Rom (popolo)

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Rom
Rom
La bandiera rom, creata nel 1933 e accettata ufficialmente nel 1971 dal congresso mondiale dei rom
Luogo d'origine probabilmente India del Nord
Popolazione fra 12 e 15 milioni
Lingua romaní, lingue del paese di residenza
Religione Cristianesimo, Islam, Induismo
Distribuzione
Stati Uniti d'America 1,000,000
(0.32%)[1]
Brasile 800,000
(0.41%)[2]
Spagna 650,000
(1.62%)[3]
Romania 619,007
(3.25%)[4]
Turchia 500,000
(0.72%)[5]
Francia 500,000
(0.79%)[6]
Bulgaria 370,908
(4.67%)[7]
Ungheria 205,720
(2.02%)[8]
Grecia 200,000
(1.82%)[9]
Russia 182,766
(0.13%)[10]
Italia 130,000
(0.22%)[11]
Serbia 108,193
(1.44%)[12]
Regno Unito 90,000
(0.15%)[13]
Slovacchia 189,920
(1.71%)[14]
Germania 70,000
(0.09%)[15]
Messico 53,000
(0.05%)[16]
Macedonia 53,879
(2.85%)[17]
Portogallo 30,000 - 50,000
(0.3%)

I rom (plurale: Roma[18], in lingua romaní: rrom[19]) sono uno dei principali gruppi etnici della popolazione di lingua romaní (anche detta genericamente degli "zingari" o dei "gitani") originaria dell'India del nord.

La caratteristica comune di tutte le comunità che si attribuiscono la denominazione rom è che parlano - o è attestato che parlassero nei secoli scorsi - dialetti variamente intercomprensibili, costituenti appunto il romaní, che studi filologici e linguistici affermano derivare da varianti popolari del sanscrito e che trovano nelle attuali lingue dell'India del nord ovest la parentela più prossima.[20]

I rom propriamente detti sono un gruppo etnico che vive principalmente in Europa, distribuiti in una galassia di minoranze presenti principalmente nei Balcani, in Europa centrale e in Europa orientale, benché la loro diaspora li abbia portati anche nelle Americhe e in altri continenti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ragazze rom che danzano
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia delle popolazioni Rom.

Un dato costante della storia del popolo rom va rintracciato nella persecuzione che hanno sempre subito, la riduzione in schiavitù, la deportazione e lo sterminio.

Lungo la storia che li accompagna fino ad oggi si è protratta nel tempo la diffidenza nata al loro primo apparire nel Medioevo europeo: il nomadismo come maledizione di Dio; la pratica di mestieri quali forgiatori di metalli, considerati nella superstizione popolare riconducibili alla magia; le arti divinatorie identificabili come aspetto stregonesco, ecc.

Di qui la tendenza delle società moderne a liberarsi di tale presenza anche a costo dell'eliminazione fisica. Tutti i paesi europei adottarono bandi di espulsione nei loro confronti, fino alla programmazione del genocidio dei rom, insieme a quello degli ebrei, durante il nazismo in Germania.

Si stima che nel mondo ci siano tra i 12 e i 15 milioni di rom. Tuttavia il numero ufficiale di rom è incerto in molti paesi.[21] Questo anche perché molti di loro rifiutano di farsi registrare come etnia rom per timore di subire discriminazioni.[22]

Porajimos[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porajmos.

Porajmos o Porrajmos (in lingua romaní «devastazione», «grande divoramento»), oppure Samudaripen («genocidio») indicano il tentativo del regime nazista di sterminare le popolazioni romaní durante la seconda guerra mondiale.

Movimento politico[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la seconda guerra mondiale ha preso forma un movimento che è arrivato in occasione del primo congresso nel 1971 a Londra alla creazione dell'Unione Internazionale dei Rom. Questa Unione mira al riconoscimento di un'identità e di un patrimonio culturale e linguistico nazionale senza stato né territorio, cioè presente in tutti i paesi europei.

