Engraulis encrasicolus

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Acciuga
Engraulis encrasicolus Gervais flipped.jpg

Acciughe 2.jpg
Engraulis encrasicolus

Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Actinopterygii
Ordine Clupeiformes
Famiglia Engraulidae
Genere Engraulis
Specie E. encrasicolus
Nomenclatura binomiale
Engraulis encrasicolus
Bleeker, 1852
Sinonimi

Engraulis encrasicolus russoi

L'acciuga o alice (Engraulis encrasicolus, Bleeker 1852) è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Engraulidae di grande importanza economica.

Habitat e distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Questa specie è diffusa nell'Oceano Atlantico orientale tra la Norvegia ed il Sudafrica. È presente e comune nei mari Mediterraneo, Nero e d'Azov. Alcuni esemplari sono stati catturati nel canale di Suez, si tratta di una delle poche specie di pesci mediterranei che hanno intrapreso una migrazione verso il mar Rosso, in senso contrario a quello dei migranti lessepsiani[1].

Si tratta di un tipico pesce pelagico che si può trovare anche a grande distanza dalle coste a cui si avvicina in maggio-giugno per la riproduzione[2]. Di solito nella stagione calda non si incontra a profondità superiori a 50 metri[3], la massima profondità registrata è di 400 metri[1]. In inverno frequenta acque più profonde, attorno ai 100/180 metri nel Mediterraneo[4]. È una specie moderatamente eurialina, tollera le acque salmastre e talvolta penetra nelle foci e nelle lagune[1]. Nei laghi salmastri di Ganzirri e di Torre Faro in Provincia di Messina esiste una popolazione stanziale in passato considerata come una sottospecie (Engraulis encrasicolus russoi)[5][2].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Sebbene l'acciuga sia spesso associata alla sardina e talvolta confusa con essa queste due specie appartengono a famiglie diverse ed hanno un aspetto decisamente differente[2]. L'acciuga ha corpo allungato e snello, a sezione cilindrica, privo della cresta ventrale di scaglie rigide presente nella sardina. La testa è grande (circa 1/4 della lunghezza totale), conica, appuntita, con occhi grandi posti all'estremità anteriore della testa, in posizione molto avanzata. Anche la bocca è grande (molto più che nella sardina), ampia fin oltre l'occhio ed è posta in posizione infera (ovvero nella parte inferiore della testa); è armata di denti piccoli e numerosi. La mascella superiore è più lunga dell'inferiore. Le scaglie sono piccole e si distaccano facilmente. La pinna dorsale è abbastanza breve, di forma triangolare, inserità circa a metà del corpo. La pinna anale è inserita più indietro, è più bassa e più lunga della dorsale. Le pinne ventrali sono piccole e poste all'altezza dell'origine della dorsale; le pinne pettorali sono inserite molto in basso, presso il bordo ventrale del corpo e sono strette ed allungate. La pinna caudale è biloba[2][3][5].

La colorazione è argentea sui fianchi e biancastra sul ventre, il dorso è verde azzurro negli individui vivi che diventa blu scuro in quelli morti. Sui fianchi dei pesci vivi, soprattutto di piccola taglia, è spesso presente una banda argentea sopra cui decorre una linea più scura[2][3][4].

La lunghezza massima può eccezionalmente raggiungere i 20 cm[1] ma mediamente questa si aggira sui 15/17 cm[3].

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Fitto banco di acciughe in atteggiamento di difesa

È una specie gregaria in ogni fase vitale che forma banchi numerosissimi spesso misti con altre specie (per esempio la sardina) ma composti da esemplari di taglia simile (fenomeno noto come gregarismo per taglia). L'acciuga compie migrazioni sia stagionali, dato che in inverno si porta in acque profonde, che nictemerali ovvero si porta a profondità diverse durante l'arco della giornata[4]. Può vivere fino a 5 anni[1].

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Si alimenta di giorno. Si nutre di zooplancton, le prede principali sono crostacei copepodi e stadi larvali di molluschi[4].

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

La deposizione delle uova avviene in acque costiere tra aprile e novembre e ha un picco in giugno e luglio. Le uova, deposte in numero fino a 40.000, sono pelagiche. Le uova si schiudono nell'arco di 2 giorni e le larve, note assieme a quelle delle sardine come gianchetti o bianchetti, si aggregano subito in banchi. La maturità sessuale avviene a un anno[5][4].

Pesca[modifica | modifica sorgente]

L'acciuga è una delle specie ittiche più importanti per le marinerie del mar Mediterraneo e dell'Oceano Atlantico temperato caldo europeo. La sua cattura avviene con vari metodi (reti a strascico, reti da posta, ecc..) ma principalmente con un'apposita rete da circuizione nota come ciànciolo, in cui i banchi di acciughe e altri piccoli pesci pelagici vengono attratti da fonti luminose (lampàra)[2][4]. Nell'area mediterranea il bacino più produttivo risulta il mar Adriatico con l'80% dello sbarcato italiano. La misura minima per la commercializzazione è di 9 cm nella UE[4].

Usi[modifica | modifica sorgente]

L'acciuga ha carni buone che vengono consumate sia fresche che conservate in svariati modi: sotto sale, sott'olio, come pasta d'acciughe, eccetera[2].

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

È oggetto, soprattutto nel mar Adriatico, di sovrapesca. Si stima che la sola flotta di Chioggia in estate rigetti in mare tra le 6 e le 9 tonnellate al giorno di acciughe (e sardine) morte, per ogni coppia di navi, a causa del prezzo di mercato non remunerativo. Gli stock ittici si sono notevolmente ridotti nell'arco degli ultimi decenni.[6]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Dietetica[modifica | modifica sorgente]

Composizione per 100 g:

  • Acqua 79,60 g,
  • Proteine 15,31 g,
  • Lipidi 3,55 g,
  • Glicidi 1,51 g,
  • Vitamina A 0,04 mg,
  • Vitamina B 0,03 mg,
  • Calcio 18 mg,
  • Fosforo 182 mg,
  • Ferro 0,90 mg.

L'acciuga ha un'eccellente valore alimentare per il suo contenuto in proteine e minerali. Sono facilmente digeribili per via della scarsa quantità di tessuto connettivo e di grassi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e (EN) (EN) Engraulis encrasicolus in FishBase. URL consultato il 02.07.2014.
  2. ^ a b c d e f g * Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, ISBN 8842510033.
  3. ^ a b c d * Patrick Louisy in Trainito, Egidio (a cura di), Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
  4. ^ a b c d e f g *Bombace G., Lucchetti A., Elementi di biologia della pesca, Edagricole, 2011, ISBN: 978-88-506-5370-6
  5. ^ a b c * Enrico Tortonese, Osteichthyes, Bologna, Calderini, 1975.
  6. ^ Ocean Inquirer issue 4 | Greenpeace EU Unit

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]