Bobbio

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Bobbio
comune
Bobbio – Stemma Bobbio – Bandiera
Panorama di Bobbio
Panorama di Bobbio
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Piacenza-Stemma.png Piacenza
Sindaco Marco Rossi (Bobbio 2000 - Città d'Europa (lista civica di centro-destra)) dal 07/06/2009
Territorio
Coordinate 44°46′17.4″N 9°23′11.04″E / 44.7715°N 9.3864°E44.7715; 9.3864 (Bobbio)Coordinate: 44°46′17.4″N 9°23′11.04″E / 44.7715°N 9.3864°E44.7715; 9.3864 (Bobbio)
Altitudine 272 m s.l.m.
Superficie 106,53 km²
Abitanti 3 710[1] (1-1-2013)
Densità 34,83 ab./km²
Frazioni Vedi elenco
Comuni confinanti Brallo di Pregola (PV), Coli, Corte Brugnatella, Menconico (PV), Pecorara, Piozzano, Romagnese (PV), Santa Margherita di Staffora (PV), Travo
Altre informazioni
Cod. postale 29022
Prefisso 0523
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 033005
Cod. catastale A909
Targa PC
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 802 GG[2]
Nome abitanti bobbiesi
Patrono San Colombano,
Madonna dell'Aiuto,
santa Maria Assunta,
S. Antonio Gianelli
Giorno festivo 23 novembre, 15 agosto
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Bobbio
Posizione del comune di Bobbio nella provincia di Piacenza
Posizione del comune di Bobbio nella provincia di Piacenza
Sito istituzionale

Bobbio (Bòbi in dialetto bobbiese, Bêubbi in ligure, Bobium in latino) è un comune italiano di 3.710 abitanti[3] della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna.

Piccola cittadina di origine romana, Bobbio si trova nella media Val Trebbia.

Il territorio, abitato fin dal neolitico e con insediamenti celto-liguri, divenne romano nel 14 a.C. e nel IV secolo sorse il primo nucleo del borgo di Bobium. La sua storia si identifica soprattutto con quella dell'Abbazia di San Colombano fondata nel 614. Nell'alto medioevo l'abbazia ebbe un ruolo politico, religioso e culturale importante, i suoi possedimenti, fin dall'età longobarda e carolingia, spaziavano in zone del nord d'Italia. Nel 1014 ebbe il titolo di Città, divenendo Diocesi e Contea, prima indipendente poi sotto il Ducato di Milano, ed infine sotto i Savoia. Provincia genovese fino all'unità d'Italia. Fino al 1923 fu parte della provincia di Pavia, poi passò alla provincia di Piacenza. Fu sede vescovile fino al 1986.

La città è sede della Comunità Montana Appennino Piacentino. È una meta turistica nota per il suo passato di arte e cultura, per amanti della natura e dello sport e dei suoi monumenti, in quanto luogo ai confini tra le diverse culture di Piacentini, Liguri, Piemontesi e Pavesi.

Il centro storico ha mantenuto intatte le caratteristiche del borgo medievale. Simbolo della cittadina il Ponte Gobbo (o Ponte del Diavolo), un ponte in pietra di origine romana, che attraversa il fiume Trebbia con 11 arcate irregolari. Domina il Santuario della Madonna del Penice, che si trova sulla cima del monte omonimo. Località turistica frequentata anche in inverno grazie alle stazioni sciistiche.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Veduta di Bobbio

Bobbio si trova sulla sponda sinistra del fiume Trebbia, tra i torrenti Bobbio e Dorbida, ai piedi del monte Penice (1.460 m s.l.m.).

Il territorio comunale confina a sud con il comune di Corte Brugnatella, ad ovest con la provincia di Pavia in Lombardia, a nord con i comuni di Pecorara, Piozzano e Travo ad est con il comune di Coli.

Il paesaggio presenta un'alternanza di campi coltivati e boschi cedui.

Orografia[modifica | modifica sorgente]

Veduta di Bobbio dalla vetta del Penice

L'area bobbiese è circondata da ovest a nord dalle cime del monte Penice (1.460 m s.l.m.), Sassi Neri (1.034 m s.l.m.), Pan Perduto (1.008 m s.l.m.) con il vicino passo Crocetta, il Groppo (1.000 m s.l.m.), monte Pradegna (960 m s.l.m.). Da nord a est e sud vi sono le cime del monte Barberino (481 m s.l.m.) con il vicino passo Barberino, del monte del Lago (537 m s.l.m.), Tre Sorelle (976 m s.l.m.), il Castello (943 m s.l.m.), e dei Tre Abati (1.072 m s.l.m.), fino a scendere a sud lungo la Costa della Croce (727 m s.l.m.) fino alla piana di Telecchio e fino al Trebbia. Da sud a ovest vi sono le cime del Bricco di Carana (805 m s.l.m.), della Costa Ferrata (1.036 m s.l.m.) con il vicino bosco del comune ed il monte Gazzolo (498 m s.l.m.), continuando verso ovest lungo il confine pavese vi sono le cime delle Rocche del Casone (o di Colleri) (1.200 m s.l.m.), monte Lago (1.125 m s.l.m.) con il passo omonimo, Cima di Valle Scura (1.229 m s.l.m.), monte Scaparina (1.157 m s.l.m.) con il vicino passo Scaparina, fino a tornare al Penice. Verso nord dopo Barberino, nell'area di Mezzano Scotti, si trovano le cime di monte Mosso (1.006 m s.l.m.), monte Crigno (807 m s.l.m.), monte Lazzaro (987 m s.l.m.) con il vicino passo della Caldarola, della Pietra Parcellara (836 m s.l.m.) e della Pietra Marcia (722 m s.l.m.).

Il monte Penice da Bobbio

Il territorio comprende la "conca di Bobbio", parte della val Trebbia, che qui si allarga

Il Trebbia a monte di Bobbio

dopo l'orrido di Barberino sul fiume verso nord, per restringersi nuovamente verso sud, in corrispondenza del Bricco di Carana; in questo punto il corso del fiume diventa tortuoso, con i meandri di San Salvatore. Le cime degradano dolcemente, ma nei pressi della conca bobbiese vi sono molti calanchi che circondano tutta l'area cittadina.

Nella val Trebbia si immettono le valli del Carlone, con la "cascata termale San Cristoforo del Carlone", e dei torrenti Bobbio e Dorba. La valle del Bobbio termina con il passo Scaparina.

Presso il Penice si trova il passo omonimo e i vicini: passo delle Tre strade e passo del Brallo.

Panorama di Bobbio dal Ponte Vecchio

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Bobbio.

La zona climatica corrisponde al microclima ligure appenninico temperato.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Bobbio.
Il Castrum di Bobbio nella Regio IX Liguria Augustea

Il nome della città viene dal "saltus Boielis" (Monte Penice), toponimo di origine celto-ligure e dall'omonimo torrente alle cui sponde sorse il primitivo abitato dopo la conquista romana del territorio dal 14 a.C. Il primo nucleo del borgo romano di Bobium risale al periodo della romanizzazione del IV secolo (sotto il municipio romano di Velleia).

Quando nella seconda metà del VI secolo i Longobardi scesero in Italia e conquistarono Pavia, loro capitale dal 572, il presidio romano di Bobium venne assegnato al duca Sundrarit, che prese in concessione anche le saline.

San Colombano

La storia di Bobbio è connessa dall'Alto Medioevo con la costruzione dell'Abbazia di San Colombano nel 614, da parte dell'abate e missionario irlandese Colombano, uomo d'azione ed evangelizzatore d'Europa.

Il primo nucleo monastico era di quattro miglia intorno al monastero e contava su metà della produzione delle saline, mentre l'altra metà continuava a spettare al duca longobardo. Successivamente il territorio crebbe e l'uso delle saline sarà totale.

L'Abbazia di San Colombano

Durante l'Alto Medioevo Bobbio, al pari di Montecassino, fu un importante centro culturale, riferimento per la sua biblioteca o scriptorium, collegata con i vari monasteri sparsi in Italia e all'estero.

Con la caduta del Regno longobardo ad opera dei Franchi di Carlo Magno (774), il monastero ricevette ulteriori benefici dal nuovo sovrano. Nell'834 venne nominato abate Wala, cugino di Carlo e suo consigliere.

