Elea-Velia

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Coordinate: 40°09′31″N 15°09′26″E / 40.158611°N 15.157222°E40.158611; 15.157222

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Elea (Velia) - theatre.jpg

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Resti di un teatro greco nel sito archeologico di Elea-Velia.
Elea-Velia
Hyele
Resti del tempio di Asclepio
Resti del tempio di Asclepio
Civiltà Magna Grecia
Epoca 541-535 a.C - fine età imperiale
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Ascea
Dimensioni
Superficie 6000000
Amministrazione
Ente Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta
Visitabile
sito web
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum e Velia, e la Certosa di Padula
(EN) Cilento and Vallo di Diano National Park with the Archeological sites of Paestum and Velia, and the Certosa di Padula
Velia 0975.jpg
Tipo Culturali
Criterio (iii) (iv)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1998 (come patrimonio)
1997 (come riserva)
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
Le diverse forme del nome greco

Lo storico e geografo greco Strabone narra della città di Elea nella sua Geografia (VI, 252), specificando però che i fondatori, i Focesi, la chiamarono inizialmente Vele o Hyele, nome che poi venne cambiato in Ele per finire con Elea.

C'è da tenere conto che i fondatori usavano un alfabeto greco più arcaico rispetto a quello di Strabone (come testimoniano le monete più antiche), ed usavano quindi il "digamma", una delle lettere perse di quell'alfabeto. Il digamma, Ϝ, che, come si vede è graficamente simile ad una F, si pronuncia come la v italiana, dando quindi al nome della città il suono di "Vele" (Ϝέλη). Nella trascrizione, però, già molti Focei non usavano più il digamma, trascrivendo quindi la lettera Ϝ con Ύ e trasformando "Vele" in "Hyele" (Ύέλην). Neanche Antioco di Siracusa, la fonte a cui si rifà Strabone, aveva a disposizione il digamma, scegliendo però di ignorare la lettera e trascrivendo semplicemente "Ele" (Έλην).

Per quel che riguarda la scrittura "Elea" (Ελέαν), si tratta d'una deformazione attica che non si riscontra prima di Platone, nel IV secolo a.C.: due secoli, cioè, dopo la fondazione della città.

Elea (greco: Ελαία), denominata in epoca romana Velia, è un'antica polis della Magna Grecia. L'area archeologica è attualmente localizzata nella contrada Piana di Velia, nel comune di Ascea in provincia di Salerno, all'interno del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. L'accesso al sito è da via di Porta Rosa.

Origine del toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico e geografo greco Strabone, nella sua Geografia, parla della città di Elea-Velia[1], specificando che i Focei, suoi fondatori, la chiamarono inizialmente Hyele, nome che poi divenne Ele e infine Elea.

I Romani per il nome della città adottarono la forma Velia, attestata a partire da Cicerone.

I toponimi locali influenzati dal nome Velia, sono i vicini comuni cilentani di Novi Velia e Casal Velino.

Scavi di Velia[modifica | modifica wikitesto]

Gli scavi, vicini alla ferrovia e non lontani da Ascea Marina, sono visitabili tutti i giorni. Dell'antica città restano l'Area Portuale, Porta Marina, Porta Rosa, le Terme Ellenistiche e le Terme romane, l'Agorà, l'Acropoli, il Quartiere Meridionale e il Quartiere Arcaico. In prossimità dell'ingresso si trova un ampio parcheggio gratuito non custodito né ombreggiato, e un gruppo di moderni edifici in cemento armato, legno e vetro, destinati a biglietteria, esposizione, ristoro, servizi igienici e vendita di souvenirs costruito con i finanziamenti POR Campania 2000 – 2006 per la valorizzazione del parco archeologico di Ascea Velia nell'ambito di un progetto cofinanziato dall'Unione Europea. Di questi solo la biglietteria è utilizzata, mentre gli altri risultano in stato di abbandono sin dal loro completamento. Addirittura gli scaffali accatastati non sono nemmeno stati montati[2].

