Sovana

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Sovana
frazione
Centro storico di Sovana
Centro storico di Sovana
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Tuscany.svg Toscana
Provincia Provincia di Grosseto-Stemma.png Grosseto
Comune Sorano-Stemma.png Sorano
Territorio
Coordinate 42°39′26″N 11°38′47″E / 42.657222°N 11.646389°E42.657222; 11.646389 (Sovana)Coordinate: 42°39′26″N 11°38′47″E / 42.657222°N 11.646389°E42.657222; 11.646389 (Sovana)
Altitudine 291 m s.l.m.
Abitanti 460[1]
Altre informazioni
Cod. postale 58010
Prefisso 0564
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti sovanesi
Patrono san Mamiliano
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sovana

Sovana è una frazione del comune di Sorano, in provincia di Grosseto.

È conosciuta come importante centro etrusco, borgo medievale e rinascimentale, nonché sede episcopale.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il centro sorge nel Pianetto di Sovana, piccolo fondovalle che si sviluppa a quote comprese tra i 200 e i 300 metri s.l.m. nel cuore dell'area del Tufo, poco a sud dalla riva sinistra del fiume Fiora, lungo il corso di alcuni suoi affluenti a regime torrentizio (Calesine, Folonia, Picciolana, Valle Bona). Sovana dista circa 75 chilometri da Grosseto e meno di 9 chilometri dal capoluogo comunale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Suana era un centro etrusco, che dalla conquista di Vulci in poi (280 a.C.) subì un graduale processo di romanizzazione, colminato con la creazione del municipio con la concessione della cittadinanza romana agli italici.

Nel V secolo è già documentata come sede vescovile. L'attuale centro storico si sviluppò nel corso del Medioevo nelle vicinanze della preesistente necropoli etrusca, sotto il controllo della famiglia Aldobrandeschi, che vi fece edificare un castello intorno all'anno mille. In epoca medievale divenne anche libero comune e diede i natali a Ildebrando di Sovana, divenuto in seguito papa Gregorio VII;[2] fu anche capitale dell'omonima contea. Alla fine del XIII secolo venne ereditata dagli Orsini seguendo il medesimo destino di Sorano e Pitigliano fino al XV secolo, epoca in cui il centro venne conquistato dai senesi. A metà del XVI secolo la definitiva caduta della Repubblica di Siena portò Sovana nelle mani dei Medici, che la inglobarono nel Granducato di Toscana. I Medici cercarono di ripopolare il borgo, in stato di forte degrado dopo le epidemie di peste, con coloni provenienti dalla Grecia: il tentativo fu inutile, nel 1702 sono censite a Sovana solo ventiquattro persone. Anche sotto i Lorena, nonostante i tentativi, la situazione non migliorò. Spopolata ed abbandonata, ha ritrovato nuova vita nel corso del XX secolo, grazie al ricco patrimonio archeologico che la rende una frequentata meta turistica.

Il borgo è inserito nella lista dei borghi più belli d'Italia patrocinata dall'Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Le tre navate della cattedrale
Chiesa di Santa Maria Maggiore, il ciborio

