebrazioni ecclesiastiche, tanto da risultare come il più antico citato da Benedetto XIV nel documento De canonizatione[1].

Nel 1532 si impadronì, con un'abile manovra di copertura, della repubblica di Ancona: la costruzione a spese pontificie di una fortezza, in posizione dominante sulla città e sul porto, servì come cavallo di Troia per impadronirsi del potere nottetempo e soffocare sul nascere i tentativi di riprendere la libertà perduta. I denari pagati al papa dal cardinale che sarebbe stato il legato pontificio della città servirono a rimpinguare le casse papali depauperate dal sacco di Roma[4].

Mecenatismo e opere realizzate a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Nei periodi in cui non dovette dedicarsi alla politica, Clemente VII fu un grande mecenate. Spesso teneva i rapporti con gli artisti per mezzo del suo Guardarobiere e Maestro di Camera Pietro Giovanni Aliotti, costringendolo anche ad antipatici solleciti di consegna delle opere. Dell'Aliotti si lamentarono sia Michelangelo sia Benvenuto Cellini.

Il 17 dicembre 1524, con la bolla Inter sollicitudines et coram nobis, indisse per l'anno seguente un giubileo. Il papa aprì personalmente la Porta Santa. Ma l'affluenza dei pellegrini fu scarsa a causa delle guerre, del timore dell'avanzata turca e della rivolta dei contadini in Germania. Inoltre, nell'agosto del 1525 si ebbe una nuova epidemia di peste.

Tornato a Roma dopo la permanenza ad Orvieto, Clemente VII proseguì la sua opera di mecenate: sviluppò la Biblioteca Vaticana, continuò la costruzione della Basilica di San Pietro, portò a termine i lavori del Cortile di San Damaso e di Villa Madama. Incaricò, inoltre, Michelangelo di affrescare la Cappella Sistina con il Giudizio Universale, seguendone personalmente i lavori. Commentò e fece pubblicare tutte le opere di Ippocrate. Nel 1528 approvò l'Ordine dei Cappuccini e, nel 1530, approvò i Chierici Regolari di San Paolo (detti Barnabiti).

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Di ritorno dal matrimonio della nipote (1533), Clemente VII si riammalò della malattia che lo aveva colpito nel 1529 e che spesso tornava a visitarlo. Il papa morì a Roma il 25 settembre 1534, a soli 56 anni, dopo aver mangiato l'amanita phalloides (un fungo mortale). Secondo un'altra teoria, suggerita dal divulgatore scientifico canadese Joe Schwarcz, Clemente VII potrebbe essere stato assassinato mettendo dell'arsenico in una candela che il papa avrebbe portato in una processione, inalandone i fumi altamente tossici.[5]

Alla sua morte sotto la statua di Pasquino, venne posto un ritratto dell'Archiatra Pontificio Matteo Curti, con l'ironica scritta: «Ecce aqnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi», segno che fu un Papa poco amato dal popolo romano. Era stato un pontificato intensissimo e controverso, segnato dall'onta del Sacco di Roma, durato undici mesi. Clemente VII venne sepolto in Santa Maria sopra Minerva. Il suo mausoleo si trova di fronte a quello del cugino Leone X e fu disegnato da Antonio da Sangallo il Giovane.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Su Clemente girò il sospetto che Alessandro de' Medici fosse suo figlio. Questa circostanza è stata inizialmente smentita dallo storico ed esperto della famiglia de' Medici, Alfred von Reumont. Il cardinale Gasparo Contarini, solitamente ben informato, ha affermato che Alessandro era figlio naturale di Lorenzo il Magnifico. Tuttavia, gli studiosi e gli storici moderni confermano che Alessandro era figlio di Clemente VII. In particolare, il Pastor ritiene che il Papa sia stato di una moralità irreprensibile dopo l'elezione al Soglio, ma quando era ancora cardinale cedette più volte ai desideri della carne.[6]

Cardinali creati da Clemente VII[modifica | modifica wikitesto]

Concistoro del 3 maggio 1527
Concistoro del 21 novembre 1527
Concistoro del 7 dicembre 1527
Concistoro del 20 dicembre 1527
Concistoro del gennaio 1529
Concistoro del 10 gennaio 1529
Concistoro del 13 agosto 1529
Concistoro del 9 marzo 1530
Concistoro dell'8 giugno 1530
Concistoro del 22 febbraio 1531
Concistoro del 22 settembre 1531
Concistoro del 21 febbraio 1533
Concistoro del 3 marzo 1533
Concistoro del 7 novembre 1533

Diocesi erette da Clemente VII[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Genealogia episcopale.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Signoria di Firenze
De' Medici
Coat of arms of the House of Medici.svg

