Prignano Cilento

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Prignano Cilento
comune
Prignano Cilento – Stemma Prignano Cilento – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Salerno-Stemma.png Salerno
Amministrazione
Sindaco Giovanni Cantalupo (lista civica)
Territorio
Coordinate 40°20′00″N 15°04′00″E / 40.333333°N 15.066667°E40.333333; 15.066667 (Prignano Cilento)Coordinate: 40°20′00″N 15°04′00″E / 40.333333°N 15.066667°E40.333333; 15.066667 (Prignano Cilento)
Altitudine 415 m s.l.m.
Superficie 12,04 km²
Abitanti 975[1] (31-12-2010)
Densità 80,98 ab./km²
Frazioni Melito, San Giuliano
Comuni confinanti Agropoli, Cicerale, Ogliastro Cilento, Perito, Rutino, Torchiara
Altre informazioni
Cod. postale 84060
Prefisso 0974
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 065103
Cod. catastale H062
Targa SA
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti prignanesi
Patrono san Nicola di Bari
Giorno festivo 6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Prignano Cilento
Posizione del comune di Prignano Cilento all'interno della provincia di Salerno
Posizione del comune di Prignano Cilento all'interno della provincia di Salerno
Sito istituzionale

Prignano Cilento è un comune italiano di 970 abitanti della provincia di Salerno in Campania. Ha una superficie di 11,9 chilometri quadrati e sorge a 410 metri sopra il livello del mare. Oltre al capoluogo, fanno parte del Comune le frazioni di San Giuliano e di Melito. Scomparsa è invece la frazione di Poglisi (o Puglisi), sita nel luogo ove attualmente è ubicato il cimitero[2].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

La stazione meteorologica più vicina è quella di Capaccio. In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +6,8 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +24,4 °C[3].

CAPACCIO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 9,9 9,9 12,6 16,0 19,8 24,3 28,7 29,2 25,4 20,9 15,8 12,0 10,6 16,1 27,4 20,7 18,7
T. min. mediaC) 3,7 4,0 5,7 8,6 11,7 15,6 19,1 19,6 16,5 13,0 9,1 5,9 4,5 8,7 18,1 12,9 11,0

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sull'origine del nome esistono diverse tesi. Secondo il Ventimiglia, il nome Prignano deriverebbe dall'abbondanza di alberi di pero nel territorio circostante[4]. Tale interpretazione sarebbe confermata dal frequente ricorrere di elementi naturali in toponimi di località vicine (Melito, Ogliastro, Cicerale). Una seconda tesi ritiene che l’attuale nome derivi dal latino praedium, ovvero “fondo” o “podere”[5]. Sulla base della medesima radice praedium, vi è anche chi ha sostenuto che il nome Prignano derivi dal latino Pliniarum, ovvero “fondo di Plinio”. L’accertata presenza di Plinio il Vecchio in Campania ha fatto così congetturare che egli possedesse un podere proprio nel territorio oggi denominato Prignano.[6]

Secondo quanto riportato da Pietro Ebner, la prima notizia che si ha del villaggio è contenuta in un atto di vendita del 1070, conservato presso l’Archivio dell’Abbazia di Cava. Prignano è poi ricompreso tra i territori restituiti nel 1276 da Carlo II d'Angiò alla famiglia Sanseverino. Successivamente, il feudo venne ceduto da quest’ultima ad Antonello Prignano, il cui nipote Fabio lo alienò nel 1458 a Prospero Lanara. A seguito di altri passaggi, il feudo, comprensivo dei villaggi di Melito e di Poglisi (oggi scomparso), venne acquistato nel 1564 dal poeta napoletano Bernardino Rota. Nel 1649 passò a Pietro Brandolino, che nel 1701 lo cedette a Tommaso Cardone, di origine spagnola, che vi ebbe il titolo di marchese[7]. La famiglia Cardone risulta infatti iscritta nel Libro d’oro della nobiltà italiana (1933) col titolo di Marchese di Melito e del Predicato di Prignano[8]. Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Torchiara, appartenente al Distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie. Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia ha fatto parte del mandamento di Torchiara, appartenente al Circondario di Vallo della Lucania.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Nicola di Bari[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa madre di Prignano è dedicata a San Nicola di Bari; risulta edificata prima del XIII secolo, anche se la struttura attuale è frutto di vari rimaneggiamenti e restauri succedutisi nei secoli[9]. In corrispondenza della navata di sinistra si eleva la robusta torre campanaria in pietra locale, a tre piani con archi a tutto sesto. La facciata è a capanna, con due portali ed un dipinto nel timpano raffigurante il Santo. L’interno è a tre navate, con l’aula centrale separata dalla zona absidale da un arco a tutto sesto. La volta è a botte, ripartita in riquadri dipinti, con al centro un affresco che rappresenta un miracolo del Santo. In testa alle navate laterali sono collocate alcune tele, tra cui un “Mistico sposalizio di Santa Caterina con Gesù” (XVII secolo), proveniente dalla cappella di Melito[10].

