Castellabate
| Castellabate comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Costabile Spinelli (Lista civica "Insieme per Castellabate") dal 16/05/2011 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 40°17′0″N 14°57′0″E / 40.28333°N 14.95°ECoordinate: 40°17′0″N 14°57′0″E / 40.28333°N 14.95°E | ||||
| Altitudine | 289 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 36,54 km² | ||||
| Abitanti | 8 289[1] (31-08-2011) | ||||
| Densità | 226,85 ab./km² | ||||
| Frazioni | Alano, Lago, Licosa, Ogliastro Marina, San Marco, Santa Maria, Tresino | ||||
| Comuni confinanti | Agropoli, Laureana Cilento, Montecorice, Perdifumo | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 84048 | ||||
| Prefisso | 0974 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 065031 | ||||
| Cod. catastale | C125 | ||||
| Targa | SA | ||||
| Cl. sismica | zona 3 (sismicità bassa) | ||||
| Nome abitanti | castellabatesi | ||||
| Patrono | san Costabile | ||||
| Giorno festivo | 17 febbraio | ||||
| Localizzazione | |||||
| Sito istituzionale | |||||
| Riserva della biosfera | |
| Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestume Velia, e la Certosa di Padula Cilento and Vallo di Diano National Park with the Archeological sites of Paestum and Velia, and the Certosa di Padula |
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| Tipologia | Culturali |
| Criterio | (iii) (iv) |
| Pericolo | Non in pericolo |
| Anno | 1998 (come patrimonio) 1997 (come riserva) |
| Scheda UNESCO | Patrimonio (en) Patrimonio (fr) Riserva (en) |
| « Chi navighi il golfo, da Posidonia, vede l'isola di Leucosia, a breve distanza dalla terraferma, il cui nome prende da una delle Sirene qui caduta dopo che esse, come si racconta, precipitarono nell'abisso del mare. » | |
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(Strabone. Geografia (Libro VI, 1, 1))
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Castellabate (Castiellabbate in dialetto cilentano) è un comune sparso italiano di 8.289 abitanti della provincia di Salerno in Campania, posto sulla costiera Cilentana e rientrante interamente con il suo territorio nel parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
Viene classificato come comune sparso in quanto la sede comunale è collocata nella frazione marina di Santa Maria ed è riconosciuto dalla regione Campania quale comune a prevalente economia turistica.
Dal 1998 è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO ed è inserito nella lista de "I borghi più belli d'Italia"[2]. Per il suo patrimonio naturale e ambientale, il mare e la costa di Castellabate sono dal 1972 sotto tutela biologica marina, rappresentando uno dei primi esempi di parco marino[3] in Europa, successivamente nel 2009 è stata istuita l'area marina protetta di Santa Maria di Castellabate.
Castellabate è insignito di diversi riconoscimenti quali la "Bandiera blu" della Fee, le "3 vele" e "La più bella sei tu" di Legambiente e promotore di iniziative come quelle di "Citta del Bio".
[modifica] Geografia fisica
[modifica] Territorio
Il comune di Castellabate si estende prevalentemente sulla costa tirrenica, nell'estremo meridionale del golfo di Salerno, fra la punta del Saùco nei pressi di Tresino a nord, ed il fiume Rio dell'Arena (ad Ogliastro Marina) a sud. Confina con il comune di Agropoli (a nord), Laureana Cilento (a nord-est), Perdifumo (a est) e Montecorice (a sud). Dista circa 65 km dal suo capoluogo di provincia (Salerno) e 130 dal capoluogo di regione (Napoli).
Il territorio comunale è compreso interamente nel parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano ed i suoi maggiori rilievi sono il monte Tresino| (355 m s.l.m.) ed il monte Licosa (326 m s.l.m.). Il capoluogo domina un promontorio (278 m s.l.m.) a ridosso della fascia costiera tra punta Licosa e punta Pagliarola e delle frazioni di Santa Maria e San Marco, sulla strada provinciale che porta a Perdifumo. L'unico fiume permanente è il Rio dell'Arena, gli altri corsi d'acqua sono legati prevalentemente alle precipitazioni piovose.
Nelle sue acque costiere, già parco marino, per tutelarne il patrimonio floristico e faunistico, è stata istituita l'area marina protetta di Santa Maria di Castellabate, che abbraccia l'area costiera tra la baia del Saùco (o del Vallone) e la punta di Ogliastro. L'AMP è suddivisa in zone sottoposte a diverso regime di tutela ambientale, tenuto conto delle caratteristiche ambientali e della situazione socioeconomica presente. La zona A di riserva integrale vieta anche la balneazione e riguarda la costa tra punta Tresino e vallone Maroccia. La zona B (tratto di mare circostante la zona A e quello tra punta Torricella e punta Ogliastro) di riserva generale consente la balneazione e la navigazione a velocità non oltre i 5 nodi entro 300 metri dalla costa. La zona C di riserva parziale con limitazioni circoscritte comprende il residuo tratto di mare all'interno del perimetro dell'AMP.[4].
Alcuni dei suoi ambienti naturali, sia marini che collinari, sono inseriti nella Rete Natura 2000, un sistema di aree protette secondo le direttive europee Habitat (92/43/CE) e Uccelli (74/409/CE), che mirano alla tutela di habitat naturali dove le specie animali e vegetali sono minacciate a livello comunitario. Le zone di protezione speciale che rientrano nel comune sono il parco marino di Santa Maria di Castellabate (5019 ha) e la costa tra punta Tresino e le Ripe Rosse (2841 ha, dove quest'ultime rientrano nel comune di Montecorice), mentre i siti di importanza comunitaria sono l'isola di Licosa (5 ha), monte Licosa e dintorni (1096 ha) e monte Tresino e dintorni (1339 ha)[5].
[modifica] Flora e fauna
Il territorio presenta alcune specie animali e vegetali non comuni e perciò soggette a particolari forme di tutela e conservazione. Nel fondali marini si incontrano il corallino e praterie estese di Posidonia oceanica, nel cui interno vivono numerose specie di pesci e crostacei, alcune rare come quella del Pesce pappagallo mediterraneo e della Syriella Castellabatensis, ma anche madrepore, gorgonie, briozoi e spugne. Vi è anche la presenza di colonie del mollusco bivalve "pinna nobilis" (denominata comunemente "nacchera"), una specie protetta inserita nella lista rossa della Direttiva europea Habitat[6]. Nel 2006 nella Baia Arena di Ogliastro Marina si è assistito ad un evento inconsueto per queste zone: la deposizione di uova di tartaruga del tipo Caretta caretta. Nell'ambiente terrestre, in particolar modo sull'isola di Licosa, vive la lucertola endemica “Podarcis sicula klemmeri”, che presenta una particolare livrea verde e azzurra. Sempre nei pressi di Licosa, grazie all'ambiente poco antropizzato, la costa rocciosa e al mare pescoso nidifica abitualmente in primavera inoltrata il Gabbiano corso, che la IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) ha inserito tra le specie a rischio di estinzione[7]. Nella zona di Tresino si trovano specie come il vespertilio, il tordo bottaccio, la magnanina, l'averla piccola, il falco pescatore, il gabbiano reale, la quaglia, il cervone, il biacco, il ramarro, l'orbettino e il tritone.
A Castellabate la formazione vegetale arbustiva che domina è la macchia mediterranea con carrubi, mirti, ginepri, corbezzoli, pini d'Aleppo specialmente nella zona costiera, mentre nei territori che non costeggiano il mare prevalgono gli alberi simbolo del Cilento: l'ulivo, la vite e il fico. Si segnala poi nei pressi della pineta di Licosa la presenza della Quercia Vallonea (Quercus macrolepis Kotschy), una specie che corre il rischio dell'estinzione. Si possono trovare poi alcune varietà di piante come il Vilucchio striato (Convolvulus lineatus), la Violacciocca selvatica (Matthiola tricuspidata) che si ritevono ormai scomparse nella zona cilentana e rari endemismi, come la ginestra del Cilento (Genista cilentina) o la Primula palinuri. Una particolare menzione meritano il Limonio salernitano e il giglio bianco (il Pancratium maritimum), un fiore selvatico (simbolo nell'iconografia di san Costabile di purezza e mitezza) che cresce spontaneamente sui litorali sabbiosi (soprattutto a Lago), tutelato con una apposita ordinanza (è inserito dal Ministero dell'ambiente tra le specie vegetali protette)[8].
[modifica] Clima
La zona, data la sua posizione geografica sulla costa tirrenica, è contraddistinta da un clima di tipo mediterraneo, con estati calde, inverni miti e tante giornate di sole. Le temperature medie del mese più freddo, gennaio, vanno da una minima di 4 °C a una massima di 12 °C, mentre in luglio e agosto si passa dai 18 °C ai 29 °C. Il clima temperato è favorito anche dalla protezione dell'Appennino campano che ripara la zona dai venti freddi in inverno. Le precipitazioni, molto scarse nei mesi estivi, toccano il picco massimo in dicembre, quando piove in media un giorno ogni due[8]. Nel 1811 dal Belvedere di San Costabile: "Qui non si muore", pronunciò il re Gioacchino Murat riferendosi alla salubrità del clima di Castellabate[9].
La stazione meteorologica più vicina è quella di Capaccio. In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +6,8 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +24,4 °C[10].
| CAPACCIO | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 9,9 | 9,9 | 12,6 | 16,0 | 19,8 | 24,3 | 28,7 | 29,2 | 25,4 | 20,9 | 15,8 | 12,0 | 10,6 | 16,1 | 27,4 | 20,7 | 18,7 |
| T. min. media (°C) | 3,7 | 4,0 | 5,7 | 8,6 | 11,7 | 15,6 | 19,1 | 19,6 | 16,5 | 13,0 | 9,1 | 5,9 | 4,5 | 8,7 | 18,1 | 12,9 | 11 |
- Classificazione climatica: zona C, che prevede un periodo di accensione degli impianti termici dal 15 novembre al 31 marzo per 10 ore giornaliere, 1088 GG.
[modifica] Geologia
[modifica] Pericolosità sismica
- Zona 3 (0,05 < PGA Peak ground acceleration< 0,15g): zona con pericolosità sismica bassa che può essere soggetta a scuotimenti modesti[11].
[modifica] Rocce
Il territorio di Castellabate, soprattutto nella zona costiera di Licosa e Ogliastro Marina, è caratterizzato dalla presenza del "Flysch del Cilento", una rara tipologia di roccia composta da diverse stratificazioni (costituite tipicamente da alternanze cicliche di livelli di arenaria, di argilla o marna, di calcare) che assumono colori particolari e caratteristici. La sua origine è antica, risale all'epoca preistorica. Si sono formati grazie all'azione dell'erosione delle montagne in formazione, che sono emerse dal mare, e i cui detriti sono finiti poi nelle adiacenze dei bacini marini. Tali rocce, immerse nella macchia mediterranea, degradano lentamente nel mare estendendosi anche per oltre cinque miglia verso il largo. Nei fondali questa conformazione rocciosa è formata da numerose cavità e spaccature che vengono utilizzate come rifugio da posidonie oceaniche, alcionacei, cernie, saraghi, murene e aragoste.
Altri tratti di costa sono interessati da fenomeni erosivi, dovuti principalmente a fattori climatici, che hanno dato vita a spiagge fossili (come quella di San Marco) o ad azioni disaggregative delle rocce, come nel caso della costa che va da punta Pagliarola a punta Tresino. In questo tratto la costa risulta essere particolarmente accidentata, formata da grandi blocchi e segnata numerose fratture chiamate diaclasi. Il fenomeno erosivo è testimoniato anche dalle caratteristiche rocce che si sono formate e levigate nel tempo come lo scoglio "della Tartaruga" e quello "della Principessa Saracena", uno roccia che richiama il viso di una donna intenta ad ammirare il mare[8]. Una leggenda del posto impersonifica tale scoglio nella principessa saracena Ermigarda, la quale si gettò nel mare per unirsi al suo amato pescatore Octavio inghiottito dalle onde. Nettuno per pietà li trasformò in scogli[12].
Un altro fenomeno che va a modellare la forma delle rocce arenarie è quello dovuto al sale marino, il quale con la sua azione espansiva crea una serie di sculture alveolari molto particolari.
Tra San Marco e punta Licosa la fascia costiera presenta un fenomeno di inclinazione a 45 gradi che porta allo scoperto gli strati inferiori delle sedimentazioni terrestri[8].
[modifica] Storia
Nel corso dei secoli Normanni, Bizantini, Saraceni, Francesi, Spagnoli, Longobardi e feudatari si sono disputati il borgo non solo per la robustezza dalla sua fortezza ma anche per i benefici derivati della sua posizione naturale. Ognuno di questi popoli, insieme anche all'influenza dei Greci, Romani e Svevi, ha lasciato un segno tangibile del proprio passaggio sul territorio.
[modifica] Periodo pre 1123
Castellabate, come altre zone del Cilento, era una zona abitata fin dall'epoca preistorica (paleolitico superiore) come testimoniano i reperti in pietra rinvenuti ad Alano e in località Sant'Antonio (nei pressi di Licosa). In seguito sul territorio si insediarono popolazione come Enotri, Greci e Lucani. Omero, con i suoi scritti, è il primo ad accennare alle coste dell'odierna Castellabate.
Il periodo dopo la caduta dell'Impero Romano fu caratterizzato da una certa instabilità fino all'avvento dei Goti di Teodorico e più tardi dei bizantini. Nel 846 Licosa era considerata una roccaforte di pirati Saraceni, che furono sconfitti proprio nella decisiva battaglia di Licosa da una coalizione di poteri locali che comprendeva il Ducato bizantino di Napoli, le potenze marinare di Amalfi, di Sorrento, e del Ducato di Gaeta: tutti i soggetti danneggiati dalle incursioni musulmane. Le incursioni Saracene ebbero fine il 1028, quando questi furono scacciati definitivamente dal principe Guaimario III di Salerno[13].
Il territorio in cui si sviluppò poi il paese aveva visto prima che sorgesse il castello, la presenza di longobardi e normanni. I longobardi depredarono queste terre, ma dopo la conversione al cristianesimo, operata dai benedettini, furono i benefattori della zona. Essi diedero il nome al colle su cui più tardi sarebbe sorta Castellabate (Colle del Santo Angelo): erano molto devoti di San Michele Arcangelo. In questi territori ci fu anche la presenza dei monaci basiliani profughi dell'oriente, la cappella di Santa Sofia ne è una testimonianza. Il lavoro più significativo fu svolto però dai benedettini di Cava dei Tirreni: la loro opera fu talmente meritoria durante la dominazione normanna, soprattutto per le bonifiche della zona, che il Duca Guglielmo di Salerno concesse loro il privilegio di costruire una fortezza per difendere le popolazioni locali dagli attacchi dei Saraceni che, stabilitisi ad Agropoli, compivano scorrerie nella zona. I residenti del villaggio di San Giovanni a Tresino decisero così di trasferirsi sul più sicuro Colle del Santo Angelo[2].
