Caretta caretta

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Caretta caretta
Caretta caretta 060417w2.jpg
Caretta caretta
Stato di conservazione
Status iucn2.3 EN it.svg
In pericolo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Classe Reptilia
Sottoclasse Anapsida
Ordine Testudines
Sottordine Cryptodira
Superfamiglia Chelonioidea
Famiglia Cheloniidae
Sottofamiglia Cheloniinae
Genere Caretta
Specie C. caretta
Nomenclatura binomiale
Caretta caretta
Linnaeus, 1758
Sinonimi

Testudo caretta

Areale

Areale Caretta caretta.png

La tartaruga comune (Caretta caretta Linnaeus, 1758) è la tartaruga marina più comune del mar Mediterraneo. La specie è fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo ed è ormai al limite dell'estinzione nelle acque territoriali italiane.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Caretta caretta02.jpg

Sono animali perfettamente adattati alla vita acquatica grazie alla forma allungata del corpo ricoperto da un robusto guscio ed alla presenza di “zampe” trasformate in pinne. Alla nascita è lunga circa 5 cm. La lunghezza di un esemplare adulto è di 80 – 140 cm, con massa variabile tra i 100 ed i 160 kg.
La testa è grande, con il rostro molto incurvato. Gli arti sono molto sviluppati, specie gli anteriori, e muniti di due unghie negli individui giovani che si riducono ad una negli adulti.
Ha un carapace di colore rosso marrone, striato di scuro nei giovani esemplari, e un piastrone giallastro, a forma di cuore, spesso con larghe macchie arancioni, dotato di due placche prefrontali ed un becco corneo molto robusto. Lo scudo dorsale del carapace è dotato di cinque coppie di scuti costali; lo scudo frontale singolo porta cinque placche. Ponte laterale fra carapace e piastrone con tre (di rado 4-7) scuti inframarginali a contatto sia con gli scuti marginali che con quelli del piastrone. Gli esemplari giovani spesso mostrano una carena dorsale dentellata che conferisce un aspetto di "dorso a sega".
I maschi si distinguono dalle femmine per la lunga coda che si sviluppa con il raggiungimento della maturità sessuale, che avviene intorno ai 13 anni. Anche le unghie degli arti anteriori nel maschio sono più sviluppate che nella femmina.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Una Caretta caretta in superficie per respirare

Di Caretta caretta, come della maggior parte delle tartarughe marine, si conosce ancora molto poco. Come tutti i rettili, hanno sangue freddo il che le porta a prediligere le acque temperate. Respirano aria, essendo dotate di polmoni, ma sono in grado di fare apnee lunghissime. Trascorrono la maggior parte della loro vita in mare profondo, tornando di tanto in tanto in superficie per respirare. In acqua possono raggiungere velocità superiori ai 35 km/h, nuotando agilmente con il caratteristico movimento sincrono degli arti anteriori. Sono animali onnivori: si nutrono di molluschi, crostacei, gasteropodi, echinodermi, pesci e meduse, ma nei loro stomaci è stato trovato di tutto: dalle buste di plastica, probabilmente scambiate per meduse, a tappi ed altri oggetti di plastica.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Tracce di tartarughe marine comuni tornate in acqua dopo la deposizione delle uova

In estate, nei mesi di giugno, luglio ed agosto, maschi e femmine si danno convegno nelle zone di riproduzione, al largo delle spiagge dove le prime sono probabilmente nate. Hanno infatti un'eccezionale capacità di ritrovare la spiaggia di origine, dopo migrazioni in cui percorrono anche migliaia di chilometri. Alcuni studi [senza fonte] hanno dimostrato che le piccole appena nate sono capaci di immagazzinare le coordinate terrestri del nido, a causa del magnetismo, oltre ai feromoni ed altre caratteristiche ambientali che consentono un imprintig della zona di origine. È essenziale che le piccole raggiungano il mare da sole, senza contatti umani, questo potrebbe causare la perdita della memoria del nido che consentirà loro di tornare sulla spiaggia dove sono nate 25 anni dopo per nidificare.

Gli accoppiamenti avvengono in acqua: le femmine si accoppiano con diversi maschi, collezionandone il seme per le successive nidiate della stagione; il maschio si porta sul dorso della femmina e si aggrappa saldamente alla sua corazza, utilizzando le unghie ad uncino degli arti anteriori, poi ripiega la coda e mette in contatto la sua cloaca con quella della femmina. La copula può durare diversi giorni.

