Scafati

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Scafati
comune
Scafati – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Salerno-Stemma.png Salerno
Amministrazione
Sindaco Pasquale Aliberti (PdL) dal 30/09/2013
Territorio
Coordinate 40°44′00″N 14°32′00″E / 40.733333°N 14.533333°E40.733333; 14.533333 (Scafati)Coordinate: 40°44′00″N 14°32′00″E / 40.733333°N 14.533333°E40.733333; 14.533333 (Scafati)
Altitudine 12 m s.l.m.
Superficie 19,69 km²
Abitanti 50 275[2] (30-09-2013)
Densità 2 553,33 ab./km²
Frazioni Bagni, Contrada Cappelle/Ferrovia, Mariconda, Marra-Zaffaranelli, San Pietro, San Vincenzo, Sant'Antonio Vecchio, Trentuno, Ventotto.
Comuni confinanti Angri, Boscoreale (NA), Poggiomarino (NA), Pompei (NA), San Marzano sul Sarno, San Valentino Torio, Sant'Antonio Abate (NA), Santa Maria la Carità (NA)
Altre informazioni
Cod. postale 84018
Prefisso 081
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 065137
Cod. catastale I483
Targa SA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti scafatesi
Patrono santa Maria delle Vergini (In tutto il territorio comunale), san Pietro (san Pietro), san Vincenzo (san Vincenzo)
Giorno festivo quarta domenica di luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Scafati
Posizione del comune di Scafati all'interno della provincia di Salerno
Posizione del comune di Scafati all'interno della provincia di Salerno
Sito istituzionale

Scafati è un comune italiano di 50.275 abitanti della provincia di Salerno in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Primo comune dell'agro nocerino sarnese per popolazione, la sua superficie pianeggiante è ubicata alle pendici del Vesuvio ed è attraversata dal fiume Sarno, che, separa in due zone distinte il popoloso centro urbano.

Scafati occupa la parte più settentrionale della provincia di Salerno; è di fatto è inglobata nella conurbazione napoletana, costituendo un unico agglomerato urbano con Pompei e Castellammare di Stabia, entrambe in provincia di Napoli. Questa vicinanza con l'immediato hinterland partenopeo la rende legata ad esso sia dal punto di vista urbanistico che economico.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima è mite. La vicinanza del mare fa sì che vi sia un clima mediterraneo tipico del meridione italiano. Il tasso di umidità è abbastanza elevato, soprattutto in estate dove la temperatura percepita, in passato, ha raggiunto anche i 45°.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Scafati.

[3].

SCAFATI Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 13,1 13,6 16,1 19,4 23,2 27,3 29,8 29,8 26,8 22,8 18,1 14,8 13,8 19,6 29,0 22,6 21,2
T. min. mediaC) 5,4 5,6 7,5 9,8 13,0 16,8 18,6 18,6 16,7 13,5 9,9 7,2 6,1 10,1 18,0 13,4 11,9

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome

Il toponimo Scafati deriva dal termine scafa, ossia "battello fluviale", che a sua volta deriva dal latino scapha. Tali mezzi, chiamati poi lontri, simili alle gondole, ma con fondo piatto, erano fondamentali mezzi per la navigazione del fiume Sarno. Ed è proprio per questa ragione, ma anche per il fatto che i palazzi del centro si affacciano pittorescamente sul fiume, la città di Scafati era un tempo indicata con il nome di Piccola Venezia.

Antichità[modifica | modifica sorgente]

Non si ha notizia della presenza di un insediamento umano, nell'odierna Scafati, durante la prima età del ferro (IX-VII secolo a.C.); in base ad alcuni scavi eseguiti nella valle in epoche diverse si ha motivo di ritenere che la popolazione del protostorico, nel corso del proprio dislocamento lungo il Sarno, non si insediò nell'area che oggi appartiene al comune di Scafati. La ragione è da ricercarsi nel fatto che il primo nucleo abitativo di Pompei era stato fondato da genti osche dedite al commercio più che all'agricoltura. Il fiume Sarno era il naturale tratto d'unione fra la costa campana e il suo entroterra; su di esso già dai tempi della civiltà osca, correvano le imbarcazioni mercantili. I primi segni di attività economica nel territorio di Scafati si ebbero sul fiume prima dei campi. Due avvenimenti politici segnarono l'estendersi dell'agricoltura verso Scafati: il primo fu conseguenza della politica commerciale di Napoli che orientò le proprie attività verso il retroterra vesuviano, il secondo va collegato a un fenomeno di riversamento dei sanniti più poveri delle montagne verso zone rimaste scoperte. Durante le guerre sannitiche Roma legò Nocera ai suoi interessi economici e militari mediante un patto federale, grazie al quale il territorio della confederazione nocerina sarebbe rimasto esente da ogni influenza di legislazione romana, insomma, in piena autonomia economica e amministrativa.