In Italia, con compiti di mediazione culturale, è attiva l'associazione, eretta in ente morale, denominata "Opera Nomadi".

Il termine rom[modifica | modifica wikitesto]

Édouard Manet, Gitana con sigaretta, 1862, New Jersey, collezione privata

Come per la storia delle origini delle popolazioni di lingua romaní, anche l'origine del termine rom è aperta a diverse ipotesi dibattute tra gli studiosi.

Rom è l'autonimo che la maggioranza della popolazione di lingua romaní utilizza per denominare il proprio gruppo. Si ritiene che questo termine sia strettamente correlato all'etnonimo Ḍom/Ḍomba, la cui prima apparizione nei testi sanscriti risale al "Sádhanamálá" (VII secolo d.C.), dove viene narrata l'esistenza di un re Ḍom, Heruka.[23]

Questa ipotesi si basa sull'analogia tra la popolazione dei ḍomba o ḍomari (in sanscrito ḍoma, ma anche Domaki, Dombo, Domra, Domaka, Dombar e varianti dalla stessa radice), e i dom, un gruppo etnico dalle caratteristiche sedentarie e nomadiche del Medio Oriente. Tra le varie ipotesi, una delle più suggestive indicherebbe nella radice sanscrita Ḍom, onomatopeicamente connessa al suono del tamburo, che in sanscrito corrisponde alla parola Ḍamara e Ḍamaru, l'origine del termine. Le donne Domba avevano un ruolo importante nelle pratiche tantriche perché considerate intoccabili e immonde, inoltre era considerato degradante avere rapporti sessuali con loro, per questo motivo venivano selezionate per le pratiche tantriche di auto-umiliazione.

I dom medio-orientali hanno una ricca tradizione orale ed esprimono la loro cultura e la loro storia attraverso la musica, la poesia e la danza.

Nel nord-ovest dell'India, ancora oggi, numerosi Jati sono chiamate con il termine Ḍom, il che induce a ritenere che abbia avuto in passato lo status di un etnonimo. L'esistenza, inoltre, di rovine di antiche fortezze, chiamate "Ḍomdigarh", costituirebbe una prova che sia effettivamente esistito il regno dei Ḍom/Ḍomba, in seguito distrutto dalla dinastia Gupta, evento che avrebbe provocato la perdita dello status etnico dei Ḍom e la loro riduzione in Jati di infimo ordine.

In base agli studi e le ricerche effettuate sui Ḍom/Ḍomba di oggi (sulla loro cultura, religione, etc.) si ritiene che essi appartengano a una popolazione che aveva abitato l'India prima dell'invasione degli Arii (nel 1500 a.C. circa).

Le prime ipotesi sulla correlazione tra il termine "rom" e i Ḍom/Ḍomba furono formulate dall'orientalista tedesco Hermann Brockhaus nel XIX secolo, e in seguito riprese dall'indologo tedesco August Friedrich Pott (pubblicate in un testo che è considerato la base dei moderni studi sui rom ("Die Zigeuner in Europa und Asien", 1845).

Hermann Brockhaus trovò il termine Ḍom/Ḍomba in due importanti testi di letteratura sanscrita bramina: nel Kathasaritsagara ( "Oceano di Storie", una famosa collezione di leggende indiane scritta da Somadeva nell'XI secolo) e nel "Rajatarangini" ("Il Fiume dei Re" una collezione scritta da Kalhan, considerato il primo storiografo kashmiri). In entrambi questi testi i Ḍom/Ḍomba appartengono alla casta più bassa mentre gli autori appartenevano alla più alta casta, che considerava le popolazioni non arie come estranee al sistema Hindu, che era stato vittorioso sulle popolazioni dell'India.[23]

In alcune regioni dell'India di oggi (ad esempio a Benares), sono i Ḍom/Ḍomba che esercitano la funzione di cremare i morti, attività considerata degradante e "sporca". Diversamente nel Rajasthan, nel Punjab e nell'Uttar Pradesh, molti Ḍom esercitano il mestiere tradizionale di musicisti e alcuni membri di questo gruppo sono considerati influenti.