In quel periodo la cittadina divenne il centro del Feudo monastico di Bobbio grandissimo ed esteso nella zona della Val Trebbia, dell'Oltrepò Pavese, della Val Curone, della Val Staffora, della Val Tidone, della Val d'Aveto fino in Liguria e Toscana, ma con possedimenti anche nel Monferrato, nelle Langhe fino a Torino.Era inoltre formato da altri terreni e piccoli feudi sparsi per tutta l'Italia settentrionale, dalle coste del Mar Ligure al Piemonte e al lago di Como, al lago di Garda, le zone del Ticino e del Po, fino al Mare Adriatico, con una flotta di imbarcazioni che collegavano Pavia con la Svizzera e per il Po i possedimenti sul Mincio, di Mantova, Comacchio, Ferrara, Ravenna, Venezia ed Ascoli Piceno, ma anche sul mare con i porti liguri di Moneglia e Porto Venere. Vi furono possedimenti nel Lodigiano (San Colombano al Lambro), nella Val Pellice (Bobbio Pellice), in Valsassina (Piani di Bobbio), in Liguria (San Colombano Certenoli), lungo la zona appenninica per la Via degli Abati (antica Via Francigena) da Bobbio passando per Bedonia, Bardi, Borgo Val di Taro, Berceto, il passo della Cisa e Pontremoli, in Lunigiana, nella Val Fontanabuona, nella Val di Vara e Val di Magra ed in Garfagnana, ecc.

L'Italia suddivisa fra longobardi e bizantini

Il feudo ebbe la protezione imperiale e papale e l'abate era nullius dioeceseos (Abbazia territoriale) e dal 643 vi era anche la carica di Abate mitrato, ed era difeso anche dagli Obertenghi, in esso i monaci vi avevano costruito numerosissimi monasteri sia secondo la regola colombaniana che benedettina e vi coltivavano le terre in modo intensivo, specie impiantando anche vigneti, oliveti e castagneti e costruendo mulini; inoltre vi erano numerosi allevamenti specie di pecore per l'utilizzo della pergamena per lo scriptorium, sia di Bobbio che nei vari monasteri. Inoltre si trovavano monasteri sparsi all'estero dalla Spagna fino alla Germania, in Irlanda ed in Inghilterra, collegati da numerose strade percorse da pellegrini e da monaci.

Vi furono edificati numerosi castelli e fortificazioni sul territorio a protezione anche religiosa, specie nel periodo delle invasioni musulmane.

Nell'883 l'abate Agilulfo iniziò la costruzione del nuovo monastero dove si trova attualmente; nel X secolo iniziò la prima decadenza anche per l'affievolirsi della protezione imperiale e papale e molti feudi passarono direttamente agli Obertenghi e poi ai vari rami famigliari. Una ripresa la si deve attorno al 983 all'abate Gerberto di Aurillac, futuro papa Silvestro II.

Il Duomo di Bobbio dal XI sec. il nuovo centro del potere cittadino

Il 14 febbraio del 1014, grazie all'interessamento dell'imperatore Enrico II, Bobbio divenne sede vescovile ed ottiene il titolo di città. Primo vescovo fu l'abate Pietroaldo, che assommò le due cariche (divenendo quindi abate-vescovo con diocesi esente, ossia soggetta alla Santa Sede). L'unione delle due cariche venne scissa immediatamente dopo Pietroaldo. Nel 1046 il vescovo Luisone ricevette il titolo di conte. Il vescovo-conte Guarnerio (1073 - 1095) iniziò a costruire la nuova cattedrale, ma la sua politica, favorevole a Enrico IV, lo fece cadere in disgrazia. Scomunicato nel 1081, nel 1095 abbandonò la cattedra vescovile e la contea.

Nel 1133 la diocesi di Bobbio, fino ad allora abbazia territoriale, diventò diocesi suffraganea alla nuova sede metropolitana di Genova.

La Contea di Bobbio (dalla Carta del Borgonio, secolo XVII)

La Contea di Bobbio fu ridotta alla Val Trebbia fino a Torriglia, alla Val d'Aveto fino a Santo Stefano d'Aveto (Ge), all'Oltrepò, alla Val Tidone (Pecorara, Pianello Val Tidone) e alla Val Curone; gli altri feudi sono persi e dati agli Obertenghi e ciò verrà confermato anche dall'imperatore Federico il Barbarossa nel 1164, che toglierà altri territori alla Contea a vantaggio dei Malaspina discendenti dagli Obertenghi.

Il Duomo romanico risale all'XI secolo, il monastero di San Francesco (visibile vicino all'omonima piazza) è del 1230.

Il castello Malaspina-Dal Verme sede del potere dal '300

Il primo comune si formò nel XII secolo e nel 1176 partecipò con il suo esercito alla battaglia di Legnano. Nel 1304 diviene Signoria sotto Corradino Malaspina che vi costruì il castello sopra l'antico monastero protoromanico. Verso la fine del XII secolo la città venne cinta da mura, ancora visibili in alcuni punti, con cinque porte: Frangula, Alcarina, Agazza, Legleria e Nova. Il tessuto urbano crebbe attorno al complesso monastico del IX secolo; durante il XIV secolo venne diviso in terzieri: del Castello, del Duomo, di Porta Nova.

Nel 1341 passò ai Visconti e poi dal 1387 ai conti feudatari Dal Verme (infeudati dal 1436), assieme alla contea di Voghera ai feudi di Pecorara, Pianello Val Tidone, Castel San Giovanni (perso nel 1485) e della Valsassina (perso nel 1647), fino al 1805.

Nel 1516 Bobbio diviene Marchesato sotto i Dal Verme e comprende varie contee [Voghera, Tortona (con il Vescovado) e la signoria del Malaspina], nel 1593 Voghera diventa autonomo sotto un'altra signoria ma sempre sotto il Marchesato.

La Provincia di Bobbio

Nel 1743 Bobbio diviene Provincia di Bobbio, fino al 1861 e passa ai Savoia; nel 1770 il Marchesato ormai superato è abolito. Nel 1797 con l'abolizione dei feudi imperiali da parte di Napoleone e il riordinamento dei territori Bobbio diviene Arrondissement francese (le province erano state abolite). Dal 1801 la città venne annessa alla Francia.

Il Monumento ai caduti nei giardini di piazza S. Fracesco

Nel 1815, caduto l'Impero Napoleonico, tornò ai Savoia e divenne capoluogo dell'omonima provincia, compresa nella Divisione di Genova. Con l'emanazione del Decreto Rattazzi (1859) la provincia venne sostituita dall'omonimo circondario, senza modifiche territoriali, ma nell'ambito della Provincia di Pavia. Nel 1923 il circondario fu soppresso (il suo territorio venne suddiviso fra le province di Pavia, Genova e Piacenza) e la città aggregata alla Provincia di Piacenza[4]. In quell'anno venne anche soppresso il Tribunale mandamentale.

Dopo il passaggio della frazione di Dezza e del suo territorio, fino al 1746 sotto Brallo di Pregola e poi sotto Bobbio, nel 1766 si hanno i passaggi di Cà di Malosso, Castellina e Boschini per la ridefinizione dei confini con il Ducato di Parma e Piacenza, mentre nel 1923 il comune di Bobbio incorporerà le frazioni di Bertuzzi e Callegari, prima sotto il comune di Coli, nel 1927 la frazione Mezzano Scotti viene scorporata dal comune di Travo e viene aggregata al comune di Bobbio.

Durante la Seconda guerra mondiale, venne liberata dal movimento resistenziale locale nell'estate del 1944. Dal 7 luglio fino al 27 agosto di quell'anno, quando venne nuovamente occupata da truppe della R.S.I., la città ebbe un'amministrazione partigiana e fu uno dei primi esempi di "Città libere" del nord Italia.

Bobbio è inoltre sede di un'ampia circoscrizione elettorale della media Val Trebbia e del Comando compagnia Carabinieri. Vi è inoltre un distretto giudiziario con il Giudice di pace ed una sede distaccata di ricerca universitaria.