Eruzione 79 d.C.[modifica | modifica sorgente]

Il territorio pompeiano continuò a godere dei benefici della feracità del suolo e la popolazione a fruire delle conseguenze degli intensi scambi commerciali con le altre regioni italiche, finché il terremoto del 62 e l'eruzione del 79 vennero a turbare una vita fondata sul lavoro e sull'agiatezza. Nella storiografia locale, tutta la campagna dell'Ager Nucerinus viene associata alla stessa sorte delle campagne pompeiane, ma in realtà le cose dovettero andare in altro modo. Infatti i ritrovamenti nella zona dimostrano che essa costituì una via di scampo, dove, chi era riuscito a salvarsi ha potuto rifarsi una vita.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Quindi la vita economica riprese a dispetto di ogni difficoltà, e la produttività agricola crebbe al punto di destare le mire dei duchi napoletani a partire dal VI secolo. La valle continuò a gravitare nell'area bizantina, finché, nel 601, Arechi, duca di Benevento, l'occupò dopo feroci devastazioni. Nel 652 Sarno passava sotto la dominazione longobarda. Il corso del fiume Sarno cessò di essere la linea di delimitazione tra i due principati. Fu così che il territorio di Scafati rimase ancora assegnato al Ducato di Napoli, ma la separazione fra i due stati non garantiva una pace sicura alle popolazioni poste lungo la linea di confine. Infatti, alcuni mutamenti politici portarono alla ridefinizione dell'assetto territoriale e dall'anno 848 il territorio di Scafati entrò a far parte della valle del Sarno, passando dalla dominazione bizantina a quella longobarda del principato di Salerno. Nel 1140 Ruggiero II divenne re di Sicilia e di Puglia. Ciò portò sicurezza nelle campagne, perché determinò la cessazione delle furibonde guerre combattute fra i conti e i principi. Il Catalogus baronum riporta notizia di un Signore a Lettere e di un altro a Nocera, e nulla più. L'assenza di altri baroni nella valle conferma l'ipotesi della demanialità della zona, che era sottoposta a particolare amministrazione per ciò che concerneva il rendimento dei terreni e la loro concessione, ma a nessuna soggezione politica. Quando quella terra si avviò a ridiventare coltivabile e una popolazione iniziò a fermarsi per lavorarla e abitarvi, fu donata a Riccardo Filangieri. Estintasi la famiglia Filangieri, la terra di Scafati ritornò al regio demanio e segnatamente alla corona angioina. La nuova situazione non fu certo migliore: alla tolleranza degli Svevi si sostituì un'ostinata e crudele intransigenza che impedì all'Italia meridionale e alla Sicilia di raggiungere lo splendore che aveva cominciato ad annunciarsi sotto la caduta dominazione. La presenza di una monarchia stabile a Napoli, però, determinò miglioramenti nelle condizioni di vita nella città e un nuovo e più intenso rapporto con la vicina campagna. L'Agro Nocerino-Sarnese, si trovò così investito di più larghe e frequenti richieste di vettovagliamento, il che dette impulso allo sviluppo e all'incremento dell'agricoltura. Nel 1284, Carlo II d'Angiò concesse la terra di Scafati al monastero di S. Maria di Realvalle come un feudo nobile. L'abbazia tenne il feudo sino ad alcuni anni prima del 1355, quando la regina Giovanna I lo concesse al Gran Siniscalco del Regno, Niccolò Acciaiuoli. Da qui il feudo tornò nuovamente nelle mani dell'abbazia alla quale fu tolto definitivamente nel 1464 per donazione fattane da papa Pio II a suo nipote Antonio Piccolomini, liberatore della terra scafatese. Con quest'ultimo passaggio si chiuse la lunga serie di infeudazioni cui fu esposta la terra di Scafati.

Fine Medioevo - Epoca spagnola[modifica | modifica sorgente]

Intorno all'anno 1532 si verificarono alcuni fattori favorevoli al miglioramento dell'economia agricola: ai terreni vulcanici fertilissimi, si aggiunsero quelli ricavati dalla riduzione dell'area boschiva, rendendo così possibile l'estendersi dell'area messa a coltura; furono impiantati opifici e mulini feudali in località Bottaro e fu aperta la strada regia, lungo la quale si intensificò il traffico commerciale. Erano i segni della nuova mentalità rinascimentale e dell'influenza economica e finanziaria della scoperta dell'America, seguita dal rialzo dei prezzi e dalla rivalutazione dei terreni. Scafati ne fu direttamente investita e così il suo territorio assunse un'importanza mai avvertita prima che la posizionò al centro dei commerci e dei transiti nella valle del Sarno, nel momento in cui i traffici si incrementavano e il passaggio delle merci sul fiume avvertiva un proficuo sviluppo. Questa situazione di benessere richiamò, sul posto più vicino al fiume, nuova gente, e avrebbe di lì a poco dato inizio a una floridezza economica senza precedenti, se il signore di Scafati non avesse modificato l'alveo del fiume, causando il disastroso impaludamento di buona parte dei terreni. Connessa all'incremento demografico ed economico fu l'estensione dell'insediamento urbano. Il centro storico, che ancora oggi viene chiamato Vitrare, cominciò invece a sorgere e a svilupparsi nella seconda metà del XVIII secolo. Infatti il fiscalismo spagnolo, la degradazione ecologica della valle da Scafati a Sarno, il calo della popolazione e le epidemie del secolo, non poterono certo incoraggiare uno sviluppo urbanistico.