In India, gruppi simili ai Ḍom/Ḍomba, per condizioni sociale e caratteristiche professionali, sono i gaḍe lohars (gaḍí: carro; lohár: fabbro), fabbri ambulanti; i Badis (tra i rom Badi/Bodi è uno dei cognomi più diffusi) suonatori di musica e acrobati; i Badjos (Badžo è un cognome molto diffuso tra i rom dell'Europa dell'est) musicisti; i Banjaras che sono mercanti fuori casta.[23]

Nell'XI secolo Al Biruni in uno dei suoi scritti fa menzione dei Ḍom come musicisti.

Oggi, in lingua romaní, rom significa uomo, marito e designa l'etnia stessa solamente presso i rom propriamente detti.[24]

Principali gruppi rom[modifica | modifica wikitesto]

La gran parte dei rom europei parla il romaní ("romani chib") e sono divisi in "sottogruppi" ("endaïa"):[25]

I diversi sottogruppi vengono individuati sulla base di un criterio principalmente ergonimico (fatta sulla base del lavoro svolto). Fra questi i più comuni sono:[26]

  • Khorakhané ("amanti del corano") Shiftarija (albanesi). Sono musulmani, provenienti soprattutto dal Kosovo, la regione della ex Jugoslavia, ma anche dalla Macedonia e dal Montenegro.
  • Khorakhané Crna Gora (Montenegro) sono i principali conservatori della tradizione della lavorazione del rame.
  • Khorakhané Cergarija ("quelli delle tende") provengono dalla Bosnia (Sarajevo, Mostar, Vlassenica). Varianti fonetiche dei Khorakhané (trascritti anche come Xoraxane) sono Korane, Korhane.
  • Kanjarja cristiano-ortodossi. Provengono perlopiù da Serbia e Macedonia.
  • Rudari ("intagliatori"), cristiano-ortodossi. Parlano il rumeno. Apprendono il romaní per frequentazione di altri gruppi rom. Provengono perlopiù dalla Serbia.
  • Lovara, (dall'ungherese = cavallo), allevatori e commercianti di cavalli
  • Kaloperi ("piedi neri") sono piccoli gruppi, questi ultimi musulmani e provenienti dalla Bosnia.
  • Gagikane, cristiani ortodossi, provengono perlopiù dalla Serbia.
  • Căldărari (o anche Kotlar(i) o Kalderash o Kalderásha, Котляры (Kotlyary) e Кэлдэрары/Kelderary in Russo e Ucraino), originari dei Balcani, della Serbia in particolare, tradizionalmente dediti al mestiere del ramaio;
  • Churára o čurára: affilatori di coltello (dal romaní čurín = coltello);
  • Làutari: originariamente suonatori di làuto (liuto o cordofono affine) e, per estensione, musicisti professionisti designati per l'intrattenimento di feste, matrimoni e ricorrenze;
  • Machwáya, Boyásha e altri.

A ogni sottogruppo si fa seguire una ulteriore divisione per nazionalità (nátsija), quindi per discendenza (vítsa) prendendo il nome del capostipite, quindi per famiglia, per arrivare all'individuo[26].

Nei Balcani ci sono gruppi gitani che si autodefiniscono Rom ma che non parlano il romaní. Questi gruppi includono:

  • i Boyash (chiamati anche, a seconda del paese: Beash, Bayash, Banyash, Baiesi or Rudari).
  • gli Ashkali, che parlano albanese.

Altri gruppi che hanno simili caratteristiche culturali e sociali con i rom, come gli egiziani del Kosovo (così si autodefiniscono perché ritengono di provenire dall'Egitto), e gli ashkali rimarcano fortemente le loro differenze etniche con il resto delle popolazioni rom.