[modifica] Periodo post 1123
La storia di questo territorio è legata a San Costabile Gentilcore, IV abate della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni[14]. Nel medesimo anno in cui fu elevato alla dignità di abate, egli avviò i lavori di costruzione del Castello dell'Angelo (10 ottobre 1123), che, successivamente intitolato proprio a lui[15], diede origine al nome del borgo secondo questa linea etimologica: Castrum Abbatis > lo castello de lo abbate > castello dell'abbate > Castellabate. L'abbaziato di Costabile durò fino il 17 febbraio 1124.
Il successore, l'abate Simeone, completò la costruzione del maniero[16] e si prodigò in favore della popolazione, concedendo ai sudditi del paese un diploma di diversi privilegi: donò ad essi le case che abitavano e le terre chiedendo in cambio la loro bonifica e coltivazione, ridusse a metà gli aggravi e fece ampliare il porto U'Travierso nel 1124 che sviluppò il commercio. Il castello si rivelò un valido presidio e Castellabate divenne col tempo la più importante baronia del Cilento[2].
Nel 1553 la regia corte vendette Castellabate al giurista Marino Freccia, il quale anni dopo la rivendette a Carlo Caracciolo. Castello e casale passarono poi alla famiglia Loffredo e da questa ai Filomarino dei conti della Rocca d'Aspide. Nel 1619 fu chiesto l'assenso alla vendita dell'erbaggio con la fida in tutto il territorio del castello dell'Abate fatta da Francesco Matarazzo, figlio ed erede di Alessandro e Tommaso Filomarino della Rocca. Il feudo passò poi alla famiglia Acquaviva dei conti di Conversano. Successivamente passò alla famiglia Granito che nel ‘700 lo possedeva con titolo di marchese, ottenuto il 29 novembre 1745. Il feudo, con la portolania di Omignano e altre giurisdizioni sulle terre di Rocca di Cilento, Montecorice, Santa Maria a Mare, Rutino e San Lorenzo passò poi per successione (20 luglio 1767) di Paride, al figlio Angelo e da questo al figlio Luigi[17]. La famiglia Granito possedette quindi il feudo fino all'eversione della feudalità avvenuta nel 1806.
[modifica] Storia contemporanea
Castellabate fu interessata anche da eventi catastrofici, come la peste del 1656 e il colera del 1836; e da eventi politici come la Repubblica partenopea del 1799, i moti insurrezionali del 1828 e del 1848, a cui parteciparono gli esponenti delle famiglie gentilizie come Pompeo e Carlo de Angelis, Costabile Matarazzo, Giovanbattista Forziati, Antonio Baglivo, Luigi Parente, Tommaso Perrotti, Andrea Guglielmini, Federico Coppola e Nicola Pepi[18].
Dal 1811 al 1860 è stato capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al Distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie, nel quale rientravano anche Perdifumo (con i casali di Camella e Vatolla), Serramezzana (con i casali di Capograssi e San Teodoro) e Ortodonico (con i casali di Cosentini, Fornelli, Montecorice e Zoppi).
Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia è stato capoluogo dell'omonimo mandamento (che comprendeva anche Ortodonico, Perdifumo e Serramezzana) appartenente al Circondario di Vallo della Lucania.
Fu coinvolta dall'esteso fenomeno dell'emigrazione di fine secolo XIX, di cui Francesco Matarazzo ne divenne l'esempio più significativo. Matarazzo, partito dal paese natio inizialmente anche egli in cerca di fortuna, con le proprie fabbriche contribuì in maniera significativa allo sviluppo industriale del Brasile, meta privilegiata degli emigranti di Castellabate[18].
Nel settembre del 1943, durante la seconda guerra mondiale, il paese, come gran parte della costa salernitana, fu teatro del cosiddetto sbarco di Salerno ovvero dell'operazione Avalanche: con questa operazione gli alleati accedevano alla costa tirrenica della penisola italiana ed aprivano la strada per avanzare verso Roma.
[modifica] Simboli
Lo stemma araldico comunale è composto da uno scudo in cui vi è raffigurato l'abate Costabile Gentilcore, patrono e fondatore di Castellabate, con dietro il castello (denominato castello dell'abate) da lui stesso progettato per difendere il paese e la popolazione dalle feroci incursioni marittime. Completano lo stemma la scritta dorata "san Costabile" e l'anno di fondazione del castello (1123). Il gonfalone comunale è un drappo azzurro con ornamenti dorati ai bordi che reca al centro lo stemma araldico comunale e la scritta dorata "Comune di Castellabate". Il 17 marzo 2011 sono state apposte sul gonfalone comunale la medaglia di bronzo al merito civile conferita dal Ministero degli Interni il 16 aprile 2009 e la medaglia di bronzo della Croce Rossa Italiana conferita il 18 dicembre 2007.
[modifica] Onorificenze
| Medaglia di bronzo della Croce Rossa Italiana | |
| «Nel corso del secondo conflitto mondiale l'Amministrazione Comunale e la popolazione di Castellabate si prodigarono con tutte le loro forze, per lenire le sofferenze di centinaia di famiglie ivi rifugiate per sfuggire agli orrori della guerra. Stretta attorno al comitato locale della Croce Rossa Italiana impegnata in campo sanitario ed assistenziale, la cittadinanza di Castellabate seppe offrire un sostegno umano e materiale sia ai numerosi feriti che ai soldati della 5ª Armata Americana stanziati nel medesimo territorio all'indomani dello sbarco nel golfo di Salerno. Nonostante le perdite subite fra la popolazione civile, il Comune di Castellabate operò generosamente per il ritorno della libertà e soprattutto per riaffermare i sacrosanti principi della democrazia. Fulgido esempio di nobili virtù civiche e di vivissimo attaccamento ai valori che ispirano da sempre i valori della CRI.» — 1942/1945 - Castellabate (SA)[19] |
| Medaglia di bronzo al Merito Civile | |
| «Con generoso spirito di solidarietà umana l'Amministrazione Comunale e la popolazione locale si adoperarono per dare ospitalità e rifugio a centinaia di sfollati e profughi provenienti da ogni parte del paese, fornendo, altresì, ogni possibile assistenza alle truppe alleate insediate nella base militare della 5ª Armata Americana. Nobile esempio di abnegazione e di elette virtù civiche.» — 1942/1945 - Castellabate (SA)[20] |
[modifica] Ricorrenze
- Commemorazione del Velella (7 settembre): in questo data o in quelle seguenti i componenti dell'ANMI, le autorità civili, militari, religiose e semplici cittadini sfilano per il paese in memoria dei 51 caduti del Velella, il sommergibile italiano affondato il 7 settembre 1943 dallo Sheakespeare (un sommergibile inglese) durante la seconda guerra mondiale nelle acque antistanti il comune di Castellabate. Il suo relitto si trova a 8,9 miglia da punta Licosa a circa 138 metri di profondità[21].
[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica] Architetture militari
[modifica] Borgo medievale
Il borgo medievale di Castellabate sorge a 280 metri sul livello del mare a 4 km dalle marine. Al centro medievale si accede da 5 porte: porta "Cavalieri" e porta "di Mare", dal lato mare; porta "la Chiazza" e porta "Sant'Eustachio" dalle campagne; porta "de li Bovi" dal retroterra (Belvedere). L'accesso principale è dal "Belvedere di San Costabile" (chiamato anticamente "Vaglio"), una terrazza a picco sul mare con vista panoramica del golfo di Salerno, Capri e Ischia. Il Belvedere costeggia le mura del castello dove attorno a questo è sviluppato l'abitato medioevale. Il "Castello dell'Abate" fu fondato nel 1123 dall'abate Costabile e completato dal suo successore Simeone, con lo scopo di proteggere la popolazione locale dedita a fiorenti traffici via mare da eventuali attacchi da parte dei Saraceni. La fortezza è dotata di mura perimetrali con quattro torri angolari a pianta rotonda e cela all'interno abitazioni, forni, cisterne e magazzini per le provviste. Sono accessibili i sotterranei, che, secondo alcune leggende, raggiungono con due tunnel le frazioni marine per poter permettere la fuga in caso di invasione del borgo. La struttura, completamente restaurata, è diventata un punto di riferimento per manifestazioni di tipo sociali, artistiche e culturali.
Gioacchino Murat nel suo viaggio nel meridione ha visitato il borgo: il re francese fu ospite dei conti Perrotti (che conservano intatta la stanza dove questi riposò), come ricorda la targa a "palazzo Perrotti" (XVII secolo), nel 1811. Il borgo è caratterizzato dall'intreccio delle stradine, dei vicoletti in pietra viva e degli stretti passaggi al di sotto delle casette comunicanti. Tra queste si collocano la basilica pontificia Santa Maria de Gulia con la sua facciata cinquecentesca e la sua torre campanaria, il museo d'Arte Sacra e vari palazzi gentilizi risalenti alla prima metà del settecento. Tali palazzi sono stati costruiti ex novo o sono il risultato dell'ampliamento di dimore preesistenti e appartengono a famiglie originarie del luogo o a famiglie della nobiltà salernitana e napoletana. I principali sono: "palazzo Matarazzo" (uno dei più grandi e antichi del borgo con i suoi due artistici portali finemente lavorati di origine aragonese e lo stemma di famiglia dipinto su una volta)[22], "palazzo Antico", "palazzo Jaquinto" (con lo stemma in marmo sul portone d'ingresso), "palazzo Forziati" (nella parte meridionale del borgo), "palazzo Meriglia" e "palazzo Comenale" (sede della biblioteca e dell'archivio comunale). Il borgo medievale è ricco anche di numerose cappelle gentilizie sparse fra le strette viuzze. Ma la vera agorà del borgo medievale è la piazza "10 ottobre 1123" (data di fondazione del castello) con vista panoramica sulla valle dell'Annunziata[18].
[modifica] Torri costiere
Sono diverse le torri costiere dislocate su tutto il territorio che fanno parte del sistema difensivo predisposto a Castellabate per avvistare le imbarcanzioni saracene che si avvicinavano alla costa con l'intento di depredarla o conquistarla e offrire alle popolazioni locali così una prima difesa da possibili invasori. Tra queste, quella meglio conservata è la torre normanno-aragonese della "Pagliarola" (meglio conosciuta in loco come "Perrotti"), che accorpata a "palazzo Perrotti" domina la Marina Piccola di Santa Maria. L'origine viene fatta risalire nell'epoca medievale, ma è stata ulteriormente potenziata negli anni 1570-71. È costituita da una torre a pianta circolare, circondata da una torre più bassa di epoca successiva. Questa opera aveva il compito di difendere gli scambi commerciali che avvenivano in via Pagliarola grazie alla presenza del porticciolo "U Travierso". Le postazioni di avvistamento più antiche, risalenti al periodo angioino, di cui restano visibili quasi esclusivamente i ruderi, sono la torre costiera duecentesca "di Tresino" (1277), collocata nei pressi di punta Tresino, e quella "di Licosa", contemporanea alla precedente.
Nel periodo 1567-69 fu costruita la torre "Cannitiello" detta anche "Mezzatorre", presso Licosa, nel 1569 quella "di Ogliastro" o "di Ogliarola" nella punta di Ogliastro Marina, nel 1570 l'altra di avvistamento, posta sulla collina di Licosa e detta "Torricella" o torre "del Semaforo". Dello stesso periodo, caratterizzato dalla presenza aragonese, è anche la torre "dei Zappini" sempre collocata a Tresino, nei pressi di punta Pagliarola. Alla fine del 1592 risale la realizzazione adiacente alla spiaggia di Casa del Conte della torre "della Marina di Ogliastro", detta anche "dell'Arena" o "delle Ripe Rosse", rientrante nel territorio comunale di Montecorice. Tutte queste postazioni, situate in importanti punti strategici dove poteva essere meglio perlustrato tutto il litorale, comunicavano con segnali di fumo o di fuoco tra loro e con l'abitato sul colle di Castellabate, dove la popolazione nel caso vi fosse l'arrivo di nemici dal mare chiudeva le porte del paese e si rifugiava all'interno del Castello dell'Abate[23].
[modifica] Architetture civili
[modifica] Villa Matarazzo
L'ottocentesca villa Matarazzo, situata nella frazione di Santa Maria (corso pedonale Matarazzo), apparteneva al Conte Francesco Matarazzo, emigrato nel 1881 in Brasile dove divenne uno degli industriali più importanti del mondo[24]. La villa, che si estende tra corso Matarazzo, piazza Matarazzo e il lungomare, è ricca di verde e di campi che un tempo ospitavano il vigneto di famiglia. I Matarazzo vi si recavano puntualmente in ogni estate, per un periodo di riposo. Il suo terrazzo offre una veduta del mare e dell'intera tenuta. Al suo interno sono conservate la statua di bronzo a mezzo busto raffigurante Costabile Matarazzo, figlio del conte Francesco, le cartine geografiche usate da quest'ultimo nei suoi tanti viaggi, oltre ai saloni e alle vecchie stalle dei cavalli. Dopo le opere di restaurazione i saloni di villa Matarazzo sono diventati la sede del parco del Cilento, del Museo del Mare e della Biblioteca del calcio Andrea Fortunato, mentre parte del suo verde viene utilizzato come parcogiochi per i più piccoli. Nei mese estivi si trasforma in un vero e proprio salotto della cultura ospitando numerose iniziative quali "Libri meridionali, Vetrina dell'editoria del Sud" e il Premio Leucosia, oltre a svariati spettacoli musicali e teatrali[25].
[modifica] Palazzo Belmonte
Il palazzo Belmonte è una struttura nobiliare situata a Santa Maria che i marchesi Granito fecero costruire nel 1733 accorpando edifici preesistenti. Questo palazzo, nato inizialmente come casino di caccia secondo lo stile degli architetti spagnoli al servizio dei Borbone di Napoli, da quasi tre secoli ospita i principi Granito Pignatelli di Belmonte. Rumpar non flectar (Mi rompo ma non mi piego) recita lo stemma familiare formato da un leone azzurro rampante su quattro punte posto sul portale d'accesso in fondo al viale e sul camino di pietra della sala da pranzo, intitolata al re Carlo di Borbone. All'interno del palazzo è presente la "Galleria degli Antenati" che ospita i busti dei più illustri esponenti del casato che comprende un papa, Innocenzo XII; un beato, il gesuita Giuseppe Pignatelli; e un cardinale, Gennaro. Nella "Bacheca delle Pergamene" è esposta una pelle di agnello con le firme dei sovrani di Spagna. All'interno della "Sala delle Armi" sono presenti una serie di trofei di caccia, archibugi, spade, tra i quali spicca un'armatura da samurai del Quattrocento, dono del governo giapponese. La biblioteca custodita al suo interno conta circa duemila volumi rari. Una parte dell'edificio ospita 18 appartamenti, che dagli anni ottanta vengono utilizzati come alloggio per turisti. Nel cortile rettangolare del palazzo vi è posto un cannone su due ruote, segnato dallo stemma borbonico, del 1780. Un parco di cinque acri, adiacente alla spiaggia del Pozzillo e ricco di diverse specie di piante, circonda interamente il palazzo. Un recinto ospita il cimitero dei cani, dove su una piastrella di ceramica sono incisi alcuni versi di Zerann Kzeran: "Egli vi sarà fedele nella fortuna come nella miseria. È un cane".[26].