Epoca di Masaniello[modifica | modifica sorgente]

Nel biennio 1647-48 la valle fu teatro della guerra fra le forze popolari e quelle baronali come riflesso immediato della rivolta di Masaniello, scoppiata pochi mesi prima a Napoli. La sua caduta in mano alle forze baronali segnò l'inizio di un triste periodo di sottomissione alla volontà dei baroni. Un secolo e mezzo dopo, l'ideale rivoluzionario della repubblica partenopea, nell'Agro e a Scafati in particolare, ebbe vita brevissima. Le classi intellettuali rimasero indifferenti o volutamente estranee al movimento delle idee e non si lasciarono travolgere dai fatti. In questa zona la repubblica fu una ventata insignificante che non vide più rivivere l'ardore e il coraggio testimoniati dall'aspra guerra contadina del tempo di Masaniello.

Regno delle due Sicilie[modifica | modifica sorgente]

Fu importante centro industriale tessile e dell'armeria sotto il Regno delle Due Sicilie. Infatti, l'allora re Ferdinando II istituì un polverificio e realizzò un'opera di rettifica del basso corso del fiume Sarno per il trasporto delle polveri da sparo dall'opificio verso il mare, intervento che risolse anche diversi problemi per la popolazione legati alle continue esondazioni del fiume. Inoltre, sempre sotto la reggenza di Ferdinando II, fu costruito uno scalo ferroviario sulla storica linea Napoli - Portici, la prima ferrovia d'Italia, quando questa fu allungata fino a Nocera Inferiore. Il Comune di Scafati è stato travolto nel 1707 dalla caduta abbondante di piroclasti del vesuvio insieme ai comuni di Striano, Torre del Greco e Boscotrecase. Danni alle coltivazioni, centinaia di feriti.

La Battaglia di Scafati[modifica | modifica sorgente]

Foto d'epoca del ten. col. Michael Forrester

Durante la seconda guerra mondiale, in Italia molte piccole città non furono toccate dal conflitto. La città di Scafati era una di queste, finché un giorno una pattuglia britannica e una tedesca si scontrano nelle sue strade. In quel periodo Scafati era un piccolo villaggio di circa 3.000 abitanti che vivono in vecchie case in pietra lungo strade strette e tortuose. Come oggi (2014) c'era il ponte di pietra che attraversava il fiume Sarno che divide la città in due. In periferia c'erano molte piccole masserie dalle quali dipendeva l'economia della cittadina.

Scafati quindi ,di per sé era un posto tranquillo, ma siccome si trovava sulla strada principale per Napoli, nei suoi vicoli stretti e tortuosi, i tedeschi avevano deciso di ritardare l'avanzata delle unità corazzate britanniche che erano penetrate attraverso le montagne a nord di Salerno. Verso le 11,00 del 28 settembre 1943, le pattuglie blindate inglesi si avvicinarono alla cittadina, muovendosi con cautela, attraverso le campagne. A sud della città furono fermati da alcuni abitanti alquanto esaltati, alcuni dei quali portavano fucili e indossavano bracciali con sopra cucite delle croci rosse. Altri possedevano delle bombe a mano che avevano rubato ai tedeschi. Si trattava del primo gruppo armato di resistenza del meridione d'Italia, il Gruppo 28 Settembre. I partigiani informarono il comandante britannico che il ponte davanti a loro era stato minato e assediato dalle mitragliatrici tedesche.

Il comandante britannico era Michael Forrester (31 agosto 1917 – 15 ottobre 2006), un giovane tenente irlandese con i capelli biondi e il volto rigato dal grasso, al comando del 1/6° del Queen's Royal Regiment, meglio conosciuto come i Topi del Deserto (Desert Rats). Egli ringraziò i partigiani della città e posizionò uno dei suoi carri armati all'altezza di una curva nella strada che portava in città. Nelle vicinanze della curva c'era il ponte. Il carro armato aspettò lì per un po' mentre un tommy (soprannome che gli inglesi davano ai propri soldati) salì in cima a una casa per vedere cosa c'era dall'altra parte. Il soldato tornò con la notizia che c'era un cannone anti-carro in piazza vicino al ponte e che era puntato su di loro. A questo punto un Bren gun carrier (piccolo veicolo corazzato cingolato inglese) si avvicinò e l'ufficiale decise di farlo ficcare il “naso di ferro” lungo la curva solo per vedere cosa sarebbe successo. Il veicolo avanzò lungo la curva e fu raggiunto da raffiche di proiettili di mitragliatrice. In tutta fretta ritirarono il “naso” del veicolo.