I rom si distinguono inoltre da:

  • i kalé che hanno perduto l'uso della lingua rom, si definiscono kalé e vivono soprattutto in Spagna e vengono definiti gitanos dagli spagnoli (termine che significa "Egiziani")
  • i sinti (o sinte), tra i quali si possono distinguere i sinti piemontesi e lombardi, la cui lingua è largamente influenzata dall'italiano e dal piemontese, e i Sinti del Nord, la cui lingua è influenzata dal tedesco e dall'alsaziano. Essi si definiscono Sinti e sono chiamati manouches dai francesi.

Struttura sociale[modifica | modifica wikitesto]

La tradizionale struttura sociale dei Rom è rimasta intatta solo presso alcuni piccoli gruppi.

Il Porrajmos distrusse la gran parte delle organizzazioni sociali preesistenti tra i gruppi Rom e Sinti dell'Europa centrale e orientale e i sopravvissuti allo sterminio nazista non furono in grado di ristabilire una nuova identità Rom.

La politica di assimilazione forzata dei paesi ex socialisti, attraverso il coinvolgimento dei Rom nei Kolkhoz contribuì, infine, a mettere fine al carattere nomadico delle popolazioni rom e alla struttura sociale che ne conseguiva.

Le differenze storiche e culturali sedimentatesi nel corso della diaspora delle popolazioni rom fino in Europa, durante i secoli precedenti, hanno portato a una disomogeneità tra gruppi, principalmente tra i Rom e i Sinti, che si è sviluppata in differenze linguistiche e sociali.

Tra i principali gruppi e sottogruppi Rom e Sinti è tuttavia possibile affermare che il sentimento di appartenenza sia principalmente esteso alla "famiglia", prima che al gruppo in quanto tale.

A causa quindi dell'eterogeneità tra le comunità Rom, gran parte degli antropologi ed etnologi ritengono possibile indicare in dettaglio solo le dinamiche intra-gruppo che fanno da sfondo agli aspetti sociali e organizzativi del "gruppo": la consapevolezza di appartenere all'etnia Rom, il desiderio di essere indipendenti e dissociati dai Gadže (Gagé), l'adattabilità e la sopravvivenza alle condizioni che minacciano la propria identità etnica.[27]

La famiglia (padre, madre, figli) è la struttura base della comunità rom. Oltre essa si pone la famiglia estesa, che comprende i parenti con i quali vengono sovente mantenuti i rapporti di convivenza nello stesso gruppo, comunanza di interessi e di affari. Oltre alla famiglia estesa, presso i rom esiste la kumpánia, cioè l'insieme di più famiglie non necessariamente unite fra loro da legami di parentela, ma tutte appartenenti allo stesso gruppo e allo stesso sottogruppo o a sottogruppi affini[26].

La struttura sociale del gruppo, in generale, è definita dalla "coscienza collettiva" determinata dai confini che vengono posti nei confronti dei Gadže (Gagé), così come nei confronti degli altri gruppi Rom e Sinti.[23]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Nei Balcani la maggioranza dei rom è ortodossa, in Italia sono soprattutto cattolici[28], come in Spagna e in America meridionale.

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua romaní.

I rom tra tolleranza e pregiudizio[modifica | modifica wikitesto]

La storia dei Rom e dei Sinti è una storia di soppressione che va dalla discriminazione quotidiana e persecuzione razzista fino al genocidio sistematico, perpetrato dal regime nazista[29].

Fin dal loro arrivo in Europa gli “zingari” sono stati definiti “stranieri pericolosi” e sono stati accusati di spionaggio, stregoneria, di essere creature diaboliche e spaventose, così come di rifiutare di lavorare per la loro “predisposizione al furto”.[30]

Pregiudizi e stereotipi di tipo razzista si verificano frequentemente in Europa, in conseguenza di credenze popolari persistenti, spesso avallate dai mezzi di comunicazione di massa, che contribuiscono ad aggravare la discriminazione nei confronti dei rom.

Molti organismi di tutela dei diritti umani, nonché studiosi ed esponenti del mondo della cultura, hanno denunciato che nei media italiani l'immagine sociale degli “zingari” viene costruita quasi esclusivamente nel racconto di fatti di cronaca, quasi sempre “nera”, piuttosto che nell'ambito di una discussione sulla tutela di una minoranza etnica riconosciuta dall'ONU, con la rappresentazione dello “straniero lontano da noi”, dello “straccione” e del “parassita”.

