Rofrano

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Rofrano
comune
Rofrano – Stemma
Rofrano – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Salerno-Stemma.png Salerno
Amministrazione
Sindaco Dott. Nicola Cammarano (CambiAmo Rofrano) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 40°13′00″N 15°26′00″E / 40.216667°N 15.433333°E40.216667; 15.433333 (Rofrano)Coordinate: 40°13′00″N 15°26′00″E / 40.216667°N 15.433333°E40.216667; 15.433333 (Rofrano)
Altitudine 450 m s.l.m.
Superficie 58 km²
Abitanti 1 710[2] (31-12-2010)
Densità 29,48 ab./km²
Frazioni Abbenante, Cerreto, Fornillo, Pozzillo Borsito, Provitera, San Leo, San Menale, Treppaoli[1].
Comuni confinanti Alfano, Caselle in Pittari, Laurino, Laurito, Montano Antilia, Novi Velia, Roccagloriosa, Sanza, Torre Orsaia, Valle dell'Angelo
Altre informazioni
Cod. postale 84070
Prefisso 0974
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 065109
Cod. catastale H485
Targa SA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti rofranesi
Patrono S. Nicola
Giorno festivo 8 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Rofrano
Posizione del comune di Rofrano all'interno della provincia di Salerno
Posizione del comune di Rofrano all'interno della provincia di Salerno
Sito istituzionale

Rofrano (U Franu in dialetto cilentano) è un comune italiano di 1.710 abitanti della provincia di Salerno in Campania.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le sue origini risalgono fra il III e il IV secolo e vengono attribuite a dei nobili crociati, allora abitanti nelle prossimità della montagna di Piaggine in un luogo che chiamarono Ruffium (da qui l'antica denominazione di "Ruranu"). A seguito di epidemie (non accertate) e di brigantaggio, l'abitato si spostò avvicinandosi all'attuale ubicazione e cambiando il suo nome in Ruffio, per poi arrivare a Rufra e infine Rofrano (parola riferita alla terra che frana sotto i nemici). Nel Medioevo il feudo di Rofrano veniva concesso da Roberto il Guiscardo ad uno dei suoi cavalieri. Il relativo Castello, ampliato su un maniero preesistente di origine Longobardo-Bizantina, è tuttora visibile. il portone di accesso, fino all'inizio degli anni '80, era sormontato da un fabbricato costituito da muratura con travi di legno intrecciate e riempimento in pietrame, di chiara origine Nord-europea. nelle campagne è possibile ancora imbattersi in vecchi edifici in muratura con balconate in legno, frequenti nelle aree germaniche e Nord-Europee.

Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Laurito, appartenente al Distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie.

Fece parte del mandamento di Laurito, appartenente al Circondario di Vallo della Lucania.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Rofrano è situato nella zona meridionale del Cilento, equidistante e in posizione centrale rispetto a altri comuni meno noti ma più grandi solo per popolazione, come Sala Consilina, Vallo della Lucania e Sapri.

Rofrano, come altri comuni cilentani, rientra nel territorio del parco nazionale. Il paese si trova lungo la SP18 proveniente da Laurito, che lo attraversa e poco prima di uscirne, si dirama proseguendo da un lato, innestandosi sulla SS18 per Alfano, Torre Orsaia, Policastro e Sapri, e dall'altro per Sanza e Sala Consilina che durante si innesta un ulteriore strada la quale attraversa tutta la Valle del Mingardo nel versante più alto e raggiungendo Laurino in uno scenario di naturale ed incantevole maestosità paesaggistica.

Il Comune di Rofrano vanta le frazioni e contrade di seguito elencate in ordine di distanza: Tresanti (contrada periferica), Provitera, Molino Vecchio, Pozzillo/Borsito, San Menale (frazione), Tre Paoli, San Doro, Borgo Cerreto (frazione parzialmente nel comune di Torre Orsaia) ed una località disabitata conosciuta come Triglio. Parte del territorio del villaggio di Pruno è compreso nel suo ambito comunale.

