Gradoli

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Gradoli
comune
Gradoli – Stemma
Gradoli – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Lazio – stemma Lazio
Provincia Viterbo – stemma Viterbo
Sindaco Luigi Buzi (Partito Democratico) dal 7/06/2009
Territorio
Coordinate 42°38′40″N 11°51′20″E / 42.64444°N 11.85556°E / 42.64444; 11.85556 (Gradoli)Coordinate: 42°38′40″N 11°51′20″E / 42.64444°N 11.85556°E / 42.64444; 11.85556 (Gradoli)
Altitudine 470 m s.l.m.
Superficie 37,51 km²
Abitanti 1 483[1] (31-12-2010)
Densità 39,54 ab./km²
Frazioni Cantoniera
Comuni confinanti Capodimonte, Grotte di Castro, Latera, Onano, Valentano
Altre informazioni
Cod. postale 01010
Prefisso 0761
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 056028
Cod. catastale E126
Targa VT
Cl. sismica zona 2B (sismicità media)
Nome abitanti gradolesi
Patrono santa Maria Maddalena
Giorno festivo 22 luglio
Localizzazione
Gradoli è posizionata in Italia
Gradoli
Posizione del comune di Gradoli nella provincia di Viterbo
Posizione del comune di Gradoli nella provincia di Viterbo
Sito istituzionale
« Se vuoi vivere in eterno, a Gradoli l'estate a Canino l'inverno »

Gradoli (pronunciare Gràdoli) è un comune italiano di 1.479 abitanti della provincia di Viterbo nel Lazio, sulle rive nord-occidentali del lago di Bolsena, dista dal capoluogo circa 35 km.

È terra di produzione del vino DOC Aleatico di Gradoli, dell'Aleatico di Gradoli Liquoroso e dell'Aleatico di Gradoli Liquoroso Riserva. Vi si trova un celebre Palazzo Farnese, realizzato dall'architetto Antonio da Sangallo il Giovane. La sua economia vive quindi di turismo e agricoltura.

Indice

[modifica] Geografia

Gradoli, sorge su una collina tufacea nel cuore della catena dei Monti Volsini, circondata per due terzi dal torrente del Fosso Rigo. Il paese si trova a pochi chilometri dal lago di Bolsena, e al suo territorio appartengono 11 km di spiaggia sulle sue rive. Il territorio comunale consiste in ripide colline e in profonde vallate, coltivate a viti e ulivi, in prossimità del lago.

[modifica] Storia

Le origini di Gradoli risalgono al Medioevo quando nell'attuale "Pergola" fu costruito un imponente castello, la cui entrata poteva essere raggiunta solo attraverso una ripida scala (in latino "gradus"), da cui deriverebbe il nome del paese. Del castello, rimangono poche tracce: una torre difensiva rotonda, oggi inglobata in una casa privata, l'arco d'ingresso, parte delle mura. Il fossato che circondava il paese è stato modificato e trasformato in strade e piazze cittadine ma è ancora visibile la forma. Il castello fu ceduto da Matilde di Canossa al Papato.

La città fu a partire dal XII secolo comune autonomo, ma presto cadde, come tutto il circondario sotto il dominio orvietano. Vi furono numerose rivolte cui seguirono repressioni e saccheggi. Nel Quattrocento fu diviso a metà fra la famiglia Farnese e papa Eugenio IV e nel 1505 passò in "vicariato perpetuo" ai Farnese.

Iniziò per Gradoli il periodo più felice di tutta la sua storia: il paese divenne uno dei centri principali del ducato di Castro, fu residenza estiva di papa Paolo III, che fece abbattere l'antico castello (o meglio ciò che restava) e vi costruì una sua residenza personale (Palazzo Farnese di Gradoli). Seguì il declino dei Farnese e dopo la distruzione della città di Castro nel 1649 tornò allo Stato della Chiesa. Nel 1871 entrò nel Regno d'Italia.