Storia della città[modifica | modifica wikitesto]

Lo stato degli scavi del Quartiere meridionale nel 1966, nei pressi del βόϑρος detto "pozzo sacro". Da destra a sinistra: Giovanni Pugliese Carratelli, Mario Attilio Levi, Pietro Ebner e Venturino Panebianco

Elea fu fondata nella seconda metà del VI secolo a.C., da esuli Focei in fuga dalla Ionia (sulle coste dell'attuale Turchia, nei pressi del golfo di Smirne) per sfuggire alla pressione militare persiana. La fondazione avvenne a seguito della Battaglia di Alalia, combattuta dai Focei di Alalia contro una coalizione di Etruschi e Cartaginesi, evento databile a un arco temporale che va dal 541 al 535 a.C.

La città fu edificata sulla sommità e sui fianchi di un promontorio, comprato dai Focei agli Enotri, situato tra Punta Licosa e Palinuro. Fu inizialmente chiamata Hyele, dal nome della sorgente posta alle spalle del promontorio.

Intorno al V secolo a.C., la città era felicemente nota per i floridi rapporti commerciali e la politica governativa. Assunse anche notevole importanza culturale per la sua scuola filosofica presocratica, conosciuta come Scuola eleatica, fondata da Parmenide e portata avanti dall'allievo Zenone. Nel IV secolo entrò nella lega delle città impegnate ad arrestare l'avanzata dei Lucani, che avevano già occupato la vicina Poseidonia (Paestum) e minacciavano Elea.

Con Roma, invece, Elea intrattenne ottimi rapporti: fornì navi per le guerre puniche (III-II secolo) e inviò giovani sacerdotesse per il culto a Demetra (Cerere), provenienti dalle famiglie aristocratiche del posto. Divenne infine luogo di villeggiatura e di cura per aristocratici romani, forse grazie anche alla presenza della scuola medico-filosofica.

Nell'88 a.C. Elea fu ascritta alla tribù Romilia, divenendo municipio romano con il nome di Velia (cfr. la scheda a lato, Le diverse forme del nome greco), ma con il diritto di mantenere la lingua greca e di battere moneta propria. Nella seconda metà del I secolo servì come base navale, prima per Bruto (44 a.C.) e poi per Ottaviano (38 a.C.). La prosperità della città continuò fino a tutto il I secolo d.C., quando si costruirono numerose ville e piccoli insediamenti, unitamente a nuovi edifici pubblici e alle thermae, ma il progressivo insabbiamento dei porti e la costruzione, avviata nel 132 a.C., della Via Popilia che collegava Roma con il sud della penisola tagliando fuori Velia, condussero la città a un progressivo isolamento e impoverimento.

Dalla fine dell'età imperiale, gli ultimi abitanti furono costretti a rifugiarsi nella parte alta dell'Acropoli per sfuggire all'avanzamento di terreno paludoso, e l'insediamento è riportato nei codici con vari nomi, corrispondenti a differenti periodi, tra cui Castellammare della Bruca. Alla fine del Medioevo, nel 1420, diventò feudo dei Sanseverino che però sarà presto donato alla Real Casa dell'Annunziata di Napoli. Dal 1669 non è più censito alcun abitante sul posto, e le tracce della città si perdono nelle paludi. Solo nell'Ottocento l'archeologo François Lenormant comprese che l'importanza storica e culturale del luogo si prestava a interessanti studi e approfondimenti, tuttora in corso, ma va anche rilevato che purtroppo, a causa degli scavi iniziati nel secolo scorso, l'abitato superstite dall'epoca medievale fino al Seicento fu quasi completamente distrutto.

Geografia della città[modifica | modifica wikitesto]

I ruderi di Castellammare della Bruca sul promontorio dove sorgeva l'acropoli di Veia.

La città è sita sulla Costiera Cilentana, non lontana da Vallo della Lucania, circa 90 km a sud di Salerno.

La pianura a nord della città antica è solcata dal fiume Alento e dal suo affluente di sinistra, il Palistro, in passato dotato di autonomo sbocco in mare.

A sud dell'acropoli, a breve distanza da questa, sfocia la Fiumarella di Santa Barbara.

Il materiale sedimentato dai tre fiumi ha determinato col tempo l'interramento dello specchio antistante la città, causando la scomparsa delle due isole Enotridi, fornite di approdi, di cui ci parla Strabone.[1]
Dell'esistenza delle due isole ci viene conferma da Plinio il Vecchio che ce ne fornisce sia l'ubicazione (contra Veliam) che i nomi (Isacia e Pontia).[3]

Gli stessi fenomeni hanno causato l'avanzamento della linea di costa che oggi fa apparire la zona collinare su cui sorge l'acropoli, un tempo un promontorio, come un'altura non più lambita dal vicino mare. Quest'altura, a seguito della perdita della memoria dell'esistenza della colonia focea, ha assunto il toponimo di Castellammare della Bruca.