Società[modifica | modifica sorgente]

Inchiesta Alimentare 1954[modifica | modifica sorgente]

L'inchiesta alimentare a Rofrano, svoltasi nell'ottobre del 1954 ed effettuata dall'Istituto della Nutrizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, mirava allo studio dei bisogni e consumi della popolazione italiana dell'epoca, ed in particolare questi studi furono praticati su quella popolazione che viveva nelle zone più disagiate della penisola, tra cui, per questo motivo, fu tristemente nota la stessa Rofrano. Da recenti ricerche si è scoperto che la popolazione di questi territori è di gran lunga più longeva di quelle di altre zone prese a campione, e questa scoperta ha portato alla rivalutazione della dieta di un tempo e di stili di vita ormai quasi scomparsi.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Economia e Reddito[modifica | modifica sorgente]

L'economia è principalmente basata sull'edilizia; seguono le attività commerciali, l'allevamento, la pastorizia, pochi artigiani, alcune strutture ricettive e l'agricoltura, prevalentemente ad uso e consumo privato. Negli ultimi anni l'effetto della crisi ha messo in difficoltà il settore edilizio, che garantiva una fonte di reddito per numerose famiglie. Nel 2006, in una classifica dei comuni campani, Rofrano si posiziona all'ultimo posto tra quelli più poveri, con appena 6.901 pro capite.

Religione[modifica | modifica sorgente]

La maggioranza della popolazione è di religione cristiana, appartenente principalmente alla Chiesa cattolica[4]; il comune appartiene alla Diocesi di Vallo della Lucania, comprendente una parrocchia:

  • S. Giovanni Battista e Nicola di Mira

L'altra confessione cristiana presente è quella Evangelica, con una comunità[5]:

  • Chiesa pentecostale ADI

La dieta mediterranea[modifica | modifica sorgente]

Nel 1954 veniva descritta per la prima volta, in un piccolo paese del Cilento (Rofrano in provincia di Salerno) quella che diventerà in seguito una famosa "invenzione" di un illustre Fisiologo Americano: la dieta mediterranea. Rofrano può vantare il primato di paese dove viene per la prima volta studiata la Dieta Mediterranea.

Di cosa si tratta. Come dice Ancel Keys (1997): "pasta in many forms, leaves sprinked with olive oil, all kinds of vegetables in season, and often cheese, all finished off with fruit and frequently was-hed down with wine" (vari tipi di pasteasciutte, ortaggi a foglia conditi con olio di oliva, tutti gli ortaggi di stagione, spesso il formaggio, la frutta che conclude il pasto e il vino che lo annaffia!). Nella dieta mediterranea del Cilento nel 1954 i cereali sotto forma di pane e di pasta (spesso fatta in casa, "le llane" che accompagnavano i fagioli) rappresentavano oltre il 60% delle calorie totali che venivano assunte con i pasti.

L'incidenza della patologia cardiovascolare nel Cilento è tra le più basse d'Italia, ma l'alimentazione non sarebbe molto differente da quella del resto del Paese! È pur vero però che, come sottolinea Vito Teti, sia la fame che l'abbondanza, sia l'alimentazione quotidiana che quella festiva del Cilento non possono essere comprese soltanto attraverso l'elencazione e la descrizione dei prodotti della dieta o dell'energia e dei nutrienti con essa apportati. Le abitudini alimentari delle popolazioni vanno infatti anche riportate a uno stile di vita, a una cultura, a dei modi di essere che si sono affermati nel corso di una lunga e controversa storia. Questo nuovo modo di vedere l'alimentazione allarga notevolmente l'interpretazione che di essa se ne può dare anche nel campo della salute. Ed ecco che i tratti che caratterizzano il mangiare Cilentano o in termini più ampi il mangiare e la dieta mediterranea, quali la convivialità, il mangiare in famiglia, il consumare il pasto all'aperto, l'accompagnare il pasto con canti e danze sono oggi considerati elementi importanti, per lo meno della stessa importanza di quelli di carattere biologico quali iperglicemia, ipertensione, obesità etc.., per gli effetti che possono avere, protettivi i primi e di rischio i secondi, nei riguardi di vari tipi di patologia degenerativa (malattie cardiocircolatorie e cancro) verso le quali queste popolazioni sembrano essere assai protette.

Nel Cilento, mezzo secolo fa, le popolazioni agricole vivevano essenzialmente dell'agricoltura per cui "quando si faceva giorno si andava sui campi e quando giungeva la notte si andava a dormire". Il lavoro era pesante e la vita di relazione non dava spazi alla competizione tra gli individui e alle frustrazioni degli uni rispetto agli altri. Era presente una notevole rassegnazione della condizione umana a cui era necessario abituarsi. Si nasceva; si viveva, spesso con l'unico miraggio di emigrare e quando si tornava (se si tornava) si era già vecchi! Questo stile di vita si rifletteva in tutti i comportamenti delle persone, tra cui lo stile alimentare e la frugalità del pasto che accompagnava come ancora oggi accompagna il rigore nelle preparazioni del cibo. Si preparava e si prepara quello che si mangia, si mangia quello che viene messo nel piatto (generalmente da parte di chi cucina) e non si lascia nel piatto quello che si è ricevuto. Ed è perciò un rigore che non dà grandi spazi agli sprechi! Non si riporta al giorno dopo parte o tutto di quello che si è preparato per il pasto della giornata e il frigorifero non è la dispensa degli "avanzi"!