Avvenuto l'accoppiamento, le femmine attendono per qualche giorno in acque calde e poco profonde il momento propizio per deporre le uova; in ciò sono facilmente disturbate dalla presenza di persone, animali, rumori e luci. Giunte, con una certa fatica, sulla spiaggia vi depongono fino a 200 uova, grandi come palline da ping pong, disponendole in buche profonde, scavate con le zampe posteriori. Quindi le ricoprono con cura, per garantire una temperatura d'incubazione costante e per nascondere la loro presenza ai predatori. Completata l'operazione, fanno ritorno al mare. È un rito che si può ripetere più volte nella stessa stagione, ad intervalli di 10-20 giorni.

Le uova hanno un'incubazione tra i 42 e i 65 giorni (si è registrato un periodo lungo di 90 giorni, a causa di una deposizione tardiva che è coincisa con il raffreddamento del suolo), e, grazie a meccanismi non ancora chiariti, si schiudono quasi tutte simultaneamente; con differenze sostanziali tra i vari substrati che costituiscono la spiaggia dove è stata fatta la deposizione: la temperatura e l'umidità del suolo, la granulometria della sabbia sono fattori determinanti per la riuscita della schiusa. I suoli molto umidi determinano spesso la perdita delle uova poiché molte malattie batteriche e fungine possono attaccare le uova; inoltre alcuni coleotteri possono raggiungere il nido e parassitarle. La temperatura del suolo determinerà il sesso dei nascituri: le uova che si trovano in superficie si avvantaggiano di una somma termica superiore a quelle che giacciono in profondità, pertanto le uova di superficie daranno esemplari di sesso femminile e quelle sottostanti di sesso maschile.

I piccoli per uscire dal guscio utilizzano una struttura particolare, il "dente da uovo", che verrà poi riassorbito in un paio di settimane. Usciti dal guscio impiegano dai due ai sette giorni per scavare lo strato di sabbia che sormonta il nido e raggiungere la superficie e quindi, in genere col calare della sera, dirigersi verso il mare. In condizioni naturali corrono prontamente verso il mare. Possiamo considerare il piccolo appena nato come una sorta di "robot" il cui programma biologico attiva la ricerca in automatico della fonte più luminosa in un arco sull'orizzonte di 15 gradi. Questa in condizioni normali è rappresentata dall'orizzonte marino su cui luna e/o stelle si riflettono. Ma ormai la forte antropizzazione determina una concentrazione di luci artificiali che spesso disorientano le piccole appena nate, facendole deviare dal cammino, determinando talora la perdita di tutta la nidiata. Bisogna costruire delle barriere per mascherare le luci parassite, in questo caso gli operatori che custodiscono i nidi dovranno accompagnare illuminando con luci fioche bianche (luci a LED azzurre) il cammino delle piccole verso il mare.

Solo una piccola parte dei neonati riesce nell'impresa, cadendo spesso vittima dei predatori, tra cui l'uomo; di quelli che raggiungono il mare infine, solo una minima parte riesce a sopravvivere sino all'età adulta.

Giunte a mare nuotano ininterrottamente per oltre 24 ore per allontanarsi dalla costa e raggiungere la piattaforma continentale, dove le correnti concentrano una gran quantità di nutrienti. Ciò è dovuto ad un forte impulso che fa parte dell'istinto, pertanto la natura ha provveduto a che una parte del tuorlo dell'uovo venga immagazzinata nelle pinne. Le pinne, con un simile carburante, composto da sostanze grasse e zuccheri, consentiranno alle piccole di nuotare notte e giorno senza interruzione, fino a che, esaurite le energie, avranno raggiunto le aree ricche di plancton di cui si cibano.

Dove esattamente trascorrano i primi anni della loro vita è un mistero che i biologi non sono ancora riusciti a spiegare, il cosiddetto "periodo buio"; solo dopo alcuni anni di vita, raggiunte dimensioni che le mettano al riparo dai predatori, fanno ritorno alle zone costiere. Alcune osservazioni, fatte in collaborazione con i pescatori della costa jonica calabrese, hanno consentito di censire diverse centinaia di esemplari quasi coetanei che soggiornano in un punto determinato, di fronte al faro di Capospartivento, dove si incontrano correnti importanti in una zona di calma: al confine delle correnti le tartarughe passerebbero diversi anni prima di iniziare la grande migrazione verso altri mari.