Panorama del centro storico di Bobbio, dal castello al ponte Gobbo

La città diventò nel medioevo un centro cosmopolita di arte, cultura e scienza.

In una delle dichiarazioni di Colombano è facile intuire la sua visione: "Siamo membra di uno stesso corpo, sia che siamo Galli, Britanni o Iberi o di qualsiasi altra popolazione". Fu il primo a citare l'Europa (tutus Europae) in una delle lettere al papa Gregorio Magno auspicandone l'unione delle nazioni in un solo popolo cristiano.

Stemma

Considerata la presenza delle spoglie mortali del santo, la città è sata spesso meta di alte personalità straniere, tra cui capi di stato irlandesi, presidenti del Parlamento europeo e membri del corpo diplomatico.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Lo stemma cittadino è costituito da una croce latina rossa in campo bianco, simbolo di San Giorgio, e da due colombe bianche, una a destra e l'altra a sinistra nella parte alta e che si guardano tra loro, simbolo di San Colombano. Lo stemma è riprodotto anche sul sepolcro del Santo nella cripta dell'Abbazia.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Pianta del centro storico di Bobbio

Architetture storiche, religiose e civili cittadine[modifica | modifica sorgente]

Panorama di Bobbio e l'Abbazia dal castello
  • 1 Abbazia di San Colombano (Basilica in piazza S. Colombano[5], Monastero e musei, Porticato e giardini di piazza S. Fara) (IX sec.)
  • Le antiche Carceri di Bobbio ed il Mulino del Monastero (struttura monastica IX sec.)
  • Chiesa della Madonna delle Grazie (ex ospedale-farmacia monastica del IX sec., cinematografo dal 1910 e ostello)
  • Convento delle suore Gianelline (istituto ex collegio sorto nel 1960)
  • 2 Castello Malaspina-Dal Verme (XIV sec.)
  • Parco del castello
  • Antico quartiere alto medievale Castellaro con il porticato (IX sec.)
Piazza Santa Fara con l'Abbazia
  • 3 Duomo di Bobbio (Cattedrale di S. M. Assunta[6], Palazzo Vescovile, Antico seminario e Archivi storici Bobiensi) (XI sec.)
  • Piazza del Duomo, gli antichi portici e gli storici Palazzi Bobiensi
  • Palazzo Brugnatelli (portici e capitello cubico con testa apotropaica XIII sec.)
La chiesa di San Lorenzo
  • Palazzo della Farmacia (XV sec.)
  • Mulino del Vescovado (mulino medioevale del vicolo Pertusello oggi edificio privato XII sec.)
  • Palazzo Castelli (XVII sec.)
  • Palazzo di Porta Nova con i portici (XV sec.)
  • 4 Chiesa di San Lorenzo (XII sec.)[7]
  • Convento e Chiesa di San Nicola (ex chiesa e convento XVII sec.)
  • 5 Palazzo Alcarini e della regina longobarda Teodolinda (XIV sec.)[8]
Piazza San Francesco con la fontana
Palazzo Alcarini o di Teodolinda
  • 8b Palazzo Comunale (sala Auditorium S. Chiara, archivio storico, centro culturale e biblioteca)
  • Antica locanda alla Paolina (edificio medioevale oggi privato ristrutturato con l'insegna postale)
  • Palazzo Calvi (XV sec.)
  • Palazzo dei Donati con il vicolo della Stretta (XV sec.)
Il Municipio ex monastero di S. Chiara
  • Palazzo Buelli (XVI sec.)
  • 9 Palazzo Olmi (XVII sec.)[10]
  • 10 Palazzo Malaspina (XII secolo)
  • Piazza di Porta Fringuella (portici del XII secolo)
  • Mulino del Comune (XII sec. rimaneggiato)
  • Antica contrada di S. Giuseppe (edifici in pietra del XII sec.)
  • Mulino contrada S. Giuseppe (XII sec.)
  • 11 Palazzo Tamburelli e ostello comunale (XVIII sec.)
  • 12 Ponte Vecchio o Gobbo (simbolo della città - epoca romana e successiva)
Il Ponte Vecchio o Gobbo, dall'antichità il simbolo della città
  • Il Borgo le antiche mura ed il Mulino Ocelli (XII sec.)
  • Statua di San Colombano, posta all'entrata del paese per chi proviene da Piacenza
Il Santuario dell'Aiuto
  • Statua di Sant'Antonio Gianelli, posta all'entrata del paese per chi proviene da Genova
  • Nuovo Seminario Vescovile (edificato da Mons. Zuccarino nel 1957)
  • Torretta di Valgrana (XIII sec.)
  • Ponte di San Martino
  • Villa Renati (edificio privato sorto sui resti del monastero di S. Martino del VII sec.)
  • Terme di Bobbio
  • Terme di rio Foino (300 m. dopo il Ponte Gobbo, sorgente e vasche ad accesso libero)
  • Centro sportivo Candia (stadio comunale, piscine, campi da tennis e campo da volley)
La chiesa di San Policarpo di Ceci
La chiesa di S. Pietro di Dezza

