Agostino Di Bartolomei

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Agostino Di Bartolomei
Agostino Di Bartolomei, Roma 1978-79.jpg
Di Bartolomei alla Roma nella stagione 1978-1979
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Altezza 180[1] cm
Peso 75[1] kg
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Centrocampista, difensore
Ritirato 1990
Carriera
Giovanili
Roma Roma
Squadre di club1
1972-1975 Roma Roma 23 (1)
1975-1976 L.R. Vicenza L.R. Vicenza 33 (4)
1976-1984 Roma Roma 214 (49)
1984-1987 Milan Milan 88 (9)
1987-1988 Cesena Cesena 25 (4)
1988-1990 Salernitana Salernitana 52 (16)
Nazionale
1973-1978 Italia Italia U-21 8 (7)
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 
« Un capitano vero, un leader silenzioso, schivo [...], simbolo di un calcio romantico fatto di cuore, polmoni e grinta [...]. E di talento, perché "Ago" ne aveva da vendere. »
(Federazione Italiana Giuoco Calcio, 2014[2])

Agostino Di Bartolomei (Roma, 8 aprile 1955Castellabate, 30 maggio 1994) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista o libero.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dal carattere schivo e riservato, molto lontano dai canoni classici del calciatore,[3] morì suicida la mattina del 30 maggio 1994 a San Marco, la frazione di Castellabate dove viveva, sparandosi al petto con la sua pistola Smith & Wesson calibro 38. Erano trascorsi dieci anni esatti dalla finale di Coppa dei Campioni persa dalla sua Roma (di cui era capitano) contro il Liverpool.

I motivi del suicidio – si parlò di alcuni investimenti andati male, nonché di un prestito che gli era stato appena rifiutato – divennero abbastanza chiari quando fu rinvenuto un biglietto in cui il calciatore spiegava il suo gesto, da ricollegarsi probabilmente alle porte chiuse che il mondo del calcio gli serrava:[4] «mi sento chiuso in un buco».[5]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Di Bartolomei al tiro, una delle sue specialità.

Soprannominato "Ago" o "Diba", si espresse al meglio come centrocampista, posizionato dal tecnico Nils Liedholm davanti alla difesa, mettendo in mostra carisma, continuità di rendimento[6] e, soprattutto, intelligenza tattica:[2] sopperì infatti alla maggiore pecca che gli veniva imputata, la scarsa propensione allo scatto e alla corsa, con una perfetta lettura in anticipo delle fasi di gioco – come a pensare "più veloce" dei suoi avversari.[7]

Nel corso della carriera, venne impiegato con ottimi risultati anche come difensore centrale;[8] in questo senso, Gianni Mura scrisse: «da centrocampista ebbe una seconda carriera come libero, o centrale difensivo. Un destino che tocca solo a giocatori di costruzione, con un grande senso del gioco collettivo. Come Beckenbauer, come Scirea che mi viene automatico accostare ad Agostino per i silenzi e per la stessa visione di un calcio semplice, pulito».[3]

Capace di lanci e servizi impeccabili verso i compagni di squadra, era inoltre dotato di grande potenza nelle conclusioni a rete, arma con cui trovò svariate volte la via del gol[6] sia da fuori area che su calcio di punizione; la stessa la impiegò come rigorista, spesso con tiri sotto la traversa calciati praticamente da fermo.[7]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi tra Roma e Vicenza[modifica | modifica wikitesto]
Un giovane Di Bartolomei in maglia giallorossa nella stagione 1974-1975

Iniziò a tirar calci al pallone sui campetti del suo quartiere, a Tor Marancia. Crebbe poi nell'OMI, una delle squadre satellite della Roma. Nel 1968, tredicenne, venne notato da alcuni osservatori del Milan, rifiutando tuttavia la proposta del club lombardo poiché riluttante all'idea di trasferirsi lontano da casa a una così giovane età.[7] Riuscì quindi ad approdare nel vivaio della Roma,[9] vincendo coi giovani capitolini nei primi anni settanta due titoli nazionali e conquistandosi al contempo le prime sortite in prima squadra, avvenute nella stagione 1972-1973; il suo primo tecnico fu Manlio Scopigno che lo fece esordire in Serie A il 22 aprile 1973, pochi giorni dopo il suo diciottesimo compleanno, in un pareggio a reti bianche a Milano contro l'Inter.