[modifica] Palazzo Granito
Il palazzo Granito, costruito nella prima metà del Settecento, con la cappella adiacente di Santa Maria del Soccorso si affaccia sul piccolo porticciolo di punta Licosa. È un casino di caccia della famiglia Granito e rappresentava uno dei soggiorni del re Carlo di Borbone, appassionato di caccia e di pesca ed amico della famiglia.
[modifica] Palazzo De Angelis
Il palazzo Carlo De Angelis è un edificio nobiliare sito a San Marco. Uno degli elementi caratteristici del palazzo è l'ingresso realizzato in pietra viva cilentana, dove sul portone è posta un'epigrafe risalente al finire dell'Ottocento. Tale epigrafe recita letteralmente: Inveni portum spes et fortuna valete sat me lusistis ludite nunc alios (Trovai il porto, addio speranza, addio fortuna, abbastanza mi avete ingannato, ora ingannate altri). Pare che in origine tale epigramma, il cui autore rimane ignoto, si trattasse di un epitaffio, di un motto scritto su di una tomba. In effetti, l'intera area, dove sorge palazzo De Angelis e le costruzioni adiacenti, accoglie nei vari giardini privati una necropoli con circa 150 tombe a fossa e a cappuccina così come stimato dalla sovraintendenza ai beni storici e artistici di Salerno. Francesco De Angelis è uno degli ospiti fissi del palazzo[27].
[modifica] Torretta
La "Torretta", collocata nell'omonima località a ridosso della strada regionale 267 a San Marco, è una masseria fortificata seicentesca di proprietà della famiglia Granito. In passato era la residenza di alcuni marchesi e veniva utilizzata per la produzione di svariati prodotti agricoli, come testimoniano gli annessi depositi utilizzati per conservare le derrate alimentari coltivate. La torre inglobata nella struttura agricola aveva una funzione sia di avvistamento che di difesa da eventuali assalitori. Alla "Torretta" sono legate le leggende riguardanti lo jus primae noctis, che si diceva il marchese esercitasse nei confronti delle spose dei marinai e dei contadini locali[28]. Si racconta che durante i lavori di restauro siano venuti alla luce i teschi di sette condannati (utilizzati come monito per quelli che osavano ribellarsi) per aver escogitato nella prima metà del 1700 un piano per uccidere il feudatario, il quale aveva preteso il diritto della prima notte con una giovane fanciulla di nome Teresa, futura moglie del contadino Cipullo[18]. La Torretta è stata la location di una delle scene del film Benvenuti al Sud[29].
[modifica] Villaggio di San Giovanni
Le case di San Giovanni, locate nella frazione di Tresino attorno all'omonima chiesa, compongono tutte insieme un antico villaggio, fondato intorno all'anno 1000 e abbandonato nel XVIII secolo. Le cause sono lo sviluppo dei centri vicini (Castellabate e Agropoli), l'abbandono progressivo delle campagne e la privatizzazione della località. Il villaggio disabitato è frequentato solo da gruppi di curiosi e turisti nonché allevatori che utilizzano l'area collinare per l'allevamento. Le tracce di vita in questa zona hanno radici antiche. Nel 957 Ligorio di Atrani costruì una chiesa intitolata a san Giovanni Battista e l'insediamento urbano si sviluppo successivamente attorno a tale edificio, favorito dalla presenza di fonti d'acqua, dal clima, e dalle caratteristiche del territorio, ottimale per praticare attività come allevamento e agricoltura. In questo contesto, formato da diverse abitazioni, fienili, stalle e da un edificio scolastico annesso alla chiesa. nacque Costabile Gentilcore, che dopo aver ricevuto un'educazione ecclesiastica presso la Badia di Cava de'Tirreni, divenne abate e poi fondatore di Castellabate. Inizia cosi, da questo complesso edilizio di Tresino, la storia di Castellabate, in quanto gli abitanti del villaggio, dopo la costruzione del castello, preferirono trasferirsi sul più sicuro Colle dell'Angelo.
[modifica] Porto delle Gatte
Il porticciolo "U Travierso" detto anche porto "delle Gatte" (trasmutazione da "porticati") è un approdo situato a Santa Maria che comprende una costruzione ad archi voluta dall'abate Simeone e risalente al XII secolo. All'interno degli archi vi erano alcuni magazzini, utili per conservare le numerose merci cilentane (cereali, vino e olio d'oliva) che venivano scambiate specialmente con Cava e Napoli. Negli anni i locali all'interno delle arcate hanno cambiato più volte destinazione d'uso: da luoghi dove i pescatori della zona custodivano le loro reti e le attrezzature per la pesca si è passati a locali per uso commerciale. In passato questa struttura ha avuto un peso determinante nella crescita economica e militare di Castellabate. Il piccolo specchio d'acqua, riparato dagli scogli naturali e da massi di cemento, accoglie piccole imbarcazioni da diporto specialmente nel periodo estivo e i ghozzi usati per le attività di pesca[30]. Sono tre i film che hanno visto il porticciolo di Santa Maria protagonista: Cavalli si nasce, Noi credevamo e Benvenuti al Sud.
[modifica] Siti archeologici
[modifica] Approdo greco-romano
I resti di un approdo greco-romano affiorano dalle acque di San Marco in prossimità della struttura portuale moderna costruita nel 1954. Il primo nucleo abitativo del paese si è costituito proprio intorno a questa struttura. San Marco, che alcuni studiosi identificano con la città tardo-imperiale di Erculia, era quindi il centro abitato con la necropoli e il monastero, documentato fin dal 980, di Santa Maria de Gulia (probabile trasposizione di Erculia), situato lungo la strada litorale che collegava Paestum a Velia. Quello di Erculia o Ercolam veniva considerato il principale scalo di approvvigionamento per le imbarcazioni dirette al porto di Miseno nonché base militare o sito di appoggio per la flotta imperiale. Ad avvalorare ulteriormente questa ipotesi è il ritrovamento nelle acque antistanti il porto di San Marco negli anni 60 di alcune ancore di piombo (risalenti tra il I e il II secolo d.c) contraddistinte dalla scritta ter. Questa dicitura sta indicare la tipologia di imbarcazione a cui le ancore erano destinate: le triremi[27].
[modifica] Necropoli
San Marco è sede di una necropoli situata nei pressi della passeggiata che dal porto moderno conduce al Pozzillo. La necropoli raggiunge i 7000 metri quadrati e le sue 151 tombe si trovano quasi esclusivamente all'interno di suoli privati. I pochi resti di quelle che spuntano dal suolo comunale sono state in parte cementificate per la realizzazione della passeggiata panoramica. L'antico cimitero, oltre alla gente del luogo, ospitava soprattutto i veterani della classe Misenis, che trovavano la morte durante i frequenti naufragi dovuti alle numerose burrasche che flagellavano la costa. La tumulazione avveniva in fosse poco profonde su un promontorio di arenaria con tutto il loro corredo funebre in parte recuperato. Durante gli scavi eseguiti nel 1983 fu ritrovata nella necropoli un'epigrafe funeraria, dedicata alla giovane figlia scomparsa e conservata nel museo archeologico di Pontecagnano, che ha permesso di risalire al nome di un triarca, Antonius Priscus, comandante di una delle centinaia di triremi ancorate nel porto di Miseno. Sul posto sono state rinvenute inoltre diverse monete, monili e antichi cocci di vasellame, brocchetti, spilloni, lucerne, amuleti e vari oggetti magici contro il malocchio, come un campanello di bronzo che aveva lo scopo di scacciare gli spiriti maligni[27].
[modifica] Aree naturali
[modifica] L'isola
L'isola di Licosa rappresenta il sito naturale più caratteristico del territorio comunale con i suoi limpidi fondali e con le sue pericolose secche. Sin dall'antichità è stata testimone di numerose tragedie del mare, essendo un luogo di transito dei commerci marittimi con la Grecia antica. Nei suoi pressi si sono verificati numerosi affondamenti che hanno lasciato sul fondo alcune navi romane dell'età imperiale con tutto il loro carico di anfore per il trasporto dell'olio e del vino, oltre a vari oggetti di vasellame. Nelle sue acque sono visibili i resti sommersi dell'omonima città greco-romana, specialmente quelli di un'antica villa romana e di una vasca per l'allevamento delle murene. Sull'isoletta oltre ai reperti di epoca greco-romana (come una lastra con un'epigrafe dedicata a Cerere, un mosaico d'epoca romana e vari oggetti domestici d'uso comune), svetta il faro e il rudere della casa del guardiano del faro. L'isola, come tutta la zona, è pervaso dal mito delle sirene. Si crede che il nome di Licosa derivi dalla sirena Leucosia, che, secondo autori come Strabone e Plinio, qui abitò e qui fu sepolta dopo che si gettò in mare. Anche Omero nell'Odissea accenna a Leucosia, una delle sirene che con Ligea e a Parthenope incontra Ulisse e il suo equipaggio. L'eroe greco, conoscendo la fama delle sirene che adescano i naviganti con il canto, sfugge al loro malefico intento con uno stratagemma. Le ninfe beffate e in preda all'ira si gettano in mare per raggiungere la nave di Ulisse ma, soffocate dalle lacrime e dallo sforzo, annegano tra i flutti. I loro corpi senza vita portati dalle onde approdano in luoghi diversi del litorale: Partenope a Napoli, Ligea in Calabria e Leucosia a Castellabate[18]. Si racconta, inoltre, che sull'isoletta ci fosse anche un tempio dedicato proprio alle sirene (a Leucotea). Ma siccome l'isola di Licosa un tempo era collegata all'omonimo promontorio prima del suo inabissamento nel IV secolo a.C. si ritiene che all'epoca omerica l’isola delle sirene fosse la poco lontana "Secca di Vatolla" (cosi denominata perché da lì è possibile osservare il paese di Vatolla), profonda circa sei metri. Altri autori, come il grammatico latino Sesto Pompeo Festo, sostengono che il nome Licosa sia dovuto ad una cugina o una nipote di Enea sepolta sull'isoletta (Leucosia insula dicta est a consobrina Aeneae ibi sepulta)[12].
[modifica] La costa e i sentieri naturali
Castellabate è un comune che si estende quasi prevalentemente lungo il mare (19 km), con una costa variegata e frastagliata, dove si alternano marine di scogli, alti dirupi, baie, calette naturali e dorate spiagge. Le spiagge sabbiose comunali principali sono: quella "del Pozzillo", "di Marina Piccola", "di punta dell'Inferno" o "dello Scario", "della Grotta", "della Baia Arena", "della punta di Ogliastro", e "del Lago" detta anche "ù Sciome". Numerose sono le calette naturali presenti soprattutto nella zona di Ogliastro Marina, Licosa e Tresino, dove gli alberi delle pinete si affacciano sulle limpide acque, che conseguono annualmente il riconoscimento della Bandiera Blu e sono state dichiarate area marina protetta. Le più rinomate sono "Cala della Bella" e il "Saùco". La costa di Castellabate presenta anche una grotta naturale emersa (dove sono stati ritrovati alcuni reperti paleolitici) nei pressi dell'omonima spiaggetta sabbiosa a San Marco e diverse grotte marine (specie nella zona di Tresino), mete di escursioni subacquee[31]. Il territorio comprende delle passeggiate lungo le lungomari (come quello "delle Tartarughe" a Ogliastro Marina, "Tommaso Perrotti", "Raffaello De Simone", "Barone Nicola Pepi" e "Bracale" a Santa Maria) che fiancheggiano la costa o lungo i sentieri naturali, attrezzate anche come percorsi botanoci. I percorsi principali sono quelli tra "Ogliastro Marina e il Pozzillo" (8,6 km), "San Marco e Licosa" (4,4 km), "Santa Maria e Castellabate centro storico" (0,6 km), e "Lago, Tresino, San Pietro" (9,1 km)[32].
[modifica] Architetture religiose
[modifica] Basilica Pontificia di Santa Maria de Gulia
La basilica pontificia Santa Maria de Gulia, situata a Castellabate paese, risale alla prima metà del XII secolo ed è sorta sulla preesistente cappella basiliana. Il luogo di culto pur essendo dedicato a Santa Maria Assunta assume il nome di Santa Maria de Gulia. Così chiamata, per aferesi, perché il Colle sul quale sorgeva, visto dal mare, sembra un'aquila posante con l'altero rostro rivolto a destra[33]. Il nome potrebbe derivare anche da guglia, cioè cima, vetta. La chiesa fu consacrata nel 1138, dal Beato Simeone quinto Abate di Cava, e nel 1988, il 2 agosto è stata elevata a basilica pontificia minore grazie all'importanza del ruolo rivestito per il territorio in ambito sia religioso che socioeconomico. In origine la struttura a due navate di stile romanico ha subito varie trasformazioni di stili e di volumetrie. Dopo l'ultimo ampliamento nel Seicento si presenta suddivisa in tre navate da due serie di quattro archi e con il suo caratteristico campanile tardo-romanico. Dell'epoca romanica conserva anche le monofore, il soffitto a cassettoni, mentre dell'epoca barocca la facciata principale, il transetto e l'abside. Al suo interno sono custodite tavole pittoriche ed affreschi di spessore artistico. Un pavimento maiolicato del XV secolo, con quattro esagonette intorno al tozzetto centrale, presenta decorazioni con profili umani di origine islamica e delle scritte allegoriche di sapore tardo gotico. L'opera di maggiore rilievo è il polittico del 1472 di Pavanino da Palermo, che raffigura la Madonna con bambino in trono, con san Pietro e san Giovanni ai lati, mentre sulla cimasa, in pannelli cuspidali, sono riprodotte la Crocifissione e due scene dell'Annunciazione. Nella navata di destra si trovano: la pila di acqua lustrale del (XII secolo), l'olio su tavola raffigurante Madonna con Bambino tra sant'Agostino e san Francesco di Paola (XVII secolo), l'olio su tavola Madonna del Carmelo con i santi Francesco, Antonio, Rocco e Maria Maddalena (XVII secolo), la scultura lignea della Mater Christi (XVI secolo), la fonte battesimale in marmo (XVI secolo), su cui si trova scolpito l'antico stemma della Università (Castrum Abatis), il pavimento maiolicato (XV secolo), l'olio su tavola di san Michele Arcangelo (XVI secolo), raffigurante l'Arcangelo Michele che trafigge il diavolo sotto le spoglie di una formosa donna con ali di pipistrello e gli arti inferiori di una sirena. Nella navata di sinistra meritano di essere menzionati: l'olio su tela di santa Caterina d'Alessandria (XVII secolo), il confessionale ligneo (XVII secolo), la scultura lignea del Crocifisso e della Madonna Addolorata (XVII secolo), l'affresco raffigurante le tentazioni di sant'Antonio, il mosaico di artisti fiorentini raffigurante san Costabile con la Madonna de Gulia, il busto in bronzo di san Costabile (1662) dell'orafo Aniello Treglia, realizzato con le offerte dei fedeli dopo essere scampati alla peste del 1656. Un altro busto d'argento, custodito nella sacrestia, è stato realizzato nel 1993 dagli argentieri Catello di Napoli, in sostituzione del busto del 1837, eseguito da Mattia Condursi e trafugato negli anni settanta. Infine nell'abside due grandi tele raffiguranti san Lorenzo di Vincenzo De Mita (1798) e san Nicola di Bari di A.De Mita (1798) adornano il transetto[18].