Architetture storiche, religiose e civili dei dintorni[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di S. Paolo di Mezzano
La chiesa di San Cristoforo
La chiesa di Santa Maria
La chiesa di S. Eustachio di Vaccarezza
Il Santuario della vetta del Penice
  • Cappelletta dei militari del presidio e operatori RAI, situata sul Penice poco prima del Santuario.
  • Monumento a San Colombano, patrono dei motociclisti, situato al Passo Penice, venne inaugurato il 23 novembre del 2002 dal Primate d'Irlanda Mons. Daly, Paolo Sesti, presidente della Federazione Motociclistica Italiana (FMI) e dall'Associazione Amici di San Colombano.
  • Oratorio di San Carlo Borromeo (privato), nella frazione di Poggio d'Areglia, alle dipendenze della parrocchia di Mezzano. Sorto nel 1610 come cappella del Castello degli Scotti.
  • Oratorio Cuore Immacolato di Maria, nella frazione di Arelli. La chiesetta sorse come cappella della cella monastica del X secolo[18] dipendente dalla chiesa di S. Ambrogio oggi scomparsa, l'edificio rimaneggiato più volte è alle dipendenze della parrocchia del Duomo.
  • Oratorio dello Sposalizio della Vergine (privato), nella frazione di Cadonica. La cappella sorse nel XVII secolo come cappella del centro monastico sorto nel 1460 dopo l'abbandono e la distruzione del Monastero di S. Paolo di Mezzano. L'edificio rimaneggiato nel XIX secolo è alle dipendenze della parrocchia di Mezzano.
  • Cappella di San Lorenzo, nella frazione Case S. Lorenzo di Fosseri, alle dipendenze della parrocchia di Mezzano.
  • Chiesa di Sant'Andrea[19], nella frazione di Cassolo, sorto nel XVI secolo, alle dipendenze della parrocchia di Mezzano.
  • Oratorio della Beata Vergine di Caravaggio, nella frazione di Casteghino. Sorta su di un'antica cappella[20] preesistente nel 1835, alle dipendenze della parrocchia di S. Maria.
  • Oratorio di San Carlo (privato), nella frazione di Degara. Sorse come cappella di S. Gaudino della cella monastica nel X secolo per opera del monaco di Bobbio Auderado, nel 1631 venne riedificato e dedicato a S. Carlo; alle dipendenze della parrocchia del Duomo.
  • Oratorio di San Martino (privato), nella frazione di Fognano. Sorse nel XIX secolo come luogo di culto e di preghiera di Sant'Antonio Gianelli nelle vicinanze della villa del vescovado, alle dipendenze della parrocchia del Duomo.
  • Oratorio della Madonna del Rosario[21], nella frazione di Freddezza, sorto nel XIII secolo come cappella di San Cristoforo, alle dipendenze della parrocchia di Mezzano.
  • Oratorio di San Giovanni Battista e Sant'Enrico II Imperatore (privato), nella frazione di Gorra, alle dipendenze della parrocchia di S. Maria. Edificato nel 1877 da Clara Fossa Della Cella, per sua volontà venne dedicato anche a S. Enrico II Imperatore del S.R.I., che diede nel 1014 a Bobbio il titolo di città e sede vescovile.[22]
  • Chiesa della Beata Vergine di Caravaggio, nella frazione di Lagobisione. L'attuale moderno edificio[23] venne edificato nel 1970, in sostituzione della cappella sorta nel 1841 oggi restaurata, è alle dipendenze della parrocchia del Duomo.
  • Oratorio della Beata Vergine di Caravaggio, nella frazione di Lagobisione. Cappella sorta nel 1841 nel paese, un tempo dipendenza della chiesa di San Carlo di Degara. Recentemente restaurata è stata ricuperata al culto[24].
  • Chiesa di San Rocco, nella frazione di Piancasale. La chiesa di origine medioevale, sorse come dipendenza della chiesa di S. Ambrogio oggi scomparsa, venne riedificata nel 1855[25], dopo lo sviluppo urbano della frazione, è alle dipendenze della parrocchia del Duomo.
  • Oratorio della Madonna di Caravaggio, antico luogo di culto nei pressi della Pietra Parcellara e della frazione di Brodo, alle dipendenze della parrocchia di Mezzano.
  • Oratorio di San Salvatore, nell'antico borgo della frazione omonima. Sorse nel 975[26], con modifiche successive, come oratorio della cella monastica documentata nel IX secolo, alle dipendenze della parrocchia di S. Colombano.
L'ingresso del Museo etnografico di Cassolo
Il castello del Dego di fronte monte Barberino
  • Castello del Dego (o di Barberino) (di proprietà privata), fortilizio edificato nel XIII secolo attualmente dei Malaspina.
  • Ruderi del Castello di Ajguera, fortilizio sorto nel XIV secolo da parte degli Scotti, distrutto nel 1516 dal conte Federico Dal Verme e ricostruito sempre dagli Scotti, oggi ne rimangono le rovine.
  • Castello degli Scotti (privato), fortilizio edificato nel 1488 nella località Poggio della frazione Areglia o Area da parte di Bartolomeo Scotti, distrutto dai Dal Verme nel 1516, venne riedificato dopo poco, attualmente ristrutturato.
  • Mulino di Areglia, antico mulino del borgo, attualmente macina ancora cereali per l'alimentazione animale.
  • L'antico Mulino Erbagrassa di Ceci, attualmente visitabile come mulino didattico.
  • Resti del Castello di Mezzano Scotti (proprietà privata).
  • Torre di Cadonica, sorto come nuova sede monastica nel 1460 assieme al nuovo monastero, dopo l'abbandono e la distruzione del Monastero di S. Paolo di Mezzano, nei pressi l'Oratorio il Mulino.
  • Mulino di Cadonica (privato), edificato dai monaci di Cadonica, nei pressi un antico ed ampio cunicolo sotterraneo in pietra ancora oggi visibile, era percorribile anche a dorso di mulo per i traffici del monastero.
  • Antica fornace di Canneto, resti dell'antica fornace sorta in epoca romana e rimasta in attività fino al 1950.
  • Colonia elioterapica Carenzi, rimangono i resti della colonia del 1937, sorta sulle Terme di S. Ambrogio e che sfruttava anche le sorgenti termali saline di S. Ambrogio.
  • Casa rifugio di Villa Gorra (privata), edificata nel XVII secolo per i viandanti e pellegrini che valicavano il Penice.
La Casa Fortificata nel nucleo storico del borgo di San Cristoforo
  • Borgo di San Cristoforo, con la Casa Fortificata, edificio del IX secolo sorto come cella monastica e rimaneggiato assieme alle case adiacenti, nei pressi i resti della cappella di S. Giacomo (privata) trasformata in cascina e cantina. A qualche km. sul torrente Carlone, il Mulino Peveri (ora casa privata), sorto nel XIX dopo l'abbandono del vicino ed antico Mulino della Cavanna, di cui rimangono i pochi ruderi.
  • Casa Fortificata di Moglia (privata), antico convento documentato nel 862, della locale cella monastica sorta nel VII secolo. L'edificio recentemente rimaneggiato aveva un refettorio centrale con volta ad arco a cui si affacciavano a cerchio le celle dei monaci e la cucina senza camino era collocata al centro del pavimento. Uno dei pochi esempi architettonici antichi attualmente rimasto.[27]
  • Mulino di Piancasale
  • Ruderi del Castello dei Monticelli (o Castel Pero), nella località Poggiolo di Vaccarezza, il castello della nobile famiglia dei Monticelli è documentato nel XIV secolo, abbandonato dopo il passaggio ai Malaspina, oggi ne restano poche tracce.
  • Villa Costanza (di proprietà privata), antico palazzo dei Malaspina nella frazione di Vaccarezza.

Luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

  • Monte Penice
  • Passo Penice e gli impianti sciistici
  • Ceci ed il centro sportivo di sci di fondo Le Vallette
  • Barberino e l'Orrido, il monte è situato alla sponda destra del Trebbia, antico confine romano del pagus di Bobbio, documentato sempre come confine della Contea di Bobbio nel 972, rimase confine del Ducato di Parma e Piacenza e dell'Emilia fino al 1923, quando Bobbio divenne emiliana e piacentina.
  • Mezzano Scotti
  • Il Borgo di San Salvatore ed i meandri sul Trebbia
  • Santa Maria
  • Pietra Parcellara
  • Monte Pradegna
  • Antico villaggio del Groppo (ruderi e ritrovamenti neolitici e liguri)
  • Piccolo borgo di Embrisi, località ormai abbandonata di Embrici sopra Mezzano, vi è la presenza di antichi edifici in pietra locale e manufatti e sculture in arenaria scolpite, di notevole interesse le facce e le testine apotropaiche.[28]
  • Cascata termale del Carlone di San Cristoforo
  • Valle del Carlone
  • Mogliazze, frazione con tipiche case in pietra e tetti in lastre di arenaria.
  • Samboceto, piccolo borgo fantasma sopra Mezzano ormai disabitato con tipiche case in pietra e tetti di arenaria.
  • Telecchio, piccolo borgo con origini celtico-ligure divenuto cella monastica nel X secolo, circondato dal comune di Coli, legato alla chiesa di S. Michele della Spelonca.
  • Bosco del Comune
  • Fontana dei Ramari di Bobbio
  • Via degli Abati (Via Romea e derivazione della Via Francigena)
  • Sentiero medioevale per il Santuario del Monte Penice
  • Via Piancasale-Terme di Bobbio, Vie panoramiche Bobbio-Mezzano, Bobbio-S. Martino-Carana-Pietranera, Bobbio-Dezza-Brallo (escursioni a piedi, bicicletta e cavallo)

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[29]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati Istat al 1 gennaio 2013[30] i cittadini stranieri residenti a Bobbio sono 410, pari al 11,05% della popolazione comunale. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Pos. Cittadinanza Popolazione
1 Macedonia Macedonia 142
2 Romania Romania 83
3 Ucraina Ucraina 51
4 Ecuador Ecuador 16
5 Bulgaria Bulgaria 13
6 Marocco Marocco 12
7 Egitto Egitto 10
8 India India 8
9 Moldavia Moldavia 7
10 Russia Russia 3

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto bobbiese.

Nel panorama dei dialetti della provincia, quello bobbiese vanta proprie peculiarità, sia fonetiche che morfologiche e lessicali, rispetto al piacentino propriamente detto. Ciò è dovuto alla posizione geografica lungo la via di collegamento tra la Pianura Padana e il Genovese, dove il Piacentino confina con Liguria e Piemonte. Hanno influito inoltre le vicende storiche, essendo Bobbio passata sotto numerose dominazioni nel corso dei secoli: liguri, celti, romani, longobardi, franchi, signorie dei Visconti e degli Sforza, Spagna, Austria, repubbliche di Genova e Ligure, Piemonte, Lombardia ed infine sotto la provincia di Piacenza nel 1923, rimanendo sempre autonoma; quindi il dialetto locale non poteva che subire varie modifiche e influenze e rimanendo unico e non assimilabile.

Del dialetto di Bobbio oltre al dizionario ci sono numerosi scritti e sono tipici il calendario ed il lunario bobbiesi, oltre a feste locali, folcloristiche e teatrali curate dalla Ra familia Bubièiza.

