Bramante
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Donato di Angelo di Pascuccio detto il Bramante (Fermignano, 1444 – Roma, 11 marzo 1514) è stato un architetto e pittore italiano.
Indice |
[modifica] Biografia e opere
Nato a Fermignano, nei pressi di Urbino, all'epoca nel territorio di Casteldurante (l'odierna Urbania), si formò artisticamente nella sua città natale ma iniziò ben presto a viaggiare e a lavorare a Mantova, Milano e Roma.
La sua opera fu influenzata dalla prospettiva e dalla classicità di Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna e Melozzo da Forlì. L'influsso di quest'ultimo si manifesta in particolare nelle opere milanesi. Lo studio di Vitruvio, degli antichi edifici classici e le discussioni con Leonardo da Vinci, lo indirizzarono verso l'impiego di forme architettoniche possenti e classiche, una concezione organica delle masse strutturali al fine di creare equilibrio e armonia. Un esempio lo troviamo nella sua Prospettiva di città ideale, che risulta una sorta di manifesto della nuova architettura milanese, ormai pienamente rinascimentale. In questa prospettiva troviamo in fondo al centro un arco di trionfo e una cupola brunelleschiana, mentre ai lati abbiamo due palazzi con caratteristiche diverse: uno con colonne corinzie e trabeazione al piano terra, paraste e finestre ad arco tondo al primo piano; l'altro ha pilastri che reggono archi al piano terra, mentre al primo piano presenta finestre a timpano e oculi.
Come architetto, Bramante fu il primo a riuscire a ricreare un edificio che avesse tutte le caratteristiche classiche, tanto da essere preso a modello anche dai suoi contemporanei.
[modifica] Gli anni della formazione
Fino al 1476 Bramante restò probabilmente a Urbino, dove fu allievo di fra Carnevale e divenne pittore "prospectivo", cioè specializzato nella costruzione di uno spazio per lo più architettonico quale sfondo di una scena. Entrò in contatto con le opere di Mantegna, Piero della Francesca, Luca Signorelli e Melozzo da Forlì, nonché con le produzioni artistiche di centri come Perugia, Ferrara, Mantova e Padova. Dopo il 1472 conobbe Francesco di Giorgio Martini.
[modifica] Ad Urbino
Poco sappiamo della sua attività artistica nel periodo giovanile urbinate, con attribuzioni molto problematiche. È probabile che abbia lavorato nel cantiere del Palazzo Ducale di Federico da Montefeltro progettato da Luciano Laurana.
A Bramante è tradizionalmente attribuito il progetto per la chiesa di San Bernardino degli Zoccolanti posta poco fuori della cinta muraria cittadina, voluta del duca Federico III e destinata a diventare il mausoleo dei Montefeltro. Ospita infatti le tombe di Federico III e Guidobaldo I Duchi d'Urbino. Tuttavia, attualmente prevale l'attribuzione a Francesco di Giorgio Martini, anche se è probabile una collaborazione diretta del giovane Bramante.
Una sua, improbabile, collaborazione è ipotizzata anche per la Cappella del Perdono[1], posta all'interno del Palazzo Ducale.
[modifica] A Milano
Bramante è documentato in Lombardia nel 1477, quando a Bergamo affrescò la facciata del Palazzo del Podestà (filosofi dell'antichità in inquadrature architettoniche) e forse anche quella di una casa d'abitazione. Nel 1478 è probabile un suo primo soggiorno a Milano, forse inviato da Federico da Montefeltro per seguire i lavori nel suo palazzo a Porta Ticinese, ricevuto da poco in dono da Galeazzo Maria Sforza o forse al seguito dell'Amadeo, conosciuto sul cantiere della cappella Colleoni.
