Ducato di Amalfi

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1leftarrow.pngVoce principale: Amalfi.

Repubblica di Amalfi
Repubblica di Amalfi – Bandiera Repubblica di Amalfi - Stemma
(dettagli)
Repubblica di Amalfi - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome ufficiale Ducato di Amalfi
Lingue parlate latino
Capitale Amalfi
Dipendente da Impero Bizantino dall'839 al 1131 (de iure)
Politica
Forma di Stato assoluto
Forma di governo repubblica oligarchica fino al 945;
poi monarchia
Capo di Stato duca
Nascita 839 con Pietro
Causa elezione di Pietro a comes da parte della nobiltà locale
Fine 1131 con Giovanni III (IV)
Causa sottomissione a Ruggero II di Sicilia
Territorio e popolazione
Bacino geografico Italia Meridionale
Territorio originale costiera amalfitana
Massima estensione 10,3 km quadrati
nel XI secolo
Popolazione 70.000 ca. nel 1131
Economia
Valuta Tarì amalfitano
Risorse commercio, pesca
Produzioni legname, carta, limoni
Commerci con Impero Bizantino, Roma, Sicilia, Egitto, Siria, India
Esportazioni limoni, carta
Importazioni spezie
Religione e società
Religioni preminenti Chiesa cattolica
Religione di Stato cattolicesimo
Religioni minoritarie chiesa cristiana ortodossa
Repubblica di Amalfi - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Double-headed eagle of the Greek Orthodox Church.svg Ducato di Napoli
Succeduto da Bandiera del Regno di Sicilia 4.svg Regno di Sicilia

Il Ducato di Amalfi, o Repubblica di Amalfi, fu un antico stato governato, tra il IX e il XII secolo, da una serie di duchi ((LA) duces), a volte chiamati dogi in analogia con la rivale Repubblica di Venezia. Insieme a Pisa, Genova e Venezia, è una delle repubbliche marinare più note ed è presente con il proprio stemma nella bandiera della Marina militare italiana. Fu la più antica e, per due secoli, la più potente fra le repubbliche marinare.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Amalfi.

Dall'egemonia di Napoli all'autonomia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'839, nel contesto della lotta fra Longobardi e Bizantini, la filobizantina Amalfi venne assalita ed espugnata dal longobardo principe di Benevento, Sicardo. In seguito alla tragica morte di Sicardo e la lotta per la successione al Principato di Benevento, gli amalfitani si ribellarono riuscendo a cacciare il presidio longobardo. Il 1º settembre 839 Amalfi otteneva l’autonomia amministrativa (anche se sussisteva una formale tutela di Bisanzio tramite il Ducato di Napoli); era una libertà de facto. Agli inizi, ci fu un sistema di comites e praefecturii: i comites governavano per un anno, e talvolta in due o in tre, mentre i prefetti, preposti ai comites, restavano in carica più a lungo. Il prefetto Marino tentò di inaugurare una dinastia, creando coreggenti i suoi figli, ma il tentativo fallì col suo successore.[1] Nell'849, Amalfi, essendo parte della Lega campana, partecipò con la sua flotta alla Battaglia di Ostia, combattuta nell'estate, contro la flotta saracena.

Amalfi diventa ducato[modifica | modifica wikitesto]

Sant'Andrea apostolo, patrono della Repubblica di Amalfi

Il periodo preducale ebbe termine nel 954, quando Mastalo II s'intitolò duca al raggiungimento della maggiore età, ma morì nel 958. Il nuovo duca, Sergio I, fondò quindi una nuova dinastia, destinata a regnare ininterrottamente per i successivi 115 anni, tranne nel periodo 10391052, quando il Principe di Salerno conquistò il Ducato di Amalfi.

Amalfi sotto il dominio normanno[modifica | modifica wikitesto]

Amalfi fu conquistata da Roberto il Guiscardo, duca di Puglia nel 1073 e poco dopo suo figlio terzogenito, Guido venne nominato duca. Ma Amalfi si ribellò due volte, la prima elesse il precedente principe di Salerno, Gisulfo, la seconda volta un membro della famiglia dei duchi di Napoli. Nel 1131 Ruggero II di Sicilia sottomise definitivamente la città.

