Cultura protovillanoviana

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Il termine "cultura protovillanoviana", introdotto da G. Patroni nel 1937, viene utilizzato per definire quegli aspetti culturali affini che si diffondono in Italia tra il 1175 e il 960 a.C. circa, nell'età del bronzo finale.

Urna cineraria protovillanoviana del sec. XI a.C. da Poggio della Pozza (Allumiere (RM))
Rinvenimenti dalla necropoli di Bismantova (RE)

Origini[modifica | modifica sorgente]

Il protovillanoviano si venne a creare a partire da una commistione fra alcuni tratti della precedente cultura appenninica del bronzo medio e recente e influenze provenienti dal settore nord-orientale delle Alpi (Pianure danubiane).[1]

Alcuni studiosi assegnano invece alle Terramare della pianura padana un contributo decisivo alla formazione del protovillanoviano, privilegiando quindi l'ipotesi di uno sviluppo autonomo a partire dalle culture nord-italiane del bronzo medio e recente [2].

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

Attraverso la cultura protovillanoviana la penisola italiana in parte si unificò culturalmente (ma non politicamente) dal nord sino alla Sicilia orientale. Abitati e tombe di aspetto protovillanoviano sono numerosi in tutta la penisola, particolarmente nel centro-nord ad esempio a Frattesina nel Veneto, a Bismantova e Ripa Calbana in Emilia-Romagna, nei monti della Tolfa nel Lazio e a Pianello di Genga e Ancona nelle Marche, mentre nel sud importanti sono i siti di Ortucchio in Abruzzo, di Timmari in provincia di Matera (Basilicata), Torre Castelluccia, Canosa (Puglia), Tropea (Calabria) e di Milazzo (Sicilia).

Cultura materiale[modifica | modifica sorgente]

Le caratteristiche della produzione materiale protovillanoviana si possono riassumere nella ceramica in produzioni vascolari decorate a solcature con motivi geometrici, e nella metallurgia con la produzione di bronzi laminati decorati a sbalzo, lavorazione detta "a borchiette e puntini".

Urna cineraria protovillanoviana da Timmari

Usi funerari[modifica | modifica sorgente]

La cultura protovillanoviana presenta molti tratti in comune con la cultura dei campi di urne dell'Europa centrale (più precisamente con i gruppi regionali della valle del Danubio[3]) , in particolare per quanto riguarda le pratiche funerarie. I defunti venivano cremati e successivamente le loro ceneri venivano riposte in urne biconiche di ceramica decorate generalmente con disegni geometrici; i motivi decorativi della ceramica sono solcati nell'argilla prima della cottura e solo nelle regioni meridionali sono realizzati anche tramite pittura, mostrando in modo più chiaro il legame stilistico con il protogeometrico greco.

Deposito di asce bronzee

Culto[modifica | modifica sorgente]

Depositi votivi[modifica | modifica sorgente]

Il ritrovamento di vari depositi di bronzi ha fatto ipotizzare che questi oggetti fossero offerte votive alle divinità o corredi per l'aldilà. Molto spesso questi depositi o "ripostigli" erano situati nei letti dei fiumi o più in generale nelle zone umide, forse ad indicare un culto incentrato su una qualche divinità delle acque. Tuttavia in alcuni casi questi depositi sono da intendere come un semplice accumulo di oggetti pronti per essere rifusi e quindi riciclati.

Barca solare[modifica | modifica sorgente]

Raffigurazione della barca solare con protomi di anatra selvatica a prua e a poppa nella parte superiore di un pettorale piceno (Museo archeologico nazionale delle Marche)

Durante l'età del bronzo finale viene introdotta la simbologia (di tradizione centro-europea) della "barca solare", legata al culto solare e astrale.

Insediamenti[modifica | modifica sorgente]

Gli insediamenti protovillanoviani venivano generalmente edificati su alture ben difese ed erano spesso muniti anche di fortificazioni artificiali. In alcuni insediamenti vivevano comunità di piccole dimensioni numeriche (50-100 individui); si è calcolato che nell'Italia medio-tirrenica le dimensioni medie delle aree di insediamento fossero di 40-50.000 metri quadrati, con 300-500 abitanti. Non mancavano insediamenti di maggior rilevanza (500-1000 individui) che probabilmente esercitavano una sorta di egemonia sui centri più piccoli.