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Le infrastrutture presenti solo quelle tipiche di un paese di collina, le strade presentano pochi tratti rettilinei e spesso sono soggette a smottamenti. I trasporti pubblici sono della locale e storica ditta Lettieri, un tempo Loguercio. I collegamenti sono per Salerno, Sala Consilina, Sapri e Vallo della Lucania.

Principali arterie stradali[modifica | modifica sorgente]

  • Strada Provinciale 18 Italia.svg Strada Provinciale 18/a Innesto SS 18-Laurito-Rofrano.
  • Strada Provinciale 18 Italia.svg Strada Provinciale 18/b Rofrano-Sanza.
  • Strada Provinciale 93 Italia.svg Strada Provinciale 93 Rofrano-Ponte Trave.

Storico delle Elezioni e Amministrazione in carica[modifica | modifica sorgente]

  • Dal 1985 al 1989: Dott. Gennaro Passarelli
  • Dal 1989 al 1994: Dott. Gennaro Passarelli
  • Dal 1994 al 1999: Dott. Franco Lettieri
  • Dal 1999 al 2004: Sig. Giuseppe Viterale
  • Dal 2004 al 2009: Sig. Giuseppe Viterale
  • Dal 2009 al 2014: Sig. Antonio Viterale
  • Dal 2014 a tutt'oggi : Dott. Nicola Cammarano
  • Giunta in carica: Federico Lettieri (vicesindaco) - Di Sevo Nicla
  • Consiglio comunale in carica: Da nominare

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Il comune fa parte della Comunità montana Bussento - Lambro e Mingardo

Le competenze in materia di difesa del suolo sono delegate dalla Campania all'Autorità di bacino regionale Sinistra Sele.

Il Canonico Domenico Antonio Ronsini[modifica | modifica sorgente]

Il canonico scrisse il libro Cenni Storici sul Comune di Rofrano 1873

Il Canonico Ronsini nacque a Rofrano il 23 giugno 1811 dove vi morì il 20 settembre 1879. Scrisse il libro Cenni Storici sul Comune di Rofrano 1873 che inizia con queste parole: In una lite demaniale, che verte da secoli, e ferve ancora tra Rofrano ed i Comuni limitrofi al suo mezzogiorno, il consiglio Municipale Rofranesi mi addossò l’incarico di studiar le Produzioni, ed illustrar la controversia. Per riavviare il bandolo dell’avviluppata matassa, fui costretto a spolverare voluminosi Processi, e frugar nei pubblici e privati archivii, per trovare all’uopo altri titoli, e scritture vetuste. Frutto di tali indagini son le copiose notizie, che pubblico in questa memoria a sol fine, che non ricadano nell’obblio, e posson somministrare le prima fila, con cui qualche altro più valoro, ch’io non posso, possa essere l’istoria patria.

Il Ronsini dedica il suo libro a Rofrano con queste parole: alla sua cara patria, questo tenue lavoro che della patria svolge l'origine e narra le prospere ed avverse vicende perché la memoria di glorie e di sventure ed i monumenti dell'età passata siano sprone alla virtù, freno al vizio e base al progresso.

Frase celebre[modifica | modifica sorgente]

Dal clima temperato son pruova gli agrumi, che vi allignano. L'aura del mare tempera la troppo rigida influenza dei monti, e questi calmano la furia de' venti, e la rabbia di Sirio.

Poesie[modifica | modifica sorgente]

Dedicata a Rofrano[modifica | modifica sorgente]

Nella terra meridionale degli ulivi verdi d’erba immobile come il cielo e per le salite fra gli orti scoscesi le donne cariche le teste di fagotti pieni.

Fra le siepi nodose e i bordi delle vie minuscole vipere dal veleno giovane e lungo l’asfalto secco pelli antiche o corpi digeriti dal sole di serpenti o lucertole variopinte.

Il campanile regolare regolare nel battito atono.

Montagne nude e marroni con fontane di cespugli a braccia alzate un uomo sudato sotto le nuvole e fra le mosche l’acqua tranquilla E turbinosa delle vene chiare boscose fin nelle cave profonde e le mucche col volto nell’erba d’intorno con gli stessi passi sempre diversi i cani pastori; di notte la luna e le stelle come crepe nel vestito blu della cinta da cui gli strilli rossi delle volpi come galli notturni il fru fru dello sfrigare dei grilli l’occhio la bocca l’orecchio la mano e l’ulivo.

