Ferrante Sanseverino

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Salerno al tempo del principe Ferrante Sanseverino
in una stampa rinascimentale

Il principe Ferrante Sanseverino, anche noto come Ferdinando Sanseverino (Napoli, 18 gennaio 1507Avignone, 1568), appartenente alla nobile famiglia Sanseverino, fu l'ultimo "principe di Salerno".

Stemma dei Sanseverino

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1516, con il consenso del re Ferdinando II, sposò Isabella Villamarina. Fu generale dell'imperatore Carlo V e partecipò alla conquista di Tunisi nel 1535. Nel 1552 si mise in urto politicamente col governo spagnolo nel Regno di Napoli - perché contrario all'introduzione dell'inquisizione spagnola - e finì in disgrazia, rifugiandosi in esilio in Francia, fino alla morte.

Perse così il suo palazzo a Napoli (trasformato nella Chiesa del Gesù Nuovo), ed i suoi possedimenti a Salerno, come pure il titolo di "principe di Salerno", che non venne più attribuito: la città di Salerno dopo di lui iniziò un periodo di decadenza, terminato solo nel XVIII secolo con la fine del dominio spagnolo.[1]

Fu un appassionato di teatro e fece sistemare un luogo per le rappresentazioni nella sua dimora napoletana. Come "principe di Salerno" fu promotore dell'ultima rifioritura della Scuola Medica Salernitana, patrocinando il medico Paolo Grisignano (autore del "Commento agli Aforismi di Ippocrate" e del "Sui polsi e sulle urine").

A Salerno inoltre ebbe come residenza il castello di Arechi (ospitandovi anche Carlo V), dove si attorniò di artisti, uomini di cultura ed intellettuali come il filosofo Agostino Nifo, Scipione Capece e Bernardo Tasso, il padre di Torquato Tasso. Durante il suo principato Salerno tornò per alcuni decenni ad essere una delle principali città del meridione, riesumando parzialmente gli antichi splendori dei suoi principi longobardi e normanni.

Questa sua munificenza e cultura lo mise al livello dei grandi principi rinascimentali e tuttavia era molto popolare presso il popolo napoletano, che lo inviò a Carlo V per protestare contro l'Inquisizione dell'impero spagnolo; tuttavia, questa sua posizione gli procurò l'avversità del viceré spagnolo Pietro di Toledo, costringendolo all'esilio in Francia sotto la protezione di Enrico II, mentre i suoi feudi vennero confiscati dalla Spagna[2]. Morì in Francia, solo ed abbandonato, a 61 anni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. D'Ambrosio: Storia di Napoli dalle origini ad oggi. Ed. Nuova E.V. Napoli 2002
  2. ^ Sanseverino, Ferrante, principe di Salerno in Enciclopedia Treccani. URL consultato il 2 marzo 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • R.A.Ricciardi, Le scritture feudali del sec.XVI riguardanti l'Università e i cittadini di San Severino già conservate nell'Archivio del Principe di Salerno,con poche notizie intorno all'archivio medesimo, in 'Archivio Storico Gentilizio del Napolitano', I, 1895
  • C.Carucci, D. Ferrante Sanseverino Principe di Salerno, Salerno,1899
  • A. Fava, L'ultimo dei baroni:Ferrante Sanseverino, in Rassegna Storica Salernitana.IV, 1-2, 1943
  • P.Natella, I Sanseverino di Marsico. Una terra, un regno, Mercato S.Severino. 1980
  • R. Colapietra, I Sanseverino di Salerno. Mito e realtà del barone ribelle, Salerno, 1985
  • M.Del Regmo, I Sanseverino nella storia d'Italia. Cronologia storica comparata (secc. XI- XVI), Mercato S,Severino, 1991
  • G. Esposito, Ferrante Sanseverino Principe di Salerno. Alcune considerazioni sul periodo francese (1551-1567), in M.Del Regno (a cura di ), Studi in onore di P. Gabriele Cuomo o.f.m., Mercato S.Severino, 2005
  • L. De Pascale, Il senso dello Stato feudale. I Capituli del Principe di Salerno (1547) per la conduzione dei feudi dei Sanseverino, Montoro Inferiore , 2012

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]