Penaeus monodon

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Gambero gigante indopacifico
Penaeus monodon.jpg Giant Tiger Prawns.jpg
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Arthropoda
Subphylum Crustacea
Classe Malacostraca
Sottoclasse Eumalacostraca
Superordine Eucarida
Ordine Decapoda
Sottordine Dendrobranchiata
Superfamiglia Penaeoidea
Famiglia Penaeidae
Genere Penaeus
Specie P. monodon
Nomenclatura binomiale
Penaeus monodon
Fabricius, 1798
Sinonimi

Penaeus bubulus
Kubo, 1949
Penaeus carinatus
Dana, 1852
Penaeus coeruleus
Stebbing, 1905
Penaeus durbani
Stebbing, 1917
Penaeus semisulcatus exsulcatus
Hilgendorf, 1879
Penaeus tahitensis
Heller, 1862

Esemplari di P. monodon allevati nel sud-est asiatico congelati
Piatti preparati con il gambero gigante indopacifico
Piatti preparati con il gambero gigante indopacifico
Piatti preparati con il gambero gigante indopacifico

Il gambero gigante indopacifico[1] (Penaeus monodon Fabricius, 1798) è un crostaceo decapode marino appartenente alla famiglia Penaeidae[2]. È importante per l'alimentazione umana. Gli esemplari, facilmente reperibili nella grande distribuzione, provengono in massima parte da allevamenti nel sud est asiatico[3].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

È un gambero di grandi dimensioni, il più grande tra quelli comuni in commercio: può pesare fino a 130 g[4] e gli esemplari maschili, più piccoli delle femmine, raggiugnono i 33 cm[5]. La colorazione pur mantenendosi sempre piuttosto scura[5] è abbastanza variabile, ma presenta sempre striature verticali chiare, di solito giallastre, e nere[3] (da cui derivano i nomi comuni inglesi Giant tiger prawn e Black tiger shrimp). Le antenne sono marroni, talvolta tendenti al grigio. Il cibo, il substrato e l'acqua dove l'animale vive sembrano influenzare la colorazione[3].

Questa specie ha una caratteristica particolare che si nota nel quinto paio di pereiopodi, appendici con funzione locomotoria, che è privo di esopoditi[3].

Dei denti sono facilmente visibili sia nella parte ventrale del rostro che, in numero maggiore (fino a 8), in quella dorsale. Questa caratteristica, insieme al telson appuntito, agli ultimi 4 pereiopodi sviluppati, e all'assenza di una spina post-orbitale, è tipica dei crostacei appartenenti alla famiglia Penaeidae[6]. Dal primo al sesto segmento dell'addome sono presenti le appendici utilizzate durante il nuoto, i pleopodi, la cui colorazione varia dal bluastro al marrone[7]; nel settimo, formato dal telson, sono presenti gli uropodi[5].

L'esoscheletro viene mutato ogni 21 giorni[8].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

È una specie prevalentemente notturna, che ha l'abitudine di nutrirsi durante la notte e nascondersi nella sabbia durante il giorno[3].

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Ha una dieta molto varia, prevalentemente carnivora, composta sia da invertebrati acquatici, tra cui altri crostacei e molluschi, che da alghe[9].

Predatori[modifica | modifica wikitesto]

È spesso preda di Terapon jarbua e Saurida tumbil[10].

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Questi crostacei si riproducono durante la notte, la fecondazione è esterna. Le spermatofore, che racchiudono lo sperma prodotto dal maschio fin da quando raggiunge circa i 35 cm, vengono inserite nel telico della femmina, che può deporre fino a 750 000 uova[3]. Queste ultime si schiudono dopo meno di un giorno[5]. Durante la deposizione, la femmina espelle lo sperma dal telico[3].

Le larve sono planctoniche e non hanno bisogno di nutrirsi finché non terminano le riserve contenute nel tuorlo[3].

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

In cattività sono nati ibridi con Penaeus esculentus[11].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

È una specie tipica delle acque tropicali. Vive nelle zone con fondali fangosi dell'oceano Pacifico e dell'oceano Indiano[12], ma è stato introdotto anche nell'oceano Atlantico, lungo le coste di Brasile, Ecuador, Venezuela, Repubblica Dominicana e anche in Nigeria[2]. Questa specie potrebbe portare malattie oltre a entrare in competizione con altre specie di gamberi autoctoni[2][13].