Ruggero Scalzo

..billizzi ri Ninnamia[modifica | modifica sorgente]

Nu juornu passijava urla mari Truvai na funtanella ca surgia

E tanta chi era bella fresca e chiara, Lu Cori mi ricia "sempre vivi".

Ma quanna jetti pimm'alluntanari La funtanella appriessu mi vinia;

Ma chista, certo, né acqua e né funtana, Certo su' li billizzi ri Ninnamia.

Lettieri Pasquale 1908-1995

Leggende[modifica | modifica sorgente]

  • Presso la località Molino Vecchio si racconta che viva uno gnomo e chiunque riesca a vederlo e togliergli il cappello potrà avere il suo oro.
  • Nelle campagne di Rofrano è stato avvistato numerose volte un essere alto più di due metri avente la pelle verde e gli occhi di lucertola.
  • Sulla strada che porta a Laurino, nella Valle del Mingardo, si narrà che in una località non ben conosciuta nacque un valoroso brigante e donnaiolo, un certo Federico Dalaurito, chiunque trovi il suo mantello - ben nascosto e custodito - potrà avere fortuna, coraggio e belle donne.
  • Sempre su Federico Dalaurito si racconta che dal 1861 al 1927, durante il Regno d'Italia un gruppo scomposto di cittadini tentò di rendere indipendente il paese in nome della libertà! Quel gruppo capeggiato da Federico Dalaurito ormai invecchiato, fu sconfitto a Policastro_Bussentino presso la vecchia darsena dove il Regio_esercito poteva contare sulle numerose truppe ormai insediatesi.

Riti scaramantici[modifica | modifica sorgente]

Recita cuntra lu maluocchiu[modifica | modifica sorgente]

  • 1a strofa da ripetere 3 volte

Uocchi mali uocchi crepa l’ammiria

E schiatta l’uocchi

  • 2a strofa da ripetere 3 volte

Chit’à pigliata a r’uocchi?

U mali cristianu, chi tadda sanà?

Lu santissimu sacramento.

Nomine padre figlio e spirutu santu

  • 3a strofa da ripetere 3 volte

Inda na chiana n'gi su tri frati carnali

Unu simmina, natu ara e natu faci l’uocchi a stu cristianu

  • 4a strofa da ripetere 3 volte

A Bettlemme c’è natu nu figliu bella e la mamma

E bellu è lu figliu

Leva l’uocchiu ra n’coppa stu gigliu

  • 5a strofa da ripetere 3 volte

La montagna si vrusciava

La maronna giarrivava

Lu mandu si livau e lu fuocu s’ammurtau

  • 6a strofa da ripetere 3 volte

Quanna Gesucristu camminava tutti l’artari salutava

Cumi saluta l’artari ri Cristu a ccussì livau l’uocchi ra cuoddu a chistu

  • 7a strofa da ripetere 3 volte

Auza auza cori, Gesucristu si ristora

Si ristora ad alta voce

Gesucristu fu messo in croce

  • 8a strofa da ripetere 3 volte

Auza cigliare quanna auza lu suli

La montagna senza cappieddu

E lu filici e senza fiuri

U pisci e senza pulmuni

Auza cigliare quanna auza lu suli

Si crede che recitando questa "formula di scongiuro" ed aiutati da un ferro o chiavi in metallo e come indicato nei versi si possa scacciare il malocchio. Al termine della recita cuntra lu maluocchiu il ferro o le chiavi vengono gettati a terra per far allontanare l'energia negativa migrata dal corpo dello sfortunato esorcizzato al metallo utilizzato nel rito scaramantico. Gli anziani insegnavano questa formula di scongiuro ai giovani iniziati i quali dovevano ricordare a memoria ogni verso e nella sola notte di Natale, il rito inizia e termina con il segno della croce. Questa forma di esoterismo o occultismo si pensa sia nata dopo il 1680, quando il fondamentalista vescovo di Capaccio Andrea Bonito ordinò la distruzione di preziosi Menologi, Eucologi, libri e scritture sacre greche, resti del rito basiliano nella badia di Rofrano, salvando solo un crocifisso, in virtù dell'autorità tributatagli da Papa Gregorio XIII che aveva deciso l'accorpamento della pieve alla diocesi di Capaccio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Frazioni stabilite dallo statuto comunale
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Diocesi di Vallo della Lucania
  5. ^ ADI - Chiese Cristiane Evangeliche - Assemblee di Dio in Italia

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]