Il 2 aprile 1978, durante il rapimento di Aldo Moro, alcune persone quali l'ex premier Romano Prodi, il parlamentare Mario Baldassarri e il professor Alberto Clò presero parte ad una seduta spiritica nella quale il piattino avrebbe fatto uscire il nome di Gradoli, a proposito del luogo dove Moro era tenuto prigioniero. Indipendentemente dalla sua origine, l'informazione fu ritenuta attendibile e il 6 aprile, su ordine del ministero dell'Interno, Polizia e Carabinieri cinsero letteralmente d'assedio il paesino, al fine di trovare il luogo di prigionia. Il blitz tuttavia non ebbe successo; si sarebbe successivamente scoperto in via Gradoli a Roma un covo abbandonato delle Brigate Rosse che però non era mai stato impiegato per la detenzione di Moro e si scoprirà successivamente che quel covo era già noto sia ai servizi segreti italiani che alla malavita. Secondo recenti teorie, la storia del "piattino" sarebbe falsa; si tratterebbe in realtà del sistema utilizzato per far filtrare il nome Gradoli senza però rivelarne la fonte.[2] Su questo caso stava indagando la commissione parlamentare d'inchiesta Mitrokin che, tra la fine del 2005 e l'inizio del 2006 ha finito per ritrovarsi impantanata tra furiose polemiche politiche ed un complesso intrigo internazionale di cui restano ancora oscuri i contorni.

[modifica] Luoghi d'interesse

Palazzo Farnese e il campanile di Santa Maria Maddalena al tramonto

Il principale monumento cittadino è il Palazzo Farnese, imponente costruzione cinquecentesca che domina l'intero paese, progettata da Antonio da Sangallo il Giovane come residenza estiva di papa Paolo III e dei Farnese. Il palazzo, conserva sontuose stanze affrescate ed ospita al suo interno il Museo del Costume Farnesiano, interessante raccolta di abiti, armi, utensili rinascimentali e il "Centro Nazionale di Studi sulla Famiglia Farnese".

Accanto al palazzo si trova la chiesa collegiata di Santa Maria Maddalena, anch'essa progettata da Antonio da Sangallo e in stile rinascimentale. Conserva all'interno, numerosi dipinti e affreschi di autori vari e un fonte battesimale di epoca barocca. La chiesa era definita "più bella della Tuscia dopo la Cattedrale di Montefiascone".

Numerose altre chiese sono sconsacrate, mentre sono rimaste la chiesa di San Pietro, detta della Madonna, la chiesa di San Michele Arcangelo, detta Sant'Angelo, la chiesa di San Vittore, la cui costruzione è legata ad un fatto miracoloso: i Saraceni, risalendo il fiume Marta avevano raggiunto i paesi del lago e li avevano saccheggiati. Si stavano preparando a fare lo stesso con Gradoli, se lungo il cammino una nebbia fittissima non li avesse avvolti costringendoli a tornare indietro. Molti gradolesi nella nebbia, videro l'immagine di San Vittore e perciò fu costruita la chiesa, dove è conservato un dipinto della Madonna delle Grazie, detta "Madonna di San Vittore", particolarmente venerata dal popolo.

La chiesa di San Magno si trova fuori il paese, sulle rive del lago di Bolsena, e fu costruita dall'Ordine dei Cavalieri di Malta, che la vendette al Comune nel 1908. Il 19 agosto di ogni anno, chi partecipa alla Messa, celebrate nella chiesa, può lucrare l'indulgenza plenaria, concessa da Papa Benedetto XIV nel 1774.

[modifica] Tradizioni

Il centro storico di Gradoli

[modifica] Pranzo del Purgatorio

Gradoli, è conosciuta in tutta l'Italia centrale, per le caratteristiche manifestazioni folcloristiche che accompagnano la fine del Carnevale e l'inizio della Quaresima. Il Martedì grasso, accanto ai costumi colorati e ai festeggiamenti del Carnevale, per le vie del paese, passa un gruppo di persone, vestite di marrone con un lungo cappuccio viola e per questo note come Incappucciati.