[modifica] Santuario di Santa Maria a Mare
Il santuario di Santa Maria a Mare è situato nella frazione di Santa Maria nei pressi della spiaggia di Marina Piccola. Con l'atto notarile dell'8 agosto 1826 le famiglie del luogo si assunsero l'onere di costruire la chiesa. La scelta di dedicare il tempio di culto a santa Maria a Mare è dovuta al fatto che a quel tempo tra la gente del posto vi erano numerose famiglie giunte da Maiori con l'emigrazione del XVIII secolo. Questi ultimi portarono con sé la devozione per santa Maria a Mare, alla quale avevano intitolato anche la collegiata del loro paese natale. I lavori di edificazione terminarono nel 1836 quando la nuova chiesa fu solennemente benedetta. Nel 1911 venne riconosciuta parrocchia autonoma rispetto a quella di Castellabate paese. Nel 1985, a causa dei danni del sisma del 1980, l'edificio fu chiuso al culto per motivi di restauro fino al 4 giugno 1990. Il 25 ottobre 2007 la chiesa di Santa Maria a Mare è stata elevata a Santuario mariano diocesano. L'edificio è composto da tre navate divise da pilastri e presenta un campanile a base esagonale che contraddistingue il paesaggio della Marina Piccola. Al centro dell'abside troneggia la statua di santa Maria a Mare, patrona della frazione. Una leggenda narra che questa nei primi anni del 1800 fu ritrovata da alcuni pescatori nelle acque antistanti la marina di Castellabate. Si suppone che l’effigie fu gettata in mare da una nave a rischio di affondamento per il troppo peso. La credibilità di tale leggenda viene avvalorata dal fatto che non esiste una prova certa che certifichi la realizzazione della sacra effigie. Per cui la tradizione vuole che siano proprio i pescatori a portare a spalla in processione la statua rinvenuta in mare il giorno della sua celebrazione (il 15 agosto)[34]. La facciata anteriore presenta la scritta in rilievo “Santuario Santa Maria a Mare” e la porta della navata centrale in bronzo, nella quale sono raffigurate in rilievo l'immagine di santa Maria a Mare e alcuni eventi che ne hanno contraddistinto la storia: l'incoronazione a piazza san Pietro a Roma da parte del papa Benedetto XVI, il pellegrinaggio a Maiori via mare e l'arrivo nel Santuario delle reliquie di Santa Teresa[35].
[modifica] Altre chiese
- chiesa di San Marco Evangelista, la cui posa della prima pietra risale al 18 ottobre 1911 e ne fu portata a termine la costruzione il 10 marzo 1917 in piazza Giuseppe Comunale a San Marco di Castellabate. L'esigenza di un luogo di culto più ampio e funzionale in sostituzione della piccola cappella collocata nei pressi del porto sorge agli inizi del XX secolo, quando la popolazione del borgo raggiungeva i 139 abitanti a cui si aggiungevano i 632 della case coloniche delle frazioni vicine. Il 30 settembre 1920 la chiesa di San Marco è stata eretta parrocchia autonoma rispetto a quella di Santa Maria. Nel suo interno sono collocati 7 quadri ideati da Nicola Sebastio, che ripercorrono la storia del popolo di San Marco e una lapide dedicata ai parroci che si sono succeduti. Oltre alla statua del discepolo di Cristo, patrono della frazione, è custodita su un altare dedicato quella della Madonna della Speranza, nominata protettrice della parrocchia il 6 febbraio 1924. La facciata reca la scritta Divo Marco Dicatum e il leone con il Vangelo (simbolo di San Marco Evangelista) al centro, il bassorilievo di Sant'Antonio da Padova a sinistra e quello di Santa Teresa a destra. Su ogni capitello delle colonne vi è raffigurato un angelo. Svetta sulla chiesa un campanile a tre piani con base quadrata di stile romanico con orologio[36];
- chiesa di Santa Maria delle Grazie, sita in piazza Giovanni Paolo II a Ogliastro Marina. La sua costruzione risale al 1896 ed è stata elevata a parrocchia nel 1920. Caratteristica è la sua colorazione rossa e gialla. Nel 2011 la facciata principale è stata rivestita in pietra ed è stata posta la scritta Ave Stella Maris;
- chiesa di Sant'Antonio da Padova, eretta nel 1925 a Lago. All'interno dell'edificio religioso, composto da un'unica navata, è contenuta la statua di sant'Antonio da Padova, patrono del paese;
- chiesa Maria Santissima Immacolata, situata a piazza Madre Teresa di Calcutta a Lago. La chiesa, costruita secondo uno stile moderno e asimmetrico e composta da numerose vetrate, con il suo campanile di quattro piani domina il paesaggio;
- chiesa di Santa Rosa da Lima, collocata nell'omonima piazza ad Alano. Sul suo campanile con base quadrata, è collocata la statua della Madonna di Lourdes, che illuminata anche di notte, domina il paesaggio circostante;
- chiesa dell'Annunziata, collocata nella località omonima dell'Annunziata;
- rudere della chiesa di San Giovanni, annessa ai resti del monastero a Tresino, mostra il carattere della sua ultima veste settecentesca. Fu costruita nel 957, quando Ligorio di Atrani comprò un terreno su cui volle costruire una chiesa intitolata a San Giovanni Battista, per affidarla poi nel 986 a Padre Berenardo. Intorno all'edificio religioso e alla sua torre campanaria si formò tutto un aggregato di abitazioni, poi abbandonate, denominate le "case di San Giovanni" o "villaggio abbandonato". Il tempio di culto cristiano, ormai sconsacrato, versa in uno stato di degrado. Alla chiesa è legata la leggenda della campana di san Giovanni. Secondo una leggenda locale in una delle tante scorribande saracene che hanno interessato la costa venne trafugata la campana della chiesa di San Giovanni. Nell'allontanarsi dalla terra la nave saracena fu investita da una mareggiata che le impedì di prendere il largo sino a quando, per alleggerire il carico, i predatori non si disfarono della pesante campana gettandola in mare. Mollata la campana la tempesta si placò immediatamente e i saraceni potettero allontanarsi. La campana giace sul fondo nei pressi della “Fossa di San Giovanni”. In questa zona nessun pescatore ha mai raccolto le reti dopo avervele calate in mare. Dai racconti tramandati nel tempo si crede che alla mezzanotte di ogni san Giovanni a Tresino sia possibile percepire ancora il suono di una campana[37].
[modifica] Cappelle gentilizie
- cappella di Santa Maria del Soccorso, di proprietà del principe Belmonte, si erge sul porticciolo di punta Licosa al fianco di palazzo Granito;
- cappella della Pietà (XVI secolo), di proprietà delle famiglia Criale, Amoresano e Forziati. Dà il suo nome alla cappella un gruppo scultoreo di scuola michelangiolesca raffigurante la Pietà. Nella soffittatura vi è dipinta una Madonna dei sette dolori del 1799 del pittore locale Tommaso De Vivo. In un'edicola incassata nella facciata esterna è riprodotta nelle sue linee essenziali l'immagine della Madonna, di probabile epoca cinquecentesca;
- cappella di San Pasquale (XVIII secolo), patronato della famiglia Perrotti, incorporata nel palazzo omonimo. Al suo interno vi è un soffitto affrescato e l'altare in fabbrica;
- cappella di San Biagio (XVII secolo), appartenente alla famiglia Matarazzo. Fu costruita da Luzio nel 1628 per dare sepoltura al giovane figlio morto prematuramente. Nella stessa poi furono seppelliti tutti i membri di famiglia fino al 1930;
- cappella di San Leonardo (XVII secolo), della famiglia Antico, contiene un quadro di San Leonardo del 1700;
- cappella di San Giovanni (XVIII secolo), appartiene alla famiglia Forziati. Sul suo soffitto è raffigurato il sacrificio di Isacco;
- cappella del Santo Rosario (XVI secolo), della omonima confraternita. Precedentemente dedicata a san Bernardino è collocata sul sagrato della basilica Santa Maria de Gulia. Al suo interno vi è la tavola dipinta della Madonna del Rosario e i quindici misteri di scuola seicentesca napoletana;
- cappella di Santa Maria della Scala, risalente al XVII secolo, patronato della famiglia Perrotti. Al suo interno vi è una cantoria e un organo di fine settecento;
- cappella di San Cosimo (XVI secolo): apparteneva alla famiglia Tata e veniva utilizzata come ricovero per gli appestati del 1656 e del colera del 1836;
- cappella di Santa Maria della Pace (XVII secolo), della famiglia Perrotti;
- cappella di Santa Maria del Piano (XVI secolo), di proprietà della famiglia Perrotti. Era un antico Convento Domenicano. Al suo interno si trovano una statua di sant'Antonio, san Nicola e dell'Annunziata in terracotta locale di autori ignoti[18];
- rudere della cappella di San Marco (XVI secolo), di proprietà dell famiglia De Angelis, si colloca nei pressi del porto di San Marco[36].
[modifica] Statue, monumenti, fontane e targhe
- Monumento ai caduti: è posto in piazza Lucia a Santa Maria ed è formato dalla statua di un soldato che sovrasta l'elenco dei cittadini caduti nei due conflitti mondiali;
- Monumento ai caduti del Velella: posto nel piazzale di punta dell'Inferno a Santa Maria, ricorda i caduti del sommergibile italiano;
- Lago artificiale con cascata: realizzato a Lago in piazza Madre Teresa di Calcutta per ricordare l'origine lacustre della frazione;
- Statua di San Costabile Gentilcore: collocata il 2011 nel castello dell'Abate e rivolta verso il golfo di Castellabate;
- Statua del Beato Simeone: realizzata nel 1989 e posta sulla strada che conduce alla basilica pontificia Santa Maria de Gulia per ricordare l'abate che amministrò il borgo. Il Beato è rappresentato con il bastone in mano e le braccia protese verso il paesaggio dell'intero comprensorio;
- Statua di santa Maria a Mare: una statua di bronzo posta sul fondale marino di Santa Maria su inziativa dei sub a protezione delle loro immersioni;
- Statue delle Madonne poste a Marina Piccola (Santa Maria), punta dell'Inferno (Santa Maria), punta di Ogliastro e piazza Giovanni Paolo II a Ogliastro Marina;
- Croce luminosa: posta in piazza Giovanni Paolo II a Ogliastro Marina;
- Basso rilievo di monsignor Farina: posto alla base del campanile di Santa Maria de Gulia in ricordo del parroco di Castellabate, studioso del luogo e fondatore del Museo d'Arte Sacra;
- Lapide commemorativa dei Caduti del Velella: posta il 15 settembre 2002 nel molo di punta Licosa. La lapide contiene i nomi dei membri dell'equipaggio che perse la vita nel sommergibile italiano. A fianco di questa si colloca un monumento circolare di bronzo che raffigura un angelo in volo che reca una corona di fiori mentre il sommergibile affonda;
- Targhe commemorative dedicate a Ruggero Leoncavallo (piazza 10 ottobre 1123), Francesco Matarazzo (palazzo Matarazzo) e Gioacchino Murat (palazzo Perrotti).
[modifica] Società
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Etnie e minoranze straniere
Al 31 dicembre 2009 a Castellabate risultano residenti 459 cittadini stranieri pari al 5,65% della popolazione comunale[38].
| Popolazione straniera residente | |
| 138 | |
| 87 | |
| 53 | |
| 37 | |
| 27 | |
| 26 | |
| 15 | |
| 10 | |
[modifica] Dialetto
| Per approfondire, vedi la voce Dialetto cilentano meridionale. |
Il dialetto che parlano i castellabatesi è il cilentano, ma con alcune varianti e peculiarità che lo differenziano anche da quello dei paesi immediatamente confinanti (uso della "e" al posto della "i" per una serie di vocaboli). È molto simile al cilentano meridionale specie per quanto riguarda la pronuncia chiara e distinta delle vocali finali (come nei dialetti dell'estremo sud) a differenza degli altri dialetti campani che le indeboliscono, la doppia l che diventa doppia d, l'uso della forma del doppio congiuntivo (es. si u sapia, tu dicia), come in siciliano, espressione che in italiano è tradotta con un congiuntivo e un condizionale ("se lo sapessi, te lo direi") e per l'articolo determinativo "u" invece di "lu"[39].
[modifica] Religione
Castellabate affonda le sue radici storiche nella cultura cristiana essendo stata fondata dall'abate poi santo Costabile Gentilcore e avendo subito l'influenza dei benedettini che per anni abitarono il territorio. La maggioranza della popolazione locale è di religione cristiana (Chiesa cattolica). Il comune appartiene alla diocesi di Vallo della Lucania e conta cinque parrocchie:
- parrocchia della Basilica Minore Santa Maria Assunta a Castellabate
- parrocchia di San Marco Evangelista a San Marco
- parrocchia di Santa Maria a Mare a Santa Maria
- parrocchia di Sant'Antonio da Padova a Lago
- parrocchia di Santa Maria delle Grazie a Ogliastro Marina[40]
[modifica] San Costabile Gentilcore
Castellabate e la sua popolazione ha una particolare devozione per il suo santo protettore Costabile. Al santo cilentano sono stati attribuiti diversi miracoli e leggende specialmente legati ai periodi di difficoltà storici del borgo: le epidemie di peste e colera, gli assalti Saraceni e il secondo conflitto mondiale. La leggenda popolare più tramandata è quella delle capre. La leggenda narra che cinque navi pirate si dirigevano su Castellabate e che gli abitanti del luogo impauriti, lasciarono di fretta le proprie abitazioni per rifugiarsi nel castello in cima al colle. Sul fare della sera, quando la speranza di salvezza per gli assediati stava venendo meno, si videro circa 700 capre con delle fiaccole legate alle corna, guidate da un uomo con abiti monacali, che si dirigevano verso il litorale, da dove i Turchi si apprestavano a dare l'assalto. Questi pensando che si trattasse di un considerevole numero di castellabatesi pronti a difendere l'abitato, abbandonarono l'intento di assalire il borgo e tolsero le ancore. Successivamente si scoprì che lo stratagemma era stato ideato e realizzato da san Costabile per salvare la popolazione[18].
