Giulio Romano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tiziano Vecellio Ritratto di Giulio Romano, Mantova, collezioni provinciali, 1536
Madonna col Bambino, 1522-1523, Roma, Palazzo Barberini, Galleria Nazionale di Arte Antica.

Giulio Pippi de'Jannuzzi o Giannuzzi., detto Giulio Romano (Roma, 1499[1]Mantova, 1 novembre 1546), è stato un architetto e pittore italiano, importante e versatile personalità del Rinascimento e del Manierismo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Fin da giovane fu l'allievo più dotato[2] e uno tra principali collaboratori di Raffaello Sanzio all'interno dell'affollata bottega. Collaborò con il maestro nelle sue grandi imprese pittoriche come gli affreschi della villa Farnesina, delle Logge e delle Stanze Vaticane. Dati i complessi rapporti stilistici all'interno della bottega, non risulta facile distinguere gli apporti personali di Giulio Romano in tali opere, tanto che esiste un corpus di pitture e disegni di discussa attribuzione con Raffaello, tra cui, per esempio, il Ritratto di Dona Isabel de Requesens.

Alla prematura morte di Raffaello nel 1520 ne ereditò, per testamento, la bottega e le commissioni già avviate, assieme al collega Giovan Francesco Penni con il quale collaborò a lungo. In tale periodo si occupò di coordinare gli affreschi di Villa Madama e di completare la sala di Costantino nelle stanze Vaticane in cui gli viene riconosciuta l'esecuzione di alcune scene come la Visione della croce e la battaglia di ponte Milvio (1520-1524).

Come narra Vasari, tra i suoi viaggi di lavoro e culturali visitò Pozzuoli, Napoli e Campagna nel regno di Napoli, al seguito di dignitari pontifici originari di quella terra, ma poté contemporaneamente attingere ai modelli classici della cultura greca e latina da cui fu molto influenzato.[3]

Dopo aver collaborato ai progetti di Raffaello (per esempio al cortile del Palazzo Branconio dell'Aquila), i suoi primi autonomi progetti di architettura furono a Roma: il palazzo Adimari Salviati (dal 1520), la Villa Lante sul Gianicolo per Baldassarre Turini da Pescia (1518-1527) ed il Palazzo Maccarani Stati (1521-1524).

Fu invitato, come artista di corte, a Mantova da Federico II Gonzaga a cui era stato indicato fin dal 1521, da Baldassarre Castiglione, letterato e suo ambasciatore a Roma. Nonostante la prestigiosa carriera avviata a Roma, accettò l'invito dopo lunghe insistenze, ma attese a Roma il completamento dei lavori che Raffaello non aveva avuto modo di terminare, per raggiungere la città lombarda nel 1524.

Il suo primo incarico a Mantova fu di occuparsi del cantiere della villa di Marmirolo (distrutta) e successivamente gli fu affidata la realizzazione di un casino fuori delle mura della città, in una località chiamata Te, dove il marchese Federico II aveva delle scuderie. Giulio Romano realizzò un grandioso edificio a metà tra il palazzo e la villa extraurbana conosciuto come Palazzo Te, utilizzando, per affrescarlo, numerosi aiuti, tra cui, per esempio, Raffaellino del Colle. Il lavoro di Giulio Romano dedicato a Palazzo Te, lo vide impegnato per dieci anni a partire dalla fine dell'anno 1525. Subì frequenti pressioni del marchese committente affinché si procedesse più speditamente. Il 2 aprile del 1530 a Giulio Romano fu affidata la regia di una festa in onore dell'imperatore Carlo V ospite del prossimo duca Federico II tenutasi all'interno dei cortili e delle stanze di Palazzo Te.

Nel 1526 venne nominato prefetto delle fabbriche dei Gonzaga e "superiore delle vie urbane", che gli davano la qualifica di sovrintendere a tutte le architetture e le produzioni artistiche della corte portando avanti un'ampia opera come pittore e architetto, improntata a un fasto decorativo e gusto della meraviglia e dell'artificio ingegnoso e bizzarro che ebbero larga diffusione nella cultura manierista delle corti europee.

Dopo l'elevazione a ducato della casata, Giulio Romano si occupò della sistemazione anche del Palazzo Ducale dove realizzò tra l'altro, il cortile della Cavallerizza oltre che alcuni affreschi. Nel decennio 1530-1540, si occupò di molteplici progetti tesi a trasformare Mantova secondo le ambizioni dei Gonzaga.

Quando Vasari lo visitò nel 1541, trovò un uomo ricco e potente. Il suo status gli consentì di realizzare per sé un palazzo nel centro di Mantova denominato Casa di Giulio Romano.

Nel 1546 la morte gli impedì di ritornare a Roma per divenire primo architetto della fabbrica di San Pietro. Fu sepolto nella Chiesa di San Barnaba e la sua tomba fu profanata e dispersa durante la ristrutturazione conclusasi nel 1737.

Opere di architettura[modifica | modifica sorgente]

Vigna Contarena a Este[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Contarini (Este).

Su commissione di Marco Contarini degli scrigni la scuola di Giulio Romano lavorò agli affreschi di Vigna Contarena ad Este.

Villa Lante a Roma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Lante (Roma).

Palazzo Maccarani Stati a Roma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo Maccarani Stati.

Palazzo Te a Mantova[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo Te.