Nell'annata 1973-1974, alla prima giornata contro il Bologna (2-1) arrivò il primo gol con la maglia della Roma. Nelle tre stagioni iniziali in giallorosso, dove fece la spola tra giovanili e prima squadra, collezionò 23 presenze con un minutaggio via via sempre maggiore. L'annata 1975-1976 la trascorse invece in prestito al Lanerossi Vicenza, in Serie B, per maturare definitivamente in una compagine composta prevalentemente da giovani elementi: qui ritrovò Scopigno,[7] che gli fece affrontare per la prima volta in carriera una stagione da titolare.

L'affermazione in giallorosso[modifica | modifica wikitesto]
Di Bartolomei nell'ultima annata a Roma, 1983-1984, con lo scudetto sul petto e la fascia di capitano al braccio.

Dal campionato 1976-1977, tornato a Roma, divenne un punto fermo nella squadra della sua città e sino al 1983-1984 saltò pochissime gare, tanto da ottenere a fine anni settanta i gradi di capitano della formazione. Il torneo 1977-1978 fu per lui il più prolifico sottoporta, avendo messo a segno 10 reti; ne realizzò invece 7 l'anno dello scudetto. Fu questa, anche, la stagione in cui l'allenatore Nils Liedholm decise di schierarlo come libero di difesa, accanto al giovane Vierchowod: l'esperimento, dopo un iniziale settaggio dei meccanismi, diede ottimi frutti[7] e culminò nel vessillo tricolore atteso sulla sponda giallorossa della capitale da quarantuno anni.

In totale giocò con la casacca della Roma 308 gare (di cui 146 con la fascia al braccio), segnando 66 gol. In undici stagioni coi capitolini conquistò, oltre al già citato titolo italiano del 1983, anche tre Coppe Italia, raggiungendo inoltre nel 1984 la finale di Coppa dei Campioni – la prima e fin qui unica nella storia del club romano – persa ai rigori all'Olimpico contro gli inglesi del Liverpool. Nella sua avventura all'ombra del Colosseo venne espulso un'unica volta, nel torneo 1978-1979 contro la Juventus (gli venne sventolato il cartellino rosso insieme a Virdis), partita in cui segnò peraltro anche la rete della vittoria.

30 maggio 1984, Di Bartolomei assieme a Graeme Souness prima della finale di Coppa dei Campioni tra i giallorossi e il Liverpool.

Nell'estate del 1984, con l'arrivo di Sven-Göran Eriksson sulla panchina giallorossa, venne inserito nella lista dei partenti non essendo ritenuto adatto alle veloci dinamiche di gioco del tecnico svedese.[7] Disputò la sua ultima partita in giallorosso in occasione della finale di Coppa Italia del 1983-1984 vinta contro l'Hellas Verona, coi tifosi che gli dedicarono lo striscione: «Ti hanno tolto la Roma ma non la tua curva».[10]

Milan[modifica | modifica wikitesto]

Si trasferì quindi, al seguito dell'allenatore Liedholm, nelle file del Milan, vestendo quella maglia rossonera che, da bambino, aveva rifiutato sedici anni prima.

Durante il primo campionato a Milano, dopo poche giornate si trovò di fronte al Meazza la sua ex squadra, cui siglò una delle reti della vittoria meneghina (2-1): la vibrante e rabbiosa esultanza con cui festeggiò il gol,[11] carica di rivalsa per essere stato messo da parte troppo in fretta dalla "sua" Roma, non gli venne perdonata dalla tifoseria capitolina che pochi mesi dopo, nella sfida di ritorno all'Olimpico, gli riserverà una dura accoglienza; in questa difficile situazione ambientale, dopo un contrasto su Conti, l'ex capitano giallorosso venne quasi aggredito da Graziani[7] in una partita che degenerò in rissa.[12]

Di Bartolomei (primo da sinistra) al Milan nella stagione 1986-1987, assieme a Baresi, Donadoni ed Evani.

Con il Milan giocò per tre stagioni, segnando tra l'altro anche un gol nel derby milanese, senza tuttavia sollevare trofei; col club lombardo raggiunse una finale di Coppa Italia nell'anno del debutto, persa contro la Sampdoria.

