Papa Silvestro II

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Papa Silvestro II
Silvester II.JPG

139º papa della Chiesa cattolica
Elezione marzo 999
Incoronazione 2 aprile 999
Fine pontificato 12 maggio 1003
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Gregorio V
Successore papa Giovanni XVII
Nome Gerberto di Aurillac
Nascita Alvernia, 950 circa
Morte Roma, 12 maggio 1003
Sepoltura Basilica di San Giovanni in Laterano

Silvestro II, nato Gerberto di Aurillac (Aurillac, ca. 950Roma, 12 maggio 1003), fu il 139º papa della Chiesa cattolica dal 999 alla morte, primo papa francese.

Prolifico studioso del X secolo, fu lui a introdurre le conoscenze arabe di aritmetica e astronomia in Europa.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Gioventù

Gerberto nacque in una famiglia umile attorno al 950 nella regione francese dell'Alvernia, ad Aurillac. Attorno al 963 entrò nel monastero di San Geraldo, sito nella sua città, e nel 967 il Conte Borrell II di Barcellona visitò il monastero e l'abate chiese al conte di portare con sé Gerberto, così che il giovane potesse studiare matematica in Spagna, nel monastero di Ripoll. Negli anni seguenti, Gerberto studiò nella città di Barcellona (controllata dai cristiani), entrando così in contatto col mondo islamico, data anche la prossimità al confine.

In Spagna maturò un interesse per le scienze, in particolare matematica e astronomia, eccezionale per il suo tempo: cercava libri e strumenti per l'osservazione diretta e lo studio delle stelle, con un atteggiamento innovativo rispetto alla tradizionale lettura ed esegesi dei testi sacri. Quando era ancora giovane la fama della sua cultura si era già diffusa in tutto il mondo cristiano. Non mancarono in seguito leggende sul suo conto, che lo dipingevano come un astuto mago o come in contatto col demonio.

Egli era interessato anche al diritto ed alla politica. Queste conoscenze gli permisero di mettersi al servizio di personaggi potenti come consigliere, e furono la chiave che aprirono a lui, nato di modesta famiglia, le porte di cariche ecclesiastiche di primissimo rilievo.

[modifica] Roma, Bobbio e Reims

Nel 969 il conte Borrell compì un pellegrinaggio a Roma, portando Gerberto con sé. Qui Gerberto incontrò il papa Giovanni XIII e l'imperatore Ottone I. Il papa persuase Ottone ad impiegare Gerberto come tutore per il suo giovane figlio, il futuro Ottone II. Alcuni anni dopo, Ottone I permise a Gerberto di andare a studiare alla scuola della cattedrale di Reims, dove venne ben presto nominato insegnante dall'arcivescovo Adalberone di Laon.

[modifica] Abate di Bobbio

Ottone II, divenuto nel frattempo Sacro Romano Imperatore, nel 982 nominò Gerberto abate dei monaci colombaniani di Bobbio e conte di quel distretto, ma, per colpa della gestione dei precedenti abati e dei vescovi commandatari, l'abbazia di San Colombano era andata in rovina, perciò Gerberto la ricostituì, fece l'inventario dello scriptorium e, con l'aiuto dei numerosi antichi trattati che vi erano conservati, compose il suo celebrato lavoro sulla geometria.

Si ipotizza che, sebbene si fosse in un momento in cui la lingua greca era quasi stata dimenticata in tutta l'Europa occidentale, i monaci di Bobbio leggessero Aristotele e Demostene nella loro lingua originale.[senza fonte]

Successivamente fece ritorno a Reims, rimanendo abate commendatario di Bobbio fino al 999 quando nominò Abate di Bobbio Pietroaldo ed elevò la cittadina, in accordo con l'imperatore, a Città e Contea Vescovile.

Dopo la morte di Ottone II, avvenuta nel 984, Gerberto venne coinvolto nelle lotte politiche dell'epoca: nel 985, con l'appoggio del suo arcivescovo, Adalberone di Reims, si oppose al tentativo di Lotario di Francia di strappare la Lorena ad Ottone III, tramite l'appoggio di Ugo Capeto (che divenne Re di Francia, ponendo fine alla dinastia dei Carolingi).