Cosimo il Vecchio
Piero il Gottoso
Lorenzo il Magnifico
Piero il Fatuo
Giovanni, papa Leone X
Giuliano, duca di Nemours
Figli
Lorenzo, duca di Urbino
Figli
Giulio, papa Clemente VII
Ippolito
Figli
Alessandro, duca di Firenze
Modifica
Papa Clemente VII Padre:
Giuliano de' Medici
Nonno paterno:
Piero de' Medici
Bisnonno paterno:
Cosimo de' Medici
Trisnonno paterno:
Giovanni di Bicci de' Medici
Trisnonna paterna:
Piccarda Bueri
Bisnonna paterna:
Contessina de' Bardi
Trisnonno paterno:
Alessandro de' Bardi
Trisnonna paterna:
Emilia Pannocchieschi
Nonna paterna:
Lucrezia Tornabuoni
Bisnonno paterno:
Francesco Tornabuoni
Trisnonno paterno:
Simone Tornabuoni
Trisnonna paterna:
 ?
Bisnonna paterna:
Selvaggia degli Alessandri
Trisnonno paterno:
Maso degli Alessandri
Trisnonna paterna:
Nanna Cavalcanti
Madre:
Fioretta Gorini
Nonno materno:
Antonio Gorini
Bisnonno materno:
?
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?
Bisnonna materna:
 ?
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?
Nonna materna:
 ?
Bisnonno materno:
 ?
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?
Bisnonna materna:
 ?
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La prima era la Lega di Cambrai.
  2. ^ Sull'episodio nacque l'aneddoto del famoso colpo di archibugio scoccato da Benvenuto Cellini dai bastioni di Castel Sant'Angelo.
  3. ^ a b Antonio Brancati, Trebi Pagliarani, 20. L'Impero di Carlo V, una formazione anacronistica in Dialogo con la storia 1, Firenze, La Nuova Italia, p. 266.
  4. ^ Peris Persi, in Conoscere l'Italia, vol. Marche, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1982 (pag. 74); AA.VV. Meravigliosa Italia, Enciclopedia delle regioni a cura di Valerio Lugoni, ed. Aristea, Milano; Guido Piovene, in Tuttitalia, Casa Editrice Sansoni, Firenze & Istituto Geografico De Agostini, Novara (pag. 31); Pietro Zampetti, in Itinerari dell'Espresso, vol. Marche, a cura di Neri Pozza, Editrice L'Espresso, Roma 1980
  5. ^ Joe Schwarcz, Come si sbriciola un biscotto?, pag. 156.
  6. ^ Ludwig von Pastor e Paul Kegan, The history of the popes, from the close of the middle ages, Trench, Trubner, Co & Ltd., 1910, pp. 328-330.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Annuaire Pontifical Catholique, Maison de la Bonne Presse, Parigi 1935.
  • La chiesa fiorentina, Curia arcivescovile, Firenze 1970.
  • Maurizio Gattoni, Clemente VII e la geo-politica dello Stato Pontificio (1523-1534), Città del Vaticano, Collectanea Archivi Vaticani, (49), 2002
  • Maurizio Gattoni, Pace universale o tregue bilaterali? Clemente VII e l'istruzione a Nicolaus Schömberg, Arcivescovo di Capua (1524, in Ricerche Storiche, XXX (2000), n.1, pp. 171–196

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Adriano VI 19 novembre 1523 - 25 settembre 1534 Papa Paolo III
Predecessore Arcivescovo di Embrun Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Rostaing d'Ancezune
1494-1510
1510-1511 Niccolò Fieschi
1511-1516
Predecessore Arcivescovo di Firenze Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Cosimo de' Pazzi 1513-1523 Niccolò Ridolfi
Predecessore Cardinale diacono di Santa Maria in Domnica Successore CardinalCoA PioM.svg
Giovanni de' Medici 1513-1517 Innocenzo Cybo
Predecessore Vescovo di Albi Successore BishopCoA PioM.svg
Robert Guibé 1513-1515 Adrian Gouffier de Boissy
Predecessore Arcivescovo di Narbona Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Guillaume Briçonnet 1515-1523 Giovanni di Lorena
Predecessore Abate Commendatario di Morimondo Successore Prepozyt.png
Federico Sanseverino 1516-1521 Innocenzo Del Monte
Predecessore Cardinale presbitero di San Clemente Successore CardinalCoA PioM.svg
Francesco Argentino 1517 Luigi de' Rossi
Predecessore Cardinale presbitero di San Lorenzo in Damaso Successore CardinalCoA PioM.svg
Raffaele Sansoni Galeotti Riario 1517-1523 Pompeo Colonna
Predecessore Vescovo di Albenga Successore BishopCoA PioM.svg
Bandinello Sauli 1517-1518 Giangiacomo di Gambarana
Predecessore Signore di Firenze Successore
Lorenzo Duca di Urbino 1519-1523 Cardinale Ippolito de' Medici
Alessandro de' Medici il Moro
Predecessore Vescovo di Eger Successore BishopCoA PioM.svg
Ippolito I d'Este 1520-1523 Pál Várdai
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