Novi Velia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Novi Velia
comune
Novi Velia – Stemma Novi Velia – Bandiera
La torre normanna di Novi Velia
La torre normanna di Novi Velia
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Salerno-Stemma.png Salerno
Amministrazione
Sindaco Maria Ricchiuti (lista civica) dall'08.06.2009
Territorio
Coordinate 40°13′00″N 15°17′00″E / 40.216667°N 15.283333°E40.216667; 15.283333 (Novi Velia)Coordinate: 40°13′00″N 15°17′00″E / 40.216667°N 15.283333°E40.216667; 15.283333 (Novi Velia)
Altitudine 648 m s.l.m.
Superficie 34 km²
Abitanti 2 263[1] (31-12-2010)
Densità 66,56 ab./km²
Comuni confinanti Vallo della Lucania, Cannalonga, Cuccaro Vetere, Futani, Laurito, Montano Antilia, Rofrano, Laurino, Campora, Ceraso
Altre informazioni
Cod. postale 84060
Prefisso 0974
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 065080
Cod. catastale F967
Targa SA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti novesi
Patrono san Nicola
Giorno festivo 6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Novi Velia
Posizione del comune di Novi Velia all'interno della provincia di Salerno
Posizione del comune di Novi Velia all'interno della provincia di Salerno
Sito istituzionale

Novi Velia è un comune italiano di 2.257 abitanti della provincia di Salerno in Campania.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Novi Velia è un insediamento posto a 648m s.l.m. nell'alta valle del torrente Badolato, lungo la Strada Provinciale che da Vallo della Lucania (distante 3 km) porta al monte Gelbison (1705 m s.l.m.) ed al suo santuario (a circa 7 km). Dista 7 km da Ceraso, 5 da Cannalonga e 92 da Salerno.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

La stazione meteorologica più vicina è a Casal Velino. In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +8,7 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +25,7 °C[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antichità e Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Baronia di Novi.

Novi (nel Medioevo Noves o Nobes e Noe) si formò in epoca bizantina sui resti di un'antica fortezza enotria che era stata rafforzata dai greci di Velia per il controllo della chora velina. I vicini toponimi Salella e Salento inducono a pensare alla presenza di un signore feudale longobardo padrone dei luoghi.

Fu sede del feudo normanno detto "di Novi" e comprendente Cinque terre (Novi, Cuccaro, Gioi, Magliano e Monteforte). Nel XIII secolo era feudo della famiglia Della Magna (o de Alemagnia), di chiare origini germaniche: Gisulfo della Magna fu giustiziere della Terra di Lavoro ai tempi di Federico II, nel 1242.

Novi divenne poi capoluogo dello "Stato di Novi", comprendente 13 casali (Novi, Angellara, Cannalonga, Ceraso, Cornito, Grasso, Massa, Massascusa, Pattano Soprano, Pattano Sottano, San Biase, Santa Barbara e Spio); per lungo tempo i baroni di Novi ebbero importanti ruoli e incarichi nella corte del Regno di Napoli: tra questi Tommaso Marzano (grande ammiraglio del Regno); Antonello Petrucci (primo ministro di re Ferrante d'Aragona); Ettore Pignatelli duca di Monteleone di Calabria (presidente del Regno di Sicilia, ai tempi dell'imperatore Carlo V).

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

La partecipazione diretta dei baroni di Novi alle vicende del Regno di Napoli comportò la disattenzione per la cittadina e per i suoi abitanti, con conseguente abbandono dei luoghi, spopolamento e carestie. Nonostante questo, tra il Seicento e il Settecento diversi vescovi di Capaccio e di Vallo elessero Novi a sede vescovile: di alcuni si conservano le sepolture nella chiesa parrocchiale di Santa Maria dei Lombardi. Nel 1614 lo Stato di Novi fu venduto a Giacomo Zattara, di famiglia di origine genovese. Nel 1759 gli Zattara costruirono il palazzo baronale e si stabilirono in Novi, mantenendo la residenza anche dopo la legge eversiva della feudalità.

La peste del '600

Il 6 agosto 1656 si registrò a Novi la prima vittima della peste che stava imperversando nel Principato Citra e in tutto il Regno di Napoli: si trattava d'una ragazza di 14 anni di nome Maria De Vita. Da quel giorno il numero delle vittime andò aumentando di mese in mese: 17 in agosto, 36 in settembre, 42 in ottobre, 29 in novembre, 2 in dicembre. Il 5 dicembre, infatti, muore Martino Manganelli, l'ultimo di 126 vittime della peste.