Adalberone morì nel gennaio 989. Gerberto era un candidato naturale alla successione arcivescovile, ma Ugo Capeto nominò Arnolfo, un figlio illegittimo di Lotario.

[modifica] Arcivescovo di Reims

Arnolfo venne deposto nel 991 per sospetto tradimento nei confronti del re e Gerberto venne allora eletto come suo successore. Ci fu però una tale opposizione alla nomina di Gerberto alla sede di Reims, che papa Giovanni XV inviò un legato in Francia, che sospese temporaneamente Gerberto dal suo incarico episcopale. Gerberto cercò di mostrare che il decreto era illegale, ma un ulteriore sinodo nel 995 dichiarò non valida la deposizione di Arnolfo. Papa Gregorio V, cugino di Ottone III, succeduto a Giovanni XV nel 996, ribadì che Gerberto era un impostore nella sede di Arnolfo, solo vescovo legittimo di Reims: fu in quei momenti difficili che si fece sentire la protezione della Dinastia ottoniana.

Gerberto divenne quindi il precettore di Ottone III.

[modifica] Arcivescovo di Ravenna

Gregorio V lo nominò arcivescovo di Ravenna nel 997, carica che ricoprì per meno di due anni. Più volte ebbe il coraggio di criticare lo strapotere papale e le sue ingerenze nelle prerogative dei vescovi, cosa di cui aveva sofferto a Reims. Ben presto Gerberto si ritrovò a capovolgere le sue posizioni.

[modifica] Pontefice

L'imperatore lo elesse a successore di Gregorio come pontefice nel 999. Gerberto prese il nome di Silvestro II. La scelta del suo nome pontificale deriva da una duplice esigenza. La prima fu quella di cambiare un nome dalla forte risonanza germanica (Gerberto) con uno tradizionalmente latino (Silvestro); la seconda fu che scelse il nome di Silvestro per un forte legame con l'Imperatore Ottone III, del quale fu precettore e maestro. L'imperatore Ottone riteneva se stesso un secondo Costantino e così di riflesso Gerberto prese il nome del pontefice (Silvestro I) che all'epoca aveva guarito Costantino dalla lebbra.

Subito dopo essere stato eletto papa, Gerberto confermò la posizione del suo ex-rivale Arnolfo come arcivescovo di Reims.

Divenuto pontefice, fu collaboratore della restaurazione imperiale, promossa in Roma nei primi anni del secolo XI, ispirata ai valori dell'antichità classica. Silvestro seppe in ogni caso liberarsi presto dell'ingerenza dell'imperatore, che avrebbe circoscritto la sua opera a semplice cappellano di corte. Intuì la grande importanza della cristianizzazione delle terre degli slavi, in particolare Polonia ed Ungheria, che stavano crescendo di importanza ad est del regno tedesco, sostenendo l'istituzione di nuove Chiese nazionali. Così come, da arcivescovo, ribadiva l'importanza della libertà dei vescovi nelle proprie diocesi, ora ribadiva l'importanza dell'autorità papale negli incarichi dei vescovi, accentrando su di sé le loro prerogative.

Nell'anno 1000 concesse la corona reale d'Ungheria a Stefano (poi venerato come santo Stefano) del casato degli Arpád, costituendo cosí il Regno d'Ungheria. A Stefano affidò il compito di organizzare la Chiesa nel suo paese, mentre nella futura Polonia fondò l'arcidiocesi di Gniezno, dalla quale si irradiò la cultura cristiano-romana in tutta l'area.[1]

Fu il primo a pensare ad una crociata per la liberazione della Terra Santa e patrocinò la riforma monastica di Cluny.

