Ducato di Gaeta

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1leftarrow.pngVoce principale: Gaeta.

Ducato di Gaeta
Ducato di Gaeta – Bandiera Ducato di Gaeta - Stemma
Ducato di Gaeta - Localizzazione
Dati amministrativi
Lingue parlate
Capitale Gaeta
Dipendente da Impero bizantino fino al 976, poi Sacro Romano Impero
Politica
Forma di Stato 839 Ipato
dal 933 Ducato
Forma di governo
Nascita 839 con Costantino di Gaeta
Causa Acquisizione dell'autonomia amministrativa
Fine 1140 con Riccardo III di Gaeta
Causa Annessione al Regno di Sicilia
Territorio e popolazione
Economia
Commerci con Italia, Barberia, Costantinopoli e Terra Santa
Esportazioni olio, grano
Evoluzione storica
Preceduto da Impero bizantino
Succeduto da Regno di Sicilia
L'antico campanile di Sant'Erasmo.

Il Ducato di Gaeta è il ducato che nel Medioevo faceva capo alla città tirrenica omonima.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Nasce nei primi anni del IX secolo come la comunità locale; ha iniziato a crescere come potentato autonomo bizantino, in lotta con Longobardi e Saraceni.

Le origini del Ducato di Gaeta sono da ricercare in quelle della città stessa, nata pochi secoli prima, e nella complessa situazione politica dell'area: Gaeta nasce dai primi gruppi di fuggiaschi che, a seguito della guerra greco-gotica (535-553) e della conquista longobarda del Mezzogiorno (570), abbandonarono le città costiere romane di Formia e, secondariamente, Minturno per cercare riparo sul promontorio di Gaeta, generando il castrum Cajetanum. Questa località garantiva una maggiore protezione, consentendo al tempo stesso collegamenti migliori, via mare, con Roma, Napoli e Costantinopoli.

Dal VI secolo il castrum andò crescendo demograficamente mentre si spopolavano le città romane. L'origine del Ducato si ebbe nei primi decenni del IX secolo, quando la città acquisì l'autonomia da Costantinopoli, alla quale si era legata a seguito del tentativo papale di annetterla nei propri domini. Pur dipendendo dal potere centrale, la lontananza della capitale d'Oriente permetteva un'indipendenza di fatto. I Longobardi inizialmente non interferirono, avendo lasciato libera dal loro dominio parte della costa compresa tra i monti Aurunci, il fiume Garigliano e il mar Tirreno.

Al IX secolo è riferibile l'inizio della documentazione su Gaeta, parte del cui territorio costituiva uno dei grandi patrimoni fondiari della Chiesa, governato da un rector che lo amministrava nell'interesse del papato. La fonte principale per la storia di Gaeta durante il suo periodo ducale è il Codex diplomaticus cajetanus, una raccolta di documenti ufficiali.

Il titolo di Ipata, attestato nel IX secolo in riferimento ai signori di Gaeta, ha origine bizantina e corrisponde la latino consul. Nel 778, Gaeta fu quartier generale da cui il patrizio di Sicilia diresse la campagna contro i Saraceni che tentavano di occupare la Campania. Già nell'810 è attestata la presenza di una flotta Gaetana. Nelle carte Gaeta è citata come castrum fino all'867, dopodiché s'accresce la sua importanza tanto da essere denominata civitas. A Formia venne realizzata una domusculta da Papa Zaccaria per arginare l'espansionismo gaetano. Il Patrimonio Gaetano fu rinominato Patrimonium Traiectum, e il rettore si pose nel castrum Leopolis.

La repubblica marinara di Gaeta[modifica | modifica wikitesto]

Inizio della dinastia greca[modifica | modifica wikitesto]

Il primo console di Gaeta, Costantino, con suo figlio Marino associato al governo, fu un console bizantino, vassallo di Andrea II di Napoli. Costantino difese la città dagli attacchi dei pirati saraceni e eresse fortificazioni, costruendo periferiche e castelli.

