Velleia
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| Pref. telefono: | 0523 | CAP: | 29010 | |||||
Velleia è un'antica città dell'Appennino Ligure, situata a 15 km circa a SO dell'odierna Lugagnano Val d'Arda in provincia di Piacenza. Nei pressi vi è anche una frazione del suddetto comune che mantiene il toponimo dell'antico centro.
[modifica] Toponimo
Il nome deriva da quello di una tribù ligure, i Veleates o Veliates. Testi epigrafici e fonti letterarie ne attestano più antica e frequente la grafia con elle semplice. Ma già probabilmente dal I sec. d.C. la città è designata nella parlata corrente con l’appellativo, sopravvissuto nel Medioevo, di Augusta, che distingue talvolta centri romani in territori mai del tutto romanizzati.
[modifica] Storia
Centro di notevole importanza agricola e commerciale dei Liguri Eleiati o Velleiati, divenne prima colonia latina nell'89 a.C. e poi Municipio nel 49 a.C., ascritto alla famiglia patrizia dei Galeria.
La città romana di Velleia si sviluppa alle spalle della colonia di Piacenza (a m.460 s.l.m.), nella valle di un subaffluente del Po, il Chero, in territorio ligure, una volta domata - poco prima della metà del II sec. a.C. - la lunga resistenza delle popolazioni indigene. La presenza di un sepolcreto a cremazione della seconda età del ferro, scavato alla fine del secolo scorso, a nord-est dell’abitato romano, consente di ritenerla sorta nell’area d’insediamento di una comunità protostorica.
Veleia diviene, attorno alla metà del I secolo a.C., municipium, cioè capoluogo di un distretto montano esteso dal Taro al torrente Luretta e dal crinale appenninico alla pianura, confinante con i territori di Parma, Piacenza, Libarna, Lucca.
Alle fortune della città non sono estranee motivazioni politiche e militari. Pur essendo lontano dalle grandi strade transappenniniche e minacciato da frane, il sito favorisce probabilmente una spontanea evoluzione del primitivo nucleo urbano in virtù delle acque cloruro-sodiche presenti nei suoi terreni, oggetto di devozione per le loro proprietà terapeutiche, sicuramente apprezzate per usi alimentari.
Decadde a partire del III secolo d.C. per poi scomparire nel IV secolo a causa di alcune frane che causarono uno slittamento del terreno.
Gli scavi del centro urbano romano sono stati compiuti a partire dal 1760; è stato messo in luce il Foro, ricavato nel terreno in declivio, circondato da un portico di colonne tuscaniche e da alcuni edifici di carattere pubblico e privato. A un livello inferiore era la Basilica a unica navata, in cui è stata rinvenuta una serie di statue a carattere celebrativo della famiglia Giulio-Claudia. È noto anche un complesso termale; numerose le opere di scultura, di varia provenienza, qui adunate, particolarmente bronzetti, conservati al Museo archeologico di Parma.
Restano inoltre frammenti architettonici, di enorme importanza storica:
- la Lex Rubria de Gallia Cisalpina (49-42 a.C.): che stabiliva i modi di concessione della cittadinanza romana ai Transpadani;
- la 'Tabula alimentaria (del tempo di Traiano): sulle istituzioni alimentari (Alimenta Caeseris), create da Nerva e regolate da Traiano allo scopo di far fronte alla crisi della piccola proprietà agricola e alla stasi demografica.
Esse concedevano capitali in prestito agli agricoltori, dietro garanzia ipotecaria e ad un basso saggio di interesse (5 %), e ne devolvevano le rendite all'assistenza dei fanciulli poveri incoraggiando così l'incremento sia agricolo che demografico.
La Tavola descrive inoltre il territorio del municipio di Velleia, con i principali 16 pagi (villaggi), delle vere unità territoriali ed amministrative, al cui interno vi sono i vicus, cioè insediamenti di case e terreni; detenute da varie famiglie patrizie romane, con le rendite dei territori. Tra i pagi più importanti del municipio di Velleia vi sono il pagus Bagienno (dal nome liguri bagienni trasferitisi in val Trebbia) di Bobbio, che confinava con quello Domizio di Mezzano Scotti (Bobbio) nei pressi di Barberino, il quale confinava con quello Ambitrebbio di Travo nei pressi della Pietra Parcellara; e quello Eboreo.