Inizialmente era diffuso in Mozambico, Sudafrica, Kenya, Madagascar, Tanzania, Somalia, Senegal, Pakistan, Cambogia, Myanmar, Indonesia, Vietnam, India, Taiwan, Bangladesh, Thailandia, Malesia, Filippine, Réunion, Mauritius, Giappone e Australia[2].

Gli esemplari adulti sono esclusivamente marini e vivono fino a 110 m di profondità[14], anche se di solito non superano i 60[7]; gli esemplari giovanili sono più comuni negli estuari dei fiumi[3].

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Fu descritto nel 1798 da Johan Christian Fabricius[2]. Fu fatto specie tipo del genere Penaeus[2] da Pierre André Latreille nel 1810[15].

Interesse commerciale[modifica | modifica wikitesto]

Il gambero gigante indopacifico è una specie molto importante in Asia, sia per l'acquacoltura che per la pesca. Dalla Thailandia e dall'India esemplari privati della testa, spesso congelati, vengono esportati negli Stati Uniti; in Europa vengono di solito importati gamberi ancora con la testa[3].

Allevamento[modifica | modifica wikitesto]

Penaeus monodon viene allevato con diversi tipi di acquacoltura, quella estensiva, comune in India, Bangladesh, Filippine, Indonesia e Myanmar, quella intensiva, prevalentemente in Thailandia, Malesia e Australia e quella semi-intensiva[3].

A partire dal 1970 furono condotti degli studi sulla riproduzione di P. monodon in cattività, anche se nel sud-est asiatico l'allevamento veniva praticato già da tempo[3]. Successivamente, in Taiwan, gli allevamenti di questo gambero aumentarono, ma nel 1987-1988 furono danneggiati da una malattia. Da quel momento la Thailandia divenne il produttore principale di P. monodon[3].

In alcuni allevamenti è stato sostituito con Penaeus vannamei, dal prezzo più basso e meno sensibile alle malattie[3].

Pesca[modifica | modifica wikitesto]

Viene pescato in grandi quantità in India, Australia e Filippine, mentre è di interesse secondario in Pakistan e nella costa orientale dell'Africa. Viene di solito catturato con reti a strascico[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Common names of Penaeus monodon in SeaLifeBase. URL consultato il 6 luglio 2014.
  2. ^ a b c d e f (EN) Fransen, C.; De Grave, S. (2014), Penaeus monodon in WoRMS 2014 (World Register of Marine Species).
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n (EN) Kongkeo, H, Cultured Aquatic Species Information Programme: Penaeus monodon in FAO Fisheries and Aquaculture Department. URL consultato il 6 luglio 2014.
  4. ^ L. B. Holthuis,  p. 50
  5. ^ a b c d (EN) Black tiger shrimp - Penaeus monodon. URL consultato il 6 luglio 2014.
  6. ^ Fischer, W. & G. Bianchi, p. 1
  7. ^ a b (EN) Penaeus monodon, giant tiger prawn in SeaLifeBase. URL consultato il 6 luglio 2014.
  8. ^ (EN) Black tiger shrimp - Growth. URL consultato il 6 luglio 2014.
  9. ^ (EN) Black tiger shrimp - Natural food and feeding habits. URL consultato il 6 luglio 2014.
  10. ^ (EN) Organisms Preying on Penaeus monodon in SeaLifeBase. URL consultato il 6 luglio 2014.
  11. ^ (EN) J. A. H. Benzie, M. Kenway, E. Ballment, S. Frusher & L. Trott, Interspecific hybridization of the tiger prawns Penaeus monodon and Penaeus esculentus in Aquaculture, vol. 133, nº 2, 1995, pp. 103–111, DOI:10.1016/0044-8486(95)00013-R.
  12. ^ (EN) Penaeus monodon in OBIS. URL consultato il 6 luglio 2014.
  13. ^ (EN) Alec Forbes, Penaeus monodon in Invasive Species Compendium, CAB International. URL consultato l'8 luglio 2014.
  14. ^ a b (EN) Species Fact Sheets: Penaeus monodon (Fabricius, 1798) in FAO Species Identification and Data Programme (SIDP), FAO. URL consultato il 13 dicembre 2010.
  15. ^ L. B. Holthuis, 1949, p. 1052

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]