Fu proprio con il duca Marino I, nell’anno 875, che Gaeta inizia a legiferare e a battere una propria moneta sovrana, coniando il “follaro”; ciò mostra che la città godeva di una indipendenza di fatto. Iniziò così il periodo della Repubblica marinara di Gaeta[1][2][3], che durò sino al 1140, quando il ducato fu compreso nel regno di Sicilia. Il concetto di repubblica marinara non è antico, ma è nato con la storiografia ottocentesca, che indicò con tale nome le città che godevano di un'indipendenza di fatto (come Amalfi e Gaeta) - a volte poi trasformata in indipendenza anche giuridica (come ad esempio nel caso di Venezia) - e che basavano la propria libertà sulla navigazione e sul commercio mediterraneo.

L'ascesa dei Docibili[modifica | modifica wikitesto]

Costantino di Gaeta venne rimosso, probabilmente violentemente, da Docibile I, che istituì una dinastia e confermò l'indipendenza di fatto di Gaeta.

La torre quadrata del Castello di Itri, attribuito a Docibile I.

La dinastia dei Docibili si impegnò per far progredire Gaeta mediante opere e alleanze. Unirono le forze con i loro vicini cristiani e con il Papa contro i pirati musulmani nella Battaglia di Ostia. Essi si fregiarono di un imponente palazzo e accrebbere il prestigio e la ricchezza della città. I Docibili resero Gaeta indipendente da Napoli.

Gaeta nominalmente rimase territorio bizantino fino alla metà del X secolo. A seguito della sua partecipazione alla vittoriosa Battaglia del Garigliano (915), Giovanni I di Gaeta poté espandere il suo feudo sino al Garigliano e ricevere il titolo di patricius da Bisanzio, che concesse alla sua famiglia il titolo ducale.

Al Ducato di Gaeta le fonti attribuscono nove castra: Campello, Castro Argento (presso Minturno), Fratte, Itri, Maranola, Sperlonga, Spigno, Suio e Vetera (oggi del tutto scomparso) e le città di Gaeta e Traetto.

Docibile II (morto 954) fu il primo che si poté fregiare, dal 933, del titolo di dux. Lo stesso Docibile però suddivise il territorio rendendo il suo secondogenito Marino duca di Fondi, ma il partizionamento del territorio indebolì il potere della famiglia.

Il declino dei Docibile[modifica | modifica wikitesto]

Nel 962, Gaeta si sottomise a Pandolfo Testadiferro, il longobardo principe di Capua. Nel 976, il ducato divenne vasallo di Ottone II di Sassonia e del Papa, così il suo riferimento dall'Impero d'Oriente passò a quello d'Occidente.

Gaeta diminuì in importanza alla fine del X - inizio dell'XI secolo. Nel 1012, una successione l'indebolì ulteriormente: Giovanni IV morì, lasciando un figlio Giovanni V, avuto con la moglie Sichelgaita, sorella di Sergio IV di Napoli. Giovanni V, sua nonna Emilia e suoi zii Leone I e Leone II entrarono in conflitto per il potere. La situazione si risolse nel 1025 quando Giovanni V, riparatosi nel frattempo da Sergio di Napoli, riprese il controllo del ducato con l'aiuto dei Normanni. Questo irritò Pandolfo IV di Capua che mosse guerra e conquistò Gaeta nel 1032.
La dinastia dei Docibili non avrebbe mai più recuperato il suo ducato.

Dinastia longobarda[modifica | modifica wikitesto]

Gaeta venne conquistata dai Longobardi nel 1032. Nel 1038, Pandolfo di Capua, divenuto Pandolfo I di Gaeta, venne deposto da Guaimario IV di Salerno. Guaimario non regno personalmente sul ducato per molto tempo, lasciando il potere al mercenario normanno Rainulfo Drengot. Alla morte di Rainulfo, tuttavia, i Gaetani elessero come duca il longobardo Atenolfo, Conte di Aquino.

