Langobardia (thema)

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Il thema della Langobardia durante il X secolo.
Mappa del thema verso l'anno 1000.

Langobardia o Longobardia fu uno dei themata dell'Impero Bizantino presenti in Italia, creato nell'892 circa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'Italia meridionale bizantina prima dell'istituzione del tema[modifica | modifica sorgente]

Con l'arrivo dei Longobardi in Italia, i bizantini persero la parte settentrionale della penisola; inoltre, al sud, mentre le coste erano ancora in loro possesso, i passi montani vennero presto occupati dal popolo germanico.

Alla fine del VII secolo i possedimenti bizantini in Italia vennero riorganizzati nel thema di Sicilia comprendente la Sicilia, la Calabria bizantina e ciò che restava della Terra d'Otranto (praticamente solo Gallipoli). Nel 758 i Bizantini conquistarono Otranto approfittando della lotta tra il re longobardo Desiderio e il duca di Benevento, fondandovi il ducato di Otranto. Mentre il tema di Sicilia veniva progressivamente conquistato dagli Arabi, nell'876 il governatore di Otranto Gregorio prese possesso di Bari a causa delle richieste di aiuto dei Baresi, che invocavano dal duca protezione contro gli Arabi. Il gastaldo longobardo di Bari venne inviato a Costantinopoli dove giurò fedeltà all'Imperatore. Bari divenne la nuova residenza del governatore di Otranto e quello di Langobardia, ognuno di essi era governato sia civilmente che militarmente da uno strategos.

Nell'880 i Bizantini sferrarono una controffensiva contro gli Arabi in Calabria con un esercito di 35.000 uomini condotti dal protovestiario Procopio e dallo stratego Leone Apostippo. La guerra volse subito a favore dei Bizantini, che conquistarono varie città nella Calabria e nella Puglia meridionale, tra cui Taranto. Nell'882/883 la controffensiva riprese, sotto il comando di Stefano Massenzio che però non ottenne risultati e venne quindi richiamato.

Il suo successore, Niceforo Foca, conquistò non solo le ultime città della Calabria rimaste in mano araba ma riuscì anche a sottomettere i territori longobardi che separavano la Calabria e Puglia bizantine. Fu molto clemente con i vinti longobardi, esentandoli dal pagamento delle imposte e non adoperando violenze contro di loro, e la popolazione locale lo ricordò per il suo buon governo (885-886) edificando una chiesa in suo onore. Leone VI nel suo manuale di tattica lo loda come esempio di come un generale dovrebbe comportarsi nel caso dovesse riorganizzare un territorio di recente conquista.

Dopo il richiamo di Niceforo Foca a Costantinopoli (885-886), i suoi successori cercarono di ampliare le sue conquiste. Teofilatto conquistò alcune città longobarde in Campania, al che il principe di Benevento Aione, indignato, reagì prendendo Bari. L'anno successivo arrivò in Italia lo stratego Costantino che riuscì a cacciare i Longobardi da Bari. Poco dopo il principe beneventano perì e lo stratego Simbatichio, approfittando che il figlio e successore di Aione non fosse ancora maggiorenne, attaccò il principato assediando Benevento, che, dopo un assedio di due mesi, capitolò (18 ottobre 891). La sede dello stratego passò quindi da Bari a Benevento e nell'892 circa venne fondato il tema di Langobardia, che si ritiene sia stato fondato dopo la conquista di Benevento.

La perdita di Benevento e le rivolte in Puglia[modifica | modifica sorgente]

Il nuovo tema comprendeva la Calabria e la Basilicata bizantine, compresi i territori di nuova acquisizione. La capitale inizialmente era Benevento. I Bizantini tuttavia, secondo fonti filo-longobarde del X secolo, si alienarono ben presto le simpatie dei Beneventani, i quali venivano trattati come servi che venivano sfruttati imponendo loro lavori pesanti. A causa dell'ostilità dei Beneventani verso i Bizantini, lo stratego fu costretto a spostare la propria sede di nuovo a Bari, e nell'895 i Beneventani implorarono l'aiuto del marchese di Spoleto Guido, il quale li liberò dai Bizantini scacciandoli dalla città.