Nel frattempo, alcuni italiani si offrirono di guidare un piccolo gruppo di soldati britannici per la città ritornando poi attraverso il fiume. Sopraggiunsero molti veicoli mentre un gruppo di ufficiali e soldati si era raccolto dietro un carro armato per discutere della situazione. Faceva molto caldo, anche se era nuvoloso e si erano fermati per asciugarsi la fronte. In tenente colonnello prese un tommy gun (soprannome inglese del mitra Thompson) e portò con se due dei suoi uomini nella casa più vicina al ponte. Dal tetto, individuarono un cannone anti-carro e un carro armato Mark III vicino al ponte.

Aprirono il fuoco sui serventi al pezzo costringendoli a disperdersi. Anche il carro armato indietreggiò attraverso il ponte. A questo punto il tenente colonnello scese giù e ordinò di convertire la casa in un posto di osservazione. Nello stesso istante, una squadra mortai britannica si spostò iniziando a sparare lontano. Due soldati americani, S/Sgt. Don Graeber di Salt Lake City, e Pvt. John Priester di New York, erano seduti in una jeep a guardare il procedimento con molta attenzione.

I due erano lì per riportare indietro i prigionieri tedeschi per l'interrogatorio. Sembravano molto irrequieti e rimasero li seduti per circa quindici minuti poi si guardarono a vicenda, annuirono, scesero dalla jeep e attraversarono la strada in uno degli edifici da cui gli inglesi sparavano. Gli inglesi stavano avendo la meglio sui tedeschi, cosi i Jerries (soprannome inglese per i soldati tedeschi) andarono via dal ponte. Il ponte non era stato minato, come si era temuto, ma c'erano diverse scatole di esplosivo ad alto potenziale sparsi qua e là.

La battaglia si spostò così verso l'altro lato della città. Furono avvistati altri tre carri armati tedeschi mentre quelli britannici si preparavano ad affrontarli. Sul lato liberato del ponte, gli italiani stavano arrivando entusiasti dalle case trasportando frutta e vino. Attraverso il ponte la lotta era ancora in corso, ma i tedeschi iniziavano a soccombere. Intanto gli inglesi portarono su armature e attrezzature anti-carro a volontà ed anche la fanteria stava cominciando a muoversi.

Un gruppo di tre famosi corrispondenti di guerra, seguirono a piedi il corso della battaglia. Si fermarono in un angolo occupato dai vincitori. A quattrocento metri di distanza c'era un carro armato Mark III. Il Bren gun carrier li precedeva dietro l'angolo. Il carro armato tedesco fece fuoco. Il Bren gun carrier fu completamente distrutto e i tre corrispondenti britannici rimasero uccisi.

Gli inglesi risposero al fuoco e centimetro dopo centimetro, spinsero i tedeschi fuori da Scafati, in direzione di Napoli. Non appena l'ultimo carro armato tedesco lasciò la città, così iniziò a cadere la pioggia che ebbe una sorta di effetto rilassante sulla cittadinanza. Finalmente i tedeschi erano andati via, ma erano rimaste le cicatrici della battaglia. Quindi furono esaminati gli edifici in frantumi e i corpi straziati che si trovavano nelle strade. Poi i cittadini tornarono tranquillamente alle loro case per riprendere le loro vite da dove erano state interrotte. [4][5]

I tre corrispondenti di guerra che persero la vita erano Alexander Austin, Stewart Sale e William Munday.[6]Le loro salme, alla fine del conflitto, furono trasportate nel Salerno War Cemetery, uno dei più grandi cimiteri di guerra inglese, che si trova a Salerno sulla Strada Statale 18 presso Montecorvino Pugliano. Il cimitero ospita le spoglie di 1653 inglesi, 27 canadesi, 10 australiani, 3 neozelandesi, 9 sudafricani, 33 indiani, 111 non identificati per un totale di 1846 militari caduti in Italia Meridionale.

I tedeschi spinti verso Napoli passarono per il comune di Poggiomarino dove, nella scuola in contrada Tortorelle, avevano allestito un ospedale militare per i feriti. Nel cortile adiacente la scuola vennero seppelliti i morti che successivamente, dopo la guerra, furono esumati e portati in patria.[7]

Oggi (2014) sono sempre meno i reduci della Seconda guerra mondiale, che prendono parte a due uniche ricorrenze: lo Sbarco di Salerno (nome in codice Operation Avalanche) e La battaglia di Scafati. Ogni anno tornano sui luoghi che li videro giovani e baldi soldati, guardando con emozione i campi di battaglia e il panorama di quelle montagne, nelle quali molti dei loro commilitoni del 1943 lasciarono la loro giovinezza, in una terra definita benedetta da Dio.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Santuario di Maria Santissima Incoronata dei Bagni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Santuario di Maria Santissima Incoronata dei Bagni.