Le istituzioni che si occupano dei rom si trovano spesso ad affrontare il problema di una opinione pubblica ostile, orientata a considerare solo i “dati antisociali” e le “statistiche criminali”, con la conseguenza di individuare nella condizione dei Rom un fenomeno di devianza sociale.[31] Il modello “segregazionista” che ne consegue, che contempla disuguaglianze a livello della sfera pubblica, prosegue l'assenza di una politica di “reale integrazione”.

I rom vivono in due mondi diversi, due mondi che sono per alcuni aspetti incompatibili, per altri semplicemente paralleli. Il costante rapporto con i gagè è una relazione del tutto diversa con quella di altri popoli e minoranze etniche. Una relazione che non è di "confine”, in quanto non vi sono “territori rom” e “territori non-rom”; né può essere definita una relazione coloniale, in quanto i gagè non hanno mai conquistato i rom, né viceversa. Le popolazioni non-rom costituiscono l'ambiente sociale dove vivono i rom. I rom vivono in mezzo ai gagè, all'interno di una struttura che è destinata da un lato a resistere a tutti i tentativi di genocidio culturale (dopo essere sopravvissuti all'olocausto), dall'altro a sfruttare con successo le risorse economiche e territoriali dei gagè, convivendo in un'ostilità estrema e collocandosi in tutte le nicchie nelle quali intravvedono una possibilità.[31]

L'International Labour Organization (ILO), l'agenzia per il lavoro delle Nazioni Unite, nel suo rapporto sull'applicazione delle "Convenzioni e Raccomandazioni internazionali" del 6 marzo del 2009, ha condannato l'Italia per il “clima di intolleranza esistente”, creato dai “leader politici” italiani, rei di usare una “retorica aggressiva e discriminatoria nell'associare i rom alla criminalità, creando così un sentimento di ostilità e antagonismo nell'opinione pubblica”. Il rapporto chiede, inoltre, al governo italiano di eliminare il clima di intolleranza, violenza e discriminazione delle comunità rom, e di assicurare loro, sia legalmente che socialmente, i diritti umani fondamentali, facendo in modo che gli atteggiamenti discriminatori siano meglio identificati e condannati.[32]