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, risalente al secolo X, è stata fatta costruire da Gregorio VII su un preesistente edificio del VI secolo e la struttura è rimasta pressoché invariata – fatta eccezione per il rifacimento della facciata nel XIV secolo ed alcuni lavori di ristrutturazione in epoche successive che tuttavia non hanno compromesso le caratteristiche originarie – fino ai giorni nostri. Nel 1999 sono stati effettuati alcuni lavori di restauro, che hanno permesso di rendere nuovamente accessibile la cripta che ospita le spoglie di san Mamiliano. All'interno sono da segnalare le decorazioni plastiche dei capitelli, con la raffigurazione di scene bibliche, oltre che opere pittoriche di grande interesse: una Madonna in gloria con san Benedetto e san Giovanni Gualberto (XVI secolo); una Crocifissione di san Pietro (1671) di Domenico Manenti; un dipinto devozionale raffigurante santa Maria Egiziaca (1481) di Tommaso di Tomè di Onofrio; un frammento di affresco di san Francesco (XV secolo) di Carlo di Giovanni; un fonte battesimale in travertino datato 1494; una tela del Sacro Cuore di Gesù di Maria Pascucci.[3].
  • Chiesa di Santa Maria Maggiore, situata in piazza del Pretorio, pare risalire al XII secolo. Saccheggiata dai senesi nel 1410 e dai pitiglianesi nel 1434, fu consistentemente modificata nel XVI secolo, quando venne costruito l'adiacente Palazzo dell'Archivio. Fino al XVII era inoltre presente un campanile addossato alla chiesa, poi sostituito con quello a vela che vediamo ancora oggi. All'interno sono custodite opere di notevole interesse: due affreschi della Crocifissione tra i santi Antonio e Lorenzo e san Sebastiano e san Rocco (1527) e della Madonna col Bambino in trono tra le sante Barbara e Lucia e san Sebastiano e san Mamiliano (1508); un dipinto con i quattro evangelisti e l'Eterno benedicente (XVI secolo); una frammentaria Madonna col Bambino e i santi Raffaele e Tobiolo, Mamiliano, Antonio da Padova e Lucia (XVI secolo); una Crocifissione tra sant'Antonio abate e papa Gregorio VII (XV secolo); un interessantissimo ciborio con quattro colonne rastremate e baldacchino decorato del IX secolo.
  • Chiesa di San Mamiliano, situata in piazza del Pretorio, risale probabilmente al IV secolo ed ha ospitato dal 1460 al 1776 le spoglie di san Mamiliano. Da tempo ridotta ad un rudere, nel 1986 vennero realizzati alcuni lavori di consolidamento delle murature perimetrali e a partire dal 2004 sono stati intrapresi una serie di operazioni di restauro, completate nel 2012 con l'inaugurazione del museo di San Mamiliano.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzetto dell'Archivio
Palazzo Pretorio
  • Palazzo dell'Archivio, situato nella centrale piazza del Pretorio, nella centrale piazza del Pretorio, risale al XII secolo e fu abitazione del giusdicente dopo il 1411. Nel 1676 è già attestato come sede dell'archivio della comunità. Sulla facciata è posto un orologio.
  • Palazzo Pretorio, con la loggia del Capitano, si trova in piazza del Pretorio, e pare risalire al XII secolo: è attestato nel 1208 come luogo in cui Aldobrandino VIII stipulò il proprio testamento. Il palazzo fu successivamente restaurato dai senesi dopo il 1413, mentre nel 1676 è ricordato come dotato di carceri. Oggi ospita un'esposizione del polo museale di Sovana.
  • Palazzo Bourbon del Monte, situato in piazza del Pretorio, è stato costruito nel 1558 per volere di Cosimo I. Fu la residenza della famiglia Bourbon del Monte, feudataria del comunello di San Martino sul Fiora. Caduto in rovina nel corso del XIX secolo, negli anni sessanta del secolo successivo il palazzo fu acquistato dal professor Luciano Ventura, il quale iniziò un'opera di restauro conservativo iniziata nel 1968 e terminata quindici anni dopo.
  • Palazzo Vescovile, posto nelle adiacenze del duomo, è attestato al VII secolo, ma verso la fine del XIV ha subito una serie di ristrutturazioni che hanno modificato l'aspetto originario. È stato successivamente modificato tra il 1439 e il 1446 e fu la residenza vescovile della diocesi fino al 1777, quando la sede fu trasferita a Pitigliano.
  • Casa natale di papa Gregorio VII, situata a Sovana lungo via di Mezzo, è un semplice edificio di origini medievali, con strutture murarie interamente rivestite in conci di tufo. Al suo interno era ospitato il museo di malacologia terrestre.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