Giunto a Milano per la sua fama di pittore, vi rimase fino al 1499 lavorando prevalentemente come architetto per Ludovico il Moro ed esercitando una grande influenza ed autorità sulla cultura lombarda, in parallelo con Leonardo da Vinci presente a Milano negli stessi anni. Nel 1487 partecipò, come anche Leonardo e Amadeo ed altri, al concorso per il tiburio del Duomo di Milano, proponendolo di pianta quadrata e direttamente impostato sui piloni, realizzando un modello ligneo perduto e scrivendo una relazione, conosciuta come Opinio super Domicilium seu Templum Magnum che rappresenta l'unico scritto teorico d'architettura di Bramante che ci sia pervenuto, in cui, interpretando Vitruvio, indicava come caratteristiche dell'architettura la "fortezza", la "conformità cum el resto de l'edificio", la "legiereza" e la beleza".[2]
[modifica] Attività pittorica
Bramante fu attivo in Lombardia anche come pittore, malgrado restino solo pochi affreschi, a Milano e Bergamo: gli affreschi frammentari rappresentanti Eraclito e Democrito e Uomini d'arme (oggi alla Pinacoteca di Brera) eseguiti tra il 1486 ed il 1487 per la casa del poeta Gaspare Visconti, mecenate e protettore dell'artista, ed altri frammenti quasi illegibili rappresentanti dei Filosofi dell'antichità eseguiti per il Palazzo del Podestà di Bergamo.[3] Completamente deperiti sono invece gli affreschi della facciata di Palazzo Fontana Silvestri anch'essi attribuiti al Bramante.
Ai primi anni dell'attività milanese risale la cosiddetta Incisione Prevedari, del 1481: si tratta di una visione architettonica rappresentante il grandioso interno di una architettura classicheggiante incisa da Bernardo Prevedari su disegno di Donato Bramante, il cui nome è riportato in un'iscrizione in caratteri lapidari. L'incisione dimostra come molti temi dell'architettura bramantesca legati al rapporto con l'antico, siano già maturi vent'anni prima delle opere romane. Tradizionalmente gli vengono attribuiti anche un dipinto su tavola, il Cristo alla colonna, già nell'abbazia di Chiaravalle, e l'affresco detto di Argo, nella sala del tesoro del Castello Sforzesco.
Ebbe come allievo il pittore Bartolomeo Suardi detto il Bramantino ed ebbe un importante influsso sulla cultura pittorica lombarda.[4] Nel successivo periodo romano Bramante sembra cessare l'attività pittorica.[5], forse per il venuto impegno nei grandi cantieri papali.
[modifica] Santa Maria presso San Satiro (1482-1486)
Non è noto esattamente quando Bramante abbia iniziato la sua attività in questo complesso, probabilmente intorno alla fine del 1481 (anno dell'incisione Prevedari), dato che nel 1482 fu nominato per la prima volta come "testimone". In questa chiesa la sua presenza è più volte documentata: nel 1483, quando Agostino De Fondulis fu incaricato di eseguire la decorazione scultorea per la Sagrestia, e ancora nel 1486, quando Giovanni Antonio Amadeo iniziò la facciata, e poi nel 1497-98 per la Cappella di San Teodoro, mai costruita.
La successione dei lavori fu complessa ed in parte ancora da chiarire, e i documenti sinora reperiti non comprovano definitivamente che la soluzione dell'abside prospettica sia da ascrivere a Bramante; questa comunque è l'attribuzione preponderante nella letteratura artistica, nonostante che nel contratto del 1486 l'Amadeo appare in una veste ben più preponderante e che pertanto alcuni ritengano che la paternità dell'intero progetto sia da ascrivere all'Amadeo.
Altrettanto controversa ed incerta è l'attribuzione della Sacrestia bramantesca a pianta ottagonale. Nell'esterno del complesso troviamo il primo esempio di utilizzo a Milano di un ordine classico, nella facciata su via Falcone.