Scuola Eleatica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scuola eleatica.

Tra i motivi che fanno di Velia un patrimonio dell'umanità va sicuramente menzionata la scuola eleatica, una scuola filosofica che ha potuto vantare, fra i suoi esponenti, Parmenide, Zenone di Elea e Melisso di Samo. Senofane di Colofone è stato a lungo considerato un filosofo della tradizione eleatica per la scelta stilistica di scrivere in versi: la critica dell'antropomorfismo religioso e dei valori della classe aristocratica sono invece chiari esempi della sua impostazione ionica (la stessa Colofone è, infatti, nella Ionia).

Il logos erodoteo sulla fondazione di Elea[modifica | modifica wikitesto]

Sulla fondazione di Elea disponiamo di un affascinante resoconto fornitoci da Erodoto.

Focea e i viaggi sui mari[modifica | modifica wikitesto]

L'area degli scavi archeologici.
Porta Rosa
Dracma del 535-510 a.C.

Secondo Erodoto i focei erano stati i primi, tra i Greci, a navigare su lunghe distanze, solcando i mari non con arrotondate imbarcazioni mercantili ma su navi a cinquanta remi (le pentecontere), esplorando per primi l'Adriatico, la Tirrenia e l'Iberia e spingendosi fino a Tartesso. Qui si stabilirono intrattenendo relazioni fraterne con il re locale Argantonio. Questi, di fronte alle pressioni di Arpago,[4] tentò di convincerli ad abbandonare la Ionia e ad insediarsi nei paraggi, in qualunque luogo scegliessero, ma, vista l'inutilità dei suoi sforzi, li rifornì di abbondante denaro per rinforzare le mura di Focea e far fronte alle minacce dei Medi.
Fu così che le mura di Focea, costituite di grossi blocchi ben connessi, si svilupparono su un perimetro di molti stadi.

L'assedio alla città[modifica | modifica wikitesto]

Quando la città fu cinta d'assedio da Arpago, ai Focei fu avanzata la proposta di una resa onorevole. In cambio veniva pretesa la simbolica distruzione di un solo bastione e la consacrazione di un edificio a Ciro. I Focei, chiesero un giorno di tempo per decidere, durante il quale l'assedio doveva esser momentaneamente allentato.

Arpago concesse loro la tregua pur non facendo mistero di averne intuito i propositi. Fu così che i Focei misero in mare le loro navi e, caricatele di tutta la popolazione, di tutti i beni che potevano, incluse statue votive ed offerte tratte dai templi, ad eccezione delle statue in bronzo e in pietra e dei dipinti, si allontanarono dalla città abbandonandola al suo destino.

Il giorno dopo i Persiani entrarono in una città deserta.

Verso il Tirreno[modifica | modifica wikitesto]

Lasciata Focea fecero rotta su Chio. Lì giunti, vollero convincerne gli abitanti a vender loro le isole chiamate Enusse, ma i Chìesi, intimoriti dalla temibile concorrenza commerciale, non vi acconsentirono.
A quell'epoca Argantonio era già morto: decisero perciò di dirigersi verso l'isola di Cirno dove, vent'anni prima, assecondando un responso oracolare, avevano eretto la città di Alalia (chiamata in seguito Aleria).

Il giuramento[modifica | modifica wikitesto]

Prima di partire fecero però rotta su Focea dove sbarcarono e massacrarono il presidio persiano. Poi, pronunciando maledizioni verso chi abbandonasse il viaggio, gettarono in mare un masso di ferro incandescente giurando che mai sarebbero tornati a Focea se non quando esso fosse ritornato a galla.
Ma durante il viaggio più della metà di loro, vittime della nostalgia, ruppe il giuramento e prese la via del ritorno.

La battaglia di Alalia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Alalia.

Giunti a Cirno vi eressero templi, coabitando per cinque anni con i precedenti coloni. Ma le loro scorrerie piratesche spinsero Etruschi e Cartaginesi ad allearsi e ad armare contro di loro una flotta di 120 navi (60 per parte). I Focei, armate le loro sessanta pentecontere, mossero incontro ai nemici nel mare chiamato Sardonio. Dalla battaglia risultarono vincitori, ma a prezzo di gravi perdite:[5] quaranta delle loro navi rimasero infatti distrutte e le rimanenti venti, con i rostri spezzati, erano inservibili alla guerra.
Sbarcarono ad Alalia e, presi a bordo donne e bambini, salparono verso Reggio.

