Cremazione

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Una pira funebre in Nepal

La cremazione è l'eliminazione di un cadavere per mezzo del fuoco. È una pratica antica e diffusa, seconda soltanto alla sepoltura.

È un rito di antichissima tradizione: in Asia questa consuetudine si è mantenuta pressoché inalterata da millenni (si pensi all'India, ad esempio). Alcune culture antiche hanno creduto che il fuoco fosse un agente di purificazione e che la cremazione illuminasse il passaggio dei defunti in un altro mondo, o che ne impedisse il ritorno tra i vivi.

Indice

[modifica] Storia

La cremazione è documentata tradizionalmente tra le popolazioni di stirpe indoeuropea e tra coloro che hanno adottato religioni di tale origine, come il buddhismo. Fanno eccezione a tale regola i seguaci di Zarathustra, sopravvissuti sino ad oggi oggi come comunità Parsi che, pur appartenendo ad una religione indoeuropea, rifiutano la cremazione: venerando il fuoco, non possono permettere che esso tocchi cadaveri ritenuti impuri. Per l'eliminazione del corpo, senza dover ricorrere alla sepoltura, rito estraneo al mondo indoeuropeo, ricorrono alle "Torri del Silenzio".

I Greci cominciarono a cremare i loro morti fin da 3.000 anni fa: la cremazione era il modo predominante di eliminare i cadaveri. L'importanza del rito faceva sì che fosse riservata alle persone più nobili e famose.

A Roma la cremazione si trasformò in un'usanza così radicata da far costruire ed affittare dai parenti dei defunti loculi all'interno di un columbarium. I loculi erano delle nicchie o strutture simili, disposte orizzontalmente nelle pareti dei colombari, atte a contenere le ceneri dei morti. Presto la vendita di loculi o di interi colombari si trasformò in un lucroso commercio.

Un moderno impianto per la cremazione

Con la diffusione del cristianesimo, la pratica della cremazione nell'impero romano decadde a favore della sepoltura. Anche se la cremazione non era esplicitamente un tabù fra i cristiani, era guardata con sospetto dalle autorità religiose e, a volte, apertamente osteggiata a causa della sua origine pagana greco-romana e per la preoccupazione che potesse interferire con la resurrezione del corpo e la sua riunione con l'anima. Un altro motivo più pratico del declino delle cremazioni fu quello della crescente penuria di legname alla fine dell'Impero Romano, materiale ovviamente indispensabile per la combustione dei cadaveri.

Le cose cambiarono con l'avvento dell'Illuminismo e con Napoleone Bonaparte, il quale, tramite il celebre Editto di Saint Cloud del 1805 inerente l'obbligo di inumazione dei cadaveri in cimiteri extraurbani, sancì in gran parte la fine del monopolio della Chiesa Cattolica sui corpi dei defunti, gettando le basi di quelle che sono oggi le norme legislative in materia di diritto cimiteriale.

La cremazione è rimasta rara in Europa occidentale fino al XIX secolo, tranne in casi eccezionali: ad esempio, durante l'epidemia di peste nera del 1656, i corpi di 60.000 vittime furono bruciati a Napoli in una sola settimana.

Nel XX secolo il termine cremazione è correlato allo sterminio di massa di prigionieri deportati nei lager nazisti.

Il primo forno crematorio moderno è ascritto allo studioso lodigiano Paolo Gorini che lo costruì presso il cimitero di Riolo, frazione di Lodi.

[modifica] Seconda guerra mondiale

I forni crematori del lager di Majdanek, vicino a Lublino (Polonia)

Nel periodo dell'Olocausto della seconda guerra mondiale numerosi forni crematori furono costruiti dai nazisti all'interno dei campi di concentramento e nei campi di sterminio. Tali strutture servirono per bruciare i corpi di migliaia di ebrei, rom ed altri prigionieri uccisi o comunque deceduti in tali campi.

La pratica della cremazione si aggiungeva all'atrocità dello sterminio di massa: infatti tale costume risultava profondamente offensivo verso il giudaismo ortodosso che in ragione dell'Halakha, la legge ebraica, vieta la cremazione supponendo che l'anima di una persona che vi è sottoposta non possa raggiungere la pace definitiva. Da allora, la cremazione è considerata in maniera particolarmente negativa da molti osservanti di fede ebraica.

In Italia l'unico forno crematorio presente fu quello allestito nel campo di concentramento nazista della Risiera di San Sabba, a Trieste.

[modifica] Attualità

La cremazione è la scelta di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Nel 1963 anche la Chiesa cattolica romana, a seguito del Concilio Vaticano II con papa Paolo VI ha abolito il divieto per i propri fedeli di farsi cremare. Nell'aprile 2002 il cardinale Jorge Medina Estévez, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha annunciato la preparazione di una apposita liturgia. Tuttavia, il Codice di Diritto Canonico sostiene ancora nel canone 1176, che «la Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia non proibisce la cremazione, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana».