È costruita interamente in stile tardo-barocco napoletano annunciando in diversi tratti anche pieno stile rococò,che però interessò in minor modo la regione. La facciata che,nelle diverse linee ondulate,per rientranze e le sporgenze,risente pienamente del barocco,presenta un portale centrale,e altri due minori,che fanno accedere al sagrato del santuario. da qui si passa all'entrata. L'imponente struttura è costituita da tre navate ben sviluppate,di cui la principale è sormontata da un affresco raffigurante la risurrezione di Cristo. al di sopra dell'entrata l'organo,decorato da porcellana e palme in bronzo,il tutto per accogliere le alte canne che si protendono verso l'alto,tipico stile del '600. La bassa cupola è affrescata con scene della vita popolare specialmente di scene della fonte miracolosa e dei miracoli operati dalla Madonna. Anche l'altare che ospita il bellissimo dipinto della Vergine dei Bagni,è in pieno stile barocco,per la presenza dei coloratissimi marmi che si accomunano opportunamente ai due quadri del '900 ai lati del presbiterio. La caratteristica festa,verso la fine di Maggio,è un'attrazione per tutta la piana,in cui si organizza il classico "carretton e' vagne" e si rende omaggio alla Madonna alla miracolosa fonte dove circa qualche 200 anni prima accaderono miracoli inspiegabili. Una tradizione vuole che, sempre durante la festa, si debba passare la mano sull'altare perché impregnato del sudore della Madonna.

Chiesa di Santa Maria delle Vergini[modifica | modifica sorgente]

Scafati in una foto d'epoca
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Maria delle Vergini.

La Chiesa di Santa Maria delle Vergini è il più importante edificio di culto di Scafati. Costruita nel XV Secolo, è in stile Rinascimentale. La storia narra che la Madonna delle Vergini era destinata ad un paese diverso da Scafati, ma arrivata la statua sul ponte, iniziò ad appesantirsi e i buoi che la trasportavano non riuscirono più a muoversi, così si decise di portare la statua nella vicina chiesa.

Palazzo Mayer[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo Mayer era l'antica casa della famiglia Mayer, una delle più grandi famiglie tessili nella valle del Sarno. Costruito attorno il XIX secolo, oggi è il municipio.[8]

Chiesa Madonna delle Grazie[modifica | modifica sorgente]

Di chiaro stile Rinascimentale la chiesa della Madonna delle grazie, detta anche Madonna dei Muroli, è a croce latinagrato a navata unica con una cupola bassa sul transetto; nell'area del presbiterio si innalza il trono di santa Maria delle grazie, dove si venera l'omonima statua la cui leggenda vuole che fosse stata lei a cacciare via tutti gli insetti che devastavano il raccolto. La statua è stata scolpita da scalpello anonimo, in legno policromo attorno il 1700. La raffigurazione della vergine è anomala, infatti la Madonna porge una mela al suo figlio che ha nelle braccia, mentre un angelo con due grappoli d'uva invita i fedeli all'adorazione. La chiesa ospitava quadri e opere di pregevole fattura che sono andati persi con un furto agli inizi del Novecento. È molto spoglia anche se la navata centrale è decorata da altorilievi, come l'interno della cupola e il presbiterio. Nel transetto di sinistra si innalza l'altare privilegiato del sacro cuore di Gesù. La chiesa ha anche quattro cappelle lungo la navata centrale; a destra abbiamo la cappella del crocifisso e quella di sant'Antonio da Padova. A sinistra una nel quale c'è il confessionale e un'altra dove si venera san Giuseppe. Nel transetto di destra abbiamo l'assunta e nel presbiterio San Vito e San Vincenzo Ferreri.

Chiesa di San Francesco di Paola[modifica | modifica sorgente]

La piccola chiesa di San Francesco di Paola sorge nel bel mezzo del corso Nazionale; essa ha un imponente facciata riccamente decorata risalente al XIX secolo. L'interno è a croce greca, il soffitto presenta affreschi con scene di vita di San Francesco ed una vetrata colorata sul lato destro. Anche se l'edificio è molto piccolo un tempo era il principale luogo dove si venerava il santo a Scafati (che poi è stato trasferito nella nuova chiesa); esso era posto sull'altare maggiore, oggi è luogo della venerazione del santissimo sacramento.

Nuova chiesa di San Francesco di Paola[modifica | modifica sorgente]

La nuova chiesa di San Francesco di Paola a pianta centrale, è costituita da un corpo che va a restringersi man mano che si arriva al presbiterio. La parte iniziale è costituita in alto da una grande vetrata (presente anche sul lato destro) molto colorata e la parte bassa da grandi portoni riccamente decorati. La statua in legno policromo del santo è anonima e non si ha nessuna data su quando sia stata realizzata. Di pregevole fattura il quadro della vergine che si trova nella parte alta del lato sinistro. La chiesa di San Francesco di Paola è la più recente chiesa costruita a Scafati.

Abbazia di Santa Maria di Realvalle[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abbazia di Santa Maria di Realvalle.

Ciò che resta dell'antica struttura dell'abbazia di Santa Maria di Realvalle lo si può visitare a San Pietro. L'abbazia è stata per metà distrutta a causa di un disastroso terremoto nel 1564; essa fu costruita da Carlo I D'Angiò per celebrare la vittoria nella battaglia di Benevento nel 1270. La struttura è composta dal corpo dell'abbazia ed una chiesa, con stili architettonici che vanno dal gotico al barocco; la nuova abbazia sorta vicino a quella antica, è affidata alle suore francescane alcantarine. Oggi si trova in un grave stato di degrado ed è fortemente pericolante.