[modifica] Trasformazione di Sant'Ambrogio (1492-1500)
È la seconda grande opera milanese di Bramante, commissionata da Ludovico il Moro e dal fratello Ascanio Sforza, che chiedono due interventi: una canonica e due chiostri per i monaci cistercensi. Della canonica Bramante riuscì a costruire solo uno dei quattro lati previsti e ad impostare le colonne per il secondo, che non verrà mai innalzato. Una particolarità del progetto è la presenza di colonne ad tronkonos (cioè sembrano dei tronchi d'albero spogliati) che reggono un arco di trionfo. Tutto il complesso avrebbe dovuto ricordare un foro romano, porticato sui quattro lati e con un arco di trionfo per ogni lato. Ascanio chiuse questi due grandi chiostri con un refettorio al centro, oggi sede dell'Università Cattolica.
Bramante inventò un tipo nuovo di convento, che verrà imitato per tutto il Cinquecento: il portico è altissimo, con i suoi 7,5 metri d'altezza, e avrà successo come tipologia in quanto si rivelò particolarmente adatto ad ospitare sia grandi stanze, come mense e biblioteche, sia due piani di celle per i monaci.
[modifica] Tribuna di Santa Maria delle Grazie (1490-1499)
Nel 1490, Guiniforte Solari terminò la costruzione della chiesa in forme tardo-gotiche. A questo punto, Ludovico il Moro ordinò di smantellare la tribuna appena costruita per far posto a quella, assai vasta, rinascimentale, da alcuni attribuita al Bramante e da altri all'Amadeo. L'architetto impostò due absidi laterali grandi il doppio rispetto alle cappelle preesistenti e un coro molto allungato terminante con un'altra abside. La differenza di scala la possiamo notare anche in sezione: infatti il progetto amadeesco-bramantesco è alto il doppio rispetto a quello di Solari e termina con una cupola ottagonale che è la più alta costruita dopo quella di Santa Maria del Fiore.
La tribuna venne completata dopo la partenza di Bramante; questo si può notare dalla contrapposizione tra l'ordine geometrico tipicamente rinascimentale e l'eccesso di decorazioni tipicamente lombardo, realizzate successivamente e sicuramente da Giovanni Antonio Amadeo in base alla documentazione pervenutaci.
[modifica] Altre opere lombarde
A Bramante vengono attribuite, non senza incertezze, numerose opere in varie città lombarde, progettate durante la sua permanenza a Milano. Spesso, per mancanze documentali, non si riesce a distinguere tra un intervento diretto in cantiere, la fornitura di disegni da far eseguire a capimastri locali, o la semplice influenza che l'autorità del maestro trasmetteva ad un vasto ambito culturale e che persisterà anche dopo la sua partenza per Roma.
[modifica] Pavia
Concordemente viene attribuito a Bramante il progetto planimetrico dell'imponente Duomo di Pavia, basato sull'innesto di un nucleo ottagonale a cupola con un corpo longitudinale a tre navate (come nella cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze o nel Santuario della Santa Casa di Loreto, allora in costruzione). Al progetto del Bramante, che intervenne in cantiere nel 1488, oltre allo schema planimetrico generale vengono attribuiti la cripta (terminata nel 1492) e la parte basamentale della zona absidale dell'edificio[6] continuato molto lentamente, dopo la partenza di Bramante da Milano, secondo i progetti di altri architetti tra cui Pellegrino Tibaldi.
Nel progetto bramantesco sono stati rintracciati numerosi riferimenti a riprova della vasta cultura dell'architetto, tra cui il progetto originario della basilica di Santo Spirito del Brunelleschi, al quale rimanda il susseguirsi sul perimetro di cappelle semicircolari estradossate. Con questo progetto, Bramante, al di là delle apparenze, si pone come erede delle proposte innovatrici ed all'insegnamento del Brunelleschi, "fondatore" dell’architettura rinascimentale.[7]
Un altro importante riferimento culturale sono i contemporanei studi di Leonardo da Vinci su edifici a pianta centrale, che presentano analogie con il Duomo pavese, più come atteggiamento che per specifiche soluzioni.[8]
[modifica] Santuario Beata Vergine dei Miracoli a Saronno
Con diverse riserve, a Bramante è attribuito un ruolo nella disegno del Santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno. Tuttavia, non vi sono documenti che attestino la partecipazione dell'architetto al progetto iniziale del santuario.