Invece la maggior parte delle chiese evangeliche e protestanti non solleva alcuna obiezione contro la cremazione. Le Chiese ortodosse, al contrario, la vietano in maniera assoluta, prediligendo l'inumazione.

[modifica] In Italia

Monumento a Paolo Gorini - Lodi

La diffusione in Italia della cremazione si deve a Paolo Gorini, scienziato pavese, lodigiano d'adozione, che nel 1876-1877 progettò il primo forno crematorio nel cimitero di Riolo, frazione di Lodi.[senza fonte] Il forno crematorio fu ideato da Gorini per far fronte alla diffusione di epidemie e di malattie diffusissime a quell'epoca. Per evitare contagi e la diffusione dei virus, si pensò di bruciare i corpi delle persone morte.

In Italia è praticata soltanto nell'8% dei casi[senza fonte], anche per l'assenza di strutture attrezzate, presenti solamente in una quarantina di province, anche se una certa inversione di tendenza è testimoniata dal fatto che a Milano le cremazioni hanno superato le sepolture.

Negli ultimi decenni la spinta a emanare normative relative alla cremazione si è fatta sempre più decisa. Importanti, in tal senso, sono state alcune leggi promulgate tra il 1987 e il 1990, che non consentivano ancora, però, la dispersione delle ceneri, che dovevano invece essere conservate all'interno del cinerario comune. L'inadeguatezza della legge, soprattutto in merito alla dispersione delle ceneri, ha spinto il Parlamento italiano a discutere di un suo aggiornamento nel corso della tredicesima legislatura e, nel marzo 2001, è stata promulgata la Legge n.130.

La principale novità del testo è data dal venir meno del divieto di dispersione delle ceneri. È caduto conseguentemente l'obbligo di conservazione nei cimiteri, per tale motivo, ora, le ceneri vengono consegnate direttamente ai famigliari. La dispersione potrà essere effettuata in spazi aperti (mare, bosco, montagna, campagna, …), in aree private, oppure in spazi riservati all'interno dei cimiteri: non potrà avvenire all'interno dei centri urbani. Sarà anche possibile conservare l'urna in casa, purché vi sia riportato il nome del defunto.

La legge dà anche indicazioni alle amministrazioni locali per la costruzione di crematori, e istituisce il divieto di trarre lucro dalla dispersione delle ceneri. Peraltro, la nuova legge attribuisce al Ministro della sanità il compito di provvedere alla modifica del regolamento di polizia mortuaria, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n.285, allo scopo di disciplinare proprio la dispersione delle ceneri.

La Regione Lombardia ha approvato la legge n. 22 del 2003 sui problemi cimiteriali, così pure hanno provveduto a legiferare altre Regioni Italiane come la Toscana, l'Emilia-Romagna, la Liguria e altre. Dal 14 febbraio 2004 in Lombardia è possibile disperdere le ceneri in natura oppure affidarle a qualche parente per la conservazione nel proprio domicilio.

La cremazione è una pratica considerata da molti igienica ed ecologica, che permette di ridurre considerevolmente gli spazi ed i costi destinati ai defunti, contribuendo a creare condizioni di vita migliori per chi rimane, evitando nel contempo lo squallore del disfacimento del proprio corpo.

La legge ha individuato tre modalità per ottenere la cremazione:

  1. affidare le proprie volontà al congiunto più prossimo che, al momento del decesso, chiede l'autorizzazione per la cremazione al Sindaco del Comune dove è avvenuto il decesso. Se vi sono più congiunti di pari grado (es. figli) questi devono essere tutti d'accordo.
  2. lasciare indicazioni precise nelle disposizioni testamentarie;
  3. iscriversi a una società per la cremazione che curerà l'esecuzione delle volontà dell'iscritto e la farà valere anche in caso di familiari dissenzienti. Le Società per la Cremazione (SOCREM) provvedono all'espletamento di tutta la parte burocratica ed assistono i congiunti.

[modifica] Bibliografia

  • Michele Aramini. 1500 grammi di cenere : cremazione e fede cristiana. Milano, Ancora, 2006. ISBN 9788851403904.
  • Cesare Capone. Uomini in cenere : cremazione dalla preistoria a oggi. Roma, Editori riuniti, 2004. ISBN 88-359-5537-8.
  • Marcella Filippa. La morte contesa : cremazione e riti funebri nell'Italia fascista. Torino, Paravia scriptorium, 2001. ISBN 88-395-6247-8.
  • Marie-Abdon Santaner. Polvere o cenere? : sepoltura e cremazione. Padova, Messaggero, 2000. ISBN 88-250-0729-9.


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