Polverificio Borbonico[modifica | modifica sorgente]

L'ex Real polverificio Borbonico è un'antica struttura dove si analizzava la polvere da sparo prima di passare nelle officine. Costruito nel 1851 la struttura è formata da una imponente facciata, con all'interno la cappella di santa Barbara patrona degli artificieri, oggi sconsacrata, è usata come auditorium.[9]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

  • Santuario di Maria SS. Incoronata dei Bagni (XVII secolo)
  • Chiesa Madre di S. Maria delle Vergini (XV secolo)
  • Abbazia di Santa Maria di Realvalle (1270)
  • Chiesa di San Pietro Apostolo (X-XI secolo)
  • Chiesa di Sant'Antonio Vecchio (XX secolo)
  • Chiesa Madonna delle Grazie
  • Chiesa Croce Santa
  • Chiesa S. Francesco d’Assisi
  • Chiesa S. Francesco di Paola
  • Nuova Chiesa S. Francesco di Paola
  • Chiesa SS. Vergine del Suffragio
  • Chiesa San Vincenzo Ferreri (XX secolo - Abside di A. Casciello)

Altro[modifica | modifica sorgente]

La Villa comunale o Parco Wenner (1933), conserva un esemplare di Jubaea spectabilis che per dimensioni è il più grande in Europa[10].

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[11]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 1.885 persone. La nazionalità maggiormente rappresentata in base alla percentuale sul totale della popolazione residente era:

Marocco Marocco 703: 1,38%

Religione[modifica | modifica sorgente]

La maggioranza della popolazione è di religione cristiana appartenenti principalmente alla Chiesa cattolica; la chiesa madre del comune appartiene alla diocesi di Nola, così come la maggior parte delle parrocchie. La chiesa della Madonna dei Bagni è amministrata dalla diocesi di Nocera Inferiore-Sarno. Appartiene all'arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia la parrocchia del Sacro Cuore (Mariconda).

L'altra confessione cristiana presente è quella evangelica con una comunità: Chiesa evangelica pentecostale[12] ADI

Fra altre confessioni religiose è presente anche quella dei testimoni di Geova con una sala del Regno in cui si radunano quattro congregazioni (di cui anche una di Pompei). Ogni settimana la sala del Regno di Scafati è frequentata in totale da circa 500 persone.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Ospedale Mauro Scarlato (nel 2011 è stato chiuso)
  • Istituzione "SCAFATI Solidale"
  • Associazione Orchestra da Camera della Campania

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Forme di musica popolare[modifica | modifica sorgente]

La "tammurriata" utilizza particolari strumenti musicali: la già citata tammorra, formata da una pelle tesa su un cerchio di legno su cui sono fissati dei sonagli detti "'e cicere" o "'e cimbale"; le castagnette o nacchere, intagliate nel legno e costituite da due parti unite fra loro da un cordoncino. In alcune zone le castagnette vengono distinte in "maschio" e "femmina" a seconda che vengano suonate rispettivamente con la destra o con la sinistra. «Questo esempio riporta ad un'antica simbologia del corpo secondo la quale l'uomo, il suo corpo in genere, è per metà maschile e per metà femminile. Una visione del genere, tipica del mondo antico ed orientale, si ritrova però anche nella concezione della divinità nel Meridione. Alcune Madonne, ad esempio, hanno nella raffigurazione iconografica il sole (sulla destra) e la luna (sulla sinistra), ovvero il "maschile" e il "femminile"» (Sergio De Gregorio, nell'opuscolo allegato all'LP "Musica e canti popolari della Campania - vol. 1").

Alla tammorra e alle castagnette si possono aggiungere anche: il putipù o caccavella (tamburo a frizione costituito da una pentola di terracotta o scatola di latta ricoperta da una pelle, su cui è fissata una canna); il triccheballacche o scetavajasse (composto da tre martelletti di legno di cui quello centrale fisso, martelletti ai quali possono essere applicati anche dei sonagli); la tromba degli zingari o scacciapensieri o marranzano. Il rappresentante illustre della "Tammurriata" è Antonio Matrone ('O Lion) col suo gruppo definito "A Paranza do’ Lione".

L'altra grande forma di musica popolare è "A Fronna e Limone" (fronda di limone). Quest'ultima è una particolare forma di canto campano, eseguito a distesa e senza accompagnamento strumentale. Per quel che riguarda i testi, in genere si attinge ad un vasto repertorio di "fronne" che però, a seconda della circostanza, possono essere variate, rimescolate o improvvisate in parte dall'esecutore (e ciò avviene massimamente quando le "fronne" sono articolate tra due o tre persone che si rispondono e dialogano con tali canti). Per questa loro disponibilità al dialogo, le "fronne" sono state anche utilizzate come comunicazione con i carcerati. Infatti per il passato, era abbastanza frequente sentir cantare sotto le carceri alcuni tipi di "fronne", articolate da parenti o amici di reclusi. Spesso erano informazioni che si davano al carcerato, messaggi d'amore, parole di conforto, il tutto articolato con un linguaggio oscuro e gergale che sfuggiva anche alla comprensione dei secondini.