Religione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Piacenza-Bobbio.

La sede vescovile di Bobbio nacque nel febbraio del 1014 per opera dell'abate e poi anche vescovo Pietroaldo con l'autorizzazione dell'imperatore Enrico II e del papa Benedetto VIII. Il 20 marzo 1133 la diocesi di Bobbio-San Colombano divenne suffraganea della nuova sede metropolitana di Genova, alla quale venne unita dal 1986 al 1989, quando fu aggregata alla sede di Piacenza con la quale forma tuttora la diocesi di Piacenza-Bobbio. Sede diocesana del vicariato di Bobbio, Alta Val Trebbia, Aveto e Oltre Penice a cui dipendono numerose parrocchie di comuni piacentini, pavesi e genovesi. Parrocchie sul territorio del comune di Bobbio:[31] Nel comune vi sono 8 parrocchie, in città le parrocchie del Duomo e di S. Colombano, nelle frazioni le parrocchie di Ceci, Dezza, Mezzano Scotti, San Cristoforo, Santa Maria e Vaccarezza.

Leggende[modifica | modifica sorgente]

Leggenda del Ponte Gobbo o Ponte del Diavolo[modifica | modifica sorgente]

Il "Ponte del Diavolo"
Il Ponte Vecchio o Ponte Gobbo sul fiume Trebbia

Nel medioevo, la costruzione di un ponte era un'opera di grande ingegno, considerata quasi prodigiosa. Per questo la costruzione dei ponti ha dato origine a molte leggende, che spesso avevano come protagonista il diavolo, in quanto congiungere due luoghi che la natura (e Dio) aveva voluto separati era vista da molti come un'opera "diabolica". Una di queste leggende riguarda il Ponte Gobbo, detto anche Ponte Vecchio o ponte del Diavolo. La leggenda narra che San Colombano volesse costruire un ponte per unire le due sponde. Il Diavolo si offrì di costruirlo in una sola notte, a patto di possedere l'anima del primo che lo attraversasse. San Colombano accettò e il Demonio costruì il ponte con l'aiuto di un gruppo demoni di altezza e corporatura diversa, da cui la caratteristica gibbosità e l'irregolarità del ponte. Al mattino il monaco irlandese tenne fede alla parola data, ma visto che il ponte non era "normale" gabbò il demonio facendovi passare per primo un cane (una tradizione antica vede come animale sacrificale l'amico orso).

Altre leggende[modifica | modifica sorgente]

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Editoria[modifica | modifica sorgente]

Dal 1903 la diocesi di Bobbio pubblica un settimanale cattolico, chiamato La Trebbia[32], distribuito oggi nei comuni di Bobbio, Coli e Corte Brugnatella (l'antico pagus Bagienno), oltre che abbonamento. Oltre alle informazioni di interesse religioso, il settimanale s'interessa della degli eventi culturali e della cronaca locale del Bobbiese e dei comuni dell'Alta Val Trebbia e della Val d'Aveto, oltre che della storia e delle tradizioni locali.

Il regista Marco Bellocchio

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Il regista Marco Bellocchio, la cui famiglia è originaria di Bobbio, ha girato in città e nelle immediate vicinanze il suo primo film di successo, I pugni in tasca. Molti bobbiesi recitarono nel film come comparse. Marco Bellocchio cura ogni anno attività culturali legate al cinema, in particolare dirigendo il Laboratorio Farecinema e il Festival cinematografico Bobbio film festival (con rappresentazioni nel periodo estivo). Nel 2010, nel suo film Sorelle mai, Bobbio è di nuovo set cinematografico per raccontare la storia di una ragazzina bobbiese che preferirà vivere con le prozie pur di non lasciare il paese natìo.

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Nella biblioteca dell'abazia, nel 1815, il cardinale Angelo Mai rinvenne il celebre "Palinsesto Ambrosiano"

Il cenobio di Bobbio e la sua biblioteca – tra le più ricche dei primi secoli del medioevo – vengono citati nel romanzo di Umberto Eco Il nome della rosa.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Quattro province.
Bani il pifferaio

Posizionata nel cuore delle quattro province, Bobbio può vantare una tradizione musicale molto antica, legata all'uso di uno strumento, il piffero (oboe popolare ad ancia doppia), che accompagnato dalla fisarmonica, porta con sé un vasto repertorio di brani che scandivano i vari momenti della vita della comunità. Oltre che per il ballo (famosa la giga di Bobbio Bala Ghidon), vi sono brani per il cantamaggio, con la variante della festa della Santa Croce, il matrimonio, la leva (Leva levon a Santa Maria) e che ricordano luoghi e fatti legati al passato (la canzone del Draghin). Nelle feste da ballo, oltre a valzer, polca e mazurca si possono incontrare danze arcaiche come: l'alessandrina, la monferrina, la giga a due.

Il gruppo musicale de I Müsetta anima feste e celebrazioni e ha portato queste musiche anche all'estero: in Francia, Irlanda, Spagna e Olanda. Nella frazione di Degara si trova il laboratorio di Bani dove costruisce pifferi e cornamuse (tra cui la müsa appenninica); grazie al suo lavoro la tradizione dei balli, delle musiche e della costruzione degli strumenti non andrà persa ma anzi ha trovato nuovo vigore e diffusione anche tra i giovani. Tradizionale appuntamento in Bobbio con la rassegna "Codi d'osteria e Canti popolari".

Dal 1998 opera in città il Coro Gerberto[33], riproposizione dell'omonimo coro fondato nel 1967 e intitolato all'abate di San Colombano, Gerberto di Aurillac, poi eletto papa col nome di Silvestro II. Il repertorio del coro, comprendente trenta elementi, include oltre a canti tradizionali della montagna, anche canti del folklore internazionale e rielaborazione di pezzi di autori moderni. Il coro annovera diverse partecipazioni a concerti e manifestazioni in Italia e all'estero, l'incisione di un album e l'organizzazione delle rassegne corali "Salve o mia montagna", "Cori nel chiostro" e "Concerto di Santo Stefano". Marco Bellocchio ha girato il cortometraggio Il maestro del coro presentato nel 2001 al Torino Film Festival.

Gastronomia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina piacentina.

Nell'ambito della cucina piacentina, Bobbio occupa una posizione di rilievo potendo annoverare una serie di originali piatti tipici locali e dolci che si tramandano da molte generazioni:[34]

  • gnocco fritto con salumi piacentini
  • bortellina - burtlëina, frittella sottile tipo piadina composta da farina, acqua e sale accompagna o sostituisce i salumi
  • maccheroni con l'ago (da calza) - macaròn fàt cón l'angùcia (farina, uova, olio, acqua)
  • pinoli alla ricotta o pìn ant. pé da lésa (piede di slitta per la forma tipica) (farina, ricotta, bietole o spinaci, uova, Grana Padano e noce moscata - una variante moderna vede l'aggiunta delle patate)
  • malfatti, gnocchetti composti da ricotta e bietole e cotti al forno
  • agnolotti alla bobbiese, al sugo di stracotto o di carne - anvìn (pasta con ripieno di carne, manzo, salsiccia, uova pan grattato, grana, noce moscata); di formato più piccolo gli anolini si fanno in brodo
  • tortelli alla piacentina - turtéi cun la cua (pasta con ripieno di magro: ricotta, spinaci, Grana Padano, noce moscata, uova e sale) conditi con burro e salvia
  • tortelli di ortica - turtèi (pasta con ripieno di magro, variante dei classici tortelli piacentini con ricotta, ortica, grana, uova) solitamente conditi con burro e salvia o sugo di funghi
  • pisarei e fasö, primo piatto di gnocchetti e fagioli borlotti lessati al sugo di pomodoro
  • lasagne alla bobbiese (a strati con besciamella mista a sugo di carne e sugo di funghi)
  • torta di riso alla bobbiese, torta di riso, verdure, uova e grana
  • stracotto alla bobbiese (con carne di manzo, burro, olio, aglio piacentino, farina, cipolla, vino rosso secco, sale, pepe, noce moscata, rosmarino, alloro, salvia, carote, sedano, salsa di pomodoro)
  • agnello alla bobbiese (costine di agnello rosolate e cotte in brodo, sale, aglio e prezzemolo)
  • brachettone alla bobbiese - bractòn, sorta di zampone fatto con la spalla di maiale, conciato e stagionato, cotto in umido servito con polenta o purè
  • lumache bobbiesi in umido - e lümàs (lumache, cipolla, carote, porro, sedano, salsa di pomodoro, vino bianco, olio, burro, pepe), cui è dedicata una sagra e che si consumano la vigilia di Natale
  • verdure ripiene al forno, zucchine e cipolle lessate e ripiene (uova, sale, pan grattato, formaggio grana e parte della verdura svuotata)
  • verzolini o cavolini (cavolo verza), foglie di verza avvolte con il ripieno (uova, pan grattato, formaggio grana, trito di manzo e salsiccia)
  • torta di mandorle (di tre tipi, croccante, ripiena e morbida)
  • ciambelline salate (buslanin)
  • ciambelle dolci (buslàn)
  • canestrelli
  • torta la Sabbiosa
  • focaccia di Natale (farina, miele, lievito di birra, uova, uva sultanina, zucchero, burro, latte)
  • croccante di mandorle - U crucant (zucchero e mandorle tostate intere e a pezzi)
  • frittelle - farsö (farina, zucchero, uova, burro e sale), si usa anche riempirli con miele o confetture liquide; tièpici nelle feste di San Giuseppe e a Carnevale
  • marmellate e miele biologici
  • mostarda di frutta (pera, mela)
  • liquori tipici dai frutti e bacche come il Brugnolino - Bargnulìn dalle bacche di prugnolo dopo fermentazione co acqua, alcol e zucchero
  • funghi e tartufi