Cappella di Sant’Antonio da Padova[modifica | modifica wikitesto]

Situata su Corso Garibaldi, poco prima della fine dell’abitato, la cappella è ciò che rimane di un antico convento dei Padri Agostiniani, soppresso da Papa Innocenzo X con bolla del 22 ottobre 1652[11][12].

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

Le altre chiese del Comune si trovano nelle frazioni. A Melito è la Cappella di Santa Caterina d'Alessandria; a San Giuliano la Cappella dedicata a San Biagio; infine, all'interno del cimitero è la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Oasi del Fiume Alento[modifica | modifica wikitesto]

L’Oasi del Fiume Alento è un’area protetta istituita allo scopo di salvaguardare le aree naturali, gli habitat e le tipologie forestali del bacino del Fiume Alento. Rientra tra le aree SIC, in quanto Sito di interesse comunitario. Nel 1994 è stata ultimata la diga, che regola il corso del fiume e che è sita all’interno dell’oasi. La Diga Alento appartiene alla tipologia delle dighe in terra, cioè costruite in materiali sciolti, con un paramento bituminoso a monte che impedisce la filtrazione dell’acqua trattenuta nell’invaso. Il paramento di valle è ricoperto da una coltre erbosa che mitiga l’impatto ambientale favorendo l’inserimento dell’opera ingegneristica nel territorio circostante. Il complesso della diga, inoltre, ospita una serie di strutture collegate, tra le quali una centrale idroelettrica, un impianto di potabilizzazione e un centro per il monitoraggio delle dighe tramite rilevamento satellitare[13].

Palazzo marchesale Cardone[modifica | modifica wikitesto]

Situato in Piazza del Plebiscito, di fronte alla Chiesa di San Nicola di Bari, è di proprietà dei Marchesi Cardone, ultimi feudatari di Prignano (dal 1701 fino all'abolizione del regime feudale)[14]. È costituito da quattro ali intorno ad un cortile centrale. La facciata è caratterizzata da una robusta torre cilindrica merlata, elemento di sicura originalità, in quanto non rinvenibile in altri palazzi coevi che costellano il territorio del Cilento. Il palazzo è di proprietà privata e non è visitabile.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

L'Opera dei Turchi[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una rappresentazione teatrale in costume, divisa in due atti, che rievoca due miracoli attribuiti a San Nicola di Bari dall’agiografia ufficiale. La manifestazione si svolge in Piazza del Plebiscito il Lunedì dell’Angelo. Nel primo atto viene ricordato il miracoloso salvataggio di Diodato, un adolescente cristiano rapito dai Saraceni e da questi ridotto in schiavitù. Il giovane viene liberato dal Santo, che, impietosito dalla sua miserevole condizione, invia un angelo in suo soccorso. Nella rappresentazione l’angelo è un bambino vestito di bianco, che, appeso con un robusto gancio ad una carrucola che scorre su una fune, “vola” letteralmente dal campanile della Chiesa madre fino al palco dove si trova la tavolata dei Turchi. Diodato si aggrappa all’angelo e viene portato via. Nella seconda scena San Nicola si reca presso un'osteria per rifocillarsi dopo un lungo viaggio. L’oste è un orco senza scrupoli, che dà in pasto ai suoi avventori carne di bambini rapiti ed uccisi. Nicola, però, consapevole dell'abominevole inganno, ordina all’oste di mostrargli il tino dove viene conservata la carne. Non appena la botte viene scoperchiata, quattro bambini escono fuori, vivi e vegeti, ringraziando Nicola, che li aveva resuscitati con la forza della preghiera. La rappresentazione si conclude con la condanna a morte del criminale, portato via dal capitano delle guardie e fucilato[15][16].