[modifica] Tradizioni e folclore
- Il giorno dell'Epifania tutti i bambini nati nell'anno precedente, accompagnati dai genitori sfilano in processione all'interno della basilica pontificia Santa Maria De Gulia, precedute dal sacerdote, dai chierichetti e da un gentiluomo prescelto, che copre il capo dell'ufficiante con un antico ombrello in tessuto damascato, in ossequio al bambinello appena nato. È il segno della vita che si ripete di anno in anno[18].
- Il giorno dei morti (il 2 novembre) è consuetudine nelle case delle famiglie di Castellabate far cuocere i “cicci”, un misto di legumi, composto da grano, granone, ceci e fagioli. È l'unico pasto della giornata in segno di rispetto e di lutto verso i trapassati[18].
[modifica] Qualità della vita
- 3 Vele: Legambiente e il Touring Club Italiano attribuiscono a Castellabate per il 2011 nella Guida Blu "3 Vele". Sono stati premiati: lo stato di conservazione del territorio (3 “petali” su 5), la qualità dell’accoglienza e la sostenibilità turistica (2 “stelle” su 5), la pulizia del mare e delle spiagge (bollino “Mare e spiagge”), la presenza di fondali interessanti per l'attività subacquea (bollino “Sub”) e di luoghi d’interesse storico-culturale (bollino “Non solo mare”)[41].
Bandiera Blu: dal 1999 a Castellabate è stata assegnata la Bandiera Blu Fee per premiare la qualità delle acque di balneazione, le spiagge e i servizi offerti[42].
Borghi più belli d'Italia: Castellabate, grazie all'armonia architettonica del suo tessuto urbano, alla qualità del patrimonio edilizio sia pubblico che privato e alla vivibilità del borgo in termini di attività e di servizi al cittadino, è inserito nella lista dei "Borghi più belli d'Italia"[43].- Città del Bio: il comune è promotore della diffusione e dello sviluppo delle produzioni biologiche, dell'informazione e l'orientamento dei cittadini verso un consumo etico e consapevole, dello sviluppo ecosostenibile ed ecocompatibile, della qualità della vita[44].
- La più bella sei tu: Legambiente inserisce le spiagge di Licosa tra le 11 spiagge più belle d'Italia nel concorso "La più bella sei tu". Le spiagge italiane sono state valutate da una giuria di 50 esperti di fauna e botanica, architetti del paesaggio e ambientalisti. I 3 criteri di valutazione adottati sono stati: la qualità del paesaggio, la gestione dei luoghi e dell'impatto turistico e le eccellenze naturalistiche. Le 11 spiagge individuate custodiscono ecosistemi incontaminati e da preservare[45].
[modifica] Cultura
[modifica] Scuole
Hanno sede a Castellabate sei scuole dell'infanzia; quattro scuole primarie, tre scuole medie inferiori, due scuole superiori pubbliche (l'Istituto Professionale Industria e Artigianato Manlio De Vivo e l'Istituto Tecnico Nautico) e quattro scuole superiori private (l'Istituto Professionale per i Servizi Sociali, il Liceo Scientifico, l'Istituto Tecnico Commerciale e l'Istituto Professionale Alberghiero) della Fondazione Passarelli[46].
[modifica] Biblioteche
- Biblioteca Comunale a Castellabate in via Porta di Mare;
- Biblioteca Parrocchiale a Santa Maria in via Naso[47];
- Biblioteca Passarelli a San Marco in via Torretta;
- Biblioteca del Calcio Andrea Fortunato a Santa Maria in villa Matarazzo[48].
[modifica] Musei
- Museo del Mare: ha sede a villa Matarazzo e contiene i reperti archeologici rinvenuti nelle acque circostanti come le anfore trasportate attorno al I secolo a.C. provenienti da un relitto romano immerso ad oltre 40 metri al largo di punta Licosa e riportato alla luce nel 1990[49].
- Museo d'Arte Sacra: nato grazie all'opera di monsignor Alfonso Maria Farina, raccoglie tele, statue, arredi, paramenti sacri e argenti dal XVI al XX secolo, provenienti dalle Parrocchie e dalle cappelle, alcune delle quali non più esistenti[50].
[modifica] Televisione
[modifica] Televisioni locali
Da settembre 2010 a luglio 2011 sugli schermi del digitale terrestre trasmetteva da Castellabate la televisione locale "Sole TV", visibile nelle province di Salerno, Avellino e Benevento con una programmazione generalista[51].
[modifica] Programmi televisivi nazionali dedicati a Castellabate
- Mare latino: il programma estivo di Raiuno condotto da Massimo Giletti e Miriam Leone nel 2009 è stato trasmesso interamente dal porto di San Marco. Gli ospiti della serata (Patty Pravo, Lola Ponce, Giò Di Tonno) sono stati chiamati a condivivere le esperienze e i racconti legati a questa terra[52].
- Porta a porta: il 2 novembre 2010 la trasmissione condotta da Bruno Vespa ha dedicato una puntata interamente al film italiano campione di incassi Benvenuti al Sud e alla sua location principale: il Comune di Castellabate[53].
- Ballando con le stelle: il talent show di Raiuno condotto da Milly Carlucci, il 9 aprile 2011 ha dedicato un servizio a Castellabate, paese di origine della famiglia di Bruno Cabrerizo, uno dei partecipanti alla trasmissione. Il modello brasiliano insieme alla ballerina professionista Ola Karieva il 6 aprile 2011 con le telecamere della Rai avevano visitato il borgo e la marina del paese cilentano[54].
- Mezzogiorno in famiglia: il comune di Castellabate il 4 e il 5 febbraio 2012 ha partecipato con la sua squadra, capitanata da Deborah Caprioglio, ai giochi del programma condotto da Amadeus e Laura Barriales sfidando il comune di Canelli[55].
[modifica] Cinema
Sono state girate a Castellabate le riprese di cinque film:
- Cavalli si nasce (1989), di Sergio Staino, girato presso porto delle Gatte, la "Torretta", la pineta di Licosa e palazzo Perrotti;
- Noi credevamo (2009), di Mario Martone ha avuto tra le sue location il porto delle Gatte e il mare di Santa Maria. Le riprese nella cittadina cilentana sono durate dal 24 al 27 maggio del 2009[56];
- Benvenuti al Sud (2010), di Luca Miniero. La pellicola, girata tra il 5 settembre e il 10 ottobre 2009 e ambientata a piazza 10 ottobre 1123, il Belvedere di San Costabile, palazzo Perrotti, il borgo medievale, la "Torretta", il porto di San Marco, il porto delle Gatte e Marina Piccola a Santa Maria, ha riscosso un notevole successo di pubblico agendo da volano per la promozione turistica del comune. Al comune sono stati dedicati trasmissioni televisive[53] e articoli di quotidiani nazionali[57];
- Benvenuti al Nord (2011), di Luca Miniero. Castellabate è stato il set del sequel di Benvenuti al Sud dal 4 al 9 settembre 2011. Le principali location del film sono state piazza 10 ottobre 1123, il Belvedere di San Costabile, il borgo medievale, il lungomare Tommaso Perrotti e il porto delle Gatte[58];
- 11 metri (2011), di Francesco Del Grosso, film documentario sulla vita di Agostino Di Bartolomei girato a San Marco[59].
[modifica] Musica
[modifica] Associazione Concerto Bandistico Santa Cecilia
Il Complesso Bandistico Santa Cecilia è stato costituito nel 1848 ad opera del maestro Petruzzelli, il quale si trovava in Castellabate come esiliato politico in seguito ai moti risorgimentali. Ebbe inizio sotto forma di filarmonica, il cui scopo primario era programmare inni e canzoni patriottiche. Il Concerto Musicale ha seguito gli eventi politici e patriottici del paese. Il passaggio delle truppe garibaldine attraverso il Cilento venne salutato con il suono degli inni patriottici, ed anche all'unità d'Italia fecero subito eco le note della "Breccia di Porta Pia". Il complesso bandistico si esibisce non solo nel Cilento o in Campania ma anche anche in altre regioni italiane. Si è trasformato poi in "Associazione Concerto Bandistico Santa Cecilia " ed ha istituito campus e corsi di orientamento musicale per dare ai giovani la possibilità di avvicinarsi alla musica. L'Associazione ha anche preso parte a programmi televisivi come la Domenica del villaggio di Davide Mengacci nella puntata di Agropoli, Acciaroli e Castellabate e al film Benvenuti al Sud. Al concerto bandistico cilentano nel 2011 è stato assegnato il riconoscimento di "Gruppo Musicale di Interesse Nazionale" dal ministero per i Beni e le Attività Culturali per il suo interesse storico-culturale[60].
[modifica] D.O.C. Rock
I D.O.C. Rock sono un gruppo che il 14 novembre 1996 ha partecipato con la canzone "Che c'è di rock" a Sanremo Giovani 1996 conquistando il 3º posto della serata, che garantiva la partecipazione al Festival di Sanremo 1997, dove poi il gruppo cilentano ha gareggiato nella categoria "Nuove Proposte" con la canzone Secolo crudele. Un pezzo di Castellabate è arrivato così a calcare il palcoscenico dell'Ariston dove si svolge il più famoso Festival della canzone italiana. Sono di queste parti il tastierista e il cantante-chitarrista.
[modifica] Enogastronomia
[modifica] Prodotti tipici
- il vino "Cilento" DOC;
- l'olio extravergine di oliva "Cilento" DOP;
- il limoncello;
- il nocillo
- la mozzarella di bufala campana;
- la ricotta di bufala campana;
- la mozzarella vaccina "co' a mortedda" (nella mortella)[61];
- la cacioricotta del Cilento;
- il caciocavallo podolico;
- la pancetta;
- la soppressata;
- il miele;
- il fico bianco del Cilento DOP[62].
[modifica] Piatti tipici
- i "fichi mpaccati" (fichi essiccati in graticci di ginestra, aperti e riempiti di mandorle, finocchio e limone);
- i "fichi con la cioccolata"[63];
- i "scauratielli" (zeppole zuccherate);
- le "nocche" (pasticelle con crema o cioccolata);
- le alici: "marinate" (immerse in aceto o limone);
- le alici "in tortiera" (ricoperte col pane grattugiato);
- le alici "salate" (pressate e conservate con il sale);
- le alici "mbuttunate" (farcite, ripassate nell'uovo e fritte);
- la pizza cilentana (pomodoro e formaggio);
- l'"acquasale" (pane biscottato, pomodori, olio e sale);
- i "fusilli alla cilentana" (con carne e formaggio di capra);
- le "zeppole cu'i sciuriddi" (zeppole con i fiori di zucca)[64].
[modifica] Personalità legate a Castellabate
- Costabile Gentilcore (1070 - 1124), abate e santo italiano nato a Tresino. A lui si deve la fondazione di Castellabate di cui è anche patrono[65].
- Gioacchino Murat (1767 - 1815), generale francese e re di Napoli. Ha soggiornato a Castellabate (a palazzo Perrotti) dove ha pronunciato la frase "Qui non si muore", riferendosi alla salubrità del clima[9].
- Alexandre Dumas (padre) (1802 - 1870), scrittore francese. Giunse e soggiornò a Castellabate in veste di trafficante garibaldino[66].
- Francesco Matarazzo (1854 - 1937), conte e imprenditore italobrasiliano nativo di Castellabate, dove ha anche vissuto prima di emigrare in Brasile. Le Indústrias Reunidas Francisco Matarazzo (IRFM), da lui fondate, sono state considerate negli anni 50 come uno dei cinque principali gruppi aziendali del mondo[24].
- Ruggero Leoncavallo (1857 - 1962), compositore italiano di opere liriche (come Pagliacci). Ha trascorso gran parte della sua infanzia a Castellabate[18].
- Luigi Guercio (1882 - 1962), sacerdote e latinista italiano nato a Santa Maria.
- Achille Boroli (1913 - 2011), è stato un editore italiano e patron dell'Istituto Geografico De Agostini. Per diversi anni è stato il proprietario della tenuta di Licosa. L'imprenditore di Novara ha dedicato a Licosa la copertina di uno dei suoi atlanti geografici[67].
- Leonardo Benevolo (1923), architetto e storico dell'architettura italiano. Non fa mai mancare la sua presenza a punta Licosa[68].
- Nicola Pagliara (1933), è un architetto e docente italiano che vive a Castellabate[67].
- Dacia Maraini (1936), è una scrittrice italiana che soggiorna abitualmente a San Marco[69].
- Gianni Rescigno (1937), è un poeta e scrittore italiano che risiede a Santa Maria[70].
- Michele Santoro (1951), è un giornalista, conduttore televisivo e politico italiano che dimora frequentemente a San Marco[71].
- Gad Lerner (1954), è un giornalista, scrittore e politico libanese naturalizzato italiano. Risiede abitualmente a punta Licosa[68].
- Giulio Scarpati (1956), attore italiano. Ha trascorso gran parte della sua infanzia e spesso risiede a punta Licosa[72].
- Alfonso Pecoraro Scanio (1959) è un politico italiano che ha trascorso gran parte della sua infanzia a Castellabate[73].
- Alessandro Siani (1975), è un comico, attore, cabarettista, personaggio televisivo e sceneggiatore italiano. In seguito alle riprese dei film "Benvenuti al Sud" e "Benvenuti al Nord" girati a Castellabate è stato insignito dal Comune di Castellabate della cittadinanza onoraria[58].