La rocca aldobrandesca
  • Mura di Sovana: le mura di Sovana sono da condurre a tre diversi periodi storici. I primi a realizzare una cinta muraria a difesa del borgo furono gli etruschi, a partire dal VII secolo a.C.; dopodiché, tra l'XI e il XII secolo, furono costruite le mura medievali, ad opere degli Aldobrandeschi, in conci di tufo; infine, nel corso del XV e del XVI secolo, vennero innalzate le mura rinascimentali, ad opera dei senesi e successivamente ristrutturate dai Medici. L'aspetto attuale mantiene parte delle mura rinascimentali, ma sono visibili alcuni resti delle cinte precedenti.
  • Rocca aldobrandesca, sorta su preesistenti strutture di epoca etrusca attorno all'anno mille come sede e simbolo del potere della famiglia Aldobrandeschi, rimase abbandonata verso la fine del XIII secolo, per poi essere restaurata nel corso del XV secolo dai senesi. Con l'annessione al granducato di Toscana nel XVI secolo, Cosimo I de' Medici fece eseguire alcuni lavori di ristrutturazione che, tuttavia, non impedirono il successivo abbandono e il conseguente degrado della struttura. Oggi sono ben visibili i monumentali ruderi della fortezza.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Quella che segue è l'evoluzione demografica della frazione di Sovana. Sono indicati gli abitanti dell'intera frazione e dove è possibile è messa tra parentesi la cifra riferita al solo capoluogo di frazione. In seguito alla soppressione amministrativa delle frazioni avvenuta negli anni novanta, vengono contati dal 2001 solamente gli abitanti del centro abitato, non dell'intero territorio.

Anno Abitanti
1745
252
1833
64
1845
100
1921
664
1931
663
1961
632 (207)
1981
459 (188)
2001
138[5]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Sovana è un interessante centro di cultura in quanto sede di musei e percorsi archeologici nelle vicine aree etrusche. Presso il centro storico è situato il Polo museale di Sovana, allestito all'interno della chiesa di San Mamiliano, con l'esposizione del cosiddetto "tesoretto di Sovana", e all'interno del Palazzo Pretorio, con l'info-point.[6][7]

Il borgo è anche una delle sedi del Parco archeologico Città del Tufo, che comprende all'interno l'antica necropoli, divisa principalmente in due settori: il primo comprende la via cava del Cavone, Poggio Felceto, Poggio Prisca e Poggio Stanziale, a nord del fosso Calesine e lungo il torrente Picciolana; il secondo comprende la via cava di San Sebastiano, la necropoli di Sopraripa e la monumentale tomba della Sirena, a sud del fosso Calesine e lungo il torrente Folonia.[8]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio della frazione è composto da un centro abitato principale, il paese di Sovana (291 m s.l.m., 138 abitanti)[9], e da varie località minori che vertono su di esso: soprattutto case sparse e il piccolo nucleo abitato di Grotte Cavalieri (368 m s.l.m., 20 ab.)[9], situato in una piana oltre il fosso Calesine.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La frazione è facilmente collegata agli altri centri della Maremma grazie alla suggestiva strada provinciale 22 Sovana, che la collega ad est con Sorano e ad ovest con Catabbio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In assenza di dati ufficiali precisi si è fatto riferimento alla popolazione della parrocchia, reperibile nel sito della CEI.
  2. ^ Ildebrando di Sovana
  3. ^ Il Duomo, la cattedrale di Sovana
  4. ^ La Necropoli Etrusca di Sovana
  5. ^ Solo centro abitato.
  6. ^ Lara Arcangeli, Gabriella Barbieri, Maria Angela Turchetti, Il tesoro ritrovato. Sovana: la sezione archeologica nella chiesa di San Mamiliano. Guida breve, Laurum Editrice, Pitigliano, 2012.
  7. ^ Il polo museale di Sovana sul sito di Musei di Maremma.
  8. ^ Il Parco archeologico Città del Tufo sul sito di Musei di Maremma.
  9. ^ a b Censimento Istat 2001

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Valentino Baldacci, I luoghi della Fede. Itinerari nella Toscana del Giubileo, Firenze, 2000.
  • Carlo Citter, Guida agli edifici sacri della Maremma, Siena, Nuova Immagine, 2002.
  • Giovanni De Feo, Le città del tufo nella valle del Fiora. Guida ai centri etruschi e medioevali della Maremma collinare, Pitigliano, Laurum Editrice, 2005.
  • Giuseppe Guerrini, Torri e castelli della provincia di Grosseto, Siena, Nuova Immagine, 1999.
  • Aldo Mazzolai, Guida della Maremma. Percorsi tra arte e natura, Firenze, Le Lettere, 1997.
  • Bruno Santi, Guida storico-artistica alla Maremma. Itinerari culturali nella provincia di Grosseto, Siena, Nuova Immagine, 1995.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]