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Esistono due sottospecie:

  • la C. caretta gigas, diffusa nell'Oceano Pacifico e nell'Oceano indiano
  • la C. caretta caretta, diffusa nell'Oceano Atlantico e nel Mar Mediterraneo. La sottospecie del Mediterraneo ha sviluppato un corredo genetico peculiare, a dimostrazione del fatto che la popolazione mediterranea è sostanzialmente indipendente e isolata. Più piccola rispetto alle conspecifiche di altri mari, eccezionalmente arriva al metro di lunghezza per massimo 140 kg di peso.

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Superficialmente i giovani possono assomigliare alla tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii). Gli adulti hanno qualche somiglianza con la tartaruga franca o tartaruga verde (Chelonia mydas) e con la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata).

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Principali punti di nidificazione nel mondo

La specie, e le sue sottospecie, risiedono di preferenza in acque profonde e tiepide, prossime alle coste, dell'Oceano Atlantico, del Mar Mediterraneo e del Mar Nero nonché dell'Oceano Indiano e dell'Oceano Pacifico. Le maggiori concentrazioni di questo animale si trovani in Sud-Africa, Florida, Australia, Mozambico e Oman.

Nel Mar Mediterraneo frequenta soprattutto le acque dell'Italia, della Grecia, della Turchia e di Cipro ma anche di Tunisia, Libia, Siria e Israele.

La specie è minacciata dall'inquinamento marino, dalla riduzione degli habitat di nidificazione, dalle collissioni con le imbarcazioni, e dagli incidenti causati dalle reti a strascico e dagli altri sistemi di pesca.

Siti di nidificazione nel Mar Mediterraneo[modifica | modifica wikitesto]

Nel Mediterraneo gli ambienti di riproduzione sono ormai limitatissimi per il disturbo umano dovuto al turismo balneare.

Siti di nidificazione nel Mediterraneo

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Le principali zone di nidificazione in Italia sono[1]:

Deposizioni occasionali sono state segnalate anche in altre zone:

  • Sicilia:
    • spiaggia di Giallonardo, vicino Siculiana (AG): nell'estate 2005 ci sono state due nidificazioni (evento mai registrato in precedenza); censite 169 uova, ventisette delle quali si sono schiuse, venti tartarughine hanno raggiunto il mare. L'evento si è ripetuto nel 2011;[2]
    • spiaggia di San Marco presso Sciacca (AG): nell'estate 2013 si sono verificate quattro presunte nidificazioni. Il 24 luglio, il 30 luglio ed i primi di agosto sono stati rinvenuti i segni di deposizione o è stata vista direttamente la femmina mentre deponeva; il 13 agosto invece sono stati avvistati due piccoli raggiungere il mare in un tratto di costa distante dagli altri nidi.[3]. Nell'estate 2011 da una nidificazione circa 80 tartarughine hanno raggiunto il mare.[4].
    • spiaggia di Mondello, nel comune di Palermo (PA), in data 15 luglio 2013.[5]
    • spiaggia di San Lorenzo (Noto) nell'agosto 2010 c'è stata una nidificazione e negli anni successivi vengono liberate delle tartarughe salvate.
    • spiaggia di Piccio Avola (SR) settembre 2011 e 11 settembre 2013 [senza fonte]
    • Poggio dell'Arena Gela (Cl) sporadicamente nidificano alcuni esemplari. L’ultimo esemplare è stato avvistato il 25 agosto 2011 tra il promontorio di Femmina Morta e Manfria.[6]

Le nidificazioni al di fuori del contesto delle aree riproduttive è spesso ad opera di tartarughe primipare, o non perfettamente in salute che vinte dalle correnti sono costrette a nidificare il località lontane e diverse da quelle naturali. Si assiste in questo caso alla perdita di quasi tutte le uova, per fattori diversi, come mancata fecondazione, uova non perfettamente formate e soprattutto per fattori ambientali legati al clima ed ai suoli.

Grecia[modifica | modifica wikitesto]

Isola di kythira(13.08.2013 spiaggia di Kapsali ore 10.00. circa 200 piccoli di tartaruga dopo la schiusa delle uova hanno preso la via del mare.Presente agente della capitaneria.