Nella tradizione più classica, esiste, un repertorio di "fronne" più ritualizzate, le cui tematiche si riferiscono all'amore, a fatti sessuali e alla morte. Il protagonista indiscusso di questa particolare forma di canto e "Zì Giannino Del Sorbo" senza ombra di dubbio il più grande frondaiolo vivente.

Festa di "Bagni"[modifica | modifica sorgente]

Una festa considerata emblematica per tutto l'agro Nocerino Sarnese è la festa della "Madonna dei Bagni", si svolge a Bagni, località agricola situata in periferia di Scafati al confine con Angri.

Una festa tipicamante primaverile che si consuma nei suoi rituali nelle masserie dove si canta e si danza a ritmo di "tammorra" e "castagnette" (tamburo e nacchere). Scritti antichi ci riportano ai festeggiamenti per i quali la plebe rurale traeva ispirazione dalle "Feste Ilarie", che celebravano la morte e resurrezione di Attis. Antropologicamente nell'antichità pagana il dio della natura rinasce in questo periodo. Festeggiamenti quindi per l'alterna vicenda della natura che fiorisce a nuova vita. Morte e vita, nel mondo rurale si identificano: dalla morte del seme ne consegue la nascita della pianta. Altro elemento di vita è l'acqua. Su queste premesse si innesta il rito religioso che nei giorni della festa dell'Ascensione, sulla Statale 18, nei pressi del seicentesco Santuario, si celebra in onore della "Madonna dei Bagni". La festa, secondo autorevoli studiosi, rientra nel culto delle "Sette Madonne" in Campania. A Bagni, oltre al Santuario di S. Maria Incoronata dei Bagni, risalta la fonte ('o fuosso) che contiene l'acqua ritenuta miracolosa; dove una vecchietta intinge una penna di gallina nell'olio santo, unge e benedice la gente. Altre peculiarità del "fosso" sono: la camomilla, i papaveri e "'o Vacille cu' 'e rrose", bacinella con petali di rose maggiaiole che vengono, secondo la leggenda, benedetti da un "Angelo" che passa nei campi la notte precedente l'Ascensione, donando ai fiori tipici della festa proprietà taumaturgiche e purificatorie. Icona mobile della festa “Il Carrettone”. Anticamente i signorotti del napoletano raggiungevano Bagni con il "Bleak", vettura di lusso trainata da cavalli dove prendevano posto le "maeste ncannaccate", signore con vistosi gioielli al collo.

I contadini invece si servivano dei comuni carretti che per l'occasione "annoccavano" (addobbavano) con fronde e fiori di carta velina, per copertura, come riparo dal sole, venivano sistemate delle lenzuola. Da tali carretti deriva il nome "'O Carrettone 'e Vagne". Tale mezzo di viaggio, la cui ultima apparizione risaliva al lontano 1954, è stato riproposto, nel pieno rispetto dell'antica tradizione, dal 1982 al 1987, fino a quando la festa non ha subito un processo di trasformazione con l'immissione di elementi spurii che non hanno nessuna congruenza culturale - antropologica con la memoria autentica.

Il "Carrettone" era preceduto, nel suo "viaggio", da un folto gruppo di ragazzi che indossavano "antrite", collane di noccioline e castagne e che "guidavano" il tipico "chirchio", cerchio di bicicletta o di botte, anch'esso "annoccato" con fiori di carta, penna di gallina e immaginetta della Madonna.

La Festa della Madonna dei Bagni conserva oggi il suo fascino in ragione delle esibizioni spontanee della gente che rimane protagonista autentica quando accompagnandosi con le inseparabili "castagnette" si disinibisce e si esprime a lungo in una frenetica "tammurriata" collettiva.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Nel centro cittadino di Scafati in piazza Vittorio Veneto vi si trova la chiesa di Santa Maria delle Vergini, santo patrono della città.

Dalla piazza centrale, a pochi metri è possibile raggiungere il Municipio chiamato Palazzo Mayer, dove alle sue spalle vi si trova la Villa Comunale chiamata Parco Wenner. Il centro è formato dal corso principale della città Corso Nazionale; altre vie frequentate nel centro storico sono Via Giovanni XXIII e Via Martiri d'Ungheria.

La città è suddivisa in varie frazioni:

  • Bagni
  • Berardinetti
  • Mariconda
  • Mortellari
  • San Pietro dove è possibile trovare la chiesa di San Pietro in piazza, la Chiesa di Sant'Antonio Vecchio e l'Abbazia di Santa Maria di Realvalle a via Lo Porto.
  • San Vincenzo
  • Trentuno
  • Ventotto
  • Zaffaranelli Marra