Sotto Atenolfo e suo figlio, Atenolfo II, Gaeta rimase praticamente indipendente, ma Riccardo I, principe di Capua e suo figlio Giordano ne presero possesso nel 1058 e di nuovo nel 1062. Nel 1064, i longobardi furono espulsi e nacque la dinastia normanna: Guglielmo di Montreuil, prese il suo posto e sposò la vedova del longobardo Atenolfo I, Maria, figlia di Pandolfo I.
Il ruolo politico delle donne nel Ducato di Gaeta è stato significativo.

Dinastia normanna[modifica | modifica wikitesto]

La dinastia Normanna comprese vari duchi provenienti da varie famiglie di rilievo locale, soprattutto Normanni, fino al 1140.

Dal 1067 o 1068 al 1091, il potere fu tenuto dalla famiglia Ridello, a partire da Goffredo Ridello. Nel 1103, Guglielmo di Blosseville conquistò la città. Due anni più tardi il ducato venne preso da Riccardo II della famiglia normanna dei dell'Aquila.

Nel 1140 Gaeta fu annessa al regno di Sicilia alla morte di Riccardo III che lasciò i suoi possedimenti a Ruggero II di Sicilia.

Commerci[modifica | modifica wikitesto]

All'epoca del suo massimo splendore, la repubblica di Gaeta intratteneva commerci con le più importanti città italiane, le navi arrivavano fino a Costantinopoli e in Siria e aveva numerosi consolati in Barberia (attuali Libia, Tunisia, Algeria e Marocco). Dopo la fine dell'indipendenza continuò a commerciare olio e grano con Roma, Corneto, con la Sicilia e con la Sardegna.

Espansione di Gaeta.png

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Tratto caratterizzante dell'arte gaetana nel periodo del ducato fu la commistione di elementi di tradizioni artistiche diverse, principalmente bizantini, islamici e romanici[4].

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvatore Riciniello, Codice Diplomatico Gaetano, vol. I: Carte 1-65 Anni 830-963, La Poligrafica: Gaeta 1987.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vedi la pagina [1]
  2. ^ Guida rossa del Touring Club Italiano, volume Lazio, capitolo relativo a Gaeta. Il libro è consultabile su internet alla pagina Lazio: (non compresa Roma e Dintorni) - Google Libri
  3. ^ Salvatore Aurigemma, Angelo de Santis, Gaeta, Formia, Minturno, Istituto poligrafico dello Stato, Libreria dello Stato, 1964
  4. ^ M.T. Gigliozzi, Enciclopedia Treccani- Enciclopedia dell' Arte Medievale (1995), alla voce "Gaeta"(V. la pagina http://www.treccani.it/enciclopedia/gaeta_(Enciclopedia-dell'-Arte-Medievale)/); v. anche la pagina http://viaggi.michelin.it/web/destinazione/Italia-Italia_Centro_Sud-Gaeta/sito-Duomo-Piazza_Duomo

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvatore Aurigemma, Angelo de Santis, Gaeta, Formia, Minturno, Istituto poligrafico dello Stato, Libreria dello Stato, 1964
  • Patricia Skinner, Family Power in Southern Italy: The Duchy of Gaeta and its Neighbours, 850-1139, Cambridge University Press: Cambridge 1995.
  • Mariano Dell'Omo, Insediamenti monastici a Gaeta e nell'attuale diocesi, (Archivio storico di Montecassino. Studi e documenti sul Lazio meridionale, 5), Montecassino 1995.
  • Mariano Dell'Omo, Il monachesimo nel ducato di Gaeta (sec. IX/XII), in Pio IX a Gaeta (25 novembre 1848 - 4 settembre 1849) (Atti del Convegno di studio per i 150 anni dell'avvenimento e dell'elevazione della diocesi di Gaeta ad arcidiocesi, 13 dicembre 1998-24 ottobre 1999), a cura di Luigi Cardi, Marina di Minturno 2003, pp. 263-277.
  • Ferdinand Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile, Parigi 1907. Ed. it: Storia della dominazione normanna in Italia ed in Sicilia, trad. di Alberto Tamburrini, Cassino 2008. ISBN 978-88-86810-38-8

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]


Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]