[modifica] Eventi
[modifica] Festività e manifestazioni religiose
- la festa della Madonna di Lourdes (11 febbraio) ad Alano;
- la festa di san Costabile Gentilcore (17 febbraio), patrono di Castellabate. In questa occasione il busto dell'abate viene portato in processione per il borgo e al Belvedere per "salutare" il territorio da lui fondato e difeso. Il 16 febbraio è organizzata la fiera;
- la festa dell'Annunziata (25 marzo) nella località Annunziata;
- la via Crucis vivente (venerdì santo) da Alano a Lago;
- la festa di san Marco Evangelista (25 aprile), che si caratterizza per la processione in barca tra il Pozzillo e punta Licosa. Il 24 aprile è organizzata la fiera;
- la festa di santa Irene (5 maggio) a Castellabate;
- la festa della Madonna della Pace (24 maggio) nella cappella omonima a Castellabate;
- la festa di sant'Antonio da Padova (13 giugno) a Lago;
- la festa di santa Maria delle Grazie (2 luglio) a Ogliastro Marina;
- la festa della Madonna del Carmelo (16 luglio) a Castellabate;
- la festa di santa Maria a Mare (15 agosto) a Santa Maria. La festa si caratterizza per la processione per le vie del paese e lo spettacolo dei fuochi artificiali di mezzanotte in mare. Il 14 agosto è organizzata la prova di abilità della Stuzza sulle acque di Marina Piccola, mentre il 13 si svolge la fiera. Gli abitanti della frazione il 13, 14 e 15 agosto non frequentano le spiagge per tradizione;
- la festa di santa Rosa da Lima (23 agosto) ad Alano;
- la festa della Madonna della Speranza (3º domenica di agosto) a San Marco;
- la festa della Madonna della Scala (8 settembre) nella cappella omonima, il giorno precedente si svolge la fiera a Castellabate;
- la festa di voto di san Costabile (3ª domenica di ottobre), a Castellabate;
- la festa del beato Simeone (16 novembre), compatrono di Castellabate, dove si benedicono gli attrezzi agricoli, le sementi e le piante di ulivo, a ricordo della bolla Abbaziale di Simeone del 16 giugno 1138 con cui concedeva ai coloni del comprensorio le terre e le case di proprietà della Badia di Cava;
- la festa dell'Immacolata Concezione (8 dicembre) a Lago;
- il Presepe vivente (periodo natalizio) nel borgo medievale di Castellabate[18].
[modifica] Manifestazioni culturali
- Settimana della Cultura: è una rassegna di eventi letterari e culturali che precede la festa religiosa di San Costabile Gentilcore (17 febbraio). La manifestazione prevede la cerimonia di consegna del Premio Giglio d'Oro, dove vengono premiati le persone illustri che hanno mantenuto un legame culturale ed affettivo con la comunità di Castellabate[74];
- Libri meridionali, Vetrina dell'editoria del Sud: è una manifestazione culturale nata nell'estate del 1990 che si svolge tra villa Matarazzo e il castello dell'abate. Si tratta di una carrellata di incontri culturali, presentazioni di libri e dibattiti associati anche a serate enogastronomiche, mostre di pittura, rappresentazioni teatrali, proiezioni di filmati e opere musicali che vede la presenza ogni anno in loco di diverse case editrici del Mezzogiorno. La rassegna era nata inizialmente con lo scopo di promuovere l'editoria cilentana per poi ampliare col trascorrere degli anni a tutto il meridione la sua portata[75]. Castellabate è quindi un punto di riferimento della cultura libraria del Mezzogiorno tanto da guadagnarsi l'appellativo di "Cittadella del libro"[76];
- Premio Leucosia: si svolge nel parco di villa Matarazzo la prima settimana di settembre. Questo premio è un riconoscimento per coloro che con la loro opera hanno fatto conoscere il Cilento oltre i suoi confini naturali. La manifestazione ha preso un respiro internazionale favorendo il gemellaggio tra tutte le zone che Ulisse toccò nel suo viaggio di ritorno da Troia ad Itaca[77].
[modifica] Manifestazioni popolari
- il Carnevale (periodo di Carnevale), che vede l'organizzazione di sfilate di carri allegorici per le vie delle frazioni;
- la Notte bianca estiva (mese di luglio) è un evento che vede il corso, la piazza e le lungomari di Santa Maria teatri di vari spettacoli (concerti, mostre, canti, balli). Per i visitatori vi è la possibilità di fare shopping tra i vari negozi e bancarelle fino all'alba;
- il Concerto sull'acqua (mese di luglio) in onore della Sirena Leucosia, realizzato nelle acque antistanti l'isolotto di Licosa, dove i natanti assistono ad un concerto di musica classica realizzato su una piattaforma galleggiante;
- la Stuzza (14 agosto), una prova di abilità che si tiene da oltre un secolo nelle acque antistanti la Marina Piccola nella a Santa Maria. Il gioco consiste nel recuperare tre bandierine poste all'estremità di un palo di circa 17 metri, sospeso orizzontalmente e cosparso di grasso al fine di renderlo estremamente scivoloso. Il vincitore della gara è colui che camminando sul palo senza scivolare in acqua riesce a raccogliere la bandierina più lontana. Alla manifestazione possono partecipare come da tradizione solo i ragazzi residenti o quelli originari della frazione di sesso maschile. La Stuzza ha uno stretto rapporto con la festa in onore di Santa Maria a Mare del 15 agosto[78].
- la rassegna Vento d'Estate (mese di agosto) dove in tutte le piazze del comune, in serate diverse, si esibiscono artisti della musica del panorama nazionale e locale;
- i Giochi della Contea (mese di settembre) dove le varie contrade (Centro storico, Isca della Chitarra, Sant'Andrea, punta dell'Inferno) di Santa Maria si sfidano nel “terreno” di Marina Piccola in giochi come la corsa coi sacchi, la corsa con le carriole, la spaghettata, l'albero della cuccagna, le pignatte e il tiro alla fune per decretare quale sarà la contrada vincitrice del Palio;
- la Notte bianca invernale (mese di dicembre) organizzata sul corso Matarazzo a Santa Maria tra le luminarie natalizie dove canti, balli, cucina e acquisto di prodotti tipici si protraggono fino a notte inoltrata;
- la manifestazione Saperi e sapori di un antico borgo marinaro (mese di dicembre), è un evento realizzato nelle vie storiche di Santa Maria dove si ha la possibilità di degustare piatti tipici cilentani, visitare bancarelle e stand di artisti locali con il sottofondo della musica popolare cilentana.
[modifica] Infrastrutture e trasporti
[modifica] Strade
Il principale collegamento stradale è la ex Strada statale 267, declassata in strada regionale. I tratti che collegano il territorio ai comuni limitrofi sono:
Strada Regionale 267/b Agropoli(ospedale)-Innesto SP 430(svincolo Agropoli sud)-Innesto SP 15(San Pietro)-Innesto SP 237(Sant'Andrea), principale collegamento con Agropoli e la Strada Provinciale 430.
Strada Regionale 267/c Innesto SP 237(Sant'Andrea)-bivio Montecorice-bivio Agnone-Innesto SP 15(Acciaroli), principale collegamento con Pollica, Casal Velino e la Strada Regionale 447
Le strade provinciali che attraversano il territorio sono:
Strada Provinciale 15/a Innesto SR 267(San Pietro)-Madonna della Scala-Perdifumo-Mercato Cilento-Sessa Cilento-Innesto SP 116;
Strada Provinciale 61 Innesto SP 15-Madonna della Scala-Castellabate-Santa Maria-Innesto SR 267;
Strada Provinciale 70/b Innesto SR 267-Torre di Ogliastro Marina-Ogliastro Marina;
Strada Provinciale 237 Bivio Sant'Andrea-Contrada Lago;
Strada Provinciale 336 Innesto SR 267-Annunziata;
Strada Provinciale 359 Innesto SR 267-Alano di Castellabate.
[modifica] Ferrovia
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Agropoli-Castellabate, lungo la direttrice Napoli-Reggio Calabria, a circa 15 km dall'abitato.
[modifica] Porto
L'approdo via mare è possibile presso il porto di San Marco, raggiunto nei mesi estivi dal metrò del mare con partenze giornaliere che lo collegano con Napoli, Capri, Positano, Amalfi, Salerno, Agropoli, Acciaroli, Casal Velino, Palinuro e Sapri.[79]
[modifica] Aeroporti
Gli aeroporti più vicini sono:
- Salerno-Pontecagnano (QSR) 49 km
- Napoli-Capodichino (NAP) 123 km
[modifica] Mobilità urbana
Il servizio urbano mediante autobus che collega tutte le frazioni comunali con diverse linee è svolto dalla Società Cooperativa SMEC Autotrasporti.[80]. Il servizio extraurbano, mediante autobus, è garantito dalle diverse linee gestite dal Consorzio Salernitano Trasporti Pubblici (CSTP) che collega la località cilentana con i principali centri di interesse territoriale come Fisciano (sede dell'Università degli Studi di Salerno), Salerno, Napoli, Pontecagnano-Faiano (sede dell'aeroporto Salerno-Costa d'Amalfi), Battipaglia, Paestum, Agropoli (sede dell'Ospedale e della stazione ferroviaria Agropoli-Castellabate), Acciaroli e Vallo della Lucania (sede del tribunale)[81].
[modifica] Economia
Le attività economiche principali sono il turismo, il commercio e l'artigianato, che hanno occupato il posto che in passato spettava a pesca e agricoltura. Secondo i dati del 2001 risultano insediate sul territorio 132 attività industriali con 321 addetti pari al 17,29% della forza lavoro occupata, 248 attività di servizio con 429 addetti pari al 23,10% della forza lavoro occupata, altre 258 attività riguardano 669 addetti pari al 36,03% della forza lavoro occupata e 36 attività amministrative con 438 addetti pari al 23,59% della forza lavoro occupata. Risultano quindi occupati complessivamente 1.857 individui, pari al 23,88% del numero complessivo di abitanti[82].
[modifica] Agricoltura
L'agricoltura e la pesca sono attività molto marginali rispetto al passato. Mentre l'agricoltura e l'allevamento erano praticate maggiormente nelle frazioni interne (Castellabate paese, Alano) o nelle enormi distese terriere che si spingono anche fino al mare (Tresino, Ogliastro e Licosa), la pesca era la risorsa principale delle frazioni marine come San Marco e Santa Maria, veri e propri borghi di pescatori. Le principali attività agricole riguardano prevalentemente prodotti di qualità, come l'olio, i fichi e il vino (come il Tresinus, il Paestum Fiano[83] e il Cilento DOC). L'allevamento di bufale per la produzione del latte al fine di realizzare la mozzarella di bufala campana riguarda una quantita esigua. Le attività di pesca riguardano principalmente la pesca alle alici, merluzzi e tonni.
[modifica] Industria
Nel territorio si registra anche la presenza di piccole aziende, quali cantieri navali per la costruzione di barche in ferro o legno, e la Zarotti, marchio nazionale che si occupa del confezionamento e della distribuzione di prodotti ittici.
[modifica] Artigianato
Castellabate, come gran parte del Cilento, ha una tradizione artigianale antica, tramandata nel tempo fra le varie generazioni. La maggior parte della produzione di manufatti dell'artigianato locale riguarda soprattutto il campo della ceramica, vetreria artistica, oggettistica, arte presepiale, ricamo, cucito, uncinetto, pittura su stoffa, decoupage, pittura a mano, arte antica, accessori di moda e la scultura in legno. Sul territorio sono spesso organizzati mercatini, esposizioni, fiere, manifestazioni per incentivare e promuovere l'artigianato locale[84].
[modifica] Turismo
Il turismo rappresenta la principale risorsa economica del territorio. Grazie alla limpidezza delle acque e le caratteristiche del suo territorio, Castellabate è un apprezzato centro della costiera cilentana frequentato da diverse migliaia di turisti specialmente nel periodo che va da giugno a settembre. Il turismo straniero si concentra prevalentemente nei mesi dalle temperature meno afose. L'offerta ricettiva è costituita da hotel, villaggi, camping, residence, ed in prevalenza da appartamenti. Le punte massime di visitatori in pochi mesi all'anno fanno si che molte delle attività legate al turismo siano operative esclusivamente in quel periodo. La forma di turismo più sviluppato è quella di tipo balneare, naturalistico e diportistico.
Negli ultimi anni si è assistito alla crescita del turismo nuziale: sono diverse centinaia dal 2004[29] le coppie di innamorati che hanno scelto Castellabate come luogo dove celebrare le proprie nozze. In maggior numero il fenomeno riguarda sposini di nazionalità irlandese, norvegese, inglese e statunitense[85]. Il 21 settembre 2009, anche la principessa Carolina Napoleone Bonaparte ha scelto di unirsi in matrimonio a Castellabate nella basilica Santa Maria de Gulia. Il ricevimento nuziale si è svolto a palazzo Belmonte con la presenza degli eredi delle più blasonate dinastie europee[86].
Dopo la proiezione nelle sale italiane del film Benvenuti al Sud e il successo di pubblico ottenuto, il comune è divenuto meta di gruppi di turisti che chiedono di visitare i luoghi visti nella pellicola di Luca Miniero, dando vita ad una forma di turismo alternativo che nasce e si sviluppa sui set cinematografici[29]. Le mete principali dei turisti sono il borgo medievale, piazza 10 ottobre 1123 (set dell'ufficio postale), il Belvedere di San Costabile (set della banda musicale) e palazzo Perrotti (casa del direttore Alberto), il porto delle Gatte (scena del ristorante e dei fuochi pirotecnici) e la Marina Piccola (set della festa). Le location dove sono state girate le principali scene filmiche contengono vari banner con foto e frasi che le individuano per orientare i turisti[57].
[modifica] Geografia antropica
[modifica] Frazioni principali
Il Comune di Castellabate è un territorio variegato di circa 37 chilometri quadrati, composto da 8 frazioni principali sia collinari che pianeggianti e marine.
[modifica] Castellabate paese
U' Paese (nel gergo locale) è un borgo medievale di 745 abitanti situato su Colle Sant'Angelo a 278 metri s.l.m. da dove domina le sue marine. È il capoluogo comunale solo da un punto di vista nominale, in quanto la sede comunale è localizzata nella frazione di Santa Maria. Il centro abitato, al quale si accede mediante 5 ingressi (porta "Cavalieri", porta "di Mare", porta "la Chiazza", porta "Sant'Eustachio" e porta "de li Bovi"), è interamente ubicato intorno al castello, costruito dall'abate Costabile Gentilcore nel 1123 per difendere il paese e la popolazione dalle scorribande saracene. Contraddistingue il paesaggio del paese la basilica pontificia Santa Maria de Gulia con la facciata cinquecentesca e la sua torre campanaria. Il borgo conserva la struttura urbana medievale, dove stradine, vicoletti, archi, gradinate, palazzi, cappelle gentilizie, piazze, slarghi e case intercomunicanti si rincorrono senza soluzione di continuità degradando verso il mare della costa del Cilento[2].
[modifica] Alano
Alano (pronunciata Àlano) è una frazione interna (26 metri s.l.m.) legata alla cultura contadina di circa 400 abitanti, situata a nord-est di Santa Maria e a circa 2 km da San Pietro, frazione di Perdifumo. Si divide in Alano basso, la zona pianeggiante che sorge su una valle non distante dalla strada regionale 267, e Alano alto, la zona collinare che si affaccia fino all'area di Tresino. Rappresenta la frazione che dagli anni ottanta in poi ha avuto un maggiore sviluppo demografico essendo la periferia del centro principale (Santa Maria) e per la vicinanza alle principali vie di accesso. Il centro della frazione è piazza di Santa Rosa dove si colloca la chiesa omonima con la statua della Madonna di Lourdes sul campanile e la ricostruzione della grotta di Lourdes. Le attività economiche principali sono quelle relative alla ristorazione e alla carpenteria navale. La frazione è la sede del mattatoio comunale.