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

Il 7 novembre 1999 a Scafati è stata fondata una "Scuola della canzone napoletana" dedicata a "Roberto Murolo - Città di Scafati", con una serata inaugurale tenuta presso “Villa Nunziante”. Numerosi sono i siti di rilevanza culturale, il più noto è sicuramente il Polverificio Borbonico poi sono da citare Villa Nunziante, l'Abbazia di Realvalle a San Pietro e numerosi reperti archeologici ritrovati in territorio cittadino, come ad esempio la villa romana detta "di Popidio Narciso". Scafati si contraddistingue per la sua profonda e radicata tradizione di musica popolare: nelle sue periferie ancora a vocazione fortemente agricola, si conservano la suggestioni della "Tammurriata" che prende il nome dal tamburo che scandisce il ritmo, detto "tammorra" o "tammurro". Originario di Scafati sarebbe stato, secondo la tradizione, Felippo Sgruttendio (detto per questo "de Scaphato") autore di una raccolta di sonetti e canzoni in dialetto napoletano dal titolo "La tiorba a taccone", pubblicata per la prima volta nel 1646. N. Sapegno così ebbe a definire l'opera: "un canzoniere in vita e in morte di una Cecca, gustosa parodia, ricca di pittoreschi quadretti di vita popolana, dei modi e dei temi della lirica amorosa contemporanea".[13]

Persone legate a Scafati[modifica | modifica sorgente]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

  • Strada Provinciale 5 Pendino-Bivio San Marzano (Confine Poggiomarino).
  • Strada Provinciale 127 Innesto SP 5 (S.Marzano)-Trav. Badia-via Torino-Innesto SP 96 (Tricino).
  • Strada Provinciale 185 Via Longa-Innesto SS 18-Ortoloreto-Ortalonga-Innesto SS 367.
  • Strada Provinciale 287 Innesto SS 18 (Scafati)-confine centro abitato di Angri.
  • Strada Statale 268 Uscita SS 268 del Vesuvio (Scafati)

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

La gestione del ciclo dell'acqua è affidato alla GORI.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Gli sport più diffusi a Scafati sono il calcio, la pallacanestro, la pallamano e la pallavolo.

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Pro Scafatese 1922 Calcio che milita nel girone B dell'Eccellenza Campania. La squadra ha militato in passato anche in due campionati di Serie B, e diversi campionati in Serie C e Serie D.

L'altra squadra di calcio della città è l'A.S.D. Virtus Scafatese 2010 che milita nel girone B dell'Eccellenza Campania. È nata nel 2010. Il 9 aprile 2014, pareggiando per 2 a 2 contro la Libertas Stabia, viene promossa direttamente in Serie D, in quanto capolista del girone B d' eccellenza.

Pallacanestro[modifica | modifica sorgente]

Lo Scafati Basket è la prima squadra di pallacanestro di Scafati e gioca in Divisione Nazionale A Silver. La squadra ha militato in passato per oltre un decennio in Legadue e a due campionati di Serie A. Il suo Palazzetto dello Sport, il Palamangano, può contenere 3700 spettatori.

Pallamano[modifica | modifica sorgente]

Nel 1984 la squadra locale di pallamano "Cierre Scafati" è stata campione d'Italia.

Pallavolo[modifica | modifica sorgente]

Questo sport è soprattutto praticato dalle ragazze scafatesi. Il maggior gruppo che lo pratica è la squadra "Michela Elite Scafati" che si trova ai vertici della classifica della serie B1.

Personalità sportive legate a Scafati[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Le due frazioni "ventotto" e "trentuno" si chiamano in tal modo, poiché, si fa riferimento alla numerazione delle cabine dell'acqua che anticamente servivano per irrigare i campi, che stavano lungo l'ex canale Conte Sarno.
  • Nei patti Lateranensi stipulati dalla Chiesa e da Benito Mussolini, Pompei fino ad allora frazione di Scafati, diventa comune autonomo e in cambio Scafati "riceve" Bagni dalla cittadina confinante, Angri.
  • Scafati risulta tra le prime città italiane, dove, durante la Seconda guerra mondiale, sono nati gruppi partigiani. L'anniversario della sua liberazione dal nazifascismo cade il giorno 28 settembre (1943).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  2. ^ [1] - Popolazione residente al 30 settembre 2013.
  3. ^ Tabella climatica sul sito ENEA
  4. ^ (EN) Sgt. Dave Golding, Skirmish at Scafati in YANK, 17 ottobre 1943.
  5. ^ (EN) Monuments & Memorials - The Scafati Memorial, Italy, The Queen's Royal Surrey Regimental Association. URL consultato il 10 luglio 2014.
  6. ^ (EN) Service for war correspondents in The Sydney Morning Herald, 12 ottobre 1943.
  7. ^ Luigi Saviano, Flocco (frazione del Comune di Poggiomarino) - Lineamenti storici, Napoli, Laurenziana, 1988, pp. 49-52, ISBN CFI0136324 .
  8. ^ http://www.lodis.org/scafati2.htm scheda su sito ufficiale Lodis
  9. ^ http://www.lodis.org/scafati3.htm su sito ufficiale Lodis
  10. ^ Scafati, le chiese
  11. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  12. ^ ADI - Chiese cristiane evangeliche - Assemblee di Dio in Italia
  13. ^ N. Sapegno, Compendio di Storia della Letteratura Italiana, La Nuova Italia, p. 276

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]