Turchia[modifica | modifica wikitesto]

Cipro[modifica | modifica wikitesto]

Tunisia[modifica | modifica wikitesto]

Libia[modifica | modifica wikitesto]

La Libia è un paese ancora fuori dai circuiti turistici, ricco di spiagge incontaminate. Qui nidificano migliaia di tartarughe ogni anno. Lungo i 1.250 chilometri di costa è stata calcolata la presenza di 9.000 nidi.

Egitto[modifica | modifica wikitesto]

Siria[modifica | modifica wikitesto]

  • ...

Israele[modifica | modifica wikitesto]

  • ...

Libano[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.minambiente.it/moduli/output_immagine.php?id=1412
  2. ^ È nata la prima tartaruga Caretta a Giallonardo, attesa per la maxi schiusa 13 settembre 2011
  3. ^ Corriere Di Sciacca : Nidi Di Tartarughe Marine A San Marco: Una Risorsa, Non Un Problema
  4. ^ TartaClubItalia • Leggi argomento - Sciacca - si schiudono uova di Caretta caretta
  5. ^ Tartaruga depone 60 uova a Mondello 15 luglio 2013
  6. ^ Gea, approdo infausto a Manfria per una tartaruga Caretta-Caretta.
  7. ^ http://www.legambiente.com/associazione/tnews.php?idArchivio=2&id=3350&startRec=0
  8. ^ ::Il mare e il male di Cuma « www.cirobiondi.it
  9. ^ http://www.campaniasuweb.it/zoom_articolo.asp?id=678
  10. ^ Salerno, sorpresa in spiaggia: tartaruga depone uova.
  11. ^ Caretta Caretta Depone Le Uova Sulla Spiaggia Di Roseto
  12. ^ Foto Scarlino, sulla spiaggia nascono 22 piccole Caretta Caretta - 1 di 6 - Firenze - Repubblica.it
  13. ^ Clarke M., Campbell A. C., Waheed Salam Hameid, Ghoneim S., Preliminary report on the status of marine turtle nesting populations on the Mediterranean coast of Egypt in Biological Conservation 2000; 94(3): 363-371.
  14. ^ Demirayak F., Sadek R., Hraoui-Bloquet S., Khalil M., Marine turtle nesting activity assessment on the Lebanon coast. Phase I: Survey to identify nesting sites and fishery interaction.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dodd C.K., A bibliography of the Loggerhead sea turtle Caretta caretta (2005), Florida Integrated Science Center, U.S. Geological Survey
  • Piano di azione per la conservazione della tartaruga marina Caretta caretta nelle Isole Pelagie a cura di Emilio Balletto, Cristina Giacoma, Susanna Piovano, Franco Mari e Luigi Dell'Anna.
  • Groombridge, B. (1990): Marine turtles in the Mediterranean: distribution, population status, conservation. A report to the Council of Europe Environment Conservation and Management. Division 48. Strasbourg.
  • Dodd, C.K. (1988). Synopsis of the Biological Data on the Loggerhead Sea Turtle Caretta caretta (Linneaus 1758). U.S. Fish and Wildl. Serv. Biol. Rep. 88(14), 35-82
  • Laurent, L., Lescure J., Excoffier L., Bowen B., Domingo M., Hadjichristophorou M., Kornaraki L., & G. Trabuchet (1993). Genetic studies of relationships between Mediterranean and Atlantic populations of loggerhead turtle Caretta caretta with a mitochondrial marker. Compte Rendu de l'Académie des Sciences, Paris 316:1233-1239.
  • Laurent L., Bradai M. N., Hadoud D.A., El Gomati H.E., 1995. Marine turtle nesting activity assessment in Lybian coasts. Phase 1: survey of the coasts between the Egyptian border and Sirte. RAC/SPA, Tunis, Tunisia.
  • Laurent L., Bradai M. N., Hadoud D.A., El Gomati H.E., Hamza A.A., 1999. Marine turtle nesting activity assessment in Lybian coasts. Phase 3: survey of the coasts between the Tunisian border and Misratah. RAC/SPA, Tunis, Tunisia.
  • (EN) Marine Turtle Specialist Group 1996, Caretta caretta in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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