Bobbio è nota anche per i salumi - salami, coppe, pancette piacentini D.O.P, salamini di vario tipo, cotechini e zampone - e per la produzione dei vini Colli piacentini D.O.C.

Persone legate a Bobbio[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Feste religiose[modifica | modifica sorgente]

Bobbio Film Festival[modifica | modifica sorgente]

Allestimento per il concorso del Bobbio Film Festival

La città di Bobbio ha il suo Festival cinematografico diretto da Marco Bellocchio esso nasce dal Laboratorio Farecinema nel 1996, e poi diverrà il concorso cinematografico Bobbio Film Festival.[35] “Farecinema – incontro con gli autori” nasce da un’idea di Marco Bellocchio che ha voluto creare nella sua città, Bobbio, un laboratorio per insegnare l’arte della regia cinematografica. Già dalla prima edizione del 1996, si è tenuta, collateralmente al laboratorio, una rassegna serale di film aperta al pubblico con un cineforum al termine delle proiezioni dove partecipavano personaggi rappresentativi del film proiettato. Nel 2005 la rassegna diventa Festival prendendo il nome di “Bobbio Film Festival” e Marco Bellocchio istituisce il premio “Il Gobbo d’Oro” con riferimento al simbolo di Bobbio, il medievale Ponte Gobbo, che andrà a premiare il film giudicato il migliore tra quelli proposti. Alla rassegna collabora il cinema locale che si trasferisce nel chiostro dell'abbazia di San Colombano dove si tiene tradizionalmente l'evento. Parallelamente continua il laboratorio Farecinema che diverrà una scuola di regia e recitazione, e la città di Bobbio e dintorni diventano anche un set cinematografico con la possibilità di partecipazioni di comparse anche prese dalla strada. Dal 2010, all'interno del festival, si tiene un seminario di critica residenziale, a cura della rivista duellanti.

Concorso letterario nazionale "Ponte Gobbo - Città di Bobbio"[modifica | modifica sorgente]

Dal 2008 la locale casa editrice Pontegobbo e il quotidiano piacentino La Libertà indicano un concorso letterario aperto a giovani scrittori italiani e stranieri di narrativa e poesia. Il concorso dà modo a giovani talenti sconosciuti, partecipando, di emergere facendosi conoscere ed apprezzare da pubblico e critica. Ai più bravi saranno riconosciuti premi e per i primi classificati vi sarà la possibilità di pubblicazioni agevolate, mentre chi si affermerà come vincitore otterrà la pubblicazione gratuita e l'inserimento in tutti i contesti narrativi. Parallelamente in Piazza S.Fara sotto il porticato dell'Abbazia di San Colombano si tiene la Settimana letteraria con la manifestazione "Libri in Piazza" gestita dalla Pontegobbo e con la partecipazione della piccola editoria, con la possibilità di conoscere ed acquistare opere di narrativa locale storica turistica.

Concorso di pittura estemporanea "Memorial Dino Cella"[modifica | modifica sorgente]

Il Lions Club Bobbio unitamente all'assessorato alla cultura del Comune di Bobbio organizzano ogni anno il Concorso di pittura estemporanea "Memorial Dino Cella", che si propone come finalità lo sviluppo delle Arti Figurative. La manifestazione, dedicata al pittore Dino Cella, vuole invitare i partecipanti a riprodurre su tela particolari suggestivi e caratteristici (abbazia, chiese, castello, ponte vecchio, monumenti, piazze, vie, contrade, panorami, fiume, ecc.) della città di Bobbio e dintorni. Il Concorso è aperto indistintamente ad artisti, professionisti e dilettanti di qualsiasi ordine e grado senza limiti d'età, con opere di qualsiasi tecnica e tendenza. Dalla mattina fino al tardo pomeriggio i pittori si esibiranno all'aperto dipingendo liberamente, a seguire l'esposizione al pubblico delle opere, la votazione della giuria e la premiazione dei vincitori.

Palio delle Contrade[modifica | modifica sorgente]

Il Palio è una manifestazione di origine medioevale, che vede la sfida dei contradaioli in varie gare di abilità, per la conquista del drappo che corona la contrada vincente. Le cinque storiche contrade di Bobbio[36], prendono il nome dalle altrettante porte d’accesso alla città medioevale già esistenti nel XII secolo: Alcarina, Fringuella, Agazza, Legleria e Nova. La manifestazione che si tiene la 2ªdomenica di agosto è organizzata dalla Pro Loco, aperta nel primo pomeriggio dal Corteo Storico che si snoderà dal Castello lungo le vie del centro fino a piazza S. Fara, vede i rappresentanti di ogni contrada sfidarsi nel centro storico cittadino in varie gare di abilità per decretarne la vincente. I contradaioli vestiti con i colori di appartenenza si cimenteranno in cinque sfide: Corsa con le Torri, Lancio dell’uovo, Ratto della Castellana ed infine il Palo della Cuccagna in piazza Duomo. Per i più giovani vi è il Palio dei Fanciulli. La premiazione finale con la consegna del "Palio" conclude la disfida, mentre alla sera in ogni piazza di riferimento si terranno le cene delle contrade.

Festa del Pinolo[modifica | modifica sorgente]

Sagra tradizionale[37] con stand gastronomici e musica dal vivo organizzata per l'ultimo fine settimana di luglio dalla Pro Loco di Bobbio "Quelli che Pontano"[38], a base di Pinoli[39], piatto tipico bobbiese dell'alta Val Trebbia.[40] I Pinoli sono gnocchetti verdi alla ricotta al sugo detti Pìn o anticamente Pè da lésa (piedi di slitta per la forma tipica) fatti con farina, ricotta, spinaci o biete, uova, Grana Padano, pan grattato, cotti e conditi tradizionalmente con il sugo di funghi tipici od anche con sugo di carne o pomodoro.