Rapporti con Pisa[modifica | modifica wikitesto]

Amalfi, già dalla metà del secolo XI, aveva perso la completa autonomia, anche se continuava i propri scambi commerciali godendo di un'ampia (almeno in questo periodo) autonomia amministrativa. Sotto la protezione del normanno Guglielmo, terzo Duca di Puglia, gli amministratori di Amalfi raggiunsero, nell'ottobre 1126, un proficuo accordo commerciale con Pisa per collaborare nella tutela dei comuni interessi nel Tirreno. Questo accordo era frutto di un'amicizia con la Repubblica toscana che durava ormai da decenni. Amalfi, però, non disponeva di un esercito proprio che proteggesse gli interessi dei commercianti amalfitani. Ecco perché non vediamo le navi di Amalfi molto spesso impegnate in azioni militari contro altre Repubbliche Marinare.

Infatti, fu proprio l'esercito di Pisa a rompere l'accordo con Amalfi e attaccare la città costiera il 4 agosto 1135 nel contesto della guerra che vedeva impegnati il pontefice Innocenzo II e il nuovo imperatore Lotario II (e con loro le Repubbliche di Genova e di Pisa) contro il normanno Ruggero II d'Altavilla che controllava il territorio di Amalfi. Quella guerra si concluse in favore di Ruggero II che vide riconosciuti i propri diritti sui territori dell'Italia meridionale. Amalfi perse anche la sua autonomia politica.

Lista dei governanti di Amalfi[modifica | modifica wikitesto]

Prefetti e Conti (comites)[modifica | modifica wikitesto]

Duchi (duces) o Dogi[modifica | modifica wikitesto]

Antica carta della repubblica
(incisione dei primi anni del Novecento)

Duchi normanni (strategoti)[modifica | modifica wikitesto]

Stati presenti in Campania
(1000 circa)

Il titolo di Duca di Amalfi nel Regno di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo di Duca di Amalfi fu ripreso nel Regno di Napoli nel tardo XIV secolo:

Nel XIX secolo il titolo Duque de Amalfi fu riutilizzato dagli Spagnoli:

Gli organi di Governo[modifica | modifica wikitesto]

Il Duca o Doge[modifica | modifica wikitesto]

All’inizio dell'anno civile, il 1º settembre, avveniva l’elezione dei Duchi, da cui venne retta la Repubblica di Amalfi e nello stesso giorno il Duca aveva la facoltà di promulgare leggi e decreti con la formula “per hoc nostrum preceptum”. La Repubblica di Amalfi, costituitasi nell’839, venne, dapprima retta da conti (comites) eletti annualmente il 1º settembre; poi (dal 957) da duchi (duces), che associarono al potere il figlio primogenito, trasformando la repubblica in un ducato ereditario; infine, dopo la conquista normanna (1131) da magistrati di nomina regia (strategoti).

L’investitura del Duca aveva luogo nell’atrio della chiesa palatina di San Salvatore de Birecto di Atrani con la consegna della clamide e del berretto, simbolo del potere ducale. Nel cortile del San Salvatore avveniva anche, nel periodo preducale, l’investitura dei comites e successivamente, in età angioina, si riunivano i Parlamenti costituiti dal 1266 dai sindaci delle città costiere annualmente eletti. L’investitura era proclamata dall’Arcivescovo di Amalfi.

La legislazione[modifica | modifica wikitesto]

Consuetudines Civitatis[modifica | modifica wikitesto]

Le Consuetudines Civitatis, raccolta di leggi trascritte solo nel 1274, regolavano i rapporti giuridici all'interno del Ducato.

Tavole amalfitane[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tavole amalfitane.

Il più antico (e celebre) statuto marittimo del Medioevo sono le Tavole Amalfitane, punto di riferimento per tutta la marineria mediterranea fino all'inizio dell'epoca moderna.

Le Tavole comprendono una parte in latino medievale (del X secolo) e una in volgare (probabilmente del XIII secolo); in esse sono delineati i diritti e i doveri dell'equipaggio di una imbarcazione, si affronta il problema dell'assistenza dei marinai infortunati o ammalati e quello di come agire in situazioni di emergenza, come gli assalti di pirati; si affrontano inoltre le questioni relative ai noli e si stabiliscono i diritti e i doveri degli armatori. Il successo e la diffusione delle Tavole Amalfitane sono dovuti al loro equilibrio e alla loro capacità di prevenire le frodi e rendere difficili le interpretazioni capziose[2]. Il testo delle Tavole è giunto sino ai giorni nostri tramite copie manoscritte. Nel 1929 il governo italiano comprò dall'Austria una di queste copie (in passato di proprietà del doge veneziano Marco Foscarini), per poi consegnarla ad Amalfi; il documento è tuttora conservato nel museo civico all'interno del palazzo comunale della città.