[modifica] Vigevano
Nel 1492 e nel 1494-1496 Bramante lavorò a Vigevano per incarico di Ludovico il Moro e durante tali soggiorni forse impostò la conformazione urbanistica della Piazza Ducale,[9], oltre che intervenire sul castello.
[modifica] A Roma
Il nuovo secolo segnò la caduta di Ludovico il Moro (1499), che aveva fatto dell'artista l'ingegnere ducale dello stato di Milano e fu caratterizzato dalla morte di Gaspare Visconti. L'architetto decise così di trasferirsi a Rom] dove ebbe subito importanti commissioni, come l'affresco per l'anno giubilare a San Giovanni in Laterano, il chiostro della Pace, il palazzo Caprini e il tempietto di San Pietro. Da papa Alessandro VI fu nominato sottoarchitetto. Lavorò poi per Giulio II come primo architetto, vincendo la concorrenza di Giuliano da Sangallo. Non sappiamo se prima del 1499 egli fosse mai andato a Roma[10], ma certamente il contatto con i resti dell'architettura romana ebbe su di lui una grande influenza, provocando una profonda evoluzione nonostante il maestro avesse già 55 anni, tanto che già sue prime opere romane sono molto diverse dalle ultime milanesi.[11]
[modifica] Chiostro di Santa Maria della Pace (1500-1504)
È molto probabile che sia una delle prime opere romane di Bramante (fu progettata nel 1500, poco dopo il suo arrivo a Roma); è importantissima perché per la prima volta appaiono due dei quattro ordini dell'antichità (tuscanico, dorico, ionico e corinzio) sovrapposti uno all'altro. Il tuscanico si riconosce perché viene a costruirsi come elemento basamentale. Al secondo piano c'è il composito.
Il chiostro ha un'architettura alla romana: paraste ed archi a tutto sesto, pilastri e colonne alternati che sostengono l'architrave dell'ordine superiore e architrave rettilineo (copertura piana) perché c'è la trabeazione. Esso presenta un linguaggio radicale per la sua severità e per la mancanza di qualsiasi decorazione; in questo Bramante si distacca dal periodo milanese, durante il quale realizzava opere molto decorate.
[modifica] Tempietto in San Pietro in Montorio (1502)
Commissionato dal Re di Spagna, è un tempietto monoptero di piccole dimensioni, sopraelevato, ripreso dagli antichi tempi peripteri circolari e monumentali romani (i cosiddetti martiria, perché edificati in onore a martiri). Ha un corpo cilindrico (dal quale possiamo dedurre l'ammirazione rinascimentale per la perfetta forma circolare), scavato da nicchie di alleggerimento e circondato da un colonnato dorico (periptero), sopra al quale corre una trabeazione decorata con triglifi e metope a tema liturgico di origine greca. Il colonnato esterno circonda la cella la cui muratura è scandita da paraste come proiezione delle colonne del peristilio. In modo canonico pone la colonna dorica su una base come i Romani (mentre i greci la poggiavano direttamente sul crepidoma, cioè il pavimento del tempio).
L'interno della cella ha un diametro di circa 4 metri e mezzo, cosicché non rimane spazio per le celebrazioni liturgiche: questo probabilmente significa che il tempietto fu costruito non con funzioni di chiesa, ma come un vero e proprio monumento celebrativo, in questo caso del martirio di san Pietro (il Gianicolo, dove sorge il tempietto, era tradizionalmente considerato il luogo dove il santo aveva subìto la crocefissione).
Nel progetto originario il cortile, ora quadrato, era circolare e sottolineava la centralità del tempio. Il significato di centralità dell'esperienza religiosa veniva così amplificato dallo spazio architettonico circostante, in cui si combinavano ancora elementi architettonici classici che davano un'importanza di "exemplum" all'insieme.
Anche in questo progetto del Bramante torna come riferimento il numero perfetto che configura la pianta circolare con 2 peripteri da 16 pilastri (si veda Santa Maria della Pace).