Manifestazioni[modifica | modifica sorgente]

Le manifestazioni annuali cittadine sono organizzate con il patrocinio del comune da varie pro loco e associazioni e vengono racchiuse nel libretto eventi. Il cartellone dei numerodi eventi estivi Estate bobbiese racchiude circa 150 manifestazioni culturali, folcloristiche, ricreative e sportive. Fra gli eventi più seguiti vi sono:

  • Le feste e le sfilate di Carnevale (febbraio-marzo)
  • La festa di san Giuseppe e di Primavera (falò serale) (19 marzo)
  • Il rally "Ronde dei Colli Piacentini" (aprile-maggio)
  • The Abbots Way - Ultra Trail (gara sulla Via degli Abati - Pontremoli-Bobbio) (aprile-maggio)
  • Il Concorso di pittura estemporanea "Memorial Dino Cella" (1 maggio)
  • Rassegna corale "Salve o mia Montagna" (giugno)
  • La fiera di San Giovanni (giugno)
  • Sagra tradizionale a base di Maccheroni e Pisarei - (penultimo week-end di giugno)
  • Rassegna "Cori d'osteria e Canti popolari" - musiche e canti tradizionali con gruppi e cori delle quattro province (fine giugno)
  • Rassegna Irlanda in musica - Concerti internazionali di musica celtica e irlandese e stand gastronomici (5 serate la prima metà di luglio)
  • Le serate gastronomiche-danzanti in città e frazioni (da luglio a settembre)
  • Mostre d'arte, pittura e antiquariato nel Centro Storico (da luglio a fine agosto)
  • Appennino Festival (luglio)
  • La settimana della letteratura (fine luglio)
  • Festa del Pinolo - Sagra tradizionale (ultimo week-end di luglio)
  • Bobbio Film Festival (fine luglio-inizio agosto)
  • La gara d'auto d'epoca "Trofeo Antonio Renati" - Carosello nel centro storico e Gara sul percorso Bobbio-Passo Penice (fine luglio)
  • Bobbio Classica - Rassegna di musica classica (fine luglio-settembre)
  • Il Palio delle Contrade (2ª domenica di agosto)
  • Serata di Cabaret d'autore in piazza Duomo (settimana di ferragosto)
  • Bobbio Antiqua - La mostra mercato dell'antiquariato (week-end di ferragosto)
  • La Notte Bianca per la festa di Ferragosto con spettacolo pirotecnico serale al Ponte Gobbo (15 agosto)
  • Polentata in Piazza (3º week-end di agosto)
  • La gara podistica nel centro storico "Trofeo dei Terzieri" (fine agosto)
  • Maccheronata sotto le stelle (sabato di inizio settembre)
  • La mostra del fungo e del tartufo e festa dell'uva (fine settembre-inizio ottobre)
  • Le "Castagnate bobbiesi" (domeniche di ottobre)
  • La festa medievale di san Colombano "Fantastico Medioevo" e mercatino artigianato tipico di qualità (nella domenica più prossima la festa patronale del 23 novembre)
  • La sagra della lumaca e mercatino di Natale (2ª domenica di dicembre)
  • Concerto di Santo Stefano - rassegna corale (26 dicembre)
  • La mostra-concorso "Presepi nelle Contrade" (24 dicembre-6 gennaio)

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Il comune comprende diverse frazioni: San Martino, Piancasale si trovano nella conca di Bobbio; San Salvatore e Telecchio verso sud; Cassolo, Mezzano Scotti e Bertuzzi verso nord e Arelli sopra e inferiore verso est. Le altre frazioni sono: Altarelli, Area o Areglia, Aregli, Avegni, Barberino, Bardughina, Bargo, Barostro, Bellocchi, Bocchè, Bracciocarella, Brada, Brignerato, Brodo, Bronzini, Brugnoni, Buffalora, Ca' di Sopra, Cadelmonte, Cadonica, Caldarola, Callegari, Caminata, Campi, Campore, Canneto, Casarone, Casone, Casteghino, Cavarelli, Ceci, Cento Merli, Cerignale, Cernaglia inferiore, Cernaglia superiore, Cognolo, Colbara, Colombara, Costa Tamborlani, Croce, Degara, Dezza, Embrici o Embresi, Erta, Fasso, Fognano, Fontanini, Fornacioni, Fosseri, Freddezza, Gazzola, Gerbidi, Gobbi, Gorazze, Gorra, Lagobisione, La Colletta di Monte Gazzolo, La Residenza, Le Rocche, Levratti, Longarini, Moglia, Mogliazze, Moglia dei Larbani, Nosia, Passo Penice, Passo Scaparina, Pianella, Pianazze, Pianelli, Poggio d'Areglia, Poggio di Santa Maria, San Cristoforo, Ponte, Ravannara, San Martino, Santa Maria, Sassi Neri, Schiavi, Scrocchi, Spessa, Squera, Tamborlani, Terme di Bobbio, Vaccarezza, Valle, Verneto, Zanacchi, Zucconi.

Riconoscimenti ambientali e storico culturali[modifica | modifica sorgente]

Bobbio ha il riconoscimento di Città d'Arte e Cultura.

Dal 2006 è stata insignita della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano, come centro alto-medioevale di interesse turistico, che si distingue per eccellenza ed accoglienza; il gruppo conta 163 comuni in Italia. Dal 2008 fa inoltre parte del club I borghi più belli d'Italia, che conta 196 borghi in tutto il territorio italiano.

La cittadina è inoltre inserita nell'Organizzazione Mondiale del Turismo.

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'agricoltura, un tempo principale mezzo di sostentamento per gli abitanti del territorio bobbiese, ha in parte perso questa sua caratteristica in conseguenza dei cambiamenti sociali avvenuti nel corso degli ultimi decenni. Rimane comunque un'attività di fondamentale importanza, anche per il mantenimento dell'equilibrio idrogeologico. Il principale fattore peggiorativo è stato lo spopolamento della campagna, a vantaggio sia delle città più vicine (Piacenza, Genova e area milanese) sia, in misura minore, del centro urbano di Bobbio. Tra le principali coltivazioni si annoverano quelle della vite, dei foraggi e dei cereali. È praticato anche l'allevamento di animali. Oggi, l'attività agricola costituisce spesso un secondo lavoro, magari diretto all'autoconsumo. Non mancano, comunque, segni di vitalità, che si manifestano in una maggiore attenzione alle prospettive offerte dall'agricoltura biologica e dalla valorizzazione, anche in connessione all'offerta turistica, dei prodotti tipici, grazie ad agriturismi e cooperative agricole. Collegata all'agricoltura è anche la produzione di insaccati.

Le produzioni industriali e artigianali si concentrano nei settori elettromeccanico, informatico, della piccola automazione, carpenteria metallica, piccola editoria, caseario, falegnameria di pregio e chimica (fabbricazione del caglio).

Sono diverse le imprese operanti nel settore delle costruzioni. Sul monte Penice si trovano importanti installazioni per le telecomunicazioni, tra cui il centro di trasmissione RAI che serve gran parte della pianura Padana.

Il settore economico di gran lunga più importante è quello terziario, concentrato nel capoluogo. A Bobbio, infatti, hanno sede diversi servizi (scuole, ospedale, ambulatori dell'ASL, sportelli bancari, uffici pubblici, commercio al dettaglio), indispensabili vista la lontananza dal capoluogo di provincia, al servizio di un bacino d'utenza esteso al di là dei confini comunali e che finisce per ricomprendere gran parte della media e alta Val Trebbia.

S'inserisce nel terziario pure l'importante settore dell'accoglienza turistica, attivo tutto l'anno. La valenza artistica del centro storico e l'ambiente naturale attraggono molti turisti, soprattutto d'estate. Imprese locali hanno iniziato a fornire servizi dedicati ad alcune delle attività possibili sul territorio, sia di tipo culturale, come la visita ai musei e ai monumenti della città, che sportivo, come il trekking, il rafting, le passeggiate a cavallo. Sul monte Penice sono presenti impianti per gli sport invernali (sci da discesa a Passo Penice e fondo in località Ceci). La già buona offerta turistica potrebbe essere sfruttata maggiormente migliorando la ricettività alberghiera, in quanto gran parte del turismo è di tipo cosiddetto "mordi e fuggi", ossia composto da persone che al termine della giornata tornano a casa o si recano altrove, mentre il turismo residente ad oggi si avvale soprattutto di seconde case e appartamenti in locazione. Sarebbe poi necessario sfruttare nuovamente le sorgenti termali, settore nel quale la città vanta un'antica tradizione, ma il cui unico stabilimento è da anni chiuso per ristrutturazione ed ampliamento.

Recentemente la Multiservizi Enia ha ultimato la posa di un cavo in fibra ottica in grado di trasferire enormi quantità di dati, questo apre nuove ed interessanti possibilità di sviluppo segnatamente Call Center e Server Farm.