[modifica] Lago
Lago (U' Lao in dialetto cilentano) è una frazione costiera del comune, situata tra Santa Maria (a sud), Alano (a est) e Tresino (a nord). La zona nel XII secolo si presentava come una palude a causa dello straripamento continuo del fiume Laris che attraversava il promontorio. Per questo motivo probabilmente l'area viene chiamata "Lago". Il nome comunque potrebbe anche derivare dall'aberrazione di "Laris" in "Lao", e poi "Lago". La palude fu poi prosciugata e bonificata dai monaci benedettini nell'anno 1138 sotto l'abate Simeone. È un centro balneare con una forte vocazione turistica e una buona ricettività, sono diversi i camping, gli hotel e i residence nella zona. La frazione è costeggiata interamente da una spiaggia sabbiosa (di circa 1,5 km), che ricopre una necropoli greca e un'antica cava ("Cava dei Rocchi") con i cui materiali furono costruiti i templi di Paestum, pietre lavorate, macine e strumenti per ricavare il sale marino[13]. Il centro della frazione è localizzato presso piazza "Madre Teresa di Calcutta" dove si trova la chiesa Maria Santissima Immacolata e il lago artificiale con cascata. Il patrono della frazione è sant'Antonio da Padova, venerato nell'omonima chiesetta costruita nel 1925 tramite una colletta popolare. Il corso del paese è dedicato al suo benefattore: il Beato Simeone. Dal Belvedere dei Trezeni, ai piedi del monte Tresino, è possibile osservare tutto il litorale di Castellabate e di punta Pagliarola, che con i suoi dirupi e strapiombi chiude il golfo.
[modifica] Licosa
| Per approfondire, vedi la voce Licosa. |
Licosa è un promontorio costituente un parco forestale con una tipica copertura vegetale a macchia mediterranea. La leggenda vuole che derivi il suo nome da Leukosia (Λευκωσία), una delle tre sirene che Ulisse incontrò nel suo viaggio, nell'Odissea omerica. Un piccolo abitato di 72 abitanti ne costituisce la frazione, che si colloca geograficamente tra Ogliastro Marina e San Marco. Gran parte della località è di proprietà privata, che è stata oggetto del contendere per circa 40 anni tra la famiglia di Achille Boroli, proprietaria dell'Istituto Geografico De Agostini, e la famiglia del principe Angelo Granito di Belmonte, ultimo rampollo di una delle dinastie più antiche d'Italia, che è definitivamente tornato in possesso di tutti i beni immobili[87]. A punta Licosa si colloca il porticciolo e palazzo Granito che con la sua cappella (Santa Maria del Soccorso) si affaccia su di esso. Le acque antistanti (dichiarate riserva marina) ospitano l'isoletta con il faro, i resti di una villa romano-imperiale e i resti di un pavimento a mosaico sempre di età imperiale. L'isola di Licosa è il risultato dell'inabissamento della costa avvenuto probabilmente intorno al IV secolo a.C. Questa un tempo era collegata all'omonimo promontorio di cui narrava già Omero. A sud dell'isoletta è visibile una peschiera (risalente ad un periodo che va dal I secolo a.C. al I secolo d.C.) che serviva all'allevamento di diverse specie di pesci e di murene per i patrizi romani, i quali possedevano numerose ville nel territorio. A nord emergono dal mare colonne, rocchi parzialmente sommersi e sezioni di mura di un antico complesso edilizio, dove sono state rinvenute numerose ceramiche greche del V secolo a.C. conservate nel Museo archeologico nazionale di Paestum. La costa licosana è formata da numerosi strati di roccia (Flysch del Cilento) e da svariate calette naturali a ridosso della pineta, dove gli arbusti si affacciano fino al mare. Il giornalista e scrittore Guido Piovene definisce Licosa nel suo Viaggio in Italia del '57 come "uno dei superstiti eden italiani"[67].
[modifica] Ogliastro Marina
| Per approfondire, vedi la voce Ogliastro Marina. |
Ogliastro Marina (Ugliastro in dialetto cilentano da non confondere con Ogliastro Cilento) sorge nei pressi dell'ingresso (a lato sud) al parco di Licosa. La frazione è composta da quasi 200 abitanti. Il torrente Rio Arena, che sfocia nella baia Arena, la separa da Case del Conte, frazione di Montecorice. La sua marina ospitava un porto in possesso della Badia di Cava denominato "Oliarola", nei cui pressi sorgeva il villaggio, come testimonia un documento del 1008[88]. Il centro della frazione è localizzato presso piazza Giovanni Paolo II, dove si trova la chiesa di Santa Maria delle Grazie, costruita nel 1896. Dalla piazza del paese sono visibili i paesaggi delle colline "Ripe Rosse" (Montecorice), di Acciaroli e della punta di Ogliastro (spesso confusa con punta Licosa) con il rudere della torre di avvistamento persa nella macchia mediterranea della pineta. Nella costa di Ogliastro si alternano spiagge sabbiose (baia "Arena" che costeggia il lungomare "delle Tartarughe" e la spiaggia "della Punta") e calette naturali rocciose dove i Flysch del Cilento dalla pineta degradano verso il mare.
[modifica] San Marco
| Per approfondire, vedi la voce San Marco (Castellabate). |
San Marco (Sandu Marco in dialetto cilentano) è un borgo marinaro di circa 1200 abitanti popolato dall'uomo primitivo fin dal paleolitico. Si colloca tra Santa Maria e l'ingresso del parco di Licosa, mentre verso l'interno si estende fino alla Strada Regionale 267, nella località Torretta (dove è sita l'omonima residenza di marchesi costruita nel 1600). Nel 1168 in documento si parla del casale di "Sancti Marci"[89], ma San Marco è stato anche un sito di approdo già in epoca romana. Il porto antico, noto come "Erculia" di età romana, fu costruito intorno al I secolo a.C. Tale struttura, di cui si possono ammirare i resti semisommersi, veniva utilizzato dalle navi romane anche di notevoli dimensioni che si trovavano sulla rotta verso l'Africa. Il porto moderno di San Marco (con capitaneria) fu costruito nel 1954 e ospita la flotta da pesca locale e barche da diporto. È scalo del metrò del mare. Una passeggiata lungo il mare conduce dal porto fino a piazza Luna Rossa a ridosso della spiaggia sabbiosa del Pozzillo. Lungo la passeggiata si incontra una grotta emersa (dove si sono ritrovati reperti paleolitici) e i resti di una necropoli (i cui ritrovamenti sono esposti nel Museo di Paestum). In questi 800 metri di costa sono presenti inoltre le formazioni rocciose denominate Flysch del Cilento e il caratteristico scoglio del Coccodrillo. Il centro di San Marco, composto da costruzioni di fine ottocento, è localizzato a piazza "Giuseppe Comunale", dove si erge la chiesa di San Marco Evangelista, costruita nel 1915[90]. Nella zona sovrastante il centro si colloca il bosco del Castelsandra, un parco naturale con diverse specie di vegetazione e sentieri naturali.
[modifica] Santa Maria
| Per approfondire, vedi la voce Santa Maria di Castellabate. |
Santa Maria (à Marina in dialetto cilentano) è la frazione più popolosa di Castellabate (4000 abitanti circa), nonché la sua sede comunale, che si estende sulla costa tirrenica da Lago alla spiaggia del Pozzillo, comprendendo anche la valle di Sant'Andrea. Nel 1767 si hanno le prime notizie su questo villaggio di pescatori, quando il feudo passò dal marchese di Castellabate Parise Granito al figlio Angelo. Il borgo marinaro si è sviluppato poi intorno al suo centro storico, da cui prendeva anche il nome di "Isca delle Chitarre". La località era conosciuta anche come "Castellabate marina" o "Castellabate Inferiore". Nel centro storico, a via Pagliarola, dove si trovano edifici storici, il vecchio forno e la cappella della Confraternita dei Frati Minori, si svolgevano le attività commerciali che riguardavano le merci (paglia e farina) sbarcate dal porticciolo "u Travierso" o "delle Gatte". Nei pressi si trova il Santuario a tre navate di Santa Maria a Mare ricostruito nel 1836. Di questa struttura religiosa (denominata Santa Maria “presso il lido del mare”), si ha notizia già nel 1102, quindi risulta antecedente all'insediamento abitativo della frazione e se pur con notevoli trasformazioni è sita nel medesimo posto dove fu edificata inizialmente[91]. Il centro abitato si estende fra due piazze (piazza Matarazzo e piazza Lucia, sede della casa comunale) attraversate dal corso pedonale Andrea Matarazzo, il salotto dello shopping. Lungo il quale si incontra villa Matarazzo (la sede del Museo del Mare), fino ad arrivare all'estremità inferiore dove si trova la Marina Piccola, la spiaggia incastonata nel lungomare Perrotti lunga poco più di 200 metri. Dà il nome al lungomare il palazzo Perrotti che ingloba torre Pagliarola, una torre di avvistamento del XVI secolo che faceva parte del sistema difensivo costiero. Alle spalle di questà si trova il giardino del settecentesco palazzo Belmonte e la spiaggia sabbiosa del Pozzillo che si estende per poco più di un chilometro fino a San Marco. Il paese comprende altre tre lungomari (De Simone, Pepi e Bracale) di circa 1,5 km, dove marine di massi e scogli sono intervallate da spiaggette sabbiose formatosi nelle rientranze della costa. Santa Maria è una località turistica balneare, con una buona ricettiva, specialmente nel periodo estivo. Il turismo rappresenta quindi la maggiore fonte di reddito per la sua popolazione, nonché la principale attività della frazione marina di Castellabate.
[modifica] Tresino
Tresino è un monte incontaminato (la cui altezza massima raggiunge i 350 metri circa) ricco di vegetazione mediterranea, situato tra Lago e Agropoli, che deve il suo nome alla presenza dei greci Trezeni o alle tre rientranze della sua costa (i seni del Sauco, di Stajno e del Lago). Rappresenta la porta d'accesso settentrionale del parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. La baia del Saùco o Vallone (compresa), con la sua spiaggia, rappresenta il confine comunale a nord, luogo dove inizia l'area marina protetta di Santa Maria di Castellabate. Tresino diede i natali a san Costabile Gentilcore, quarto abate della Badia di Cava de' Tirreni, nonché fondatore e patrono di Castellabate. Nel territorio oltre al rudere della chiesa di San Giovanni e del monastero, sono presenti numerosi resti di una villa romana e di una tomba bisoma. Dal Belvedere di San Giovanni è possibile osservare viste panoramiche come quella del golfo di Castellabate, della città di Agropoli e della costiera Amalfitana. Nelle vicinanze si trova una sorgente che sgorga dal promontorio e un ornato abbeveratorio per gli animali. Caretteristici scogli (come quello "Alto", "della Principessa Saracena", "della Tartaruga" e "della Cassa") contraddistinguono la costa, sorvegliata originariamente dalle due torri saracene (ora ruderi) poste alle estremità di punta Tresino e punta Pagliarola. Anticamente la zona tra queste due punte, denominata Marinelle, era la sede del porto di Stajno[92]. L'area di Tresino offre la possibilità di escursioni a piedi, in mountain bike o a cavallo, lungo le strade e i sentieri che attraversano la zona dove sono localizzate diverse costruzioni rurali ora abbandonate (il villaggio di San Giovanni) immerse nella macchia mediterranea. Il 23 settembre 1985 Tresino è stata dichiarata area naturalistica di grande interesse culturale e perciò è soggetta a leggi di totale conservazione.
[modifica] Frazioni minori e contrade
- Annunziata: frazione pianeggiante sede dell'area industriale di Castellabate, distante circa 3,6 km dalla sede comunale. L'accesso alla località è nelle vicinanze di San Marco (Strada Regionale 267). Confina con la contrada Salvatore e Giungatelle, frazione di Montecorice. Nella zona è ubicata la chiesa dell'Annunziata, da cui deriva il nome la località.
- Caprarizzo: contrada collinare a 150 metri s.l.m. con circa 66 abitanti, collocata tra San Marco e Castellabate e distante circa 4,3 km dalla sede comunale.
- Cavafosse: contrada collinare a 23 metri s.l.m. di 32 abitanti posta a nord di Alano.
- Piano della Corte: contrada collinare posta a circa 150 metri s.l.m. dove risiedono circa 23 abitanti.
- Pietà: contrada di 169 abitanti, posta a 32 metri s.l.m. distante 5,1 km dalla sede comunale.
- Salvatore: contrada a 33 metri s.l.m. di circa 68 abitanti posta tra San Marco e Annunziata a 3,0 km dalla sede comunale.
- San Gennaro: contrada attraversata dalla Strada Regionale 267 e collocata tra Alano e San Pietro, che dista 3,8 km dalla sede comunale.
- San Leo: contrada collinare posta tra Santa Maria e Castellabate, distante circa 3,3 dalla sede comunale.
- San Pietro: è una frazione di 56 abitanti a 126 metri s.l.m. che rappresenta l'ingresso comunale nord sulla Strada Regionale 267. È distante 6,2 km dalla sede comunale. Deriva il nome dall'omonima frazione confinante del Comune di Perdifumo.
- Starza: località collocata tra Santa Maria e Lago, che dista dalla sede comunale 3,2 km[93].
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Costabile Spinelli (Lista civica "Insieme per Castellabate") dal 16/05/2011 (1º mandato)
Indirizzo della casa comunale: piazza Lucia - 84048 - Santa Maria
[modifica] Amministrazioni precedenti
| Periodo | Primo Cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 9 giugno 1996 | 2000 | Raffaele Tortora | Sindaco |
| 2000 | 2001 | Alfonso Orlando | Sindaco Vicario |
| 2001 | 28 maggio 2006 | Costabile Maurano | Forza Italia | Sindaco |
| 28 maggio 2006 | 16 maggio 2011 | Costabile Maurano | Casa delle Libertà | Sindaco |
| 16 maggio 2011 | in carica | Costabile Spinelli | Lista civica "Insieme per Castellabate" | Sindaco |
[modifica] Gemellaggi
[modifica] Altre informazioni amministrative
Il Comune di Castellabate è capofila del Piano Sociale di Zona (Ambito Salerno 7) che comprende altri 41 comuni del Cilento[96]. Dal 1 gennaio 2009 non fa più parte della comunità montana Alento-Monte Stella per difetto nei requisiti altimetrici[97].
[modifica] Sport
[modifica] Calcio
Lo sport maggiormente praticato in tutto il territorio è il calcio. Sono due le squadre che rappresentano il comune: la Polisportiva Santa Maria 1932 (colori sociali giallo-rosso) e la Vigor Castellabate 1969 (colori sociali bianco-blu), entrambe iscritte al Campionato campano di Seconda categoria nel girone S. I Leoni di San Marco (colori sociali nero-verde), squadra non più iscritta al campionato regionale campano, rappresentava calcisticamente la frazione di San Marco. Vi è anche una squadra di calcio a 5 femminile iscritta al campionato regionale campano di serie b: il Santa Maria a Mare.