Le paraste scaturiscono anch'esse dalla centralità del progetto in quanto sono dimensionate mediante la proiezione dal centro; quelle anteriori le colonne sono più piccole,quelle posteriori più larghe.
La cupola, realizzata in conglomerato cementizio (alla maniera degli antichi), ha un raggio pari alla sua altezza, e all'altezza del tamburo su cui si appoggia; in questo ha un chiaro rapporto con il Pantheon (nel quale la cupola, anch'essa una semisfera, è alta la metà esatta dell'edificio completo).
[modifica] Progetto per la nuova Basilica di San Pietro
Da vari decenni i papi pensavano di rinnovare la vecchia basilica paleocristiana, che era sempre meno in grado di far fronte alle sue molteplici funzioni anche a causa di problemi statici dovuti ai muri relativamente sottili ed al tetto a capriate che minacciavano di crollare. Papa Niccolò V aveva iniziato lavori per aggiungere alla vecchia navata un nuovo coro ed un transetto, di sormontare la chiesa con una cupola e di rinnovare la navata.
Dopo ul lungo periodo di inattività il cantiere fu riaperto da Giulio II che intendeva proseguire i lavori intrapresi Bernardo Rossellino. Tuttavia nel 1505, in un clima culturale pianamente rinascimentale che aveva coinvolto la Chiesa e la Curia, Giulio II decise la costruzione di una nuova colossale basilica che accogliese anche il grandioso mausoleo, affidato a Michelangelo Buonarroti, che aveva concepito per la propria sepoltura.
Dopo aver consultato i maggiori artisti del tempo, i lavori furono affidati a Bramante del quale ci rimangono alcuni progetti, tra i quali il famoso "piano pergamena", in cui propose una perfetta pianta centrale, a croce greca, caratterizzata da una grande cupola emisferica posta al centro del complesso e con altre quattro croci greche più piccole disposte simmetricamente a quincunx intorno alla grande cupola centrale.
Il progetto rappresenta un momento cruciale nell'evoluzione dell'architettura rinascimentale, ponendosi come conclusione di varie esperienze progettuali ed intellettuali. La grande cupola era ispirata a quella del Pantheon e doveva essere realizzata in conglomerato cementizio, ed in generale tutto il progetto fa riferimento all'architettura romana antica nella caratteristica di avere le pareti murarie come masse plastiche capaci di articolare lo spazio in senso dinamico. La costruzione della nuova basilica avrebbe inoltre rappresentato la più grandiosa applicazione degli studi teorici intrapresi da Francesco di Giorgio Martini a Leonardo da Vinci per chiese a pianta centrale, studi chiaramente ispirati alla tribuna ottagonale della cattedrale di Firenze. Altri riferimenti vengono dalla scuola fiorentina, in particolare con Giuliano da Sangallo che aveva utilizzato la pianta a croce greca ed aveva già proposto un progetto a pianta centrale per la basilica di San Pietro.[12]
Tuttavia non tutti i disegni di Bramante indicano una soluzione di pianta centrale perfetta, segno forse che la configurazione finale della chiesa era ancora questione aperta. Vennero, nei mesi del 1505, elaborate soluzioni capaci di integrare quanto già costruito del nuovo ed il corpo longitudinale della navata con una nuova crocera con transetto e cupola.
Nei lavori in cantiere, infatti, fu mantenuto quanto costruito dal Rossellino per il coro absidale, portato a termine completandolo con lesene doriche, in contrasto con il progetto del "piano pergamena". La sola certezza sulle ultime intenzioni di Bramante e Giulio II è la realizzazione dei quattro possenti pilastri uniti da quattro grandi arconi destinati a sorreggere la grande cupola, fin dall'inizio, dunque, elemento fondante della nuova basilica.[13] Pertanto nonostante una serie di lunghissimi avvicendamenti alla conduzione del cantiere (da Raffaello Sanzio, a Michelangelo Buonarroti, a Carlo Maderno), i progetti bramanteschi influenzarono comunque lo sviluppo dell'edificio, con l'uso della volta a botte e con i quattro piloni sormontati da altrettanti pennacchi diagonali a sostegno di una vasta cupola emisferica. Benché l'esterno e buona parte dell'interno dell'attuale San Pietro parlino il linguaggio di Michelangelo, furono Giulio II e Donato Bramante i veri ideatori di questo centro spirituale e materiale della città.