Piazza Palombini (Piazza d'Alto) con il Palazzo Farnese e la chiesa di Santa Maria Maddalena

Sono membri della "Fratellanza del Purgatorio" e il loro passaggio nelle strade di Gradoli, vuole ricordare a tutti che il Carnevale sta finendo e sta per iniziare il periodo di digiuno e penitenza della Quaresima. Gli Incappucciati, bussano alle porte delle case e raccolgono libere offerte, soprattutto prodotti agricoli-salcicce, prosciutti, olive, vino, salami, formaggi-che vengono poi messi all'asta nella piazza del paese. Il ricavato, viene usato, per finanziare l'indomani-Mercoledì delle Ceneri-il Pranzo del Purgatorio, un pranzo di cibi rigorosamente magri, per pregare la misericordia divina per le anime del Purgatorio. Il Pranzo del Purgatorio, viene cucinato dai membri della Fratellenza, tutti uomini, (le donne possono partecipare alla mensa solo dagli anni cinquanta) e prevede un menù che risale al XVI secolo: pesce di lago, olio delle colline di Gradoli e i tipici fagioli locali detti appunto "del Purgatorio". Il Pranzo del Purgatorio, fu allestito nel Trecento, per ricordare i caduti di una rivolta contro le pesanti vessazioni, imposte dal Papato.

[modifica] Le tentavecchie

Un'altra tradizione è quella delle "Tentavecchie". La notte del 3,4 e del 5 gennaio, gruppi di bambini, ragazzi e anche grandi, sfilano per le vie del paese, facendo un fracasso assordante con l'uso di strumenti bizzarri e popolari, come coperchi, pentole, mestoli, padelle, trombette, campanacci, corni.

Uno scorcio caratteristico del centro storico di Gradoli

L'origine di questa tradizione è sconosciuta: seconda una diffusa leggenda popolare, le "Tentavecchie" con il loro fracasso, intendono svegliare la vecchia Befana e ricordarle di portare i doni ai bambini. Altri inseriscono le Tentavecchie nei riti pagani della terra e che precedono il solstizio d'inverno. Un'altra voce, risale alle radici cristiane del popolo e vuole che le Tentavecchie con il loro rumore, vogliono coprire il pianto di Gesù Bambino e evitare che Erode riesca a trovarlo. Un'ultima ipotesi, infine, vuole che le "Tentavecchie" servino a scacciare gli spiriti maligni tra cui le streghe.

[modifica] Gradoli Estate

L'estate gradolese, è organizzata dall'Amministrazione Comunale, dalla locale "Pro Loco", dal "Comitato Festeggiamenti" e dalla "Fratellanza del Purgatorio". Le varie manifestazioni, iniziano con i festeggiamenti patronali di Santa Maria Maddalena, il 22 luglio luglio e si concludono con la festa di San Magno, il 19 agosto. Evento culmine è la Sagra dell'Aleatico, dedicato al prodotto tipico più conosciuto del paese, l'aleatico appunto con stand eno-gastronomici e altre manifestazioni (ultimo fine settimana di luglio e primo fine settimana di agosto).

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Curiosità

Un vicolo nel centro di Gradoli

[modifica] Cantina oleificio sociale

cantina oleificio sociale

La Cantina Oleificio Sociale di Gradoli è una società cooperativa fondata nel 1929 ed opera dunque da più di 75 anni nel panorama agricolo dall'Alta Tuscia, giungendo ad accogliere soci anche dalla vicina Toscana. Dal punto di vista agronomico la zona , per le sue caratteristiche pedologiche e climatiche, è da considerare a pieno titolo adatta per la coltivazione della vite e dell'olivo e più in generale per tutte quelle coltivazioni (come la patata e i legumi) che si giovano dei terreni vulcanici ricchi di potassio. A titolo di prova servano le numerose attestazioni e i premi ottenuti nel corso degli anni dai prodotti locali sia a livello nazionale che internazionale.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Luigi Buzi (Partito Democratico) dal 7/06/2009

[modifica] Prodotti tipici

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Il caso Moro e la seduta spiritica Corriere della Sera

[modifica] Collegamenti esterni

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