[modifica] Pallavolo
La "Sole TV Volley Santa Maria" è una squadra di pallavolo maschile e femminile che rappresenta il comune di Castellabate partecipando al campionato campano di seconda categoria. I colori sociali della compagine cilentana sono il giallo e il rosso. Le partite casalinghe si svolgono presso la palestra della Scuola Media Statale "Luigi Guercio" a Santa Maria.
[modifica] Tennistavolo
Nel luglio del 2010 nasce L'Asd Tennistavolo Cilento Santa Maria, una squadra di tennistavolo maschile, composta tutta da atleti del posto. Al secondo anno di attività (stagione 2011/2012) partecipa con due squadre al campionato regionale campano, una in serie D1 girone B, l'altra in D2 girone B. I colori sociali della squadra sono il giallo-rosso e le partite interne hanno luogo il sabato pomeriggio nella palestra M. Panebianco dell'Istituto Comprensivo a Santa Maria.
[modifica] Impianti sportivi
- Campo sportivo comunale "Antonio Carrano" (capacità 200 spettatori a sedere, superficie di gioco in terra battuta): sito a Santa Maria. Ospita le partite del "Torneo Internazionale giovanile della Città di Agropoli".
- Campo sportivo comunale "Acqua di fico" (superficie di gioco in terra battuta): sito a Castellabate.
- Campo sportivo "Manlio De Vivo" (capacità 80 spettatori a sedere, superficie di gioco in terra battuta): sito a San Marco. Ha ospitato il "Memorial Agostino Di Bartolomei", un torneo di calcio in memoria del calciatore a cui hanno partecipato oltre alla squadra locale società come il Milan, Roma e Salernitana.
- Campo sportivo "Agostino Di Bartolomei" (superficie di gioco in terra battuta): sito in località Annunziata, dove Agostino Di Bartolomei allenava la squadra giovanile locale che portava il suo nome.
[modifica] Eventi sportivi
- Nel mese di giugno sulla spiaggia di Marina Piccola a Santa Maria si tiene il torneo di Beach soccer che vede sfidarsi i ragazzi del posto e della provincia per la conquista del trofeo finale.
- Il mare di Castellabate ospita una delle tappa dei campionati regionali e nazionali di nuoto di fondo e mezzofondo. La gara di 5 km si svolge tra San Marco e Lago, dove è previsto l'arrivo[98].
- Il 17 novembre 2008 Castellabate ha ospitato la Coppa del Mondo vinta dagli Azzurri nel 2006[99].
- Nel luglio del 2010 Santa Maria ha ospitato una tappa dell'International Beach tennis Master Tour nella spiaggia di Marina Piccola. Dopo tre giorni di gare ad avere la meglio sono i Campioni del Mondo Alan Maldini e Luca Meliconi mentre nel settore femminile il successo è andato alla coppia D'Elia/Visani.[100]
[modifica] Personalità sportive legate a Castellabate
- Vicente Feola (1909 - 1975), è stato un calciatore e allenatore di calcio italobrasiliano, che ha guidato nel 1958 la Nazionale di calcio del Brasile alla sua prima vittoria nella storia della Coppa del Mondo in Svezia. Le sue origini, come quelle di tutta la sua famiglia, erano di Castellabate[26].
- Agostino Di Bartolomei (1955 - 1994), calciatore italiano di Roma, Milan, Cesena e Salernitana. Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita a San Marco di Castellabate (il paese di origine della moglie) dove aveva creato una scuola calcio che portava il suo nome.
- Francesco De Angelis (1960), velista italiano che ha vinto la Louis Vuitton Cup nel 1999-2000 al timone di Luna Rossa. Ha trascorso gran parte della sua infanzia a San Marco[72].
[modifica] Curiosità
- Nel 2002 Castellabate ha fatto da sfondo al Calendario Pirelli 2003[101].
- Il 20 novembre 2010 a Castellabate è stato dedicato uno speciale annullo filatelico raffigurante la basilica pontificia Santa Maria de Gulia[29].
- Il 20 novembre 2010 il Comune di Castellabate ha vinto il trofeo "Ciak Festival" del 64º Festival Internazionale del Cinema di Salerno (sezione film turistici) con il film "Castellabate: una risorsa di tesori", un documentario che mostra un percorso che si snoda dal mito alla storia sullo sfondo del paesaggio di Castellabate[102].
- Il 15 e il 16 aprile 2011 si è svolto a Castellabate, nella location di villa Matarazzo e del castello dell'Abate, il Festival Cinematografico Unitaly per premiare il migliore spot a livello nazionale con tema l'unità d'Italia. La giuria del concorso è stata presieduta dall'attore e regista Michele Placido[103].
- Il 3 giugno 2011 il vice presidente degli Stati Uniti d'America Joe Biden ha visitato S.Maria di Castellabate ed ha soggiornato a Palazzo Belmonte[104].
- Nel film Femmine contro maschi l'attore Claudio Bisio nomina Castellabate.
[modifica] Note
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2011.
- ^ a b c d I Borghi più Belli d'Italia Castellabate
- ^ Canino, op. cit., p.642
- ^ D.M. del 21.10.2009 (G.U. n. 82 del 9.04.2010)
- ^ Regione Campania Misure di conservazione per i siti Natura 2000 della Regione Campania. Zone di Protezione Speciale (ZPS) e Siti di Importanza Comunitaria (SIC)
- ^ Il Denaro Specie protetta nel mare di Castellabate
- ^ Cielo, Mare, Terra Gabbiano Corso
- ^ a b c d De Santis, op. cit.
- ^ a b CinqueColonneMagazine FiorevagabondO… In CampaniA: Castellabate, “Qui non si muore”
- ^ erg7118.casaccia.enea.it/profili/tabelle/517%20%5BCapaccio%5D%20capoluogo.Txt Tabella climatica
- ^ Corriere della sera Castellabate/Statistiche
- ^ a b Amato, op. cit.
- ^ a b Pellecchia, op. cit., p.45
- ^ Scognamillo, op. cit.
- ^ Comunale, op. cit., p.71
- ^ Comunale, op. cit., pp.71-72
- ^ Ebner, op. cit., pp.663-665
- ^ a b c d e f g h i j k l Genius loci, progetto di promozione e valorizzazione del territorio I percorsi di "Genius Loci" Campanili. Paesaggio - ambiente - architettura per conoscere e valorizzare il territorio
- ^ Comune di Castellabate Per l’anniversario dell’Unità corteo e cerimonia dell’alzabandiera
- ^ Presidenza della Repubblica Medaglia di bronzo al merito civile
- ^ Amato, op. cit.
- ^ Pellecchia, op. cit., p.53
- ^ AA.VV., op. cit.
- ^ a b Gruppo Matarazzo Storia della Famiglia
- ^ Pellecchia, op. cit., p.51
- ^ a b Il Mattino Gli intrecci della storia Castellabate si sdoppia
- ^ a b c Napoli.com Castellabate: antiche tombe nel degrado
- ^ Pellecchia, op. cit., p.52
- ^ a b c d Corriere del Mezzogiorno Castellabate, dopo «Benvenuti al Sud» è caccia all'ufficio postale (che non esiste)
- ^ Pellecchia, op. cit., p.47
- ^ Pellecchia, op. cit.
- ^ Comune di Castellabate I percorsi naturalistici
- ^ Parrocchia S.Maria a Mare Basilica Pontificia "S.Maria de Gulia"
- ^ Scognamillo, Sambroia, op. cit., pp.11-12
- ^ Scognamillo, Sambroia, op. cit., cap.1
- ^ a b Parrocchia di San Marco Evangelista La parrocchia
- ^ Associazione Punta Tresino Monastero di S. Giovanni
- ^ Dati Istat
- ^ Il dialetto cilentano
- ^ Diocesi di Vallo della Lucania Le Parrocchie
- ^ Legambiente GuidaBlu 2011: Castellabate
- ^ SalernoinPrima Alla Campania 12 Bandiere Blu, 10 solo in Cilento
- ^ La Repubblica Sei borghi tra i più belli d' Italia
- ^ Comuni-Italiani.it Associazione Città del Bio
- ^ Legambiente La più bella sei tu: ecco le spiagge più belle d'Italia
- ^ Comuni-Italiani.it Lista Scuole a Castellabate
- ^ Comune di Castellabate Biblioteche e Musei
- ^ Assocalciatori Una biblioteca per il calcio
- ^ Comune di Castellabate Antiquarium Comunale
- ^ inCampania Museo Parrocchiale d'Arte Sacra
- ^ SalernoMagazin Gli schermi delle TV campane saranno illuminati da “Sole TV”, nuova emittente televisiva
- ^ Corriere del Mezzogiorno San Marco di Castellabate, Giletti presenta «Mare Latino»
- ^ a b Comune di Castellabate Stasera a "Porta a porta": il film "Benvenuti al Sud" e Castellabate
- ^ SalernoinPrima Bruno Cabrerizo, da "Ballando con le stelle" a Castellabate
- ^ Ufficio Stampa Rai Rai2: Canelli e Castellabate a Mezzogiorno in famiglia
- ^ Corriere del Mezzogiorno Castellabate, location cinematografica Martone girerà il film «Noi credevamo»
- ^ a b Cineturismo Castellabate...Benvenuti nelle location del Sud!
- ^ a b Corriere del Mezzogiorno Mozzarella e gorgonzola, gemellaggio benedetto da «Benvenuti al... Nord»
- ^ cinemaitaliano.info 11 metri
- ^ Ass.Concerto Bandistico S.Cecilia Storia
- ^ Prodotto incluso da Slow food fra i Presidii meritevoli di tutela.
- ^ Baldi, La Greca, op. cit., cap.3
- ^ Baldi, La Greca, op. cit., pp.234-235
- ^ Portarosa Ricette cilentane
- ^ Santi, Beati e Testimoni San Constabile (Costabile) Quarto Abate di Cava
- ^ Avvenire Nel Cilento dei miti e delle sirene
- ^ a b c La Repubblica Nel paradiso delle sirene litigano il principe e il manager
- ^ a b La Città di Salerno Punta Licosa tra storia e leggenda Un "tuffo" nel mito del Cilento
- ^ La Repubblica Punta Licosa in fiamme sindaco non regge al dolore
- ^ Literary Rescigno
- ^ La Repubblica Punta Licosa, le bandiere blu al mare del turismo che non c'è
- ^ a b Comune di Castellabate Domani lo skipper di “Luna rossa” Francesco De Angelis ritira il “giglio d'oro”
- ^ Comune di Castellabate A novembre l'area marina protetta di Castellabate, l'annuncio del ministro Pecoraro Scanio
- ^ SalernoinPrima Castellabate, torna la "Settimana della Cultura"
- ^ SalernoinPrima A Castellabate "Libri meridionali, vetrina dell’editoria del Sud"
- ^ Così denominata anche da delibera consiliare del settembre 2009
- ^ Premio Leucosia Il Premio Leucosia
- ^ Scognamillo, Sambroia, op. cit., pp.60-63
- ^ inCampania Terre d'aMare
- ^ Autolinee SMEC Servizio urbano
- ^ CSTP Orario feriale
- ^ L'Italia in dettaglio Castellabate
- ^ Il Denaro.it Fiano da Castellabate nei locali della California
- ^ Cilento.it Archive for artigianato
- ^ Corriere del Mezzogiorno «Oggi sposi»: a Castellabate è più bello. Il borgo preferito dagli stranieri per il sì
- ^ La Città di Salerno Matrimonio a Castellabate per Carolina Bonaparte
- ^ Ansa Principe torna in possesso beni in causa con famiglia Boroli
- ^ Ebner, op. cit., pp.214-215
- ^ Ebner, op. cit., p.287
- ^ Passarelli, op. cit.
- ^ Cantalupo, La Greca, op. cit.
- ^ Pellecchia, op. cit., p.46
- ^ Comuni & Città Castellabate
- ^ Comune di Castellabate Arriva il console tunisino e il Comune si gemella con Djerba
- ^ Comune di Castellabate Delegazione di Blieskastel in visita per un gemellaggio italo-tedesco
- ^ Piano Sociale di Zona Ambito Salerno 7
- ^ Legge regionale N. 20 del 11 dicembre 2008 della regione Campania
- ^ SalernoinPrima A Castellabate i campionati di nuoto in acque libere
- ^ Federazione Italiana Giuoco Calcio In Campania 3 appuntamenti con la coppa del mondo
- ^ Beach Tennis Master Tour, sito ufficiale A S.Maria di Castellabate il sigillo dei Campioni del Mondo Maldini/Meliconi
- ^ Il Corriere della Sera Il calendario Pirelli si ispira a Fellini
- ^ Festival Internazionale del Cinema di Salerno Premi edizione 2010
- ^ Ansa L'Unità d'Italia in 1 minuto
- ^ Il Mattino Per Joe Biden vacanze a Castellabate
[modifica] Bibliografia
- Angelo Raffaele Amato, Il Paese delle Sirene. Castellabate e il suo territorio, Agropoli, Edizioni la Colomba, 1992.
- Angelo Raffaele Amato, Il Velella, S.Maria di Castellabate, Tip. Piccirillo, 1998.
- Dino Baldi; Amedeo La Greca, Dieta Mediterranea. Temi e discussioni, Acciaroli, Centro di Promozione Culturale per il Cilento, 2011.
- Antonio Canino, Campania, Touring Editore, 1981.
- Piero Cantalupo; Amedeo La Greca, Storia delle Terre del Cilento Antico, Acciaroli, Centro di Promozione Culturale per il Cilento, 1989.
- Roberto Comunale, Il castello dell'abate, Medioevo, 2002.
- Dionisia De Santis, Colori e profumi lungo i sentieri. Percorsi botanici nel territorio di Castellabate, Agropoli, 2007.
- Pietro Ebner, Chiesa, Baroni e Popolo nel Cilento (Volume I), Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1982.
- Pietro Ebner, Chiesa, Baroni e Popolo nel Cilento (Volume II), Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1982.
- Pietro Ebner, Economia e Società nel Cilento Medievale, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1979.
- Pasquale Passarelli, Campania: Na - Sa, Istituto enciclopedico italiano, 2002.
- Roberto Pellecchia, Spiagge, cale e borghi della Costa del Cilento, Officine Zephiro, 2010.
- Sara Scognamillo, Gli statuti della collegiata..., Salerno, 1995.
- Sara Scognamillo; Giovanni Sambroia, 1826-1994 Storia del popolo di S.Maria a mare, S.Maria di Castellabate, Sambroia Editore, 1994.
- AA.VV., La Campania paese per paese, Firenze, Bonechi, 1999.
[modifica] Voci correlate
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Storiche
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[modifica] Collegamenti esterni
- Castellabate su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Castellabate")