La peste, comunque, giunse tardi nella cittadina del Cilento, grazie al fatto che Novi risiedeva in cima ad un colle e gli unici accessi erano le quattro porte della città: Longobardi, San Giorgio, Portella e San Nicola (detta fino al XVI secolo "Porta San Cristofaro"). Oltre a questa protezione geografica, Novi godeva anche della presenza di baroni e vescovi, la qual cosa fece sì che venissero rispettate le norme sanitarie imposte in tempi d'epidemie.

L'efficacia di questi fattori risulta evidente confrontando la quantità di vittime della peste. A Vallo di Novi (l'odierno Vallo della Lucania) e nei territori limitrofi morì oltre la metà della popolazione, mentre a Novi ne morì solo un quarto. Ceraso raggiunse il tetto di 48 decessi in un giorno solo, mentre Novi non supera mai i 6.

Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Vallo, appartenente all'omonimo distretto del Regno delle Due Sicilie.

Dal 1860, in seguito all'unificazione dell'Italia, l'insediamento assunse il nome di Novi Velia, per il fatto che si ritiene che l'attuale città corrisponda ad un nuovo insediamento (una "nuova Vele", appunto), fondato dai Velini. Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia ha fatto parte del mandamento di Vallo della Lucania, appartenente all'omonimo circondario.

Dal 1928 al 1946 il comune è stato soppresso per aggregazione con Vallo della Lucania.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma:

« d'azzurro, al torrione d'argento, murato di nero, chiuso dello stesso, munito di finestrella tonda, di nero, merlato alla guelfa di quattro. Accompagnato da nove stelle di sei raggi d'oro, quattro poste a destra sul fianco del torrione, ordinate una due una, quattro poste a sinistra del torrione, ugualmente ordinate, la nona posta in punta sotto la porta. Ornamenti esteriori del Comune »

Gonfalone:

« drappo di bianco, riccamente ornato di ricami d'argento »

Siti d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello di Novi Velia
  • Chiesa parrocchiale di Santa Maria dei Longobardi (o dei Lombardi), di origine medievale, rifatta in età barocca. Conserva una tavola, già attribuita ad Andrea da Salerno, ma ritenuta di un suo valido allievo, il polittico del 1540 di Giovan Filippo Criscuolo (Adorazione dei magi e santi) adorna il presbiterio. La statua lignea della Madonna del Monte sec. XVII, le vesti e il manto sono uno splendido esempio di estofado, dono dei valenzani al monastero di San Giorgio, qui traslata dopo l'abbandono della cappella palatina. Numerose statue e dipinti di varie epoche, veri capolavori provenienti anche da cappelle andate perdute come quella di San Nicola di Mira, statua lignea dorata (sec. XVI-XVII) dal rione Cafasso e Santa Margherita di Antiochia, stessa epoca, dal rione Barri. La tavola di Cristoforo Faffeo sec. XV con l'Adorazione del Bambino Gesù (Presepe).
  • Il Santuario della Madonna del Monte Sacro di Novi Velia, sorge sul luogo di un antico luogo sacro pagano sulla sommità del Monte Gelbison (1706 m). Probabilmente gli Enotri eressero un tempio ad una loro divinità, in seguito identificata con Era. Il sito era ben noto ai Saraceni installatisi ad Agropoli: infatti il nome Gelbison deriva dall'arabo e significa Monte dell'Idolo. È meta di pellegrinaggi fin dal XIV secolo; dalla terrazza della canonica si gode uno splendido panorama sul Cilento e sul Vallo di Diano.
  • Chiesa dell'Annunziata.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Principali arterie stradali[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune fa parte della Comunità montana Gelbison e Cervati.

Le competenze in materia di difesa del suolo sono delegate dalla Campania all'Autorità di bacino regionale Sinistra Sele.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ erg7118.casaccia.enea.it/profili/tabelle/518%20%5BCasal%20Velino%5D%20Casal%20Velino.Txt Tabella climatica
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I presocratici (1972), a cura di Antonio Capizzi, La Nuova Italia, ISBN 8822102630
  • Pietro Ebner, Storia di un feudo del Mezzogiorno. La Baronia di Novi, Roma 1973
  • Don Carlo Zennaro Breve Storia Popolare di Novi Velia, a cura di Vincenzo Cerino, 2001, Pro Loco Novi Velia

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]