Il Commissario Europeo per i diritti umani, in un rapporto del 2006, ha denunciato le condizioni dei campi rom.[33]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kayla Webley, "Hounded in Europe, Roma in the U.S. Keep a Low Profile", Time, October 13, 2010
  2. ^ The Special Secretariat for the Promotion of Racial Equality estimates the number of "ciganos" (gypsies) in Brazil at 800,000 (2011). The 2010 IBGE Brazilian National Census encountered gypsy camps in 291 of Brazil's 5,565 municipalities. Falta de políticas públicas para ciganos é desafio para o governo, R7, 2011. URL consultato il 22 gennaio 2012.
  3. ^ The Situation of Roma in Spain (PDF), Open Society Institute, 2002. URL consultato il 15 settembre 2010 (archiviato dall'url originale il 1º dicembre 2007).
    «The Spanish government estimates the number of Gitanos at a maximum of 650,000.».
  4. ^ [Census 2011 in Romania|http://www.gandul.info/news/recensamantul-populatiei-primele-rezultate-cati-romani-sunt-cati-etnici-maghiari-si-cat-de-mare-este-minoritatea-roma-9200308] However various organizations claim 2 million gypsies in Romania. See www.gandul.info/news/recensamant-2011-doua-treimi-dintre-romi-se-declara-romani-700-000-2-000-000-3-000-000-cati-romi-traiesc-in-romania-8883047
  5. ^ Roma rights organizations work to ease prejudice in Turkey, EurasiaNet, 22 luglio 2005. URL consultato il 15 settembre 2010.
    «There are officially about 500,000 Roma in Turkey.».
  6. ^ Situation of Roma in France at crisis proportions, EurActiv Network, 7 dicembre 2005. URL consultato il 15 settembre 2010.
    «The Romani population in France is officially estimated at around 500,000.».
  7. ^ Population By Districts And Ethnic Group As Of 01.03.2001, 05.01.2004. URL consultato il 15 settembre 2010.
    «Census 2001 in Bulgaria: 370,908 Roma».
  8. ^ Population by national/ethnic groups, Hungarian Central Statistical Office. URL consultato il 15 settembre 2010.
    «Census 2001 in Hungary: 205,720 Roma/Bea».
  9. ^ The Romani population in Greece is officially estimated at 200,000., Hellenic Republic National Commission For Human Rights. URL consultato il 15 settembre 2010.
    «Census 2001 in Hungary: 205,720 Roma/Bea».
  10. ^ National Composition Of Population And Citizenship (Excel), perepis2002.ru. URL consultato il 16 settembre 2010.
    «Census 2002 in Russia: 182,766 Roma.».
  11. ^ Ministero degli Interni del Governo Italiano.
  12. ^ Census 2002 in Serbia: 108,193 Romanies. (PDF), Republic of Serbia, Republic Statistical Office, 24 dicembre 2002. URL consultato il 6 dicembre 2010.
  13. ^ [1] Ethnologue.com
  14. ^ Census 2001 in Slovakia
  15. ^ [2] 70,000 Roma/Sinti estimated by the German Ministry of Internal Affairs. [collegamento interrotto]
  16. ^ Catemaco gypsies
  17. ^ The 2002-census reported 53,879 Roma and 3,843 'Egyptians', Republic of Macedonia, State Statistical Office. URL consultato il 17 settembre 2010.
  18. ^ Sulla lingua romanì
  19. ^ Rrom
  20. ^ Leonardo Piasere, I rom d'Europa, pag. 17, Laterza, 2004, ISBN 978-88-420-7303-1
  21. ^ European effort spotlights plight of the Roma
  22. ^ It Now Suits the EU to Help the Roma. URL consultato il 29 settembre 2004.
  23. ^ a b c d Rombase » Ethnology and Groups » General Topics » Rom / Ḍom in http://romani.uni-graz.at/rombase/
  24. ^ L’etimologia delle parole “zingaro” e “rom” di Lucian Cherata, pag.6
  25. ^ Roma and Travellers Division - Committee of Experts on Roma and Travellers, http://www.coe.int/T/DG3/RomaTravellers/Default_en.asp - Roma and Travellers Glossary
  26. ^ a b c Sito sulla storia delle popolazioni zingare ([link archivio)
  27. ^ ROMBASE Didactically edited information on Roma, Ethnology and Groups:Family & Social Structure:Traditional socio-organisation, Università di Graz, gennaio 2004. URL consultato il 23 agosto 2009.
  28. ^ Il mondo dei Rom di Santino Spinelli
  29. ^ La persecuzione nazista degli zingari, di Guenter Lewy, Einaudi, Torino 2002
  30. ^ Michael Teichmann, Stereotypes and Floklorism., gennaio 2003. URL consultato il 19 settembre 2009.