I lavori condotti dal Bramante iniziarono nel 1506 con la demolizione dell'abside ed il transetto dell'antica basilica, suscitando polemiche permanenti fuori e dentro la Chiesa.[14] Bramante, soprannominato "maestro ruinante", fu dileggiato nel dialogo satirico Simia ("Scimmia") di Andrea Guarna, pubblicato a Milano nel 1517, che racconta come l'architetto, presentandosi da morto davanti a san Pietro, venga da questi rampognato per la demolizione, rispondendo con la proposta di ricostruire l'intero Paradiso.[15]
[modifica] Cortile del Belvedere
Dal 1505 Bramante cominciò a progettare e realizzare, su ordine di Giulio II, la sistemazione di un vasto spazio (circa 300 x 100 m) in pendio posto tra il palazzetto di papa Innocenzo VIII, detto il casino del Belvedere per la sua posizione rialzata, ed il resto del complesso vaticano (in particolare con con la Cappella Sistina e gli appartamenti papali).
Il cortile fu diviso in tre terrazzamenti con quote differenti, collegati da rampe, e chiuso lateralmente da lunghi corpi di fabbrica, utilizzati in vario modo. Nel cortile più basso, pensato come un teatro e concluso con un'esedra semicircolare, furono posti tre ordini di loggiati differenti: dorico, ionico e corinzio, che si interrompono nella prima scalinata con scalini dolci e leggermene inclinati. Il secondo cortile, più piccolo, fu concluso da pareti con un unico ordine. Il cortile superiore al quale si accedeva per mezzo di una doppia scalinata a farfalla, presentava una scansione delle pareti a doppio ordine con paraste scandite a formare delle delle serliane. La prospettiva del cortile era conclusa da una grande nicchia, realizzata nel 1565 ad opera dell'architetto Pirro Ligorio a dare un prospetto compiuto all'antico Casino del Belvedere.
Dietro il nicchione fu creato un altro cortile ottagonale, anch'esso detto "cortile del Belvedere", che accolse per lungo tempo la raccolta di statue antiche del papa, compreso l'Apollo del Belvedere.
Bramante non vide completo questo cantiere, come del resto tutti grandi cantieri papali, ed i lavori continuarono nel corso del XVI secolo. Il complessivo progetto bramantesco fu però alterato in epoche successive. Tra il 1585 ed il 1590 il Cortile del Belvedere venne diviso dal braccio trasversale della Biblioteca di Sisto V, interrompendo la continuità visiva del grande spazio terrazzato. Nel 1822 venne realizzato un secondo corpo di fabbrica trasversale, oggi occupato dai Musei Vaticani. Da quel momento si crearono quindi tre cortili aperti: il Cortile della Pigna (che prende il nome da una colossale pigna romana di bronzo), il Cortile della Biblioteca e il Cortile del Belvedere.
[modifica] Palazzo Caprini (distrutto)
Progettato da Bramante intorno al 1510, era chiamato anche Palazzo di Raffaello (o Casa di Raffaello) perché l'artista vi aveva preso dimora e vi morì. Fu trasformato nel XVI secolo fu poi distrutto nel XVII secolo. Nonostante ciò, fu un prototipo fondativo dell'architettura civile rinascimentale, rappresentando un modello di palazzo che avrà molti imitatori sia a Roma, sia altrove (Andrea Palladio).
La facciata era caratterizzata da un alto basamento in finto bugnato gettato in casseforme, che comprendeva un piano inferiore, destinato a botteghe (come da tradizione medioevale) ed un piano mezzanino. Il piano nobile scandito da cinque campate un ordine gigante di colonne doriche binate sormontate da una completa trabeazione, corrispondente ad un piano sottotetto di servizio che prendeva luce da fori sulle metope.
