Boi

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Movimenti migratorii dei Boi[senza fonte]

I Boi furono una popolazione celtica dell'Età del ferro originaria dell'Antica Gallia, dove erano stanziati fin dal sesto secolo a.C., o dell'Europa centrale, forse delle stesse regioni che ancor oggi portano il loro nome: Boemia e Baviera.

Storia[modifica | modifica sorgente]

In Italia[modifica | modifica sorgente]

Le popolazioni della Gallia cisalpina 391-192 a.C.
Le popolazioni illiriche e celtiche della Pannonia prima della conquista romana nel I secolo a.C.

Di loro ci parla lo stesso Plutarco nella Vita di Romolo. Egli narrando dell'episodio della giovane fanciulla Tarpeia, al tempo del primo fondatore di Roma, Romolo, sosteneva vi fosse una seconda versione a quella ufficialmente accettata dalla storiografica dell'epoca, secondo la quale, per quanto inverosimile, Tarpeia avrebbe consegnato la rocca capitolina, non già ai Sabini bensì ai Celti Boii, poiché si era innamorata del loro re. La stessa sarebbe stata, infine, gettata nel fiume Po ricoperta dalle loro armi.[1]

Un suo ramo migrò agli inizi del quinto secolo a.C. (forse dall'Aquitania) in Italia nella valle padana attraverso il passo del San Gottardo, e sostituendosi agli Etruschi della città di Velzna (nome latinizzato in Felsina), l'odierna Bologna, che da quel momento si chiamò Bononia.

La storia riportata da Polibio narra che i Boi arrivarono a Felsina chiamati da Ateste, ricco commerciante felsineo che voleva vendicarsi dei suoi concittadini che non gli avevano riconosciuto dei diritti sul patrimonio del giovane Lucumone, di cui era tutore. Sempre la leggenda narra che nemmeno i Boi diedero ragione ad Ateste, ma che i doni da lui portati ai Celti, li conquistarono a tal punto che questi decisero di trasferirsi dove i doni erano prodotti.

Dagli scavi e dagli studi archeologici si può desumere che ad un certo tempo Felsina era circondata da villaggi abitati da Celti e che gli Etruschi avevano organizzato nell'Etruria padana una confederazione di città, simile a quella esistente nell'Etruria storica. Di questa confederazione avrebbero fatto parte anche le antiche città di Spina e Marzabotto, ma probabilmente in seguito alle tensioni con i Celti, con i Romani e con i Campani dell'Etruria campana a sud, gli Etruschi si ritirarono nell'Etruria storica, lasciando volontariamente Felsina ai Celti Boi. Questo dato potrebbe essere confermato dal cambio di denominazione toponimica, fatto assai raro e che si verifica solo in caso di sostituzione di popolo o conquista totale e mai in caso di fusioni fra popolazioni. Il territorio dei Boi si estendeva, verso oriente, fino al fiume Montone, oltre il quale aveva inizio il territorio dei Galli Senoni.

I Boi furono sconfitti nel 225 a.C. dall'esercito romano, guidato dal console Lucio Emilio Papo, nella località di Campo Regio presso il promontorio di Talamone, anche se poi, nel 216 a.C., riuscirono a vincere Lucio Postumio Albino, consul designatus, nella Battaglia della Selva Litana.

Nel 189 a.C., per sfuggire all'oppressione romana, una parte dei Boi si rifugia oltre le Alpi presso gli Scordisci del Danubio[2].

Il ramo orientale dei Celti Boi[modifica | modifica sorgente]

Il ramo più orientale dei Celti Boi lo troviamo in Pannonia, nella regione del lago Balaton, nel primo secolo a.C. Trovarono rifugio in Boemia in seguito alla guerra condotta contro di loro dal re dei Daci Burebista attorno al 50 a.C. In seguito furono, in parte annientati ed in parte assimilati dai Marcomanni di Maroboduo, questi ultimi migrati dalle terre del fiume Meno dopo il 9 a.C.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 17, 6.
  2. ^ Tito Livio XXXVII,57; Strabone V,1.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]