[modifica] Fuga da Roma e morte

Nel 1001 la popolazione di Roma si rivoltò contro l'imperatore, costringendo Ottone e Gerberto a fuggire a Ravenna. Ottone guidò senza successo due spedizioni per riottenere il controllo della città e morì durante la terza nel 1002. Gerberto ritornò a Roma poco dopo la morte di Ottone, anche se la nobiltà ribelle era rimasta al potere, subendo l'umiliazione della potente famiglia dei Crescenzi guidata da Giovanni Crescenzi III (†1012) - il cui padre, Giovanni Crescenzi II il Nomentano (†998), era stato fatto uccidere da Ottone III appena quattro anni prima - che, oltre al nome, aveva lo stesso carattere del trisavolo Crescenzio I (†950), del bisnonno Giovanni Crescenzi I (920-960), del nonno Crescenzio II (†984) e del padre Giovanni Crescenzi II. Giovanni reggeva le sorti di Roma grazie all'appoggio "patriottico" del popolo, che in lui vedeva un dominatore "nazionale" contrapposto all'imperatore e al papa stranieri, con l'aiuto dello zio Crescenzio III (†1020). Silvestro morì poco dopo (12 maggio 1003), non senza sospetti di avvelenamento, così come per Gregorio V. È sepolto a San Giovanni in Laterano.

Nel 1684, per volere di papa Innocenzo XI, la sua tomba venne aperta, ma il corpo, trovato ancora intatto, vestito dei paramenti pontificali, le braccia incrociate sul petto e sul capo la tiara, appena esposto all'aria, si mutò in polvere. Rimase solo il suo anello con la dicitura: Sic transit gloria mundi.

[modifica] Opere

Gerberto scrisse una serie di opere, che trattavano principalmente questioni di filosofia e le materie del quadrivio. Egli aveva appreso l'uso dei numeri arabi in Spagna e poteva eseguire mentalmente calcoli che erano estremamente difficili per le persone che pensavano in termini di numeri romani. A Reims fece costruire un organo idraulico che eccelleva su tutti gli strumenti precedentemente noti, nel quale l'aria doveva essere pompata manualmente. Gerberto reintrodusse l'abaco in Europa e, in una lettera del 984, chiese a Lupito di Barcellona la traduzione di un trattato arabo di astronomia, le Sententiae Astrolabii. Gerberto fu l'autore di una descrizione dell'astrolabio che venne redatta da Ermanno il contratto 50 anni dopo.

Come papa prese misure energiche contro le pratiche della simonia e del concubinaggio, diffusesi tra il clero, sostenendo che solo gli uomini capaci di una vita ineccepibile potevano essere nominati vescovi. Scrisse inoltre il trattato dogmatico De corpore et sanguine Domini.

Di lui ci restano varie lettere, una Vita di Sant'Alberto ed alcune opere di matematica. Gli scritti di Gerberto furono stampati nel volume 139 della Patrologia Latina.

[modifica] Scritti matematici

  • Libellus de numerorum divisione
  • De geometria
  • Epistola ad Adelbodum
  • De sphaerae constructione
  • Libellus de rationali et ratione uti

[modifica] Scritti ecclesiastici

  • Sermo de informatione episcoporum
  • De corpore et sanguine Domini
  • Selecta e concil. Basol., Remens., Masom., etc.

[modifica] Lettere

  • Epistolae ante summum pontificatum scriptae
    • 218 lettere, che includono missive all'imperatore, al papa e vescovi vari
  • Epistolae et decreta pontificia
    • 15 lettere a vari vescovi, fra cui Arnolfo, e abati, e una lettera a Stefano I d'Ungheria
    • una lettera dubbia a Ottone III.
    • 5 brevi poemi

[modifica] Altro

  • Acta concilii Remensis ad S. Basolum
  • Leonis legati epistola ad Hugonem et Robertum reges

[modifica] Gerberto matematico

Gerberto fu un importante matematico del suo tempo. Nei suoi quaderni si trovano cenni di un sistema di numerazione molto simile a quello arabo.

[modifica] Uomo di cultura

Gerberto dovette sicuramente essere uno degli uomini più colti del suo tempo. Egli è l'esempio più lampante di quella sorta di miglioramento nel livello dei prelati che imposero gli imperatori germanici a fronte di una Chiesa in profonda crisi, dominata dalla pornocrazia, la simonia e il nicolaismo. L'ingerenza imperiale sul papato (si pensi anche solo al Privilegium Othonis di Giovanni XII) non era ancora vista in modo negativo, come all'epoca della lotta per le investiture, anzi era una forma di protezione che permise i primi passi verso quella che fu una riforma.

Gerberto fu una figura di massima importanza come religioso, politico e scienziato, che non poté essere ignorata dai suoi successori al soglio pontificio[2].