Nel 921 scoppiò una rivolta in Puglia, sembra appoggiata dal principe Landolfo, che inizialmente ebbe successo: infatti i ribelli occuparono tutta la Puglia e chiesero all'Imperatore di concedere il titolo di stratego di Langobardia al principe Landolfo. Nonostante il patriarca di Costantinopoli Nicola Mistico fosse parzialmente propenso ad accogliere la proposta dei ribelli, l'Imperatore rifiutò fermamente perché non poteva permettere che Landolfo potesse assumere una potenza troppo ampia, e inoltre nominare governatore di un tema italiano un italiano sarebbe stato contrario alla consuetudine bizantina di scegliere i governatori d'Italia tra gli stranieri. La Puglia venne poi evacuata dai Longobardi, non si sa bene come.

Nel 927 Landolfo invase di nuovo la Puglia bizantina e la occupò per sette anni. Alla fine, grazie all'alleanza con il re d'Italia Ugo di Provenza, Bisanzio riuscì a recuperare il controllo del territorio pugliese. Vi fu un'altra violenta insurrezione a Bari, ma anche questa venne sedata.

La guerra con Ottone II[modifica | modifica sorgente]

Nel 962 Ottone I di Germania venne incoronato Sacro Romano Imperatore dal Papa. Desideroso di cacciare i Bizantini dal meridione, l'Imperatore tedesco condusse sotto la sua sfera d'influenza i principi di Capua e di Benevento, sottraendoli alla zona d'influenza bizantina.

Nel 968, dopo aver tentato di convincere l'Imperatore di Bisanzio Niceforo II Foca a acconsentire a un matrimonio combinato tra una principessa bizantina e il figlio dell'Imperatore tedesco, Ottone invase la Puglia bizantina saccheggiando il tema e assediando Bari. La città pose però strenua resistenza ed essendo impossibilitato a porre blocco navale alla città alla fine levò l'assedio. Inviò quindi Liutprando, vescovo di Cremona, alla Corte di Costantinopoli, per cercare di convincere Niceforo II Foca a:

  1. riconoscergli il titolo di Imperatore
  2. acconsentire al matrimonio tra il futuro Ottone II e una principessa bizantina
  3. cedere l'Italia meridionale

Niceforo II rifiutò con sdegno dicendo che non avrebbe mai riconosciuto il titolo di Imperatore a un re barbaro e che tanto meno non avrebbe mai permesso che una principessa porfirogenita "romana" (così si autodefinivano i Bizantini) andasse in sposa al figlio di un re barbaro. Niceforo affermò polemicamente che avrebbe accettato ciò solo a condizione che l'Imperatore tedesco cedesse Roma e Ravenna all'Impero bizantino. Inoltre affermò anche che stava preparando un grosso esercito per cacciare i tedeschi dalla Puglia bizantina. Poco dopo arrivarono anche ambasciatori del Papa che pregarono Niceforo "Imperatore dei Greci" di far pace con Ottone "Imperatore dei Romani": furono fatti prigionieri perché avevano chiamato l'unico vero imperatore dei Romani (nell'ottica bizantina) "greco" chiamando invece un re barbaro "romano" e questo era un insulto che Niceforo non poteva sopportare.

Per il pericolo in cui correva l'Impero per via di Ottone I, i territori bizantini in Italia furono riuniti in un catepanato intorno al 970.

Questo thema era ventiquattresimo in ordine di importanza nell'Impero Bizantino, durante il X secolo. Lo strategos di questa regione venne sottoposto, a partire all'incirca dal 975, a un catapano, e il thema venne inquadrato all'interno del Catepanato d'Italia.[1] Il thema sparì definitivamente con la caduta di Bari nel 1071.

Lo strategos ed il catapano[modifica | modifica sorgente]

Lo strategos di questa regione non beneficiava di uno stipendio, pertanto riceveva parte delle tasse pagate dal suo popolo; così fu anche per il catapano, carica che si affiancò a quella dello strategos.

Altro[modifica | modifica sorgente]

La Langobardia forniva molte unità di fanteria ed alcuni dromoni.

Il capoluogo di questo thema era Bari; le altre città importanti erano Otranto e Gallipoli.

Cronotassi degli strateghi[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bisanzio in Sicilia e nel sud dell'Italia, pag. 65-66

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alain Ducellier, Michel Kaplan, Bisanzio (IV-XV secolo), San Paolo Edizioni, 2005, ISBN 88-215-5366-3
  • R. Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Newton & Compton, Roma, 2005, ISBN 88-541-0286-5
  • Adele Cilento, Bisanzio in Sicilia e nel sud dell'Italia, Magnus Edizioni SpA, Udine, 2005, ISBN 88-7057-196-3
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