La moneta: il Tarì di Amalfi[modifica | modifica wikitesto]

Il Tarì di Amalfi, diffuso in tutto il Mediterraneo negli scambi commerciali, è stato per secoli l'unità monetaria ufficiale di Amalfi. La moneta aveva origine dall'analoga moneta araba. Nella zona della città, vicino alla spiaggia, c'era una piazza dove operavano i cambiavalute e i firmatari delle banche fiorentine e senesi.

Ad Amalfi circolavano altre valute tra cui il soldo bizantino, il più comune, che aveva un valore di 4 tarì.

La Zecca di Amalfi cessò la sua attività nel 1220 quando Federico II la chiuse.

Le rotte commerciali[modifica | modifica wikitesto]

Interno dell'arsenale di Amalfi (XI secolo), il cantiere navale dell’Antica Repubblica, ora sede dell'omonimo museo

In meno di due secoli il Ducato di Amalfi diviene la maggiore potenza commerciale e militare dell’alto Tirreno, ed Amalfi "la più prospera, nobile ed illustre città della Longobardia" come ebbe a dire il viaggiatore arabo Ibn Hawqal nel 977, importantissimo centro cosmopolita ove secondo Guglielmo di Puglia (fine XI sec.) “…abitavano i migliori navigatori del tempo ed in cui giungevano mercanti provenienti da tutte le parti del mondo allora conosciuto…”. Alla base delle sue fortune il legname di cui all’epoca erano ricchissime le montagne costiere.

Materia prima per la costruzione dei mercantili, il legname a un tempo costituiva preziosissima merce di scambio con i paesi arabi e africani. Le navi amalfitane cariche di legna partivano alla volta dell’Africa Settentrionale ove scambiavano la loro merce con l’oro proveniente dalle miniere poste nel cuore dell’Africa. Poi sulle coste Siriaco-palestinesi e dell’Asia Minore cambiavano l’oro con pietre preziose, avorio, manufatti di oreficeria, spezie, sete e stoffe preziose che poi riportavano in patria e a Roma, Ravenna, Pavia e nelle maggiori città italiane.

Amalfi fonda colonie e centri di rappresentanza ad Alessandria d’Egitto, a Tunisi, a Cipro, a Bisanzio, perfino in India. Sul monte Athos in Grecia fonda un monastero, a Gerusalemme un grandioso ospedale capace di oltre 1000 posti letto, retto dai frati Ospedalieri di S. Giovanni, oggi noto come Ordine dei Cavalieri di Malta[3].

Le produzioni tipiche[modifica | modifica wikitesto]

La principale risorsa del Ducato era il legname. Produzioni di rilievo erano, come oggi, la Carta di Amalfi e il Limone Costa d'Amalfi.

Espansione di Amalfi al momento del suo apogeo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enciclopedia Treccani- Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 72 (2008). Voce "Mastalo". V. la pagina http://www.treccani.it/enciclopedia/mastalo_(Dizionario-Biografico)/
  2. ^ Introduzione ad una recente edizione delle Tavole Amalfitane
  3. ^ (A cura di) Antonella Grignola - Le repubbliche marinare - Amalfi, Genova, Pisa, Venezia, Colognola ai Colli (VR), Giunti Editore, 1999.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ferdinand Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile, Parigi 1907. Ed. it: Storia della dominazione normanna in Italia ed in Sicilia, trad. di Alberto Tamburrini, Cassino 2008. ISBN 978-88-86810-38-8
  • Jules Gay, L'Italie méridionale et l'empire Byzantin: Livre II. Burt Franklin: New York, 1904.
  • Patricia Skinner, Family Power in Southern Italy: The Duchy of Gaeta and its Neighbours, 850-1139. Cambridge University Press: 1995.
  • Thierry Stasser, Où sont les femmes?, in "Prosopon: The Journal of Prosopography", 2006.
  • Mario Del Treppo e Alfonso Leone, Amalfi medioevale, Giannini, Napoli 1977.
  • Vera von Falkenhausen, Il Ducato di Amalfi, in AA.VV., Il Mezzogiorno dai Bizantini a Federico II, vol. III della Storia d’Italia diretta da Giuseppe Galasso, UTET, Torino 1983, pp. 339-346.
  • Gerardo Sangermano, Il Ducato di Amalfi, in AA.VV., Storia del Mezzogiorno, vol. II, tomo I, Il Medioevo, Edizioni del Sole, Napoli 1988, pp. 279-321.
  • G. Benvenuti - Le Repubbliche Marinare. Amalfi, Pisa, Genova, Venezia - Newton & Compton editori, Roma 1989, pag. 255

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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