Cesena e Salernitana[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1987 i rossoneri, nel frattempo entrati nell'era Sacchi, cedettero l'ormai trentaduenne Di Bartolomei al Cesena. In Romagna il giocatore ebbe modo di disputare un'ultima stagione nella massima categoria italiana, guidando coi gradi di capitano l'undici bianconero alla salvezza.

Di Bartolomei con la maglia della Salernitana nell'annata 1989-1990

Concluse la carriera sui campi di Serie C nel 1990, dopo due annate con la Salernitana, nell'ultima delle quali contribuì al raggiungimento della storica promozione dei campani in cadetteria dopo ventitré anni d'assenza, indossando anche in questo caso la fascia al braccio.[13]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

La prima convocazione nella Nazionale Under-21 arrivò nel 1973, all'età di diciotto anni, senza tuttavia scendere in campo. Dal 1976 al 1978 collezionò poi 8 presenze e 7 reti tra le file degli Azzurrini,[2] partecipando nell'ultimo anno al campionato europeo di categoria. Non debuttò mai, invece, con la maglia della Nazionale maggiore.

Dopo il ritiro[modifica | modifica wikitesto]

Fu opinionista per la Rai durante i Mondiali di calcio nel 1990[12]. Dopo l'addio alla pratica agonistica di stabilì a Castellabate, paese d'origine della compagna, luogo dove fondò una scuola calcio che portava il suo nome e in cui cercò d'infondere ai ragazzi la sua visione del mondo del pallone, pulito, nel rispetto delle regole e dell’etica del gioco:[14] «a me piacerebbe che i ragazzini imparassero da piccoli ad amare il calcio, ma non prendendo a modello alcuni dei miei capricciosi colleghi».[4]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

« I veri capitani possono morire o anche scegliere di morire, ma dimenticarli è impossibile. »
(Gianni Mura, 2012[3])

In ambito calcistico, il 20 settembre 2012 Di Bartolomei è stato tra i primi undici giocatori a essere inserito nella hall of fame ufficiale della Roma.[15] Il 16 aprile 2014, per i vent'anni dalla scomparsa, in occasione della finale di Coppa Italia Lega Pro a Salerno tra la Salernitana e il Monza, la squadra campana ha sfoggiato una speciale maglia celebrativa, replica di quella indossata dal giocatore nella stagione 1989-1990 e recante il suo autografo.[16]

Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
La speciale divisa della Salernitana dedicata nel 2014 al suo ex giocatore

In campo cinematografico, il personaggio di Antonio Pisapia nel film L'uomo in più del 2001 di Paolo Sorrentino è stato ispirato dalla figura di Di Bartolomei. Nel 2011 è stato prodotto 11 metri, un documentario diretto da Francesco Del Grosso che ripercorre la vita del calciatore attraverso i suoi luoghi (Roma, Milano, Salerno e Castellabate).[17]

In campo letterario, la vicenda umana e calcistica di Di Bartolomei è raccontata nel libro del 2010 L'ultima partita di Giovanni Bianconi e Andrea Salerno; il figlio Luca ha scritto una lettera al padre nella prefazione del libro.[18] Il 24 settembre 2012 è uscito Il manuale del calcio, raccolta di scritti originariamente riservata al figlio Luca, in cui il calciatore illustrava la sua personale visione del calcio.

In campo musicale, nel 2007 il cantautore Antonello Venditti, tifoso romanista ma soprattutto amico di Di Bartolomei, gli ha dedicato la canzone Tradimento e perdono: «L'ho scritta il 30 maggio, anniversario della morte di Di Bartolomei, e del giorno in cui la Roma perse nell'84 la Coppa dei Campioni. Può avere valore anche per me, è una canzone preventiva; io penso che uno che ha successo, abbia diritto a più amore che non una persona normale: a volte, quando finisce la tua importanza, una parola può bastare».[senza fonte]

In ambito toponomastico, il Comune di Castellabate gli ha intitolato una strada nella frazione di San Marco dove egli viveva. Il 24 febbraio 2012 il "Campo A" del Centro sportivo Fulvio Bernardini di Trigoria è stato intitolato alla memoria di Di Bartolomei, per iniziativa della nuova proprietà del club giallorosso.[19]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Di Bartolomei solleva la Coppa Italia 1983-1984

Club[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Roma: 1982-1983
Roma: 1979-1980; 1980-1981; 1983-1984

Competizioni giovanili[modifica | modifica wikitesto]