[modifica] Altre opere a Roma
- Progetto per la chiesa dei Santi Celso e Giuliano, su incarico di Giulio II in conseguenza della demolizione dell'antica chiesa a seguito dei lavori di allargamento di via dei Banchi. Il progetto, a pianta centrale, viene messo in relazione a quelli contemporanei per San Pietro. Per mancanza di fondi non fu compiuta e quanto realizzato fu distrutto e sostituito dall'attuale chiesa.[16]
- La Porta Giulia in bugnato a chiave.
- Coro di Santa Maria del Popolo.
- Palazzo Castellesi.
[modifica] Altre opere nei possedimenti papali
A Bramante sono attribuite vari opere in Lazio e comunque nello stato pontificio come per esempio la chiesa di Capranica Prenestina
[modifica] Fortificazioni
Come primo architetto papale Bramante fu responsabile di tutte le fabbriche papali, ed intervenne, con modalità ancora in parte da definire, nella progettazione di fortificazioni come la fortezza detta "di Bramante" a Civitavecchia, la fortezza di Civita Castellana (intorno al 1506)[17], ed altre.
[modifica] Loreto
Come architetto del papa, Bramante fu chiamato dal 1507 al 1509 ad occuparsi del Santuario della Santa Casa di Loreto, che Giulio II aveva portato sotto la diretta giurisdizione pontificia. A quella data la chiesa era già stata edificata e l'intervento di Bramante si limitò al progetto della facciata (non realizzata), della piazza antistante e del Palazzo Apostolico adiacente, oltre che del rivestimento marmoreo che racchiude la "Santa casa di Nazareth" contenuta nel santuario[18], poi attuato sotto la direzione dei suoi successori a Loreto: Cristoforo Romano (1509-1512), Andrea Sansovino (1513-25, che realizzò bassorilievi e sculture), Ranieri Nerucci e Antonio da Sangallo il Giovane.
L'involucro architettonico scandito da lesene corinzie, presenta il tema dell'arco di trionfo (due interassi minori ai lati di un interasse maggiore) serializzato come nel cortile superiore del Belvedere[19] e ripetuto sul perimetro della casetta che secondo la leggenda è giunta in volo a Loreto da Nazaret.
[modifica] Altri progetti
[modifica] Chiesa parrocchiale di Roccaverano
Oltre a fondamentali contributi nel recupero degli ordini classici, nella ricerca sulla pianta centrale ed in genere nella formazione del linguaggio archittonico del Rinascimento maturo, Bramante affrontò anche il difficile problema di come adattare il disegno della facciata del tempio classico al consueto organismo basilicale delle chiese con navate a diverse altezze che aveva impegnato gli architetti del Rinascimento anche in relazione alle riflessioni sull'opera vitruviana ed in particolare sulle ipotetiche ricostruzioni della Basilica di Fano.
Bramante, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Annunziata a Roccaverano, affrontò tale tema di ricerca, che aveva interessato anche Alberti, con una soluzione anticipatrice delle chiese veneziane del Palladio. La facciata dell'edificio, progettata intorno al 1509 ed attribuita a Bramante[20], ricerca un'integrazione con l'interno e risulta costituita dal sovrapporsi sullo stesso piano di due schemi templari (con diversa altezza dell'ordine): uno relativo alla sola navata centrale, concluso da un timpano completo e l'altro esteso all'intera larghezza della facciata, concluso sulla proiezione delle navate laterali con due semitimpani.
Tale soluzione, ad ordini intersecanti, sarà ripresa dell'allievo Baldassarre Peruzzi intorno al 1515 nella Sagra di Carpi e da Andrea Palladio nella chiesa del Redentore, nella basilica di San Giorgio Maggiore e nella facciata di San Francesco della Vigna. La soluzione alternativa, che avrà il sopravvento, consiste nella sovrapposizione di due ordini e la ripartizione della facciata su due livelli.