Introdusse in Occidente l'uso dell'orologio a bilanciere e fu inventore di complicati strumenti musicali. Ma quello che colpiva in maniera particolare l'immaginazione coeva era una testa meccanica, costruita da lui e che, interrogata, era in grado di rispondere in senso affermativo o negativo. Non era che un'antenata del robot, ma i più vedevano in essa alcunché di magico, per cui finì con l'essere considerato un mago.

[modifica] Leggende sulla stregoneria

Papa Silvestro II e il Diavolo.

La grande sapienza di Gerberto fu all'origine di leggende sinistre, che lo mettevano in relazione con arti magiche e con il demonio.

Si credeva che Gerberto avesse un libro di incantesimi rubato a un filosofo arabo in Spagna. Gerberto sarebbe fuggito, inseguito dal derubato che era in grado di rintracciare il ladro tramite le stelle, ma Gerberto si nascose appeso a un ponte di legno dove, sospeso fra cielo e terra, era invisibile al mago.

Gerberto avrebbe anche costruito od ottenuto una testa bronzea, che sarebbe stata in grado di rispondere alle sue domande con un "sì" o con un "no". La leggenda voleva inoltre che avesse stipulato un patto con un demone donna chiamato Meridiana, che sarebbe apparsa dopo che egli era stato rifiutato dal suo amore terreno e con l'aiuto del quale avrebbe raggiunto il trono papale (un'altra leggenda narra che Meridiana gli apparve dopo che vinse il papato giocando a dadi con il diavolo).

Secondo la leggenda, Meridiana disse a Gerberto che, nel caso avesse celebrato una messa a Gerusalemme, il diavolo sarebbe venuto a prenderlo. Gerberto chiese conferma alla testa di bronzo, che gliela diede. Quindi Gerberto cancellò un pellegrinaggio a Gerusalemme ma, celebrando una messa nella chiesa di Santa Croce in Gerusalemme a Roma (anche chiamata "Chiesa Gerusalemme"), vide all'improvviso Meridiana e capì che la profezia era compiuta. Si sentì male poco dopo e, morendo, chiese ai suoi cardinali di tagliare il suo corpo e di spargerlo per la città, per fargli espiare le sue colpe e salvarsi. In un'altra versione, celebrando la messa, fu attaccato dal diavolo, che lo mutilò e diede gli occhi del papa ai demoni per giocare all'interno della chiesa. Pentendosi, Silvestro, ormai cieco, si tagliò la mano e la lingua per espiare del tutto i suoi peccati, prima di lasciarsi morire.

Una parte dell'iscrizione sulla tomba di Gerberto[3], erettagli da Sergio IV, recita: Iste locus Silvestris membra sepulti venturo Domino conferet ad sonitum ("Questo luogo, all'arrivo del Signore, renderà al suono dell'ultima tromba i resti sepolti di Silvestro"). La traduzione erronea di conferet ad sonitum con "emetterà un suono" diede adito alla curiosa leggenda che le sue ossa sbatacchino subito prima della morte di un papa.

Altra leggenda è quella che si diffuse negli ambiti della curia romana secondo la quale la tomba si inumidisce alla morte di un cardinale e da essa fuoriesce dell'acqua alla morte di un papa[4].

[modifica] Note

  1. ^ Franco Cardini-Marina Montesano, Storia Medievale, Le Monnier Università/Storia, Firenze, 2006, p. 189
  2. ^ Per tutto il paragrafo, Cardini-Montesano, op. cit., p. 189.
  3. ^ Pagan and Christian Rome by Rodolfo Lanciani
  4. ^ Guida all'Italia leggendaria, misteriosa, insolita, fantastica, Oscar Mondadori, 1971.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Successioni

Predecessore: Abate di San Colombano (Bobbio) Successore: TerritorialAbbotCoA PioM.svg
Guinibaldo
980-982
982-999 Pietroaldo
999 - 1017
Predecessore: Arcivescovo di Reims Successore: Arcbishoppallium.png
Arnolfo di Reims
989 - 991
991 - 995 Arnolfo di Reims
995 - 1021
Predecessore: Arcivescovo di Ravenna Successore: Arcbishoppallium.png
Giovanni X
983 - 998
998 - 999 Leone II
999 - 1001

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