Consiglio Nazionale delle Ricerche

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Coordinate: 41°54′03.48″N 12°30′45.22″E / 41.900967°N 12.512561°E41.900967; 12.512561

Logo del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) è un ente pubblico nazionale italiano che ha il compito di svolgere, promuovere, diffondere, trasferire e valorizzare attività di ricerca scientifica e tecnologica nei principali settori di sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni per lo sviluppo scientifico e tecnologico, economico e sociale.

Il CNR è sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Facciata della sede del CNR a piazzale Aldo Moro, Roma.

Costituito il 18 novembre del 1923 e trasformato nel 1945 in organo dello Stato ha svolto prevalentemente attività di formazione, di promozione e di coordinamento della ricerca in tutti i settori scientifici e tecnologici. Nel 1999, a seguito del decreto legislativo 30/01/1999 n. 19 ("Riordino del Consiglio nazionale delle ricerche") il CNR è divenuto "ente nazionale di ricerca con competenza scientifica generale e istituti scientifici distribuiti sul territorio, che svolge attività di prioritario interesse per l'avanzamento della scienza e per il progresso del paese".

Subito dopo lo scoppio della guerra in molti paesi europei gli scienziati cercarono di dar vita ad organismi in grado di aggregare tutte le attività relative alle invenzioni e alla ricerca. Nel 1916 venne costituito il Comitato nazionale scientifico tecnico per lo sviluppo e l'incremento dell'industria italiana (CNST) con il compito di "stringere maggiormente i legami fra la Scienza e le sue applicazioni"; mentre nel 1917 venne autorizzata, con decreto del 25 novembre, una spesa straordinaria di 3 milioni di lire per "gli impianti e gli arredamenti degli Istituti Superiori di fisica, chimica e le loro applicazioni tecniche"; sempre nel 1917 venne costituito l'Ufficio invenzioni e ricerche.

Attraverso queste iniziative cominciava a farsi avanti una maggiore sensibilità verso il tema della scienza, confermata dalla costituzione nel novembre del 1918 di un Consiglio internazionale delle ricerche (CIR), al quale l'Italia prese parte con Vito Volterra assieme a rappresentanti di Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Belgio. Ma soprattutto da un decreto presidenziale del 17 febbraio 1919, che istituiva una commissione "con l'incarico di preparare un progetto di costituzione del Consiglio Nazionale delle Ricerche", il quale in un articolo precisava che "il Consiglio Nazionale delle Ricerche deve avere per fine di organizzare e promuovere ricerche a scopo scientifico industriale e per la difesa nazionale". Con questo atto veniva sancito il punto d'inizio ufficiale del processo di costituzione del CNR, che si sarebbe concluso con l'emanazione del decreto del 18 novembre 1923.

Il 23 dicembre 1987 il CNR registra il primo dominio internet italiano: cnr.it 

Negli ultimi anni il CNR è stato oggetto di critiche per la preponderanza dell'apparato amministrativo di gestione rispetto all'attività di ricerca: infatti, secondo una relazione della Corte dei Conti, nel 2010 il 70% delle risorse di bilancio sono state destinate ad affitti, manutenzione della sede romana e retribuzioni del personale[1], mentre una valutazione periodica dei risultati conseguiti, decisa nel 2011, scatterà però solo dal 2017[2].

Finalità[modifica | modifica sorgente]

Svolgere attività di ricerca nei propri laboratori, sia promuovendo l'innovazione e la competitività del sistema industriale, sia fornendo tecnologie e soluzioni capaci di dare risposte ai bisogni emergenti, individuali e collettivi. Promuovere l'internazionalizzazione del sistema della ricerca; fornire attività di consulenza al Governo e ad altre istituzioni su temi strategici per il Paese e la collettività; contribuire alla qualificazione delle risorse umane. La cooperazione con le Università e il mondo industriale è la scelta sistematica che ha lo scopo di "creare valore per il paese attraverso le competenze della ricerca scientifica" dell'Ente.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

  • Conferita il 11/10/2010:
Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010

Le strutture[modifica | modifica sorgente]

La rete scientifica del Consiglio Nazionale delle Ricerche è strutturata attualmente in sette Dipartimenti, con funzioni essenzialmente di programmazione, ai quali afferiscono gli Istituti; è in questi ultimi che si svolgono le attività di ricerca vere e proprie.

I dipartimenti[modifica | modifica sorgente]

  • Scienze Biomediche
  • Scienze fisiche e tecnologie della materia
  • Scienze del sistema terra e tecnologie dell'ambiente
  • Scienze chimiche e tecnologie dei materiali
  • Ingegneria, ICT e tecnologie per l'energia e i trasporti
  • Scienze bio-agroalimentari
  • Scienze umane e sociali, patrimonio culturale

Gli istituti[modifica | modifica sorgente]

Ad oggi gli istituti del CNR sono 106, di seguito elencati in ordine alfabetico secondo l'acronimo con il quale sono conosciuti.

Le aree della ricerca[modifica | modifica sorgente]

Le aree della ricerca sono aree territoriali che si caratterizzano come poli di aggregazione di Istituti dove alcuni servizi sono gestiti in maniera accentrata. Concepite nel 1979, la fase attuativa partì nella seconda metà degli anni ottanta con la realizzazione delle prime quattro aree di Montelibretti, Milano, Genova e Potenza.

Elenco dei presidenti[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Per una storia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, a cura di Raffaella Simili e Giovanni Paoloni, Roma-Bari, Laterza, 2001, 2 volumi, ISBN 978-88-420-5929-5 978-88-420-6225-7

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ settimanale "Panorama" del 30 ottobre 2013, articolo "I tagli dimenticati" di Stefano Vespa, pag. 56
  2. ^ settimanale "Panorama" del 30 ottobre 2013, articolo "I tagli dimenticati" di Stefano Vespa, pag. 56