Costruito tra il 1524 e il 1534, a Palazzo Te si mescolano varie funzioni: abitativa, di svago, di ospitalità, di intrattenimento e di rappresentanza. Il vasto edificio ha un impianto a corte quadrata di chiara discendenza vitruviana, ispirato ad una domus romana, con quattro entrate sui quattro lati. Si presenta come un blocco basso e massiccio con i prospetti esterni caratterizzati in modo diverso sui vari lati, anche se la facciata meridionale non è stata realizzata. La facciata principale posta a settentrione, verso la città è la cosiddetta Loggia Grande, caratterizzata dall'ingresso sormontato da un timpano, con tre grandi aperture a serliana su colonne binate. Gli altri prospetti sono caratterizzati da lesene doriche lisce poste ad interassi diversi secondo un ritmo complesso e da un possente bugnato liscio e rustico, alternanza questa che concorre a creare uno squilibrio anticlassico, caratteristica del nuovo linguaggio architettonico manierista. Nel cortile interno, scandito da semicolonne doriche sormontate da una possente trabeazione, i timpani spezzati ed i triglifi centrali scivolati in basso con forte effetto dinamico sono ulteriori elementi mirati a suscitare stupore.

All'interno, nella Sala di Amore e Psiche, troviamo un composito sistema di riquadrature prospettiche della volta. Nella Sala dei Giganti viene applicato uno sperimentalismo illusivo, raffigurando figure grottescamente deformate e il crollo di enormi architetture, così da dare l'impressione a chi vede l'opera di essere sepolto sotto le rovine e risucchiato dal gorgo musivo del pavimento. Inoltre lo spazio architettonico è stato aumentato e reso grandioso tramite l'affresco e la smussatura degli angoli delle pareti. Il paradosso è la chiave di lettura che va a sostituire la logica e la razionalità rinascimentali.

Casa di Giulio Romano a Mantova[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Casa di Giulio Romano.

Fu progettata nel 1544 come sua residenza ed è uno dei primi esempi di edifici progettati da un artista per se stesso, una sorta di autobiografia in forma di edificio.

Villa Gonzaga-Zani a Villimpenta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Gonzaga-Zani.

Eretta attorno al 1530 da Giulio Romano, la cui mano è evidente nelle originali facciate con loggiato centrale a triforio.[4][5]

Duomo di Mantova[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Duomo di Mantova.

A seguito dell'incendio scoppiato nel 1545 il cardinal Ercole Gonzaga affidò a Giulio, la riedificazione del Duomo cittadino.

Disegni[modifica | modifica sorgente]

  • Progetto per il cortile dello scomparso Palazzo Branconio dell'Aquila a Roma, 1518 circa, Firenze, Galleria degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe.
  • Allegoria delle Virtù di Federico II Gonzaga, 1531-1534, penna e inchiostro marrone, gesso nero e lumeggiature bianche, 249 x 317 mm, Los Angeles, J. Paul Getty Museum.
  • Vittoria, Giano, Crono e Gea, 1532-1534, penna, inchiostro marrone e nero bagnato su gesso nero, 374 x 317 mm, Los Angeles, J. Paul Getty Museum.
  • Nascita di Bacco, 1533 circa, penna, inchiostro marrone e nero bagnato su gesso nero, 250 x 406 mm, Los Angeles, J. Paul Getty Museum.
  • Bambino nudo con braccia aperte, gesso rosso su carta bianca, 270 x 209 mm, Firenze, Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe.

Opere pittoriche[modifica | modifica sorgente]

Relativamente al periodo trascorso nella bottega di Raffaello, l'integrazione ed il sistema di lavoro all'interno della bottega di Raffaello rende arduo agli studiosi l'attribuzione di disegni, di parti più o meno secondarie solo di affreschi ma anche di pale di altare o di altre opere di Raffaello nonché di singole opere pittoriche su tavola che gli studiosi, tra molti dubbi, attribuiscono all'esecuzione di Giulio Romano ed al disegno di Raffaello, con le molte variabili che tale schema presuppone e con le complicazioni dovute alla morte prematura del maestro. Lo stile pittorico di Giulio Romano, tuttavia, ben presto si differenzia notevolmente da quello raffaellesco, rifuggendo dalla tipica "dolcezza" del maestro e dallo "sfumato" leonardesco, a favore di un segno inciso, quasi grafico e da una tavolozza fredda[6].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Secondo quanto riportato da Vasari, che lo conobbe, la data di nascita dovrebbe essere anticipata intorno al 1495: G.Vasari, Le Vite...
  2. ^ G. Vasari, Le Vite...
  3. ^ *M. Ulino, L'Età barocca dei Grimaldi di Monaco nel loro Marchesato di Campagna, Giannini Editore, Napoli 2008.
  4. ^ Villa Zani
  5. ^ Villa Zani
  6. ^ Renato Barilli, Maniera moderna e manierismo, 2004, ISBN 88-07-10363-X, 9788807103636
  7. ^ Atlante dell'arte italiana
  8. ^ Royal Collection

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Archivio di Stato di Mantova, Giulio Romano. Repertorio di fonti documentarie, a cura di Daniela Ferrari, introduzione di Amedeo Belluzzi, Roma 1992, tomi 2, pp. LIV, 1302 (Fonti XIV), con ampia bibliografia precedente (1a, 1b, 2a, 2b).
  • Ernst H. Gombrich et al., Giulio Romano: saggi, Milano, Electa, 1989
  • Frederick Hartt, Giulio Romano, New York, Hacker Art Books, 1981
  • Stefania Massari, Giulio Romano pinxit et delineavit, catalogo della mostra di Mantova, Fruttiere di Palazzo Te, 11 settembre-21 novembre 1993, Roma, Palombi, 1993 ISBN 88-7621-614-6

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 74007636 LCCN: n50065111