Vendetta e catarsi degli Agillei[modifica | modifica wikitesto]

Gli avversari si divisero gli equipaggi delle navi affondate e gli Etruschi di Agilla,[6] ottenutane la maggior parte li condussero fuori delle mura per lapidarli a morte. Ne seguirono eventi prodigiosi: chiunque passasse sul luogo dell'eccidio, uomo pecora o bestia da soma, ne rimaneva storpio e paralitico.

Fu così che gli agillei andarono a Delfi desiderosi di conoscere dalla Pizia la via per porre riparo alla maledizione. E la Pizia suggerì loro la catarsi: stabilire, in onore dei morti, l'usanza di compiere sacrifici e di consacrare ai Focei una competizione atletica ed equestre per gli anni a seguire, una tradizione ancor viva ai tempi di Erodoto.

Da Reggio a Hyele: tutte le colpe di un oracolo frainteso[modifica | modifica wikitesto]

Quelli che si erano rifugiati a Reggio risalirono la costa e raggiunsero, in terra Enotria, una città allora chiamata Hyele (Ὑέλη).
Lì un posidionate rivelò ai focei come in passato avessero frainteso l'oracolo della Pizia: secondo il responso infatti, avrebbero dovuto attestare con santuari il culto dell'eroe Cirno,[7] piuttosto che insediarsi essi stessi sull'isola di Cirno.
Convinti del loro precedente errore dall'argomentazione del posidoniate, si risolsero a prendere possesso della città enotria.[8]

Olivetti Elea[modifica | modifica wikitesto]

In onore dell'antica città, Adriano Olivetti volle che fosse denominata ELEA la generazione di supercomputer Olivetti sviluppati negli anni cinquanta del Novecento, il cui modello Elea 9003 fu il primo supercomputer commerciale interamente a transistor della storia dell'informatica[9][10]. Elea fu anche il nome scelto da Carlo De Benedetti, nel 1979, per la scuola di formazione aziendale della Olivetti, affidata alla presidenza di Pier Giorgio Perotto: la scelta, oltre che un riferimento alla macchina, intendeva sottolineare la centralità dell'uomo nella sfera tecnologia[11]

Persone legate a Elea-Velia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Strabone, Geografia. (Libro VI, 1, 1)
  2. ^ Corriere del Mezzogiorno, 5 gennaio 2011 Testo dell'articolo
  3. ^ Plinio, Naturalis Historia. (Libro III, 85)
  4. ^ Si tratta, secondo l'interpretazione prevalente, di un generale di Ciro o, secondo altri, dello stesso Ciro.
  5. ^ Una vittoria cadmea, secondo la dizione erodotea: l'espressione proverbiale probabilmente si riferisce alla lotta fratricida di Eteocle e Polinice, figli di Edipo e discendenti di Cadmo, che si uccisero l'un l'altro per il possesso di Tebe (la rocca cadmea). Secondo Jérôme Carcopino si riferirebbe invece ai rovesci subiti dallo stesso Cadmo durante la vicenda che lo portò alla fondazione della rocca cadmea Tebe. Oggi diremmo anche: una vittoria di Pirro.
  6. ^ Agilla, o Agylla: il nome con cui i greci chiamavano Cerveteri.
  7. ^ Eroe mitologico, figlio di Eracle, eponimo della Corsica.
  8. ^ La connessione tra il sito che sarà di Elea e una preesistente città enotria è suggerita dalla lettura del testo erodoteo e confermata da Plinio (Naturalis historia, III, 85). Si veda l'articolo di Marcello Gigante, Il logos erodoteo sulle origini di Velia, p. 301, citato in bibliografia.
  9. ^ Franco Filippazzi, «Gli elaboratori elettronici Olivetti negli anni 1950-1960», Università di Udine - 21 maggio 2008, pp. 4-5 (dallo Scribd repository)
  10. ^ Cosentino, Bruschi 2007, op. cit., p. 146.
  11. ^ Cosentino, Bruschi 2007, op. cit., p. 147.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]