L'impegno di Bramante, architetto del papa, per questo piccolo centro dell'astigiano, sembra doversi al vescovo Enrico Bruno, funzionario di spicco nella corte papale di Giulio II e nativo di Roccaverano.[21]
[modifica] Curiosità
| Questa sezione contiene «curiosità» da riorganizzare.
Contribuisci a migliorarla integrando se possibile le informazioni nel corpo della voce e rimuovendo quelle inappropriate.
|
- Bramante in letteratura: "Fu di facundia grande ne' versi", scrive nel 1521 il Caporali su Donato Bramante. L'architetto e pittore italiano, celebre quale maestro d'originalità rinascimentale, all'epoca era lodato sovente per la sua letteratura. Ci ha lasciato infatti un piccolo canzoniere di 25 sonetti, 15 di tema amoroso petrarchesco e altri di argomento burlesco o biografico.
[modifica] Note
- ^ G. de Zoppi, La Cappella del Perdono e il Tempietto delle Muse nel Palazzo Ducale di Urbino, in "Annali di Architettura", n. 16, 2004.
- ^ Marco Rossi, Disegno storico dell'arte lombarda, 2005.
- ^ G.A. Dell'Acqua, Bramantino e Bramante pittore, 1978.
- ^ L. Arrigoni, E. Daffra, P.C. Marani Pinacoteca di Brera, 1998.
- ^ G.A. Dell'Acqua, Op. cit., 1978.
- ^ A. Bruschi, Bramante, Bari, Laterza, 1973.
- ^ A. Bruschi, Op. cit., 1973.
- ^ A. Bruschi, Op. cit., 1973.
- ^ Marco Rossi, Disegno storico dell'arte lombarda, 2005.
- ^ È stato ipotizzato un viaggio a Roma nel 1493: L'architettura della cappella Carafa in Santa Maria sopra Minerva, in "Annali di architettura",n.16, 2004.
- ^ A.Bruschi, Op. cit., 1973.
- ^ Gianfranco Spagnesi, Op. cit., 2003, p. 62.
- ^ Gianfranco Spagnesi, Op. cit., 2003, pp. 57-61.
- ^ Romeo De Maio, Riforme e miti nella Chiesa del Cinquecento, 1992.
- ^ Federico Patetta, La figura del Bramante nel "Simia" d'Andrea Guarna, Accademia Nazionale dei Lincei, Roma, 1943.
- ^ Christof Thoenes, San Pietro: la fortuna di un modello nel Cinquecento, in "Barnabiti studi" n 19, 2002.
- ^ A. Bruschi, Bramante nella fortezza di Civita Castellana, in "Quaderni del Dipartimento Patrimonio Architettonico e Urbanistico", 6/11-12, 1996, pp. 9-15.
- ^ E. Renzulli, La crociera e la facciata di Santa Maria di Loreto, in "Annali di Architettura", n. 13, 2003.
- ^ Arnaldo Bruschi, Oltre il Rinascimento: archittura, città, territorio nel secondo Cinquecento, 2000.
- ^ Gianfranco Spagnesi, Progetto e architetture del linguaggio classico: (XV-XVI secolo), 1999.
- ^ Manuela Morresi, Bramante, Enrico Bruno e la parrocchiale di Roccaverano, in "La piazza, la chiesa, il parco", a cura di M. Tafuri, Electa, Milano 1991.
[modifica] Bibliografia
- Claudio Tiberi, Poetica bramantesca tra Quattrocento e Cinquecento, Roma, 1974
- Arnaldo Bruschi, Bramante architetto, Roma-Bari, 1969.
- E. H. Gombrich, Norma e forma. Studi sull'arte del Rinascimento, Torino, 1964
- O. Förster, Bramante, Wien-München, 1956.
- Stefania Buganza, Qualche considerazione sui primordi di Bramante in Lombardia in "Nuovi Studi" 11, 2005.
- Bramante milanese e l'architettura del Rinascimento lombardo , atti del seminario di studi a cura di Christoph L. Frommel; Luisa Giordano; Richard Schofield, Padova 2005
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Bramante