Antiziganismo
L'antiziganismo indica il pregiudizio e l'odio verso, in generale, le popolazioni romanì, detti anche zingari, gitani o zigani.
Le parole "zingari" e "zigani" vengono dall'ungherese 'cigany', da cui deriva il loro nome nella maggioranza delle lingue europee. Durante la loro storia, gli zingari sono stati spesso stereotipati come ladri e veggenti, e hanno subito varie forme di discriminazione nella storia.
A causa del loro stile di vita semi-nomade e delle differenze linguistico-culturali, sono stati spesso malvisti dalle popolazioni dei territori dove andavano a migrare anche se spesso si convertivano alla religione del luogo (soprattutto Cristianesimo e Islam).
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Storia dell'antiziganismo [modifica]
Nel Medioevo e nel Rinascimento [modifica]
Nel XIII secolo, una cronaca bizantina si riferiva agli tzigani come "maghi ispirati satanicamente che fingono di predire l'ignoto". I turchi ottomani, dopo essersi espansi in Bulgaria, emarginarono i gitani nell'ultimo gradino della scala sociale, poiché erano visti come individui senza un posto di lavoro fisso. Nel Regno d'Ungheria ci furono politiche contro di loro, visti come spie turche, e molti furono espulsi. La prima legge antizigana si ebbe nel 1538 da parte di Ferdinando I di Germania, che ordinò l'espulsione degli zingari dal suo regno a causa di alcuni incendi scoppiati a Praga. Sette anni dopo, nella Dieta di Augusta, si stabilì che chiunque avesse ucciso uno zingaro, non sarebbe stato considerato colpevole d'omicidio.
Nel Novecento [modifica]
L'antiziganismo continuò anche durante l'epoca moderna ed ebbe il suo apice nel corso della seconda guerra mondiale, durante il nazismo, quando furono uccisi nei lager circa 500.000 persone appartenenti a diverse etnie zigane: rom, sinti, camminanti ecc.
Perseguitati in quanto "razza inferiore" e considerati come degli "asociali", in un solo giorno, il 2 agosto 1944, 3.000 Rom, tra uomini, donne e bambini, vennero uccisi nelle camere a gas del lager di Auschwitz.
Gli appartenenti all'etnia zigana erano considerati "diversi" al punto che nella stessa Auschwitz esisteva un ghetto riservato agli zingari: erano le baracche chiamate "Zigeuner Lager".
In queste baracche, a differenza degli altri prigionieri che erano divisi (uomini da una parte e donne dall'altra) le donne potevano partorire.
I rom internati nei campi furono sottoposti a crudeli esperimenti. Agli uomini veniva fatta ingerire dell'acqua di mare oppure si provvedeva ad inoculare nel loro corpo virus e batteri (in particolare il tifo) per esaminare la resistenza dell'organismo umano alle malattie a condizioni di sopravvivenza estrema. Le giovani rom furono sottoposte a procedimenti di sterilizzazione con l'uso di speciali raggi, mentre le donne zingare mature venivano utilizzate come stufe umane e costrette a riscaldare, nude, i sorveglianti del campo o i corpi di coloro che erano stati sottoposti agli esperimenti sul congelamento. Molti bambini zingari furono vittime del dottor Josef Mengele e della dottoressa Eva Justin, che compirono in particolari esperimenti sui gemelli.
La strage viene chiamata dalle etnie zigane "Porrajmos", che nella lingua dei rom significa "divoramento, distruzione, catastrofe, disastro".
Bibliografia [modifica]
- Christian Bernadac, L'Olocausto dimenticato (L'Holocauste oublié), Éditions France-Empire 1979, per l'Italia Edizioni Ferni Ginevra
- Nando Sigona e Lorenzo Monasta, Cittadinanze Imperfette. Rapporto sulla discriminazione razziale di rom e sinti in Italia, Edizioni Spartaco, 2006
- Nando Sigona (2009) "I rom nell'Europa neoliberale: povertà, antiziganismo e i limiti dell'etnopolitica", relazione presentata all'Università di Genova, 26 marzo 2009:[1]