Roma: 1972-1973; 1973-1974

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1972-1973 Italia Roma A 2 0 CI 0 0 - - - - 2 0
1973-1974 A 8 1 CI 4 0 - - - - 12 1
1974-1975 A 13 0 CI 2 0 - - - - 15 0
1975-1976 Italia L.R. Vicenza B 33 4 CI 4 1 - - - 37 5
1976-1977 Italia Roma A 29 8 CI 4 1 - - - 33 9
1977-1978 A 26 10 CI 4 3 - - - - - 30 13
1978-1979 A 28 5 CI 4 3 - - - - - 32 7
1979-1980 A 23 5 CI 7 3 - - - - - 30 8
1980-1981 A 30 6 CI 4 2 CdC 2 0 - - 36 8
1981-1982 A 22 3 CI 2 1 CdC 2 0 - - 26 4
1982-1983 A 28 7 CI 9 1 CU 7 1 - - - 44 9
1983-1984 A 28 5 CI 12 1 CC 8 1 - - - 48 7
Totale Roma 237 50 52 15 19 2 0 0 308 67
1984-1985 Italia Milan A 29 6 CI 13 3 - - - - - - 42 9
1985-1986 A 29 2 CI 6 1 CU 6 0 TE 3 0 42 3
1986-1987 A 30+1[20] 1+0 CI 6 1 - - - - - - 37 2
1987-1988 Italia Cesena A 25 4 CI x 0 - - - - x x
1988-1989 Italia Salernitana C1 22 7 CI x x - - - - - - x x
1989-1990 C1 30 9 CI x x - - - - - - x x
Totale 436 83 x x x x x x x x

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Calciatori ‒ La raccolta completa Panini 1961-2012, Vol. 4 (1987-1988), Panini, 28 maggio 2012, p. 29.
  2. ^ a b c Figc: «Di Bartolomei simbolo epoca romantica» in corrieredellosport.it, 30 maggio 2014.
  3. ^ a b c Gianni Mura, Il calcio di Ago in la Repubblica, 17 settembre 2012.
  4. ^ a b Enzo D'Errico, Di Bartolomei, un colpo al cuore in Corriere della Sera, 31 maggio 1994, p. 11.
  5. ^ Foot
  6. ^ a b Di Bartolomei, Agostino, treccani.it.
  7. ^ a b c d e f g Alessandro Mastroluca, A 20 anni dal suicidio la Roma ricorda Di Bartolomei, il capitano silenzioso in calcio.fanpage.it, 29 maggio 2014.
  8. ^ Melegari, 239
  9. ^ Luca Di Bartolomei, Quel colpo di pistola 17 anni fa in paesesera.it, 30 maggio 2011.
  10. ^ Agostino Di Bartolomei, asrtalenti.altervista.org.
  11. ^ Milan-Roma: i precedenti in asroma.it, 11 maggio 2013.
  12. ^ a b Gianluca Marchionne, Agostino Di Bartolomei. Storia di un campione troppo solo in fondazioneitaliani.it, 31 maggio 2008.
  13. ^ Piero Galdo, Salernitana, Di Bartolomei e l’indimenticabile promozione del ’90 in salernomania.it.
  14. ^ Una strada per Agostino Di Bartolomei in comune.castellabate.sa.it, 27 dicembre 2005.
  15. ^ Hall of Fame: gli undici eletti della Classe 2012 in asroma.it, 20 settembre 2012.
  16. ^ Finale Coppa: Salernitana in campo con una maglia per Di Bartolomei in ussalernitana1919.it, 14 aprile 2014.
  17. ^ Michela Greco, Il tappeto diventa giallorosso, De Rossi e Perrotta per il film su Di Bartolomei in paesesera.it, 6 giugno 2011.
  18. ^ Luca Di Bartolomei, Luca scrive a papà Ago, "mi manchi, ma perché l'hai fatto" in repubblica.it, 3 settembre 2010.
  19. ^ ‘Campo Agostino Di Bartolomei’: “Oggi Ago è tornato a casa” in asroma.it, 24 febbraio 2012.
  20. ^ Spareggio per l'accesso alla Coppa UEFA.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fabrizio Melegari (a cura di). Almanacco illustrato del calcio - La storia 1898-2004, Modena, Panini, 2004.
  • John Foot, Calcio. 1898-2007 Storia dello sport che ha fatto l'Italia, Rizzoli Storica, 2007.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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