Area marina protetta Santa Maria di Castellabate

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Area marina protetta
Santa Maria di Castellabate
Panoramasmariadicte.jpg
Tipo di area Area marina protetta
Codifica EUAP EUAP1225
Stati Italia Italia
Regioni Campania Campania
Province Salerno Salerno
Comuni Castellabate
Superficie a terra 0,02[1] km²
Superficie a mare 7.095,00 ha ha
Provvedimenti istitutivi D.M. 21.10.2009 (G.U. n. 82 del 9.04.2010)
Gestore Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano
Presidente Amilcare Troiano
Sito istituzionale

L'area marina protetta Santa Maria di Castellabate è una riserva marina della Campania, istituita nel 2009[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

La fascia di mare compresa fra le punte di Tresino e Licosa è stata oggetto di studi, maturati a cavallo degli anni sessanta e settanta, che prevedevano l'istituzione di un vero e proprio parco marino[2], uno dei primi esempi in Italia[3]. Nel 1972, sotto il coordinamento di Pietro Dohrn, e gli auspici della Stazione zoologica di Napoli da lui diretta, fu organizzato a Santa Maria di Castellabate un convegno internazionale di studio per l'istituzione del parco marino[2]. In quell'occasione, mosse i primi passi della sua militanza ambientalista l'attivista Grazia Francescato, incaricata da Dohrn, nell'inverno 1971, di tradurre gli atti del convegno[2]. Il parco marino auspicato da quell'iniziativa non vide però la luce e l'unico risultato che si riuscì a ottenere, ben più modesto, nel 1972[4], fu l'istituzione di «un'area di tutela più o meno rispettata»[2].

Nel 2009 il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio sblocca una pratica ferma da quasi 30 anni[5] e con il Decreto Ministeriale 21 ottobre 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 82 del 9 aprile 2010, viene sancita, all'interno del Parco nazionale del Cilento, la nascita dell'Area marina protetta di Santa Maria di Castellabate che comprende una superficie di mare di 7075 ha[6].

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Si estende su una superficie in mare di 7.095,00 ettari, a cui si sommano 2 ettari di costa, rientrante interamente nel comune di Castellabate (SA), tra la punta di Ogliastro e la baia del Sauco (confine nord con il comune di Agropoli).

L'area marina protetta è suddivisa in tre diverse zone, ciascuna sottoposta a un diverso regime di tutela ambientale e di conservazione, tenendo comunque conto delle caratteristiche naturali e della situazione socioeconomica esistente.

  • Zona A: è la zona di riserva integrale di 169 ettari, quella con maggiore tutela e limitazioni (vieta anche la balneazione), riguarda la costa compresa tra punta Tresino e punta Pagliarola.
  • Zona B: è la zona di riserva generale di 3092 ettari, che consente anche la balneazione e la navigazione (a velocità non superiore a 5 nodi) entro la distanza di 300 metri dalla costa, comprende il tratto di mare circostante la zona A di Punta Tresino e il tratto di mare prospiciente la costa tra punta Torricella e punta dell'Ogliastro.
  • Sottozona B1: è una zona di 134 situata nei pressi della pineta di Licosa.
  • Zona C: è la zona di riserva parziale di 3699 attari con limitazioni molto circoscritte che comprende il residuo tratto di mare all'interno del perimetro dell'area marina protetta[7].

Comuni e frazioni[modifica | modifica sorgente]

L'area protetta rientra interamente nel territorio comunale di Castellabate e riguarda le frazioni marine di:

Flora[modifica | modifica sorgente]

La zona dell'area marina protetta è ricca di specie vegetali. Nel fondali marini di Castellabate si incontrano il coralligeno e praterie estese di Posidonia oceanica, nel cui interno si proteggono e si cibano numerose specie di pesci e crostacei [8].

Fauna[modifica | modifica sorgente]

Diverse specie animali popolano la zona marina cilentana, alcune di queste molto rare: come il pesce pappagallo mediterraneo e la Syriella castellabatensis (un crostaceo che prende il nome dalla zona scoperto il 1975 nei pressi di Licosa e studiato dalla stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli[9], ma anche madrepore, gorgonie, ricci di mare, briozoi e spugne[8]. Nella zona di Licosa è presente una bioconcrezione formata da vermetidi (Dendropoma petraeum) simile alle barriere coralline tropicali, una delle poche specie del Mediterraneo che formano biocostruzioni superficiali[10]. Vi è anche la presenza di colonie di nacchere (Pinna nobilis), un mollusco bivalve protetto, inserito nella lista rossa della direttiva europea Habitat[11].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Elenco ufficiale delle aree protette (EUAP) - 6º Aggiornamento approvato il 27 aprile 2010 e pubblicato nel Supplemento ordinario n. 115 alla Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2010. URL consultato il 30 aprile 2013.
  2. ^ a b c d Indelli et al., op. cit., p.7
  3. ^ Canino, op. cit., p.642
  4. ^ Indagini acustiche e caratteri ambientali nell'area marina di punta Licosa. URL consultato il 30 aprile 2013.
  5. ^ A novembre l’area marina protetta di Castellabate, l’annuncio del ministro Pecoraro Scanio. URL consultato il 30 aprile 2013.
  6. ^ Parks.it - Area marina protetta Santa Maria di Castellabate. URL consultato il 30 aprile 2013.
  7. ^ Ministero dell'Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare - Area marina protetta Santa Maria di Castellabate. URL consultato il 30 aprile 2013.
  8. ^ a b InCampania - Area marina protetta Santa Maria di Castellabate. URL consultato il 30 aprile 2013.
  9. ^ Amato, op. cit., p.91
  10. ^ Area marina protetta Santa Maria di Castellabate. URL consultato il 30 aprile 2013.
  11. ^ Specie protetta nel mare di Castellabate. URL consultato il 30 aprile 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]