  31. ^ a b Michele Mannoia, “Zingari che strano popolo. Storia e problemi di una minoranza esclusa”, pag. 153-154, XL Edizioni Sas, 2007, ISBN 978-88-6083-006-7
  32. ^ International Labour Organization (ILO) , “Report of the Committee of Experts on the Application of Conventions and Recommendations" - Report III (Part 1A) General Report and observations concerning particular countries, pag. 644, 6 marzo 2009, ISBN 978-92-2-120634-7 – Disponibile al link http://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---relconf/documents/meetingdocument/wcms_103484.pdf
  33. ^ Consiglio d'Europa, Rapport final del M.Alvaro Gil Robles, Commissaire aux droits de l'homme, sur la situation en mattiere de droits del l'homme des Roms, Sintis et gens du voyage en Europe, Strasbourg. 15.02.2006 (paragrafo 13)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Raymond Gureme ed Isabella Ligner, Il piccola acrobata, traduzione dal francese di Interdit aux nomades, Edizioni Piemme, Milano 2012
  • Marco Ghezzo, Me Boshavao ande Italia - Io (ROM) suono in Italia, Estampat a Saluces, 2010, Edicions Chambra d'Oc La Rocha, Roccabruna (Cuneo)
  • Mariella Mehr, La bambina, traduzione di Anna Ruch, Effigie Edizioni, Rozzano 2006
  • Marco Revelli, Fuori luogo - Cronaca di un campo Rom, Bollati Boringhieri, Torino 1999
  • Andrea Membretti, "Rom e Sinti a Pavia: la negazione istituzionale di una questione pubblica, http://www.sociability.it/wp-content/uploads/2009/05/rom-e-sinti-a-pavia.pdf
  • Ian Hancock, "The Pariah Syndrome. An Account of Gypsy Slavery and Persecution", Ann Arbor, 1987. ISBN 0-89720-079-9
  • Angus Fraser, "Gypsies (Peoples of Europe)" , Blackwell, Oxford, 1995. ISBN 978-0-631-19605-1
  • John Sampson, "The Dialect of the Gypsies of Wales. Being the Older Form of British Romani Preserved in the Speech of the Clan of Abram Wood", Oxford, 1926
  • Ralph L.Turner, "The Position of Romani in Indo-Aryan." Journal of the Gypsy Lore Society, Third Series 5, 1926
  • Marcel Courthiade, Structure dialectale de la langue rromani, in "Interface", n.31, 1998
  • G.C. Soulis, Gypsies in the Byzantine Empire and the Balkans in the late Middle Ages, in "Dumbarton Oaks Papers, vol. XV, 1961
  • Leonardo Piasere, "I rom d'Europa", Laterza, 2004. ISBN 978-88-420-7303-1
  • Cittadinanze imperfette. Rapporto sulla discriminazione razziale di rom e sinti in Italia - N. Sigonae L. Monasta - Spartaco Edizioni - Caserta 2006
  • Figli del ghetto. Gli italiani, i campi nomadi e l'invenzione degli zingari - N. Sigona - Nonluoghi - Civezzano 2002
  • Italia Romanì, vol.I - L.PIASERE (a cura di)- CISU - Roma 1996
  • Italia Romanì, vol.II - L.PIASERE (a cura di)- CISU - Roma 1999
  • Italia Romanì, vol.III - I rom di antico insediamento dell'Italia centro-meridionale - S. PONTRANDOLFO e L. PIASERE (a cura di) - CISU - Roma 2002
  • Italia Romanì, vol.IV - La diaspora rom della ex Iugoslavia - C. Saletti Salza e Leonardo Piasere (a cura di) - CISU - Roma 2004
  • Popoli delle discariche: saggi di antropologia zingara - Leonardo Piasere - CISU - Roma 2005
  • Vacaré romané? Diversità a confronto: percorsi delle identità Rom - Z.LAPOV - FrancoAngeli Ed. - Milano 2004
  • Il Caso Zingari - Marco Impagliazzo (a cura di) - Leonardo International - Milano 2008 ISBN 978-88-88828-69-5
  • Un'inchiesta di Claudia Fusani su La Repubblica del 18 maggio 2007, che riporta dati dell'Opera Nomadi
  • Guenter Lewy, La persecuzione nazista degli zingari, di Guenter Lewy, Einaudi, Torino 2002
  • Silvia Caset e Alessio Surian, Comunità Rom scuola come libertà, Editrice Missionaria Italiana, Bologna 2006
  • Mario Riboldi e Luigi M. Peraboni, Un vero kalò, El Pelè - Zeffirino Cimenez Malla, Edizioni CdG, Pavia 1993

Riviste[modifica | modifica wikitesto]

  • Rom - Sinto , Rivista annuale in lingua italiana, diretta da P. Antonio Gentilini, Stampata da Arti Grafiche Maggioni, Dolzago (Lecco)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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