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Melito[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Melito (Prignano Cilento).

Poglisi (o Puglisi)[modifica | modifica wikitesto]

Il villaggio, oggi scomparso, si trovava nell'area ove è sito il moderno cimitero. Di esso rimane solamente la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, edificata prima del XIV secolo[17]. Non si conoscono con esattezza le ragioni per le quali il villaggio è stato progressivamente abbandonato, fino a scomparire. Ad avviso di Pietro Ebner, che ne attesta l'esistenza almeno fino al 1583, il casale potrebbe essere stato abbandonato a causa dei frequenti attacchi dei Turchi. Risulta infatti documentato che nel 1563 gli abitanti di Poglisi accorsero in aiuto della popolazione di Torchiara proprio per respingere gli invasori [18].

San Giuliano[modifica | modifica wikitesto]

La frazione è situata sulla strada che porta ad Ogliastro Cilento. Avendo perso la sua antica fisionomia, oggi è di fatto unita al capoluogo. Qui si trova la Cappella dedicata a San Biagio, la cui presenza è attestata già nel XIV secolo[19].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[20]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

  • Strada Statale 18 Italia.svg Strada statale 18 Tirrena Inferiore.
  • Strada Provinciale 45 Italia.svg Strada Provinciale 45 Agropoli-S.Cosma-Innesto SS 18.
  • Strada Provinciale 159 Italia.svg Strada Provinciale 159/b Svincolo Cicerale-Innesto SP 430(Diga Alento).
  • Strada Provinciale 430 Italia.svg Strada Provinciale 430/a Innesto SS 18(Paestum)-Agropoli Nord-Agropoli Sud-Prignano Cilento-Perito-Omignano(loc. Ponti Rossi)-Vallo Scalo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune fa parte della Comunità montana Alento-Montestella e dell'Unione dei Comuni Alto Cilento.

Le competenze in materia di difesa del suolo sono delegate dalla Campania all'Autorità di bacino regionale Sinistra Sele.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Pietro Ebner, Chiesa, baroni e popolo nel Cilento, 1982, p. 383.
  3. ^ Tabella climatica mensile e annuale (TXT) in Archivio climatico DBT, ENEA.
  4. ^ Domenico Ventimiglia, Notizie storiche del castello dell’abate e de’ suoi casali nella Lucania, 1827, p. 84.
  5. ^ Pietro Ebner, Chiesa, baroni e popolo nel Cilento, 1982, p. 377.
  6. ^ Vincenzo Guarracino, Plinio? Un comasco di Napoli, disponibile on-line su http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cultura%20e%20Spettacoli/213049/
  7. ^ Pietro Ebner, Chiesa, baroni e popolo nel Cilento, 1982, p. 377-379.
  8. ^ Michele del Verme, Famiglie nobili che hanno goduto prerogative nobiliari e feudali in località cilentane; http://www.famiglienobilinapolitane.it/Genealogie/Cardone.htm.
  9. ^ Michele del Verme, Storia e origine di Prignano Cilento e dei suoi casali Melito e Poglisi, 1980, p. 17.
  10. ^ Pietro Ebner, Chiesa, baroni e popolo nel Cilento, 1982, pp. 381-383.
  11. ^ Michele del Verme, Storia e origine di Prignano Cilento e dei suoi casali Melito e Poglisi, 1980, p. 20.
  12. ^ Sito del Comune di Prignano Cilento.
  13. ^ Le informazioni sono tratte dal sito ufficiale dell'Oasi, disponibile all'indirizzo internet http://www.oasialento.it/.
  14. ^ Pietro Ebner, Chiesa, baroni e popolo nel Cilento, 1982, p. 379.
  15. ^ Alfonso Cernelli, "L'Opera dei Turchi" di Prignano Cilento, tra devozione e catarsi, disponibile on-line su http://www.lamandragola.org/?p=1952.
  16. ^ Sito del Comune di Prignano Cilento.
  17. ^ Michele del Verme, Storia e origine di Prignano Cilento e dei suoi casali Melito e Poglisi, 1980, pp. 95-96.
  18. ^ Pietro Ebner, Chiesa, baroni e popolo nel Cilento, 1982, pp. 384-385.
  19. ^ Michele del Verme, Prignano Cilento. I casali di Melito, Poglisi e San Giuliano, 1996, pp. 38-39.
  20. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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