Acque termominerali di Bobbio[modifica | modifica sorgente]

Le fonti di acque termominerali erano già conosciute dai Romani. Venivano utilizzate soprattutto per la produzione di sale e per uso terapeutico. San Colombano ottenne dal re Agilulfo il diritto alla metà dei proventi delle saline, allora di proprietà del condottiero longobardo Sundrarit.

  • Piancasale: acque salso-bromo-iodiche (sorgente Roccia delle Saline).
  • Canneto: acque sulfureo-salse.
  • San Martino: acque salso-iodico-solforose. Vi è presente uno stabilimento termale (attualmente in ristrutturazione).
  • Fonte Rio Foglino: superato il ponte gobbo svoltare a destra e a circa 300 metri al primo bivio si troverà una stradina che scende, superato il ruscello vi apparirà un vecchio muro di forma circolare dal quale fuoriesce l'acqua termale.
  • Fontana Ragazzi: acqua ferruginosa (nei pressi di San Martino).
  • Fonte della Cascata del Carlone: acque salso-bromo-iodiche-solforose ricche di magnesio.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strada Statale 45 di Val Trebbia.
Itinerari stradali per Bobbio

Bobbio è posta lungo la strada statale 45 di Val Trebbia che collega Piacenza a Genova; è inoltre raggiunta dalla ex strada statale 461 del Passo del Penice che la connette a Voghera. Da Piacenza, Bobbio, dista 40,5 km, mentre da Genova 74,5 km.

Il comune non è raggiungibile direttamente tramite autostrada, pertanto il casello autostradale di Piacenza Sud intersecato dalle autostrade A1 (Milano - Napoli) e A21 (Torino - Piacenza - Brescia) è l'uscita consigliata per raggiungere la destinazione.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La stazione di Piacenza è la fermata ferroviaria più vicina.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Le autolinee piacentine SETA assicurano inoltre il servizio pubblico di trasporto lungo la Val Trebbia dal capoluogo di provincia a Ottone. Da Ottone vi è il collegamento con l'alta Val Trebbia genovese con le autolinee genovesi ATP fino a Genova. Da Bobbio inoltre partono altri collegamenti locali: Bobbio-Coli, Bobbio-Marsaglia-S.Stefano d'Aveto-Rezzoaglio, Bobbio-Passo Penice.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1999 2009 Roberto Pasquali Lista civica di centrodestra "Bobbio 2000 - Città d'Europa" Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 1 gennaio 2013.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dato Istat al 1/1/2013.
  4. ^ Regio Decreto 8 luglio 1923, n. 1726
  5. ^ CEI - Scheda Basilica di San Colombano di Bobbio
  6. ^ CEI - Scheda Chiesa Cattedrale di S.M. Assunta di Bobbio
  7. ^ CEI - Scheda Chiesa di San Lorenzo di Bobbio
  8. ^ Palazzo Alcarini - Comune di Bobbio
  9. ^ CEI - Scheda Santuario della B.V. dell'Aiuto in Bobbio
  10. ^ Palazzo Olmi - Comune di Bobbio
  11. ^ CEI - Scheda Chiesa di S. Policarpo di Ceci
  12. ^ CEI - Scheda Chiesa di S. Pietro di Dezza
  13. ^ CEI - Scheda Chiesa di S. Paolo di Mezzano
  14. ^ CEI - Scheda Chiesa di S. Cristoforo
  15. ^ CEI - Scheda Chiesa di Santa Maria di Bobbio
  16. ^ CEI - Scheda Chiesa di S. Eustachio di Vaccarezza
  17. ^ CEI - Scheda Santuario di Santa Maria in Monte Penice
  18. ^ CEI - Scheda Oratorio Cuore Immacolato di Maria degli Arelli
  19. ^ CEI - Scheda Chiesa S. Andrea di Cassolo
  20. ^ CEI - Scheda oratorio della B.V. di Caravaggio di Casteghino
  21. ^ CEI - Scheda Oratorio della Madonna del Rosario di Freddezza
  22. ^ A.Alpegiani Le otto Parrocchie e Frammenti di Bobbio, Monumenti, edifici storici, religiosi e votivi e luoghi di interesse del comune di Bobbio - Ed. Libreria Internazionale Romagnosi (LIR) - Bobbio 2011 - L'oratorio di Gorra, pag. 185
  23. ^ CEI - Scheda Chiesa della B.V. di Caravaggio di Lagobisione
  24. ^ CEI - Scheda oratorio B.V. di Caravaggio di Lagobisione
  25. ^ CEI - Scheda Chiesa di S. Rocco di Piancasale
  26. ^ CEI - Scheda oratorio di San Salvatore di Bobbio
  27. ^ A.Alpegiani Le otto Parrocchie e Frammenti di Bobbio, Monumenti, edifici storici, religiosi e votivi e luoghi di interesse del comune di Bobbio - Ed. Libreria Internazionale Romagnosi (LIR) - Bobbio 2011 - La frazione Moglia, pag. 178
  28. ^ Valentina Cinieri "Embresi. Un borgo da valorizzare" - Ed. Pontegobbo - Bobbio 2011 ISBN 978-88-96673-20-1
  29. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  30. ^ ISTAT, cittadini stranieri al 1 gennaio 2013. URL consultato il 3 marzo 2014.
  31. ^ ParrocchieMap.it
  32. ^ Sito internet del settimanale La Trebbia.
  33. ^ Sito internet del coro Gerberto.
  34. ^ Ricette bobbiesi sul Notiziario
  35. ^ Bobbio Film Festival
  36. ^ Palio delle Contrade Palio delle Contrade
  37. ^ Comune di Bobbio - Festa del Pinolo
  38. ^ Pro Loco - Festa del Pinolo
  39. ^ Ricette bobbiesi sul Notiziario
  40. ^ Cultura e gastronomia bobbiese

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • P. Coletto G.L. Olmi Bobbio ritratto di una città - Edizioni La Trebbia, Bobbio 2002
  • Michele Tosi Bobbio Guida storica artistica e ambientale della città e dintorni - Archivi Storici Bobiensi 1978
  • Bruna Boccaccia Bobbio Città d'Europa - Ed. Pontegobbo 2000 ISBN 88-86754-33-7
  • Leonardo Cafferini - Guida turistica “Piacenza e la sua provincia”, pag. su Bobbio
  • Carmen Artocchini Castelli piacentini - Edizioni TEP Piacenza 1967
  • Angelo Alpegiani Le otto Parrocchie e Frammenti di Bobbio, Monumenti, edifici storici, religiosi e votivi e luoghi di interesse del comune di Bobbio - Foto A. Alpegiani - Testi storia e progetto grafico G.L. Libretti - Ed. Libreria Internazionale Romagnosi (LIR) - Bobbio 2011 ISBN 0516860000000
  • D.Bertacchi Monografia di Bobbio (La provincia di Bobbio nel 1858), Ristampa Bobbio 1991
  • Cesare Bobbi, Storia Ecclesiastica Diocesana di Bobbio - Pievi e Parrocchie della Diocesi - Archivi Storici Bobiensi, Bobbio
  • Angiolino Bulla, La Diocesi di Bobbio, dalle origini ai giorni nostri, da Le Diocesi di Italia, volume II, pag. 195-196, Ed. S. Paolo, Cinisello B. 2008
  • AA.VV. - 1014-2014 La Cattedrale di Bobbio - Nel millenario della città e della diocesi, a cura di Piero Coletto - Edizioni La Trebbia, Bobbio novembre 2013
  • Vittorio Pasquali La Provincia di Bobbio Post napoleonica - Descrizione del territorio e dell'economia nell'anno 1814 - (Archivi di Stato di Torino: "Quadro del circondario di Bobbio", mazzo 44) - Ed. Amici di San Colombano 2004
  • G. Pasquali Cento anni di storia bobbiese 1903-2003, da La Trebbia - Ed. La Trebbia ed Amici di San Colombano 2003
  • R. Zanussi San Colombano d'Irlanda Abate d'Europa - Ed. Pontegobbo 2007
  • Mario G.Genesi,"Le 13 Laudes dei Monaci di Santa Giustina di Bobbio"; in "Archivio Storico Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi"[Estratto].

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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