Aspetti socio-economici[modifica | modifica sorgente]

L'economia nell'età del bronzo finale era basata principalmente sull'agricoltura, l'allevamento, la pastorizia e sulle attività connesse alla metallurgia.

Commercio[modifica | modifica sorgente]

Nell'età del bronzo finale, corrispondente all'aspetto culturale protovillanoviano, nella penisola si intensificano gli scambi commerciali con le popolazioni di altre civiltà, effettuati sia per via terrestre sia per via marittima. L'Italia medio-tirrenica in particolare era parte di un importante "circuito commerciale" con le popolazioni dell'Egeo (Micenei, Ciprioti), della Francia meridionale, della Sardegna, della Sicilia etc.

Stratificazione sociale[modifica | modifica sorgente]

Il ritrovamento di edifici di grandi dimensioni e di sepolture che, specie in alcune aree (per esempio i Monti della Tolfa) si presentano fortemente differenziate per complessità dei "corredi" e per ricchezza dei materiali, dimostra che in queste comunità esisteva già una certa stratificazione sociale; nelle comunità assunse un ruolo particolare la figura dell'artigiano specialista. Questo fenomeno di articolazione sociale ebbe luogo soprattutto fra le comunità protovillanoviane dell'Etruria meridionale e del Lazio[4].

Ascrizione etnica[modifica | modifica sorgente]

Benché non vi siano prove certe, la diffusione della cultura protovillanoviana in Italia è stata accomunata con la discesa delle prime popolazioni italiche in territorio italiano [5]. Marija Gimbutas sosteneva una colonizzazione "proto-Italica" dell'Italia centro-settentrionale da parte dei gruppi di campi di urne "Nord-Alpini" di Baviera ed Austria ed una penetrazione dei gruppi del "Medio-Danubio" (Veneto-Illiri) in Veneto , Puglia e Sicilia[6]. Somiglianze fra le ceramiche dei campi di urne di queste due aree geografiche e quelle protovillanoviane sono state notate dalla stessa autrice[6].

Recentemente David W. Anthony , argomentando sulla supposta unità linguistica italo-celtica, ha collegato l' arrivo degli Italici con la cultura protovillanoviana , derivante a sua volta , secondo Anthony , dai campi di urne della pianura ungherese[7].

Secondo K.Kristiansen la cultura protovillanoviana sarebbe piuttosto da associare al gruppo di Velatice-Baierdorf fra Austria orientale e Moravia meridionale [8].

L'ascrizione etnica di una popolazione conosciuta solo da dati archeologici è però difficile e pericolosa, i protovillanoviani sono associati ai villanoviani, che a loro volta sono identificati con i proto-etruschi, una popolazione sicuramente non indoeuropea [9]. Simile attribuzione viene fatta tra le popolazioni della cultura dei campi di urne dell'alto Danubio e i Reti, altra popolazione linguisticamente non indoeuropea e legata, presumibilmente, agli Etruschi.

Sviluppi[modifica | modifica sorgente]

Reperti villanoviani

Nella successiva età del ferro si assiste a un processo di regionalizzazione: nel centro Italia appaiono la civiltà villanoviana e la cultura laziale mentre nel Veneto si sviluppa la civiltà atestina. L'elemento di legame più evidente fra il protovillanoviano, il villanoviano, la cultura laziale e la civiltà atestina è il rito dell'incinerazione dei defunti che non subisce particolari cambiamenti cerimoniali e sarà praticato per secoli sia dalle popolazioni italiche che dagli Etruschi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enciclopedia dell'arte antica B. d'Agostino - Civiltà villanoviana
  2. ^ F. di Gennaro - Protovillanoviano , Enciclopedia dell'arte antica (1996)
  3. ^ John M. Coles - The Bronze Age in Europe: An Introduction to the Prehistory of Europe C. 2000-700 Bc , pg.422
  4. ^ Europa e Italia protostorica, op. cit., p.1622
  5. ^ Massimo Pallottino-Etruscologia pg.40
  6. ^ a b M.Gimbutas - Bronze Age Cultures in Central and Eastern Europe p.339-345-346
  7. ^ David W. Anthony - The Horse, The Wheel and Language pg.367
  8. ^ Kristian Kristiansen-Europe Before History pg.388
  9. ^ Mario Torelli, Storia degli Etruschi, Laterza, 1981-2012

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Le grandi avventure dell'archeologia , VOL 5 : Europa e Italia protostorica - Curcio editore

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]